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Il narratore della vicenda è un personaggio secondario, come sarà in tutti e tre i romanzi della

trilogia. Il proposito di Calvino è quello di combattere tutte le mutilazioni umane, auspicando

l'uomo totale. Alla fine Calvino suggerisce come fare ad essere un uomo completo ed armonico:

conoscere se stessi, essere responsabili delle proprie azioni e darsi una regola.

“Non basta un Visconte completo, per rendere il mondo completo” (invito rivolto all'uomo: tutti

dobbiamo completarci).

2) Il Barone rampante (1957)

Una sera del 1950, all' osteria Fratelli Menghi, in via Flaminia, Salvatore Scarpitta racconta a Italo

Calvino la sua avventura di dodicenne sull' albero di pepe. Sette anni dopo, esce Il barone rampante.

Il romanzo è ambientato in un paese immaginario della riviera ligure, Ombrosa. Ecco i personaggi

principali: il barone Cosimo Piovasco di Rondò, che vive sugli alberi; suo fratello Biagio (voce

narrante della storia); la sorella Battista e il suo fidanzato, il conte d'Estomac; la Generalessa e il

barone Arminio Piovasco di Rondò, genitori di Cosimo; Sofonisba Viola Violante d'Ondariva detta

la Sinforosa, bella nobile smorfiosa che s'impossessa del suo cuore fin dalla più tenera età, e i suoi

due spasimanti, valorosi guerrieri ma ridicoli pretendenti, il cane Ottimo Massimo e il brigante Gian

dei Brughi; l'abate Fauchelafleur; il cavalier avvocato Enea Silvio Carrega; Napoleone e lo Zar di

Russia. Il fatto principale è rappresentato da un futile litigio avvenuto il 15 giugno 1767 nella tenuta

di Ombrosa, per via di un piatto di lumache non accettate da Cosimo che per protesta sale sugli

alberi del giardino di casa e non scenderà mai più. Nonostante la collera e le minacce del padre, la

vita del protagonista si svolge sempre sugli alberi, prima nel giardino di famiglia, poi nei boschi di

Ombrosa, inframezzata da viaggi in terre lontane raggiunte saltando di ramo in ramo. La vita di

Cosimo è piena di eventi, dalle scorribande con i ladruncoli di frutta alle battute di caccia, dalle

giornate dedicate alla lettura alle relazioni amorose : a Olivabassa Cosimo fa la conoscenza di

alcuni esiliati spagnoli e si innamora di Ursula che però, terminato l’esilio, ritorna in Spagna

mettendo fine alla loro relazione. Nel frattempo, la fama del barone rampante si diffonde con

grande rapidità, e se inizialmente Cosimo era ragione d'imbarazzo per la famiglia, in seguito arriva

a intrattenere rapporti con personaggi del calibro di Denis Diderot, Jean-Jacques Rousseau,

Napoleone Bonaparte e lo Zar di Russia. L'amore fra Viola e Cosimo è forte, ma la relazione si

conclude per una serie di equivoci dopo numerosi litigi e altrettante riconciliazioni. Quando Cosimo

si ammala viene assistito dall'intera comunità di Ombrosa; lo invitano a scendere ma lui si rifiuta in

maniera categorica. Un giorno sorprende tutti: si arrampica sulla cima di un albero, si aggrappa a

una mongolfiera di passaggio e scompare nel cielo, senza tradire il suo intento di non rimettere più

piede sulla terra.

Anche in questo romanzo il narratore è un personaggio secondario: il fratello di Cosimo, Biagio.

Il protagonista non è un personaggio che rinuncia alla vita, ma viva nella vita. L'esperienza ed il

contatto diretto con il mondo gli permettono di raggiungere un elevato grado di cultura. Questa

vicenda è l'allegoria del problema della partecipazione e dello straniamento dalla storia. Emerge il

problema del ruolo dell'intellettuale. Si tratta del più grande successo della produzione di Calvino,

che veicola un messaggio di impegno (non misantropia). L'autore vuole dare una lezione di

moralità, di fedeltà a se stessi e coerenza con le proprie idee. Per essere realmente insieme agli altri

bisogna anche accettare i rischi; metaforicamente il protagonista guarda dall'alto, raggiungendo

un'ampia lettura della realtà. Come lui vede meglio dall'alto degli alberi, così l'intellettuale ha una

visione più ampia della realtà se si distacca e si eleva da essa.

3) Il Cavaliere inesistente (1959)

Il protagonista è il cavaliere inesistente Agilulfo: un’armatura bianca completamente vuota, che si

tiene in vita solo con la forza di volontà. Egli è un amante dell'eccellenza, e per questo non è

stimato dagli altri paladini. Il racconto si apre sul campo di battaglia dei Franchi, impegnati nella

lotta contro gli infedeli. Nei primi tempi si presenta al campo il giovane Rambaldo, un ragazzo

ingenuo e inesperto ma ansioso di entrare nella lotta per vendicare la morte di suo padre. Così si

scatena una furiosa battaglia, nella quale il giovane deve colpire l’assassino di suo padre, l'argalif

Isoarre. Questi, però, non è ucciso in maniera diretta; invece di essere affrontato in duello, infatti,

muore per il solo fatto che Rambaldo lo privi dei suoi occhiali. In seguito, il giovane cade in

un’imboscata, ma è soccorso da un soldato misterioso dalle insegne color pervinca. Spinto da

curiosità e gratitudine, Rambaldo vuole conoscere il suo salvatore e lo insegue: scopre così che il

cavaliere misterioso è in realtà una donna, Bradamante, di cui si innamora. Bradamante, però, non è

interessata a lui, perché il suo ideale di uomo è proprio Agilulfo. Durante uno spostamento,

l’esercito franco s’imbatte in un povero contadino, Gurdulù, che si lascia guidare dalle proprie

emozioni e dal suo cuore, senza riflettere. A differenza di Agilulfo che sa d’esserci, ma non c’è, egli

c’è, ma non sa d’esserci. Durante un banchetto un giovane, Torrismondo, rivela dei fatti inaspettati

che gettano fango sull’onore di Agilulfo: questi aveva ottenuto il titolo di cavaliere per aver salvato

da alcuni aggressori una ragazza da lui ritenuta vergine. Torrismondo rivela che quella donna era già

allora sua madre, e quindi non era sicuramente vergine. La rivelazione getta nel panico il cavaliere,

il quale sente che ora il suo compito è quello di andare a cercare la ragazza per dimostrare che

all’epoca era ancora pura. Agilulfo parte, seguito da Bradamante infatuata di lui, la quale è inseguita

a sua volta da Rambaldo, innamorato di lei. Nella stessa sera, anche Torrismondo parte per ritrovare

suo padre, ovvero uno dei cavalieri de "Il Sacro Ordine dei Cavalieri del San Gral", e per farsi

riconoscere come figlio da quest’ordine (dato che la madre gli aveva rivelato di averlo concepito da

uno dei molti cavalieri con i quali si era unita, ma di considerare tutto l’ordine padre del bambino).

Torrismondo trova i cavalieri del Gral, ma perde le sue ultime speranze quando questi si rivelano

come una setta mistica, estraniata dalla realtà e per di più priva di coscienza etica. Dopo varie

avventure che lo conducono in Scozia e poi in Africa (in Marocco), Agilulfo trova la donna che

cercava, Sofronia, e la riporta nei pressi del campo di battaglia dei Franchi, per dimostrare

finalmente all'imperatore che la donna era vergine al momento in cui l'aveva salvata dai violentatori

vent'anni prima, e anzi è vergine tuttora. Anche Torrismondo, però, giunge nei pressi della caverna

dove si era nascosta la presunta madre, ed entrambi cedono alla passione amorosa. Alla fine si

scoprirà che Torrismondo non è figlio di Sofronia, ma il fratello. Poi i due fratelli si scoprono

fratellastri, e alla fine si saprà che Torrismondo è figlio della regina di Scozia e del Sacro Ordine,

mentre Sofronia è figlia del re di Scozia e di una contadina, e perciò l’amore nato tra i due è libero

di crescere. Anche Agilulfo, quindi, ha tutto il diritto di essere cavaliere, ma purtroppo, prima che

possa sapere la verità, questi si è già tolto la vita: cede in testamento la sua bianca armatura a

Rambaldo e si dissolve. A narrare l'intera vicenda era stata una monaca, suor Teodora, che solo alla

fine rivela di non essere altri che Bradamante, tuttora ricercata da Rambaldo. Finalmente, Rambaldo

arriva al monastero, fugge con Teodora-Bradamante, e da allora passerà il resto della vita con il suo

amore.

Agilulfo possedeva solamente voce e volontà. Anche in questo caso il narratore è un personaggio

secondario: una monaca, che interpreta Bradamante. Dei tre, questo è il romanzo più complesso.

Agilulfo è il simbolo dell'uomo vuoto che per aderire alla vita si aliena alla norma; egli vive in

quanto cavaliere e si svuota per il timore di perdere i propri titoli. Si tratta di un uomo ridotto a puro

ruolo, facendo emergere il problema dell'esserci. Agilulfo si fa emblema della ricerca dell'essere e

dell'aspirazione alla completezza.

“Anche ad essere s'impara” (se l'uomo vuole può essere)

Ciascuno dei tre romanzi illumina sulle tracce delle persone che ci stanno intorno. Tratti comuni:

-scelta dell'io narrante secondario alla vicenda;

-ogni personaggio è metafora della vita;

-il Visconte dimezzato è l'uomo lacerato in se stesso;

-il Barone rampante è l'uomo separato dal mondo, alienato;


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Battistini Andrea.

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