Italo Calvino
Italo Calvino (Santiago de Las Vegas 1923 Siena 1985) nacque a Santiago de Las Vegas (Cuba), dove il padre, agronomo, dirigeva una stazione sperimentale di agricoltura, e la madre, laureata in scienze naturali, era assistente di botanica presso l'Università di Pavia. La famiglia si trasferì presto in Italia, a San Remo, la patria di adozione dello scrittore. Il suo primo amore per la lettura scaturì precocemente, grazie alla scoperta dei romanzi di Kipling, ed egli iniziò a scrivere racconti e poesie sin dai primi anni del liceo classico.
Iscrittosi alla facoltà di agraria di Torino nel 1941, fu talmente colpito dalla morte di un partigiano a cui aveva assistito personalmente da decidere di aderire alla resistenza, militando nella Brigata Garibaldi in Liguria. Al termine della guerra, si laureò in Lettere, con una tesi su Joseph Conrad, ed iniziò a lavorare presso la casa editrice Einaudi. Nel 1947 scrisse, esortato anche da Pavese, il suo primo romanzo breve, “Il sentiero dei nidi di ragno”.
La sua collaborazione con la casa editrice si intensificò e nel 1950 passò a dirigere la parte letteraria della collana "Piccola Biblioteca Scientifico Letteraria"; in questo ambiente contrasse rapporti di amicizia, tra gli altri, con Vittorini e Natalia Ginzburg. La sua attività letteraria, inizialmente diretta prevalentemente verso opere di impianto realistico sociale, subì una svolta decisiva negli anni ’50: nel 1952 uscì infatti “Il visconte dimezzato”, a cui seguiranno “Il barone rampante” (1957) e “Il cavaliere inesistente” (1959), che nell'insieme costituiranno la trilogia "Nostri antenati".
Nel 1956 uscirono “Le fiabe italiane”; nello stesso anno, lo scrittore si allontanò dal PCI e progressivamente da qualunque impegno politico; la sua attività letteraria si intensificò con la stesura di nuovi romanzi quali “La giornata di uno scrutatore” (1963), “Marcovaldo, ovvero le stagioni in città” (1963), “Le Cosmicomiche” (1964), “Ti conzero” (1967), “Le città invisibili” (1972), “Il castello dei destini incrociati” (1973), “Se una notte d’inverno un viaggiatore” (1979) e Palomar (1983).
"Il castello dei destini incrociati" e "Se una notte d'inverno un viaggiatore": la sfida al labirinto
Nel 1962, sulla rivista "Menabò", viene pubblicato un articolo saggio di Calvino intitolato "La sfida al labirinto". Il "labirinto" è il dipanarsi continuo e potenzialmente infinito delle strade della narrazione. Questo concetto in particolare caratterizza la produzione del Calvino più maturo che in questo labirinto si addentra, scoprendone gli artifizi e i meccanismi. Consideriamo a questo proposito due opere in particolare: "Il castello dei destini incrociati" (1969) e "Se una notte d'inverno un viaggiatore" (1979). È evidente, in queste due opere, la volontà dell'autore di esplorare le molteplici strade che una vicenda può prendere, sottolineando come ogni decisione presa dal protagonista o da un personaggio implica una serie praticamente infinita di variazioni.
Nel primo, raffinatissimo, romanzo i personaggi si trovano in un castello al centro di un bosco, seduti intorno ad un tavolo. Non possono parlare a causa di una specie di incantesimo e per raccontare la loro storia si servono di un mazzo di tarocchi. Affiancano una carta all'altra costruendo la vicenda e intersecandola con quella di un altro convitato. Calvino costruisce un "cruciverba" perfetto di storie (ne traccia anche un preciso schema), in cui ogni tarocco compare una sola volta e perfettamente si inserisce nella vicenda.
"...Passavo giornate a scomporre e a ricomporre il mio puzzle, escogitavo nuove regole del gioco, tracciavo centinaia di schemi, a quadrato, a rombo, a stella, ma c'erano carte essenziali che restavano fuori e carte superflue che finivano in mezzo..."
Nella seconda parte del libro "La taverna dei destini incrociati" il meccanismo rimane lo stesso, cambia solo il fatto che qui una carta può comparire più volte all'interno di una storia, non esiste quindi uno schema preciso. La macchina combinatoria da cui prende l'impulso "Se una notte d’inverno un viaggiatore" è invece diversa. Calvino si identifica non con l'autore del libro ma con il lettore. Non si tratta di un romanzo, ma della combinazione degli incipit di 10 differenti romanzi la cui lettura, per una serie di incredibili e inverosimili cause (pagine mancanti, libri che sono in realtà altri libri e appaiono sotto falso titolo ecc...) non può essere portata a termine dal "Lettore" e dalla "Lettrice". I due protagonisti cercano in tutti i modi di trovare i seguiti delle storie e si imbattono in professori, artisti, falsificatori di romanzi, traduttori, editori.
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