ITALO SVEVO
Svevo ha un piede nell’800 (quando scrive Una Vita, 1892 e Senilità, 1898), e uno nel 900 (quando
scrive La coscienza di Zeno, 1923).
Tra il 1800 e il 1900 si assiste ad un cambiamento nella società e nella visione della città.
La città di Trieste
Trieste per Svevo fa sempre da paesaggio ai suoi romanzi, è un vero e proprio personaggio; un
personaggio che, però, cambia, muta negli anni.
Trieste è una città di mare, ma ha la particolarità di essere diventata città italiana molto tardi,
dopo tutto il processo dell’unificazione: infatti è diventata definitivamente italiana solo nel 1952.
Si trovava inoltre in una posizione strategica che le conferiva una grande potenza commerciale. A
Trieste c'era la banca Union, dove Svevo lavorava da giovane.
Trieste, inoltre, era un portofranco: luogo dove il paese non impone tasse alle merci che vengono
acquistate nel luogo. Tante aziende quindi erano invogliate a fare affari a Trieste o a installarsi a
Trieste, per lavorare lì, poiché non imponeva tasse sul commercio.
Per questo Trieste era un crogiuolo dove si mescolavano numerose etnie, culture e
religioni diverse.
Questo favoriva un tipo di formazione diversa rispetto alle altre città.
Svevo nasce e cresce qui, all’epoca dell’impero austro ungarico.
L’infanzia e gli studi
Svevo nasce in una famiglia numerosa di origini ebraiche: la madre era Allegra Moravia, erano 8
fratelli e il padre era un commerciante di ferrarecce. Il commercio del padre, tuttavia, ad un certo
punto fallisce, quindi pensa di far studiare i figli affinché potessero poi provvedere al
sostentamento della famiglia.
Svevo, il cui vero nome era Aaron Hector Schmitz, avrebbe voluto fare studi classici e letterari:
pensa di studiare a Firenze, capitale degli studi letterari, ma invece se ne va in Germania con il
fratello piccolo, Elio, a fare un liceo tecnico, una sorta di ragioneria.
Vengono mandati proprio in Germania perché il padre voleva che imparassero il tedesco: a
Trieste infatti per poter entrare nel ramo del commercio era fondamentale conoscere il tedesco. A
Trieste si forma parlando triestino, mentre in Germania impara il tedesco e tutto ciò che era
relativo alla ragioneria e al commercio.
Le sue passioni però non si spengono, perciò continua a scrivere e leggere: era appassionato di
Shakespeare ma anche del romanzo francese di Emile Zola. Svevo li legge e ne scrive delle
recensioni: questo lo sappiamo grazie al fratello più piccolo, che gli faceva un po’ da biografo e lo
spingeva a scrivere.
Svevo voleva diventare scrittore per il teatro, inizia ad abbozzare delle commedie.
Questi anni in Germania per loro furono anni molto duri, soprattutto per Elio, che soffriva molto
la distanza dalla famiglia: erano infatti una famiglia molto unita e molto allegra.
Ritorno a Trieste e lavoro in banca
Il ritorno a Trieste per Svevo è stato il momento in cui ha iniziato a lavorare; non può proseguire i
suoi studi letterari all’università, ma si impiega nella filiale triestina della banca Union di Vienna.
Viene collocato nell’ufficio della corrispondenza estera: la sera, però, non vedeva l’ora di andare
in biblioteca dove studiava, leggeva e si faceva quella cultura che gli era mancata. Leggeva
soprattutto i classici italiani: Dante, Manzoni, Boccaccio..
Una vita, il primo romanzo di Svevo, racconta proprio queste cose: è ispirato alla sua biografia.
Il protagonista, Alfonso Nitti, è un impiegato di banca, viene da una famiglia che non può più
mantenersi, la sera va in biblioteca, legge e scrive. Lui, diversamente da Svevo, aspirava a scrivere
un grande saggio filosofico che avrebbe cambiato la storia della filosofia.
Svevo cresce quindi in un ambiente in cui si parla prevalentemente il triestino, lingua molto
diffusa e utilizzata ancora oggi. La sua lingua era il triestino, tanto che sentiva l’italiano come una
seconda lingua, una lingua imparata sui banchi di scuola elementare.
Questo è evidente anche nella sua scrittura: si diceva infatti che la sua scrittura fosse abbastanza
approssimativa, con un italiano non utilizzato come lingua madre, perché conteneva espressioni
in triestino e in tedesco.
UNA VITA (1892)
Breve trama
Per costruire il personaggio protagonista del suo primo romanzo Svevo si ispira alla sua vita di
quel periodo: Alfonso Nitti è infatti un impiegato della banca di Trieste, che arriva dalla
campagna in città. Egli frequenta un po’ tutti gli strati sociali della città: la famiglia che lo accoglie
e gli dà una stanza, l’ambiente degli impiegati di banca, che Svevo tratteggia prendendo sia dalla
sua esperienza sia dal romanzo di Balzac, e l’alta borghesia della famiglia Maller, dove Alfonso si
reca ogni mercoledì per partecipare a delle serate di carattere culturale.
Durante queste serate incontra i membri della famiglia Maller e soprattutto incontra Annetta, la
figlia del signor Maller, con cui instaura una relazione, e il cugino di Annetta, Macario,
personaggio che rappresenta il suo rivale.
Altro personaggio è Francesca, la dama di compagnia di Annetta, che viene dallo stesso paese di
campagna di Alfonso e che lui sente come amica e alleata.
La visione della città
L’immagine della città di Trieste riflette lo spirito con cui il romanzo viene scritto, oltre che i suoi
riferimenti culturali: Svevo infatti amava molto Zola, padre del naturalismo francese.
Svevo prende sicuramente ispirazione da Balzac, di cui si ricorda il suo ciclo di romanzi Comédie
Humaine: questi romanzi rappresentavano tutti gli aspetti della società francese, rappresentavano
i diversi stati sociali, le diverse figure, i diversi tipi umani.
La principale ispirazione, però, è Zola, con il Rougon Macquart, ciclo di suoi 20 romanzi.
Oltre a questo, Zola era stato anche un teorico del romanzo: aveva scritto due testi di teoria della
letteratura, il Romanzo naturalista e il Naturalismo a teatro.
Svevo, ispirandosi a questa tradizione, in Una Vita tratta gli ambienti come sfondo sociale
in cui collocare i suoi personaggi:
ambiente della banca
ambiente della borghesia
ambiente della casa dove Alfonso vive
ambiente del paese a cui Alfonso ritorna per assistere la madre malata
Svevo in tutti questi casi presenta un taglio psicologico nella visione della città.
SENILITÀ (1898)
Nonostante i due romanzi siano stati pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro, si nota un
cambiamento notevole tra il primo e il secondo romanzo: la struttura stessa del romanzo si è
completamente trasformata.
Gli spazi sono sempre quelli delle vie di Trieste, ma cambia la modalità emotiva in cui vengono
descritti e la loro funzione all’interno del romanzo.
Una vita vede moltissimi personaggi, mentre in Senilità i personaggi si restringono: sono 4 i
principali, e intorno a loro si costruisce la vicenda.
Breve trama
Il protagonista, Emilio Brentani, è sempre un impiegato di una società di assicurazioni e aspira a
diventare uno scrittore: in realtà è già uno scrittore, ha già scritto e pubblicato un romanzo, ha
una piccola fama cittadina ed è alle prese con il suo secondo romanzo, che ha cominciato a
scrivere ma che non riesce a terminare. Le sue energie sono infatti concentrate nella relazione
con Angiolina Zarri, intorno alla quale ruota tutto il romanzo.
Gli altri personaggi sono Amalia Brentani, sorella di Emilio, e Stefano Balli, scultore e migliore
amico di Emilio.
La funzione dei luoghi
Cambiando la struttura dei personaggi, cambia anche la funzione dei luoghi: Trieste è il quinto
personaggio di questo romanzo, tanta è la sua importanza.
Si perde l’aspetto sociologico della città e lo sfondo assume dei connotati di carattere emotivo,
psicologico: riflette lo stato d’animo dei personaggi, soprattutto di Emilio, colui attraverso il quale
la visione è filtrata.
Questo romanzo è scritto in terza persona, ma ha una focalizzazione interna e in
particolare è focalizzato sul personaggio di Emilio in modo quasi esclusivo: vediamo le
vicende e i luoghi attraverso gli occhi di Emilio.
Questa narrazione in terza persona, infatti, prevede delle possibilità di abbassarsi e di vedere la
scena attraverso lo sguardo di Emilio.
In che modo? Utilizzando l’artificio chiamato libero, indiretto: utilizzando frasi che, pur
mantenendo la terza persona, fanno capire che sono trasposizioni delle parole che Emilio può
aver pronunciato nella sua testa.
Come vengono descritti i luoghi?
I luoghi riflettono un po’ la temperie romantica: il romanticismo tedesco, infatti, ha molti influssi
su questo aspetto.
In Senilità, infatti, uno stesso luogo cambia in base allo stato d’animo del protagonista.
Nei primi capitoli, infatti, lo spazio della collina presso Sant’Andrea, la collina sopra Trieste, viene
descritto in modo diverso a seconda di come la storia d’amore si dipana.
CAPITOLO 1: quando Emilio e Angiolina si scambiano il primo bacio.
“Si fermarono a lungo sul terrazzo di S.Andrea e guardarono verso il mare calmo e colorito nella
notte stellata, chiara ma senza luna…”
Emilio descrive inizialmente Angiolina come una donna angelicata, con i capelli biondi,
come la donna più bella e perfetta. Il paesaggio riflette lo stato d’animo del protagonista,
riflette una calma e una grande gioia.
Quando la relazione tra i due inizia ad avere alcune ombre, perché Angiolina si rivela diversa,
allora l’idillio si incrina.
Angiolina è in realtà una donna che esce spesso, che va ai balli, racconta molte bugie, bugie che
lasciano intravedere una realtà che non è quella che descrive a Emilio. Subentra poi la gelosia: è
allora che il paesaggio assume un altro aspetto.
Angiolina confessa di essersi fidanzata per necessità: appartiene infatti ad una famiglia povera a
cui deve provvedere. Lavora come sarta presso un atelier e si sente costretta a fidanzarsi con un
sarto che non le piace affatto, ma che vorrebbe riuscire a sposare, per necessità.
Emilio scopre tutto questo e quando si incontrano il paesaggio cambia.
CAPITOLO 3: quando Emilio scopre la verità tra Angiolina e il sarto Volpini.
“Poi tutto divenne brusco, orribile. La pioggerella monotona , triste che aveva accompagnato il
dolore di Emilio con una nota mite che gli era sembrata ora compianto ed ora indifferenza, si mutò
improvvisamente in uno scroscio violento. Un soffio di vento freddo, dal mare, aveva sconvolta
l’atmosfera pregna d’acqua e venne ora a scuoterli, a toglierli al sogno che un istante felice aveva
loro concesso…”
Questa pioggerella da mite diventa un temporale: si tratta di una pioggia che si ripete più
volte nel corso della loro relazione.
Fin dall’inizio si dice che Emilio è un letterato, e la caratteristica del letterato, secondo Svevo, è
quella di cancellare le verità che non gli sono gradite: di fronte alla realtà Emilio chiude gli occhi,
è un personaggio cieco, che guarda ma non vede.
Emilio è un personaggio illuso. Fino alla fine, non si accorge mai che Angiolina è una
donna diversa, una donna che si vende per denaro. Tutto rimane sullo sfondo tra litigi e
ore di felicità perfetta, a cui il paesaggio risponde.
Il paesaggio, infatti, riflette sempre gli alti e i bassi dell’amore tra i due.
CAPITOLO 5: quando Emilio e Stefano incontrano Angiolina insieme al sarto Volpini.
“L’aria era tepida ma, coperto di una fitta bianca nebbia, tutta una cappa dello stesso colore, il cielo
era veramente invernale e Sant’Andrea con quegli alberi dai lunghi rami nudi, secchi, non ancora
tagliati, e il suolo bianco per la luce impedita e diffusa, sembrava un paesaggio di neve…”
Nel corso della vicenda si trasforma anche la visione di Sant’Andrea: diventa un paesaggio
non solo secco, arido e freddo, ma anche illusorio, un paesaggio in cui compare qualcosa
che nasconde una realtà diversa, che rispecchia l’illusione d’amore.
L’immagine del paesaggio congeda i due protagonisti.
La lingua di Svevo
La lingua di Svevo è una lingua molto moderna e molto vicina a noi.
Alla sua epoca essa era vista come una lingua impura: si diceva che Svevo scrivesse male, poiché
la lingua risentiva del dialetto triestino, che allora era una vera e propria lingua.
Per queste sue caratteristiche si può dire che egli volesse creare una lingua nuova.
Anche Stendhal diceva di voler scrivere e inventare una nuova lingua, basata sul codice civile:
lingua referenziale, efficace e vivace, e allo stesso tempo asciutta.
SENILITÀ
I romanzi di Svevo dopo la loro prima pubblicazione hanno spesso subito un processo di
correzione: la versione che leggiamo oggi non è quella originale che è stata pubblicata la prima
volta, ma quella che è stata più volte corretta.
Senilità, da questo punto di vista, ha avuto una lunga pubblicazione: la prima edizione era stata
una versione a puntate pubblicata su un quotidiano triestino, uscita in 79 puntate. All’epoca il
romanzo a puntate era una tecnica molto diffusa.
La prima pubblicazione fu quella del 1898 e venne poi ripubblicato nel 1927.
Svevo in questi anni riscrive totalmente il romanzo facendosi aiutare da un professore di
italiano di Trieste, Szombathely.
Svevo, infatti, non era uno scrittore di professione, quindi dopo aver ricevuto numerose critiche
sulla lingua decide di farsi aiutare.
Gli spazi esterni e interni
In Senilità si nota una grande attenzione per la città e gli spazi esterni, ma anche per quelli interni,
tanto da poterne fare una mappa.
Svevo dice fin da subito che Emilio è un letterato, ma un letterato cieco: vede le cose, ma quando
vanno diversamente da come vorrebbe, diventa cieco. Per questo continua a vedere Angiolina
come una donna angelicata: era una donna bella, e si diceva allora che una donna bella doveva per
forza essere anche una donna onesta. Le bugie di Angiolina vengono sempre cancellate da Emilio,
che la giustifica e la perdona continuamente. Questo atteggiamento era tipico dei due fratelli:
anche Amalia preferiva sognare piuttosto che vivere la realtà.
L’appartamento che Emilio condivide con la sorella è descritto molto minuziosamente da Svevo.
Per arrivare alla stanza di Emilio era necessario passare attraverso la stanza di Amalia: questo
dettaglio non è inutile ma assume un significato nella vicenda.
I due fratelli si vivono addosso, in un certo modo sono costretti a spiarsi: Emilio anche
durante la notte può sentire i sogni ad alta voce di Amalia, non entra solo nella sua vita ma
anche nei suoi sogni e nelle sue fantasie.
Lo spazio nel romanzo non è mai un elemento neutro: ha sempre una componente simbolica che
va a costituire una rete di significati.
Quello che vale per casa Brentani vale anche per molti altri spazi chiusi.
Il paesaggio risponde sempre allo stato d’animo di Emilio.
Man mano che la storia tra Emilio e Angiolina prosegue, dagli spazi esterni ci si sposta in quelli
interni: affittano una stanza dove si incontrano e che Angiolina sembra conoscere già molto bene.
Sant’Andrea torna ad avere un ruolo centrale nel capitolo XIII, durante l’ultimo appuntamento di
Emilio e Angiolina. Il paesaggio è notturno: della luce non si parla, si vede soltanto biancheggiare
qualche onda. C’è un netto contrasto tra il bianco e il nero.
Il paesaggio, alla fine, corrisponde allo stato d’animo di Emilio, che è un uomo tradito. È un uomo
che prova dolore e rabbia, e anche il paesaggio esprime questa rabbia.
Emilio alla fine fa di Amalia e Angiolina una donna unica: una donna bella, ma anche con un corpo
pieno di emozioni.
Qual è il motivo del titolo?
Emilio ha 35 anni, che allora corrispondeva più o meno ai nostri 50 anni, quindi alla metà della
vita.
Il motivo del titolo non viene spiegato nel corso di tutto il romanzo, ma viene giustificato solo
dalle ultime pagine, in cui si capisce che la posizione del narratore e quella del personaggio sono
collocati in un’età che è proprio quella della maturità.
È il momento in cui si guarda alla propria vita quasi come ad una storia passata, su cui è
possibile riflettere, fare delle considerazioni e dei commenti, ponendosi a distanza.
Questo si vede ancora meglio nel romanzo La coscienza di Zeno, in cui si ha una voce che parla in
prima persona, un narratore personaggio.
Con la Trieste di Senilità ci troviamo dentro i canoni del romanzo tardo ottocentesco, il romanzo
realista. È un romanzo a trama, con una storia, la cui vicenda si può riassumere in poche righe.
Per La coscienza di Zeno, invece, non si può fare lo stesso.
LA COSCIENZA DI ZENO
Ne La coscienza di Zeno la città di Trieste subisce un cambiamento profondo: cambia l’immagine
della città con l’avanzare del tempo. Il romanzo esce infatti nel 1923.
In questi anni sono successe molte cose, tra cui la prima guerra mondiale, ma ci sono stati anche
molti cambiamenti culturali: l’avvento della psicanalisi, l’avvento della fisica moderna, la nascita
di nuove correnti filosofiche che fanno capo a Marx, Nietzsche e Freud.
Cambia il secolo e cambia la fisionomia dei personaggi, quindi tutto il romanzo si
trasforma.
SENILITÀ - Italo Svevo
Le due edizioni del romanzo sono quella del 1898 e quella del 1927.
Edizione del 1898: prima forma che Svevo ha dato al suo romanzo, essa presenta la sua lingua
originale, la lingua moderna e a lungo criticata di Svevo.
Edizione del 1927: edizione modificata della lingua, presenta una forma diversa, in cui si è
intervenuti nella correzione.
La maggior parte dei critici considera che l’edizione del 27 sia quella definitiva, quella che
anche Svevo ha voluto consegnare ai suoi lettori.
Il rappor
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Italo Svevo e La Coscienza di Zeno
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Italo Svevo: Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno