Il momento
La letteratura siciliana del 2° Ottocento si giovò di elaborazioni culturali “minori” che a Palermo diedero vita ad una esperienza giornalistica di grande rilievo. Il momento letterario – artistico – sociale iniziò le sue pubblicazioni il 16 Aprile 1883. Nel periodico palermitano vi pubblicarono i loro scritti Capuana, Verga, Rapisardi, Cesareo, Pitrè, Isidoro Carini; ed altri scrittori e studiosi italiani quali Gaetano Trezza, Vittorio Pica, Filippo Turati.
Sul Momento, Verga pubblicò, sul numero del 10 Agosto 1883, una delle sue novelle più corrosive “La chiave d'oro”, racconto che dopo qualche mese venne riproposto sulla Domenica Letteraria, per poi confluire nella raccolta “Drammi intimi” di Sommaruga.
Giuseppe Pipitone Federico
Fu il fondatore e il vero animatore della rivista, notevole studioso della letteratura francese, tra i primi a riflettere sulle nuove tendenze del realismo italiano nella 2° metà del XIX secolo. Egli era nato a Palermo il 4 Aprile 1859; intraprese studi giuridici e dopo conseguì anche la laurea in lettere. Fu nominato archivista di Stato e ricevette l'incarico di riordinare i manoscritti della Biblioteca Comunale di Palermo.
L'attività intellettuale di G. P. Federico si articolò in 2 momenti: il primo culminato nel 1898 con la pubblicazione di un volume sulla vita e le opere di Giovanni Meli, fu un animatore culturale e studioso delle letterature italiana e francese; nel secondo che si concluse nel 1940 con la sua morte si impegnò in studi storici, riguardanti “Il Risorgimento” italiano e siciliano. Fu tra i collaboratori di famose riviste come “La farfalla”, “La cronaca bizantina”, “La domenica letteraria”.
Lo stesso intellettuale palermitano diede vita a varie riviste oltre al Momento, La rassegna Siciliana di Storia Letteratura e Arte, l'attualità, l'antologia siciliana. Tra il 1882 ed il 1898 P. Federico dà alle stampe alcuni volumi di saggi intorno alla produzione italiana e francese a lui contemporanea. In essi fa confluire molti dei lavori apparsi in riviste e periodici in particolare sul “Momento”. Nel 1890 ebbe la cattedra di letteratura italiana presso l'Università di Palermo. Questi interessi pubblicistici e letterari lasciarono il posto a quelli storici. Dagli anni '90 P. F. si dedica in modo più esclusivo agli studi storici, per far luce su alcuni episodi della storia siciliana fraintesi, ad esempio le vicende di Chiaramonte.
Il momento e il dibattito sul naturalismo in Italia
I maggiori redattori della rivista erano impegnati sul dibattito intorno al Naturalismo. G. P. Federico aveva avuto come suo maestro Giovanni Mestica, professore di letteratura italiana a Palermo, alla fine del XIX secolo e assertore del positivismo in arte; già aveva fondato la rivista “Prime Pagine” che avrebbe dovuto essere il corano della nuova scuola in Sicilia. Questo giornaletto letterario costituì per P. F. il primo velleitario strumento di diffusione del realismo di stampo naturalista in Sicilia.
All'impegno dei due cugini palermitani, va aggiunto quello di Pica e Mestica, che prima degli anni '80 erano assertori del Naturalismo francese. La discussione intorno al Realismo, trova in Italia nel 1887 uno snodo cronologico decisivo. Questa è la data della pubblicazione dell’Assomoir, il quinto volume del ciclo dei Rougon-Macquart, romanzo che diede grande notorietà a Zola. Altra data importante è il 1880, anno in cui vedono la luce Le roman expérimental, Les soirées de Médan, che riuniva alcune novelle di scrittori naturalisti, e la prima raccolta di racconti veristi di Verga: Vita dei Campi.
L'esperienza del Momento, dal 1883 al 1885, si pone in un lasso di tempo vicino alla crisi definitiva del Naturalismo. Le incertezze, i ripensamenti, sono la testimonianza della condizione magmatica in Italia della discussione intorno al Realismo.
Nell'arco di un anno Zola fu il massimo pontefice della più estremistica dottrina naturalista, sia il critico più pacato. Proprio scrivendo su Flaubert, Zola ripropone i cardini del Naturalismo. La naturalezza, l'obiettività, il rifiuto del romanzesco e dell'arbitrario, l'impersonalità restano per Zola i canoni essenziali del Naturalismo.
Fortuna e critica del momento
Il primo intervento di rilievo è di Giovanni Gentile, che nel suo “il tramonto della cultura siciliana”, pur riconoscendo al periodico il merito di aver sintetizzato lo spirito della cultura siciliana, lo assimilava a quella cultura materialistica e antiromantica che si era affermata nella Sicilia del XVIII secolo e della prima metà dell’800. Gentile riconosce alla rivista palermitana dei meriti indubbi.
Egli delinea il panorama editoriale siciliano dei primi anni '80 e del XIX secolo e afferma la superiorità del “Momento”, sia per l'importanza, sia per la fortuna. In quegli anni a Palermo, vi era un’attività culturale e giornalistica sviluppata. Gentile propone una prosa di Ragusa Moleti di ispirazione materialistica e positivistica, e poi una commemorazione del Carducci. Nel numero del 1 Novembre del 1883 “Il Momento” iniziò una pubblicazione di una lettera studio, indirizzata a Ragusa Moleti, in cui Isidoro Carini esprimeva il suo dissenso nei confronti dello stesso, lodato per la brillantezza dello stile.
G. P. F. rivendicava la collaborazione di Isidoro Carini e ribadiva una linea programmatica che il Momento ebbe subito; dare spazio a quegli intellettuali e uomini di cultura i cui meriti, rendevano meritevoli di specialissima considerazione. Nelle pagine che chiudono il capitolo, Giovanni Gentile sferra un ultimo attacco alla rivista e alla cultura, di cui la prima sarebbe stata testimone, sbeffeggiando un articolo di Francesco Paresce, il quale viene presentato da Gentile come il depositario delle scelte ideologiche della rivista. La partecipazione di Francesco Paresce alla vita del periodico fu limitatissima.
Storia e cronologia del "momento"
Il 1° numero del “momento letterario – artistico – sociale” fu pubblicato il 16 Aprile 1883. Viene presentato come rivista quindicinale. Il responsabile dei primi 2 numeri fu Antonio Tornabene, a cui subentrò Giuseppe Allella. I primi 10 numeri vennero stampati dalla tipografia Lo Casto.
Non esiste presso una sola biblioteca una collezione completa della rivista. Vi sono 3 collezioni, il cui confronto ha reso possibile la ricostruzione delle vicende editoriali del periodico e la stesura degli indici. Il nome è stato associato a quell’omonimo quotidiano milanese diretto negli anni '50 del XIX secolo, dal patriota e giornalista siciliano Benedetto Castiglia. Il nome “Il Momento” contraddistingue molte riviste tra '800 e '900. Castiglia rendeva esplicita l’attenzione che il periodico avrebbe riservato alle coeve manifestazioni artistiche nazionali ed europee.
La testata voleva aprire una finestra sul momento artistico europeo di quegli anni, pronta a dar notizia di tutte le novità che venivano prodotte. Era intenzione dei redattori del “Momento” informare su tutte le discussioni che agitavano il mondo culturale italiano, diviso tra naturalisti e oppositori di quel credo.
I primi due direttori furono Pipitone Federico e Silvestri Marino. Il 1883 fu un anno positivo per il giovane quindicinale palermitano. Nel novembre dello stesso anno si assiste alla fusione del periodico “Sicilia Letteraria” con “Il Momento”, ma più che una fusione si tratta di una vera e propria incorporazione della prima da parte del secolo. Le città sedi di rappresentanza del “Momento” passano da 3 a 6 (Roma, Firenze, Genova, Torino, Catania e Messina).
Momento: rivista d’arte e letteratura.
Il 1884 perde quel mordente che aveva contraddistinto il primo anno di vita. Il febbraio 1884 è associato alla direzione Ragusa Moleti, già collaboratore sin dal 1° numero del periodico. Nello stesso numero si dà notizia di un nuovo cooperatore, Pietro Lanza di Scalea, futuro condirettore del periodico. Infatti il 5 Luglio del 1884 Pietro Silv. dà notizia dell’abbandono dei 2 cugini. Non si conoscono le vere ragioni delle dimissioni.
Con il numero del 16 Agosto 1884, viene data la notizia della presenza di un nuovo condirettore, Pietro Lanza di Scalea. La rivista doveva accontentare tutti i gusti: dall’articolo di critica letteraria, alle novelline sentimentali per le fanciulline. Nel numero successivo viene inaugurata una nuova rubrica “Lettere aperte alle lettrici del Momento”. Vi è così il tentativo di mondanizzare il periodico palermitano, con l’intenzione di guadagnarsi una parte appetibile di pubblico; questo tentativo è stato fatto dopo l’abbandono da parte dei 2 cugini.
Altra data è il Marzo 1885, in cui viene comunicato il ritorno alla direzione di Pipitone Federico. Inizia l’ultimo periodo di vita del “Momento”, che si concluderà nel Dicembre 1885. I gusti letterari del pubblico si stavano indirizzando verso le decadenti atmosfere dannunziane. Non era facile mantenere in vita un quindicinale culturale, dovendolo finanziare con gli abbonamenti dei lettori. Nonostante le difficoltà finanziarie, il Momento era riuscito a mantenere, anche nel 1885, una sua vivacità.
La situazione precipitò a causa dell’epidemia di colera che funestò tutta l’Italia a partire dal 1884. Già nel numero del 16 Settembre 1884, la direzione annunciava dei ritardi nella stampa del numero seguente a causa del colera. Infatti il numero successivo uscì il 15 Ottobre 1884, cioè un mese dopo. A partire da questa data Il Momento non sarà più pubblicato con la stessa consuetudine. La situazione sanitaria a Palermo, divenne drammatica nel Settembre del 1885. La città venne isolata dal resto dell’Italia, per il colera, e quindi le vicende editoriali del Momento seguono l’andamento dell’epidemia. L’uscita di un numero a Dicembre fu l’ultima.
Il programma
L’intenzione era quella di dare vita ad un periodico non arroccato su posizioni di difesa del naturalismo. Nel 1° numero venivano illustrati gli intendimenti del periodico. Dopo aver dato grande rilievo all’imminente pubblicazione di un articolo sul naturalismo, la direzione del Momento espone il primo programma dal quale emergono le linee d’azione della combattiva rivista palermitana. Si aveva l’esigenza di dare conto ai lettori di tutto il movimento italiano. Importante l’attenzione attribuita al movimento teatrale; si pensava infatti che la forma teatro potesse prevalere su tutti gli altri generi.
Tra le intenzioni della rivista, vi era quella di proporre ai lettori dei profili critici di scrittori e poeti, che non appartenevano tutti alla scuola naturalista. La rivista offrì i suoi spazi ad alcune voci non di osservanza naturalista senza censure. Il momento voleva divulgare del naturalismo l’attenzione per la realtà e così identificava il naturalismo con il realismo tout court. La rivista dimostrò una propensione al dialogo, al dibattito. I redattori del periodico, convinti che “Il Momento” dovesse sin dal primo numero dimostrare la sua reale apertura al confronto e non arroccarsi su posizioni di strenua difesa del verbo zoliano, pubblica in bell’evidenza l’articolo della Ossani, accompagnandolo con una nota della direzione. La richiesta finale della direttrice di partecipare all’esperienza editoriale del Momento, appare un invito a confrontare le personali vedute, ma lei non ritenne opportuno iniziare la sua collaborazione.
La ricerca di un’identità
Il primo numero della rivista dimostra la reale volontà dei responsabili del Momento, di creare uno spazio editoriale aperto. A partire dal numero d’esordio, la pubblicazione di un lungo saggio sul romanticismo di Giovanni Alfredo Cesareo, futuro docente di letteratura italiana negli atenei di Messina e Palermo. La prima parte dello studio è dedicata al romanticismo tedesco. Al di là dell’importanza in sé del lavoro del Cesareo, va segnalata l’assenza di toni polemici, nei confronti di un movimento culturale verso cui la critica di più stretta osservanza positiva non era certo tenera. Pipitone Federico, recensendo “L’eterno Romanzo”, non si lascia andare ad eccessive lusinghe; ma il suo giudizio è equilibrato. La prima pagina del secondo numero ospita un ritratto di Zola e un suo breve scritto dal titolo “Le naturalisme”.
Zola, in una lettera ringraziava P. F. per un articolo su Potbouille, pubblicato sulla Cronaca Bizantina. Il giornale pubblica un testo di Zola interessante, perché in esso non sono presenti dichiarazioni di poetica. La pagina di Zola si presenta come un equilibrato manifesto del Naturalismo. In questo documento c’è l’assenza di estremismi teorici. Il contenuto dell’articolo era perfetto per mostrare del Naturalismo, il volto meno intransigente, e orientato al riconoscimento del vero volere delle opere letterarie. P. F. e compagni si resero conto che la pagina di Zola era in linea con le concezioni di De Sanctis, riguardanti le nuove forse di realismo in arte.
Il testo può essere diviso in 3 parti: nella prima Zola pone il Naturalismo come necessario sviluppo del romanticismo, in una prospettiva che riconosceva in Hegel 2 principi, il divenire e l’esistere; la seconda parte prende in considerazione le accuse di oscenità rivolte alla narrativa naturalista, e la distinzione tra un Naturalismo buono ed uno cattivo. Ma la parte più importante è la terza in cui si rivelano 2 passaggi di una certa importanza. Il primo riguarda la distinzione, tra il critico, convinto dell’evoluzione naturalista, con tutti i suoi corollari teorici, e il romanziere che crede nel talento. Il secondo passaggio di assoluto rilievo è l’invito a Zola. La pagina ebbe un immenso successo, tanto che il numero che la conteneva andò presto esaurito. La pagina conteneva un ritratto e l’articolo di Zola che suscitò l’interesse dei lettori.
La direzione vuole ribadire l’apertura del periodico alle opinioni diverse dalla propria. L’occasione viene offerta dal corrispondente fiorentino A. Canotti, il quale lamentava che il suo corriere fosse stato relegato tra le pagine della copertura. Canotti si dimostra scettico circa le reali intenzioni del Momento di mantenere fede al proposito di far propaganda nell’isola e nel continente delle più sane idee della scienza moderna. P. F. riconosce il valore assoluto del Capuana narratore, ma non riesce a rimanere indifferente leggendo le novelle che sembrano tradire il canone della verosimiglianza. Per P. F. c’è inverosimile e inverosimile; egli si dimostra più indulgente nel riconoscere uno strappo nella catena di consequenzialità della psicologia di un personaggio; ma non può accettare una narrativa che svincoli completamente dalla plausibilità del reale.
Lo dimostra una recensione dedicata al romanzo di Alphonse Daudet “L’evangeliste”, considerato come il maggior successo letterario dell’anno in corso. P. F. reputa Daudet un Naturalista convinto ed esperto, ma avverte l’infedeltà dell’autore nei confronti di alcune modalità di rappresentazione oggettiva. Le considerazioni di P. F. sono solo un appunto, che non si trasforma mai in un giudizio negativo sull’opera, e sul suo autore; egli apprezza alcune delle caratteristiche più riconosciute alla narrativa di Daudet, cioè la grazia e la delicatezza delle descrizioni. Il giovane critico considerava il romanzo un capolavoro, nonostante alcuni limiti di essere difeso con una punta di sarcasmo dalle stroncature della Domenica Letteraria.
Linea editoriale del "momento"
Il Naturalismo era punto di riferimento inconfutabile e naturalista, si professavano i redattori del periodico; la tolleranza e l’apertura mentale dovevano essere qualità da dimostrare senza soverchi atteggiamenti censori verso chi manifestava in modo acceso le proprie simpatie verso le nuove forme di realismo o palesava le personali perplessità nei confronti del positivismo e del verismo. Dalla compresenza di queste 2 tendenze, il giornale poteva acquistare credibilità e dimostrarsi liberale.
Nel Momento P. F. espone il metodo di Zola, che egli trova tracciato nello studio importantissimo “Le Roman Expérimental”. La parte più importante dell’articolo è quella in cui Pipitone entra nel merito delle accuse rivolte a Zola, soprattutto quella di immoralità e di mancanza di genio artistico. Altra accusa rivolta a Zola è quella di non essere un vero artista. P. F. di Zola disapprova l’esagerato descrittivismo.
Un altro punto programmatico, riguardava l’attenzione da riservare al teatro: “Il momento” si occuperà del movimento teatrale. Vi furono diverse rubriche affidate a Silvestri Marino, che informavano sul movimento teatrale in Italia e sulle rappresentazioni allestite a Palermo. Il Momento si proponeva di diventare l’osservatorio più attendibile della letteratura francese contemporanea.
Al giovane Vittorio Pica viene chiesto di recensire il romanzo Au Bonheur des Dames di Zola. Le considerazioni di Pica risultano meno interessanti quando il critico si produce in difesa scolastica del metodo zoliano, e acquistano un rilievo notevole quando viene individuato il vero protagonista della vicenda proprio nel Bonheur des Dames. Il giovane critico era convinto che il progresso avesse un prezzo, e che il romanzo di Zola fosse l’espressione più alta di tale drammatica verità. La critica avversa al naturalismo, aveva attaccato il romanzo accusandolo di monotonia e di mancanza di passione.
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