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Meccanismi tecnici della narrazione

La teoria della comunicazione narrativa si trova all'interno della teoria della comunicazione di Jakobson. I fattori della comunicazione jakobsoniana sono: emittente, messaggio e destinatario, dai quali la comunicazione non può prescindere. Il messaggio non ha vita autonoma ma ha relazioni col referente (oggetto, contesto). Il contesto è la situazione storica e letteraria nella quale c'è il messaggio. Il canale è il mezzo attraverso il quale il messaggio viene trasmesso. Il codice è l'insieme della lingua (la possibilità di capirci è possibile grazie all'appartenenza dello stesso codice della lingua italiana). Ogni atto comunicativo ha delle funzioni e agisce in maniera diversa a seconda dei fattori. Ha una funzione emotiva, conativa (al fine di, risultato, scopo) e referenziale (indicare qualcosa).

Comunicazione narrativa e storytelling

Tutto ciò viene trasportato al livello dello storytelling. La comunicazione narrativa ripercorre esattamente la tricotomia jakobsoniana 'emittenza, testo e ricevente'. Il testo è centrale perché è l'elemento da cui si deve partire. Si fa poi una distinzione tra le due figure dell'autore e del lettore. L'autore empirico e il lettore empirico fanno riferimento alla persona (es. Italo Calvino, persona che ha una sua biografia, autore concreto) di chi emette o riceve il messaggio (lettore individuale, colui che ha il libro in mano). L'autore e il lettore modello o implicito sono figure astratte che ricaviamo dal testo (es. Italo Calvino come scrittore del “Barone rampante”). Quando si legge un libro non ci dobbiamo interrogare su chi è fisicamente la persona che lo ha scritto. Il lettore implicito non è il lettore fisico ma è quel lettore ideale al quale l'autore pensa quando scrive il libro.

Paratesto e narrazione

Paratesto: fa riferimento al fatto che ogni prodotto narrativo deve mostrare che il testo è direzionato da ciò che gli sta intorno. Lo confeziona all'esterno come un messaggio. Non è solo il contenuto che ci attira ma anche la copertina, la collana rilegata, la confezionatura, l'immagine, i risvolti editoriali e tutto ciò che sta intorno al testo. Umberto Eco afferma che il testo narrativo è una “macchina pigra” che ha bisogno di essere messo in moto. In ogni racconto c'è un narratore e un narratario - esempio: “Decamerone”. Quale sarà il narratario della voce narrante della prima storia? Ciascuno racconta la storia sapendo che hanno come destinatario gli altri nove ragazzi che ascoltano. Il narratario è il destinatario della storia.

Storia e discorso

Cosa si racconta e come si racconta sono due cose diverse:

  • Cosa si racconta: Eventi, personaggi, fatti, luogo, tempo.
  • Come si racconta: Modo, tecnica narrativa.

La fabula/storia/story si contrappone al sjuzet. La storia sono i fatti che vengono raccontati. Il discorso riguarda il modo in cui i fatti sono narrati nel testo. La fabula/storia riguarda lo svolgimento spazio-temporale. L'intreccio o discorso sono le modalità con cui questo mondo di fatti è raccontato dallo scrittore. La differenza tra storia e racconto è un elemento che caratterizza la narrazione moderna, ma anche quella del romanzo cavalleresco. L'intreccio non va confuso con la trama. L'intreccio fa riferimento a livello narrativo (es. fatti di Renzo e Lucia in parallelo, non i fatti di per sé).

Voce, modo e tempo nel discorso narrativo

La voce è colui che parla, il narratore, chi racconta la storia. Egli ci comunica i fatti nel tempo. La voce che narra non ha niente a che vedere col concetto di autore. Ci sono varie tipologie di narratori:

  • Extradiegetico (fuori dalla storia in terza persona estranea alla vicenda).
  • Omodiegetico (dentro la storia in prima persona non protagonista, testimone di ciò che accade).
  • Autodiegetico (protagonista della storia che parla di sé).

Esiste anche la narrazione in seconda persona che però è molto rara. Viene utilizzato il “tu” (destinatario del romanzo: lettore) anziché il “egli”. Viene utilizzato spesso nelle avanguardie. Si trova in un testo di Calvino “Se una notte d'inverno un viaggiatore”. Viene utilizzato uno statuto narratorialeparticolare. Il narratore/autore (in questo caso) si rivolge direttamente al lettore.

Autenticazione nella narrazione

Autenticazione diatica: all'interno della narrazione sono inseriti dei discorsi diretti. Inserendo il discorso diretto si chiama in causa la veridicità del personaggio. L'attendibilità aumenta. Abbiamo quindi due parole: la parola del narratore esterno e la parola del personaggio che parla in prima persona (es. “Don Quijote”). Per Don Quijote il mulino sono giganti, mentre per Sancho Panza sono solo mulini.

Autenticazione graduata: la certificazione di autenticità non è affidata alla voce del narratore, ma a quella dei personaggi. Questo accade soprattutto quando c'è un narratore interno che parla in prima persona. Se c'è un personaggio che parla in prima persona quel personaggio potrà certificare la veridicità di quella cosa solo se la vede. È quindi un'autenticazione parziale e limitata alla sua conoscenza.

Complicità tra autore e lettore

Un racconto funziona perché si crea una complicità tra autore e lettore, il quale accetta ciò che gli viene raccontato come reale. Leggendo si ha una sospensione dell'incredulità. Ci dimentichiamo che leggiamo un testo di finzione e la prendiamo come storia vera. Il lettore crede al narratore. Tra Ottocento e Novecento questo meccanismo inizia ad essere messo in discussione. Ci sono dei casi nella narrativa della modernità in cui la funzione di autenticità del racconto viene messa in discussione. La percezione della finzionalità del testo inizia a farsi più presente. Inizia ad essere messa in discussione l'attendibilità del narratore.

Narratore inattendibile

Wayne Booth: “The Rhetoric of Fiction” 1961. Il narratore inattendibile non risolve tutte le questioni e i dubbi del lettore. Egli non dà risposte e mette in crisi le certezze che il lettore ha raccolto durante il testo. Il lettore si deve insospettire, deve cercare una verità al disopra di chi gli racconta la storia. Seymore Chatman: “Storia e discorso. La struttura narrativa nel romanzo e nel film” 1978.

Modalità del narratore

Il modo: il narratore fornisce al lettore le informazioni relative alla storia in due modalità precise:

  • Showing: messa in scena diretta degli eventi, quasi assenza del narratore, dialogo tra personaggi, scena di teatro.
  • Telling: presenza del narratore, descrive gli ambienti, onnisciente.

Distanza e focalizzazione

La distanza è quello spazio immaginario che separa l'autore e i personaggi, di vari elementi che compongono lo spazio temporale narrativo. Distanza intellettuale (chi emette il messaggio è lontano nel tempo da chi lo riceve), emozionale (diverse idee e pensieri), etica (presupposti morali possono non coincidere con quelli di un testo), spaziale (testo prodotto in un'altra nazione). Attraverso la misurazione della distanza si può capire le intenzioni dell'autore. La distanza può essere anche interna al testo fra i personaggi.

Focalizzazione

Il punto di vista è diverso dalla voce. Un conto è chi racconta, un conto è chi vede gli eventi -> focalizzazione. È il punto di vista dal quale gli eventi sono raccontati. Focalizzazione zero (no punti di vista diversi da quelli del narratore). Focalizzazione interna (il narratore ne sa quanto il personaggio). Focalizzazione esterna (il personaggio sa più del narratore stesso). La focalizzazione spesso si confonde con il narratore, ma in realtà sono due cose diverse. La distinzione è tra chi racconta (narratore) e chi vede (focalizzazione). Essi potrebbero coincidere.

Focalizzazione = un testo si definisce focalizzato quando le informazioni narrative sono ristrette alla percezione, conoscenza di qualcuno (solitamente un personaggio interno = personaggio reflector). Quando non c'è un personaggio che riflette si ha la focalizzazione zero dove il narratore esterno ed onnisciente ci dà tutte le informazioni necessarie (Promessi sposi). Quando il narratore racconta tramite gli occhi di un personaggio si ha la focalizzazione interna (le ultime lettere di Jacopo Ortis - romanzo epistolare). La focalizzazione interna si suddivide in altre tre parti: fissa quando ha un unico reflector, variabile quando ha più reflector e infine multipla quando un evento viene narrato da diversi reflector. Focalizzazione esterna quando c'è un narratore che registra gli eventi dall'esterno secondo il proprio punto di vista (alcuni racconti di Hemingway).

Prospettiva

La prospettiva non va confusa con il punto di vista (chi vede). Mentre la visione riguarda qualcosa che accade al di fuori del personaggio, la prospettiva riguarda la visione soggettiva del mondo del narratore o di un personaggio. La prospettiva è legata alla dimensione soggettiva della visione del mondo, ovvero al livello psicologico e non dei fatti raccontati. La prospettiva, però, può influire sulla visione. Questo è lo snodo del modernismo letterario che inizia tra fine Ottocento inizio Novecento. Essa trova in Italia la sua prima grande espressione in Luigi Pirandello. I fatti sono sacchi vuoti che non hanno consistenza finché non si riempiono di soggettività del personaggio/narratore. La prospettiva può determinare la visione di un fatto.

Tempo narrativo

Il tempo narrativo non è il tempo della storia (quasi mai). Il tempo della narrazione non è il tempo della realtà. Il tempo del discorso narrativo è rimescolato, molto spesso, rispetto al tempo naturale. La narrazione è un atto di parola che situa eventi nel tempo. Il tempo definisce il racconto. L'ordine naturale degli eventi viene, però, manipolato per attrarre il lettore -> anacronie che tendono a scompaginare l'ordine della storia. Anacronia narrativa = discordanze tra l'ordine logico-cronologico della fabula e l'ordine dell'intreccio. Una delle funzioni più tipiche dell'anacronia è quella completiva, ovvero di completare le informazioni e spiegare ciò che è successo o che succederà (es. storia della monaca di Monza per poter raccontare ciò che lei farà a Lucia), per completare il quadro.

Due tipi di anacronia narrativa sono:

  • Analessi = (flashback) momento in cui si torna indietro per raccontare quello che è successo prima.
  • Prolessi = andare in avanti (flashforward) anticipazione di ciò che può accadere.

L'autore vuole far capire su come si arriva alla conclusione del racconto. Le anacronie vengono utilizzate per creare effetti, studiati, sul lettore. Ci sono, poi, aspetti particolari del tempo, quali: acronia e sillessi. Nell'acronia ci sono rotture del tempo narrativo con ricostruzioni di eventi che non hanno niente a che fare con quel fatto. La sillessi è composta da eventi legati sp...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jemba98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bacchereti Elisabetta.
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