Moda e modernità letteraria
Dalla seconda metà dell'Ottocento si definisce un suggestivo intreccio tra moda e letteratura. È possibile rileggere le opere di molti scrittori attratti dal fascino della moda, intesa come lusso e seduzione, ma già specchio delle contraddizioni contemporanee (proprie del '900, e del personaggio novecentesco). Si annuncia nel Barocco il trionfo contemporaneo della moda, la quale rivela una natura moderna per la ricerca del nuovo, la meraviglia, la creazione di artifici.
La moda assume valenza letteraria e filosofica nel XVIII sec. (700/800), attestata dalla rilevanza della moda nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert e dall’attenzione di Kant. Il tema moda si ripropone ai letterati all’inizio dell’800. La moda assume un’inedita connotazione filosofica nel Dialogo della moda e della morte di Giacomo Leopardi (1824). In questi anni si pubblica anche il Trattato della vita elegante di Balzac (1830). Nel Pittore della vita moderna (1863), Baudelaire scopre l’intima affinità tra moda e modernità. Fine '800 si assiste al fenomeno dei letterati che si occupano di moda e prestano la loro scrittura a scritti giornalistici (Mallarmé e D’Annunzio), per poi arrivare alla crisi dell’Io novecentesco rispecchiato a pieno nell’abbigliamento dei personaggi dei romanzi novecenteschi.
Moda e modernità: l’era dell’artificiale
Con la modernità emerge un nuovo interesse degli scrittori per la moda. Per Giacomo Leopardi nel Dialogo tra la moda e la morte, la moda viene intesa come trasformazione perenne. Moda e morte figlie della caducità (fugacità). Moda sorella della morte in quanto disfano e rimutano continuamente. Con Baudelaire nel Pittore della vita moderna si ha l’immagine della moda come paradigma della modernità. L’era della moda è anche il tempo transitorio ed effimero della modernità. La moda è soprattutto trionfo dell’artificiale sulla natura. Laddove Baudelaire sceglie l’artificio, Zola al contrario condanna una moda che inverte il rapporto tra corpo e abito a favore di quest’ultimo (trasformando la carne in semplice oggetto).
Dandismo ed estetismo
Nella seconda metà dell’800 si diffonde la moda del dandismo (nasce in Inghilterra inizialmente) ispirata alla figura di Lord Brummel. Teoria del dandismo: non solo come “arte del vestire” ma anche “maniera di essere”. Sorprendere con l’eccentricità. La figura del dandy è una figura moderna. Eleganza come semplicità costruita. Il dandy vuole distinguersi dalla massa, è un anticonformista; viene definito anche l’ultimo eroe della modernità (nel carattere di opposizione nei confronti della società di massa e conformista).
Mallarmé giornalista di moda
Nel 1874 curò la rivista La dernière mode, gazette du monde et de la famille: qui si assiste alla fusione tra moda e letteratura, poiché il poeta si trasforma in giornalista mondano descrivendo le toilettes delle nobildonne parigine (anticipa la scrittura di D’Annunzio).
- Scrittura dominata dal gusto per il particolare che si esprime nella descrizione minuziosa degli accessori e degli ornamenti dell’abito.
- Centralità delle pietre preziose, gioielli concepiti come opere d’arte.
- Riferimenti al ventaglio, l’oggetto più simbolico per Mallarmé (valore metaforico: ala che sbatte nel volo → infinito).
- Riferimenti alle stoffe
- Riferimenti ai grandi magazzini
D’Annunzio cronista di moda
Dal 1884 collabora con la rivista romana La Tribuna, in qualità di cronista mondano: sul modello dei grandi quotidiani parigini, D’Annunzio elabora una raffinata scrittura di moda delle toilettes delle donne aristocratiche romane (a passeggio, a ballo, a teatro..).
- Crea una vera mania per il giornalismo mondano (anticipando i meccanismi del “gossip”).
- In lui si manifesta l’estetismo e il gusto del lusso.
- Stile prezioso, lessico ricercato.
- Compiacimento sessuale ed erotico dell’abito; nella sua scrittura domina una sorta di culto feticistico della moda.
- Connotazione erotica delle pellicce, specie se “usata” (tema che ricorrerà anche nel Piacere e specialmente nella Cronachetta delle pellicce).
- Erotismo del guanto: nasconde e nel contempo definisce la mano, come una seconda pelle.
- Esalta il ventaglio che deve essere dipinto e disegnato.
- Passione per i tessuti preziosi e stampe orientali (come Proust).
Donne fatali
Nella letteratura della seconda metà dell’800 s’afferma la figura della femme fatale, trasgressiva, perversa, crudele, immagine della bellezza medusea e vampiresca; si crea una sorta di stereotipo (come nel caso del dandy) che si afferma soprattutto tramite gli abiti.
- Es. rappresentazione di Gustav Klimt come la Giuditta, Salomè; Elena Muti in Il Piacere di D’Annunzio; Nata in Tigre reale di Verga; la marchesa Casati Stampa; l’attrice Vera Nestoroff in I quaderni di Serafino Gubbio operatore; Marion di Marion artista di caffè concerto di Annie Vivanti; la russa Maria Tarnovska in Circe di Annie Vivanti; contessa Livia di Senso di Camillo Boito.
Manifesti futuristi della moda
Nei manifesti si definisce una nuova idea della moda concepita come fenomeno peculiare della modernità. Si inventa un abbigliamento dinamico, adatto alla vita nella città.
- Giacomo Balla (era un pittore) → vestito neutrale (chiari riferimenti all’impegno bellicista dei futuristi)
- Palazzeschi → abolire tinte neutre e cupe, sinonimo di mediocrità.
- Volt → abito tecnologico, perfetta fusione tra moda e società industriale. Nuovi materiali: pelle di pesce, alluminio, lanital, caucciù, canapa.
- Marinetti → in Contro il lusso, polemica contro gli abiti costosi, esaltazione dell’economicità; Toilettite: mania del lusso femminile che conduce le donne verso il “denaro” piuttosto che verso la “carnalità” (quest’ultima è quella che permette la prosecuzione della specie).
Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti
Guido Gozzano - Nella sua poesia prevale il gusto degli oggetti fuori moda. Anche i vestiti appartengono ad un tempo perduto. Rievoca gli abiti ormai demodé. Rifiuto del tempo presente. La donna è rappresentata attraverso gonne, pizzi e cuffiette: sono creature più del ricordo che della realtà. Il valore mnemonico dell’abito ricorda la poetica proustiana.
Amalia Guglielminetti - Rappresenta il passaggio tra femme fatale e donna emancipata. Nella vita e nelle sue opere Amalia rappresenta l’immagine della donna fatale (lei stessa viene ricordata come una vamp). Nelle sue opere si riscontra una femminilità inquieta, spesso intenta a celare dietro abiti seducenti una segreta fragilità (vedi Il ritratto a pastello). Si manifesta la volontà di liberare la donna dallo stereotipo dal manicomio elegante, da sostituire con una nuova immagine di forza ed energia che anticipa un’epoca di trasformazioni.
Proust - Abiti e memoria
Nell’opera di Proust si sublima il mito dell’eleganza della Belle Epoque. Crea un vero e proprio racconto di moda, idealizzando le donne di un passato vissuto; si delinea un rapporto tra memoria e abiti (questo è il motivo conduttore della Recherche). I vestiti e gli accessori compiono il miracolo della metamorfosi, creando un mondo spesso poetico o fantastico. La donna diviene bellezza assoluta, trasfigurata tramite il ricordo.
De Pisis, Savinio, Panzini
De Pisis - Riabilita un argomento fino ad allora considerato futile e frivolo: il modo di vestire maschile. Per lui l’eleganza è semplicità, un misto tra spontaneo e costruzione; l’eleganza consiste nel rifuggire dalle cose comuni e prescritte. Cravatte, foulard, fiori all’occhiello.
Savinio (era un pittore letterato) - Condanna la frivolezza che la moda racchiude; disprezza la moda come imitazione, fenomeno di ridicolo mimetismo. Fa una polemica contro il Conformismo. Polemica contro i tacchi alti, contrari ai principi della salute e alla naturalità in genere.
Panzini - Connubio inscindibile tra moda e donna → definita come “animale vestito”. È il primo che costruisce una storia degli abiti.
Pirandello, Bontempelli, Rosso di San Sepolcro
Pirandello - Vestito come superficie, maschera, apparenza del personaggio. Personaggi intimamente scissi e tormentati. Dietro la superficie dell’abito, si scopre la vera essenza del personaggio. Il vestito diviene l’immagine esteriore del dissidio tra verità e finzione, vita e forma, dissociazione dell’Io.
Bontempelli (commediografo) - Si ritrova la visione pirandelliana degli abiti. Scrive la commedia Nostra Dea (1925): Dea (la protagonista) cambia carattere a seconda del vestito che indossa, simbolo di femminilità volubile, ma soprattutto del relativismo che annulla la consistenza dell’Io → moderna dissoluzione dell’Io anticipata da Pirandello. L’abito è il personaggio. Rappresenta la crisi del personaggio.
Rosso di San Sepolcro (drammaturgo) - Crisi moderna del soggetto in un’epoca di contraddizioni e incertezza. Disumanizzazione dell’Io.
Joyce e Moravia: nel guardaroba del voyeur
Joyce - Nell’Ulisse (1922) si accentua il carattere grottesco dell’abbigliamento, spesso collegato ad un erotismo perverso e voyeuristico, che prelude la scrittura di Moravia. L’abito diviene simbolo di perversione e degrado. Il capo d’abbigliamento suscita il desiderio del voyeur, sino al piacere fisico; apice del voyeurismo nell’episodio di “Nausica” (dove Bloom contempla eccitato una fanciulla sulla spiaggia, la quale si compiace d’essere spiata).
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Appunti Letteratura italiana moderna e contemporanea
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Monografico Secondo semestre di Letteratura italiana moderna e contemporanea - La letteratura antagonista
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