NEOREALISMO
‘45-‘55
Il “neorealismo” è una corrente che copre un decennio, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al
‘55. Queste date non sono confini rigidi, infatti, ci sono degli autori che precedono o susseguono a
queste date. Il termine “neorealismo” è stato utilizzato per la prima volta in ambito cinematografico
da Mario Serandrei, per descrivere il film “Senso” di Luchino Visconti. Egli inventò questo termine
che venne usato per definire non sono la corrente cinematografica dell’immediato dopoguerra, ma
anche l’ambito letterario. “Neorealismo” è un termine composto da ‘neo’ che rimanda ad un
atteggiamento di innovazione, di novità rispetto a ciò che c’era prima.
L’anno 1947 è significativo per il neorealismo: Calvino esordisce con “Il sentiero dei nidi di ragno”,
Primo Levi con “Se questo è un uomo”. La volontà degli scrittori neorealisti è di raccontare quello
che si è vissuto durante il fascismo, la Seconda Guerra Mondiale e la guerra partigiana. Il
neorealismo si fonda sul fatto che la guerra fu un esperienza condivisa, che coinvolse grandi strati
della popolazione. Ci sono due modi di raccontare questi fatti del passato prossimo:
il racconto finzionale (romanzo) il racconto fattuale (memoriale/documento)
dei nidi di ragno”,
In “Sentiero Calvino narra la sua partecipazione alla guerra come partigiano nelle
‘Brigate Garibaldi’ (di ideologia marxista) dal 1943 contro fascisti e tedeschi. Nel ‘47 pubblica
questo romanzo fondato sulla sua esperienza, senza scrivere un’autobiografia, ma scegliendo un
altro protagonista. Nel 1964 Calvino scrive una prefazione al libro, molto lunga e complessa, per
spiegare le ragioni che lo hanno portato a recuperare questo testo, ripubblicandolo. Nella
prefazione parla anche del neorealismo. Egli lo definisce come una corrente involontaria, che non fu
una scuola. Afferma che il neorealismo nasce dal bisogno di raccontare e di raccontarsi senza alcun
intento programmatico (fino ai primi anni ‘50). La sua preoccupazione è anche quella di dare dignità
letteraria a quella che sembrava una letteratura contenutistica e spontanea, senza dar conto alle
tecniche linguistiche. Calvino afferma che i neorealisti avevano dei modelli per quanto riguarda la
I Malavoglia).
tecnica linguistica (utilizzo del lessico e del paesaggio locale ~
Scrivendo queste sue storie, l’autore si trovava faccia a faccia con il pubblico, raccontando la sua
storia appena vissuta, condivisa da tutti. C’è un abbattimento della barriera comunicativa tra il
lettore e l’autore. Si crea una condivisione di conoscenze ed esperienze che li avvicina. Molti
scrittori non di professione scrivono libri per il bisogno di parlare e raccontare.
E
Testimoniare-raccontare-rappresentare (guerra, resistenza, lager, dopoguerra, realtà sociale,
I
problema del Meridione)
Il periodo neorealista si può dividere in due fasi:
fase spontaneista
• —> suddivisione in ‘racconto finzionale’ e ‘racconto fattuale’, e idea calviniana;
fase programmatica
• —> ciò che viene scritto contiene anche una istanza etica (intenzione di
carattere morale). Un esempio è Elio Vittorini che inizialmente aveva aderito al fascismo e nel ‘36
entra in crisi con il regime a seguito dell’aiuto del fascismo a Francisco Franco nella guerra civile
spagnola. Elio Vittorini a quel punto si stacca dal fascismo e si unisce ai movimenti partigiani.
Vittorini fonda poi una rivista settimanale (poi mensile) gratuita molto famosa del dopoguerra: ‘Il
politecnico’ che esce tra il ‘45 e il ‘47 e che vuole far vedere il nuovo impegno degli intellettuali.
Non è una rivista letteraria, ma riguarda molti campi di azioni e di tecniche.
‘50-‘55
In Italia, la parte politica era governata dalla Democrazia Cristiana, mentre la parte socio-culturale
era governata dalla sinistra (marxista-socialista). Si forma così il ‘realismo socialista’, portato dalla
Russia con il filosofo Lukacs. L’opera letteraria ha un suo valore se contribuisce alla formazione, alla
prospettiva, alla posizione e all’educazione di una coscienza politico/ideologica. Questo tipo di
realismo non è più a contatto con la realtà, ma la cambia portando idee politiche.
Uscì nel 1951 “L’inchiesta sul Neorealismo” di Carlo Bo che condusse sul campo, ascoltando una
trentina di intellettuali. In questo testo si parla della cultura contadina di fronte all’avanzare della
civiltà industriale, il dibattito su città e campagna, i temi del legame con le radici popolari e la
ricerca di una nuova estetica che sappia rappresentare il Paese senza tradirne le speranze e gli
ideali, senza cercare di intaccare gli ideali e gli schieramenti politici degli intervistati.
Possiamo dire, quindi, che esistono tanti tipi di neorealismi quanti sono gli scrittori neorealisti. Il
neorealismo di Vittorini, ad esempio, è caratterizzato da: annullamento della distanza scrittore-
lettore, realtà concreta, impegno morale, oggettività, senso di condivisione, adesione ai fatti, forma
breve, scrittura anti-accademica, prevalenza del dialogo.
Tematiche del neorealismo
• memorialismo
• guerra
• resistenza
Conversazione in Sicilia,
1941 Vittorini
◦ Paesi tuoi,
1941 Pavese
◦ Uomini e no,
1945 Vittorini
◦ Il sentiero dei nidi di ragno,
1947 Calvino
◦ La casa in collina,
1948 Pavese
◦ L’Agnese va a morire,
1949 Viganò
◦ La luna e i falò,
1950 Pavese
◦ Una questione privata,
1963 Fenoglio
◦ I piccoli maestri,
1964 Meneghello
◦ Il partigiano Johnny,
1968 Fenoglio
◦ Conversazione in Sicilia
Elio Vittorini: 1941
È un romanzo che non si inserisce nei confini del neorealismo poiché è stato pubblicato prima. La
figura di Vittorini avrà un’importanza particolare all’interno della seconda fase del neorealismo.
Calvino lo indica come uno dei tre maggiori testi che hanno preceduto e dato via al neorealismo.
Questo non è il primo romanzo di Vittorini, in precedenza aveva pubblicato una serie di racconti e
un romanzo intitolato “Il garofano rosso” che era stato pubblicato a puntate su una rivista fiorentina:
‘Solaria’*. Quest’ultimo è un romanzo di formazione, ma nel modo in cui lo scrive provoca la
chiusura della rivista. Pavese e Vittorini sono i due letterati che si occupano di tradurre i grandi
lavori americani.
in Sicilia”
“Conversazione lo scrive nel suo periodo di svolta causato dall’aiuto del fascismo alla
guerra civile spagnola di Franco e viene pubblicato in volume nel 1941. È un testo molto particolare
che si snoda in una serie di brevissimi capitoli. Si presenta come un viaggio di ritorno alla terra
natale di Silvestro. Egli ricevette una cartolina dal padre in cui avvisava che avrebbe lasciato la
madre per andare con un’altra donna. Una mattina Silvestro si trovava alla stazione di Milano e
decise improvvisamente di andare a casa. Inizia così il ‘nostos’ ovvero il ritorno in patria. Questo
ritorno è uno spostamento nello spazio, ma anche nel tempo che ha un significato profondo, porta
alla rivalutazione dei rapporti individuali e affettivi, e assume una connotazione ulteriore che si
traduce nel fatto che Silvestro entra in una dimensione universale dell’essere uomo. Quello che
conta è la riscoperta del sé come genere umano e alla dimensione universale dell’uomo che può
salvare dagli errori che si stanno consumando in Europa. La storia è finzionale, ma Silvestro è una
proiezione intellettuale di Vittorini.
L’incipit del libro è la registrazione di un malessere, di una crisi personale che riprende una crisi
europea (‘36-‘38). Il protagonista è, per ciò, in preda ad “astratti furori”. Profetizza, poi, le
conseguenze che ci saranno a causa di ciò. Uso della ripetizione e della paratassi.
È un viaggio degli anni ‘30, quindi un viaggio lunghissimo. Il Trasferimento da Milano a Sicilia in
treno, è accompagnato da conversazioni con vari personaggi che, però, non hanno un’identità di
persona, sono occasioni di riflessione. Il personaggio più decisivo che incontra è un imprenditore
agricolo che sta tornando dalla famiglia. Egli è chiamato con un titolo: “il gran Lombardo”. Nella
conversazione con lui viene fuori la politica vitale di Vittorini. Il lavoro e il mantenimento della
famiglia non sono gli unici doveri di un uomo. Ci sono anche doveri sociali, verso gli altri, che
affermano l’uomo. Questo è uno dei primi momenti di formazione di Silvestro. Arrivato in Sicilia,
decide di andare a vedere il lavoro della madre, andando a visitare i malati che cura. Ciò gli apre
nuovi orizzonti e interroga la madre su questo aspetto. La conversazione si gioca su una domanda
che Silvestro pone alla madre: “quale uomo, secondo te, è più uomo degli altri?”. La madre non
segue bene il ragionamento di Silvestro, finché lui non la porta a concludere che “l’uomo è più
uomo nella sofferenza e nel dolore”. È questo il punto di arrivo del viaggio di Silvestro. Nel finale si
scopre che Silvestro non è figlio unico, e ha un fratello, Liborio, arruolato nelle truppe fasciste che
combattono in Spagna. L’ultima sera prima di partire si ritrova a bere in una locanda con degli
amici. Vagando di notte sotto questa condizione di ebrezza si ritrova nel cimitero. Trova lì una statua
di un soldato morto nella Prima Guerra Mondiale. Silvestro ha un’allucinazione e pensa che la
statua si stia lamentando. Ha un colloquio allucinato con la statua. Ha la percezione che si tratti del
fantasma del fratello e che il fratello sia morto nella guerra civile spagnola. Quando torna a casa la
mattina della partenza arriva un messo comunale con una lettera in cui lo Stato italiano si dichiara
dispiaciuto ma onorato del servizio del fratello e ne comunica la morte. Quando Silvestro va via il
padre torna. Il viaggio non lo guarisce dagli “astratti furori”.
Linguaggio: ritmico, simbolico, metaforico —> realismo simbolico
*(È una rivista nata nel 1926 che ha una durata ampia, fino al 1936. Nasce con una doppia anima perché i due fondatori sono Alessandro Bonsanti,
scrittore e letterato fiorentino, e Alberto Carocci, uno storico. Il termine ‘Solaria’ è un neologismo ed è formato dall’unione di sole e aria. Il termine
indica che questa rivista ha come scopo la creazione di uno spazio libero e aperto, che riuscisse a mantenere vitale la letteratura italiana e straniera in
un periodo di regime. Gli scrittori solariani e il progetto che sta alla base della rivista, investe molto sul romanzo. Viene rivalutata la forma romanzo
come forma capace di rappresentare le problematiche della realtà, dopo un trentennio in cui il romanzo era diventato una forma narrativa di consumo
senza rappresentare i problemi della realtà. Dostoevskij è un punto di riferimento per i solariani).
Paesi Tuoi
Cesare Pavese: 1941
È il romanzo d’esordio di Pavese perché precedentemente aveva scritto solo poesie. Il titolo è
tematico perché indica la volontà di Pavese, e di Vittorini, di recuperare la propria identità della terra
nella quale si è cresciuti. Ha un valore non più di ricerca del colore locale, ma è un modo per trovare
nella provincia, la dimensione dell’uomo stesso, le radici dell’uomo.
Il racconto parte dall’incontro di un personaggio che svolge l’attività di meccanico e che incontra in
prigione un altro personaggio che viene dalle Langhe (paese dell’autore), figlio di un contadino, in
galera perché sospettato di essere un piromane. Quando escono dalla galera, il protagonista ha
perso il lavoro, l’altro deve tornare a casa, ma ha paura dell’ira del padre. Il contadino chiede al
protagonista di accompagnarlo a casa e gli offre un lavoro. Da qui abbiamo un viaggio di scoperta
del protagonista che viene dal mondo cittadino e dal contadino che viene dalla campagna. C’è una
dialettica tra l’elemento riferito alla terra, alla campagna e l’elemento relativo alla città, alle sue
dinamiche e alla sua vita, e come l’uomo si muove in questi due ambienti. Il ritorno al proprio paese
è visto come un ritorno alle origini, un ritorno esistenziale dell’uomo, un recupero della dimensione
universale dell’uomo radicato nel proprio luogo di origine.
Uomini e no
Elio Vittorini: 1945
Nell’immediato dopoguerra, Vittorini, pubblica questo romanzo che racconta la storia in un
personaggio di finzione. Gli uomini sono i partigiani, che rappresentano l’umanità, e i ‘no’ sono i
fascisti, che rappresentano la bestialità. Questo romanzo è strutturato secondo un doppio livello del
racconto:
a) Guerriglia urbana dei GAP (Gruppi armati di Azione Patriottica a Milano), come dimensione reale;
b) Vicenda esistenziale, come dimensione onirica, memoriale.
Il sentiero dei nidi di ragno
Italo Calvino: 1947
In questo romanzo, Calvino rinuncia ad utilizzare una narrazione autobiografica per non sfociare nel
narcisismo. Imposta, così, una storia di finzione che affida ad un ragazzino, Pin, che si trova
coinvolto in una serie di avventure. Il narratore è esterno e parla in terza persona, ma è fortemente
focalizzato dal punto di vista di Pin. Ciò comporta che il grado di conoscenza degli eventi è quello
di un ragazzino. È un grado di consapevolezza straniato, perché, pur trovandosi nel cuore di un
gruppo di partigiani, vive la sua avventura come se fosse immerso in un mondo favoloso di cui gli
sfuggono le dinamiche storiche e drammatiche. L’escamotage di Calvino è questa commistione di
elementi realistici e finzionali. Pin si trova in un’emarginazione sociale. È un bambino senza infanzia
che, a causa della sua collocazione sociale partigiana e adulta, viene escluso dagli altri ragazzi. Egli,
infatti, frequenta osterie e canta canzoni da adulti. ‘Il sentiero dei nidi di ragno’ è un luogo fantastico
che ha inventato Pin. Per lui rappresenta un luogo segreto e magico, nei boschi dove i ragni “fanno i
nidi”. Calvino concepisce il racconto come una favola ed usa i meccanismi della fiaba intrecciati ai
momenti della Resistenza, elaborando in maniera originale e finzionale il tema della Resistenza. La
scelta che ha fatto consapevolmente e che rende il romanzo originale, è aver posto al centro un
gruppo di partigiani assolutamente antieroici, inaffidabili, indisciplinati e comandati da un
personaggio che non crede in quello che fa e che ha come chiodo fisso un’unico obiettivo:
conquistare l’unica donna del gruppo, sposata con il cuoco del gruppo.
Nella prefazione del ‘64 Calvino sente un po’ il rimorso di questa rappresentazione grottesca. Si è
reso conto che, avendo scritto in quel modo, ha provocato una sorta di terremoto memoriale. Dice,
però, di averlo fatto per un motivo ben preciso. Le giustificazioni a posteriori sono: già in quegli anni
dopo la fine della guerra si ragionava sulla Resistenza in due filoni principali. Da una parte un filone
di esaltazione eroica del movimento della Resistenza, dall’altra l’atteggiamento opposto,
denigratorio, tendente ad una svalutazione, il ridurlo ad una banda violenta. Calvino voleva trovare
un modo per parlare della Resistenza che si ponesse in una dimensione di mezzo tra i due filoni.
Egli ha realizzato ciò attraverso il punto di vista fiabesco di Pin e quel gruppo di partigiani, che
sottolinea la dimensione antieroica. D’altra parte questo gruppo, con tutti i suoi limiti, si è inserito in
una dimensione storica giusta, poiché ha contribuito alla dinamica in positivo della storia. Questo
era già compreso nel romanzo, nel capitolo nono, dove appunto spiegava attraverso le voci dei
personaggi, ciò. Questo capitolo fu molto criticato da Pavese che gli consigliò di toglierlo. Calvino,
però, non lo tolse né allora né successivamente.
La casa in collina
Cesare Pavese: 1948
È un romanzo impostato in maniera completamente diversa da quello di Calvino. La visione è
dall’esterno della Resistenza. Pavese non accetta di combattere e partecipare e lascia Torino per
rifugiarsi in campagna. Non per questo era un simpatizzante del fascismo, anzi, fu anche
allontanato dal regime in Calabria. Il protagonista è Corrado, un intellettuale, che è il travestimento
di Pavese. Pavese ha lo stesso pensiero di Calvino riguardo la Resistenza e i gruppi partigiani. La
storia di Corrado è la storia di un uomo dilaniato da questa contraddizione interiore. All’esterno si
svolge la guerra partigiana. Il personaggio opposto a Corrado è una donna della quale lui era
innamorato, che, però, sceglie la lotta partigiana, separandosi da lui. S’intitola così perché la casa in
La casa in collina Il
collina è il luogo dove Corrado trascorre il periodo della lotta partigiana. si lega a
sentiero dei nidi di ragno per quanto riguarda il tema dello spreco e della morte. Per Calvino dal
punto di vista del partigiano la morte non è uno spreco ma ha un significato simbolico profondo. Lo
stesso pensiero se lo pone Pavese alla fine del racconto. Corrado si interroga sul significato della
morte di fronte a due soldati morti. Che senso ha la loro morte, il loro sacrificio? Corrado si
risponde che non ci sono risposte. I morti sono morti da qualsiasi parte. La morte è un non-senso,
uno spreco. Per Calvino, invece, se la morte ha avuto un significato, allora è una morte accettabile.
L’Agnese va a morire
Roberta Viganò: 1949
È un romanzo celeb
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