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Letteratura italiana - manierismo, barocco, Arcadia e melodramma

Appunti di Letteratura italiana per l'esame del professor Colaiacomo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: dal manierismo al Barocco, Torquato Accetto, il progetto del Vocabolario dell’Accademia della Crusca, Giovan Battista Marino, i poeti e i prosatori barocchi.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. C. Colaiacomo

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Se l’ermetismo e gli studi magici di Bruno sembrano spingerlo verso il passato, in re-

altà il suo pensiero è profondamente moderno per la volontà di spezzare l’ordine co-

smologico e gerarchico che il mondo si era dato: il suo pensiero sembra preludere ai

futuri sviluppi dell’idealismo e del materialismo. La sua visione universale è affidata

alla forza dirompente dell’individuo, nella quale si possono scorgere alcuni valori

borghesi in contrasto con quelli dominanti.

Tommaso Campanella

In lui si colgono sotterranee radici popolari e contadine in un’aspirazione e attesa di

pace universale, ricollegandosi al pensiero ereticale medievale, in uno scontro con la

chiesa ufficiale del tempo. Giovan Domenico Campanella nasce a Stilo nel 1568 e

frequenta diversi collegi calabresi già schierandosi in avversione all’aristotelismo:

trasferitosi a Napoli già pubblica la Philosophia sensibus demonstrata venendo arre-

stato una prima volta nel 1592. Nel ’94 sarà arrestato di nuovo dopo essere fuggito e

sottoposto a tortura e abiura delle sue posizioni: ma le sue aspirazioni lo portarono a

organizzare una rivolta sostenuta da forze cittadine e popolari. Fu però tradito e in-

carcerato nel 1599 a Napoli, continuando a scrivere lunghe lettere alla Chiesa per es-

sere perdonato oltre ad una Apologia pro Galilaeo. Liberato nel ’26 dagli spagnoli e

arrestato di nuovo altre volte, vivrà un periodo di serenità solo in Francia dove morirà

nel 1639. La sua opera risente delle tantissime correzioni dovute ad autocensure o ri-

facimenti: infatti molti temi rivoluzionari sembrano in altro luogo divenire ortodossi,

e l’arma della finzione che utilizzò per sottomettersi alla chiesa a lungo andare diven-

ta anche sincera.

Il trattato volgare Del senso delle cose e della magia è l’esposizione campanelliana

completa dei segreti della natura. Tutte le cose sono animate e vivono di vita attiva e

spirituale: il creato è legato dal flusso continuo della sensibilità, così che l’uomo può

intervenire su di esso tramite la magia. La sensibilità è conservazione del mondo nel

suo mutare incessante. Il disegno di una riforma del mondo è perpetrato nell’opera La

città del sole, dialogo tra un cavaliere di Malta e un genovese, dove questi descrive

gli usi e la società di un’isola orientale secondo il metodo dell’utopia. La vita della

città è sorretta dal principio assoluto del Sole: governa un Principe Metafisico con

l’aiuto dei tre vassalli Potestà, Sapienza e Amore. La città è costruita su una struttura

rigorosa, comunistica ma non egualitaria perché ognuno occupa il posto che gli com-

pete per natura e capacità: non c’è violenza. Lo stile incalza con ironia le strutture

della società costituita, scagliandosi contro i tiranni. Questo pensiero di Campanella

in realtà andò mitigandosi col tempo, passando da un’iniziale sete di cambiamento

all’idea di una riforma più graduale. Anche nella poesia campanelliana si abbandona-

no gli schemi precostituiti e ci si affaccia direttamente a Dante, nell’accezione di una

poesia magica che metta in comunicazione colle profondità dell’esistenza: la verità

però la si scoprirà solo alla fine, quando in questo teatro che è il mondo ognuno avrà

recitato la sua parte districandosi nell’intreccio di bene e male.

Galileo Galileo

Mentre le vite di Campanella e di Bruno si svolgono in opposizione, quella di Galileo

è intessuta di una fitta serie di rapporti e collaborazioni con le istituzioni. Il senso del-

la sua ricerca sta proprio nella volontà di realizzare un’unione tra le forze del potere

sociale e le innovazioni della più moderna ricerca scientifica: le sue scoperte hanno

infatti il pieno apprezzamento dell’opinione internazionale e di molti scrittori. Galileo

Galilei nacque nel 1564 a Pisa e ben presto entrò all’università di medicina, dedican-

dosi soprattutto allo studio della matematica. Verso il 1591 il padre morì e lo lasciò in

una difficile situazione economica e familiare, mentre Galileo era dedito alla fonda-

zione di una nuova dinamica con il De motu. Per far fronte alle difficoltà economiche

accettò l’insegnamento a Padova, dove conobbe Paolo Sarpi e Keplero: ma il periodo

che durerà fino al primo decennio del Seicento sarà ricco di idee e progetti. Scoprì in-

fatti la legge sull’oscillazione del pendolo e sulla caduta dei gravi, in sintonia con le

teorie copernicane, nonché inventò il cannocchiale che gli permise di fare notevoli

scoperte sulla luna e su Giove. I suoi studi lo portarono a compilare il Sidereus Nun-

cius e ad iniziare una lunga polemica antiaristotelica volta allo svecchiamento scienti-

fico. Confutò molti luoghi della Bibbia (con le lettere copernicane e gli studi sulle

macchie solari), cosa che lo mise in cattiva luce con i gesuiti: questi infatti fecero in

modo che si condannasse la teoria copernicana nel 1616, comportando anche la ri-

nuncia alle sue speculazioni. Qualche anno dopo pubblicò Il saggiatore con dedica al

liberale papa Urbano VIII e il Dialogo sopra i due massimi sistemi che lo obbligò do-

po una condanna ecclesiastica ad abiurare ufficialmente i suoi principi nel 1633.

Galileo fu sempre interessato alla letteratura: la sua polemica contro l’aristotelismo

accademico fu dovuta proprio a una continua interrogazione e interpretazione di testi

e libri. Nelle Lettere copernicane la scienza deve rifiutare il principio di autorità e

non accettare le immagini acquisite del mondo: se le sacre scritture si riferiscono al

destino dell’umanità, l’osservazione diretta dei fenomeni della natura è stata consenti-

ta da Dio proprio affinché l’uomo studi e comprenda il cosmo. Nulla può modificare

il corso delle leggi naturali: Galileo ripudia ogni forma di magia o di sapere occulto e

le sue scoperte scientifiche e fisiche sono proprio il frutto della ricerca e

dell’osservazione. Il Saggiatore è uno scritto polemico contro il testo latino del gesui-

ta Grassi intitolato Libra: Galilei innesta con un vivacissimo italiano la sua ricerca di

verità tramite verifica sperimentale e mette in luce gli errori dell’avversario e la sua

prospettiva antiscientifica. Il Dialogo dei massimi sistemi si serve di simulazioni e

ambiguità per sfuggire alla censura dell’Inquisizione: la tesi copernicana si dice as-

sunta per capriccio e la si vela costantemente di precisazioni, correzioni e ritrattazio-

ni. Alla fine la tensione al disvelamento vince sull’occultamento e il metodo accettato

è quello dell’interrogazione continua: Simplicio è l’aristotelico mentre Salviati è il

portavoce galileiano, a cui si associa Sagredo che interviene a suo favore con digres-

sioni e dubbi ironici. Il dialogo è diviso in quattro giornate: nella prima viene confu-

tata la teoria aristotelica della diversità di materia tra la terra e gli altri astri; nella se-

conda e nella terra si confuta l’immobilità terrestre; nella quarta si propone la teoria

delle maree – erronea – dovuta ai movimenti del pianeta.

Galileo non è solo il primo grande scienziato, ma è anche il fondatore di una prosa di

rigore e sapienza, che sceglie il volgare per comunicare con un ampio pubblico di non

addetti ai lavori. Il suo è un rifiuto dei formalismi astratti e la sua sosta a Padova con-

tribuisce alla chiarezza espressiva risentendo di modelli quali il Ruzzante, mentre la

permanenza a Firenze lo rende estraneo agli artifici barocchi e più vicino al classici-

smo. La lingua è dunque veicolo della conoscenza: l’ironia sa ridimensionare il di-

scorso nel suo costruirsi e polemizzare con le false teorie. Con Galileo l’individuo

pone il potere della sua mente e dell’indagine razionale al centro delle cose, non ac-

contentandosi più di saperi precostituiti, superstiziosi e pregiudiziali: per questo egli è

precursore del più moderno periodo illuminista.

L’Arcadia

Se la popolazione vive nelle medesime condizioni dei secoli precedenti, tra fine Sei-

cento e inizio Settecento il mondo risente dei movimenti di traffici, commerci, inno-

vazioni tecniche e colonizzazioni. L’Italia in questo processo risente però del potere

europeo - tra il dominio asburgico e quello borbonico - e diventa una mera pedina nel

gioco dello scacchiere internazionale. Già in Olanda, Inghilterra e Francia si avverte

una nuova manifestazione del pensiero che mira a porre tutti gli aspetti della vita sot-

to indagine razionale: il sapere è laicizzato e la cultura diventa quella modernamente

intesa come borghese. Locke da avvio al sensismo negando l’esistenza di idee innate

mentre Newton impone la sua concezione meccanicistica dell’universo: in Francia il

rococò coltiva il tiepido piacere edonistico di salotti e giardini tra dame e cavalieri.

Dunque c’è una generale circolazione di idee e di pensiero.

L’Italia non può più guardare con la sufficienza rinascimentale alle corti dei vari pae-

si stranieri, sebbene l’italiano sia ancora una lingua conosciuta nei salotti europei e

Galileo prima e il melodramma dopo otterranno molti riconoscimenti. Si avverte un

senso generale di unità culturale e si intraprendono iniziative, anche se non troppo co-

raggiose, per riformare il linguaggio poetico italiano: Gian Vincenzo Gravina è il

modello d’intellettuale formatosi vicino Cosenza, in dura lotta contro i gesuiti e im-

bevuto di cultura cartesiana, che farà parte dell’Arcadia. Nel trattato Della ragion po-

etica egli identificherà nella finzione la caratteristica fondamentale della poesia: te-

nendo ben presente Omero, la poesia ci presenta la finzione con la stessa forza con

cui il mondo ci presenta la realtà. Per tale via si possono trasmettere le verità più as-

solute alle menti volgari, e per questo la sua poesia è tutta mossa da una certa tensio-

ne civile, che finì per chiudersi in un classicismo sprezzante il mondo contemporane-

o.

La reazione agli eccessi del marinismo costituì la linea programmatica

dell’Accademia dell’Arcadia, fondata nel 1690 a Roma da un gruppo di scrittori tra

cui il Gravina e Giovan Mario Crescimbeni (ma il Gravina se ne staccò nel 1711 e

fondò l’Accademia dei Quirini cui aderì anche Metastasio). L’Arcadia riceve subito

l’eredità delle accademie tardo seicentesche e per essa l’elemento principale è il tra-

vestimento pastorale: ogni socio deve assumere un nome greco fittizio e vivere una

vita nello stile bucolico dell’antica regione. Il luogo delle riunioni accademiche è de-

finito Bosco Parrasio e l’insegna è la siringa di Pan, mentre il protettore è Gesù bam-

bino. Proprio il Crescimbeni sarà il custode fino alla morte col nome di Alfesibeo Ca-

rio e raccoglierà sia le Vite che le Rime degli arcadi. Il modello pastorale di Sannaza-

ro e Guarini trasforma la società reale in una ideale dove vanno in scena gli eleganti

aristocratici: i valori classici ritornano in auge e sono trasferiti su un piano utopico

che coincide con la finzione e può così coprire le contraddizioni del presente. Proprio

per far vivere in una pacata e corretta socievolezza il mondo bucolico e incorrotto, gli

arcadi devono tenere lontane le grandi ambizioni.

L’Arcadia si pose quasi come una risposta alle tensioni scaturite dalla crisi della cole

ne scienza europea: essa era un modo per realizzare un propria repubblica delle lette-

re, infatti diverrà segno di grande prestigio essere membro dell’Accademia. Il genere

rilanciato sarà quello della lirica e per tutto il Settecento si produrranno sterminate se-

rie di volumi e di componimenti. Il programma letterario verteva alla chiarezza e alla

nitidezza, rifiutando l’uso eccessivo di metafore ed elaborando un lessico più aderen-

te alla quotidianità, privo di elaborazioni sintattiche complesse: alle forme metriche

tradizionali si preferirono le canzonette e le poesie brevi musicabili. Alla prima gene-

razione arcadica ne seguì una seconda che spinse la propria ricerca a forme esteriori e

immagini della società aristocratica secondo un gusto tipicamente rococò, di figure in

movimento ma prive di spessore. Proprio questa assoluta preminenza della finzione

scenica decretò un grande primato anche al teatro: Pier Jacopo Martello mostra

grande attenzione per la cultura francese e adotta il verso martelliano basato su quat-

tordici sillabe e modellato sull’alessandrino (cioè il dodecasillabo francese).

Critici del Settecento

Il Settecento è anche il secolo in cui fiorisce l’erudizione e lo studio rigoroso e razio-

nale dei testi letterari. In Ludovico Antonio Muratori la coerenza e il rigore dello

studio trovano un loro equilibrio nella moderazione, e una protezione nel cattolicesi-

mo moderato: la sua opera mira allo svecchiamento del sapere e ad una razionalizza-

zione dell’esistenza umana, come in Delle perfetta poesia italiana. Muratori studiò

anche appassionatamente il medioevo, come visibile ne Le antichità estensi. In chiave

del tutto laica e volta a promuovere progetti e modelli culturali è l’opera di Scipione

Maffei, che assieme all’allievo Apostolo Zeno costituì il Giornale dei letterati

d’Italia, oltre a scrivere la celebre commedia di successo Merope. Antonio Conti,

anche lui veneziano, ebbe invece una cultura scientifica e viaggiò molto conoscendo

personalità importanti (Newton e Leibnitz) e traducendo dall’inglese (Pope): scrisse

anche tragedie dall’impianto classico molto dovendo ai testi shakespeariani, come

Cesare o Giunio Bruto. Pietro Giannone nasce a Ischitella sul Gargano e ben presto

si concentra sulla solitaria ricerca intellettuale lavorando alla Istoria civile del regno

di Napoli, convinto che le cause del malessere attuale affondassero le radici nel me-

dioevo: ne venne fuori un progetto incentrato sui mutamenti delle istituzioni civili più

che sulle guerre. Ma il suo capolavoro è la Vita di Pietro Giannone in cui la propria

esistenza fino alla prigionia rivela senza mai ripensamenti la sua passione della lotta

culturale: la scrittura si rivela un’appassionata ricerca di virtù e verità,

nell’indifferenza del mondo verso le scienze e il progresso. La bravura di Giannone

sta proprio nel suo spirito impassibile con cui guarda dalla solitudine il mondo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher canerabbioso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Colaiacomo Claudio.

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