QUADRO STORICO
La seconda metà del 500 presenta una situazione economica
dinamica: la crescita demografica; l'aumento dei prezzi che provoca
conflittualità sociale. Sul piano politico, la pace di Cateau-Cambrésis
(1559); fu un trattato di pace che definì gli accordi che posero fine
alle guerre d'Italia tra la Francia e gli Asburgo di Spagna e Austria,
segna il momento dell'egemonia spagnola sull'Europa, consegnando
così l'Italia alla Spagna (difatti solo Venezia rimase autonoma). La
battaglia di Lepanto (fu uno scontro navale avvenuto nel corso della
guerra di Cipro tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano e
quelle cristiane della Lega Santa) frena l'espansione turca nel
Mediterraneo. La situazione economica italiana è segnata dalle
profonde differenze sociali a causa della povertà nelle campagne e
una cerchia di aristocratici proprietari terrieri. L'affermazione della
Riforma luterana, il malcontento e le proteste nei confronti della
corruzione della Chiesa hanno indotto i cristiani a vedere il Concilio
di Trento come una riunificazione o un rinnovamento; tale
riconciliazione venne assolutamente esclusa. I progressisti
ottennero solo concessioni sul piano morale con la riaffermazione
del celibato dei preti, l'obbligo di residenza dei vescovi nella loro
sede e il divieto di cumulo dei benefici ecclesiastici; con questo la
Chiesa liquidò gli aspetti più clamorosi della corruzione.
L'instaurazione dell'Inquisizione non era una novità poiché essa
esisteva già da secoli ma venne riorganizzata conducendo al rogo
numerose menti illuminate. Un altro aspetto fu la caccia alle
streghe: si trattava di donne torturate dal Tribunale dell'Inquisizione
e che finivano per confessare di aver avuto rapporti con il diavolo,
di aver mangiato bambini ecc. La pratica della tortura era
considerata una normalità e si dovrà attendere Beccaria per avere
un'attenzione maggiore nei confronti dei diritti umani. Dopo il sacco
di Roma da parte dei lanzichenecchi il ceto intellettuale affronta una
crisi profonda. Entra in crisi l'immagine dell'intellettuale come
maestro di civiltà, costruita da Castiglione, l'intellettuale adesso è
ridotto al compito di pure esecutore. Diventa sempre più difficile
vivere di letteratura e occorre un'altra attività da cui ricavare uno
stipendio. Due fenomeni sociali accompagnano la trasformazione
della condizione dell'intellettuale: lo spostamento degli intellettuali
a Roma e a Napoli, maggiori centri culturali dell'epoca, e il
ripiegamento municipalistico, dovuto al venir meno della funzione
unificatrice dell'intellettuale in quanto torna a prevalere la
frantumazione. Le accademie riflettono tale ripiegamento e ne
sorgono di numerose, prendono nomi scherzosi (Rozzi, Oziosi,
Umidi) e appaiono lontane dal dialogo aperto e dal confronto che
animava i cenacoli umanisti: sono per lo più chiuse in prospettive
locali che riflettono l'irrigidimento dell'intero complesso sociale.
POLEMICA FILOSOFICA E SITUAZIONE SOCIO-
CULTURALE
Nella seconda metà del Cinquecento la polemica filosofica mette a
confronto l’aristotelismo padovano con le posizioni antiaristoteliche,
eclettiche e neoplatoniche. Al centro delle posizioni antiaristoteliche
nasce la questione di mettere al centro della ricerca non più verità
precostruite ma il dato sensibile- Bernardino Telesio polemizza
contro le basi concettuali della fisica e metafisica aristoteliche e
intende rivalutare l’esperienza sensibile; nella sua opera De rerum
natura iuxta propria principia [La natura secondo i propri principi] i
sensi determinano non solo le leggi della gnoseologia (cioè della
conoscenza) ma anche quelle della morale, tali teorie vennero
condannate dalla Chiesa.
Tra gli autori che prendono parte a tale polemica vi sono:
Campanella, Bruno e Galilei.
Tra essi Bruno e Campanella appartengono alla sfera dei filosofi e
Galilei è uno scienziato, essi però si studiano in letteratura per
diversi motivi… Bruno ci lascia un’opera letteraria “il Candelaio”,
ma non è questo il reale motivo, il motivo è che essi si sono
occupati anche di saggistica e, anche se quest’ultimo non è
percepito oggi come un genere letterario, durante il 600 invece era
comune trovare scienziati (e quindi anche filosofi in quanto in
prospettiva sincronica del tempo anche ad es. Aristotele è definito
scienziato) che si interessassero ai salotti intellettuali; soprattutto
per divulgare le proprie tesi si utilizzava quindi una tradizione
letteraria (es. Galilei non scrive un trattato ma bensì un dialogo che
è una forma letteraria; quest’ultimo conosce una grande espansione
proprio in epoca umanistica con gli “Asolani” di Bembo, “il
Cortigiano” di Castiglione). Un altro aspetto particolare che
ritroviamo con Galilei è la questione della lingua, difatti è il primo a
scrivere un’opera scientifica in volgare e non in latino, affrontando
così un grande problema linguistico cioè trovare un linguaggio
specifico per la divulgazione di scoperte scientifiche; tale scelta ha
portato al rinnegamento della tradizione latina, in quanto non ha
adattato il lessico scientifico latino al volgare ma ha coniato nuovi
termini partendo da una lingua quotidiana.
Troviamo una frammentazione soprattutto a causa della caduta del
principio di imitazione, dovuta a nuovi modelli culturali e nuove
scoperte scientifiche, cade quindi il principio fondante della
tradizione umanistico-rinascimentale. Il principio di imitazione nasce
dal bisogno dell’ambiente culturale umanistico di trovare modelli da
seguire, le auctoritas. Nel passaggio tra la seconda metà del 500 e
il 600 inizia a rompersi questa regola astratta fino a decadere
completamente di fronte alle nuove scoperte scientifiche; in
maniera anche violenta (es. Bruno viene arso vivo per le sue
teorie). Il Barocco è sostanzialmente il movimento speculare a ciò
che avviene nella cultura del secolo e ad es. vedremo che si andrà a
rompere la tradizione petrarchesca nonostante Petrarca rimanga
comunque un modello fino all’800, ma non è necessario imitarlo. La
rivoluzione si esprime anche nei temi es. il tema della donna: prima
le donne rispecchiavano uno standard fisico (bionde, occhi azzurri,
pelle chiara) le cosiddette “donne-angelo” mentre in quest’epoca
Marino (1600) dedicherà il primo sonetto ad una donna nera “Bella
Schiava” all’epoca quindi Marino, non con tono ironico ma, con
l’intenzione di andare contro al modello sosteneva che la donna che
avesse il colore della pelle che richiamasse la notte era un nuovo
standard di bellezza contrapponendosi alla pelle bianca angelicata
delle donne stilnoviste. Un altro es. riguardo i temi può essere il
fatto che soprattutto in Petrarca la donna è qualcosa di
irraggiungibile per l’uomo che quasi teme di essere indegno anche
solo di respirare la stessa aria dell’amata e il loro corpo è niente a
confronto dello spirito. Nel Barocco questa visione cambia
introducendo il corpo della donna come oggetto di argomentazione,
il quale è addirittura dotato di erotismo, es. Marino scrive un
sonetto dedicato al seno della donna.
GIORDANO BRUNO
La filosofia di Giordano Bruno deriva da una matrice di misticismo
neoplatonico confinante con la magia e l’occultismo; pur essendo
aperta ai risultati delle nuove scoperte scientifiche quali ad Es. le
teorie di Copernico. Secondo la sua filosofia, di derivazione
platonica, tutta la natura è concepita piena di spirito divino, per cui
ogni essere partecipa alla perfezione; ne deriva una visione
ottimistica dell’uomo che con l’eroico furore deve andare oltre i
propri limiti. Da tale ottimismo Bruno ricava la superiorità dei
moderni sugli antichi: lo sono, una dimostrazione di superiorità, le
scoperte di Copernico e così Bruno critica le teorie medievali
proponendo un concetto di universo infinito in cui esisterebbero
innumerevoli mondi oltre quello terrestre. Giordano Bruno, arrestato
dall’Inquisizione, fu arso vivo sul rogo a Roma nel 1600, a Campo
de’ Fiori: la Chiesa della Controriforma aveva visto in lui un
rappresentante del pensiero libero e quindi una minaccia. Quello
che ci viene sottolineato da questo continuo interferire della
filosofia in teorie scientifiche è come la scienza non sia ancora
giunta all’autonomia, a tale autonomia infatti si giungerà solo nel
Seicento ma possiamo dire che in questo periodo si gettano le
premesse che porteranno alla “rivoluzione scientifica”.
Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548 e diventa frate domenicano
e quasi da subito si pose in contrapposizione alle gerarchie della
Chiesa dando inizio ad una vita di vagabondaggio che lo porta
all’inizio a Ginevra, dove si accosta al calvinismo, e poi in Francia
dove scrive la commedia “Il candelaio”, poi in Inghilterra e in
Germania; non riesce mai a stanziarsi perché perseguitato. In tutti
questi posti tenta di far passare le sue idee di riforma religiosa,
basate sul relativismo, sulla tolleranza e sul rispetto di ogni
religione. In Germania insegna all’Università di Wittenberg fin
quando non venne richiamato in Italia dal nobile veneziano
Mocenigo che lo invita a Venezia con la richiesta di impartirgli
lezioni di mnemotecnica. Bruno accetta esponendosi al rischio
dell’Inquisizione. Denunciato dallo stesso Mocenigo viene arrestato
e si rifiuta di ritrattare e viene condannato al rogo sulla pubblica
piazza nel febbraio 1600. Il suo pensiero è esposto soprattutto nei
dialoghi volgari “La cena de le ceneri”, “De la causa, principio et
uno” e “De l’infinito, universi e mondi”.
Il tema dell’infinità del mondo implica una sieri di conseguenze
teoriche: 1) mondo e Dio vengono a coincidere; 2) la materia è
eterna e perpetuamente si trasforma; 3) l’universo è infinito e privo
di un centro; 4) l’universo è popolato da un numero infinito di
mondi; 5) ognuno di questi mondi esprime una diversa prospettiva;
6) ne conseguono relativismo filosofico, rifiuto di ogni assolutismo,
tolleranza religiosa, adesione a un pensiero sostanzialmente laico.
Bruno appoggia Copernico e vede nelle sue teorie la riprova della
superiorità dei moderni sugli antichi. “De gli eroici furori” Bruno
vede nell’”eroico furore” la tendenza dell’individuo a superare sé
stesso e unirsi al tutto. La poesia, l’amore e l’eroico furore per
Bruno coincidono. Occorre quindi farsi trasportare dall’amore per
avere l’esperienza dell’infinito; ma l’amore di Bruno non è quello
sperimentato da Petrarca, non è un amore convenzionale ma bensì
uno slancio impetuoso che non conosce regole. Sostanzialmente il
poeta deve seguire il proprio istinto e non le norme precostruite.
Il Candelaio si presenta come la commedia che mette in luce sotto
vari punti di vista la fine del principio dell’autorità, dal punto di vista
scientifico, letterario e filosofico. L’opera è costruita su varie trame
che si intrecciano ambientate nel centro di Napoli, con la
raffigurazione di posti molto popolari anche oggi es. Mezzocannone.
L’ambientazione è umile ma non negativa, Bruno infatti nel ritrarre
questi ambienti non giudica negativamente questa umiltà. Ci sono
varie trame che si intrecciano e i personaggi che ne sono
protagonisti sono 4: Bonifacio, che è il personaggio della trama
principale e che dà il titolo alla commedia; Bartolomeo; Manfurio;
Gioan Bernardo.
Bonifacio è sostanzialmente l’immagine dell’innamorato
petrarchesco, la trama dietro questo personaggio vede come
protagonista sé stesso nell’intento di corteggiare Vittoria (che è una
cortigiana) nonostante abbia una moglie, Carubina. Bonifacio tenta
di corteggiare Vittoria attraverso la grammatica petrarchesca,
tuttavia esso nel tentativo di tradire la moglie in realtà tradisce la
sua vera natura di omosessuale. Il testo è costellato di riferimenti
osceni in quanto siamo in una commedia anticlassica; l’allusione del
titolo stesso dell’opera è un’allusione oscena. Altro personaggio è
Bartolomeo che è uno pseudo-alchimista (alchimia: assenza di
distinzione tra scienza e magia/falso scienziato). Manfurio invece è
un pedante, cioè qualcuno che basa la sua conoscenza sul principio
di autorità (es. è come se parlasse Aristotele/ se gli viene posto un
problema risponderà con una formula tratta da un libro o da
un’opera di un’autorità). Infine abbiamo Gioan Bernardo, che è
sostanzialmente l’alter ego di Giordano Bruno (iniziali), è un pittore.
Giordano Bruno sceglie un pittore per costruire il suo alter ego, che
si oppone ai 3 che fondano la loro conoscenza sul principio di
autorità, perché il pittore fonda la propria conoscenza
sull’osservazione; tra l’altro lui avrà la meglio sugli altri portandosi a
letto Carubina.
In quest’opera Bruno cerca in qualche modo di risolvere la grande
opposizione fra le res e le verba, alla base del principio di autorità
infatti troviamo le verba e Bruno con la sua opera tenta di
riconciliare i segni e le cose (le parole alla realtà); in letteratura
quest’opera presenta pluristilismo (non abbiamo una distinzione
netta fra gli stili e non abbiamo temi predefiniti per tali stili) e
plurilinguismo (utilizzo di diversi registri) es. nel Candelaio troviamo
uno sfondo dialettale. Quest’ultime due tecniche servono a Bruno
per abbattere l’autorità.
Le Unità aristoteliche sono: tempo, spazio e luogo es. all’interno
della tragedia troviamo sempre la figura del messaggero; Bruno
sostiene che per osservazione della tragedia greca Aristotele sia
giunto a tali principi ma non è assolutamente una regola da
apportare per forza di cose.
La Commedia di Bruno infatti non segue tali principi. La Commedia
classica presentava 5 parti preposte all’inizio della vicenda: prologo
commendatitio, in cui si tessevano le lodi della commedia in quanto
spesso abbiamo una dedica nell’opera; prologo rapportativo, in cui
si difendevano le scelte fatte dall’autore; prologo argomentativo, in
cui si illustrava l’argomento della commedia; prologo misto, dove
venivano presentati i personaggi; prologo finale, in cui c’era una
sfumatura comica maggiore (tradizione goliardica) alla fine dei
prologhi più impegnativi. Bruno antepone ugualmente 5 parti: la
prima parte dedicata alla signora Morgana B, sua signora sempre
onoranda; argomento turbine della commedia; anti-prologo; pro-
prologo; il bidello, un personaggio umile. Il prologo non c’è perché
queste parti servono a sostituire le parti classiche della commedia,
criticando le unità aristoteliche e creando un anti-commedia. Alla
signora morgana B. Bruno si chiede a chi dedicherà la sua opera
«ruffiana» che gli serve per acquisire le grazie della signora
Morgana B. A chi invierà gli influssi della stella Sirio in quei giorni
caldi, le stelle fisse che gli hanno inviato degli influssi celesti
nell’interno dell’anima che l’ha ispirato. Dice che non ci sarà nessun
principe, cardinale, re o principe che gli leverà la candela di mano.
Questa si dona alla signora Morgana e la dovrà mettere nella sua
camera più intima. La definisce come coltivatrice del campo della
sua anima, che con acqua divina aveva abbeverato il suo intelletto.
Il tempo tutto toglie e tutto dà, ogni cosa cambia ma nulla si
annichila, solo Dio è eterno. Le dice di godere la vita, le augura la
salute e di amare. Anti-prologo Bruno dice che la commedia si
sarebbe svolta quella sera. Ma la prostituta che avrebbe
rappresentato Vittoria era malata e anche l’attore di Bonifacio non
era disponibile, si era ubriacato. A lui era stato commissionato il
prologo che era molto complesso e intricato tanto che non dormiva
da quattro giorni e quattro notti. Pro-prologo il narratore chiede
dov’è andato il furfante che deve fare il prologo. La commedia,
allora sarà senza prologo, le cose saranno presentate in ordine e si
capiranno. Da informazione sul luogo, ovvero Napoli nel quartiere
del seggio di Nilo. Indica le strade attraverso cui si va a casa di:
Bonifacio sposato con Carubina, poi quella di Vittoria, Bartolomeo,
Gioan Bernardo e il pedante Manfurio. Indica diversi personaggi che
si incontreranno nella commedia. Elenca tutto ciò che si potrà
vedere. Bidello prima di iniziare si scusa, crede che qualcuno gli
possa dire mai una commedia è stata anticipata dal Bidello. Ma lui
dice che prima che fossero scritte le commedie, chi aveva visto una
commedia.
GALILEO GALILEI
Il primo motivo per il quale Galilei è studiato nell’ambito della
letteratura è che nell’Ancien Régime abbiamo un’indistinzione tra
scienza, letteratura e filosofia; Galilei resta in quell’ambiente ma
come Machiavelli che inventa una lingua per la scienza politica così
Galilei inventa una lingua per la scienza fisica. Inventare una lingua
indica coniare termini per indicare fenomeni fisici che prima
venivano indicati solo in latino, difatti Galilei appartiene in un
periodo successivo all’Umanesimo dove ritorna al centro il latino.
Galilei va studiato anche proprio perché ha bisogno di una
mediazione per le sue argomentazioni facendo ricorso alla
letteratura utilizza infatti il dialogo, ma anche l’epistola ecc. Il suo
capolavoro è difatti un dialogo che è un ge
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Letteratura italiana 2 - Appunti completi
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