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Foscolo e Jacopo Ortis

Foscolo e Jacopo Ortis: anche quando un personaggio è a forte impronta autobiografica, ciò non significa che tutto ciò che il personaggio pensa sia condiviso e approvato dallo scrittore.

Esilio di Foscolo

Vive l'ultima parte della sua vita in Inghilterra. Nelle sue lettere racconta di aver visitato le grandi città industriali inglesi e di essere rimasto inorridito dalle condizioni in cui riversavano le città e la classe operaia.

Biografia

  • Nasce nel 1778 a Zacinto, un'isola nel mar Ionio appartenente alla repubblica di Venezia. Si trasferisce a Venezia da giovane con l'amata madre nel 1792 e vive una prima esperienza di sradicamento: spostamento dall'origine greca all'Italia (passaggio dall'antico alla città).
  • Comincia a frequentare gli ambienti culturali e i salotti letterari nelle case di nobili. Non aveva un buon rapporto con l'accademia/società di cultura. A Venezia frequenta il salotto di Isabella Teotochi-Albrizzi che offrì a Foscolo la possibilità di entrare in circuiti letterari.
  • Vive anche a Padova, centro universitario importante dove la figura culturale di riferimento era il letterato Melchiorre Cesarotti, famoso per la traduzione italiana dei Canti di Ossian (opera scozzese). In seguito Foscolo ruppe i rapporti con lui e non fu tenero nei suoi confronti nelle pubblicazioni successive (animo furente di Foscolo). A Padova matura per la prima volta un pensiero politico in quanto è il periodo della rivoluzione francese e le idee giacobine democratico-rivoluzionarie arrivano anche in Italia. Con lo scoppio della rivoluzione, diversi stati sovrani alzano la guardia per evitare che ciò avvenga altrove: polizia segreta e spie.
  • Quando giunge in Italia l'esercito guidato da Napoleone, spinto dall'entusiasmo e convinto che Napoleone avrebbe liberato l'Italia dagli austriaci, si arruola nell'esercito napoleonico.
  • Trattato di Campoformio: Napoleone tradisce le aspettative dei patrioti italiani. Foscolo va in esilio per non sottostare al dominio austriaco. Va a Milano dove conosce Parini e Vincenzo Monti (con quest'ultimo ebbe uno stretto rapporto di amicizia e scambio intellettuale che poi si spezzò).
  • Poi andò a Bologna, all'epoca parte dello stato pontificio che comprendeva vari territori tra cui pure le Marche.
  • Nel 1799 l'operazione di Napoleone è a forte rischio: gli Asburgo vogliono smantellare le repubbliche giacobine che si erano instaurate dove c'era la monarchia assoluta. In questo scontro Foscolo si trova di nuovo dalla parte dei francesi e viene ferito in uno scontro.
  • Permane nell'esercito francese in quanto era fonte di guadagno e nel mentre continua i suoi spostamenti: Firenze nel 1801 e poi Milano fino al 1803. In questi anni comincia a lavorare ad una prima forma delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e scrive la maggior parte delle poesie che poi vengono pubblicate nel 1803 col nome di Poesie.
  • Con l'esercito francese si sposta fino allo stretto della Manica: Napoleone voleva invadere l'Inghilterra (mai fatto). Vi rimase fino al 1806: anni di letture, scrittura e studio.
  • Passa per Milano e nel 1807 torna a Venezia. Nel 1807 scrive i "Sepolcri".
  • È in continua ricerca di una sistemazione conveniente; sembra affacciarsi l'occasione: grazie a una buona parola di Vincenzo Monti ottiene un incarico come professore all'università di Pavia in Lombardia, nel 1809 tiene un corso di eloquentia (letteratura e retorica). Tuttavia alcuni contenuti delle sue lezioni vengono considerati troppo politici e non lo mettono in buona luce: viene allontanato.
  • Aumenta la sua insofferenza verso Napoleone che nel mentre si è fatto incoronare imperatore; partecipa a circoli segreti che promuovono l'indipendenza italiana. Nel 1811 scrive la tragedia Aiace: le tragedie venivano spesso usate in chiave politica per alludere allo scenario contemporaneo, tuttavia la sua critica verso Napoleone è talmente palese che è poi costretto a fuggire da Milano per non essere incarcerato.
  • Torna a Firenze dove sta tra il 1812 ed il 1813. Si concentra sulle Grazie, opera poi rimasta incompiuta. Nel 1813 è a Firenze e trova l'amore più la notizia che colpisce l'Europa: Napoleone è stato sconfitto a Lipsia.
  • Torna a Milano: pensa sia l'occasione giusta per avere ruolo di spicco nello scenario politico; i patrioti sperano sia il momento di liberarsi dall'oppressione straniera. Ma le cose non vanno bene e nel 1815 è costretto a fuggire di nuovo.

Opera: Le Grazie

Le Grazie prevedevano una divisione in tre parti/inni, ma non venne mai portata a termine. Nonostante ciò è comunque considerata come il punto più alto della poetica foscoliana. Pubblicò la prima parte nel '22 in Inghilterra e la presentò come un antico inno greco appena trovato (falso d'autore). L'obiettivo era di fare una storia della civilizzazione a partire dall'antica Grecia alla contemporaneità e per farlo immagina che le Grazie si rifugino ad Atlantide perché inorridite dalla modernità. È un tentativo di tenere insieme le origini dell'uomo, lo stato di natura e la contemporaneità più vicina. Rimase incompiuta sotto forma di frammenti inorganici: l'incompiuto è uno dei tratti tipici dell'età romantica, difficile dunque dire quando è fortuito e quando è voluto. Conta più l'agire, è una resistenza inconscia al formalizzare e allo strutturare in modo preciso ed ordinato; gusto per l'irregolare. C'è l'idea che sia più vitale ed energico lavorare a questi processi creativi piuttosto che chiuderli; la chiusura è staticità/morte.

Inizia il mito dell'infanzia che corrisponde alla condizione degli antichi: nelle biografie di questo periodo gli autori si soffermano molto sul periodo giovanile, quando c'è ancora energia creativa non addomesticata. In questi anni ('12-'13) porta a termine una traduzione (aveva prima provato a tradurre l'Iliade ma senza riuscirvi): il viaggio sentimentale di Lawerence Sterne (autore di "Sentimental journey" e di "Vita ed opinioni di Tristan Shandy”). Lo lesse per la prima volta mentre era sulla Manica con le truppe e decise di tradurlo. Lo concluse e pubblicò nel 1813, anno in cui Napoleone subì la pesante sconfitta a Lipsia e si aprì un periodo di incertezza in cui Foscolo ed altri italiani vi vedono la possibilità di nuovi assetti politici; rientra a Milano per dare il suo contributo. C'era l'idea di mettere sul trono il viceré affinché rispondesse alla causa italiana, ma gli austriaci ripresero possesso dei territori. Foscolo cerca di trovare un compromesso col ripristinato regime austriaco; gli austriaci propongono a Foscolo di dirigere un periodico che però sarebbe stato controllato da loro; non accetta e non gli rimane che l'esilio: nel 1815 fugge dalla penisola italiana. Va a Zurigo in Svizzera, è una fuga precipitosa e non porta con sé neanche le sue carte ed i suoi libri, se li fa inviare da Silvio Pellico, autore de "Le mie prigioni" (fu imprigionato dagli austriaci nello Spielberg). Ciò consentì a Foscolo di riprendere in mano le Grazie e l'Ortis. Dalla Svizzera si sposta a Londra dove già si era formata una comunità di fuoriusciti italiani che avevano lì ricostruito una piccola rete politica e di dibattito; fare attività politica anche dall'estero (es. Mazzini). Grazie all'epistolario possiamo seguire i suoi spostamenti e difficoltà economiche. Collabora con giornali inglesi e fa l'insegnante privato di italiano. Inizia a spostarsi e spacciarsi con altre identità e nomi; muore solo e povero in un sobborgo di Londra nel 1827. Era riuscito a recuperare i rapporti solo con una figlia illegittima che lo assiste in punto di morte.

Nel 1827 vengono inoltre pubblicate le Operette morali di Leopardi e la prima edizione dei Promessi Sposi. In Foscolo è forte il senso della contraddizione: nell'Ortis parla sia di lacerazioni personali, sia di rivolte verso l'esterno = dissonanza. Le Poesie vengono pubblicate nel 1803: escludendo le Grazie, la produzione poetica di Foscolo è per lo più giovanile.

Alla sera

Forse perché della fatal quiete
Tu sei l'immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all'universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l'orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

Sonetto scritto tra il 1802 ed il 1803. Scrisse sia sonetti che odi (a/l'amica risanata e a Luigia Pallavicini caduta da cavallo). Il sonetto (in endecasillabi) presenta uno schema metrico fisso con la successione di due quartine e due terzine. Schemi lirici vari ma con non molte variazioni possibili. Rimane nel solco della tradizione ma forza anche un po' la mano; insofferenza nel rimanere negli schemi del sonetto. Tema e richiamo della morte: la sera giunge cara perché è rappresentazione della morte, della fatal quiete, spegnimento della vita. Assaggio della morte. La invoca anche. "In qualsiasi stazione io ti invoco e tu giungi e ti impossessi delle zone più nascoste del mio cuore": idea dell'introspezione, riflessione verso l'interno. Nella prima terzina: tema del tempo che fugge. A sera i suoi pensieri vagano e seguono un percorso che li conduce alla fine di tutto. Non è l'eternità di una vita che prosegue dopo la morte ma consiste nel nulla: visione atea. In questa vita il tempo fugge: è reo, colpevole = è un giudizio negativo della contemporaneità. Il tempo si porta dietro le forme delle cure = latinismo (come imago) = affanni. È segnato dal dolore. "Tua pace" è riferito alla sera; si placa in lui lo spirito guerriero. Questo sonetto messo all'inizio assolve un ruolo programmatico in quanto mette a fuoco temi che ritornano in altre poesie ed anche nella prosa.

Di se stesso

Non son chi fui; perì di noi gran parte:
questo che avanza è sol languore e pianto.
E secco è il mirto, e son le foglie sparte
del lauro, speme al giovenil mio canto.
Perché dal dì ch'empia licenza e Marte
vestivan me del lor sanguineo manto,
cieca è la mente e guasto il core, ed arte
la fame d'oro, arte è in me fatta, e vanto.
Che se pur sorge di morir consiglio,
a mia fiera ragion chiudon le porte
furor di gloria, e carità di figlio.
Tal di me schiavo, e d'altri, e della sorte,
conosco il meglio ed al peggior mi appiglio,
e so invocare e non darmi la morte.

Il mirto sacro a Venere allude all'amore; il lauro, sacro ad Apollo, simboleggia la poesia: quindi "l'amore è seccato, la poesia ha perso la vitalità". "Dal giorno che l'immorale eccesso di libertà e la guerra": allude alla sua adesione agli ideali rivoluzionari e alle campagne napoleoniche. Variante: "l'umana strage". "L'avidità di ricchezza è diventata in me un mestiere". "Proposito di morire", intento suicida. "Alla mia ragione feroce si oppongono la pazzia per la gloria e l'amore per mia madre". L'io poetico è dominante, tratto proprio del romanticismo. Qui il tema della morte si affaccia come una meditazione del suicidio. I primi versi sono all'insegna di un senso di perdita e caduta.

All'amata

Sonetto nel 1799-1800. Sparai riprende il verbo principale perché si è dilungato. Nella prima quartina: ammissione di colpa, a causa delle sue azioni si trova a gridare il suo dolore, ha avuto l'ardire di abbandonarla per arruolarsi nell'esercito francese. Accenna alle Alpi e al mar Tirreno perché si trova in Liguria. Anche Jacopo tocca momenti di espressione forte e violenta dei suoi stati d'animo. Compare la parola esilio: sperava di trovare in esso pace e serenità stando lontano dalla donna amata mentre vive i duri casi, le difficili circostanze, ma è vuota speranza. Continua il presagio di morte: Amore continuerà a seguirlo pure post mortem.

Il proprio ritratto

Autoritratto: non è un caso raro che avvenga in versi: costruzione di una propria immagine che vuole comunicare verso l'esterno. Ritratto fisico che restituisce l'aspetto di un uomo energico e attivo ma anche segnato dalla vita: occhi solcati e guance smunte. In Foscolo c'è avversione verso la floridezza. Capo chino: meditazione e malinconia. Ci tiene a presentarsi di bell'aspetto. Ritmo veloce, procede per accumulazione ed enumerazione, senza (o quasi) congiunzioni: asindeto. Velocità nelle parole e nei pensieri. Avverso al mondo: rapporto di conflittualità bidirezionale tra lui ed il mondo. Pronto a passare ai fatti più con le mani che con la lingua: persona d'azione pronta ad agire. Iracondo ed inquieto: idea di una dimensione passionale pronta ad emergere (idem per Jacopo). Ammette di avere vizi oltre che virtù. Scissione cuore-ragione; loda quest'ultima ma è richiamato alla via del cuore. Solo la morte gli darà fama e riposo: morte come porto di quiete dopo una vita inquieta e tempestosa. La successione dei sonetti è stata studiata e voluta dall'autore, non coincide con l'ordine di scrittura.

A Zacinto

Inizia con una negazione: né; sembra proseguire un discorso già iniziato - negazione della possibilità di tornare all'origine. Non sta solo dicendo che come esule non potrà mai tornare a Zacinto ma dice anche che è impossibile recuperare lo stato originario della sua infanzia che corrisponde all'antichità; isola greca = luogo d'origine della civiltà. Sacre sponde che hanno assistito alla nascita di una divinità: la vergine Venere che con il suo primo sorriso rese quelle isole feconde (inizio del de rerum natura con inno a Venere). Parla di Omero: riferimento all'origine della cultura. Fa riferimento sia all'Odissea che ad Omero usando un giro sintattico complicato più perifrasi per Omero. Diverso esilio, Ulisse va in varie zone. Rispecchiamento implicito con Ulisse più distacco: Ulisse bello di fama e di sventura torna a casa, Foscolo invece no. Tu = apostrofe a Zacinto. L'isola non avrà neanche le sue ossa (muore in Inghilterra) ma avrà soltanto la sua poesia. Figlio, terra come figura materna: molto presente anche nell'Ortis. Foscolo ci fa capire -forse involutamente- un tratto molto forte della sua personalità: il pensiero della madre condiziona le sue scelte. Il ritorno all'origine per la psicanalisi sarebbe una volontà di ritornare nel grembo. Nel finale torna il tema della morte lontana da patria ed affetti. Nei sepolcri è il tema centrale: il defunto continua ad esistere solo grazie ai cari che visitano la tomba.

Morte del fratello Giovanni

Inizia con tema dell'esilio. Tema della madre.

A se stesso

Anche uno dei canti di Leopardi si chiama così, ma non è un sonetto: Leopardi sperimenta e rompe con la tradizione. Foscolo non riesce a rompere con la tradizione che lo condiziona ancora abbastanza. Petrarca non avrebbe mai scritto sonetti del genere: in A Zacinto le prime due quartine e la prima terzina fanno un blocco unico e la prima quartina straripa nella seconda; la tradizione invece vorrebbe che ad ogni strofa corrispondesse un periodo compiuto. È un sonetto anche con una funzione un po' programmatica: esprime intenzioni. Inizia con una domanda/auto-esortazione (tipico di Alfieri, autore amato da Foscolo e da Jacopo Ortis). Il secolo sta finendo, il tempo scorre e qualcosa di nuovo sta per iniziare; il secolo precipita verso l'eternità trascinando con sé i suoi 4 lustri (20 anni). Vita come errore nel comune senso di "sbaglio" ma anche nel senso di "movimento" (errare latino). Si rivolge a se stesso. Prodotte da producere latino, portare avanti. Esortazione: vivi meglio se devi vivere e con la tua poesia lascia un esempio a chi viene dopo di te; intenti propositivi: lasciare esempi a chi verrà dopo. Figlio infelice e disperato amante e senza patria: ritratto anche di Jacopo In perenne conflitto con gli altri e con se stesso. Giovane ma segnato nell'aspetto; sta ricapitolando quanto detto nei sonetti precedenti, per questo l'ha messo in conclusione. Si conclude con intento di proseguire a vivere alla ricerca di fama letteraria. Anche Jacopo è letterato che dovrebbe scrivere ma non riesce/non vuole, non scende a compromessi e non continua a vivere. Non esiste solo il Foscolo tragico e passionale dei sonetti e dell'Ortis, c'è anche una faccia a sfondo sempre autobiografico: provò a scrivere un altro romanzo autobiografico intitolato Sesto tono dell'io (1801) di cui rimangono solo poche pagine. Non vi troviamo il tono tragico/passionale/distruttivo dell'Ortis ma c'è tono più scettico e distaccato; Foscolo qui ha in mente Sterne come modello. Uno dei tratti tipici di Sterne è lo sguardo ironico su contraddizioni e comportamenti degli uomini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiateresa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Camarotto Valerio.
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