La protesta di Leopardi
Vita e opere di Leopardi
Il conte Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel 1798 dalla famiglia di Monaldo e Adelaide degli Antici. Monaldo aveva una biblioteca molto ben fornita, e da cattolico reazionario provava curiosità per i nemici testi degli illuministi francesi, che Leopardi poté consultare. La sua dedizione allo studio fu precoce, assieme ai fratelli Carlo e Paolina: la maturazione interiore, la sofferenza fisica e la solitudine gli fecero maturare ben presto un pessimismo individuale misto a un desiderio di assolutezza.
Verso il 1816 si dedicò alla poesia, dopo aver composto negli anni precedenti alcuni lavori eruditi, scrivendo Le rimembranze: e nel ’17 l’incontro con Pietro Giordani e l’innamoramento per la cugina Gertrude Cassi Lazzari gli diede l’avvio definitivo alla letteratura. Inizierà infatti la stesura dello Zibaldone nonché la scrittura del Diario del primo amore e dell’Elegia prima.
Il 1819 è l’anno in cui la sua volontà d’intervento contro la società corrotta e corruttrice dei veri valori della natura si esplicita nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, attuando la sua conversione al pessimismo storico: dopo una fuga non riuscita dalla casa paterna fu definitivo il suo distacco dai residui religiosi e la sua adesione al materialismo. Nel 1822 effettuerà finalmente il primo viaggio a Roma, con i cugini, dove conoscerà la volgarità culturale e apprezzerà soltanto la visita alla tomba del Tasso.
Il suo pessimismo cosmico lo porterà a scoprire il carattere negativo della stessa natura e l’infelicità universale dell’uomo: lavorò proprio alle Operette morali, almeno fino alla partenza nel 1825 per un lavoro commissionatogli dall’editore Stella di Milano e allo stazionamento a Firenze, dove fu accolto dal gruppo del Viesseux e da alcuni amici come Capponi, Tommaseo e Ranieri. Tra il 1828 e il ’30 è l’ultimo suo periodo pisano e recanatese, dove compose le sue opere più grandi, le poesie A Silvia, Il canto notturno, Il sabato del villaggio e La quiete dopo la tempesta.
Nel ’30 ritornerà a Firenze dove s’innamorerà vanamente di Fanny Torgioni Tozzetti e quindi sarà Napoli dove morirà. Dal punto di vista della formazione culturale, oltre il cattolicesimo delle origini, Leopardi si forma su testi arcadici e settecenteschi, con sensibilità provenienti da Gessner, i poemetti ossianici e il classicismo. Il giovanissimo Leopardi cerca una forma di intervento nella società corrotta, liberandosi dai retaggi familiari con la sola forza della sua intelligenza.
Le prime prove adolescenziali lo vedono traduttore degli Idilli di Mosco, di alcuni canti dell’Odissea e della Batracomiomachia. La lettura della Vita dell’Alfieri lo spinse a scrivere i componimenti succitati sull’amore per la cugina. Nel 1818 però nascono le due canzoni civili Sul monumento di Dante e All’Italia dove il tono è alto e sostenuto e la retorica è magniloquente, sottraendosi alla meschinità del presente però con tensioni e angosce individuali.
Nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica Leopardi dimostrò d’aver seguito la disputa sulle riviste e difese il classicismo poiché gli antichi erano più vicini alla natura. La naturalità rousseauiana è la facoltà di generare immagini e illusioni, distrutte poi dal progresso sociale: nel presente soltanto la poesia ha la facoltà di mantenerle vive. Dal classicismo più che un modello armonico il Leopardi cerca la tensione agonistica nel rompere la tradizione e nell’immettersi nel presente con una forte razionalità, che elude le oscurità.
La poesia ha il compito perciò di agitare l’animo e non di rasserenarlo, tramite la memoria, il ricordo e il culto dell’indeterminato e del vago. Se all’inizio la poesia ha il compito di continuare a generare illusioni, con l’approfondirsi del pessimismo cosmico, l’arte diventa invece la fonte filosofica di smascheramento delle falsità.
Lo Zibaldone e il pensiero filosofico
Lo Zibaldone è incentrato essenzialmente sulle interrogazioni che Leopardi si pone circa il vivere, il destino degli uomini e il nulla: dal pessimismo individuale si passa a quello storico e cosmico, e così dal cattolicesimo si giunge al sensismo.
La forza critica del pensiero non si placa mai su risultati acquisiti ma acquista sempre nuovo slancio e vigore, animato da una tensione che non si blocca in sé stessa: il piacere è visto come ciò che non si appaga mai, come un desiderio la cui gioia sta nell’attesa. Ma il piacere è anche una momentanea sospensione del dolore, che è sempre al centro della vita. La natura conferisce solo l’esistenza fisica e biologica all’uomo, ed è suo compito generare la vita delle illusioni e dell’attivismo: il nulla è al centro dell’esistenza, cosa che la natura maligna genera.
Gli Idilli e le canzoni civili
Gli Idilli sono componimenti che seguono lo svolgersi di sensazioni, ricordi e avventure dell’animo: questa è una forma leopardesca non vincolante, che dà spazio all’indefinito. Tra il 1819 e il ’21 vengono composti i cosiddetti piccoli idilli, tra cui L’infinito, Alla luna, La sera del dì di festa. Accanto a questi esperimenti Leopardi tende anche a una poesia civile e rigorosa, con il classicismo delle sue Canzoni che si dota di una sublimità metrica e sintattica cercando soluzioni definitive: Ad Angelo Mai, Bruto Minore e L’ultimo canto di Saffo sono le liriche principali.
Già dal 1820 Leopardi progettava di...
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Letteratura italiana - Giacomo Leopardi