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Letteratura italiana - Leopardi e note di Walter Binni

Appunti di Letteratura italiana per l'esame del professor Colaiacomo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Leopardi e note di Walter Binni, le opere principali di Giacomo Leopardi: Le rimembranze, Lo Zibaldone, A Silvia, Il canto notturno, Il sabato del villaggio e La quiete dopo la tempesta, le Operette Morali.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. C. Colaiacomo

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tali come l’incontro con Pietro Giordani dopo una lunga corrispondenza epistolare,

nonché l’innamoramento per la cugina Gertrude Cassi Lazzari. Di quest’anno sono

infatti il Diario del primo amore e l’elegia Il primo amore che implicano la manife-

stazione di molte intuizioni sulla propria vita interiore, di un sentimentalismo che

sente urgenza di espressione, di gloria e di riscatto tramite la poesia: questo è tra

l’altro il periodo in cui Leopardi scopre Alfieri. Il preromanticismo secondo Leopardi

è un rinnovamento classico con una forte componente sensistica: dunque una summa

della formazione giovanile. A questi temi di impostazione già materialistica si ag-

giunge anche l’esigenza patriottica a voler cambiare il mondo con la poesia, a far sen-

tire la grandezza del proprio animo deluso dalle vicissitudini politiche, cose che spin-

sero Leopardi verso posizioni ancor più alfieriane e foscoliane di indipendenza da

qualsiasi forza esterna; dunque non solo antigiacobinismo, ma anche antirestaurativi-

smo. In All’Italia e Sopra il monumento di Dante è chiaro il compianto verso i morti

italiani in Russia per una guerra che non c’apparteneva: la delusione ormai prevale e

muove il pessimismo leopardiano investendo la vita umana in generale.

Del 1819-20 sono gli appunti sparsi presi nello Zibaldone, che si riferiscono

all’inquieta vicenda morale e sentimentale di Leopardi a quel tempo: dunque un rea-

gire con questi piaceri dell’intelletto alla sua forzata solitudine. Le impressioni e le

esplorazioni annotate nel diario confluiranno anche nel costituire i due grandi com-

ponimenti della svolta poetica leopardiana del ’19. In Alla luna si delineano una serie

di immagini consolatrici che surrogano l’appagamento impossibile nella realtà e indi-

cano la possibilità della dolcezza del ricordo anche quando esso è doloroso; in

L’infinito invece l’idillio si concretizza non in fughe mistiche o fantasie arcadiche,

piuttosto come presa di coscienza del piacere solido che l’animo prova nel conoscere

interamente sé stesso: tutta la visione interiore è percorsa da immagini pittoriche e

impressioni melodiche. Il razionalismo che ora Leopardi attacca è quello mediocre e

privo di entusiasmo o vitalità, che realizza interamente le forze umane come si evince

dalla canzone Ad Angelo Mai. Qui infatti la delusione storica si complica con i temi

del contrasto tra natura e ragione, tra decadenza del presente e gloria del passato: le

illusioni sono lo slancio più grande di questa vita tutta votata all’azione (si ricordi in-

fatti l’esaltazione di Colombo, dell’Ariosto creatore di nuove favole, dell’Alfieri co-

raggioso e temerario e del Tasso che anticipa la desolazione presente).

Nel 1821-22 Leopardi inizia a credere come irrecuperabile la classe dirigente del suo

tempo e pertanto sente una nuova esigenza di intervento poetico, che si approfondisce

rispetto agli esordi perché mescola l’invito collettivo verso la virtù alla volontà

d’intervento nel flusso storico. Le nozze della sorella Paolina e Un vincitore nel pal-

lone sono pretesti per ravvivare i petti malati dei giovani, che devono sfuggire alla

viltà e al tedio di una vita desolata. Nel Bruto minore scoppia quel sistema che si era

retto sulle illusioni della natura ed essa stessa viene vista come maligna: il sorriso con

cui Bruto si suicida esprime la sua tensione distruttiva contro la sofferenza del vivere.

E questa tensione è ripresa da toni più sommessi e quasi usati per placare l’impeto

dove il tema della natura benigna quando apportatrice di care illusioni è proiettato nel

passato: Saffo vuole essere superiore rispetto alla crudeltà della natura che ha accor-

dato lo scacco della persona innocente nella sua vana esigenza di accordo col mondo.

Nel soggiorno romano del 1823 la sua visione del mondo si fa ancora più pessimisti-

ca, avendo egli tanto sperato di trovare una realtà altra fuori del carcere recanatese, e

avendo invece scoperto soltanto una vita salottiera e borghese, socialmente e umana-

mente mediocre. Ritornato a casa si concentrerà nell’analisi della ragione come stru-

mento demistificante dei sistemi astratti e illusori che l’uomo si crea per vivere, al

punto da spingere al massimo il suo sensismo materialistico. Ormai non esiste più al-

cune salvezza metafisica e solo se l’uomo riconoscerà la propria assoluta miseria po-

trà iniziare a costruire qualcosa collettivamente: la natura dà soltanto l’esistenza noio-

sa e dolente, ed è compito del soggetto costruirsi la sua vitalità vera ed effettiva. Non

bisogna accettare la lingua altrui né si cede a soluzioni puristiche proposte dai pedan-

ti. La lingua spontanea, necessaria per una effettiva modernizzazione italiana, deve

nascere dalla vita e dalla novità dei sentimenti: la poesia dunque sorge dalla vita stes-

sa, e la agita e stimola, non la placa. Queste speculazioni zibaldoniane convergono

nell’opera del 1824, cioè le Operette morali. Qui ci si scaglia non tanto in modo mi-

santropico contro l’uomo, bensì contro le false ottusità ottimistiche che l’uomo finge

di avere per illudersi che la vita e la natura siano dalla sua parte, in modo antropocen-

trico. La natura invece è indifferente ai meccanismi di vita umani e la poesia procede

di pari passo con la verità: in questo senso la morte risulta misteriosa al pari della vi-

ta, poiché proprio la risposta al “perché il male” è irraggiungibile. Gli anni successivi,

almeno fino al ’27, affonderanno ancora di più nelle piaghe della speculazione mate-

rialistica con le pagine dello Zibaldone dove si testimonierà che davvero tutto nel co-

smo è male.

Nel 1828 si assisterà a una ripresa della poesia leopardiana con i grandi canti scritti

tra Pisa e Recanati. Il carattere della poesia è intimo e le rimembranze offrono

l’esperienza vissuta, la possibilità di recupero del passato: non più soltanto idilli,

dunque, bensì un nugolo di forze e motivi che concorrono a determinare la lirica. Con

la poesia Il risorgimento diventa chiara la resurrezione della sensibilità e del senti-

mento, malgrado la consapevolezza della perdita del passato e della terribile verità

dell’esistenza. Dunque questo non poteva essere un inno alla vita, piuttosto un recu-

pero della memoria delle persone del passato scomparse (cioè una infaticabile lotta

contro la morte) nonché una denuncia del presente e della sua ottusità utilitaristica. In

A Silvia, capolavoro metrico di costruzione e di novità, il recupero della memoria si

scontra con la coscienza del tempo perso e in tal modo la dimensione del nulla e della

morte si associa a quella dell’aspirazione alla vita. Questi temi si approfondiscono

notevolmente nelle malinconiche, limpide e melodiche poesie de Il passero solitario,

Le ricordanze, Il sabato del villaggio e il Canto notturno. Con la partenza poi defini-

tiva da Recanati del 1830 si apre l’ultima fase vitale dell’esperienza leopardiana, in-

centrata sul confronto con il presente nella sua natura ormai dichiaratamente eroica.

Leopardi fa sempre più incontri con persone concrete e vive ormai tutto proiettato

nella critica del presente, senza separazione tra privato e pubblico, tra riflessione e

sintesi poetica: proprio il Pensiero dominante squarcia il silenzio del canto notturno

precedente e in esso ogni parola è scelta per la sua funzione di energia e tensione. Il

presente ora non è eluso nel ricordo e nell’armonia paesaggistica ma pone nuovi pro-

blemi come l’incanto della bellezza e la sua facile fragilità.

L’ultimo Leopardi si concentra sempre più nei suoi obiettivi di deridere qualsiasi vi-

sione facilmente ottimistica del presente: come nella satira antiaustriaca, contro la

Santa Alleanza, dei Paralipomeni. Ma soprattutto la Ginestra indica il faticoso e duro

cammino che l’uomo deve collettivamente compiere per realizzare l’interesse comu-

ne, senza potersi abbandonare alla grazia consolatrice della poesia e dell’arte: è eli-

minata ogni residua speranza e la natura è vista come totalmente nemica all’uomo.

Questo non può trovare una finta armonia ma deve impiegare tutte le sue forze per

combatterla: ciò traspare nella complessità del grande movimento sinfonico della liri-

ca, che prospetta nodi irrisolti ma comunque una grande poesia morale e civile.

Leopardi e la poesia del secondo Settecento

Il rapporto di Leopardi con il secondo Settecento allude a un’esperienza più vasta di

quella comunemente analizzata. Il rapporto con il neoclassicismo in termini win-

ckelmanniani fu scartato poiché tendente a una poesia troppo formalmente perfetta e

basata sul mito come unico linguaggio della poesia: Leopardi invece si apriva a toni

molto più sentimentali e musicali. Più importante fu invece quello con il preromanti-

cismo, per l’utilizzo di temi irrequieti quali la vita, la morte, la sorte e la natura

dell’uomo. Ruolo fondamentale nella formazione giovanile dovettero avere le Notti di

Young aperte a suggestioni di infinito, di spazi incommensurabili ed abissi del pen-

siero, della caducità e della mortalità degli esseri viventi nonché gli Idilli del Gessner,

già improntati su singole affezioni dell’animo che danno l’avvio alla poesia. Per le

prime canzoni patriottiche si avverte la eco fondamentale del Monti, anche se Leo-

pardi sa porre una disperata carica personale che va oltre il formalismo e la retorica,

legandosi piuttosto alle esperienze foscoliane e alfieriane.

Incontro di ben altra importanza è quello con Alfieri nel 1817, e con gran parte delle

sue opere: l’astigiano infatti mostra il suo bisogno di gloria e lo sviscerato amor di

patria. Ma la lettura della sua Vita rompe definitivamente gli schemi dell’umanesimo

cattolico e monaldesco di Leopardi, e lo spinge verso posizioni libere, critiche ed e-

roiche. Anche Parini, quale poeta del secondo Settecento, fu influente sulla formazio-

ne leopardiana: più che altro come uomo morale e come acuto tratteggiatore di mo-

vimenti realistici, intessuti di una leggera malinconia suadente. I miti, le cadenze e le

vibrazioni sentimentali non possono poi che ricordarci i poemi di Ossian, ricchi di

invocazioni agli elementi naturali, di caducità e di evocazioni sepolcrali.

La poesia eroica di Leopardi

Croce diede una lettura di Leopardi come poeta del solo idillio, incapace di impegno

e sviluppo vivo nella storia. Questa impostazione postsimbolista impoveriva, pur con-

ferendogli il carattere di perfezione formale, i grandi temi e fermenti della lirica leo-

pardiana: infatti il tormento speculativo filosofico e la partecipazione al periodo della

crisi romantica e sociale, furono i motivi che premettero sulla sua poetica. Una volta

fuggito da Recanati, a Firenze il poeta ebbe modo di staccarsi dal mondo immagina-

rio e sentimentale, e di accostarsi alla concretezza e all’urgenza del presente sociale e


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher canerabbioso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Colaiacomo Claudio.

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