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Letteratura italiana - illuminismo, Alfieri e Monti

Appunti di Letteratura italiana per l'esame del professor Colaiacomo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'illuminismo, Alfieri e Monti, Giuseppe Baretti, l'illuminismo in Italia, Carlo Goldoni, la compagnia di Girolamo Medebac, gli illuministi lombardi.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. C. Colaiacomo

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S L I

TORIA DELLA ETTERATURA TALIANA

L’Illuminismo in Italia

Il concetto di Illuminismo ha origine nell’epoca stessa in cui nasce, ed allude ai lumi

della ragione che rovesciano valori e norme antiquati: come movimento esso riunisce

diversi intellettuali legati alle varie discipline, mentre come atteggiamento si diffonde

anche in maniera superficiale sulle classi più colte. Lo scopo illuministico è di sotto-

porre tutta la realtà al controllo della ragione, rendendo appannaggio dell’uomo il

proprio destino. L’uomo può conquistare tutto e il progresso deve essere perseguito

senza alcuna remora: la spinta all’unificazione culturale presenta però una forte rottu-

ra delle barriere verso il cosmopolitismo. Il rapporto tra illuministi e potere assoluto

si svolgerà infatti sempre con contraddizioni e ambiguità: e il rapporto con la chiesa

oscillerà da un cattolicesimo fisiocratico al vero e proprio materialismo. I mutamenti

in quest’epoca sono forti soprattutto nell’ambito industriale: si crea una nuova massa

di proletariato urbano, anche se da uno stato di totale insicurezza e precarietà si ac-

quistano più certezze rispetto alla vita. Ed è a questo punto che la classe borghese ri-

vendica i propri diritti tendendo a scalzare dal potere quella nobiliare. Tra i progetti

culturali principali, ricordiamo l’Enciclopedia di d’Alembert e Diderot e l’attività di

tanti intellettuali quali Rousseau, Voltaire e Montesquieu: se in Inghilterra c’è più un

atteggiamento empirico, l’Italia risente proprio del pensiero francese. Il modello di

vita che si imposta è quello del cosmopolitismo intellettuale, come visibile in Fran-

cesco Algarotti, nato a Venezia da una famiglia di mercanti, brillante conversatore

nei salotti e dotato di cultura enciclopedica. Incentrato sulla creazione di una lettera-

tura utile scrisse il Newtonismo per le dame con toni graziosi e leggeri. Saverio Bet-

tinelli invece si avvicina da gesuita alle punte più critiche illuministiche, ma il suo

pensiero converge verso la tradizione poetica italiana nelle Lettere virgiliane: il suo

ideale poetico è un classicismo moderno che vede solo nei latini e nei greci i modelli

di perfezione, e accusa – fingendosi Virgilio dai Campi Elisi – tutta la poesia

dall’oscuro Dante al presente. Giuseppe Baretti invece vive la letteratura come ne-

cessità di comunicazione fisiologica: in una sua lunga sosta a Venezia redigerà i ven-

ticinque numeri de La frusta letteraria di Aristarco Scannabue muovendo guerra ai

cattivi libri in una scelta critica militante, dove ci si basa sui propri dissensi in un ter-

reno tutto esistenziale. La sua dissacrazione va verso tutto ciò che gli appare pedante

e convenzionale, nascondendo forti istanze conservatrici. Le generazioni di intellet-

tuali meridionali tra Carlo III e Ferdinando IV non hanno più quella spinta culturale

propulsiva del secolo precedente: Antonio Genovesi preme per una riforma

dell’economia meridionale in senso liberistico, Ferdinando Galiani studia gli aspetti

anche più crudeli della realtà scrivendo Del dialetto napoletano, Francesco Mario

Pagano e Gaetano Filangieri si occupano di politica e legislazione.

Carlo Goldoni

In quest’ambito Venezia appare rinchiusa nella conservazione delle proprio strutture

repubblicane, patria del carnevale e del divertimento: è qui che nasce Carlo Goldoni

nel 1707, dall’irrequieto e avventuroso padre Giulio, che gli trasmise il suo senso

d’oscillazione tra gioia e insoddisfazione. Goldoni si dedicò quasi subito al teatro, gi-

rovagando ed impegnandosi in diversi lavori amministrativi: alla morte del padre fu

però costretto a trasferirsi a Padova e laurearsi in legge. Una prima fase dell’attività

può essere datata dal 1734-48, momento di sperimentazione e di confronti con la

commedia dell’arte per il teatro San Samuele di Giuseppe Imer: scrisse la tragicom-

media Belisario e Momolo cortesan (personaggio che nasce proprio dalla modifica-

zione della maschera di Pantalone).

Il periodo 1748-53, presso il teatro Sant’Angelo con la compagnia di Girolamo Me-

debac, afferma la riforma goldoniana: furono composte tra l’altro Il servitore di due

padroni, La vedova scaltra, La putta onorata, La famiglia dell’antiquario e Il teatro

comico, dove in quest’ultima Goldoni rivendica l’onore dei comici e critica la banali-

tà della commedia dell’arte, senza limitarsi ad affermare la preminenza del testo

sull’improvvisazione, ma offrendo un modello che si richiama alla natura nel conti-

nuo confronto con la quotidianità. Dopo il fallimento de L’erede fortunata si lancia in

una sfida promettendo di scrivere ben sedici commedie per la stagione successiva, e

infatti l’anno successivo vengono rappresentate le commedie La bottega del caffè, Il

Moliére e La locandiera.

A questa fitta produzione seguì un periodo di ipocondria, che lo fece rompere col

Medebac e volgere verso il teatro San Luca di proprietà di Antonio Vendramin, nel

1753-59: Goldoni confrontò mondo e teatro scrivendo La villeggiatura, La trilogia

Persiana, il Torquato Tasso e il Campiello, ma il palcoscenico più grande e la richie-

sta di tragicommedie per lo più in versi furono poco fruttuosi.

L’ultimo periodo di attività è del 1759-62: quest’ambito s’incentra sullo squilibrio

che ormai assumono mondo e teatro, dovuto a un sotterraneo malessere individuale e

sociale, che comportò comunque la scrittura di alcuni dei suoi capolavori in prosa

quali Gl’innamorati, I rusteghi, La trilogia della villeggiatura e Le baruffe chiozzot-

te. Ma anche a Parigi sarà costretto a intraprendere una dura battaglia non essendo

ben accetta la commedia italiana: frutto del suo lavoro sarà sul finire degli anni ottan-

ta i Mémoires in francese, autobiografia pubblicata in tre tomi, dove l’idea che Gol-

doni vuol dar di sé è quella della sua vocazione teatrale rivestita di un tranquillo e se-

reno buon senso: dietro quest’immagine autocostruita c’è però l’inquietudine e

l’estraneità dell’io narrante. Tutta l’esistenza goldoniana è percorsa da una sorta di

necessità di legittimazione di sé stesso.

I testi goldoniani sono sempre legati a precise occasione teatrali, rivolgendosi al pub-

blico più vasto possibile: è molto difficile orientarsi nella sua intera produzione che è

piena di contraddizioni e di ripensamenti non lineari. Infatti Goldoni ritorna a temi

già trattati e rimette in gioco i suoi personaggi con un italiano animato da un fondo

dialettale lontano dalla purezza toscana: il veneziano sarà un dialetto concreto e auto-

nomo, distinto a seconda dei livelli sociali trattati. La sua sensibilità dettata dal rap-

porto con il mondo quotidiano lo porta spesso lontano dai principi della riforma, fa-

cendolo riavvicinare alla commedia dell’arte e spesso producendo anche piccoli me-

lodrammi. La sua ideologia è stata definita come una sorta di umanesimo popolare,

animato dall’aspirazione al benessere civile che critica ogni forma di ipocrisia in una

prospettiva del tutto laica. L’ideologia borghese però s’impunta in un rispetto delle

classi e delle gerarchie sociali, nella coscienza dei conflitti che possono derivare ep-

pure nell’esaltazione della libera affermazione individuale: i valori in auge sono dun-

que quelli pacati della classe mercantile. Il suo teatro attinge direttamente dal mondo

accogliendo tutto il respiro della vita veneziana contemporanea: i personaggi hanno

uno spessore sconosciuto prima d’allora e i borghesi conservano il ruolo principale,

mentre i nobili risultano privi di solidi valori e i servi continuano ad avere la funzione

da commedia dell’arte, ma saliranno alla ribalta in commedie come I rusteghi o La

trilogia della villeggiatura, poiché basano le loro aspirazioni sugli stessi valori bor-

ghesi.

Il teatro ha una funzione produttiva ed è retto da principi economici simili a quelli

che reggono il mondo: la visione del mondo è però dominata da una sorta di forza

corrosiva che fa affiorare la tempesta in mezzo alla calma. Lo stesso lieto fine di mol-

te commedie non è una risoluzione ma una sorta di sospensione del malessere: i rap-

porti sociali sono infatti pieni di una sotterranea ostilità guidata dal principio della re-

putazione, e la vita di relazione sociale risulta sempre crudele e sorda. Questi elemen-

ti traspaiono appieno nei capolavori goldoniani, tra cui ricordiamo La bottega del caf-

fè, affettuoso ritratto della piazza veneziana che costruisce un vivace gioco di entrate

ed uscite dal negozio che terminerà con l’espulsione del pettegolo e malevolo don

Marzio dalla scena. La locandiera Mirandolina attira col suo fascino una serie di no-

bili corteggiatori tenendoli a distanza: dopo aver sfiorato la passione con un cavaliere,

si butta nell’amore per un servitore più adatto alla sua condizione sociale esprimendo

la sua realtà ricca di desideri repressi e inappagati. Il campiello è una commedia cora-

le di piazza che esprime un intreccio di rapporti e litigi in versi, dandogli una lievità

quasi melodrammatica. Gl’innamorati si concentra sul tema della gelosia che turba

due borghesi sotto lo sguardo impassibile dei servi, con scatti di singolare violenza.

La trilogia della villeggiatura irride la moda della partenza per la campagna che da il

via alla gara per l’apparenza sociale, mentre I rusteghi narra la storia di quattro vec-

chi mercanti che sentono l’influsso dei valori tradizionali e contrastano i giovani tutti

volti al presente e alla felicità. Le baruffe chiozzotte infine presenta la vita dei pesca-

tori di Chioggia, i loro amori e i loro problemi quotidiani, animati da un’intensa no-

stalgia goldoniana per i suoi luoghi giovanili.

Gli illuministi lombardi

La capacità goldoniana di descrivere le minuzie della vita in movimento fu esaltata da

Gasparo Gozzi, dotato di cultura raffinata e classicistica. Questa sua apertura al pre-

sente è però frenata da diffidenza e difficoltà editoriali che lo spingono su posizioni

conservatrici, generando in lui un conflitto tra l’amore per la forma e le esigenze di

mercato: sul modello dello Spectator di Addison, il Gozzi redasse la Gazzetta e

L’osservatore Veneto. Il fratello Carlo Gozzi mostrò esplicita ostilità verso le posi-

zioni illuministiche nell’Accademia dei Granelleschi a cui partecipò: le armi che usa

in questa sua lotta sono la parodia e la satira, in specie contro Goldoni. L’amore delle

tre melarance è il suo primo successo, a cui seguono Il corvo, Il re cervo, Il Turandot

e altre favole teatrali. Al di là della polemica questi suoi lavori avranno molto succes-

so soprattutto presso la cultura romantica europea di Goethe, Hoffmann e della Stael:

agli schemi della commedia dell’arte si mescola il gusto per il meraviglioso, proprio

delle fiabe infantili (effettuando dunque un processo involontariamente moderno).

A partire dal 1743 il centro più vivo della cultura lombarda sarà l’Accademia dei Tra-

sformati riorganizzata dal conte Giuseppe Maria Imbonati, mentre dal 1764 al ’66 u-

sciranno alcuni numeri de Il Caffè e le prime due parti del capolavoro pariniano. Pro-

prio Pietro Verri nacque lo stesso anno del Parini ricevendo una severa educazione

tradizionale a cui si ribellò, e difese tra l’altro il Goldoni. Fu animatore

dell’Accademia dei Pugni, nell’aspirazione a creare una cultura aperta, senza confini

e che circolasse liberamente, non avendo né programmi né regolamenti predefiniti. I

quattro fogli del Caffè, redatti assieme al fratello Alessandro, uscivano ogni dieci

giorni ed erano frutto di discussioni avvenute presso la caffetteria Demetrio, legando

così la scrittura all’esistenza quotidiana. C’è in questa rivista una sorta di entusiasmo

giovanile rispetto all’idea di una vita libera: non è una posizione rivoluzionaria però

si tende all’eliminazione del parassitismo e a una riforma sociale più giusta. Molti

collaboratori entrarono però ben presto nell’amministrazione statale, eppure la volon-

tà del Verri è di non darsi mai per vinto: infatti è uno dei maggiori prosatori del seco-

lo, con una penna asciutta e una definizione razionale ad ogni espressione, priva di

compiacimenti retorici. Il Discorso sull’indole del piacere e del dolore vede nel dolo-

re l’elemento prevalente della vita e nel piacere la sua cessazione: eppure le persua-

sioni hanno la loro valenza per dare impulso al progresso storico. Particolari sono an-

che i Ricordi a mia figlia, precetti educativi per la figlia Teresa, nell’idea che sia me-

glio un uomo felice che un grand’uomo. Il fratello Alessandro Verri dall’iniziale

tendenza illuministica si spostò verso posizioni sempre più conservatrici, amante del

passato, e scrivendo sull’esempio preromantico Le avventure di Saffo poetessa.

Il marchese Cesare Beccaria nacque nel 1738 e si laureò in giurisprudenza con una

grande cultura in specie su Montesquieu, d’Alembert, Diderot e Rousseau. Dalle a-

nimate discussioni che ebbe soprattutto con Pietro Verri nacque Dei delitti e delle pe-

ne, ottenendo uno strepitoso successo a cui seguirono molte polemiche: partì per Pa-

rigi con Alessandro Verri ma ritornò ben presto in patria perché troppo pressato dalla

vita pubblica. Preferendo una vita appartata, ruppe i legami con i fratelli Verri. La sua

opera è uno dei contributi più importanti dell’illuminismo italiano e ancora oggi si

pone come riferimento per i valori di civiltà che trasmette: il sistema giudiziario go-

vernato dalle più tenebrose passioni è preso di mira, nell’idea di punizioni dolci e so-

ciali, contro la pena di morte e la tortura. Si devono rimuovere le cause prima dei

problemi.

Neoclassicismo e Preromanticismo

In quest’ambito illuministico ci fu anche chi sentì il bisogno di recuperare una classi-

cità autentica, intesa non solo come imitazione bensì come recupero dell’originalità

di alcuni tratti. Il Neoclassicismo è non solo recupero dei valori di bellezza quanto

anche di quelli di moralità e razionalità: cioè questo nuovo classicismo è alimentato

da intenso spirito di ricerca. Sorge infatti l’estetica ed incrementano anche studi sulle

altre arti (di questo periodo sono le scoperte di Winckelmann). Contemporaneamente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher canerabbioso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Colaiacomo Claudio.

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