Poesia e prosa nel 500 italiano
All'epoca rinascimentale risalgono anche i Musei Vaticani, quando Papa Giulio II porta la statua dell'Apollo del Belvedere. La stanza della Segnatura è un luogo che ci viene consegnato nei primi anni del 500, è il 1508 in cui Raffaello dipinge le stanze vaticane e successivamente la cappella Sistina e il Giudizio Universale.
Con il termine Rinascimento emerge come i confini cronologici siano in realtà piuttosto vaghi, molto spesso con lo stesso termine Rinascimento a seconda delle diverse discipline possiamo intendere cronologie anche molto diverse tra loro. Normalmente nella letteratura italiana possiamo intendere il Rinascimento nel senso ampio che viene distinto con diversi aggettivi, andando dall’epoca di Petrarca fino alla fine del 500, oppure possiamo fare un uso del termine un po’ più limitato, che è quello che utilizzeremo noi, con un arco cronologico più limitato che va dagli ultimi anni del 400 fino alla fine del 500. Parleremo di Rinascimento intendendo questo secolo.
Un 500 di crisi e trasformazione
Un 500 visto come una cultura della crisi, come il frutto di un periodo decisivo della formazione della nuova cultura, compressa con la mobilità, la trasformazione e la perdita dei riferimenti locali. Molto spesso il Rinascimento viene descritto utilizzando le categorie oppositive di frattura e continuità, è una nuova nascita che ha alle spalle un periodo con caratteristiche diverse.
Utilizzavano spesso le metafore di rinascita, anche se dobbiamo dire che il termine Rinascimento si afferma nell’800, quando si afferma il mito del Rinascimento in contrasto con quello che veniva prima. Il termine ottocentesco era dentro un racconto simbolico teso a giustificare il mondo moderno, gli ottocenteschi ritrovavano molti aspetti dello scontro tra Medioevo e Rinascimento. Il Rinascimento è connesso e collegato con l’epoca precedente.
Elementi fondamentali nel 500
Nel 500 avvengono una serie di rivoluzioni in campo letterario che rendono questo secolo eccezionale. Rapporto italiano-latino, viene riconosciuto un prestigio per il volgare. È solo con il 500 che vediamo nascere una letteratura italiana, c’è la diffusione di una lingua letteraria condivisa, codificata e costruita su riferimenti di modelli precedenti. Ruolo di primissimo piano di Pietro Bembo che fissa i modelli per la lingua letteraria.
Diffusione della tipografia, l’uso della pubblicazione a stampa agisce da moltiplicatore e diffusore delle opere. L’Orlando furioso si può dire primo capolavoro diffuso con la stampa. Riflessione sulla poetica, riscoperta delle opere aristoteliche. Valore della poesia. Il successo di molte opere innescano un dibattito critico, una riflessione critica che porta gli autori a riflettere sullo statuto, canoni e codificazione della letteratura dei secoli precedenti.
Lo stesso riferimento ai modelli classici innesca un dibattito sull’imitazione. Il riferimento ai modelli non è solo rivolto al passato, la cultura italiana diventerà modello a livello europeo. Le scuole italiane conosceranno una diffusione a livello europeo straordinaria. “Stagione ambigua, piena di strappi e di diversioni” queste fratture del 500 dipendono anche dalla pluralità dei centri attivi nella nostra penisola: Firenze (erede dell’umanesimo civile), le corti padane, Ferrara, Mantova, Urbino e Roma (non solo per il recupero della classicità ma anche per il mecenatismo papale, le grandi committenze papali), Napoli.
Tra il 1490 e il 1530: il culmine del Rinascimento
Tra il 1490 e il 1530 è la fase più alta del Rinascimento, il suo momento più ricco e avanzato. Nel 1528 viene pubblicato il Cortigiano di Castiglione. Epoca di Raffaello, Michelangelo, Ariosto e Machiavelli. Per fissare inizio e fine ci serve una data e viene riconosciuta in un evento storico particolare, cioè la discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494, che stravolge l’Italia. Il riferimento a questi fatti storici che danno il via alle guerre d’Italia lo troviamo anche nel Principe di Machiavelli.
Un altro fatto storico importante è il sacco di Roma del 1527, che segna la fuga e la dispersione di artisti che si erano radunati nella città e mette fine al periodo di straordinaria creatività, troviamo il racconto di questo fatto nella storia d’Italia del Guicciardini. Stagione quindi densa di capolavori e opere ma segnata anche da fatti storici traumatici. È più difficile segnare una fine di Rinascimento, non si sente parlare di fine di Rinascimento ma più di “autunno del Rinascimento”. Terremo come riferimento la data di morte di Tasso nel 1595 come fine di questo periodo.
Le caratteristiche di questa parte finale sono un mutamento delle corti, si modifica la geografia culturale italiana, intense inquietudini del mondo religioso.
Niccolò Machiavelli e "Il Principe"
È importante avere in mente uno schema in tre fasi: giovinezza, dal 1469 fino al 1498, di questo periodo giovanile non abbiamo molte informazioni, sappiamo che arriva da una famiglia contro i Medici e questa provenienza è la causa della negazione dell’accesso alle cariche pubbliche. La sua formazione ci dice che per le condizioni economiche della famiglia non poté accedere a un percorso di studi universitari, ma la sua formazione è caratterizzata dalla poesia trecentesca e umanisti.
Negli anni dal 1494 al 1499 è importante ricordare il regime repubblicano di Savonarola, possediamo dei giudizi negativi da parte di Machiavelli, è rilevante perché segna la fine della giovinezza di Machiavelli. Con il 1498 si chiude l’esperienza del Savonarola e in quell’anno accade per Machiavelli una svolta, viene nominato segretario della seconda cancellaria.
Il 19 giugno 1498 nominato segretario della seconda cancelleria, e il segretario dei 10 di libertà e di pace. Doveva curare le corrispondenze e la cancelleria, scriveva lettere ufficiali in volgare, ne possediamo a migliaia. Documenti storici. Insieme a questo incarico già dall’anno successivo gli vengono affidati altri incarichi di natura diplomatica, per le missioni che la città di Firenze riteneva meno importanti nominava dei mandatari, che non avevano un vero e proprio ruolo di diplomatici, ma un ruolo inferiore che venivano mandati in altri stati per intrattenere rapporti diplomatici.
Il periodo della maturità di Machiavelli
Nell’arco dei 14 anni della sua carriera come segretario, questi ruoli diplomatici si intrecciano alla stesura di varie opere. Nel 1502 ha inizio il gonfalonierato di Soderini e Machiavelli diventa il suo braccio destro e ottiene un numero elevato di incarichi. Questi sono gli anni più felici della sua carriera l’apice si segna nel biennio 1510-11. Anni in cui ha un grande tirocinio politico, conosce persone e entra a conoscenza di personalità politiche. Questa esperienza della vita politica reale sarà uno dei pilastri per la sua opera.
Spesso Machiavelli era tenuto ad inviare a Firenze delle relazioni diplomatiche, ma spesso troviamo delle riflessioni personali. Questi scritti minori sono circa una 30ina di operette composte in un lungo arco di tempo. Sono occasionali che partono da precisi eventi ma sempre con un’intenzione politica di spunto. Già in questi scritti troviamo il suo modo di argomentare, epigrammatico, costruito su antitesi e parallelismi. La concisione del dettato si avvicina all’andamento proverbiale. È una struttura dilemmatica costruita su costruzioni binarie, o questo o quest’altro.
Si dedica anche alla stesura di alcune opere, i decennali, racconto storiografico della storia locale in terzine, una sorta di cronaca degli eventi principali della città scritta in rima. Una prima stesura del 1504 con gli eventi che riguardano il decennio precedente e una seconda stesura che però viene interrotta all’altezza degli eventi del 1509. Abbandonerà la stesura di quest’opera e non la riprenderà.
Il periodo della maturità dal 1512 al 1527, dal 1511 si acuisce lo scontro tra la Francia e la lega sacra. Ritorno della famiglia de Medici che a settembre del 12 rientra a Firenze, rimane al suo posto e formalmente mantiene il suo compito fino a che nel 7 novembre del 12 inizia il primo periodo di confino, di allontanamento, una relegatio che gli proibisce di entrare nel palazzo della Signoria, viene confinato lontano dal palazzo del potere e costretto a dimorare all’interno della città.
Nel 1513 viene accusato di aver preso parte a una congiura e verrà torturato e imprigionato. Ha però la fortuna di vivere in una circostanza favorevole, a marzo del 1513 giunge un’amnistia che festeggia l’elezione papale di Leone X, Giovanni de Medici, il governo decide di fare un’amnistia e condonare le varie pene. Machiavelli può quindi ritirarsi in una sua proprietà in campagna nei pressi di San Casciano, lontano dalla vita cittadina, ma libero di applicarsi ad altre attività.
È in questo periodo, nel 13, che si dedica alla scrittura e in particolare alla stesura del Principe e I Discorsi, non cessano però i tentativi di intervenire sulla vita politica del tempo. A febbraio del 14 alla fine dell’anno di confino, tenterà di ravvicinarsi alla famiglia dei Medici. Parteciperà al gruppo degli orti Oricellari e tentano di avvicinare Machiavelli al cardinale Giulio de Medici che verrà messo a capo della città nel 1519, tramite questa esperienza può tornare vicino agli uomini di potere per le sue abilità letterarie. Dal 1520 deve stendere le Istorie fiorentine.
Agli anni della maturità appartengono anche i periodi dell’applicazione alle commedie. Nel 1525 compone una nuova commedia la Clizia. Negli anni tra il 25 e il 27 ottiene un nuovo ruolo all’interno della città di Firenze, ottiene la fiducia del nuovo papa dei Medici Clemente VII e torna ad avere incarichi diplomatici.
Questo periodo di attività si conclude con un trauma, quello del sacco di Roma. Ancora a Firenze abbiamo un cambio della guardia, i Medici devono lasciare la città e Machiavelli è ancora dalla parte sbagliata. La nuova repubblica lo allontana perché troppo vicino ai Medici. Questo colpo è definitivo e muore nel giugno del 1527.
Le lettere tra Vettori e Machiavelli
Scrive molte lettere, possediamo una novantina di lettere scritte ad altri personaggi. Nel nucleo delle epistole famigliari la più importante è quella con Francesco Vettori. Con lui scambia le opinioni, invia meditazioni morali e politiche, la stretta amicizia tra i due ci fa vedere anche momenti ironici, giocosi e scambi di battute.
Vettori è di poco più giovane (1474) ed è di famiglia nobiliare e per questo mantiene sempre un ruolo diplomatico anche dopo il 1512. Dal febbraio del 1513 fino al maggio del 1515, Vettori ha un incarico presso la santa sede, rappresenta la città di Firenze presso la santa sede. Machiavelli in questi anni cerca un contatto più incisivo con Vettori mosso da esigenze pratiche nel tentativo di ottenere di nuovo il suo ruolo.
Leggiamo la lettera di Vettori a Machiavelli (scheda) del 23 novembre del 1513, Roma. Tralasciamo la prima parte della lettera in cui Vettori richiama gli scambi epistolari precedenti. Verso la fine della prima colonna parte il nucleo centrale della lettera, il nucleo, che è il racconto della vita di Vettori a Roma.
Interessante la scelta dell’argomento perché Machiavelli in risposta farà la stessa cosa descrivendo la sua giornata tipo e vedremo come le attività dei due sono opposte. Vettori inizia volendo specificare dove abita, e subito il colloquio tocca aspetti dell’amicizia tra due uomini, non sono più vicino alle cortigiane come qualche tempo fa. Abita nelle vicinanze del Vaticano, nella zona verso il colle del Gianicolo. L’ambiente favorevole è descritto in modo sintetico ma dando alcuni articolari. “Essendo io religioso come voi sapete”, cogliamo subito l’ironia, sottolinea subito dopo che la chiesa è utilizzata per passeggiare.
Vettori ci dice poi che vive con 9 servitori e spende abbondantemente tutto il salario che ha. Il primo periodo romano di Vettori è caratterizzato dalla volontà del vivere nel lusso, dopo poco però si rende conto che tutte queste spese sono eccessive e quindi si restringe a uno stile di vita più modesto.
Lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513
Machiavelli comincia con una citazione di Petrarca. All’inizio egli richiama la mancanza di risposta da parte di Vettori per un lungo periodo e si domanda il perché di questo suo lungo silenzio. L’unica ragione a lui plausibile era che Vettori avesse un’opinione di Machiavelli come un non buon massaio delle sue lettere, cioè che non fosse stato un buon custode delle lettere in cui Vettori faceva critiche dei personaggi di cui parlavano, anche se in realtà Machiavelli sa bene che solo due suoi amici hanno letto le loro lettere.
La conferma che non ci fossero dissapori tra i due avviene con la lettera del 23 novembre di Vettori, la quale rende felice Machiavelli per la vita serena da ambasciatore che sta conducendo e lo spinge ad andare avanti con essa, senza perdere i suoi comodi. Poi Machiavelli torna sull’argomento della Fortuna, affermando che bisogna lasciarle fare qualcosa agli uomini, riferendosi alla necessità di non opporsi agli eventi della sorte e di aspettare l’occasione, il momento propizio, in cui sia possibile per gli uomini far qualcosa, il quale quando giungerà porterà Vettori a impegnarsi di più nelle sue vicende e Machiavelli ad andarsene dall’Albergaccio.
Volendo rispondere alla lettera di Vettori, Machiavelli lo fa in maniera coerente con la lettera a lui inviata, descrivendo la sua giornata tipo e ironicamente proponendo uno scambio a Vettori. Nel paragrafo successivo Machiavelli descrive le sue occupazioni in villa, specificando che egli può andare a Firenze ma gli è vietato l’ingresso al Palazzo della Signoria: sporadiche visite in città e vita di campagna.
Fino a dicembre si è dedicato alla cacciagione in prima persona, seppur le persone di un ceto elevato non si occupavano di persona di una tale attività. La descrizione di queste attività basse viene accompagnata da una certa ironia e un registro più basso.
Finita la stagione della caccia alla fine del mese di settembre, Machiavelli comincia a narrare la più stretta quotidianità, allo stesso modo in cui Vettori aveva cominciato a raccontare genericamente i primi mesi a Roma e quelli successivi in modo più dettagliato: da una parte Vettori che si leva in tutta calma e va a palazzo, dall’altra Machiavelli che si leva la mattina col sole, va in un bosco dove sta facendo tagliare la legna e passa tempo con i taglialegna; struttura sintattica di Machiavelli scelta appositamente simile a quella di Vettori per rendere ancora più evidente il contrasto tra le vite dei due.
Qui Machiavelli non esita a entrare nel dettaglio delle sue vicende triviali e di poca importanza, poiché sono le uniche di cui in quel momento fa parte. La descrizione della tipica giornata di Machiavelli segue anche la descrizione di luoghi diversi: dopo il bosco va a una fonte con un’uccellaia, dove ha un libro di Dante, Petrarca Tibullo o Ovidio: ingenua identificazione tra Machiavelli e i poeti della lirica amorosa, nel ricordo dei suoi dolori d’amore.
Successivamente va in osteria, dove incontra numerosi uomini e su cui applica le sue grandi capacità d’osservazione, nonostante siano ambienti bassi per arrivare a una piena osservazione dell’umanità per trarne delle conclusioni.
All’ora di sera cena con uomini bassi con cui si ingaglioffa, cioè si azzuffa con i personaggi triviali e bassi, così sfoga la malignità per la sua sorte, unico passaggio in cui notiamo una nota d’amarezza nelle parole di Machiavelli, poiché spiega che tutte queste attività servono solo a togliere il cervello di muffa, cioè permettono di farlo sfogare e così Machiavelli si lascia volontariamente calpestare dal destino, per vedere se essa si vergogna di ciò che gli ha fatto provare.
Le attività serali e la lettura degli storici antichi non è occasione di dare sfoggio di erudizione come per Vettori, il racconto di Machiavelli invece insiste sul cerimoniale che serve per accedere a queste opere: togliersi i panni quotidiani sporchi di melma e vestirsi di panni regali, cioè tipici di una corte, e curiali, cioè tipici di una curia, così da poter entrare nelle corti di questi antichi uomini e così ricevuto amorevolmente da loro, si nutre del suo unico vero cibo, l’unico momento davvero importante della sua giornata, la lettura non per diletto e svago ma un vero e proprio dialogo con gli antichi, in cui Machiavelli cerca di avere le risposte degli avvenimenti. Gli antichi per la loro umanità forniscono le risposte e così per quattro ore egli si trasferisce in loro, dimenticando la povertà, la miseria, l’affanno e il dolore per la sua vita.
Lettere tra Vettori e Machiavelli
- I lettera: novembre 1513, Vettori a Machiavelli. Topos della giornata tipo; tono superficiale e quasi snob, “annoiato epicureismo”, Vettori non prende troppo sul serio i suoi impegni ma si dedica anche a passeggiate, alle donne,… ha una posizione tranquilla e rilassata.
- Risposta di Machiavelli: 13 dicembre, Machiavelli a Vettori; risposta più desolata; anche vista la biografia di Machiavelli, l’inverno del ’13 è un periodo difficile; descrive anche lui la sua giornata tipo e i luoghi dove passa il suo tempo, sottolineando come le sue attività siano passatempi vili; le sue letture sono utili a identificarsi con gli amori infelici e gli insuccessi degli altri classici e del Trecento; la serata invece è diversa: tolti i panni quotidiani, veste quelli regali e incontra gli antichi storici, momento culmine della sua giornata.
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