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Introduzione al Rinascimento

Il periodo del Rinascimento è considerato l'apice della cultura italiana, soprattutto per quanto riguarda l'arte. È in questo periodo che nascono i Musei Vaticani, il cui simbolo ne diviene l'Apollo del Belvedere voluta all'interno dei musei da Papa Giulio II. Un simbolo del Rinascimento italiano è la Stanza della Segnatura, che nel 1508 venne commissionata a Raffaello. Negli stessi anni Michelangelo dipinge la volta della Cappella Sistina e il Giudizio Universale, traendo spunto dalle suggestioni date da fatti storici come il Sacco di Roma del 1527.

È questa l'epoca della riscoperta dei classici, soprattutto per quanto riguarda l'arte. Vengono portati alla luce l'Apollo del Belvedere e il Laocoonte (nonostante fossero delle copie, imitazioni), tanto importanti che Michelangelo prende spunto dall'Apollo per dipingere Gesù al centro del Giudizio Universale.

Per questo periodo i limiti cronologici rimangono vaghi, in quanto a seconda delle discipline con il termine Rinascimento si intendono intervalli di tempo diversi. Nel 1500 ha inizio la cultura della crisi, un periodo decisivo per la formazione di una nuova cultura.

Il termine Rinascimento significa rinascita e con esso si tende a riferirsi attraverso un giudizio negativo all'epoca precedente: i protagonisti di questo periodo sono, infatti, consapevoli di stare attraversando una rinascita, ma il termine ha un'origine ottocentesca, quando si afferma l'idea del Rinascimento come un'epoca di contrasto con quanto veniva prima in una sorta di racconto simbolico teso a giustificare il mondo moderno.

Tuttavia permangono molti legami con l'epoca precedente, infatti la cesura è troppo netta e a causa della necessità di periodizzazione si tende a semplificare troppo le date (per esempio nel Rinascimento la connessione con la tradizione canterina rimane molto forte e testi come quelli de "Il Principe" o "Il Cortegiano" si basano sulla tradizione degli specula principis).

Elementi fondamentali del Rinascimento

  • Il rapporto italiano-latino, in cui viene riconosciuto per la prima volta un certo prestigio al volgare. Si possono già trovare delle opere in volgare ma solo a partire dal 1500 si può parlare di una letteratura italiana vera e propria con una lingua italiana condivisa, codificata e costruita sulla base di modelli precedenti. Un ruolo di primo piano è assunto da Pietro Bembo con il suo trattato "Le Prose della Volgar Lingua", che fissa una determinata lingua letteraria (gli italiani, infatti, possiamo ancora comprendere la lingua di Dante, mentre le altre lingue sono più complesse).
  • La diffusione della tipografia. La stampa agisce da moltiplicatore, diffusore. Per esempio, l'"Orlando Furioso" è uno dei primi capolavori che manifesta una certa diffusione.
  • La riflessione sulla poetica, dovuta alla riscoperta delle opere aristoteliche (come la "Poetica"), che comprende una riflessione sui generi letterari e sul valore della poesia. Il successo di molte opere viene assunto come dibattito critico, come riflessione critica che porta gli autori a riflettere sui canoni, sulle codificazioni della letteratura e a un dibattito sull'imitazione dei modelli classici (il quale era già presente, ma in quest'epoca diventa più sentito) con un particolare riferimento ai modelli della cultura italiana, che diventa anche un modello europeo per quanto riguarda le opere artistiche e letterarie.

Il Rinascimento è però anche una "stagione ambigua, piena di strappi e di diversioni", dovuti alla pluralità dell'Italia. Si sviluppano molti centri importanti come Firenze, dove si possono trovare gli autori più importanti per quanto riguarda la trattatistica, Ferrara, Urbino, Mantova, in cui è molto sentito il dibattito sui generi letterari, Roma, da dove provengono le committenze papali e che costituisce un centro importante per quanto riguarda la formazione degli autori, Napoli, da dove si diffonde l'"Arcadia" di Sannazaro, e Venezia, la capitale tipografica e della stampa.

La fase più alta del Rinascimento è quella fra gli anni 1490 e 1530. In quest'epoca escono le principali opere letterarie del tempo, quali "Il Cortegiano" del 1528, le "Rime" del Bembo del 1530, e, più tarda, l'ultima stampa dell'"Orlando Furioso" del 1532 e la prima edizione de "Il Principe" machiavelliano.

Inizio convenzionale del Rinascimento è considerata la discesa in Italia di Carlo VIII, delle truppe francesi nel 1494. Il Boiardo nell'"Innamorato" interrompe il poema perché vede l'Italia tutta a ferro e fuoco a causa dei Galli; Guicciardini nella "Storia d'Italia" ne parla; Machiavelli nell'ultimo capitolo de "Il Principe" fa un riferimento alla rovina dell'Italia che deriverà da questo fatto.

Un altro fatto storico importante per questo periodo è il Sacco di Roma del 1527, che costituisce un punto di svolta che segna la dispersione degli artisti e degli studiosi e la fine del periodo di maggiore creatività nella città di Roma (come afferma Guicciardini nella sua "Storia d'Italia").

È difficile determinare la fine del Rinascimento, infatti non si parla di fine ma di "autunno", in quanto sono solamente alcuni elementi caratterizzanti a venire meno; in generale si usa come riferimento il 1595 (anno della morte di Torquato Tasso, l'ultimo autore del 1500), in cui si assiste a:

  • Una crisi e un mutamento delle corti;
  • Una modifica della geografia culturale;
  • Una maggiore codificazione per quanto riguarda le norme poetiche;
  • Una serie di inquietudini derivanti dal Concilio di Trento chiusosi nel 1563.

Niccolò Machiavelli e "Il Principe"

La vita

Niccolò Machiavelli nacque nel 1469. Il padre prese posizione contro la famiglia de' Medici e gli fu vietato l'accesso alle cariche pubbliche e l'accesso a un percorso di studio di tipo universitario. Tuttavia egli acquisì una certa formazione letteraria attraverso la tradizione e la letteratura fiorentina. Egli prese come modello la poesia trecentesca di Dante e Petrarca e la letteratura a lui precedente come quella delle opere del Pulci e del Magnifico.

Negli anni 1494-1498 si assisté al regime repubblicano del frate domenicano Savonarola, evento di cui Machiavelli non ebbe una grande opinione e al cui riguardo fornì piuttosto dei giudizi negativi; questo evento segnò anche la fine della giovinezza di Machiavelli. Quando nel 1498 Savonarola venne messo al rogo, ebbe inizio l'oligarchia fiorentina e Machiavelli venne nominato segretario della seconda cancelleria il 19 giugno 1498 e il 14 luglio segretario di libertà e di pace. È per questo fu soprannominato "il segretario fiorentino": egli svolse i compiti di un normale segretario, come curare le corrispondenze e le lettere ufficiali in volgare, le quali costituiscono dei documenti storici arrivati fino a oggi in buona parte. Inoltre l'anno successivo gli vennero assegnati anche altri incarichi di natura diplomatica (non come ambasciatore ma come nominatore di "mandatari", cioè personalità, segretari senza un vero e proprio ruolo diplomatico, che venivano inviati negli altri stati per intrattenere rapporti diplomatici): tutto ciò costituì delle esperienze diplomatiche importanti per la sua formazione, infatti alla sua carriera data da queste esperienze si intreccia molto spesso la stesura di varie opere.

Nel 1502 ha inizio il gonfalonierato di Soderini e Machiavelli diventa il suo braccio destro: egli ottiene molti incarichi e questi costituiscono i suoi anni più felici, in particolare l'apice della fortuna risale agli anni 1510-1511, anni del tirocinio politico e di un'esperienza concreta delle cose moderne, della storia e della cronaca (che diventeranno uno dei pilastri fondamentali della sua opera letteraria).

Il lavoro burocratico di Machiavelli è accompagnato dalla stesura di altri scritti: infatti, tra i suoi compiti egli deve inviare a Firenze dei resoconti, delle relazioni (degli scritti minori, operette) in cui si possono trovare anche alcune delle sue riflessioni. Essi costituiscono una testimonianza di interesse teorico per quanto riguarda la politica: sono scritti di natura occasionale (che partono da precisi eventi storici ma hanno uno spunto argomentativo), il cui stile di scrittura si può definire epigrammatico, con antitesi, parallelismi, massime, sentenze che si avvicinano al tipo proverbiale e una struttura concettuale, dilemmatica, fatta di opposizioni binarie (secondo la formula "o questo o quest'altro", riscontrabile anche ne "Il Principe").

Alcune opere hanno un intento dichiaratamente letterario (specialmente quelle risalenti ai primi del 1500): queste sono le opere che rientrano nella tradizione dei decennali, dei racconti storiografici degli eventi locali (cronaca in rima); una loro prima stesura risale al 1504 (e al decennio precedente) e una seconda al 1514 (e al decennio precedente). Più tardi Machiavelli abbandona gli interessi per questa tradizione poetica e non la riprende più.

Negli anni 1511-1527 si verificano eventi storici importanti come lo scontro tra Francia e Lega Santa del 1511, la battaglia di Ravenna del 1512 (con la sconfitta della Francia e il crollo della Repubblica Fiorentina, che vede il crollo di Soderini e il ritorno dei Medici). In seguito al ritorno dei Medici a Firenze a Machiavelli rimane formalmente l'incarico, ma cessa la sua attività, tanto che dal 7 novembre viene condannato al confino di un anno (viene definito esilio ma, in realtà, consiste in un procedimento chiamato "relegatio", che sancisce l'obbligo di rimanere dentro il dominio di Firenze e la proibizione di entrare nel Palazzo della Signoria). Nel 1513 Machiavelli è accusato di aver preso parte alla congiura per impedire il ritorno dei Medici e per questo viene torturato e imprigionato. A marzo viene indetta un'amnistia per festeggiare l'elezione papale di Leone X (Giovanni de' Medici) e le varie pene vengono condonate.

Machiavelli si ritira in una modesta proprietà nei pressi di San Casciano, l'Albergaccio, dove è libero di dedicarsi ad altre attività: infatti egli è impossibilitato ad agire concretamente nella vita di Firenze e si dedica alla scrittura. Risalgono a questo periodo le opere principali de "Il Principe" e dei "Discorsi sopra la prima decima di Tito Livio". Nel febbraio 1514 ha fine l'anno del confino e Machiavelli tenta di avvicinarsi alla famiglia de' Medici, inoltre negli anni 1515-1517 ha luogo l'esperienza degli Orti Oricellari in cui si riunivano letterati, umanisti e uomini politici prevalentemente nobili (un circolo animato in prevalenza di uomini vicino ai Medici). Gli amici del circolo provano a riavvicinare Machiavelli al cardinale de' Medici (a capo della città dal 1519), non in merito alle sue competenze tecniche ma per i suoi meriti letterari: è così che Machiavelli assume il compito dal 1520 di stendere le "Historie Fiorentine" (egli assume un compito da storico) e inizia a cimentarsi anche nel campo della commedia (di questo periodo sono l'"Andria" e "La Mandragola", del 1525 la "Clizia").

Negli anni 1525-1527 egli assume un nuovo ruolo politico, grazie alla fiducia del nuovo papa de' Medici Clemente VII e gli vengono assegnati degli incarichi natura diplomatica (insieme all'amico Guicciardini per bloccare la discesa dei Lanzichenecchi). Questo periodo finisce, però, con il "trauma" del Sacco di Roma, causa a Firenze di tumulti, tanto che i Medici sono ancora costretti a lasciare la città. Machiavelli viene accusato di essere troppo vicino ai Medici e quindi la nuova repubblica lo allontana di nuovo dalla vita cittadina: ciò segna la fine della vita di Machiavelli, che muore nel giugno del 1527.

Francesco Vettori a Niccolò Machiavelli (Roma, 23/11/1513)

Nell'"Epistolario Familiare" di Machiavelli è contenuto il nucleo più importante del suo carteggio, come quello che riguarda Francesco Vettori: all'amico Machiavelli esprime le sue reazioni emotive alle vicende storiche, le sue meditazioni morali e politiche e le sue riflessioni; sono presenti molti momenti ironici, gioiosi e scambi di battute.

Francesco Vettori nasce da una famiglia nobile nel 1474. Egli inizia una carriera da gonfaloniere, che mantiene anche dopo il 1512, grazie a un incarico presso la Santa Sede come oratore successivo alla dipartita dei Medici. Machiavelli lo conosce nel 1507, dopo aver perduto il suo ruolo e cerca il suo contatto per alcune esigenze pratiche, tra cui riavere il suo ruolo:

  1. "...vita mia in Roma" -> il nucleo della lettera consiste nel racconto della vita di Vettori a Roma (la risposta di Machiavelli consisterà anch'essa nel racconto della giornata tipo dello scrittore in esilio: le attività dei due risulteranno opposte);
  2. "...prima choxa, dove habito [...] è molto vicina al Palazo e alla Piaza di San Piero: [...] inverso il monte chiamato dalli antiqui el Janicolo. La casa è assai buona" -> Vettori non vive in un ambiente lussuoso ma comunque adatto al suo rango e la sua abitazione viene descritta brevemente ma efficacemente;
  3. "...per essere io religioso come voi sapete [...] la chiesa più presto s'adopera a passeggiare che altro" -> Vettori si esprime con una certa ironia;
  4. In questa casa sto con nove servidori, e oltre a questi il Brancaccio, un cappellano e uno scriptore, e sette chavalli, e spendo tutto il salario ho largamente. Nel principio [...] cominciai [...] con invitare forestieri [...]; acorsimi poi che spendevo troppo, et non ero di meglio niente; in modo che feci pensiero non invitare nessuno et vivere a un buono ordinario: li argenti restitui' [...]; in modo determinai di scaricarmi di questa faccenda et non dare molestia né charico a nessuno, perché non havessi a essere dato a me" -> gli argenti erano stati prestati in cambio di favori;
  5. "La mattina, in questo tempo, mi lievo a 16 hore" -> Vettori si esprime con una certa ironia, iniziando a descrivere la sua giornata tipo;
  6. "...parlo venti parole al Papa, dieci al cardinale de' Medici, sei al magnifico Juliano" -> Vettori non si occupa di attività faticose, egli infatti racconta tante piccole bagatelle senza rilevanza;
  7. "Facto questo, me ne torno a casa; excepto che, qualche volta, desino col cardinale de' Medici. Tornato, mangio con li mia";
  8. Dopo mangiare giucherei, se havessi chon chi; ma non havendo, passeggio per la chiesa e per l'orto. Poi chavalcho un pochetto [...] quando sono belli tempi. A nocte torno in casa; et ho ordinato d'havere historie assai, maxime de' Romani";
  9. "Scrivo, de' 4 dì una volta, una lettera a' Signori X, e dico qualche novella stracha et che non rilieva, ché altro non ho che scrivere, per le cause che per voi medesimo intendete. Poi me ne vo a dormire, quando ho cenato e decto qualche novelletta";
  10. "Il dì delle feste odo la messa, e non fo chome voi che qualche volta la lasciate indietro";
  11. "...havevo aveza una (cortigiana), in modo che spesso ci viene per se medesima, la quale è assai ragionevole di belleza, et nel parlare piacevole";
  12. "Nicolò mio, a questa vita v'invito; e se ci verrete mi farete piacere, e poi ce ne torneremo chostì insieme";
  13. "Et dica ognuno quello che vuole; e se io non li satisfò, rivochinmi; ché in conclusione io me ne voglio tornare a capo uno anno, et esser stato in chapitale, venduto le veste et chavalli; et del mio non ci vorrei mettere, se io potessi";
  14. "...né ho trovato huomo di migliore giudicio di voi. Sed fatis trahimur: ché, quando parlo in lungo a certi, quando leggo le lor lettere, sto da me medesimo admirato sieno venuti in grado alcuno, che non sono se non cerimonie, bugie et favole, et pochi ne sono che eschino fuori dell'ordinario. Bernardo da Bibbiena, hora cardinale, in verità ha gentile ingegno [...]: nondimeno, hora è malato.

Niccolò Machiavelli a Francesco Vettori (Firenze 10/12/1513)

Si tratta di una delle lettere più famose della storia moderna, oltre che del documento più importante a livello psicologico della vicenda di Machiavelli:

  1. Machiavelli richiama come introduzione, le numerose mancate risposte dell’amico, la cui ultima lettera risaliva ad agosto.
  2. Come prima ipotesi per spiegare le mancate risposte era il possibile dubbio da parte di Vettori sulla discrezione tenuta da lui a proposito delle loro conversazioni. Niccolò però si discolpa, dicendo che nessuno, se non sole 2 persone, hanno avuto occasione di visionare la loro comunicazione epistolare.
  3. Si mostra in seguito entusiasta dell’ultima risposta ricevuta, in particolare del sapere come la vita dell’amico si stesse svolgendo. Lo esorta a proseguire in questo modo, quindi di mantenere la propria posizione, per evitare di perdere agio ed influenza.
  4. Il contenuto della lettera sarà poi sulla stessa linea di quella di Francesco, ossia descrivere la propria giornata tipo, nonché situazione. Egli è convinto che fato e fortuna giocheranno presto le loro carte e che, sia a lui che all’amico, spetterà cogliere l’occasione: per Vittori l’impegnarsi di più e lui di andarsene da dove si trova.
  5. Ironia: “se crederete che sia possibile uno scambio, e che voi possiate prendere il mio posto, io mi vedrò ben contento di accettare”
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurora.ferraro.af di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Apollonio Silvia.
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