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La società dell'antico regime

Nell'orizzonte della Controriforma

Un assetto sociale di lunga durata. L'epoca tra 1559 e 1690 viene caratterizzata dalla presenza delle società di Antico Regime, termine che ben differisce dalla società borghese che si affermerà con i movimenti rivoluzionari della fine del XVII secolo, sottolineando la presenza dell'assolutismo; caratteristica di questo periodo furono le repressioni che comprimevano la classe borghese e lasciava le classi più basse in condizioni di estrema miseria. Questa situazione aveva già avuto inizio nel '500, accentuata in seguito nella seconda metà del secolo e l'inizio del '600 a causa di una grave crisi economica; così si assistette a un processo di rifeudalizzazione, ovvero un ritorno alla struttura del medioevo che non erano mai totalmente crollate, ma che anzi erano continuate nelle corti. La suddivisione sociale era composta da tre stati della società, quali quello della nobiltà, del clero e della borghesia; distinzione che ben si ricollega a quella medievale.

Ovviamente vi sono delle differenze con il periodo medievale, dovute essenzialmente alle scoperte geografiche che avevano aperto nuove vie di comunicazione in Europa, alle nuove invenzioni tecniche, alla Riforma protestante che aveva diviso il mondo cristiano mostrando diversi modi di praticare la propria fede, ma specialmente fu importante l'introduzione di forme di controllo ramificate. Il contesto degli Antichi Regimi è internazionale, si assiste a fenomeni economici generali, come la rivoluzione dei prezzi iniziata nel XVII secolo e particolarmente disastrosa per i ceti più bassi; a causa della crisi economica spesso vi furono gli spopolamenti della città, da cui derivarono vagabondaggi e irregolarità sociale; in altri casi, quali quelle delle pestilenze e delle malattie, invece, si assiste a spaventose riduzioni di popolazioni all'interno delle città stesse. Ovviamente, le situazioni si differenziano da Paese a Paese per motivazioni sociali, economiche e per via del contesto geografico e politico; per esempio, l'Italia non è più il centro della situazione politica, ma viene trasformata in pedina dal governo spagnolo e dalla Controriforma.

La Chiesa della Controriforma

Dopo il Concilio di Trento la Chiesa si pose in un clima di cambiamento, cercando di costituire un regolamento assoluto e controllo della vita dei fedeli, reprimendo in maniera feroce ogni forma di eresia. Questo clima viene definito Controriforma, la quale utilizzò le stesse tecniche di controllo usate nei peggiori casi di assolutismo, riprendendo anche i principi del Papato medievale, ponendosi come monarchia religiosa, anche se in forma differente poiché la teocrazia medievale per via del chilo di unità razionale derivante dalla Riforma. La Chiesa adotta tutte le tendenze e le tecniche dalla società moderna, eliminando dal retaggio tradizionale tutto ciò che poteva comportare ambiguità religiose, bollando, come anche le innovazioni, tutto come eretico.

Essa andò sempre più a sottolineare la condotta e le apparenze; si sradicano tutte le credenze popolari che si erano andare a intrecciare con il cristianesimo, lasciando intatte solo quelle che potevano essere favorevoli a chi deteneva il potere, mentre i gesuiti cominciano ad avere un forte ascendente (XVI secolo, oratoriani, o filippini, osservanti i precedenti di San Filippo Neri). Collegato al concetto di repressione e di eresia ben si capisce il rilancio del Tribunale dell'Inquisizione, riorganizzata nel 1542 in Sacra congregazione dell'inquisizione romana, detta Sant'Uffizio; questa aveva il compito di perseguire coloro che avevano atteggiamenti eterortodossi, contro ebrei ed emarginati. Così come la Chiesa della Controriforma, anche quella della Riforma aveva ben perseguito i cattolici con atti violenti.

Nel rispondere alla Riforma la Chiesa tese a eliminare i casi più scandalosi in essa presenti, introducendo atteggiamenti marcatamente clericali; lo Stato della Chiesa si organizzò come una monarchia assoluta e centralizzata, riducendo i poteri feudali minori anche grazie all'aiuto della milizia spagnola. Nella seconda metà del XVII secolo si sviluppano due tendenze opposte, quali il giansenismo e il molinismo.

Pedagogia e controllo della cultura nella Controriforma

La Controriforma cerca di ottenere un consenso articolato andando a istituire forme d'istruzione distinte severamente in base alla classe sociale; un’attenzione particolare viene riservata all’educazione religiosa e ideologica del popolo e delle classi subalterne, a cui si affiancano spesso delle iniziative assistenziali (spesso generose ma comunque tese al controllo della marginalità sociale).

In particolare, l’educazione popolare viene intesa in chiave religiosa, proveniente dall’alto e gestita dal clero e dalle classi dirigenti, impedendo al popolo uno studio diretto delle sacre scritture, ostacolando anche la diffusione in volgare della Bibbia; questo studio, tra l’altro, non avviene praticamente mai attraverso la scrittura, ma attraverso le parole dei predicatori o attraverso le arti figurative.

La Chiesa si impadronisce quindi delle scuole, eliminando quasi completamente quelle pubbliche laiche, lasciando nell’analfabetizzazione le classi più basse e occupandosi in modo differente quelle della nobiltà e della borghesia cittadina; particolare attenzione viene riservata alla formazione del clero, per cui vengono istituiti i seminari. In questo contesto ebbero molto rilievo i gesuiti, i quali fondarono istituti in tutta Europa e organizzarono in nuovi modi le scuole superiori, creando i collegi, i quali diventarono in seguito uno dei momenti fondamentali nella giovinezza dei rampolli della nobiltà.

Il controllo dell’educazione portò anche alla violenta repressione di tutto ciò che in qualche modo andava contro i principi della Controriforma, in primis nella produzione libraria, eliminando tutte le scritture pubblicate anche nel passato; il 1559 fu una data fondamentale in questo processo, poiché venne pubblicato l’Indice dei libri proibiti, che includeva libri considerati eretici, con errori dottrinali o critici nei confronti della Chiesa e del Clero.

La cultura ufficiale e istituzionale della Controriforma

L'uso della cultura della Controriforma fu prettamente politico e religioso, assumendosi non solo il ruolo di controllare l'insieme della vita culturale, ma svolse anche un ruolo di primo piano nell'elaborazione di nuovi contenuti e nuove forme; come per esempio i caratteri originali della mistica, andando a creare una ricerca del dialogo con Dio e nell'esaltazione, nell'estesi mistica, della componente fisica e del coinvolgimento dei sensi, raggiungendo una sorta di sensualità nascosta inquietante. In questo contesto si ricorda la poesia mistica di produzione spagnola, con Santa Teresa da Avilla e San Juan de la Cruz, mentre in Italia non si ebbe una poesia religiosa di alto livello, se si esclude Campanella, ma si ebbero testi di ascesi mistica, come quelli di Mari Maddalena de’ Pazzi e Caterina de’ Ricci.

Il clero prestò una grande attenzione a tutti i tipi di pubblico, mirando ad appropriarsi di tutti i mezzi di scambio e dimostrando una grande capacità di adattamento; alcuni interventi vennero riservati anche all'unificazione della storia religiosa, tra cui molto importante fu l'operato del prete Cesare Baronio, autore degli Annales ecclesiastici, che fondarono una nuova metodologia storico-erudita.

Intellettuali e luoghi istituzionali laici

La letteratura più interessante rimane, comunque, quella degli intellettuali laici, i legati alle corti e alle strutture politiche e amministrative; il peso culturale delle corti sembra essere ancora relativamente forte, anche se in Italia sembra esserne diminuita la vivacità. Alla figura del cortigiano colto si sostituisce quella del segretario, il quale usa la sua penna per scopi politici e amministrativi, molto importanti rimangono quelli legati alle strutture amministrative e si moltiplicano le bizzarre figure degli avventurieri-scrittori, militati e servitori di principi, a cui si aggiungono gli attori girovaghi.

Sembrano quindi personaggi sdradicati, che però trovano un luogo sicuro nelle Accademie, che sorgono nella metà del secolo in quasi tutti i centri urbani; sono intellettuali che rimangono chiusi al mondo della letteratura, spesso con componimenti futili, ma formando una sorta di ceto intellettuale omogeneo per attività e interessi.

Una cultura di opposizione

Nonostante la dura repressione dell'assolutismo e della Controriforma, si svilupparono diverse forme di rifiuto e di critica nella libera ricerca intellettuale; tra le difficoltà questa cultura progetta una politica razionale, una conoscenza libera e critica, una comunicazione aperta tra fedi e coscienze diverse. In particolar modo tutto ciò si sviluppò fuori dall'Italia, soprattutto in Francia e nei Paesi protestanti, ma si trovano comunque scrittori italiani, come Bruno, Campanella e Galilei, che operarono in questo contesto.

La forte influenza della Chiesa proiettò una grande ombra sulla cultura italiana, la quale rimarrà a lungo bloccata nei suoi slanci e nelle sue prospettive; ci fu comunque una letteratura di opposizione rivolta all'Europa, fuori dall'Italia, con centro di irradiazione a Venezia; fu una letteratura clandestina, di cui l'interpretazione non è sempre chiara. Nel XVII secolo coloro che praticavano la miscredenza prendevano il nome di libertini. Molto importante in questo quadro fu l'Accademia degli Incogniti, la quale nasce a Venezia nel 1630 per opera di Giovan Francesco Loredano.

I centri culturali

Tra i grandi centri culturali presenti in Italia all'epoca, grande rilevanza l'ebbe Roma, da dove si irradiava la politica culturale della Controriforma, ma la forza penetrativa della Chiesa ebbe iniziative anche in altre città, come per esempio a Bologna. Per certi versi era opposta a Roma Venezia, la quale rappresentava ancora il polo dell'editoria italiana; questa si opponeva a Roma per via di alcune sue tradizione che, seppur con cautela, la spingevano spesso contro la Spagna e contro la Chiesa, diventando molto presto la sede di tutti quegli intellettuali che non si conciliavano con la polita opprimente presente in Italia, specialmente tra '500 e '600, periodo in cui spesso si rivolgeva ai Paesi riformati. In seguito, a causa della crisi economica, Venezia si chiuse sempre più, cercando di preservare le proprie tradizioni, e orientando la propria cultura verso il teatro e lo spettacolo.

Città prive di corti, ma molto sviluppate da un punto di vista culturale, furono Milano e Genova, in cui tra l'altro si sviluppò una particolare forma di romanzo. Le corti indipendenti sopravvissute alle guerre d'Italia alternano grande sviluppo e ambizioni a fasi di arretramento e incertezza, per esempio la corte Estense entrò in crisi in seguito alla perdita di Ferrara, mentre a Mantova e nel suo circondario si ebbe un grande fermento culturale, almeno fino alla guerra dei 30 anni.

A Firenze, dopo la lunga egemonia di Cosimo I, maturano nuove esperienze manieristiche con il suo successore, Francesco I, ma in seguito la città si distinse per i suoi orientamenti classicistici, in opposizione a quelli barocchi presenti nel resto della penisola. Nel sud Italia la dominazione spagnola aggravava la situazione di isolamento e marginalità dei centri minori, a Napoli, per via dell'assenza di una vera e propria corte, la cultura rimase una prerogativa della nobiltà ma si arricchì di molta originalità proprio per via del contatto spagnolo.

L'ossessione della politica

In tutte le società dell'Antico Regime ebbe grande importanza l'arte politica, definendosi come una sfera di comportamento, regolata da leggi volte alla difesa, alla conservazione e all'espansione dello Stato. Nascono, quindi, diversi scritti in merito a questa materia, a volte dal punto di vista dei principi, altre volte, anche se solo a livello teorico, contro l'assolutismo. Il centro della materia stessa era quella che veniva definita Ragion di Stato, applicabile anche ai contesti quotidiani per giustificare i comportamenti dei potenti, andando a sottolineare la predominanza della politica sopra ogni altra cosa. Questo fulcro aveva come basi i pensieri di Machiavelli, di cui l'opera venne condannata ma rimase comunque presente in relazione alla giustificazione dell'impiego della doppiezza e di un comportamento definito machiavellico, ma anche di quelli di Tacito. Quest'ultimo veniva in particolar modo citato per via degli Annales, tradotti da Scipione Ammirato, in seguito tradotti in volgare da Davanzati. Al di fuori dell'Italia, però, la letteratura in merito fu più originale, dal momento che nella penisola ci si limitava all'applicazione della politica alla morale e alla religione; secondo questo orientamento, in particolare, si mosse la Compagnia di Gesù, e tra questi vi fu Giovanni Botero, autore di una delle opere più famose dell'epoca, ovvero Della Ragion di Stato. Anche in questo caso la politica veniva subordinata alla morale e ai precetti della Chiesa. Sempre sulla Ragion di Stato furono le opere di Zoccolo e di Settala. Oltre alle speculazioni sull'assolutismo, ve ne furono anche sulla possibilità di una repubblica, su cui, a differenza dell'epoca umanistica, ci si concentrava per il loro complesso funzionamento. In un altro ambito ancora si collocano i racconti sull'utopia, tra cui La città felice del filosofo Francesco Patrizi da Cherso e il dialogo La città del sole di Campanella.

Le buone lettere contro l'assolutismo: Traiano Boccalini

Atteggiamento di opposizione nei confronti dell'assolutismo e della Ragion di Stato fu quello di Traiano Boccalini; nato da un architetto entrò presto in politica, rifugiandosi a Venezia per via dell'opposizione da lui dimostrata nei confronti della dominazione spagnola e della Chiesa, dove morì l'anno dopo esservi trasferito. Egli diffidava di tutti i sistemi astratti, sia politici che letterari, rifiutando l'assolutismo e proponendo per una repubblica o aristocrazia, ponendo come modello di riferimento Venezia. La sua opera più celebre furono i Ragguagli di Parnaso, pubblicati prima nel 1607 con un altro nome, poi in due tornate nel 1612 e nel 1613 con il titolo odierno, seguiti poi da ulteriori ragguagli postumi. Sono una serie di comunicazioni di tipo giornalistico che si fingono inviate sul regno di Parnaso, di cui è re Apollo; vi si leggono ciò che avviene nel regno e la reazione dei cittadini, anche in relazione a ciò che avveniva in Italia e in Europa. Particolarità dell'opera è la voce di Boccalini, che esprime e non esprime il proprio pensiero, camuffandolo spesso sotto ironia e giudizi equivoci; questo gioco di maschere, comunque, era necessario per far passare l'opera e non farla mettere nell'Indice.

La vita e la battaglia politica religiosa di Paolo Sarpi

Sarpi fu uno dei più grandi storici italiani dell'epoca, ma per via della sua posizione fu costretto a combattere contro la Controriforma e la Chiesa. Pietro Sarpi nacque a Venezia nel 1552, entrò nell'ordine dei Servi di Maria nel 1566 prendendo il nome di Paolo; si schierò con coloro che non erano rimasti soddisfatti dalle decisioni prese al Concilio di Trento e che desideravano una pacificazione con la Chiesa protestante. Raggiunse presto gli alti vertici, si trasferì a Roma ma, rimasto deluso dalla sua esperienza con la Chiesa, ritornò a Venezia, non rinunciando ai voti ma allontanandosi dal contesto e, quindi, avvicinandosi alla Riforma Protestante.

Nei primi anni del '600 la Repubblica di Venezia gli chiese opera di consulenza su questioni di diritto ecclesiastico; nel 1605 la tensione con Roma crebbe all'inverosimile per via dell'opera di Papa Paolo V, che, per via delle leggi di Venezia sulla subordinazione della chiesa allo stato, le aveva mandato l'interdetto, impedendole di celebrare riti all'interno della città. La Repubblica di Venezia giudicò non valido il comunicato della Chiesa e i loro rapporti si inasprirono, con Sarpi a ricoprire un ruolo di prima fila nella battaglia politica-religiosa che andava definendosi, poiché nominato teologo e canonista della Repubblica.

La Francia si pose come mediatrice tra i due, raggiungendo una tregua e un compresso che deludeva le aspettative del Sarpi; su di lui, tra l'altro, si abbatterono la vendetta ecclesiastica, e fu oggetto di un attentato, procurandogli tre coltellate ma riuscendo a sopravvivere. Così, Sarpi si aggiudicò il consenso della popolazione italiana ed europea. L'accostamento di Sarpi alla Riforma si limitava, comunque, alla separazione tra Chiesa e Stato e al ritorno della prima alla povertà delle origini. A questa attività si collegano le sue due più grandi opere, quali l'Istoria dell'Interdetto e il Trattato delle materie beneficiarie.

Sarpi continuò con la sua opera di consulenza alla Repubblica di Venezia, ampliando la propria rete di comunicazione europea, in particolar modo con l'arcivescovo di Canterbury, Carleton, il quale mandò un suo emissario per far pubblicare l'Istoria in Inghilterra (Sarpi prese lo pseudonimo di Pietro Soave Paolano), opera che entrò subito nell'Indice in Italia. Morì nella città nel 1623. Sarpi si riallacciava agli stili di Machiavelli e Guicciardini; le sue idee venivano dettate anche dalla sua conoscenza dei meccanismi della Chiesa, da cui aveva maturato l'idea che non poteva esistere una riforma del sistema ecclesiastico e che bisognava combatterlo a livello politico e istituzionale. Questa riflessione portò Sarpi ad abbandonare le discussioni dottrinali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Muriko95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Russo Emilio.
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