Alessandro Manzoni
La vita
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Nasce il 7 marzo 1785; il padre aveva sposato Giulia, figlia di Cesare Beccaria (matrimonio di convenienza); aristocrazia terriera legata a ambienti Illuminismo lombardo.
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Educazione: collegio dei Padri Comaschi a Lugano; ‘98 a Milano, collegio dei Padri barnabiti; visse poi nella casa paterna, insofferente a atteggiamenti oppressivi del padre e ravvisando nella madre lontana un modello di libertà e apertura intellettuale.
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Simpatie giacobine: nella Milano napoleonica, primi esperimenti letterari, vicino a ideali democratici della rivoluzione ma insoddisfatto da comportamento dei Francesi e dall’autoritarismo di Napoleone; 1803 inviato dal padre a Venezia, ma nel 1805 raggiunse la madre a Parigi iniziando una vita comune con lei.
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Stretti rapporti con gli idéalogues: posizioni liberali; conoscenza Claude Fauriel: termine di riferimento per le sue idee e i suoi progetti; insoddisfazione per prospettive illuministiche, per svolgimenti e sbocchi politici della rivoluzione francese, bisogno di aderire a valori collettivi e universali indubitabili: premesse per «conversione» letteraria e religiosa intorno al 1810; matrimonio con sedicenne calvinista Enrichetta Blondel (con una figlia, Giulia): vita familiare vissuta insieme alla madre e alla sposa dolce e angelica, con intense riflessioni religiose + frequentazione sacerdoti giansenisti.
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Approdo al cattolicesimo: entusiasmo e devozione totale, prospettiva rigorista che risente di contatti con morale di tipo giansenistico; episodio drammatico: Alessandro perde di vista la moglie tra la folla durante matrimonio Napoleone e Maria Luigia d’Austria: crisi d’angoscia, si scatenerà poi in forme nevrotiche, forte agorafobia per tutta la sua vita, appartata e affidata a un ritmo quotidiano di metodica regolarità e pratiche di devozione; Enrichetta abiura calvinismo e passa a cattolicesimo con nuovo fervore religioso.
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Vita familiare: + religione, come approdo in un porto sicuro; equilibrio tra forte esigenza di autorità a inquieta sensibilità; supera angoscia separazione tra mondo materno e paterno; profonda agiatezza.
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In Italia: 1810, tra Milano e altri soggiorni lombardi; casa Manzoni frequentata da esponenti aristocrazia e mondo intellettuale milanese; guida spirituale: monsignor Luigi Tosi, che suggeriva iniziative e compiti culturali; situazione politica: atteggiamento insieme di partecipazione e distacco, guardando con simpatia a possibili sviluppi in senso nazionale, stringendo rapporti con personaggi attivamente impegnati nell’iniziativa politica ma evitando di intervenire in prima persona.
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Anni Restaurazione: ’15 «Inni sacri»; caduta regime napoleonico, esordi restaurato potere austriaco; rapporto aperto e fiducioso con i protagonisti della polemica romantica e con il gruppo del «Conciliatore»; nuove speranze e nuova delusione suscitate in lui da moti e processi del ‘21-‘22; anni di febbrile attività di scrittore, riflessioni teoriche e religiose, discussioni di poetica, ricerche storiche.
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Impegno creativo: «Osservazioni sulla morale cattolica», «Il conte di Carmagnola», «Adelchi», «Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia», «La Pentecoste», «Lettre à Monsieur Chauvet» + ‘21 inizia «Fermo e Lucia/I Promessi Sposi».
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Verso il romanzo: ‘19-‘20 soggiorno a Parigi; messa a punto prosa del romanzo lo portò a porsi problemi di tipo linguistico; ‘27 a Firenze con la famiglia: conosce scrittori dell’ «Antologia»; approfondimento tematiche della filosofia di orientamento spiritualistico; coerenza ostinata e inquieta problematicità della sua riflessione, insieme all’esaurirsi del suo entusiasmo creativo, lo portarono ad abbandonare poesie e letteratura, criticando il genere stesso del romanzo; preferì dedicarsi a problemi filosofici e linguistici, contatti sempre indiretti con lotte e iniziative del Risorgimento.
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Lutti: nascita Matilde, ma morte di Enrichetta e Giulia (appena sposata) aumenta stati angosciosi e depressivi.
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Secondo matrimonio: ‘37, con Teresa Borri, rinnovata vitalità creativa, conclude rifacimento linguistico dei «Promessi Sposi»; ‘41 morte madre, amici, figli; ‘45-‘55 «Opere varie» + segue avvenimenti ‘48 e dà consenso a politica Piemonte.
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Senatore del Regno: guerra 1859, annessione Lombardia al Piemonte, Vittorio Emanuele II gli assegnò vitalizio annuo e nel ‘60 lo nominò senatore, così Manzoni partecipò alla proclamazione del Regno d’Italia; appoggiò politica nuovo Stato italiano, ostile al potere temporale dei papi; liberata Roma, ne accettò la cittadinanza dal nuovo Comune laico suscitando l’ira dei cattolici reazionari; ‘68 presidente della commissione per l’unificazione della lingua, presentò una relazione che fu alla base della politica linguistica e scolastica italiana del secondo ‘800.
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Morte: quasi novantenne a Milano, il 22 maggio 1873; funerali di Stato, e per primo anniversario della sua morte, Giuseppe Verdi compose «Messa di requiem».
Formazione e primi tentativi poetici
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Classicismo e cultura illuministica: avvenimenti rivoluzionari lo portano a atteggiamenti giacobini, basati su culto laico della libertà e della virtù, ma subito complicati dalle delusioni per la difficile vita delle repubbliche giacobine italiane, per la violenta restaurazione del 1799 e per l’instaurarsi del regime napoleonico autoritario.
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«Il trionfo della libertà»: poemetto-visione in quattro canti di terzine, segue schemi di Dante, ispirazione giacobina, per celebrare ricostituzione Repubblica Cisalpina.
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Opere neoclassiche: allontanamento da posizioni giacobine, sdegnoso culto della virtù, in opposizione alla volgarità del presente, svolgendo esperienze letterarie neoclassiche, con sottile coscienza dei limiti della letteratura, della sua scarsa efficacia.
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«In morte di Carlo Imbonati»: carme in endecasillabi sciolti, scritto a Parigi, ‘06, sintesi dei suoi modi letterari e del suo atteggiamento umano precedente alla «conversione»; il poeta presenta una propria visione, in cui appare il defunto e intesse un dialogo morale con lui.
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Lettura autori francesi: letteratura italiana appare troppo chiusa nelle proprie forme, legge illuministi, moralisti e pensatori religiosi del XVII sec (Pascal), per forza e lucidità con cui analizzavano le passioni e le contraddizioni del cuore umano; curiosità per la storia: nuova attenzione al problema nazionale italiano e alle radici culturali delle nazioni europee.
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Esperienze giovanili minori: grande fervore culturale lo accompagna verso «conversione», segue modelli neoclassici ma si confessa scontento di essi; con Fauriel: discussione sul genere dell’ idillio, diffuso nella contemporanea letteratura tedesca, convincendosi però dei limiti di questa poesia e della sua scarsa adattabilità alla situazione italiana.
L'inquieta religiosità di Manzoni
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Una giustizia al di sopra della storia: conversione = punto d’arrivo di una ricerca che mirava a un valore unitario e universale; abbandono idea di giustizia aristocratica e solitaria, e riscoperta di una giustizia sottratta alla mutevolezza della storia, di una verità radicata nella tradizione e nella realtà collettiva del «popolo», poggiante su un’istituzione, la Chiesa, che aveva mantenuto nel tempo una sostanziale continuità del messaggio cristiano.
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Inquietudine problematica: adesione a fede/dogmi si pone come inveramento supremo della ragione illuministica, raggiungimento di una razionalità più alta e universale, che non esclude un confronto con le forme laiche della modernità e sa interrogarsi sui limiti, gli errori, le colpe dei rappresentanti della Chiesa passati e presenti.
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«Essere» e «dover essere»: i principi basilari del Cristianesimo rappresentano il «dover essere», il modello di comportamento giusto, ma sono costretti a confrontarsi con le forme concrete, storiche, dell’«essere», con la frammentazione della realtà, delle istituzioni e dei rapporti con gli uomini; rifiuta i compromessi, collegandosi a rigorismo giansenista.
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Ideale e realtà: ricerca rivolta a far vivere l’ideale cristiano nella realtà e nella storia, ma per Manzoni questa integrazione non si dà mai effettivamente sul mondo terreno; continua a cercarla, ma sa che può realizzarsi solo nel regno di Dio, e in questa sua coscienza acquista la capacità di seguire conflitti, contraddizioni, insufficienze presenti in tutti i tentativi umani di commisurare ideale e realtà.
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Tensione sotterranea: ricerca rigorosa e coerente tesa a scoprire tutti i comportamenti provvisori e compromissori che gli uomini assumono in campo morale e sociale; insieme di resistenze e difese, censure verso ambiti dell’esperienza che sembrano sfuggire alla sua ansia di rigore/universalità: difesa contro aspetti distruttivi della sua personalità; segreta vocazione al silenzio, annullamento propria figura di scrittore: abbandono letteratura dopo «PS» = esito necessario delle contraddizioni in cui egli vedeva invilupparsi la scrittura letteraria.
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Epistolario: riflessione su tutta la propria esistenza; ‘06-‘44 lettere a Fauriel.
Gli “Inni Sacri”
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Una poesia cristiana: serie di 12 inni sacri, dedicati alle festività fondamentali della liturgia cattolica, col proposito di rifarsi anche ai lontani modelli della poesia cristiana antica e medievale; ‘12-‘15: «La Risurrezione», «Il Nome di Maria», «Il Natale», «La Passione»; ‘17: «La Pentecoste»; serie resta incompiuta.
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Valori collettivi e mutevolezza storica: bisogno di aderire a valori collettivi e rituali, di prender parte a una comunicazione corale e solidale, che respinga fratture della storia e della società in un palpito di universalità; feste cattoliche = forme di un presente che sempre si ripete; la voce del poeta si immerge in mezzo al popolo che vive il rito, partecipa, con spirito agonistico, allo scontro sempre in atto tra bene e male.
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Fisicità e conflittualità: figure concrete, tratte da una natura viva che ha sottili corrispondenze con le vicende umane e divine; ritmo dotato di unità simbolica; aspetti della natura sembrano riscoprire la loro giovinezza comunicando in modo nuovo con gli esseri umani; ma spesso la stessa presenza divina infonde alla natura una forza minacciosa e rovinosa.
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Linguaggio energico ma stridente: momenti opachi, schematicamente ricalcati su forme rituali, ricorrono spesso a forme che stridono tra loro; ardite innovazioni, scelte aspre nella sintassi e in inediti accostamenti di immagini, sopravvivenze di ritmi/movenze del linguaggio melodrammatico e di schemi classicistici; Manzoni ambisce a rifare in chiave moderna il linguaggio della poesia biblica, cercando di ritrovarne la corposità, la dimensione corale e collettiva: ma il linguaggio appare artificiale e fittizio.
Prove di poesia civile
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Una religiosità combattiva: poesia legata alle trasformazioni politiche, ispirata a valori di una religione combattiva, espressione delle legittime aspirazioni all’indipendenza dallo straniero.
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«Marzo 1821»: ode, scritta nel clima di speranze suscitato dalla politica piemontese e dall’ipotesi che il reggente Carlo Alberto potesse muovere guerra contro gli Austriaci, in appoggio ai moti carbonari; strofe di decasillabi; scattante vigore aggressivo; forte anelito patriottico + agonistica religiosità di tipo biblico: lotta contro lo straniero assume un respiro universale, che si riconosce nella fraternità di tutti i popoli in lotta per la loro patria.
La scrittura tragica e “Il Conte di Carmagnola”
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Manzoni e il dibattito sui generi drammatici: interesse per la tragedia si lega all’interesse del Romanticismo per i generi drammatici e all’approfondita lettura di Shakespeare e dei nuovi drammaturghi tedeschi; elaborò una sua idea di tragedia storica di ampio respiro, che rifiutava le tradizionali unità aristoteliche di tempo/luogo e cercava un più mosso intreccio di quadri storici, nel tempo e nello spazio, con obiettivo di suscitare una complessa coscienza critica, capace di distinguere tra bene e male e di proiettare le vicende tragiche su un piano umano universale.
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Avvio della riflessione teorica: in opposizione alla tragedia classicistica incentrata sui desideri, la tragedia storica deve mettere in luce i patimenti, i dolori: gli eroi tragici devono essere degli innocenti, la cui sofferenza mostra i limiti della condizione terrena e la necessità dell’espiazione, legata alla stessa condizione dell’uomo e ai disegni della Provvidenza divina; lontananza da ogni falsità, realtà storica autentica e non romanzesca; il linguaggio deve avvicinarsi all’intensità e all’oggettività di quello shakespeariano.
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«Il Conte di Carmagnola»: 1816, prima edizione a Milano nel 1820.
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Il dramma di Francesco Bussone: cinque atti in endecasillabi sciolti, vicenda del condottiero quattrocentesco Francesco Bussone, conte di Carmagnola, passato dal servizio dei Visconti di Milano a quello della Repubblica di Venezia, accusato poi di tradimento e condannato a morte dalla Serenissima; Manzoni accetta la tesi (smentita da storiografia successiva) dell’innocenza del Carmagnola, modello di eroe virtuoso, condotto alla rovina dagli intriganti uomini politici veneziani; azione procede per varie stazioni separate, fino alla condanna finale; schematico è lo svolgersi del conflitto tra eroe virtuoso e leale e i tortuosi intrighi del potere; linguaggio pieno di formule e schemi classicistici.
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«S’ode a destra uno squillo di tromba»: punto più alto della tragedia: battaglia di Maclodio; in strofe di decasillabi: funzione straniante, punto di vista opposto a quello dell’eroe e dei personaggi; strage irrazionale tra stolti guerrieri, tra italiani che dovrebbero essere fratelli e invece muoiono senza una ragione, al servizio di un cieco sistema di potere, mentre «lo straniero» si prepara a scendere in Italia approfittando di quelle divisioni.
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Follia della guerra: condanna guerra/violenza; a un’umanità immersa nella lotta per la sopraffazione, la voce del coro oppone l’universalità del messaggio cristiano, la fratellanza in Dio di tutti gli uomini.
L’“Adelchi”
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Una materia medievale: soggiorno parigino ‘19-‘20, approfondisce problemi genere tragico; progetta nuova tragedia, dedicata al problema del rapporto e dello scontro tra popoli e razze diverse sul suolo d’Italia; 1820 a Milano, inizia l’«Adelchi», incentrato sulla caduta del dominio longobardo in Italia in seguito alla discesa dei Franchi di Carlo Magno, chiamati dal papa (772-774).
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Il lavoro di stesura: forte insoddisfazione di Manzoni per quei particolari di invenzione, non corrispondenti a precisi dati storici, che attribuiscono all’opera un «colore romanzesco»; volontà di precisare dati storici oggettivi, sfuggiti al tessuto della tragedia, portò alla stesura del «Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia» + nuova redazione nel ‘22.
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Una struttura tragica più aperta: struttura procede per tensioni e punti di vista contrapposti; elementi morali e patetici; endecasillabo sciolto piano e scorrevole, che riduce al minimo le fratture, le inversioni, le difficoltà sintattiche; tono di conversazione sublime e vicina a una realtà definita e circostanziata.
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La vicenda: la scena si incentra su Franchi e Longobardi; Ermengarda, figlia del re longobardo Desiderio e sorella di Adelchi, ritorna dal padre alla corte di Pavia dopo che il marito Carlo Magno l’ha ripudiata; proposito di vendetta di Desiderio, contro cui si oppone Adelchi, contro il papato, favorevole ai Franchi; battaglia in val di Susa e sconfitta Longobardi a causa di tradimenti interni; l’opera si conclude con la notizia della caduta di Verona, dove si era rifugiato Adelchi, e suo ultimo incontro con il nemico Carlo e il padre Desiderio; nel passaggio dai dominatori longobardi a quelli franchi, resta immutata l’oppressione delle genti latine.
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Il realismo politico di Carlo: la vittoria dei Franchi, chiamati dal Papato a difesa contro la prepotenza longobarda, pur perpetuando lo stato di sottomissione delle genti latine, rappresenta uno sviluppo positivo che si lega, nella figura di Carlo, a uno spregiudicato realismo politico e ai compromessi connaturati all’esercizio del potere, e si scontra con la virtù incontaminata dei due principi longobardi, Ermengarda e Adelchi, non responsabili delle ingiustizie commesse dalla loro stirpe e condannati alla sconfitta proprio perché ‘puri’; l’attenzione e la partecipazione dello scrittore va ai due eroi puri e sconfitti; il loro dramma sta tutto nel loro rifiuto dei rapporti di potere e dello stesso divenire storico: immobilità dal punto di vista teatrale.
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Ermengarda: condizione di vittima remissiva, di sposa ripudiata, che vede affiorare i ricordi di un passato superbo e felice, e si proietta nello stesso modo verso la consolazione e la pace della morte cristiana; ricerca di non essere, di oblio e di annullamento di sé; squarci traumatici che si manifestano nel suo delirio: interesse per la vita terrena riemerge con i ricordi della sua passata esperienza di regina, con i segni di un «amor tremendo» che si ostina a persistere nonostante tutto; al delirio segue l’attesa della pace nella morte, con il coro «Sparsa le trecce morbide».
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Domande di Letteratura italiana
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