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Letteratura italiana III: Volti e le parole. Figure e forme della letteratura italiana del Rinascimento

Niccolò Machiavelli

Nasce a Firenze nel 1469. La sua biografia è strettamente intrecciata con la storia della città di Firenze. Machiavelli è conosciuto nel mondo come il “segretario fiorentino”. Nasce da una famiglia di schieramento antimediceo che si oppone al potere della famiglia dei Medici e proprio per questo motivo a Niccolò viene negato l’accesso alle cariche pubbliche nei primi anni della sua vita. Segue una prima formazione che avrebbe potuto permettergli la carriera amministrativa ma per motivi economici non riesce a completare questa formazione con l’accesso all’università. La sua formazione si basa sulla conoscenza dei classici ma anche sulla fiorente cultura umanistica fiorentina quattrocentesca e conosce molto bene anche la letteratura volgare fiorentina (Lorenzo il Magnifico, Pulci, Poliziano).

È fondamentale l’anno 1494: anno in cui, a Firenze, si instaura il regime repubblicano e, in particolare, è l’anno in cui vediamo, sulla scena di Firenze, l’ingresso di Girolamo Savonarola. Tra i primi scritti di Machiavelli possiamo leggere i commenti che lui fa sulla figura di Savonarola, sull’opera di questo frate che suscita la discussione nella città di Firenze. Ci descrive Savonarola con termini anche molto critici. La parabola di Savonarola non sarà una parabola molto ampia e si concluderà nel 1498 con il rogo di questo frate.

Nello stesso anno, Machiavelli verrà nominato segretario della Seconda cancelleria e poco dopo segretario della Cancelleria dei Dieci di libertà e pace. Nel 1498 ha, così, inizio la carriera di Machiavelli. Colui che, fino a quel momento risultava essere un personaggio che difficilmente si sarebbe potuto inserire all’interno dell’amministrazione e del governo della città, riesce a inserirsi nel corpo amministrativo, diplomatico della città, approfittando dei cambiamenti all’interno della città di Firenze. In questi anni abbiamo anche una nutrita serie di opere minori relative sia ai vari viaggi che affronterà sia ai problemi che lui sentirà come più rilevanti nel governo cittadino. Ad esempio, una delle preoccupazioni di Machiavelli sarà quella di dare una milizia alla città.

La carriera di Machiavelli, che durerà dal 1498 al 1512, vedrà un incremento di importanza nel 1502, quando viene eletto Gonfaloniere a vita Piero Soderini: questa carica a vita serviva a porre maggiore stabilità nel governo della città e a dare a Machiavelli maggiore importanza perché diventerà il braccio destro del Gonfaloniere. Il suo ruolo, come segretario, verrà amplificato: il gonfaloniere gli affiderà anche compiti, missioni che non pertengono esclusivamente al segretario; gli affiderà anche missioni diplomatiche che non gli sarebbero spettate. Tale sarà la fiducia di Soderini nei confronti di Machiavelli che da molti verrà considerato il suo braccio destro, un ministro vero e proprio del Gonfaloniere.

Questa, però, sarà anche la sfortuna di Machiavelli perché, nel 1511, dopo la formazione della Lega santa tra papa Giulio II, il re di Spagna, il duca di Ferrara, Venezia, il re d’Inghilterra, che si opporranno alla Francia e a Firenze, quando ci sarà, nella battaglia di Ravenna, nell’aprile del 1512, il tracollo della repubblica fiorentina, il rientro dei Medici, Machiavelli subirà le conseguenze della sua eccessiva vicinanza a Soderini. I Medici rientrarono nel settembre del 1512 e il 7 novembre Machiavelli fu esiliato dalla città. Nei primi mesi del 1513, furono trovate le prove di una congiura contro i Medici e anche Machiavelli fu accusato di appartenere al gruppo dei congiurati. Questo gli costò la tortura, l’imprigionamento e solo, grazie alle circostanze storiche, grazie all’elezione di Leone X, poté giovarsi dell’amnistia ed evitare un trattamento che sarebbe potuto essere anche più crudele nei suoi confronti e ritirarsi all’Albergaccio, nella sua proprietà. Lì, sarà costretto all’esilio ma in questo periodo riuscì anche, proprio perché sottratto agli incarichi amministrativi, a dedicarsi alla scrittura delle sue opere principali.

Il 1513 è l’anno in cui Machiavelli si dedicò alla prima stesura del Principe e cominciò anche la stesura dei Discorsi che concluderà negli anni successivi. Da questo capiamo già come l’impegno letterario per Machiavelli non sia un’attività principale, non sia il suo primo pensiero perché Machiavelli è prima di tutto un uomo di stato, un esperto a livello diplomatico che mette poi le sue competenze nella stesura delle opere nel momento in cui non può esercitare attivamente quella che lui sente come la sua vocazione primaria.

Nel 1514, terminato l’anno di confino, Machiavelli rientra a Firenze e, tra il 1515 e il 1517, comincia a frequentare un gruppo di intellettuali riuniti negli Orti Oricellari, in cui questi intellettuali riflettono, studiano le opere degli antichi. Machiavelli, nel momento in cui non può esercitare il ruolo di primo piano nel governo cittadino, si dedica in maniera più approfondita allo studio, alla letteratura. Sono gli anni in cui nascono le opere della maturità di Machiavelli:

  • Nel 1517 compone una commedia, l’Andria, sul modello di Terenzio;
  • Nel 1518 scrive la Mandragola;
  • Nel 1525 scrive la Clizia;
  • Nel 1519/20 scriverà Dell’arte della guerra; concluderà la stesura dei Discorsi iniziato nel periodo del confino.

Nel 1519, con l’arrivo di Giulio de' Medici in città, gli amici degli Orti Oricellari fanno di tutto perché Machiavelli si avvicini nuovamente alla famiglia regnante grazie ai suoi meriti letterari, non alle sue competenze. Riuscirà a ritrovare il suo ruolo all’interno del governo della città non per le sue competenze dimostrate nel decennio precedente ma per meriti esclusivamente letterari.

Il primo riconoscimento di questo periodo è nel 1520 quando gli viene affidata la stesura delle Istorie fiorentine. Negli anni tra il 1525 e il 1527 ci sarà una seconda fortunata stagione di attività di Machiavelli in cui riuscì ad ottenere, di nuovo, un ruolo primario nelle vicende della città di Firenze e ottenne nuovamente degli incarichi diplomatici ma, ancora una volta, nella vita di Machiavelli ci fu uno stravolgimento: nel 1527, negli stessi mesi in cui tutta Italia era in pericolo per la imminente discesa dei Lanzichenecchi (il sacco di Roma), le incertezze a livello generale portano ad una serie di tumulti nella città di Firenze che costringono i Medici a lasciare nuovamente la città. Si ripete quanto era già successo nel 1512. Questa volta, però, quando si ripropone il governo repubblicano, Machiavelli viene nuovamente visto come eccessivamente vicino al governo precedente. Mentre nel 1512 era stato accusato, al rientro dei Medici, di essere troppo vicino alla repubblica, questa volta, quando si impone nuovamente il governo repubblicano, viene accusato di essere diventato troppo amico dei Medici nel periodo precedente e quindi, ancora una volta, viene allontanato dai propri incarichi, e questa volta, forse per gli anni avanzati e per il dolore nel non veder riconosciute le proprie competenze, Machiavelli non sopravviverà a lungo a questo dispiacere e si spegnerà nel giugno del 1527.

Periodi nella vita di Machiavelli

Possiamo riconoscere, all’interno della sua biografia, tre periodi:

  • Dalla nascita al 1498 (momento in cui accede per la prima volta ad un incarico pubblico).
  • Dal 1498 al 1512 (caduta della repubblica fiorentina e caduta di Machiavelli considerato il braccio destro del gonfaloniere).
  • La stagione della maturità va dal 1512 (esilio) al 1527 (morte di Machiavelli).

Indicare questi tre periodi ci è utile per indicare anche come la produzione letteraria di Machiavelli si posiziona in rapporto ai suoi incarichi pubblici. Alcune opere pubbliche, con una circolazione ampia, Machiavelli le scrive già quando è segretario della seconda cancelleria ma in questo periodo lui scrive un gran numero di lettere. Possediamo molte lettere che Machiavelli scrive proprio perché quello è il suo compito ufficiale, a partire dal 1498. La lettura di questi documenti ci fa capire qualcosa dello stile, delle caratteristiche della scrittura di Machiavelli, ci fa capire come anche la scrittura delle opere principali deve molto a queste tipologie di scrittura.

Lo stile delle opere principali (delle opere della maturità) deriva anche dall’applicazione linguistica, retorica, stilistica fatta da Machiavelli nel corso della sua carriera in queste corrispondenze tecniche. Gli anni in cui Machiavelli fa il segretario della seconda cancelleria sono anni di un eccezionale tirocinio politico in cui apprende tantissimo dell’arte del governo; sono anni che possono essere considerati una fonte inesauribile di esperienze, di conoscenze tecniche che ritroviamo poi all’interno del Principe.

In quegli anni Machiavelli fa esperienza concreta, entra in contatto diretto con le cose moderne, con la storia che si sta facendo: pensiamo alla figura del Valentino che troviamo tratteggiata nel Principe: quel profilo deriva dalla concreta e diretta conoscenza che Machiavelli fa del Valentino nel momento in cui va, delegato per la città di Firenze, ad incontrarlo.

Oltre alle lettere, il lavoro burocratico, diplomatico di Machiavelli era accompagnato da altri scritti che si aggiungevano alle varie corrispondenze, relazioni che era tenuto ad inviare alla città. Dentro questi scritti minori troviamo dei primi nuclei che contengono riflessioni, generalizzazioni e ci permettono di comprendere gli interessi teorici di Machiavelli già prima della stesura delle opere principali.

Gli scritti minori

Sono circa una trentina di brevi operette composte in un ampio arco della sua vita, sono opere di natura occasionale. Molte hanno un legame con vicende di natura diplomatica, politica, con il ruolo amministrativo di Machiavelli. Alcuni di questi scritti hanno anche un argomento di tipo militare: uno degli interessi di Machiavelli era di riuscire a dimostrare l’importanza, per uno stato, del possesso di una milizia propria. In tutti questi vari argomenti si riconosce un’intenzione latamente politica.

A livello stilistico, oltre al contenuto, già in questi scritti troviamo un periodare stringato, epigrammatico, una struttura costruita su antitesi calcolate e sapienti parallelismi. Il dettato è preciso e in alcuni punti arriva quasi a sembrarci l’andamento di una massima, di una sentenza. Tra le strutture più riconosciute c’è la struttura dilemmatica, cioè è una struttura binaria, oppositiva che presenta solo due possibilità.

Dall’analisi di questi scritti minori è stato possibile osservare che già in questi testi le sue osservazioni sono subordinate all’intento di schematizzare e teorizzare una teoria politica.

Testi letterari che risalgono a prima del 1512

La formazione di Machiavelli dipendeva dalla formazione classica ma anche dalla tradizione fiorentina (la tradizione volgare quattrocentesca ma anche i grandi modelli come Dante, Petrarca, Boccaccio). Le prime prove poetiche, letterarie di Machiavelli prima del 1512 sono in ambito poetico e, in particolare, ricordiamo due operette: i Decennali, che appartengono al genere della tradizione cronachistica rimata: si tratta di opere in terzine dantesche in cui si ricostruisce la storia fiorentina degli anni poco precedenti a quelli della stesura:

  • Il primo decennale, che viene steso nel 1504, copre un periodo che va dal 1494 al 1504
  • Il secondo decennale, interrotto, viene steso nel 1514 ma copre l’arco che va dal 1504 fino al 1509, non si conclude il decennio.

Dopo il 1512 ci sarà un netto mutamento di interessi e di indirizzi: una svolta decisiva in direzione più storica e politica.

Epistolario

Non è un epistolario umanistico, che nasce per la stampa. Machiavelli non fa come Petrarca che alle volte, addirittura, si immagina dei destinatari fittizi a cui inviare delle lettere dichiarando così l’intento di portare l’opera alla stampa. Invece, le lettere di Machiavelli sono lettere di un epistolario familiare, lettere scritte ad amici, parenti. Queste lettere sono state raccolte in epoca successiva e si posizionano su un arco temporale che va dal 1497 al 1527.

Di queste lettere ne possediamo oltre 250 che sono dirette a Machiavelli di altri autori che scrivono a lui mentre meno di 90 sono quelle scritte da Machiavelli ai suoi interlocutori. Entro questo epistolario riconosciamo due nuclei significativi:

  • Le lettere a Francesco Vettori
  • Le lettere a Francesco Guicciardini

Lettera del 10 dicembre 1513 a Francesco Vettori

Dopo il 1512, Vettori è uno degli interlocutori privilegiati da Machiavelli per la possibilità di condividere con lui uno sfogo autobiografico. Vettori nacque nel 1474. Appartenente ad una famiglia nobile di Firenze, si era formato secondo i modelli di educazione umanistica ma, dopo il 1512, era riuscito a diventare stretto collaboratore dei Medici nonostante la sua formazione in ambito amministrativo, diplomatico, cominciata durante la repubblica.

L’amicizia tra Vettori e Machiavelli nasce mentre frequentano la corte imperiale nel 1507-1508: entrambi furono inviati presso la corte imperiale e, molto probabilmente, si conobbero lì. Sappiamo che nel momento in cui Machiavelli viene costretto all’esilio e a lasciare Firenze Vettori, invece, assume l’incarico di oratore fiorentino presso la santa sede che ricopre da febbraio 1513 a maggio 1515. Si tratta di una carica di rappresentanza, non è un vero e proprio diplomatico.

In questo periodo, che è un periodo difficile per la biografia di Machiavelli, sappiamo che numerose sono le occasioni di scambio epistolare tra Machiavelli e Vettori. Forse, da parte di Machiavelli c’è anche la volontà di cercare di ottenere l’aiuto di Vettori per ritornare a Firenze e avere di nuovo la possibilità di porsi al servizio dei Medici.

Con il passare del tempo, però, il tono delle lettere ci fa capire che, al di là di questo primo impulso più pratico, c’era una valenza personale all’interno della decisione di scrivere queste lettere, di cercare un colloquio con Vettori. La lettera del 10 dicembre è celeberrima, famosa per vari motivi: innanzitutto, la si legge perché è il primo documento in cui veniamo a conoscenza della stesura del Principe. È il primo testo in cui Machiavelli esplicitamente dice che sta componendo un piccolo trattato e spiega anche qualcosa della materia, dice qualcosa della dedica e chiede consiglio a Vettori sulla opportunità o meno di consegnarlo o farlo consegnare ai Medici.

Un documento che ci fornisce informazioni utili perché vengono dalla diretta voce di Machiavelli su quella che può essere definita la questione della cronologia compositiva del Principe. Del Principe non conosciamo esattamente i tempi della stesura e ci sono varie scuole di pensiero. Grazie a questa lettera il 1513 è uno dei pochi punti fissi.

Questa lettera se letta in abbinamento a quella che la precede, cioè quella di Vettori a Machiavelli, ci mostra in maniera ancora più evidente il significato delle altre dichiarazioni di Machiavelli all’interno di questa lettera.

Lettera del 23 novembre 1513 di Francesco Vettori a Niccolò Machiavelli

È una lettera abbastanza lunga. Il colloquio tra i due si compie sicuramente entro queste due lettere. In questa lettera Vettori si rivolge a Machiavelli con un tono scherzoso in vari passaggi. Nomina molto spesso dei personaggi che a noi risultano sconosciuti, probabilmente amici di entrambi o personaggi che erano ben conosciuti come, ad esempio, Christofano Sernigi che era un piccolo poeta fiorentino. Il tono tra Machiavelli e Vettori è familiare, colloquiale. Nella sua lettera, Vettori allude alla novella del leone e della volpe che probabilmente è anche un piccolo racconto che anticipa la riflessione di Machiavelli all’interno del Principe stesso nel momento in cui individua le caratteristiche che deve avere un principe.

Il cuore della lettera è: “E per questa lettera ho facto pensiero scrivervi qual sia la vita mia in Roma. Et mi par conveniente farvi noto, la prima choxa, dove habito, perché mi sono tramutato, né sono più vicino a tante cortigiane, quanto ero questa state”. Da questo punto Vettori racconta un piccolo quadretto di quella che è la sua vita a Roma, spiegando dove abita, che cosa ha nelle vicinanze e quali sono le sue attività principali. La casa è buona, ha molte stanze ma le stanze sono piccole. Altro elemento favorevole per quanto riguarda il clima romano che non sempre era piacevole soprattutto nella stagione estiva è l’essere rivolta al vento oltramontano e questo permetteva un passaggio ventoso che rendeva il clima molto più favorevole.

La descrizione di Vettori prosegue dicendoci qualcosa anche sulla compagnia che Vettori ha a Roma. La vita di Vettori è una vita non solitaria ma in compagnia di un buon numero di servitori. Ci dirà anche quali sono le sue occupazioni della giornata, in particolare, la visita periodica al pontefice o al cardinale de’ Medici. Ci dice anche come conclude la sua giornata tipo: anche Vettori occupa il tempo serale, il tempo libero dalle occupazioni della giornata con la lettura e fa un lungo elenco di testi di autori che frequenta. La caratteristica di questo elenco è quella di darci l’impressione di uno sfoggio di erudizione, di superficialità ma di volontà di dimostrare le proprie conoscenze. Altro elemento che emerge dalla lettera è la visione delle dinamiche sociali e culturali del tempo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maryconcetta90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Apollonio Silvia.
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