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Letteratura italiana moderna e contemporanea

Professoressa Teresa Spignoli
17/09/18

Introduzione al corso

Il corso è diviso in una parte istituzionale per conoscere la letteratura e la poesia italiana del 900, e una parte monografica dedicata a Giuseppe Ungaretti, dalla pubblicazione del Porto sepolto nel 1916, fino alla pubblicazione nel 1969 con l’ultima poesia e la raccolta di tutte le poesie. A fine corso c’è un modulo sugli esempi più significativi relativi alla narrativa del 900.

Obiettivi del corso

Lo studente dovrà dimostrare la conoscenza delle principali riviste novecentesche («La Voce», «Lacerba», «Solaria», «Il Politecnico», «Il Menabò», «Officina», «Il Verri»), dei principali movimenti e correnti (Crepuscolarismo, Futurismo, Neorealismo, Sperimentalismo, Neoavanguardia) delle opere antologizzate dei principali poeti (Corazzini, Gozzano, Palazzeschi, Sbarbaro, Campana, Montale, Caproni, Luzi, Sereni, Pasolini, Zanzotto, i "Novissimi" [Pagliarani, Sanguineti]), e dei principali narratori (Gadda, Moravia, Calvino, Volponi).

Il primo decennio del '900

Il primo decennio del ‘900 è caratterizzato dallo scarto rispetto alla triade Carducci, D’Annunzio e Pascoli, caratterizzato dalla corrente del Crepuscolarismo, che costituisce un insieme di autori le cui opere pur con elementi comuni non hanno però mai dato vita ad un programma comune e per questo non possono essere considerati parte di un movimento letterario, e dal movimento del Futurismo: Crepuscolarismo e Futurismo si intersecano in particolare con Palazzeschi, che inizia come crepuscolare per poi maturare in un futurista. Parleremo di Corazzini e Gozzano per la corrente crepuscolare, e di Palazzeschi per il movimento futurista.

Parleremo dei primi manifesti dedicati alla letteratura e al manifesto di Marinetti, della pittura futurista in rapporto all’impressionismo francese e al cubismo, momento centrale per l’opera di Ungaretti, perché la lettura di Soffici di fenomeni come impressionismo, cubismo e futurismo sarà ripresa dal poeta Ungaretti, e lo vedremo anche in Campana.

Giuseppe Ungaretti e le sue opere

Parleremo poi del Porto sepolto pubblicata nel 1916, poi nel 1919 l’Allegria di cui Porto sepolto è una sezione, raccolta questa che ha poco in comune con l’edizione conclusiva dell’Allegria. Segue l’edizione del 1923 intitolata Porto sepolto di cui il Porto sepolto del 1916 ne costituisce una parte: si tratta di elemento di passaggio tra l’Allegria e il Sentimento del tempo. Nel 1931 c’è un’altra edizione dell’Allegria e nel 1933 la prima edizione del Sentimento del tempo, a cui segue una nel 1936 e poi un’altra nel 1943 definitiva, nel 1942 la definitiva dell’Allegria.

L’Allegria edizione del 1931 quella ufficiale, poi riedita da Mondadori nel 1942, cominciando un ciclo a fine di concludere il suo percorso poetico. Nel 1947 pubblicazione del Dolore, nei momenti bui del dopoguerra dove si sviluppa esperienza poetica centrale per il 900 e per Firenze ovvero l’Ermetismo (noi ci concentreremo su Luzi). Infine, gli Ossi di seppia che escono tra Allegria e Sentimenti del tempo. Poi vediamo il rapporto tra Dolore e la Bufera e altro di Montale. La terra promessa del 1950: costituisce la parte principale del nostro corso, vedremo in rapporto al panorama mondiale letterario, esaminando quanto scritto nelle riviste «Officina», «Il Verri». Caproni, Luzi, Sereni, Zanzotto: tutti pubblicati nei Meridiani di Mondadori ispirata alla Pleiade francese in cui si pubblicavano gli autori più importanti.

Nel 1969 prima edizione e apre la collana Ungaretti, nella collana sono compresi poeti già affermati: in essa è presente l’attività poetica dell’autore assieme ai materiali che ne consentono lo studio.

Vita d'un uomo. Tutte le poesie

Giuseppe Ungaretti, Vita d'un uomo. Tutte le poesie, a cura di Carlo Ossola, Milano, «I Meridiani» contiene: introduzione sacrificabile, cronologia, poesie e saggio ragione della poesia che funge da introduzione a tutta la sua opera, ultime poesie di Ungaretti poi raccolte storiche e poi poesie disperse cioè poesie pubblicate dall’autore su riviste o antologie di testi nel caso di Ungaretti curata da De Robertis, poi altre poesie ritrovate e nuove ritrovate, i testi a stampa e poesie edite post-morte perché compaiono all’interno dei carteggi tipo Ninna Nanna trasposto da Ungaretti in musica, le appendici in cui si hanno poesie che Ungaretti pubblica su rivista tra Allegria e Sentimento del tempo, indici storici delle raccolte che permettono di vedere cambiamenti dei titoli dei componimenti, l’apparato delle varianti a stampa con cui si capiscono variazioni tra una pubblicazione e l’altra, le note servono per indicare le varianti manoscritte della poesia, il commento assieme alle note verranno usate molto, altra sezione importante sono le note e i commenti dello stesso Ungaretti, studi/saggi sull’autore, bibliografia.

Attività poetica e contesto storico

18/09/18
L’attività poetica di Ungaretti si interseca con altri fenomeni poetici che si sviluppano nel corso degli anni. Il porto sepolto raccoglie poesie scritte durante e poco prima della guerra, recependo le sollecitazioni della sperimentazione primo novecentesca stabilendo una rottura con i registri letterari dell’800, cioè con la civiltà umanistica tradizionale attiva fino alle soglie del 900.

Tra fine 800 e inizio 900 abbiamo un periodo di cambiamento profondo a livello economico, sociale e politico: avviene la seconda rivoluzione industriale tra 1896 e 1908 in Italia. Avviene sviluppo dell’economia che comporta cambiamenti a livello sociale: la possibilità di migliorare le macchine delle industrie si ha più ricchezza e quindi più benessere, che coinvolge più classi sociali permettendone la trasformazione. Nasce la piccola e media borghesia. Si delinea una prima idea della società di massa che caratterizzerà il secolo: l’età giolittiana promuove interventi volti alla democratizzazione di massa come l’istruzione, accessibile a sempre più persone, fondamentale per il settore terziario e l’impiego pubblico lo stato si avvia alla modernità.

Questo sviluppo nei primi decenni del secolo comporta cambiamento per la civiltà umanistica che scompare nella sua accezione tradizionale, ovvero il legame con l’élite attraverso la classe nobiliare e il poeta letterato dipende dalla classe che detiene il potere politico = mecenatismo; adesso all’interno della nuova società di massa la letteratura diviene un elemento fruito da un pubblico sempre maggiore e diviene un elemento di consumo che entra nel sistema economico. I cambiamenti volti alla democratizzazione comporta una crescita dell’istruzione e aumenta quindi il numero di lettori: la lettura entra in una cerchia più ampia che comprende anche il mercato, cominciano a circolare i romanzi di consumo letti dalla piccola e media borghesia per divertimento, per passare il tempo.

Si sviluppa un moderno mercato editoriale e lo scrittore diventa parte di questo meccanismo: non è più nell’orbita di un’élite ma un salariato che guadagna dalla propria attività. Ciò determina un nuovo ruolo dello scrittore all’interno della società e un conseguente cambiamento dell’opera nella società: i poeti del 500 avevano tra i compiti quello di rendere illustre la coorte, la famiglia nobile grazie all’opera pubblicata, adesso ogni autore è legato a come il suo prodotto possa essere percepito nel mercato editoriale e dal pubblico. Lo scrittore aveva sempre avuto un ruolo di vate, di guida di depositario di valori morali ed etici all’interno della società, come Carducci, D’Annunzio o Pascoli: questo finisce con loro. Poi Baudelaire, la perdita dell’aureola, spleen di Parigi nel 1869: da molti ritenuto il testo di cesura; il critico Fausto Curi ha pubblicato libro che si intitola perdita d’aureola dove mette in evidenza il cambiamento tra 800 e 900 e lo relaziona con le avanguardie e con Palazzeschi in particolare.

Fausto Curi fa riferimento ad un’analisi fatta sul testo di Baudelaire dove protagonista è la città che subisce la sua trasformazione in metropoli e dove ci sono cambiamenti nello sviluppo industriale e tecnologico, e viene immaginato un dialogo con un amico che si rivolge a Baudelaire stesso è una via di mezzo tra poesia e prosa, è un poemetto in prosa. L’amico si stupisce di trovare il poeta in un bordello, il quale gli racconta che l’aureola gli è caduta nel fango cittadino e l’ha lasciata lì perché gli sembrava rischioso raccoglierla: il poeta perde la sua funzione ma acquista la libertà di potersi aggirare per luoghi malfamati per poter parlare anche delle bassezze, del brutto e di ciò che è amorale nella vita il poeta non è diverso dagli altri uomini, partecipa alla società e rappresenta nella sua interezza. Il poeta da un lato si pone fuori dal meccanismo del potere che sia il mecenate o il mercato, però lo fa proponendo nella sua opera degli elementi della modernità tali da suscitare scandalo.

Per raggiungere un pubblico occorre un mercato librario, per cui bisogna scrivere qualcosa che venda, bisogna in qualche modo “prostituirsi”. Il poeta conosce questo metodo e non può tirarsene fuori, per cui sceglie di parlare di temi della modernità che possono interessare il pubblico senza anestetizzarlo, non si conforma al gusto dominante del pubblico.

Crepuscolarismo

Si tratta di una corrente non di un movimento. I poeti crepuscolari sono in genere descritti in modo deprimente, legati alla malattia. Si tratta di una serie di poeti fra cui Sergio Corazzini, Marino Moretti, Corrado Govoni, Aldo Palazzeschi e Guido Gozzano, che in un tempo breve pubblicano un buon numero di raccolte poetiche in cui sono presenti atmosfere e temi comuni, un comune sentire. Nel 1903 viene pubblicata “armonia in grigio e silenzio” Govoni, nel 1911 “i colloqui” di Guido Gozzano, all’interno di questi limiti cronologici cade la pubblicazione di altre raccolte.

Il crepuscolarismo è una corrente non un movimento perché i crepuscolari avevano rapporti tra loro ma senza intenzione di formare un gruppo o scuola o istituire un programma comune, infatti pubblicano raccolte che a posteriori riconoscono come simili all’interno della comunità intellettuale. Il termine nella critica comincia a comparire negli anni ’30. Il primo ad usare il termine fu il critico Giuseppe Antonio Borgese, che nel 1910 si trova sulla scrivania alcune raccolte poetiche che legge con curiosità e di cui vuole pubblicare una recensione sulla Stampa nel settembre del 1910 intitolando l’articolo “Poesia Crepuscolare”, termine che poi scomparirà e verrà ripreso in seguito: secondo lui la voce di questi poeti è la voce crepuscolare di una gloriosa poesia che si spenge, quindi è nata ala crepuscolo dei grandi, cioè Carducci, Pascoli e D’Annunzio.

Già dai titoli delle raccolte si può cominciare a capire il termine scelto per definirne gli autori: “armonia in grigio e silenzio” di Govoni 1903, “piccolo libro inutile” di Corazzini 1906 = è un libro inutile non depositario della verità, non propone qualcosa ma esibisce solo la propria inutilità, la parola poetica sarà in grado di esprimere la realtà? Di contenerla? al contrario di “le stirpi canore” di D’Annunzio sono in diretto rapporto con la natura e le parole sono in corrispondenza biunivoca con la realtà, la esaurisce, la contiene ed è quindi in grado di esprimerla, mentre la parola nei crepuscolari è inutile, è labile rispetto alla realtà, non riesce a contenerla, è grigio e silenzio, negazione dei colori e dei suoni, è il negativo della poesia.

“poesie scritte col lapis” di Moretti 1910 = essendo scritte a lapis le poesie si possono cancellare o comunque sono labili, non resistenti al tempo, passano e scompaiono, “i colloqui” di Gozzano 1911; “poesie elettriche” di Govoni, “incendiario” di Palazzeschi, è avvenuto il passaggio al futurismo: entrambe hanno necessità di pensare al poeta e alla funzione della poesia in rapporto alla società che si andava a formare.

Caratteristica dei poeti crepuscolari

19/09/18
Caratteristica dei poeti crepuscolari è l’opposizione al canone rappresentato da Carducci, Pascoli e D’Annunzio, dovuta alla percezione di profondo cambiamento del ruolo del poeta e della poesia, in seguito alla cesura relativa alla cesura che avviene tra ‘700 ed ‘800 con la scomparsa della civiltà umanistica di tipo ottocentesco e l’affermazione di una nuova società, dove cambia il ruolo dell’intellettuale, nei confronti della società e del potere: si passa ad un confronto di retto col mercato editoriale da parte dell’intellettuale, emergendo paradosso tra opposizione della circolazione di prodotto letterario e la necessità di far parte di questo mercato per far conoscere il loro operato.

La figura dell’intellettuale cambia modo di essere percepita: non è più capace di incidere nella società attraverso la sua opera, che risulta essere inutile, effimera, che non lascia traccia, non essendo più capace di raccontare e rappresentare la realtà al contrario di D’Annunzio ne “le stirpi canore”.

Sergio Corazzini, "Piccolo libro inutile"

“Piccolo libro inutile” è una raccolta di poesie di Corazzini (studia desolazione del povero poeta sentimentale) il libro è di piccole dimensioni e inutile, senza funzione: raccoglie poesie di Corazzini ma anche di Alberto Tarchiani, loro sul retro della prima edizione mettono una nota in cui dichiararono che i due poveri autori non hanno osato dichiarare il prezzo di questo libro inutile perché immaginandolo tale pensavano che nessuno avrebbe mai voluto comprarlo. Si manifesta quindi una sorta di opposizione passiva al meccanismo del mercato editoriale e quindi del consumo di massa e della mercificazione delle opere: dal momento che la poesia non serva a qualcosa automaticamente non è serva di niente. L’autonomia dell’arte che cerca di rendersi autonoma rispetto alle regole del meccanismo editoriale volendo però entrare nel raggio delle conoscenze e dovendo quindi comunque entrare a far parte di questo sistema.

“Desolazione del povero poeta sentimentale” da Piccolo libro inutile
Nella prima strofa il verso occipitale e finale sono identici, il “tu” rappresenta il pubblico di potenziali lettori, il poeta è messo in posizione rilevante così da mettere in evidenza il problema centrale: è possibile stabilire che il poeta di oggi sia come quello di un tempo? Ci sono due forti negazioni di identità “io non sono un poeta semmai sono un piccolo fanciullo nonche piange” c’è legame col fanciullino di Pascoli che può offrire una diversa prospettiva della realtà non visibile agli adulti, qui invece si tratta di una figura in opposizione al superuomo di D’Annunzio, cioè fanciullino vs superuomo. Il tema della lacrima torna al verso successivo “non ho che lacrime da offrire al silenzio”: i due versi sono in rapporto, nel primo il soggetto afferma di non essere un poeta ma qualcosa di inferiore, nel secondo afferma di essere un fanciullino che offre al lettore non parole ma lacrime, minori della parola e che scivolano nel silenzio tra parole vs silenzio. La parola “Silenzio” è il corrispondente della divinità e indica un approssimarsi al tema della morte contrapposto al vivere illimitato di D’Annunzio. Il problema dei poeti del primo 900 è il loro rapporto con D’annunzio che costituiva il canone della poesia italiana: molti come Gozzano iniziano imitandolo, così come anche Corazzini, nella loro fase giovanile, modello che poi finiscono con l’attraversarlo. Fausto Curi afferma che i crepuscolari inizialmente attuano il superamento di D’Annunzio per estenuazione rendendo palese l’accettazione della scomparsa di un mondo che non potrà più esserci (soprattutto lo si vede in Gozzano), ma già in loro è presente una opposizione passiva consapevole e palese che va a mettere in crisi il modello di riferimento con successivo rovesciamento, che poi sarà materia dei futuristi. Afferma inoltre che non è più ripercorribile l’attuazione del registro del sublime, che non è più attuale né attuabile essendo in netto contrasto con la realtà che si va affermando. L’idea di legare temi di morte e tristezza inizialmente era quella di attribuirli a motivi biografici. I crepuscolari cercano di dare risposta anche se negativa alla crisi apertasi tra fine 800 e inizio 900.

“Bando” da Per la sera della domenica
Dalla raccolta del 1906-1907 “per la sera della domenica” e quasi conclude l’opera di Corazzini. Questa poesia parla della messa al bando dell’opera poetica. Si esplicita il tema della vendita della propria opera: si esce dall’estenuazione e si entra nella provocazione del mettere al bando e di vendere le proprie idee. Il soggetto cerca di vendere le proprie poesie invitando a comprare senza badare alla voce “piangevole”: torna il tema del pianto, del silenzio.

Guido Gozzano

C’è sempre la percezione di un passato, la civiltà umanistica, irrecuperabile che mai potrà tornare presente: il mondo delle lettere per come lo si conosceva fino alla fine dell’800 è consegnato ad un passato che è perduto per sempre. La poesia di Gozzano si muove in due direzioni: un passato splendido irrecuperabile, un presente rappresentato da una realtà gretta, prosaico dove il...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MARGRO171097 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Spignoli Teresa.
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