Giuseppe Parini: la vita
Parini è uno dei poeti italiani più complessi, che sintetizza in sé esperienze del sensismo, dell’illuminismo, dell'arcadia fino forse al neoclassicismo. Ebbe infatti una personalità molto variegata, da abate non aristocratico e avverso al fanatismo religioso, da collaboratore alle riforme asburgiche ma isolato rispetto al gruppo de Il Verri, lontano dallo scientismo e dalla superficialità arcadica eppure costantemente proiettato verso i modelli classici di Orazio e Virgilio. Tali segni non indicano un suo eclettismo quanto piuttosto una plurivocità di stimoli culturali, che fanno di Parini una delle espressioni sintetiche della varietà dell’illuminismo lombardo. In linea di massima possiamo evidenziare sul piano del contenuto il valore civile pratico ed etico della sua poesia, mentre sul piano della forma la ricerca di una lingua chiara elegante ma descrittiva.
Giuseppe Parini nasce il 23 maggio 1729 a Bosisio, paesino della Brianza, da Francesco Maria Parino e Angiola Maria Caspani. La sua vita sarà segnata da ristrettezze economiche: a nove anni si trasferirà a Milano per seguire le scuole inferiori (assieme a Verri e Beccaria) e nel 1740 una sua zia gli lascerà un’eredità tale da permettergli la prosecuzione degli studi. Non fu esattamente uno scolaro diligente e tollerante nei confronti dei metodi: infatti impiegò dodici anni per finire i sette di corso, che frequentava saltuariamente dopo essere stato colpito da un’artrite alle gambe che non lo lascerà più. In compenso da autodidatta si dedicò alla lettura di classici e alla composizione delle prime poesie, che furono pubblicate nel 1752 nella raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino (Ripano è un anagramma e Eupilino si riferisce al nativo lago di Pusiano). Questi componimenti risentono di un retaggio arcadico, anche se i riferimenti sono quelli di autori classici: al modello bernesco si innesta però una non convenzionale predisposizione alla satira e allo smascheramento delle ipocrisie.
Comunque il Parini fu ammesso all’Accademia dei Trasformati, rifondata dal conte Imbonati nel 1743: questi era un mediocre poeta ma valse al Parini l’introduzione nel mondo dei letterati milanesi. Proprio in questo periodo infatti nascevano in tutta Italia accademie e gruppi di letterati che si riproponevano un rinnovamento culturale generale: dunque un’esigenza critica e razionale di rinnovamento, quale quella perpetrata dal Baretti o dal Gozzi. Anche Algarotti fu illuministicamente avverso alla sistematicità e fautore di una mondanità non sempre però profonda. Tipica dei Trasformati invece era la polemica contro le raccolte poetiche, ultimo residuo dell’Arcadia.
Le esperienze lavorative e il contesto storico
Nel 1754 Parini era diventato precettore presso i figli dei duchi Serbelloni, impiego che mantenne fino a un litigio in cui intervenne a favore di una donna: tale esperienza gli servì per fare esperienza del mondo aristocratico nonché della cultura illuministica europea. Erano questi gli anni di Maria Teresa e delle sue riforme volte a rinnovare con innesti illuministici le classi dirigenti: furono dunque anni di sviluppo e di svecchiamento dalle tradizioni, di incremento della stampa e delle traduzioni. Per molti salotti nobiliari ovviamente fu solo un’occasione di moda, ma per alcuni intellettuali quali quelli che fondarono l’Accademia dei Pugni (i Verri e il Beccaria) fu occasione di studio del pensiero internazionale – di Hume, Montaigne, Rousseau, Voltaire e D’Alembert - e della sua applicazione a problemi tutti nostrani. La fondazione dal 1764 al ’66 della rivista Il Caffè costituì il mutamento decisivo alla cultura italiana dell’epoca.
Opere e contributi letterari
Parini nel frattempo si occupa di ironizzare sulla vita aristocratica con il Dialogo sopra la nobiltà e di aderire all’illuminismo, propugnando l’osservazione della realtà, la misura e il buon senso nel Discorso sopra la poesia: i suoi lumi della ragione si rivelano nel carattere etico della poesia, in cui il vero non è solo ciò che è privo di errori, bensì è lo smascheramento e la contrapposizione dell’impostura morale e della menzogna. In questo frangente il Parini si occupa anche della stesura del Mattino e contemporaneamente delle prime Odi (tra cui L’impostura e La vita rustica). Nel 1765 seguirà il Mezzogiorno a cui avrebbe dovuto subito far capo la Sera, che invece in vita non sarà mai pubblicata per le incessanti rielaborazioni: questa infatti sarà divisa nel Vespro e nella Notte, mentre il Meriggio prenderà il posto della seconda parte del poema intero.
La sua fama venne accrescendosi nonostante le condizioni economiche instabili: per questo collaborò col governo scrivendo l’Ascanio in Alba musicato da Mozart per le nozze dell’arciduca Ferdinando, oltre a partecipare a una commissione per la riforma degli studi e a dedicarsi all’insegnamento. Ebbe anche alunni della recente Accademia di Belle Arti di Brera, e infatti si dedicò alla riflessione estetica con Principii delle belle lettere applicati alle belle arti. Dal 1769 al ’77 però la sua vena poetica si affievolì: scrisse infatti L’innesto del vaiuolo, La musica, La laurea e Le nozze. Ma la sua fama era ormai eccelsa, al punto che ricevette da Pio VI una pensione annua: la condizione della chiesa era infatti abbastanza precaria. Giuseppe II, seguito a Maria Teresa, abolì le servitù feudali e tese a creare una chiesa nazionale che in pratica togliesse ogni potere al pontefice. Solo con Leopoldo II la situazione politica nei confronti della chiesa andò moderandosi. Nel 1791 vennero pubblicate le Odi, testimoni del passaggio di Parini da un senso morale e civile verso una moralità astratta e solitaria, quasi aristocratica: già nei confronti della sanguinosa rivoluzione francese aveva espresso delle posizioni caute e moderate. Deluso dalla politica napoleonica venne infatti escluso dai suoi incarichi nel 1796 e poco prima della morte, nel 1799, dettò il sonetto Predaro i filistei l’arca di Dio, esprimendo la sua preoccupazione che dopo agli eccessi della rivoluzione seguissero quelli della restaurazione.
Le prime prove
Nel 1752 esce Alcune poesie di Ripano Eupilino, sorta di esercizio preparatorio in cui convergono moduli classici (Orazio, Virgilio e Anacreonte) assieme ad una matrice bernesca. Pur non ritrovando qui l’impegno civile del Parini maturo, notiamo un’insofferenza e distanza nei confronti della poesia arcadica, concretizzata nel gusto della misura e della precisione. La prima parte della raccolta consta di cinquantaquattro sonetti di argomento amoroso, di cui quattro di ambientazione magica che vorrebbero esprimere mistero e oscurità ma si bloccano su livelli superficiali; la seconda parte consta invece di trentatré sonetti più altri componimenti denominati Poesie piacevoli, in cui si scovano elementi antipedanteschi contro i versificatori delle raccolte.
Nel 1756 Parini entra in polemica col padre Bandiera tramite lo scritto Due lettere sopra il libro intitolato “Dei pregiudizii delle umane lettere”: si critica qui l’affettazione e l’eloquenza boccaccesca del prete – difetti morali – che contrastava l’Accademia dei Trasformati.
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