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Letteratura italiana - Giuseppe Parini

Appunti di Letteratura italiana per l'esame del professor Colaiacomo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la vita di Parini, le sue prime poesie: Alcune poesie
di Ripano Eupilino; il Discorso sopra la poesia, la satira contro l’aristocrazia, le Lettere del conte N.N. ad una falsa divota tradotte dal francese.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. C. Colaiacomo

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D’Alembert - e della sua applicazione a problemi tutti nostrani. La fondazione dal

1764 al ’66 della rivista Il Caffé costituì il mutamento decisivo alla cultura italiana

dell’epoca.

Parini nel frattempo si occupa di ironizzare sulla vita aristocratica con il Dialogo so-

pra la nobiltà e di aderire all’illuminismo, propugnando l’osservazione della realtà, la

misura e il buon senso nel Discorso sopra la poesia: i suoi lumi della ragione si rive-

lano nel carattere etico della poesia, in cui il vero non è solo ciò che è privo di errori,

bensì è lo smascheramento e la contrapposizione dell’impostura morale e della men-

zogna. In questo frangente il Parini si occupa anche della stesura del Mattino e con-

temporaneamente delle prime Odi (tra cui L’impostura e La vita rustica). Nel 1765

seguirà il Mezzogiorno a cui avrebbe dovuto subito far capo la Sera, che invece in vi-

ta non sarà mai pubblicata per le incessanti rielaborazioni: questa infatti sarà divisa

nel Vespro e nella Notte, mentre il Meriggio prenderà il posto della seconda parte del

poema intero. La sua fama venne accrescendosi nonostante le condizioni economiche

instabili: per questo collaborò col governo scrivendo l’Ascanio in Alba musicato da

Mozart per le nozze dell’arciduca Ferdinando, oltre a partecipare a una commissione

per la riforma degli studi e a dedicarsi all’insegnamento. Ebbe anche alunni della re-

cente Accademia di Belle Arti di Brera, e infatti si dedicò alla riflessione estetica con

Principii delle belle lettere applicati alle belle arti. Dal 1769 al ’77 però la sua vena

poetica si affievolì: scrisse infatti L’innesto del vaiuolo, La musica, La laurea e Le

nozze. Ma la sua fama era ormai eccelsa, al punto che ricevette da Pio VI una pensio-

ne annua: la condizione della chiesa era infatti abbastanza precaria. Giuseppe II, se-

guito a Maria Teresa, abolì le servitù feudali e tese a creare una chiesa nazionale che

in pratica togliesse ogni potere al pontefice. Solo con Leopoldo II la situazione politi-

ca nei confronti della chiesa andò moderandosi. Nel 1791 vennero pubblicate le Odi,

testimoni del passaggio di Parini da un senso morale e civile verso una moralità a-

stratta e solitaria, quasi aristocratica: già nei confronti della sanguinosa rivoluzione

francese aveva espresso delle posizioni caute e moderate. Deluso dalla politica napo-

leonica venne infatti escluso dai suoi incarichi nel 1796 e poco prima della morte, nel

1799, dettò il sonetto Predaro i filistei l’arca di Dio, esprimendo la sua preoccupa-

zione che dopo agli eccessi della rivoluzione seguissero quelli della restaurazione.

Le prime prove

Nel 1752 esce Alcune poesie di Ripano Eupilino, sorta di esercizio preparatorio in

cui convergono moduli classici (Orazio, Virgilio e Anacreonte) assieme ad una ma-

trice bernesca. Pur non ritrovando qui l’impegno civile del Parini maturo, notiamo

un’insofferenza e distanza nei confronti della poesia arcadica, concretizzata nel gusto

della misura e della precisione. La prima parte della raccolta consta di cinquantaquat-

tro sonetti di argomento amoroso, di cui quattro di ambientazione magica che vorreb-

bero esprimere mistero e oscurità ma si bloccano su livelli superficiali; la seconda

parte consta invece di trentatre sonetti più altri componimenti denominati Poesie pia-

cevoli, in cui si scovano elementi antipedanteschi contro i versificatori delle raccolte.

Nel 1756 Parini entra in polemica col padre Bandiera tramite lo scritto Due lettere

sopra il libro intitolato “Dei pregiudizii delle umane lettere”: si critica qui

l’affettazione e l’eloquenza boccaccesca del prete – difetti morali – che contrastava

l’Accademia dei Trasformati. La seconda polemica è invece contro il padre Branda

che sosteneva nel dialogo Della lingua italiana la superiorità della lingua toscana

contro le altre parlate italiane: la reazione dei vari poeti lombardi fu esagerata, perché

vista come un’offesa personale. Ma ciò testimonia la vitalità della questione della lin-

gua in tutto il Settecento (in cui si ponevano discussioni e impulsi ben variegati). Pa-

rini si differenzia dagli illuministi perché in questa polemica difende il dialetto, eppu-

re è a loro accomunabile per il rifiuto di qualsiasi autorità e della superiorità di una

sola lingua sulle altre: nella lingua milanese Parini vedeva schiettezza e semplicità

realistica, dunque i valori sociali e utili della poesia che nasce per scagliarsi contro

ogni impostura.

La satira contro l’aristocrazia

Il Dialogo sopra la nobiltà parte sempre da modelli classici e morali di tipo luciane-

sco-plutarchiani, innestando però una più dura polemica contro la classe nobiliare e la

sua condotta di vita. Un poeta e un nobile si incontrano nella tomba, e il poeta mette

in discussione il concetto di nobiltà presentando la vita dell’aristocrazia così

com’essa è (tramite il metodo voltairiano dell’obiettività): la conoscenza di Parini gli

viene dalla frequentazione di casa Serbelloni. Sia che egli avesse o meno letto il Sag-

gio sopra la storia universale di Voltaire, l’affinità di metodo testimonia una ugua-

glianza di intenti e di stimoli culturali: il giudizio dato sulla nobiltà è che essa avreb-

be un valore solo se fosse utile socialmente, pertanto va educata alla civiltà.

Nel 1759 viene poi pubblicato in occasione di una riunione pubblica dell’Accademia

dei Trasformati il Discorso sopra le caricature, che è esso stesso una caricatura ana-

loga ai Viaggi di Gulliver di Swift: si presenta un mondo strano e assurdo che in real-

tà critica la società in cui si vive presentandone gli aspetti più grossolani in un conte-

sto diverso. Quest’opera è frutto dell’incontro tra creatività espressiva e originalità

d’argomento con retaggio linguistico di certa satira burlesca: lo stile barocco e fasto-

so dei palazzi, della sala del trono, la messa in ridicolo degli accademici pedanti (che

nascondono la satira all’Arcadia) e dei loro nomi. Ma la parte più interessante è quel-

la conclusiva, in cui si ironizza su alcuni atteggiamenti vezzosi dell’ambiente nobilia-

re femminile, argomento questo che verrà pertrattato nel Giorno. Le Lettere del conte

N.N. ad una falsa divota tradotte dal francese sono invece un’opera posteriore al

1761 – data di pubblicazione della Nouvelle Heloise di Rousseau – in cui in tre lettere

il conte N.N. diffida la sua divota Eloisa che lo voleva precettore dall’intraprendere la

carriera religiosa. Parini sembra qui esprimere l’esigenza di una religiosità mondana,

sociale e morale, di contro alla falsità e all’eccesso di tanti religiosi che sogliono riti-

rarsi in convento: anzi, la stessa decisione della donna sarebbe un’ulteriore prova del-

la sua vanità. Il procedimento adottato per la critica è quello dell’opera maggiore pa-

riniana, e cioè l’esaltazione dei difetti che vela la critica. L’intento pariniano ora non

è solo quello distruttivo, ma educativo e pedagogico nei confronti della nobiltà.

Verso la poesia

Il Discorso sopra la poesia letto nel 1761 all’Accademia dei Trasformati risulta una

chiave per comprendere lo spostamento di Parini dall’iniziale classicismo fin verso il

sensismo: la sua è una difesa della poesia conto i versificatori umanisti e pedanti e

contro coloro che ritengono la poesia un’arte inutile e superflua. La poesia è imita-

zione della natura e pertanto è capace di far provare determinate emozioni e sensa-

zioni all’uomo: questo è il motivo per cui essa serve da diletto sensibile per vincere

l’ozio, con una valenza dunque edonistica. Ma questo aspetto si unisce a quello ra-

zionalistico: la poesia è anche utile perché serve ad ammaestrare alla vita sociale e

civile. In definitiva la concezione estetica diventa quella oraziana.

Il libro delle Odi fu pubblicato con consenso dell’autore da un suo allievo nel 1791

(in quanto tra l’altro le poesie non erano diffuse solo con la pubblicazione ma anche

tramite lettura pubblica nei salotti) e raccoglie una serie di componimenti scritti in

trent’anni; la sistemazione definitiva fu data da Dante Isella. Se nelle prime odi gio-

vanili il Parini ha una sua moralità che ammaestra dilettando i sensi e affrontando te-

matiche sociali, nelle ultime la sua posizione è quella di un moralismo astratto e ari-

stocratico, distante e distaccato. La vita rustica è un’esaltazione della libertà agreste e

risente d’influsso arcadico, pur non chiudendosi in un tono idillico in quanto la felici-

tà rurale è dovuta al contrasto polemico con la vita cittadina, dominata dal potere e

dalle ricchezze (l’avversione al commercio pone infatti Parini in una posizione arre-

trata rispetto al contemporaneo illuminismo). E’ dunque un’esaltazione della vita se-

condo natura. La salubrità dell’aria invece supera in modo impensabile gli esiti arca-

dici con il suo realismo espressivo e la sua polemica sociale ed etica: la bellezza del

paesaggio non è dovuta a una qualche età dell’oro bensì alle condizioni fisiche atmo-

sferiche salubri. E la condanna non resta una generica denuncia della miseria ma si

accampa contro le responsabilità d’ordine economico dei ricchi e potenti: eppure non

c’è coscienza di classe, ma solo l’idea del necessario adattamento della vita sociale ai

ritmi e al rispetto dei dettami della natura. L’impostura vede la presenza costante del

procedimento antifrastico, in cui essa viene dapprima esaltata e poi sminuita

dall’esaltazione della semplicità e dell’immediatezza della Verità. Di argomento a-

pertamente pedagogico è l’ode L’educazione, dedicata a Carlo Imbonati di cui Parini

era precettore e il cui padre fondò l’Accademia dei Trasformati: il componimento è

d’occasione, ma è dall’autore trasformato subito in un’esaltazione della virtù di con-

tro all’ipocrisia nobiliare, pronunciata per conto di Chirone (l’aio di Achille). Anche

L’innesto del vaiuolo è importante in quanto testimonia la posizione antitradizionali-

sta e favorevole alla scienza che accomuna il Parini alle tendenze più moderne

dell’illuminismo lombardo: Carlo Bicetti – cognato di Imbonati – scrisse un opuscolo

destinato alla divulgazione e incentrato sulla necessità di innestare il vaiuolo come

vaccino della malattia. La pratica eseguita in molti paese trovò forti riserve in Italia

dopo alcuni casi di sviluppo effettivo della malattia dovuto a scarsa conoscenza tec-

nica delle pratiche di vaccinazione: il simbolo del medico diventa per il poeta veicolo

della vittoria della ragione contro le forze oscurantiste, eurocentriche e guerrafondaie.

L’unico limite di quest’ode è il legame ancora stretto di Parini con alcuni moduli del

classicismo, che frenano l’innovazione e l’adeguamento linguistico ai dettami

dell’illuminismo. Nell’ode Il bisogno, infine, Parini esprime alcune concezioni che

Beccaria due anni prima aveva espresso in Dei delitti e delle pene: bisogna rimuovere

e prevenire le cause dei delitti piuttosto che punirle, in quanto esse sono dovute so-

vente alla carenza materiale e al necessario sostentamento dell’individuo: anche qui il

linguaggio aulico è spesso ostacolo alla reale scorrevolezza linguistica.

Il Giorno

L’edizione critica novecentesca di Dante Isella è quella che ha restituito grande at-

tendibilità alla travagliata storia editoriale del capolavoro di Parini. In un volume in-

fatti sono contenuti i testi del Mattino e del Mezzogiorno, nell’altro invece i testi del

Mattino, del Meriggio, del Vespro (che mutua molti versi dal secondo canto della

precedente edizione) e della Notte. Le continue revisioni dell’opera sono dovute a

molteplici fattori d’ordine ideologico, culturale, storico e stilistico. Il Giorno si pre-

senta come un discorso pedagogico perpetrato da un “precettore d’amabil rito” che

passa in rassegna la giornata oziosa tra svaghi e riti di un giovane aristocratico: il di-

scorso è integrato da continue digressioni su quadri d’ispirazione mitologica. Le pri-

me due parti sono in stile prevalentemente sensistico e realistico, di contro alle ultime

due che assumono toni per lo più neoclassici: ma le ultime correzioni apportate al

Mattino e al Mezzogiorno sembrano volersi adeguare a quest’ultimo stile.

La versione finale del Mattino vede eliminate la dedica e la protasi alla musa, e si

concentra sui temi essenziali del risveglio e del cicisbeismo: al risveglio lavorativo

dei contadini e degli artigiani si contrappone quello tardivo e ozioso del nobile.

L’ironia è onnipresente nel paragonare la vita dell’aristocratico a quella di un eroe,

esaltandone le virtù oziose come fossero imprese appunto altissime: il tutto nella cri-

tica continua ai riti e alle mode della società dominante, non solo agli aspetti superfi-

ciali ma all’aristocrazia nel suo complesso. Forse un limite del canto è l’eccessivo

soffermarsi su tutti i minuziosi momenti della giornata: in ogni caso si avverte

un’eleganza descrittiva e figurativa (ad esempio nella toilette) che tradisce il fascino

di Parini verso i modi preziosi della società nobiliare. In ogni caso tale stile neoclas-

sico investe comicamente tutti questi momenti quotidiani del giovin signore. Il Me-

riggio è concentrato sul pranzo dei nobili ed è costellato da continue interruzioni su

episodi che per Parini diventano occasione di polemica. Subito è ripreso il tema del

cicisbeismo in chiave ironica, come nei versi riguardanti la gelosia. Inoltre è centrale

la favola del Piacere, dove il poeta esprime una piena accettazione dell’egualitarismo

naturale (fisiocratico) di stampo rousseauiano e mette in ridicolo la divisione sociale

procurata dall’esistenza della classe nobiliare: eppure anche qui il linguaggio è denso

di edonismo sensistico. Queste tematiche illuministiche però ci permettono di capire

e la vicinanza e la distanza pariniana dai moduli settecenteschi: sul commercio infatti

– visto come attività dinamica dal ceto intellettuale lombardo – Parini si esprime in

modo critico, soprattutto nella sua accezione di moda. Stessa sorte è destinata alle

scienze, allorché diventano un semplice argomento di conversazione da salotto. E

memorabile risultano poi i versi destinati all’episodio della vergine cuccia.

Il Vespro si discosta dalla figura del giovin signore per allargarsi al suo ambiente so-

ciale di riferimento: una serie di immagini plebee e realistiche costellano l’apertura di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher canerabbioso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Colaiacomo Claudio.

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