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Intreccio con la teoria del piacere. Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l’uomo può

figurarsi piaceri infiniti tramite l’immaginazione. La realtà immaginata costituisce la compensazione,

l’alternativa a una realtà vissuta che non è che infelicità e noia. Ciò che stimola l’immaginazione è tutto

ciò che è vago, indefinito, ignoto.

Nello Zibaldone Leopardi elenca tutti gli aspetti della realtà sensibile che possiedono questa forza

suggestiva. Egli elabora una vera e propria teoria della visione: è piacevole, per le idee vaghe e

indefinite che suscita la vista impedita da un ostacolo, per esempio, una siepe o un albero perché al

posto della vista lavora l’immaginazione e il fantastico subentra al reale. Contemporaneamente viene a

costruirsi anche una teoria del suono. Leopardi elenca una serie di suoni suggestivi perché vaghi: un

canto che si disperde in lontananza, lo stormire del vento tra le fronde.

Il bello poetico per Leopardi consiste nel vago e nell’indefinito, e si manifesta nelle immagini elencate

e nella ricerca di una espressività indeterminata (vocaboli capaci di aprire prospettive polisemiche).

Queste immagini sono suggestive perché evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. La

rimembranza diviene quindi essenziale al sentimento poetico. Poetica dell’indefinito e poetica della

rimembranza si fondono: la poesia non è che il recupero della visione immaginosa della fanciullezza

attraverso la memoria. La poesia ha una funzione sociale: tenere desti i modi di sentire propri dell'uomo

(immaginazione, virtù). Si distanzia dal liberalismo moderato e nella fiducia nell'arte al servizio del

progresso propri dell'intellettuale romantico

Fino alla conversione filosofica: fiducia nella poesia come tramite per accrescere la vitalità,

provocando sensazioni appassionate (dà voce alla tensione tramite il piacere).

Dal 1823, la crisi del "sistema della natura e delle illusioni" determina un nuovo orientamento di fondo:

caratterizzazione negativa della natura e critica alla civiltà implicano il venir meno della fiducia nella

poesia. Rifiuto della poesia e adesione a una letteratura tutta volta a distruggere le illusioni (Operette

Morali).

Dal 1828 in poi, riprendendo la poesia, rimane comunque la messa in scena di memoria, passioni,

desideri personali e collettivi accompagnata da un continuo controcanto riflessivo, un bisogno di

ragionare, una esigenza di pensiero (illusioni e critica). Muta la funzione sociale della poesia: stabilire

il vero per comunicarlo agli uomini.

NUOVO PROGETTO DI INTELLETTUALE

Egli interpreta il ruolo di scrittore in termini antitradizionali. Rifiuta la concezione dell'arte come

produzione di bellezza per il godimento dei fruitori o come nobile esercizio di decoro (rifiuta

concezione arcadica e la versione umanistica e conservatrice del classicismo purista); dall'altro lato

rifiuta la riduzione della letteratura a un ruolo di servizio subalterno nei confronti di un progetto civile

predeterminato (non può essere strumentale alla politica). Rifiuta quindi liberalismo civile romantico.

Scrivere significa esercitare intensamente le prerogative del soggetto individuale, esprimere il mondo

concreto ed empirico dell'io determinato (storico, corporeo, attento a riassumere e rappresentare in sé i

connotati del genere umano).

Qui emerge impegno civile, volto a demistificare, distruggere i falsi miti della società moderna. Qui sta

rapporto contrastante con l'Illuminismo: ne apprezza vena critica-razionalista, ne misconosce fede cieca

nel progresso.

Non è legato né alla borghesia liberale, né ad una casta umanistica; la sua è una sfida estrema, il

fondamento è nel rapporto tra esistenza e mondo collettivo.

Passaggio finale della Ginestra: associare un esercizio radicale di distruzione con un progetto di

rifondazione.

LE LETTERE

931 lettere, da quella scritta nel 1810, firmata "La Befana", a quella dolente indirizzata al padre da

Napoli diciotto giorni prima di morire.

Numerosi i destinatari:

- il padre: il reazionario Monaldo è lontano anche ideologicamente dal figlio. Incarna un punto di

riferimento ambivalente, nel quale Giacomo identifica una possibilità di comprensione e di calore

umano e il referente delle proprie rivendicazioni esistenziali.

- il fratello Carlo: prevale una ricerca di complicità;

- la sorella Paolina: è l'alter ego cui affidare le proprie speranze

- dal 1817, Pietro Giordani: decisivo punto di riferimento pubblico e culturale.

LO ZIBALDONE

1817 - 1832. Sorta di diario intellettuale, in cui sono segnati episodi autobiografici e impressioni

dirette, appunti da letture, discussioni di posizioni altrui, pensieri di carattere tecnico-filologico e

tecnico-linguistico. Sbocco immediato dell'attività intellettuale di Leopardi; gli appunti servono per

raccogliere materiali in vista di opere organiche da scrivere, per concentrarsi su una questione

filosofica nel tentativo di porvi chiarezza.

LE OPERETTE MORALI

Il 1824 è l'anno delle Operette morali: scrive venti prose satiriche, fantastiche, filosofiche in cui

Leopardi parla con ironia dell'infelicità e della tragedia degli uomini. Nel 1825 ne compone un'altra, nel

1827 altre due e due ancora nel 1832. L'edizione definitiva esce postuma nel 1845 con un totale di

ventiquattro operette, una in meno esclusa per volontà ultima dell'autore.

La prima concezione delle Operette risale al 1820, quando Leopardi pensava ad un progetto di

"dialoghi satirici alla maniera di Luciano" (intorno ai vizi dei grandi, ai principi fondamentali della

miseria umana, gli assurdi della politica, la morale, lo spirito del secolo). Il registro è comico per

rappresentare un contenuto tragico; contaminazione di generi e forme, a livello macrostrutturale e

microstrutturale (all'interno della medesima operetta) - abbassamento comico, straniamento umoristico.

Qui conferisce il nucleo della riflessione filosofica leopardiana: pessimismo, materialismo, critica al

moderatismo liberale, allo spiritualismo, al progressismo scientista.

Temi: teoria del piacere, tema della natura e della civiltà, concezione materialista, critica

dell'antropocentrismo, mito del progresso.

L'organicità sta nel fine: mostrare il vero, irridere a tutte le sue mistificazioni illusorie e colpevoli,

reperire modi di vita adeguati alla consapevolezza del vero (carattere morale).

Pubblico: nel Manzoni era il pubblico borghese, ceto laborioso e onesti a cui doveva essere affidata la

costruzione di una società liberale e cristiana; per Leopardi quel medesimo pubblico è il pubblico

ingenuo, complice ignaro delle ideologie cattoliche e moderate che egli critica, e gli intellettuali che

riforniscono il mercato delle loro ideologie, da cui ricorso all'ironia (le Operette sono morali nella

misura in cui si fonda una nuova forma di moralità, che smascheri la morale tradizionale).

La scommessa di Prometeo

30 aprile - 8 maggio 1824

- accusa le nefandezze del genere umano distruggendo ogni facile ottimismo;

- scommessa che Momo e Prometeo fanno riguarda il valore del genere umano (tribù selvaggia

dell'America, società asiatica di cultura antica, Londra - culla civiltà europea);

- a qualsiasi livello di civiltà ed in ogni condizione l'uomo è crudele e crea istituzioni crudeli;

- ciò che cambia è il quoziente di infelicità che aumenta con il progresso storico (equivalente

regresso di civiltà);

- cade mito rousseauiano del "buon selvaggio" (bontà originaria dell'uomo) - vanifica ogni ideologia

del progresso (l'uomo, buono per natura, realizza attraverso la civiltà il meglio della propria indole).

- Condizione naturale - istintiva e quella civilizzata nascondono morte e crudeltà

- Contesta provvidenzialismo ottimistico e progressivo

- Prometeo: grande ribelle

- Momo: dio dell'arguzia satirica. Luciano nell'Ermotimo lo rappresenta come aspro censore

dell'opera di Vulcano il quale, per scommessa con Nettuno e Minerva, aveva costruito l'uomo.

Momo rimprovera Vulcano di non aver fatto "finestrine sul petto degli uomini" in maniera tale da

poterne conoscere in profondità i desideri.

Il collegio delle Muse (nove figlie di Zeuse e di Mnemosyne), protettrici di tutte le arti indice un bando

di concorso per la migliore invenzione tra gli dei, premio corona di lauro. Vinsero Bacco - Dop deò

vino e dell'ebbrezza - per l'invenzione del vino, Minerva - Dea della Sapienza - per quella dell'olio

post-bagno degli dei, e Vulcano - Dio del fuoco e della lavorazione dei metalli - per quella di una

pentola di rame, detta economica, con cui cuocere con guadagno di tempo. Dovendo dividere il premio

in tre parti, rimase un ramoscello di lauro ciascuno. Tutti lo rifiutarono (Vulcano per il rischio di

bruciarlo stando sempre accanto al fuoco, Minerva poiché sosteneva un peso già troppo grande - elmo,

Bacco non volle cambiare la sua corona di pampini). Prometeo si arrabbiò per questi rifiuti (rubò il

fuoco agli dei per donarlo agli uomini, Zeus lo punì incatenandolo sul Caucaso e facendogli divorare il

fegato da un'aquila, liberato da Ercole, poté tornare nell'Olimpo) aveva presentato modello di terra con

cui fare i primi uomini. Prometeo avrebbe voluto il lauro, forse per difendersi dalle tempeste, non

percosso dai fulmini; per nascondere caduta dei capelli.

Un giorno parlando con Momo (personificazione del biasimo e maldicenza). Prometeo sostiene che

l'invenzione del genere umano era di gran lunga migliore di tutte le altre. Momo non sembra convinto;

fanno scommessa ("uomo più perfetta creatura dell'universo").

1. Popaian (Colombia): trovano dopo molta fatica un piccolo mucchio di capanne di legno circondate

da un recinto, davanti ad una di queste stava un nugolo di persone intorno ad un vaso posto di

fronte ad un grande fuoco. Cannibalismo: il capo mangia figli e madre dei suoi figli e uomini di un

altro popolo, al di là del fossato. Allontanandosi, impreziosiscono il cibo dei cannibali che

perseguitano a mangiare.

2. Agra (India): giovane donna sta per essere arsa viva (Prometeo richiama alla mente Lucrezia,

suicida dopo la violenza recatale dal figlio di Tarquinio il Superbo, Sesto; Virginia, uccisa dal padre

perché non cadesse nelle mani di Appio Claudio, Alceste, eroina greca che offrì la propria vita per

riscattare quella del marito Admeto): era consuetudine per le vedove.

Impossibile raggiungere perfezione, stato di civiltà, nemmeno per i popoli che si ritengono civili:

precarietà della condizione umana, il progresso è frutto solo del caso.

Forse, dice Momo, se si deve parlare di perfezione è proprio perché male e bene coesistono (Plotino e

Liebniz - spazio minimo del male).

3. Uomo morto sul letto con due bambini morti uccisi dal padrone ricco e perbene. Tedio della vita.

Nessun animale, eccetto l'uomo, si suicida né uccide i suoi figli.

Prometeo riconosce di avere perso la scommessa.

Ironia: colpisce la mitologia classica, dei hanno stessi vizi dell'uomo. (collegio delle muse (arte) è

povero, gli dei hanno bisogno di passatempo, Vulcano vince perché crea pentola economica e rapida e

rifiuta il premio per timore che gli dia noia mentre è al lavoro, Bacco vorrebbe usare il lauro per

insegna della sua taverna, Prometeo la viole per nascondere la calvizie, premio senza raccomandazioni

- al contrario che tra gli uomini)

Ironia nel dialogo con il selvaggio colombiano: distanza tra la virtù a cui allude la domanda e la realtà

spietata delle risposte. A Londra il suicida che raccomanda il cane e non i figli.

Dialogo della Natura e di un Islandese

21 - 30 maggio 1824.

Tema nodale della natura.

- Crolla ogni residua fiducia o giustificazione nei confronti della natura, considerata come forza

spietata e impersonale, indifferente al destino dei viventi e, nei fatti, nemica della loro felicità.

- La stessa crudeltà umana è ricondotta alla loro condizione naturale.

- Prospettiva provvidenziale rovesciata: tutto concorre, nei fatti, a rendere l'uomo infelice e cattivo

- vanita’ e stoltezza degli uomini, che procurano infiniti guai

- perenne infelicità del genere umano e più in generale di tutte le creature

- assoluta indifferenza della natura per la sorte degli uomini e degli altri esseri viventi

- meccanica costituzione dell’universo , che è un “perpetuo circuito di produzione e di distruzione”

- inconoscibilità del reale e del fine a cui è diretto l’umano soffrire (problema teologico)

Un islandese mentre va errando per le regioni interne dell’Africa, incontra la natura (statua enorme, a

forma di dona seduta col busto ritto e il gomito appoggiato ad una montagna, occhi e capelli neri e

fissi). Segue un dialogo, durante il quale l’uomo spiega alla sua interlocutrice come la sua vita sia stata

sempre infelice. Infatti, fin dalla prima gioventù si era persuaso della vanità dell’esistenza e della

stoltezza degli uomini, i quali si procurano vicendevolmente infiniti mali. Hobbesiana lotta di tutti

contro tutti: impossibilità del vivere civile. Ma dalla molestia degli uomini fu facile liberarsi, perché

egli si separò dalla loro società e visse in solitudine. Scappa dunque dall'Islanda (Dialogue entre le

philosophie et la nature: Natura matrigna, ostile e indifferente alle esigenze dei suoi figli, tormenti agli

islandesi: Histoire de Jenni), paese tormentato dal gelo e dal vulcano, inizia una vera peregrinazione

per tutta la terra alla ricerca di un luogo che, senza dare piacere al suo corpo, non infligga almeno

sofferenza ad esso. I guai tuttavia continuarono ad assisterlo: tempeste spaventevoli di terra e di mare,

minacce di vulcani, paura di incendi e altre calamità resero la vita inquieta e tormentata; né valse

mutare luoghi e climi. Fino a vecchiaia e morte.

Egli dovette sopportare il caldo, il freddo, le tempeste, i venti, i turbini smodati, le infermità e i tanti

pericoli giornalieri, tanto che non si ricorda d’aver passato un giorno solo della vita senza pena.

(cataclismi, bestie feroci, climi avversi, malattie)

La natura ha infuso insaziabile avidità di piacere negli umani e nello stesso momento disposto che il

piacere fosse nocivo alla sanità del corpo (vizio pericoloso alla salute psico-fisica).

E conclude dicendo alla natura: "tu sei nemica scoperta degli uomini e degli altri animali, e di tutte le

opere tue, ora c’insidii, ora ci minacci, ora ci assali , ora ci pungi, ora ci percuoti, ora ci laceri, e sempre

o ci offendi, o ci perseguiti; e già mi veggio vicino il tempo amaro e lugubre della vecchiezza, cumulo

di mali e di miserie gravissime". L'uomo può sfuggire al contendere sociale degli altri uomini, benchè

si condanni a una solitudine priva di solidarietà, la natura è ancora più crudele perché non cessa di

inseguirlo e condannarlo senza motivo.

Allegoria della villa = vita. Poniamo che qualcuno mi inviti e poi mi tratti male: direi: anche se non hai

fatto la villa per me, potevi anche non invitarmi. Se mi hai invitato, significa che lo hai fatto

appositamente per nuocermi.

Di fronte a queste accuse la natura rimane impassibilmente fredda, precisando all’ingenuo islandese

che il mondo non è stato fatto per la specie umana e che essa ha mirato sempre “a tutt’altro che alla

felicità degli uomini o all’infelicità”; la sua indifferenza per la sorte dell’umanità è tale che, se anche le

capitasse di estinguere tutta la specie umana, ella non se n’accorgerebbe neppure, essendo unicamente

occupata a mantenere inalterato quel “perpetuo circuito di produzione e di distruzione”, che è la vita

stessa dell’universo. Meccanicismo deterministico. Logica materiale.

L’ultima domanda dell’islandese (a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con

danno e con morte di tutte le cose?) non trova risposta. Domanda che il pastore del canto notturno

rivolgerà alla luna)

Mentre così ragionano, giungono due leoni magri ed affamati, che hanno appena la forza di mangiarsi

l’islandese: così possono tenersi in vita per quel giorno.

Alcuni invece dicono che un fortissimo vento, levatosi all’improvviso, stese a terra l’islandese e lo

seppellì sotto un cumulo di sabbia, dove più tardi fu trovato mummificato e posto in un museo di non

so quale città d’Europa.

- islandese: uomo comune, punto di vista medio e oggettivo, fondato sull'esperienza diretta.

Concezione filosofica leopardiana: bisogno antropologico ed esistenziale, non oggetto di

speculazione intellettuale.

- Materialismo di Leopardi: ricerca di senso rimane insoddisfatta, acuta - bisogno di significato (non

semplice meccanicismo settecentesco). Insensatezza e indifferenza: nella logica materialista, al di là

di essa.

- Punto di approdo da pessimismo sensistico-esistenzale a pessimismo radicalmente materialistico e

cosmico, dalla concezione di una natura benefica e provvidente a quella di una natura nemica e

persecutrice.

- Prima infelicità con radice psicologico-esistenziale (aspirazione ad un piacere infinito e

impossibilità di raggiungerlo); qui l'infelicità è fatta dipendere materialisticamente dai mali esterni,

fisici, a cui l'uomo non può sfuggire.

- Infelicità non psicologica ma materiale e quindi universale, leggi stesse del mondo fisico.

- Dolore distruzione morte elementi fondamentali, insiti nell'ordine della natura.

- Distruzione è indispensabile ("ciclo di produzione e distruzione") alla conservazione del mondo.

Dialogo di Tristano e di un amico

- 1832.

- Amico: ambiente cattolico moderato fiorentino.

- Tecnica della ritrattazione di Tristano (palinodia)

- Rabbia di Leopardi di fronte all'800 troppo ottimisticamente facile. Secolo distratto dal progresso e

dal cattolicesimo spiritualista e ottimista. I cattolici non hanno ragionato sulle motivazioni della

infelicità, l'hanno semplicemente rifiutata.

- 800: semplifica problema ontololgico

- Progresso fasullo, porta all'infelicità umana

- Decadenza dei modelli antichi, abbassamento generale livello cultura, viltà degli uomini che

vogliono credere che la vita sia bella e desiderabile

Tristano rappresenta Leopardi a colloquio con un amico. L’operetta è di stampo ironico. L’amico

commenta l’ultima opera dello scrittore intrisa di infelicità come tutte le altre e con sorpresa apprende

che Tristano dopo quello scritto ha cambiato opinione. Egli infatti finge di ritirare le sue concezioni

pessimistiche sulla infelicità umana e di abbracciare le opinioni ottimistiche del suo tempo. Avevo

sbagliato tutto, dice, la felicità esiste. Era colpa della mia infermità (anormalità dell'artista). "pochezza

mentale e volgarità": accuse contro di lui, imputano i suoi ragionamenti, considerati erronei, alle sue

malattie e non al suo proprio intelletto.

Poi però prosegue: il genere umano non vuol credere alla verità, ma solo a quello in cui gli fa comodo

credere, non vuole vedere la realtà, preferisce vedere quello che gli piace. Gli uomini sono come i

mariti che pensano alla propria moglie come fedele.

Quando si è costretti a vivere in un paese è meglio credere che quello sia il paese più bello del mondo.

Quando si vuol vivere, è meglio pensare che la vita sia bellissima.

L'uomo non crederà mai di non sapere nulla, di non essere nulla, di non avere nulla a sperare. Lui

continuerà a "mirare intrepidamente il deserto della vita". Gli uomini sono sempre pronti a rivolgersi

alla fortuna, a consolarsi di qualunque sventura, ad accettare qualunque compenso per ciò che hanno

perduto, ad adattarsi a qualunque condizione, anche la più ingiusta e barbara.

L’ironia però non è tenuta in continuità. Per lunghi tratti Leopardi l’abbandona per far posto alla

polemica diretta. Non vuole confondere il suo animo con quello vile, debole e ignobile dell’uomo del

suo tempo e dichiara il suo coraggio di guardare in faccia la realtà, di vedere e accettare tutto il dolore

umano, rifiutando ogni puerile inganno. “Se Salomone, Omero e i filosofi più antichi condividono il

mio pensiero sulla crudeltà del destino umano, non sono io lo stupido, ma gli uomini del mio tempo.”

Ed è proprio polemica contro un secolo al quale Leopardi si sente estraneo e del quale disprezza tutte le

tendenze. E’ il decadimento dei moderni rispetto agli antichi che non cessa di ammirare, ed è

decadenza non solo morale e intellettuale, ma anche fisica per la moderna educazione che mortifica il

corpo. E’ l’abbassamento del livello culturale, è la mediocrità dominante che impedisce ai grandi animi

di emergere e soprattutto è la viltà degli uomini che vogliono credere che la vita sia bella e non hanno il

coraggio di ammettere di non sapere nulla di non essere nulla e di non avere niente da sperare.

Ritorna a criticare le sue proprie teorie. 

Obiettivo sempre critica :Crede invece in tutto ciò in cui crede il secolo decimonono perfettibilità

indefinita dell'uomo (cieca fiducia nel progresso).

Gli antichi erano migliori di noi sia a livello di individui, sia a livello di masse (leggiadrissima parola

moderna). Ad ogni modo, "credo costantemente che la specie umana vada sempre acquistando".

Crescendo progressivo dei lumi: sì, ma credo che mentre cresce la volontà di imparare, diminuisce

quella di studiare (cultura vuota, erudita).

L'amico quasi si accorge che si sta burlando di lui e della sua cultura "dei giornali". I processi di

massificazione stanno indebolendo il peso delle intelligenze individuali.

Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi: anche sotto un punto di vista culturale, letterario,

intellettuale, libri che non valgono. Adesso si è nulli (vuoto conoscitivo delle masse anonime),

nemmeno mediocri (livello medio di conoscenza e cultura).

Nell'ultima parte Leopardi concentra il discorso sulla propria assoluta infelicità. L’operetta si conclude

con un’invocazione alla morte unica liberatrice della sofferenza umana.

Dialogo di Plotino e di Porfirio

Viene affrontata compiutamente la questione del suicidio. Plotino si è reso conto che l'amico ha

intenzione di suicidarsi e tenta di dissuaderlo. Discorrendo della vita, i due convengono in un giudizio

radicalmente negativo: solamente la noia dà il senso reale dell'esistenza umana e della sua insensatezza.

Plotino adduce argomenti classici contro il suicidio, ma Porfirio li smonta uno a uno (nega che il


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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