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Giacomo Leopardi - Vita

Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798, da genitori nobili. Il padre, il conte Monaldo, un letterato erudito, asseconda gli studi del figlio. La sua formazione avviene grazie a precettori privati e si poggia sulla ricchissima biblioteca privata del padre (quindicimila volumi).

Nel 1809, all'età di undici anni, Giacomo compone versi poetici, le prime prose, traduce odi di Orazio. Gli anni che seguono vedono crescere in progressione il numero dei componimenti in italiano e latino, le prime dissertazioni filosofiche, una traduzione in ottave dell’Ars Poetica di Orazio. Tra il 1809 e il 1816 si svolgono "sette anni di studio matto e disperatissimo", anni che compromettono irrimediabilmente la salute e l’aspetto fisico di Leopardi.

In questi anni di studio impara da solo il greco e l’ebraico e acquisisce diffuse conoscenze nelle lingue straniere. L’avvicinamento alla poesia avviene nel 1815. L'anno seguente (1816) è l'anno della conversione letteraria (di passaggio "dall'erudizione al bello"), in cui più distintamente la vocazione alla poesia si fa sentire: compone, tra le altre, la lirica "Le Rimembranze". Si va delineando la figura dell'intellettuale moderno.

Nel 1817 prende avvio un diario d’eccezione, lo "Zibaldone dei miei pensieri", destinato ad accogliere appunti e riflessioni di vario genere fino al 1832. Ma in quest’anno Leopardi trova anche un grande amico in Pietro Giordani. Dalla immediata e reciproca stima nasceranno una durevole amicizia e una attivissima corrispondenza epistolare fondamentale per la formazione del poeta.

Da questa amicizia scaturisce, nel 1818, anche il "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica", in difesa della poesia classica. Nel 1819 è colpito da una grave malattia agli occhi, Leopardi medita più volte il suicidio e tenta una fuga da Recanati che viene però scoperta. Dal 1820 prende avvio il disegno delle Operette morali; la filosofia leopardiana si sta determinando in chiave negativistica e pessimistica, atea e materialista, come si evince anche da alcune note sullo Zibaldone: la "conversione filosofica" si determina nel triennio 1822-1824.

Nel 1822 riesce finalmente a raggiungere Roma, che si rivela però una grande delusione (mediocre livello del dibattito letterario). Torna per questo a Recanati. In questi anni compone L'infinito, La sera del dì di festa, Ultimo canto di Saffo. Negli anni seguenti è a Milano (stipendiato dall'editore Sella), poi a Pisa, poi a Firenze e di nuovo, nel 1828, a Recanati, dove compone alcuni canti, detti pisano-recanatesi (La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia).

Nel 1830 è a Firenze, dove si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, a cui dedica le poesie amorose del ciclo di Aspasia, tra cui Il pensiero dominante e A se stesso. Nel 1836, a Napoli, scrive La ginestra. Muore nel 1837.

Sistema filosofico leopardiano

Si è a lungo negata la sistematicità del pensiero leopardiano (a causa del persistere di tendenze filosofiche antitetiche - positiviste o idealiste), soltanto dopo la seconda guerra mondiale queste posizioni furono generalmente superate. Oggi si corre il rischio diverso di definire Leopardi grande proprio perché aperto e non sistematico. Leopardi stesso definisce la sua indagine speculativa come "sistema teorico".

Ciò che è aperto e non certamente rigoroso è il metodo d'analisi e di indagine: la speculazione filosofica ed esistenziale (caratteristica sua propria in quanto essere umano e sociale). Criteri di funzionalità: rispondenza alle esigenze profonde dell'io e la rispondenza ai caratteri della condizione umana in sé considerata (vero esistenziale dell'io e vero sociale dei molti).

Le leggi devono quindi essere valide tanto per il soggetto singolo quanto per la collettività. Constatazione oggettiva: condizione artificiale dell'uomo d'oggi, meccanismi spietati della società borghese, bisogno di valori e di significato, necessità di una ricerca di nuovi rapporti tra gli uomini. Della modernità Leopardi conserva tendenza critico-negativa. Inarrestabile forza distruttiva che smaschera i miti della civiltà moderna.

Prima riflessione filosofica (1817-1818): influenza illuministica e rousseauiana. Contrappone la natura alla società poiché ritiene che il progresso civile e scientifico, mostrando agli uomini l'arido vero della condizione sulla terra, distrugge le illusioni che, seppur destinate a non realizzarsi, sono pur sempre fonte di vita e di movimento. In questo senso il mondo classico, con la sua ingenuità, gli appare superiore a quello moderno, troppo cinico e spietato per essere vissuto con innocenza.

L'infelicità che Leopardi scorge (primo pessimismo storico) non dipende dalla natura, entità positiva e benefica, produttrice di generose illusioni. L'uomo non è quindi più protetto dalle illusioni che gli facevano credere che la felicità fosse comunque raggiungibile. Il pessimismo non è costitutivo dell'uomo, ontologico ma storicamente determinato dall'avanzare della civiltà. Vi è dunque margine di miglioramento attraverso l'azione eroica e civile.

Tra il 1819 e il 1824 questo sistema "della natura e delle illusioni" crolla; Leopardi misconosce la sua fede cattolica, è deluso da Roma, è deluso dal fallimento dei moti liberali del 1821; aderisce al meccanicismo settecentesco. La causa dell'infelicità umana è indicata nel rapporto tra il bisogno dell'individuo di essere felice e le possibilità di soddisfacimento oggettivo. Teoria del piacere: l'uomo aspira naturalmente al piacere, ma il piacere desiderato è sempre superiore al piacere effettivamente conseguito e conseguibile. Il desiderio è in se stesso illimitato e perciò destinato a non essere soddisfatto. Deluso dagli insufficienti appagamenti reali, l'uomo ne cerca di illusori.

Queste riflessioni comportano una ridefinizione del concetto di natura: la responsabilità dell'infelicità umana ricade per intero sulla natura, che determina la tendenza umana al piacere e infonde negli uomini l'amor proprio e il bisogno di felicità, senza poter in alcun modo soddisfare tale bisogno, e anzi facendo della vita umana un insieme di delusioni, sofferenze e noia, con l'unico scopo di procedere verso la morte. La natura è quindi "matrigna". Il pessimismo è quindi cosmico, è la vita stessa ad essere un "perpetuo circuito di produzione e distruzione".

La civiltà, sebbene abbia aiutato l'uomo a prendere coscienza della propria condizione, è tratteggiata negativamente. Ha reso l'uomo più egoista, in una guerra hobbesiana di tutti contro tutti. A partire dal 1830, giunge ad elaborare lo sviluppo definitivo del suo impianto filosofico: torna in primo piano l'esigenza dell'impegno civile, da cui scaturisce la proposta di una nuova funzione intellettuale (valorizzazione del momento sociale dell'esperienza umana).

Proprio a partire da quest'ottica Leopardi esclude come soluzione finale quella del suicidio: l'uomo, per essere tale, deve combattere il suo assurdo destino. Il dolore va vinto con la lotta interiore, con la dignità di sé. Provocherebbe quindi dolore nei superstiti, rendendo loro più insopportabile la vita. Lo sforzo degli esseri umani deve essere rivolto a soccorrersi scambievolmente (sentimento di fraternità sociale).

Progetto di civiltà: consapevoli tutti della malvagità del proprio nemico comune (natura), gli uomini si devono alleare per ridurre il proprio dolore (titanismo alfieriano esteso a tutti - democraticismo leopardiano).

La poetica

1818: Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica. Intervento antiromantico: i romantici vogliono trasformare la poesia da reale a ideale, da materiale a metafisica, recidendo il legame tra natura e poesia (unica ragione d'essere della poesia medesima). Leopardi propone una poesia capace di servirsi dei sensi, l'origine di ogni emozione artistica è nel rapporto con la natura, più diretto per gli antichi, artificioso per i moderni.

La poesia ha il compito di ristabilire sul piano dell'immaginazione quel rapporto primitivo e diretto (sentimentale) con la natura che agli antichi era aperto. Leopardi riprende la distinzione tra poesia ingenua e sentimentale (diretta e filosofica). Critica della civiltà che nega all'uomo il suo bisogno antropologico di illusione, di immaginazione, di tensione al rapporto con la natura.

Intreccio con la teoria del piacere. Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l’uomo può figurarsi piaceri infiniti tramite l’immaginazione. La realtà immaginata costituisce la compensazione, l’alternativa a una realtà vissuta che non è che infelicità e noia. Ciò che stimola l’immaginazione è tutto ciò che è vago, indefinito, ignoto.

Nello Zibaldone Leopardi elenca tutti gli aspetti della realtà sensibile che possiedono questa forza suggestiva. Egli elabora una vera e propria teoria della visione: è piacevole, per le idee vaghe e indefinite che suscita la vista impedita da un ostacolo, per esempio, una siepe o un albero perché al posto della vista lavora l’immaginazione e il fantastico subentra al reale. Contemporaneamente viene a costruirsi anche una teoria del suono. Leopardi elenca una serie di suoni suggestivi perché vaghi: un canto che si disperde in lontananza, lo stormire del vento tra le fronde.

Il bello poetico per Leopardi consiste nel vago e nell’indefinito, e si manifesta nelle immagini elencate e nella ricerca di una espressività indeterminata (vocaboli capaci di aprire prospettive polisemiche). Queste immagini sono suggestive perché evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. La rimembranza diviene quindi essenziale al sentimento poetico. Poetica dell’indefinito e poetica della rimembranza si fondono: la poesia non è che il recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso la memoria.

La poesia ha una funzione sociale: tenere desti i modi di sentire propri dell'uomo (immaginazione, virtù). Si distanzia dal liberalismo moderato e nella fiducia nell'arte al servizio del progresso propri dell'intellettuale romantico. Fino alla conversione filosofica: fiducia nella poesia come tramite per accrescere la vitalità, provocando sensazioni appassionate (dà voce alla tensione tramite il piacere).

Dal 1823, la crisi del "sistema della natura e delle illusioni" determina un nuovo orientamento di fondo: caratterizzazione negativa della natura e critica alla civiltà implicano il venir meno della fiducia nella poesia. Rifiuto della poesia e adesione a una letteratura tutta volta a distruggere le illusioni (Operette Morali). Dal 1828 in poi, riprendendo la poesia, rimane comunque la messa in scena di memoria, passioni, desideri personali e collettivi accompagnata da un continuo controcanto riflessivo, un bisogno di ragionare, una esigenza di pensiero (illusioni e critica). Muta la funzione sociale della poesia: stabilire il vero per comunicarlo agli uomini.

Nuovo progetto di intellettuale

Egli interpreta il ruolo di scrittore in termini antitradizionali. Rifiuta la concezione dell'arte come produzione di bellezza per il godimento dei fruitori o come nobile esercizio di decoro (rifiuta concezione arcadica e la versione umanistica e conservatrice del classicismo purista); dall'altro lato rifiuta la riduzione della letteratura a un ruolo di servizio subalterno nei confronti di un progetto civile predeterminato (non può essere strumentale alla politica). Rifiuta quindi liberalismo civile romantico.

Scrivere significa esercitare intensamente le prerogative del soggetto individuale, esprimere il mondo concreto ed empirico dell'io determinato (storico, corporeo, attento a riassumere e rappresentare in sé i connotati del genere umano). Qui emerge impegno civile, volto a demistificare, distruggere i falsi miti della società moderna. Qui sta rapporto contrastante con l'Illuminismo: ne apprezza vena critica-razionalista, ne misconosce fede cieca nel progresso.

Non è legato né alla borghesia liberale, né ad una casta umanistica; la sua è una sfida estrema, il fondamento è nel rapporto tra esistenza e mondo collettivo. Passaggio finale della Ginestra: associare un esercizio radicale di distruzione con un progetto di rifondazione.

Le lettere

931 lettere, da quella scritta nel 1810, firmata "La Befana", a quella dolente indirizzata al padre da Napoli diciotto giorni prima di morire. Numerosi i destinatari:

  • Il padre: il reazionario Monaldo è lontano anche ideologicamente dal figlio. Incarna un punto di riferimento ambivalente, nel quale Giacomo identifica una possibilità di comprensione e di calore umano e il referente delle proprie rivendicazioni esistenziali.
  • Il fratello Carlo: prevale una ricerca di complicità.
  • La sorella Paolina: è l'alter ego cui affidare le proprie speranze.
  • Dal 1817, Pietro Giordani: decisivo punto di riferimento pubblico e culturale.

Lo zibaldone

1817 - 1832. Sorta di diario intellettuale, in cui sono segnati episodi autobiografici e impressioni dirette, appunti da letture, discussioni di posizioni altrui, pensieri di carattere tecnico-filologico e tecnico-linguistico. Sbocco immediato dell’attività intellettuale di Leopardi; gli appunti servono per raccogliere materiali in vista di opere organiche da scrivere, per concentrarsi su una questione filosofica nel tentativo di porvi chiarezza.

Le operette morali

Il 1824 è l'anno delle Operette morali: scrive venti prose satiriche, fantastic...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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