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Letteratura italiana contemporanea - Leopardi

Appunti di Letteratura italiana contemporanea per l'esame del professor Giannone. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la vita del poeta, il pensiero letterario di Giacomo Leopardi, le varie fasi del pessimismo leopardiano, il classicismo e il romanticismo in Leopardi.

Esame di Letteratura italiana contemporanea docente Prof. A. Giannone

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sono spesso descrizioni di circostanze che poi ritroviamo anche nelle sue poesie che

quindi possono essere studiate, grazie allo Zibaldone, non solo da ciò che hanno

capito i filologi, ma anche da ciò che Leopardi stesso ha lasciato scritto nei suoi

diari.

I Pensieri (che Leopardi aveva chiamato “paradossi”) sono stati invece pubblicati nel

1845 da Ranieri.

Sia lo Zibaldone che I Pensieri non erano destinati alla pubblicazione e sono

fondamentali per ricostruire la personalità del poeta.

Le operette morali

Le prime le scrive nel 1824, poi tra il 1827 1 il 1832 ne scrive altre. Vengono

pubblicate postume da Ranieri e sono in tutto 24.

Esse sono una raccolta di prose che Leopardi definisce “liriche”, poiché, pur essendo

in prosa, sono comunque presenti elementi poetici (in alcuni personaggi, nel

linguaggio, ecc.).

Sono concepite da Leopardi come un’opera unitaria e organica, ma sono,tuttavia,

organizzate in modo molto vario: cambiano le tecniche narrative, i protagonisti, le

ambientazioni e i periodi storici. L’organicità è data però dal loro fine, cioè il

mostrare il vero e il dare nuovi modelli di comportamenti (mores).

Gli altri scopi delle operette morali sono lo smascheramento (“distruzione”) di

tutta la morale tradizionale e il mettere in risalto il limite della condizione

naturale degli uomini. Per questi due motivi si utilizzano l’ironia e la satira, che

implicano il rifiuto della tradizione morale e porta gli uomini a ridere, il che rende

loro accettabile la scoperta del dolore.

I temi principali sono: la teoria del piacere, il tema della virtù, l’illusione

dell’antropocentrismo, il mito del progresso e la prospettiva religiosa.

I Canti

I Canti raccolgono tutte le poesie di Leopardi, ma non in una struttura untiria.

Essi hanno però un principio organizzativo interno basato su criteri di genere e

criteri cronologici.

Sono stati divisi da De Santis in piccoli e grandi idilli. I Grandi idilli sono i testi di

Pisa e Recanati, ma non possono essere definiti idilli (il vado e l’indefinito vengono

espressi, ma solo attraverso i ricordi) per questo tale divisione fu poi abbandonata.

N.B. idillio = piccola rappresentazione, quadretto, piccola immagine, paesaggio. Viene

dalla parola greca idolo (=quadro, immagine, paesaggio) che viene dal verbo difettivo

eidon. Con Leopardi gli idilli diventano rappresentazioni del proprio stato d’animo e

delle proprie sensazioni.

Dialogo della Natura e di un Islandese pag. 381 -> 386

È una delle operette morali più importanti, in quanto descrive la concezione di

natura di Leopardi. È stata scritta nel 1824.

1->21: un Islandese, viaggiando per l’Africa si trova davanti ad un busto di donna

enorme, con il gomito appoggiato su una montagna, il volto tra il bello e il terribile

(fa quindi paura, ma allo stesso tempo attrae) e gli occhi e i capelli nerissimi

(simbolo di peccato, morbosità, tentazione): è la Natura. Essa chiede all’islandese

chi è e cosa ci fa lì e l’Islandese risponde di essere lì per fuggire dalla natura. La

natura usa metaforicamente la legge dello scoiattolo e del serpente (la legge del più

forte) e gli fa capire che è lei ciò da cui fugge. L’islandese rimane stupito e la

Natura gli dice che se lo poteva aspettare di trovarla in un posto come l’Africa.

22->112: monologo dell’Islandese in cui spiega perché fugge dalla natura (poiché non

vuole dolori, non cerca nessun godimento). Si è però ormai accorto che il dolore è

inevitabile, perché la Natura è nemica degli uomini causandogli infelicità.

113->119: risposta della Natura (io non ho intenzione di rendere felici o infelici gli

uomini, lo faccio involontariamente, io vi sono indifferente. Il mondo non è stato

creato a vostro vantaggio).

120-> 148: esempio dell’uomo che invita l’islandese a casa come ospite e lo fa

vivere in pessime condizioni (se quest’uomo mi dice “io non ho fatto questa casa

per te”, io gli rispondo “non ti ho chiesto io di invitarmi”. Perché Natura ci hai

collocato in questo universo e poi ci fai del male?), replica della Natura (“la vita è

un perpetuo circolo di produzione e distruzione, è l’inesorabile ciclo della materia”)

e domanda finale dell’Islandese (“A chi piace o a chi giova questa in felicissima vita

di produzione e distruzione?”).

150->155: conclusione. All’Islandese non viene data risposta e viene ucciso (secondo

alcuni da due leoni in fin di vita per il digiuno e che poi muoiono il giorno dopo,

secondo altri da un ferocissimo vento che stese a terra l’Islandese edificando sopra

di lui un mausoleo di sabbia, sotto al quale sarebbe poi stato ritrovato da dei

viaggiatori e portato in un museo d’Europa; comunque sia muore per un evento

naturale).

Domina la tecnica dell’accumulo e dell’elencazione.

Il protagonista è un uomo comune (a sostegno della concezione leopardiana della

filosofia, ritenuta un bisogno esistenziale e non una professione specialistica) di cui

si conosce solo la nazionalità (tra l’altro l’Islanda è un paese misterioso, di cui si

conosceva poco all’epoca di Leopardi) e che rappresenta un punto di vista medio ed

obiettivo.

Le tesi materialistiche sono sostenute dalla Natura, la ricerca del senso della vita è

intrapresa dall’Islandese.

La Natura è insensata e indifferente.

Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez pag. 387 -> 390

- È stato scritto nel 1824, è un’operetta morale.

- I personaggi sono personaggi storici reali: Colombo, uomo d’azione e

d’immaginazione, e Gutierrez, uomo pratico a cui importa solo la realizzazione di

risultati concreti (se non vede non crede).

- I temi di fondo sono l’incertezza del sopravvivere che combatte la noia e ci fa

apprezzare di più ciò che si ha, il tema della piccolezza dell’uomo nell’universo e il

tema dello smarrimento (tema romantico).

- L’ambiente è una notte stellata, sul mare infinito: rende poetica l’immagine.

- “Bella notte” “Bella in verità: e credo che a vederla da terra, sarebbe più bella.”

Da questa affermazione Colombo capisce subito che anche G. è stanco di navigare e

quest’ultimo ammette che è effettivamente stanco di navigare senza senso e

domanda a Colombo se a lui non è venuto qualche dubbio. Questo espone allora

tutti i suoi dubbi: ciò che egli ha pensato e confortato con la scienza non ha dato

risultato, quindi è rimasto deluso; per gli stessi ragionamenti l’idea stessa di

trovare una qualche terra nella parte occidentale, solo sul presupposto che questa

deve essere uguale a quella orientale e quindi fatta di mare ma anche di terra,

potrebbe risultare falsa. G. allora, con un po’ di sdegno, rimprovera al capitano di

aver messo a rischio le vite di tutto basandosi solo su congetture. C. conferma ciò,

ma dice che si rischia la vita per molto meno e che se non fossero in navigazione,

avrebbero a che fare con la peggiore angoscia possibile, cioè la noia. C. non è per la

certezza, perché se per certezza si intende l’assenza di pericolo, ciò non implica

l’essere felici, ma noia, quindi non gli interessa la certezza, preferisce il rischio.

Inoltre la navigazione, anche se non portasse a trovare nuove terre, porta

comunque un profitto, oltre che per il fatto che non ci fa annoiare, anche per il

fatto che ci permette di renderci conto dell’importanza di cose che altrimenti non

noteremmo. Un marinaio, infatti, rischiando la vita, si accorge di quanto sia

importante la terra su cui camminiamo. Ogni navigazione per C. è come saltare

dalla rupe di Leucade, solo più duratura (quindi migliore): non sa se davvero Apollo

libererà gli amanti dall’amore, ma di sicuro, almeno per un breve periodo, agli

amanti, dopo aver rischiato di perdere la vita, questa sarà più cara. Si crede che ai

marinai e ai soldati sia poco cara la vita, perché la rischiano tutti i giorni, ma per

C. è esattamente il contrario: a chi potrebbe mai venire in mente di ringraziare di

avere la terra sotto i piedi, se non a un marinaio? Una persona del genere non

avrebbe cara la vita?

Nel passaggio dal pericolo al primo entusiasmo per la conquista della terra noi

troveremo l’unico momento di illusoria beatitudine possibile. G. dice che ha ragione,

seppur sia tutta una congettura speculativa, e C. dice che non può prometterlo,

ma crede di poter toccare terra tra poco, dati i segni trovati durante il viaggio. G.

si augura che abbia ragione.

N.B.1 : Leucade si era lanciato da quella rupe per Saffo.

- Il lessico è fondamentale e mostra i caratteri diversi dei due personaggi: il verbo

“dichiarare”, usato da G, per esempio, significa letteralmente “dire con precisione”

e mostra il lato concreto del personaggio.

- Nel dialogo Colombo è il personaggio più umano, a cui ovviamente e naturalmente

sono venuti dei dubbi sulla navigazione. Ma il dubio è ciò che lascia spazio

all’immaginazione, è speranza per C. G. è invece messo in crisi dal dubbio poiché è

un uomo esclusivamente razionale e moderno.

L’incertezza è di gran lunga migliore della certezza, perché l’incertezza si porta con

sé l’aspettativa e la speranza.

- Colombo rappresenta Leopardi: molto logico nel modo di ragionare, capace di sognare

e immaginare, ma anche di rimanere comunque ben ancorato a terra, alla logica.

- Nella parte centrale si ha l’alternanza tra la riflessione filosofica e razionale e

l’immaginazione.

- Si procede dal generale al particolare, dall’immaginazione alla concretezza. Domanda-

affermazione-domanda-affermazione.

- Nella parte in cui C. vuole dimostrare che la navigazione è comunque un bene

perché ci tiene lontani dalla noia, si usano una serie di domande retoriche e la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudia_19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Giannone Antonio Lucio.

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