Leopardi moderno
- Lingua artificiale e lontana dall’uso comune (“una lingua per i morti”) ma che
trasmette messaggi anche molto attuali.
- Il suo pensiero è critico-negativo ed è un pensiero del sospetto e della denuncia.
- Non ha però una posizione nichilistica o scettica.
La vita
- Nasce il 29/06/1798 a Recanati da famiglia nobile (ma ormai decaduta).
- L’infanzia è segnata negativamente dalla madre, nata con una grande sensibilità da
famiglia nobile. Sposò un nobile, ma ebbe una vita insoddisfacente e deludente e
l’unica sua consolazione era la religione, tant’è che è arrivata a fare di essa
un’ossessione che l’ha trasformata nella madre terribile che ha cresciuto Leopardi
(che riporta la descrizione dei suoi atteggiamenti nello Zibaldone, tra altre
considerazioni sulla religione).
- La prima formazione culturale viene dai precettori scelti dalla madre, ma
soprattutto dalla biblioteca del padre.
- Gli anni dal 1809 e al 1816 sono i cosìdetti “sette anni di studio matto e
disperatissimo” (utilizzava lo studio come svago, ma esso gli faceva male, per
esempio, alla salute, per questo è matto). È in questo periodo che comincia a
scrivere le prime poesie ed altre opere. Traduce inoltre i grandi classici e si
interessa molto alla filologia.
- Nel 1816 si ha la “conversione letteraria”: smette di interessarci ai classici solo per
la tecnica ed inizia ad esserne interessato anche per i contenuti. Nascono i primi
tentativi poetici più di rilievo (Le rimembranze, L’appressamento della morte).
- Nel 1817 inizia una corrispondenza con il letterato Giordani, comincia a scrivere il
suo diario che poi formerà lo Zibaldone e si innamora per la prima volta (della
cugina Gertrude Cassi Lazzari). Da questo suo amore nascono l’elegia Il primo amore
e il Diario del primo amore.
- Inizia ad allontanarsi dal cattolicesimo della famiglia e la sua formazione
illuministica-classicista comincia ad organizzarsi meglio in una propria teoria coerente
e originale.
- Nel luglio 1819 tenta di fuggire dalla famiglia, ma viene scoperto dal padre e la
mancata fuga lo abbatte molto, insieme ai problemi fisici (in questo periodo
sviluppa anche una malattia agli occhi che gli rendi impossibile ogni applicazione).
- La famiglia lo vorrebbe avviare alla carriera ecclesiastica, ma lui, al contrario,
sviluppa la sua cosidetta “conversione filosofica” al materialismo e l’ateismo.
Comincia a scrivere gli idilli e le grandi canzoni civili (come l’Ultimo canto di Saffo,
per esempio).
- Nel 1822 si reca a Roma (definita da lui come “grande Recanatu) dagli zii, ma
rimane deluso dalla città e dall’ambiente letterario di essa.
- Dopo cinque mesi torna a Recanati dove si dedica ancora alla scrittura, ma
abbandonando provvisoriamente la poesia per le Operette morali che tuttavia non
sono troppo distanti dalla poesia, dato che per Leopardi poesia e filosofia sono
molto unite (vedi esempio di Platone). Lascia la poesia poiché entra in un periodo
di crisi in cui non riesce più ad avere l’immaginazione, poiché prende in lui il
sopravvento il bisogno d’indagine, di capire il perché delle cose, il senso della vita,
eccetera.
- Nel 1825 va a Milano, dove l’editore Stella lo impegna in alcuni progetti (come un
commento al Canzoniere di petrarca nel 1826). Vive tra Milano e Bologna e qui si
innamora di Teresa Carviani Malvezzi.
- Nel 1827 Stella pubblica le Operette morali.
- A novembre si trasferisce a Pisa, il cui clima piace molto a Leopardi, tant’è che
questo suo periodo è uno dei più sereni e infatti torna alla scrittura delle poesie.
Scrive a Silvia nel 1828, aprendo la stagione degli idilli pisano-recanatesi.
- Non avendo più denaro a disposizione, dopo un breve ritorno a Firenze, è costretto
a tornare a Recanati, in cui vive nella depressione dal 1828 al 1830, ma anche tra
grande attività creativa.
- Nel 1830 va a vivere a Firenze, aiutato dagli amici. Qui conosce De Sinner,
approfondisce la sua amicizia con Antonio Ranieri (da cui va a vivere) e si innamora
di Fanny Targioni Tozzetti, per cui scrive diverse canzoni.
- Nel 1831 esce la prima edizione dei Canti e vive qualche mese a roma con Ranieri,
per poi tornare nel 1832 a Firenze.
- Nel 1833 Leopardi e Ranieri si trasferiscono a Napoli. La salute del poeta è molto
debole, ma si dedica comunque a scritti di impegno sociale come i Pensieri.
- Le sue opere di questo periodo non vengono però pubblicate a causa della censura
(saranno pubblicate nel 1845 da Ranieri, quelle non censurate).
- Tra il 1836 e il 1837 i due vivono vicino al Vesuvio (insieme a Paolina, sorella di
Ranieri) per scappare dal colera diffuso a Napoli. Qui Leopardi scrive gli ultimi due
canti
- A febbraio torna a Napoli, le sue condizioni di salute si aggravano e muore il
14/05/1837.
Il “sistema” filosofico: le varie fasi del pessimismo leopardiano
Leopardi non pensa in quanto filosofo, ma in quanto essere umano e sociale
(infatti, le “leggi” del suo sistema, per essere vere, devono essere valide sia
soggettivamente che oggettivamente).
Le sue riflessioni nascono dalla sua condizione, ma poi si allargano a tutte le
persone.
Le sue prime riflessioni del 1817-1818 riprendono l’Illuminismo, in particolare
Rousseau. Si interessa subito all’infelicità umana, nodo centrale di tutta la sua
filosofia. In questo primo periodo l’infelicità non deriva dalla natura, entità positiva
e benefica che ci permette di illuderci, ma deriva dal progresso e dalle condizioni
storiche, poiché col progresso si è arrivati a perdere la capacità di illudersi (per
questo motivo la sua prima riflessione, che costituisce una visione piuttosto
reazionaria, è detta Pessimismo storico). Non è stata quindi la natura a causare
l’infelicità dell’uomo, ma l’uomo stesso. Secondo Leopardi, tuttavia, anche pe
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