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LO ZIBALDONE- GIACOMO LEOPARDI

Appartiene alla prosa filosofica di leopardi ed e’ collocabile

nella seconda meta’ del diciannovesimo secolo. Non puo’

essere considerato un libro, e non incise nell’`1800 poiche’

non era conosciuto, anzi in realta’ si tratta di uno scritto

privato non destinato alla lettura pubblica ma alla lettura

privata ( per Giacomo stesso), una scrittura privata che

Leopardi lascio’ a Ranieri, il quale per demenza dovuta

all’eta’ senile lascio’ il manoscritto alle domestiche. Il testo fu

riportato in luce dallo stato, un testo non scritto in maniera

omogenea dal punto di vista cronologico, si hanno infatti

periodi di buco( dove non vengono composte pagine) e cosi

periodi di pieno: Leopardi ha il pieno controllo della scrittura,

possiede autonomia letteraria , lo Zibaldone possiede

come un inizio una fine, momento in cui Leopardi non

riporta piu’ pensieri. La prima edizione e’ quella di 1)Pacella

in tre volumi, segue 2) l’edizione integrale 3)e i volumi della

Mondadori. Il testo, come detto precedentemente, non era

da destinare ad un pubblico che si sarebbe sicuramente

perso nelle innumerevoli contraddizioni presenti. Filosofi,

come Croce, non consideravano lo Zibaldone un trattato

filosofico ( spesso si hanno avuti dibattiti sul giudicare

Leopardi un filosofo o meno). Il testo e’ composto in italiano,

una scrittura continua ( il pensiero viene lasciato

errabondo), un italiano caratterizzato dalla poliglassia tra l’

italiano libero, un italiano errante, e l’italiano studiato,

controllato sintatticamente. Lo zibaldone e’ anche un

giacimento di idee, modelli al punto che Leopardi decise di

redigere un indice. Tuttavia non puo’ essere considerato

un’opera, semplicemente poiche’ l’opera e’ destinato ad un

pubblico, mentre questa no. Non si tende nello Zibaldone

alla retorica, ma anzi ad un pensiero puro nella sua

progressione e nella sua regressione dinamica. I due

filosofi piu’ citati nello Zibaldone sono Aristotele e Platone,

anche Omero e’ molto presente, Vico e Rosseau sono citati

alla fine, prevalgono i filosofi greci.

OMERO : dopo di lui la poesia regredisce, la poesia nasce

con il massimo esponente, legge i contemporanei Leopardi

ma tuttavia non li apprezza

PLATONE: filosofo dell’irrealta’, si critica e si apprezza la

creazione di un mondo al di la’ della realta’ ( il mondo delle

idee)

ARISTOTELE: filosofo della realta’, filosofia antimetafisica

e filosofia politica, parla delle forme di governo che

degenerano

(Leopardi sembra non interessato alla politica, tuttavia nello

Zibaldone appare un grande politologo)

Il modello dello Zibaldone anche se viene poco citato e’

Montaigne, che pero’ parla di se’ e dei suoi problemi, delle

sue malattie, mentre Leopardi parla della mente e dei

processi mentali ( non e’ un vero e proprio modello). Il 4

Dicembre del 1832 e’ l’epilogo dello Zibaldone, era una

sorta di esperimento, Leopardi riportando le esperienze di

vita voleva vedere se la sua vita fosse triste e monotona,

giungendo alla triste conclusione proprio nel ’32.

Confermata la regola generale della vita, lo Zibaldone

non ha piu’ ragione di essere composto.

PROSA DELLE LETTERE

Ci danno molte informazioni importanti sulla vita del

Leopardi.

Nell’Epistolario riportate le avventure del suo animo,

1) lettere che costituiscono una sorta di autobiografia

dell’io, epistolario ricchissimo di passionalita’. Nello

Zibaldone l’Io era mentale, qui ci sono lettere piu’

confidenziali.

I protagonisti delle lettere:

La madre, o il ‘’gelo’’, Antici, rappresenta un vuoto.

1) Era una donna molto fredda, nemica delle

emozioni/passioni. Contribuiva all’infelicita’ del padre,

donna che salva finanziariamente la famiglia, donna

estremamente religiosa

Il padre, al quale e’ destinata l’ultima lettera, uomo di

2) grande personalita’ ma molto diverso da leopardi,il

giovane gli vuole bene ma tuttavia non condivide le

sue posizioni ( anche Monaldo e’ una delle vittime

della moglie)

Gli amici e gli Amori: Giordani e Ranieri, Leopardi

3) sente profondamente l’amicizia, un’amicizia che e’

anche passione, e’ un’amicizia virile

Sorella Parolina alla quale si rivolge con linguaggio

4) amoroso, tenero e protettivo.

L’Epistolario rappresenta dunque una traccia organica e

cronologica della sua vita, grande protagonista e’ anche

la malattia che sempre lo ha accompagnato( Nel 1819

soffre di cecita’, Croce ritiene che dalla malattia non

potesse venire fuori nulla, lo disprezzava).

Abbiamo momenti di pensiero piu’ spietati ed altri piu’

moderati, il genere umano e’ visto come una schiera di

dannati.

Leopardi appare dunque vulnerabile e essenzialmente

buono, un uomo destinato a prendere colpi, che utilizza il

linguaggio come arma di difesa.

Saggio in cui parla di Roma, saggio di critica contro i

romani, accusati del non saper intavolare una

conversazione, scritture condizionate dalle esperienze di

vita

Zibaldone inizia come diario privato nel 1817, data molto

importante nella biografia leopardiana( vita breve dove

esprime le potenzialita’ del genio). La genialita’ appartiene

essenziamente alla poesia, nello Zibaldone prevale l’

intelligenza analitica, genialita’ come eccezione,

espressione anomala della comunita’, la posizione

estrema all’interno di una collettivita’. Leopardi e’

consapevole di questa genialita’ come diversita’, come

scarto della norma: tema principale dello Zibaldone ma

anche dialogo di una natura e l’Anima, quinta operetta

morale, rapporto conflittuale e non pacifica appartenenza

del genio con il proprio luogo di nascita, particolare

riferimento a Recanati in un secolo, come defini’ anche

Foscolo, ‘’addormentato’’. Il clima che abbiamo in Italia e’

noto con il nome di Restaurazione, Leopardi cresce in

questo ambito ( recupero del vecchio, dell’antico), inserito

in un contesto come Recanati che non puo’ essere

paragonato ai grandi centri d’Italia come Firenze, Bologna

o Roma. Il clima del tempo si condensa in una parola, la

Noia, il tedium vitae, sottoposta ad un’approfondita analisi

nello Zibaldone. La noia lega l’individuo alla

percezione del nulla, ha grande valore filosofico, e’

legato di fatto alle modalita’ di vita dell’Italia prima

ottocentesca( anche nell’Alfieri respiriamo la noia, volonta’

di allontanarsi dall’Italia dormiente pur di sconfiggere la

noia).

In Leopardi la noia è un sentimento quasi dominante,

Leopardi non è un pragmatico, come Foscolo o Alfieri, è

un’analista della realtà, la noia su di lui pesa in modo tale

da suggerirgli opere e scritture che affrontino il tema del

tempo che si e’ addormentato, del tempo morto da

rivitalizzare col tempo energico dell’antichità( modello

degli antichi giunge nuovamente); verifica su se stesso

che il corpo ha pagato un d eccessivo al lavoro

intellettuale, il suo modello e’ l’uomo antico capace di

coniugare l’attivita’ della mente con quella del corpo( Le

Olimpiadi nascono non a caso in Grecia). La critica ‘

rivolta alla fine dell’antico, Leopardi ultimo testimone

della classicità, e lui stesso rivive e riscrive la partitura

greco latina dell’antichità, Leopardi e’ un uomo greco, non

un semplice umanista. Critica 1)spietata al proprio secolo,

critica al clericalismo e al cattolicesimo responsabile di

una svalutazione della vita in favore di una rivalutazione

della vita post mortem : in Leopardi la vita e’ questa, la

sua melanconia sta nel vedere questa vita fuggitiva.

Critica 2) alla letteratura non sostituita ma surrogata

dalle tecniche e dalle scienze, Leopardi critico degli

albori della modernita’, Leopardi avrebbe voluto vivere in

un’altra epoca, il secolo e’ inviso a lui, cosi come sgradito

era il borgo natio selvaggio, Recanati, che si escludeva

reciprocamente con Leopardi. Desiderio di fuga, desiderio

romantico e molto moderno, Leopardi vuole andarsene,

non era affatto semplice, il poeta soffre la sindrome del

confine.

Lo Zibaldone e’ quasi interamente scritto a Recanati, li’

dove paradossalmente ha maggiore ispirazione poetica.

Giordani lo invita a non avere un rapporto conflittuale con

Recanati e gli fa l’esempio di Alfieri o Plutarco( Leopardi

ammette cio’, tuttavia ad esempio Alfieri si era recato in

piu’ posti mentre diceva cio’).

OPERETTE MORALI

Ribadita l’idea di un secolo fermo, bloccato, che Leopardi

fustiga, rappresentandolo con il criterio di un nuovo tipo di

prosa, la prosa delle operette, una prosa satirica,

umoristica, una prosa comica, il modello e’ Luciano di

Samosata. 1819-1824 e’ il tempo di rielaborazione

dell’idea dell’opera, critica etica al proprio tempo,

assumendo la tonalita’ leggere, lieve, divertita e

divertente tipica della scrittura satirica. Novecento secolo

piu’ leopardiano, chi ha conosciuto Leopardi ha potuto

reagire in termini psicologicamente ostili( Tommaseo forte

critico di Leopardi, dice no alle sue affermazioni, Leopardi

non corrisponde, non entra in polemica ma sa che la sua

persona, il suo silenzio comporta una reazione non

amichevole nell’ambiente circostante); Operette

capolavoro di una classicita’ ritrovata, prosa studiatissima,

antica e moderna al tempo stesso, vive in una

dimensione di miti e storie illusionlogiche ( Manzoni ad

esempio distrugge i miti sostituendoli alle storie), mentre

Leopardi restaura un tempo in cui dell’uomo si parlava a

livello di favole, la prima grande operetta che apre il libro

e’ il Mito cosmogonico che fa da prologo e struttura

portante delle intere operette, e’ la storia del genere

umano: e’ una delle operette piu’ lunghe, la storia del

genere umano attraverso i miti, storica mitica che non

esiste nella storiografia moderna, poteva forse essere

disorientate. Leopardi va a recuperare i miti greci, c’e’

un’astoricita’, Leopardi si dissocia dalla storia e si

lega al mito greco che insegna, sostituisce la storia come

storiografia. E’ una delle operette piu’ elaborate, prologo

delle operette. Composta nel Gennaio 1824.

CANZONI- TEMPO DI POETARE

1819-1824, c’e’ il tempo delle Canzoni( pubblicate nel

1824 con annotazioni, l’edizione bolognese), Leopardi

s’impegna di entrare nell’agone poetico italiano per

accreditarsi come poeta, per dare di se’ una

dimostrazione di poter entrare nell’ambiente dei poeti,

dominato dalla figura di Vincenzo Monti. Canzoni

accompagnate da annotazioni e chiose, in cui riflette sulle

novita’ della lingua poetica in un secolo impoetico, nel

discorso di un italiano ammette che e’ finito il tempo di

poetare, ma ciononostante all’indomani della fine del

tempo della poesia(paradosso), la poesia leopardiana,

che non e’ piu’ la poesia degli antichi, poesia omerica o

virgiliana, e’ una poesia fortemente condizionata dal

pensiero, una poesia filosofica, un ‘sogno fatta alla

presenza della ragione’’. poesia di Leopardi e’ sempre

giocata in un’area dove c’e’ la prosa, la riflessione,

l’analisi, e’ una poesia sentimentale, si parla della

percezione indiretta della natura filtrata attraverso il

sentimento. Poesia investita di filosofia, prosa e poesia

s’incontrano e si prestano vicendevolmente, non c’e’ il

poeta d’istinto, il poeta illuminato dalla grazia divina, il

grande poeta si nutre di materiale non poetico, la poesia

di Leopardi non vive di poesia pura ma di assimilazione,

di pensiero, di riflessione, di analisi. ( Canzone ad Angelo,

mentalizzazione dell’Eros, la Ginestra, Il tramonto della

Luna, qualcosa di piu’ dell’accidia individuale, e’ il tedio

universale, la poesia leopardiana oggi la si legge con

questa griglia filosofica che l’accompagna

costantemente). Sentimentale significa dunque presa di

coscienza attraverso il sentimento di cose che prime

erano assimilate direttamente, ha a che fare con la

ricerca delle emozioni, passioni. Emozione cosciente

della crisi, della fine, lo troviamo anche nell’estetica

tedesca che Leopardi legge e commenta nello Zibaldone(

Schelling). La poesia e’ proustianamente un’intermittenza

del cuore. Le operette sono a cuore freddo, le prosette

satiriche, c’e’ una lettera che Leopardi scrive a Giordani,

dove afferma: ‘’in questi giorni, quasi per vendicarmi del

mondo e della virtu’, ho abbozzato prosette satiriche’’. Il

mondo sono gli altri, che rimangono indifferenti

all’individuo, Leopardi vuole fare un’operazione, usare

linguaggio idoneo al sentimento, linguaggio della satira, la

comicita’, va’ alla ricerca dei dialoghi satirici alla maniera

di Luciano. Vorrebbe ambientarli non tanto tra i

morti( Luciano tra i morti) , ma tra i vivi che non sono piu’

vivi( il proprio secolo), vuole sceneggiare piccole

commedie, dare un saggio di linguaggio comico perche’

assente dalla tradizione italiana, ragioni personali,

risentimento per il mondo e il secolo.

OPERETTE MORALI: I TEMI , IL

LINGUAGGIO, LA CRITICA

ALL’ANTROPOCENTRISMO

Genio segno di discontinuita’ e non di continuita’ col

secolo; la sua e’ una poesia intrisa di filosofia ( ‘’Pensiero

dominante puo’ essere considerato una filosofia

dell’amore), e cosi’ nelle Operette Morali c’e’ una filosofia

essenzialmente morale, ovvero una filosofia che riguarda

gli usi e i costumi della vita ( mentre la filosofia teoretica si

occupa dei massimi principi della vita). La filosofia morale

assiste l’uomo nel difficile cammino della vita ( c’e’ un

esistenzialismo antico). Il linguaggio nelle Operette e’

volutamente arcaico, c’e’ un’arcaicita’ voluta, un richiamo

al modello classico. Leopardi non e’ un neoclassico, la

classicita’ e’ un qualcosa che non torna piu’ nel fiume del

tempo, si puo’ tornare alla classicita’ solo attraverso

l’esercizio e la memoria. La letteratura nel moderno e’

entrata in un’area storia non totalmente compatibile e in

armonia con la tensione letteraria e la fatica della

letteratura. Quella delle Operette e’ una prosa intrisa di

pensiero, la difficolta’ e’ una difficolta’ sintattica, sintassi

ipotattica e con diramazioni sintattiche derivate dai periodi

reggenti, il pensiero come filosofia e’ il nutrimento della

prosa. Con Leopardi comincia una tradizione di scrittura

filosofica e di riflessione, di meditazione, di fiosofia morale

non esclusivamente speculativa, ovvero speculano in

piena, investono un capitale di pensiero sulle tematiche

che sono la teoria del piacere, felicita’ infelicita, amore e

noia, intensita’ dl tempo. La filosofia non ha posto la

questione dello stil in primo piano, la trattatistica filosofica

e’ tecnica, mentre con Leopardi la filosofia diventa parte

integrante della letterature, diventa parte delle ‘’belle

lettere’’, lettere non piu’ belle ma anche pensose, di

pensiero, speculative. La filosofia nelle operette diventa

piu’ bella, filosofia che nutre la prosa e prosa che

estetizza la filosofia. Il pensiero come stile, protagonisti

della filosofia italiana, libro pubblicato da

Mondadori,2008, e’ una storia originale della filosofia non

fatta attraverso i filosofi tradizionali ma attraverso gli

autori, la filosofia dantesca. Ci sono parole che creano un

vero e proprio campo semantico, come ad esempio il

termine Natura, benefica prima e malefica poi, natura che

mutua significato nel corso dell’opera. Operette che

presentano un pensiero negativo sul presente, ecco

perche’ dispiacciono all’ambiente di riferimento, al punto

da produrre reazioni non sempre eleganti e cortesi

( Tommaseo ad esempio e’ uno dei grandi detrattori di

Leopardi): secondo Leopardi non c’e’ progresso, c’e’

valore di decadenza, le Operette dimostrano che il tempo

presente e’ decrepito ( magnifiche sorti e progressive

e’ una citazione parodica che Leopardi prende dal filosofo

spiritualista Terenzio Magnani, parente del poeta che ha

un pensiero diametralmente opposto, il pessimismo di

Leopardi e’ frutto di un’osservazione della decadenza dei

tempi.

Il suo atteggiamento e’ un atteggiamento che disturba,

Leopardi non e’ consapevole che la societa’ si e’

modificata, ora i letterati devono tradurre il sapere in

qualcosa che abbia a che fare con il mestiere. Visseux,

uomo svizzero e fondatore del circolo fiorentino, capisce

che il libro puo’ essere fonte di denaro, anche se

Leopardi, da aristocratico, interpreta la letteratura non

come fonte di denaro ma come privilegio(i rapporti con

Visseux erano dunque diffidenti)

*Circolo fiorentino:

Capponi,Lambruschi,Tommaseo,Pietro Colletta( storico

napoletano), Rosini( professore a Pisa e scrittore di un

racconto sulla monaca di Monza). Abbiamo aristocratici,

proprietari terrieri, un mondo che Leopardi definisce e

ritiene troppo ‘’realistico’’, al punto che nelle Operette usa

come arma di difesa la bellezza della letteratura e la

sontuosità della prosa. Le Operette vengono lette con

smorfie di sofferenza, per molti costituiscono un qualcosa

di inaccettabile, il pessimismo non viene ne’ compreso ne’

gradito.

Il l

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandroderozan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biondi Marino.
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