IL RINASCIMENTO: COORDINATE STORICO-CULTURALI
Il Rinascimento copre il periodo storico che va dal 1494 alla fine del 1600; è l'epoca
ritenuta più feconda dell'arte e della cultura italiana. La seconda parte del 1500, nello
specifico, prende il nome di Manierismo ed è un'evoluzione del Rinascimento. L'Italia
diventa il centro europeo di arte, scienza e cultura. E' un periodo di grande fervore
intellettuale che inizia ad affievolirsi nel Manierismo. Non per questo il Manierismo è
un periodo di decadenza, anzi, molti dei maggiori ingegni del secolo raggiunsero in
questo periodo la loro maturazione. Il termine "Rinascimento" indica un periodo di
rinascita, dopo il periodo buio del Medioevo. Il "Rinascimento" è un periodo di
rivendicazione dell'individuo e dell'aspirazione alla felicità terrena rispetto alla
mortificazione di queste che caratterizzava l'età precedente, a causa delle convinzioni
religiose. Da tempo però la storiografia ha superato la distinzione "Buio"/ "Rinascita"
rispettivamente di Medioevo e Rinascimento. Tra le due epoche esiste continuità,
poiché il Medioevo aveva gettato i presupposti per lo sviluppo avvenuto in epoca
successiva. Tuttavia però il Rinascimento dà attenzione alla sfera terrena piuttosto che
quella ultraterrena. Il Rinascimento è considerato in modo positivo da Alambert, che
individua in tale periodo la radice storica dell'Illuminismo, che mirava a liberare l'uomo
e la società dalle tenebre dell'ignoranza e della superstizione attraverso il lume della
ragione. Nella seconda metà del 1700 Russeau conduce una critica al Rinascimento, in
quanto questo gettava un velo di bellezza su un duro periodo storico caratterizzato
dalla perdita della libertà dell'uomo ( causa: il maggior potere dei sovrani). Secondo
Russeau lo sviluppo delle arti aveva soffocato il desiderio della libertà ed alimentato il
gusto dell'apparenza. Nel 1800 il "Rinascimento" è considerato come epoca autonoma,
fase storica precisa nella storia dell'umanità. Burckhardt contrappose poi nettamente i
due periodi e sostenne come il "Rinascimento" rappresenta la nascita del mondo
moderno. Nel 1900 importante è il pensiero di Garin, che credeva che il
"Rinascimento" fosse un secolo caratterizzato da crisi profonde e l'uomo propone
ideali e valori umani contro una realtà che li nega e li respinge. E' un periodo di
travaglio culturale dove si combattono vecchie e nuove concezioni ma comunque dalle
prime sorgono le seconde. Garin sottolinea come ad esempio le concezioni magico -
astrologiche coltivate ne "Rinascimento" con razionalità abbiano portato alla nascita
dei moderni modelli scientifici (dall'alchimia-->chimica). Un altro studioso, Chabod ha
sostenuto che nel medioevo si sono esaminati i modi dell'agire politico, ma solo nel
"Rinascimento"si teorizzò per la prima volta una politica che si pone al di fuori di ogni
considerazione morale (Machiavelli). Il "Rinascimento" in Italia fu fenomeno
policentrico, ebbe più centri di irradiazione ed è legato al luogo da cui si diffonde. La
corte era il centro fondamentale per lo sviluppo culturale e politico di una città e del
suo territorio e poi dei grandi Stati nazionali l'Italia è esclusa da quest'ultimo percorso
e per questo perde il primato culturale durante il 1600.
Il problema del classicismo
In campo artistico si procede con il confronto con i grandi modelli classici iniziato
nell'Umanesimo. Gli artisti rinascimentali sono però più consapevoli di non poter
ricreare integralmente il mondo greco-latino, in quanto si sono modificati ormai troppi
aspetti sociali e culturali. A inizio 1500 la letteratura in volgare raggiunge il suo vertice
con opere come "Il Principe" di Machiavelli e l'"Orlando Furioso" di Ariosto. Nel primo
1500 erano state individuate alcune categorie di armonia (come proporzione e
equilibrio) che in modo diverso potevano essere usate dagli artisti che volevano
ricreare e produrre alla maniera dei classici. In seguito si regolamentarono le forme
artistiche adottando dei modelli ben definiti, scartando e censurando i meno
autorevoli. Un restringimento delle possibilità espressive è rappresentato dall'uscita
delle "prose della volgar lingua" di Bembo che è uno spartiacque per la produzione
letteraria. Egli indica come si dovesse seguire Petrarca per la poesia e Boccaccio per la
prosa. Il progressivo instaurarsi di regole caratterizza il Manierismo. Le regole si fanno
sempre più sottili e ferree, costringendo gli artisti più abili a studiare forme che solo in
apparenza seguono le regole ( ma in realtà le sovvertono o almeno le adattano).
Il concetto di Manierismo
Emerge nella seconda metà del 1500, soprattutto nell'ambito della critica e della
storia dell'arte . Il termine maniera, indicava quello che noi oggi chiameremmo stile.
Gli artisti fondavano il loro stile sull'imitazione dei rinascimentali (Michelangelo,
Raffaello), ma integrano l'imitazione con il virtuosismo tecnico e licenze più o meno
ardite che gli consentivano di superare le regole stabilite dai classici stessi. Il
Manierismo grazie al suo virtuosismo e il gusto dell'artificioso pone le basi per lo
sviluppo del Barocco. Il concetto di Manierismo venne esteso anche all'ambito
letterario: si verifica eversione dei modelli e delle regole formali sempre più ferree
sancite nel corso del 1500. Tale eversione divenne per molti autori indispensabile per
sfuggire agli stereotipi (per esempio Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa).
Le regole erano diventate troppo vincolanti! Comunque molti artisti guardano i modelli
con spirito di emulazione, cercando cioè di imitarne e superarne la grandezza,
apportando cambiamenti talvolta decisivi nella tecnica e nello stile. Si aggiunge una
tendenza "non tanto manierista" caratterizzata da una forte avversione verso i canoni
rinascimentali di armonia e misura e si esprime quindi con il gusto della dismisura e
dell'accesso. In quest'ottica più che di Manierismo si parla di Controrinascimento o
Antirinascimento. La critica ha parlato di "cultura della contraddizione".
La fine dell'unità religiosa
LA RIFORMA PROTESTANTE. Inizio 1500; evento che segna la fine dell'unità
religiosa dell'Europa cristiana. Nel 1517 Martin Lutero rese pubbliche le 95 tesi
religiose che condannarono l'operato della chiesa cattolica e ne criticavano alcuni
fondamentali teologici. Si scagliava contro il fasto della Chiesa (ormai lontana dalla
povertà predicata dai Vangeli), contro la pratica delle indulgenze e non condivideva le
risposte che la Chiesa dava al problema della salvezza eterna. I cattolici sostenevano
che l'uomo potesse conquistarsi la salvezza facendo opere buone, per Lutero quest'era
in contrasto con le Sacre scritture, dove si legge che Dio dispensa la grazia
gratuitamente e non come ricompensa di buone azioni. Solo la fede può avvicinare
l'uomo a Dio e solo Dio può salvare il peccatore, non la Chiesa. Lutero valorizzò il
dialogo diretto tra Dio e l'uomo. Dei sacramenti e riti cattolici Lutero accettò solo quelli
contenuti nelle Sacre Scritture, quindi il Battesimo, l'Eucarestia, la messa. Il suo
messaggio ebbe grande accoglienza in Germania e molti sovrani se ne servirono,
poiché Lutero predicava il rispetto del sovrano da parte del clero riformato. Altri
riformati successivi ancora più radicali, come Calvino e Zwingli diffusero con successo
le loro idee nel 1500. L'Italia rimase quasi in totale cattolica. Questo perché si era più
devoti al cattolicesimo che altrove e poi per la presenza della Curia papale nel
territorio (fini opportunistici). Lo stesso Guicciardini nei “Ricordi” dirà che avrebbe
amato Lutero più di se stesso, ma la sua vita si sarebbe dovuta svolgere al servizio e
sotto la protezione dei pontefici.
LA CONTRORIFORMA o RIFORMA CATTOLICA. Venne convocato a Trento un
concilio che durò quasi 20 anni. Difese tutto ciò che era stato messo in discussione da
Lutero. Si introdussero, però, delle novità: si cerca di aumentare la partecipazione
popolare alle cerimonie di culto. Una delle sue accuse più forti di quelle di Lutero era
contro il Clero Cattolico, ritenuto ignorante. Si decise così di introdurre i seminari, una
sorta di università in cui i futuri sacerdoti sarebbero stati istruiti prima di essere
assegnati a una parrocchia. Coloro che non seguivano le direttive del cattolicesimo
venivano perseguitati e questo fu la causa di sanguinosi scontri religiosi in tutta
Europa tra 1500 e 1700. Molti movimenti ereticali vennero repressi. Per far ciò venne
creata la Congregazione del Santo Uffizio, che coordina le attività del Tribunale
dell'Inquisizione contro le eresie. Questa istituzione aveva anche il potere di censurare
le opere ritenute contrarie alla dottrina cattolica. Venne fatto un indice dei Libri
Proibiti. Gli autori rischiavano di essere imprigionati e uccisi a meno che non
abdicassero. Per eresia fu condannato al rogo Giordano Bruno nel 1600 e subirono la
condanna della chiesa le dottrine scientifiche di Galileo nel 1633.
Gli intellettuali e l'organizzazione del sapere
I letterati tendono a stabilirsi nella corte, ma via via la corte diventa un ambiente
ipocrita ed opprimente dove i letterati non riescono a trovare il giusto spazio. Così,
alcuni cercano di non stabilirsi in una sola corte, ma lavorano per più corti e altri
decidono di organizzarsi autonomamente, lavorando per esempio nel campo
dell'editoria. Scompare via via la figura dell'umanista al servizio della politica e nasce
la figura dell'uomo politico a tutti gli effetti. Nella seconda metà del 1500 si sviluppano
le accademie. Importanti sono quella di Santa Cecilia dedicata alla musica, quella della
Crusca destinata ad ospitare dibattiti linguistici. Le accademie riguardano la cultura
laica. In ambito ecclesiastico nasce l'ordine dei gesuiti, o compagnia di Gesù, fondata
da Ignazio da Loyola. Si caratterizzò per una grande attenzione all'istruzione. Vennero
fondati i collegi dove venivano formati i membri dell'ordine e in seguito anche studenti
esterni, come i figli di famiglie abbienti. Si portavano gli studenti fino al livello
universitario e si mostrò efficace per la formazione di dirigenti e uomini politici. Le
nuove scoperte geografiche e cosmologiche (Colombo, Vespucci, Copernico),
mostrarono l'infondatezza di molte credenze antiche. Si minò il sistema scientifico
classico.
Gli sviluppi della tipografia
E' fondamentale il ruolo della stampa. Nel Rinascimento il suo ruolo giunge a piena
maturazione. Le grandi città divengono centri editoriali d'importanza europea. Lo
stesso Bembo riconobbe le potenzialità che la stampa offriva. Ben presto inizio l'opera
di censura da parte dei governi ed in particolare della Chiesa nel periodo della
Controriforma.
Le arti e la letteratura
Viene scoperta la prospettiva, che permette di rappresentare oggetti a tre dimensioni
in una superficie piana, bidimensionale. La pittura e la scultura sono legate al pensiero
del tempo. Per esempio le opere di Michelangelo risentono delle idee neoplatoniche.
Domina, almeno all’inizio del secolo, l’ideale del classicismo: gli autori
reinterpretavano gli antichi secondo un gusto di armonia e di equilibrio. Dalla materia
si doveva estrarre una forma, una pura essenza di equilibrio che non entrasse in
contrasto con le opere degli antichi. L’imitazione non era da intendersi come copia
degli antichi, ma con spirito di emulazione, che spingesse gli artisti a superare i
modelli.
La musica e la letteratura
La più tipica forma musicale del 1500 è il madrigale: canto a più voci basato su un
testo poetico. Erano di argomento amoroso e burlesco. I testi messi in musica
appartengono a grandi poeti, come Petrarca e Tasso. Altra novità della musica italiana
del 1500 è la nascita del melodramma. Si cerca di far rivivere la tragedia greca (dove
c’è unione di musica e recitazione), attraverso il cosiddetto "recitar cantando".
LA LETTERATURA ITALIANA- UN QUADRO D’INSIEME
I nuovi generi letterari
I principi di imitazione ed emulazione sono determinanti: le nuove opere devono
conciliare i modelli con la realtà coeva. Questo ideale di classicismo non rigido viene
superato nella seconda metà del 1500, perché vi era disperato bisogno di regole
precise a cui attenersi.
La questione della lingua e i modelli di poetica
LE "PROSE DELLA VOLGAR LINGUA " DI BEMBO. La questione della lingua, ovvero
il problema di quale lingua impiegare in Italia nella scrittura letteraria, tenendo conto
dei vari volgari presenti, risale a Dante del "De vulgari eloquentia" e viene ripresa nel
1500. Il mondo dei letterati era alla ricerca di una precisa norma linguistica . Bembo
respinse l'idea uno dei qualsiasi volgari parlati in Italia perché rozzi, non adatti
all'espressione artistica. Viene proposto Petrarca per la poesia e Boccaccio per la
prosa. Venne respinto Dante perché nella "Commedia"si ritrovano i registri più
disparati. Bembo propone quindi la separazione tra lingua letteraria e lingua parlata.
LE PROPOSTE ALTERNATIVE. I fautori della lingua cortigiana: prendere a modello la
lingua parlata nelle corti italiane, unendo l'apporto di più tipi di volgare. Tra i fautori
della lingua cortigiana ricordiamo Baldassarre Castiglione. I fautori di Bembo e della
lingua cortigiana vennero attaccati dai sostenitori del fiorentino parlato moderno, trai
quali spicca Niccolò Machiavelli.
Molti autori infine, furono contrari a questo classicismo restrittivo e decisero di
sfruttare la lingua a vari livelli di espressività. Alcuni scelsero addirittura il dialetto.
IL DIBATTITO SULLA"POETICA"DI ARISTOTELE. Aristotele aveva elaborato
osservazioni sui generi letterari. Aveva suddiviso la letteratura in dramma (Tragedia e
Commedia) e in narrativa epica. Di entrambe aveva trovato dei caratteri salienti ma
non voleva fissare un rigido canone precettistico. Per quanto riguarda il teatro, al
precetto aristotelico di unità d'azione, vennero aggiunti: unità di tempo e unità di
luogo. La distinzione in dramma e narrativa epica viene sostituita dalla divisione:
epica, dramma e lirica. Questo fu alla base della polemica fra i sostenitori di Ariosto
(no unità d'azione) e quelli di Tasso, che aveva organizzato tutto intorno a una vicenda
principale.
LA POESIA
L'imitazione di Petrarca caratterizzò così tanto la poesia da costituire una vera e
propria corrente: il petrarchismo. I "Canzoniere" di Petrarca divenne, grazie a Bembo,
un modello da cui ricavare forme espressive e temi.
Poeti petrarchisti e antipetrarchisti
Bembo fu poeta di ispirazione petrarchista. Poeta ben più robusto fu Giovanni della
casa, noto come autore del trattato "Il galateo" Nel Rinascimento molte furono le
poetesse. Nelle epoche precedenti le donne non ricevevano istruzione, a meno che
non fossero destinate alla carriera ecclesiastica. Le poetesse del Rinascimento fecero
parte della corrente petrarchista e furono: Veronica Gambara, Isabella di Morra (uccisa
dai fratelli che vollero punire il suo amore clandestino con un poeta spagnolo),
Gaspara Stampa. Altri petrarchisti furono: Tansillo e Galeazzo di Tarsia. La fama di
Michelangelo nel campo delle arti figurative ha forse messo in secondo piano la sua
attività di poeta e letterato petrarchista. Nel corso del 1500 si sviluppa anche la
rea
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