Contesto storico-sociale e il neorealismo
Erich Auerbach e la critica stilistica
Erich Auerbach, filologo (1892 - 1957), costretto dal nazismo a emigrare prima in Turchia e poi negli Stati Uniti. Esponente di rilievo della cosiddetta "critica stilistica", è generalmente conosciuto come autore di "Mimesis" (imitazione), un importante saggio sull'evoluzione del realismo letterario, da Omero al Novecento.
Il realismo secondo Auerbach
Il realismo, secondo Auerbach, deve essere:
- Ciò che indica una realtà mutevole.
- Vera vita del vero popolo, vale a dire del popolo nei suoi stati più umili.
- Comprensione della situazione economica, sociale ecc.
- Tragicità della vita, ecc.
Critica marxista e contrapposizione ideologica
Un autore, per essere compreso, va posto nel contesto sociale e storico d’appartenenza: questo è ciò che enuncia la critica marxista, in netta contrapposizione all’ideologia di Croce, il quale afferma che è necessario leggere solo il libro, senza saper nulla dell’autore.
Il neorealismo (1941 - fine anni '50)
Si sviluppa dal '41, in seguito alla pubblicazione di un libro di Pavese. L'apice di questo movimento si ha nel '47 (proprio in quest’anno è pubblicato "Il sentiero dei Nidi di ragno", di Calvino). Si viene da 20 anni di dittatura fascista, dalla seconda guerra mondiale e dalla Resistenza: eventi che, indubbiamente, hanno colpito gli artisti del tempo.
Libertà e dibattiti culturali
Vi è un nuovo gusto per la libertà conquistata, soprattutto libertà di stampa e di parola: difatti nascono moltissime riviste in questo periodo. I dibattiti culturali si eseguono sulle colonne dei giornali. Vi è, in particolar modo, il bisogno di giudicare ciò che è stato il passato, gli intellettuali che condividevano l'ideologia fascista e coloro che non avevano una personalità tale da prendere una posizione.
Una nuova cultura
Nel 1945 (dopo la Liberazione) Vittorini, direttore de "Il Politecnico", intitola la prima pagina "Una Nuova Cultura" sottolineando, così, la nuova mentalità. L'intellettuale dunque diviene "engagé" (anche Manzoni fu definito così): presente nella società, nella politica.
Carlo Sinai e la frattura storica
A testimonianza di ciò, basti ricordare la moltitudine di autori iscritti al Partito Comunista: Vittorini, Calvino, Pavese ecc. L'intellettuale è inoltre impegnato nello scrivere le sue opere che devono essere realiste: ciò significa che devono parlare della vera vita del vero popolo. Carlo Sinai, critico del neorealismo, a questo riguardo afferma: "Espressione della frattura storica, nuovo modo di guardare il mondo. Consapevolezza del fallimento della vecchia classe dirigente. Esigenza e scoperta dell’Italia reale, nella sua arretratezza e contraddizioni".
Contrapposizione nell'arte
Vi è dunque una forte contrapposizione tra l’arte impegnata e l’arte che cerca di eludere, brutalmente stroncata nei giornali. Inoltre il Neorealismo si scaglia contro il Decadentismo, soprattutto di D’Annunzio.
Nascita del Neorealismo in letteratura
Per quel che concerne la nascita del Neorealismo in letteratura, vi sono visioni opposte (il problema però non si pone per il neorealismo nel cinema): Bocelli afferma che questo fenomeno nasce negli anni '30 e non dopo la resistenza ecc; un esempio può essere lo scrittore Alvaro che già affronta queste tematiche. Questa interpretazione però la condividono in pochi, infatti la maggior parte approvano ciò che scrisse Calvino: "Il neorealismo non fu una scuola. Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche- o specialmente- delle Italie fino allora più inedite per la letteratura.”. Piccole italie regionali e provinciali.
Anni '50
In questo periodo il Partito Comunista italiano divergeva da quello sovietico, che diveniva sempre più rigido. Nasce infatti la cultura Marxista, secondo la quale, attraverso i personaggi tipo, il romanzo doveva raccontare i rapporti di forza, lotte di classe, (es. proletariato-borghesia ecc). A questo proposito nel 1947 vi è una polemica tra Vittorini e Togliatti (segretario del PCI): quest’ultimo critica "la ricerca astratta del nuovo, del diverso, del sorprendente". Vittorini risponde difendendo l'autonomia della cultura dalla politica e proclamando il rifiuto di "suonare il piffero alla rivoluzione".
Vittorini e Togliatti
Vittorini si fa portatore di una letteratura libera, vista come un'avventura imprevedibile, come ricerca che si pone prima, e forse al di sopra, dell’impegno anche se deve integrarsi armonicamente con esso. Togliatti, per contro, è reciso nel collegare la cultura alla lotta per il socialismo, nell'identificarla, anzi, totalmente con essa, secondo l'ortodossia marxista, almeno nel momento in cui la dinamica storica è ancora stabilmente fondata sulla lotta di classe.
Destalinizzazione del PCI
Nel 1956: si ha la destalinizzazione del PCI (contro Stalin); in Polonia e Ungheria vi sono delle rivolte pensando che il PC sovietico si stava allentando ma, quest'ultimo, risponderà con i carrarmati.
Fine della prima fase del Neorealismo
1951: finisce la prima fase del Neorealismo. A testimonianza di ciò esce il libro "Inchiesta sul Neorealismo" a cura di Carlo Bo; inchiesta, una sorta di bilancio. Opera rivolta agli scrittori, tra i quali anche Gadda. Quest’ultimo rimprovera al Neorealismo di essersi limitato un po' troppo alla facciata della realtà, raccontando il divario tra Nord e Sud, della guerra, della resistenza, del proletariato ecc riducendosi all’aspetto fenomenico. Lamenta il senso dell’andare oltre.
Critiche al Neorealismo
- La prima critica quindi è sul soffermarsi solo sull’apparenza della realtà (scariche di fucilate ecc).
- L'altra critica è di ridurre la realtà a realtà sociale.
L'Officina e lo sperimentalismo linguistico
1955: nasce "L'Officina", legata al nome di Pasolini. Da un lato contesta il Neorealismo perché divenuto uno schema ripetitivo che si limita all’apparenza. Dall’altro lato contesta i Neorealisti, che non devono adeguare il romanzo ad un genere. Inoltre aggiunge che, invece di soffermarsi sui contenuti, la vera novità è lo sperimentalismo linguistico, rispetto all’Italiano standard.
Il boom della televisione e il dialetto
Infatti è proprio in quegli anni che inizia il boom della televisione, a cui gli scrittori rispondono attraverso l’uso delle lingue regionali. Durante il Neorealismo nei romanzi veniva utilizzato il dialetto ma era un uso ironico o non visto da dentro, ma lo sguardo dello scrittore restava sempre in alto. A causa della standardizzazione dell’Italiano, il dialetto assume più valore, rispetto al passato. Mantiene la purezza e diviene più elevato dell’Italiano (Pasolini con il dialetto romanesco e friulano, Testori con quello milanese, Gadda ecc).
Anni '60
Anni del boom economico. In Italia arriva la società dei consumi: mentre prima si aveva il problema di prendere l’essenziale, ora aumentano i consumi dei beni superflui. Si ha il boom a causa del settore terziario e industriale (triangolo: Torino, Milano, Genova) e la distanza tra Nord e Sud si fa sentire: difatti il Nord si avvicina sempre più all’Europa mentre il Sud è arretrato sia praticamente, sia culturalmente.
Rapporti tra letteratura e industria
Vittorini sul "Menabò" propone un nuovo dibattito: quali sono i rapporti tra la letteratura e l’industria? Un altro modo di riproporre il dibattito tra letteratura e realtà.
Gruppo 63 e la neoavanguardia
Gruppo 63, cui massimi rappresentanti furono: Giuliani, Pagliani, Belestrini, Porta, Sanguineti (forse il più famoso). Il convegno che ha suggellato il gruppo è avvenuto a Palermo nel 63 e nel 65 già finisce l’esperienza. Neoavanguardia: come tutte le avanguardie vuole porsi in contrapposizione a quello che c’è stato in quel momento. Dunque si contrappongono al Neorealismo e all’intellettuale engagé.
Schizofrenia letteraria
Affermavano infatti che la letteratura fosse tale quando è letteratura ed ha, già di per sé, una funzione sociale. Lo scrittore vero deve preoccuparsi di fare letteratura, ed il romanzo deve rappresentare la letteratura di grado 0. Paradossalmente, si scagliano contro le istituzioni letterarie (l’Accademia ecc) e contro tutto ciò che fosse istituzione, nonostante loro stessi fossero professori universitari (si parla di schizofrenia). L’aspetto in comune che troviamo in questi poeti è lo sperimentalismo linguistico. Poiché tutto è merce, per rompere con essa bisogna creare una nuova lingua, usare il dialetto, utilizzare una sintassi diversa.
Critiche alla neoavanguardia
L'esperienza poetica è, però, poco rilevante, producendo opere di basso livello. Gli si contesta di essere o legati al passato o al futuro, ma non al presente. 1968: molti intellettuali sono esaltati dalla contestazione giovanile, molti invece ritengono che sia solo apparenza di giovani figli di papà che giocano a far la rivoluzione mentre il vero operaio è lì a contrastarli, ovvero i poliziotti ecc (Pasolini).
Anni '70
Neocapitalismo: disillusione di Pasolini che vede l’Italia mercificata e imbarbarita, società del superfluo che copre talmente tanto l’uomo da fargli credere essenziale ciò che è superfluo e fa dimenticare ciò che è veramente essenziale: si è dimenticato la carità, che è una necessità umana, non solo delle persone che ne hanno bisogno.
La posizione degli intellettuali
Pasolini allora si rivolge agli intellettuali ("Salò", "Fiore delle mille e una notte", tragedie greche Testori). Calvino nel mentre si ritira e va a Parigi, poiché non ha più senso il ruolo dell’intellettuale. Fortini dice: "sembra che abbiamo la libertà di rivoluzione ma in verità è tutto già previsto dallo Stato". Grande disillusione.
La svolta di Testori
Testori ha però una svolta, dopo la morte della madre: qual è la ragione della vita umana? Ritorna all’essenziale, attraverso l’uso del dialetto, pur scagliandosi con la società e la sua cosificazione (render tutto a cosa).
Anni '80
La domanda che ci si pone in questi anni è: che senso ha la letteratura e l’arte? Le case editrici sono sempre meno critiche e il popolo più alfabeta perciò aumenta il numero dei lettori. A questo proposito, Berdinelli dice: "se quasi tutto è letteratura, questo avviene perché quasi niente lo è più in modo specifico".
Carlo Emilio Gadda (1893-1973)
Biografia
Iscrittosi nel 1912 alla facoltà di ingegneria di Milano, fu costretto a interrompere gli studi per combattere nel corpo degli alpini durante la Prima guerra mondiale. Prigioniero dopo Caporetto, attinse dalle sue esperienze la materia del "Giornale di guerra e di prigionia", pubblicato solo nel 1955.
Dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, esercitò, fino al 1940, la professione e, allo stesso tempo, non trascurò di stringere rapporti con l'ambiente letterario: frequentò Tecchi, Betti, Montale, collaborando alla rivista fiorentina Solaria.
Nel 1928 scrisse "Meditazione milanese", un'opera speculativa, e subito dopo "La meccanica". Nel 1931 uscì il suo primo libro, "La Madonna dei filosofi", seguito da “Il castello di Udine” (1934). Abbandonata definitivamente l'ingegneria, nel 1940 Gadda si trasferì a Firenze, dove pubblicò nel 1944 "L'Adalgisa".
Nel 1952 uscì a Venezia “Il primo libro delle favole”, seguito nel 1953 da “Le novelle del ducato in fiamme”, ristampato poi col titolo “Accoppiamenti giudiziosi”. La redazione definitiva del "Pasticciaccio" uscì a Milano nel 1957, mentre alcuni saggi e articoli venivano raccolti in “I viaggi la morte” (1958).
Si ricordano infine Il guerriero, l'amazzone, lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo (1967), il pamphlet antifascista “Eros e Priapo” e “Novella seconda” (1971), un inedito steso nel 1928-29 in cui Gadda prefigurò l'episodio finale della Cognizione e anticipò la grottesca deformazione lessicale delle opere maggiori.
Stile
Agli occhi di Gadda il mondo appare come un groviglio di fatti e cause che non si lasciano comprendere. Questo disordine della realtà, per cui prova attrazione e repulsione, gli porta un’esigenza di chiarezza difficile da raggiungere. Da tale convinzione deriva la tipica struttura di molti testi, nei quali vi è un andamento di inchiesta come un’indagine poliziesca che non arriva mai alla scoperta del colpevole.
Per lui la letteratura doveva contribuire a smascherare, senza pietà né falsi pudori, i difetti degli uomini e le colpe della società. Nell'ambito del mondo letterario italiano Gadda costituisce un caso a sé: la sua rivelazione avvenne al di fuori di ogni clamore avanguardistico e solo dopo il 1940 egli raggiunse un'ampia popolarità, collocandosi di diritto come uno dei più grandi prosatori del Novecento italiano. Gadda usò la narrazione come uno strumento per ristabilire una “sua” verità, come rivendicazione contro gli oltraggi del destino.
Sperimentalismo
Gadda ha profondamente rinnovato la narrativa italiana di questo secolo attraverso un originale uso e mescidazione di dialetti, gerghi, tecnicismi e linguaggi diversi. Allo scopo di dare, quindi, risalto ai propri sentimenti, Gadda sperimenta la strada dell’espressionismo, cioè una procedura letteraria che deforma la rappresentazione del reale attraverso un vistoso intervento sulla lingua.
Nutrito di cultura umanistica e scientifica, e di ribollenti umori, di passione morale e civile decisamente antifascista, di un personale freudismo, di sarcasmo ma anche pietà verso l'uomo, di private angosce e di intimo interesse per gli altri, Gadda è stato subito considerato un grande scrittore sperimentale e un classico nello stesso tempo.
Stile ne "La cognizione"
Una sottile vena biografica, filtrata attraverso l'ottica lucida della psicanalisi, percorre tutta la sua opera e in particolare la Cognizione: una storia dove il rapporto traumatico con la realtà si risolve in una forma di continuo sarcasmo su di sé e sugli altri e su quel fenomeno tanto ambiguo e scomposto che è il dolore umano.
Stile nel "Pasticciaccio"
Qui tutte le qualità letterarie sono convogliate al fine di creare un organismo reale, alla maniera classica: convivono così la satira e il lirismo, la saggistica morale e il senso della storia, il romanzo e l'antiromanzo. In Gadda la tecnica della scomposizione dei vari piani della realtà, l'osservazione psicanalitica dei personaggi, l'influenza delle filosofie europee, la commistione di gerghi e dialetti diversi si traducono immediatamente in eccezionali invenzioni linguistiche, che superano il suo sperimentalismo.
Pur cercando una solida struttura del romanzo sin dai suoi primi esordi di scrittore, Gadda, attraverso la composita ricchezza del suo linguaggio, sconvolse ogni struttura tradizionale, facendo della letteratura, senza mediazioni, uno strumento di conoscenza.
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1946-1947)
“Giallo" ambientato nei primi anni del fascismo, tra satira e tragedia. Appare nel 1957.
Trama
Siamo a Roma, e il commissario di polizia Ciccio Ingravallo è incaricato di svolgere una inchiesta su un furto di gioielli avvenuto in un popolare edificio di via Merulana. Nel palazzo abita una coppia di amici di Ingravallo, i Balducci.
Una mattina al commissario giunge la notizia che Liliana Balducci è stata brutalmente assassinata. Ingravallo, che ammirava particolarmente la dolcezza e la purezza della donna, profondamente scosso dall'accaduto, svolge le indagini in direzione di un possibile collegamento del furto e dell'omicidio.
I sospetti si appuntano via via su diversi personaggi: emerge la figura del bel nipote di Liliana, su cui la povera donna riversava il suo desiderio frustrato di maternità: si scoprono ambigui rapporti tra Liliana e una serie di domestiche che venivano colmate di favori e poi bruscamente allontanate. Si interroga Zamira Pàcori, ex prostituta, guaritrice e ruffiana. In una casa di un guardia-barriere nella campagna romana viene ritrovato un vaso da notte contenente i gioielli rubati. Le indagini sembrano identificare la colpevole in Assunta, una delle ex protette di Liliana. Sul disperato grido della donna, che si dichiara innocente, la narrazione si conclude senza che la "ricerca" giunga a conclusione.
La cognizione del dolore (1938-41)
Opera più autobiografica della produzione gaddiana, pubblicata parzialmente a puntate su “Letteratura” tra il 1938 e il 1941, appare per la prima volta in volume nel 1963.
Trama
Il romanzo inizia con la descrizione della situazione del Maradagal nell’immediato dopoguerra, una volta terminata nel 1924 la guerra con il vicino stato del Paragual. Ma la violenza segna questi giorni e così un gruppo di reduci di guerra decide di riunirsi per formare un gruppo di vigilanza notturna, il "Nistituo de Vigilancia para la Noche", che offre un servizio di vigilantes alle ville dei ricchi, per proteggerli dalla delinquenza. La storia poi si sposta sul vero protagonista del romanzo, vale a dire don Gonzalo: questi vive solo con la vecchia madre, afflitto da una forma di nevrosi che lo porta a repentini cambi d’umore.
Infatti la sua "storia" inizia con l’arrivo del dottore, che, ancor prima di arrivare alla villa riceve da una contadina, Battistina, inquietanti descrizioni sulla vita di Gonzalo e sul suo strano rapporto con la madre, che sfocia spesso in violenti attacchi d’ira. La prima parte del libro è centrata sulla descrizione della visita del dottore stesso, chiamato da Gonzalo per dei suoi problemi fisici. Gonzalo, parlando al dottore, ci svela alcune delle sue stranezze: teme per la sicurezza della madre, ma non vuole pagare la "Nistituo" perché la sorvegli; soffre per la solitudine della madre.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Tesina Cesare Pavese: La casa in collina. Letteratura Italiana - Fabio Pierangeli
-
Riassunti completi esame Letteratura Italiana - Fabio Pierangeli
-
Riassunto esame Letteratura italiana, prof. Pierangeli, libro consigliato Afferrare le redini di una vita nuova, Pi…