Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

tradizionali, ma li usò in maniera libera e discontinua. Nelle sue liriche infatti si incontrano

endecasillabi, settenari ed altri versi canonici, ma accostati secondo una sensibilità che mira a

realizzare un ritmo tutto particolare. In questa ottica si inquadrano anche le strofe e le rime, usate

senza schemi prefigurati e talora in maniera tale da realizzare inedite rispondenze.

La visione del mondo e gli orientamenti politici : La visione del mondo che Montale ci offre è

improntata ad una grande tristezza e ad un forte pessimismo. Egli scoprì la condizione dell’uomo

contemporaneo prigioniero di una realtà di cui gli sfugge il senso; espresse la coscienza del “male di

vivere”, dello scacco e della sconfitta dell’uomo; sentì una profonda angoscia esistenziale

avvertendo quasi un senso di inutilità della vita, il suo carattere negativo. Non escluse però un

termine positivo che l’uomo potesse raggiungere ed al quale egli stesso tese. Questo è visibile tutte

le volte che il poeta parla dell’ansioso tentativo di trovare “un varco”, una via di salvezza, “una

maglia rotta nella rete che ci stringe”. Desiderio espresso anche dal sogno del poeta di trasformare

la sua elegia in inno, cioè di poter cantare la scoperta del varco, invece che piangere la sconfitta. La

vita infatti gli apparve anche una terra desolata in cui gli uomini, gli oggetti, gli elementi della

natura, sono squallide presenze senza significato. Il vivere egli vide come una china precipitosa

verso il nulla, una muraglia che ha in cima “cocci aguzzi di bottiglia”, oltre la quale c’ è il nulla. Più

che crudele pertanto, il vivere gli apparve vano, e lo sbocco di tale convinzione furono la scoperta

dell’ incomunicabilità tra gli uomini e la chiusura sempre maggiore del poeta su se stesso.

All’incomunicabilità associò poi la vecchia idea della vita come di una commedia, anzi una “turpe

commedia”, che noi reciteremmo con ridicolo zelo.

E’ chiaro che a Montale mancò totalmente la fede. Egli non credette nella possibilità d’una salvezza

collettiva ( come promette il Cristianesimo che egli giudica destinato a fallire nel mondo

contemporaneo), quanto piuttosto che l’unica salvezza possibile l’uomo potesse trovarla nel suo

intimo. La ricerca di Montale spesso assume caratteri religiosi, egli non nega Dio, la sua religiosità

è fatta però per lo più da speranze che dalla fede, più da domande che da risposte.

La negazione di un’idea positiva del progresso si accompagnò anche a quella di una visione

provvidenzialistica della Storia “non prodotta / da chi la pensa e neppure / da chi l’ignora” e

nell’idea che anch’essa sia priva di senso e che comunque “non è magistra di niente che ci

riguardi”.

Politicamente parlando sottoscrisse il “Manifesto degli intellettuali anti-fascisti” redatto da Croce,

pur non scrivendo nulla contro il fascismo. Nel dibattito degli anni 50 su letteratura e fascismo

venne accusato di non aver preso posizione, Montale replicò affermando che la poesia non deve

trattare argomenti storici.

Le raccolte delle poesie:La prima raccolta delle poesie di E. Montale è “Ossi di seppia” comparsa

nel 1925. Il titolo è già significativo di un atteggiamento di modestia. Nasce infatti da una

similitudine tra gli ossi e le poesie del poeta: come gli ossi di seppia costituiscono le inutili macerie

dell’abisso del mare, così le sue poesie sono le inutili macerie dall’abisso del suo cuore che, portate

in superficie, vengono tra gli uomini lasciate. La raccolta è formata di diverse sezioni di cui quella

denominata “Ossi” è in posizione centrale rispetto alle altre. La sua tematica è compiutamente

naturalistica. Vi domina infatti il paesaggio della riviera ligure, colto soprattutto nella calura estiva,

nell’ora della canicola, dell’arsura, ed è fatto di arsiccio terreno, di crepacci, di scogli, sotto il sole

di mezzogiorno. Paesaggio ostile all’uomo, che non ha nulla di consolatorio, e che forse costituisce

il più efficace correlativo oggettivo della condizione dell’uomo contemporaneo e di tutta la poesia

montaliana. Così quello che potrebbe sembrare un elemento descrittivistico, ha superato ogni

residuo veristico per essere usufruito in funzione totalmente simbolica.

La poesia montaliana dunque è di carattere esistenziale. Il poeta vi esprime il chiuso della

condizione umana, come quella di chi è in un giardino circondato da una muraglia su cui sono cocci

aguzzi di bottiglia (Meriggiare pallido e assorto). Una visione pessimistica dell’esistenza per la

quale la morte acquista un valore liberatorio, ma non è invocata, perché il poeta sa accettare questa

realtà e vive nell’attesa di un miracolo. C’è poi negli “Ossi” la poesia del ricordo e il sentimento che

di questo ebbe il poeta. Tutta la poesia montaliana, più che a descrivere il presente, è volta a

ricordare il passato, da quello dell’infanzia a quello della età adulta, sino al giorno da poco

trascorso. “Spesso il male di vivere ho incontrato” in questa lirica il poeta esprime, attraverso la

tecnica del correlativo oggettivo, un pessimismo cosmico che gli fa vedere i segni della sofferenza e

del dolore anche in una foglia secca e accartocciata, nel fluire di un rivo che continuamente incontra

ostacoli, in un cavallo stramazzato, e dai quali crede sia possibile scampare solo raggiungendo la

divina indifferenza. Raggiungendo cioè quella condizione di spirito che l’epicureismo antico

proponeva al saggio che si fosse ritirato negli alta templa serena a contemplare il mondo e le sue

lotte rimanendo imperturbato e sereno.

La seconda raccolta montaliana è quella de “Le Occasioni”, le tematiche presenti sono il male di

vivere il ricordo e la memoria con l’aggiunta del tema dell’amore e del dialogo con la donna amata

che il poeta può solo ricordare perché lontana. Tra le figure femminili presenti vi sono Clizia, la

donna angelo di Montale, ovvero Irma Brandeis, Volpe ovvero la poetessa Maria Luisa Spaziani,

Capinera ovvero Anna degli Uberti, l’opera è divisa in quattro sezioni, di cui la prima è costituita da

poesie descrittive; la seconda, dedicata a Clizia, è quasi un canzoniere d’amore; la terza è costituita

dal poemetto “Tempo di Bellosguardo”; la quarta infine riprende il tema della donna amata e del

ricordo. Il tema principale dunque sembra essere quello dell’amore per cui ci sono presentati diversi

personaggi femminili come Dora Markus, Liuba, Gerti, Clizia.

Per giudizio concorde della critica letteraria “Le Occasioni” segnano il passaggio ad un diverso

clima. Ce ne accorgiamo immediatamente vedendo come il paesaggio non è più quello delle Cinque

Terre degli “Ossi”, bensì prevalentemente toscano, alle scogliere assolate nella calura estiva

subentrano talora paesaggi notturni illuminati dalla luce artificiale, freddi, nebbiosi, quasi invernali,

che generano una certa tensione, carichi come sono di presagi, di presenze inquietanti, come la

Acherontia atropos che compare già nella prima poesia, “insetto orribile dal becco / aguzzo, gli

occhi avvolti come d’una / rossastra fotosfera, a dosso il teschio / umano...”.

Ancora domina in questa raccolta un certo pessimismo accompagnato però dalla speranza che

possa compiersi il miracolo. “La vita che dà barlumi / è quella che sola tu scorgi” dice nel preludio

il poeta, e i componimenti che seguono sono quei barlumi, illuminazioni brevi, alla maniera dei

simbolisti francesi, ma dominati da un’atmosfera fredda e triste. In “Dora Markus” poi, dedicata ad

una ragazza ebrea, è il presagio dell’olocausto scritto “in quegli sguardi / di uomini che hanno

fedine / altere ...” e l’ora è sentita ormai abbuiarsi. Non diversamente in “Carnevale di Gerti”,

accanto ad un’immagine paradisiaca, da cogliere nel “Paese dove gli onagri / mordono quadri di

zucchero..e i tozzi alberi spuntano germogli / miracolosi al becco dei pavoni”, se ne trova poi

un’altra tetra come questa: “Ritorna / là fra i morti balocchi ov’ è negato / pur morire”, ove in due

versi due volte troviamo l’etimo della parola morte.

Con i “ Mottetti” il tono un poco cambia, la presenza femminile è continua e il tu generico usato

nella prima raccolta diviene concreto riferimento ad una donna. Anche qui abbiamo una sequela di

ricordi e il tema della memoria diviene dominante riprendendo quello di “Cigola la carrucola nel

pozzo”. Significativo in merito il mottetto “Non recidere forbice quel volto”. Ma qui sono presenti

insistenti immagini mortuarie per cui l’acacia è ferita, i fasci di luce nella notte si intersecano

formando il segno della croce, il sole è senza caldo, “la pianola degl’inferi da sé / accelera i registri,

sale nelle / sfere di gelo...”.

Secondo A. Marchese4 nei mottetti l’assenza di Clizia, la donna amata, dà luogo ad una serie di

emergenze o di illuminazioni attraverso le quali, per via analogica e memoriale, il poeta cerca di

fissare i segni di lei, di ritrovare negli oggetti il rimando dell’amata o un’allusione alla sua prossima


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

5

PESO

86.34 KB

AUTORE

Exxodus

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Letteratura italiana

I promessi sposi, Manzoni - Riassunto
Appunto
Dispense di Retorica per esame di Letteratura italiana
Dispensa
Italiano - biografia di Italo Svevo
Appunto
Letteratura italiana - Giacomo Leopardi
Appunto