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Eugenio Montale: La vita

Vita divisa in tre parti

Genova e Monterosso

La vita di Eugenio Montale è divisa in tre parti caratterizzate da tre città diverse. Genova e Monterosso sono legate all'ambientazione degli "Ossi di Seppia", che non è mai Genova e quasi sempre si vede il mare della Riviera di Levante. Ci sono pochi toponimi (nomi di luoghi) tra questi Rapallo. Montale non ama Genova anche se c'è nato, non c'è nemmeno un vicolo con il suo nome, è un estraneo. È la città del commercio, dei traffici, è esattamente il contrario di quello che a lui interessava. Montale è sempre stato coerente ma ha cambiato ambientazione. Due volte, una verso l'inizio e una verso la fine, descrive un paesaggio urbano con connotazione negativa.

Firenze

Firenze è la città della cultura. Rappresenta la cittadella assediata dal nazismo e dal fascismo che stanno avanzando.

Milano

Tra il 1896 e il 1927, Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre nel 1896 da una famiglia agiata dove vi passa la prima parte della sua vita fino al 1927, quando si trasferisce a Firenze. È l'ultimo di cinque fratelli. Il padre era proprietario di una ditta di prodotti chimici che poi dovrà chiudere negli anni '30. La famiglia ha una villa per le vacanze estive a Monterosso (Riviera di Levante) molto importante per l'autore dove vive una vita in armonia con la natura.

Formazione culturale

Formazione culturale con studi tecnici. Diploma di Ragioniere a Genova (1915). Non dobbiamo sottovalutare la cultura classica di Montale. Non ha fatto il liceo e per questo non aveva una formazione accademica. Letture da autodidatta alla biblioteca. Sua sorella Marianna è considerata dall'autore un punto di riferimento affettivo e spirituale. Era l'unica che coltivasse la cultura, iscrivendosi all'università e trasmettendo al fratello i suoi interessi culturali, ma purtroppo prima di concluderla si sposò e interruppe la carriera universitaria. Leggeva le opere del fratello, rifletteva sulle sue prospettive vedendo in lui delle potenzialità.

Montale era agnostico, ma quando era giovane aveva interessi religiosi e in particolare nei confronti del movimento del modernismo, movimento partito dal basso che cerca di svecchiare la chiesa cattolica, che venne condannato nel 1907 da papa Pio X.

Intraprende lezioni di canto lirico sotto la guida di un maestro, successivamente interruppe gli studi ma la musica, oltre ad avere degli influssi determinanti nella sua poesia, rimarrà una passione costante nella sua vita. Ci lascia un documento che è stato pubblicato postumo con il titolo redazionale “Quaderno Genovese” (1917). Intitolato così in modo convenzionale. Montale dubita delle sue capacità e trova che in fin dei conti ha poco e nulla da dire. Il diario si interrompe all'improvviso.

1917: Entrata in guerra

Nel 1917 frequenta un corso per allievi ufficiali a Parma dove conosce un collega, S. Solmi, destinato a diventare un traduttore, un critico e un poeta con cui diverrà molto amico. Nel 1918 si offre volontario per il fronte.

Periodo post-bellico

Dopo la guerra è il periodo in cui vengono scritte la maggior parte delle opere liriche poi confluite negli "Ossi di Seppia". Inizia a collaborare con molte riviste, a cominciare da “Primo Tempo” (fondata da Solmi) nella quale Montale pubblicherà nel 1922 “Accordi” e “Riviere”. Gli Accordi sono una serie di 7 poesie, ognuna dedicata a uno strumento musicale. Ognuna di queste poesie cercava di imitare la musicalità del suono. Scritti in seconda persona, rivolti a una ragazza adolescente e il suono dovrebbe accordarsi ai sentimenti dell’adolescente. Contrabbasso: sensazione di prigionia del quotidiano. Metrica: due quartine ABBA rime perfette.

La pubblicazione della raccolta avviene in un anno difficile per l'Italia a causa del propagarsi dell'ideologia fascista, e lo stesso Montale, a dimostrazione del suo interesse nelle questioni politiche, firma il manifesto degli intellettuali antifascisti nel 1925. La rivista “Primo Tempo” nasce nell'ambiente intellettuale torinese dove era sviluppato il sentimento antifascista, dove si distinguono collaboratori come Buonaiuti, Linati, ma soprattutto l'editore Pietro Gobetti, che avrà una particolare importanza nella formazione della poetica montaliana e che pubblicherà proprio la prima edizione di “Ossi di Seppia”.

Edizione anastatica degli Ossi

Edizione anastatica degli Ossi: edizione di stampa pagina per pagina. Solitamente si usa per le edizioni rare. Un altro incontro importante lo fa a Genova nel 1923 con il triestino Boby Bazlen, che aveva una enorme capacità di far conoscere i libri e di far circolare idee, una sorta di intermediario culturale. Figura fondamentale per questi anni di formazione di Montale. Gli fa leggere “La coscienza di Zeno” di Svevo. Quando lo incontra, quest'ultimo dice che aveva incontrato suo padre.

Nel 1925 avviene la prima pubblicazione di “Ossi di Seppia”, aderisce al Manifesto degli Intellettuali Antifascisti, alla fine dell'anno viene pubblicato il primo articolo di Montale su Svevo.

1927 – 1948: Firenze durante il fascismo

Nel 1927 si trasferisce a Firenze come impiegato di una casa editrice, il primo lavoro stipendiato ma molto deludente. Successivamente, diventa direttore del Gabinetto Vieusseux. In questi anni Montale cerca di sperimentare un nuovo stile, cerca altri temi, altri paesaggi. È proprio in coincidenza con il soggiorno a Firenze che si apre un periodo di formazione e una nuova strada poetica. Il rigore morale conviveva con l'ironia, con la vena umoristica. Il primo decennio fiorentino vissuto all'insegna di un severo autocontrollo si concluse nel 1938, alle porte del secondo conflitto mondiale, con il licenziamento. Montale sarà di nuovo un intellettuale disoccupato e depresso. Il poeta era ormai sgradito al regime e viveva sempre più nell'ombra.

Nel 1939, Einaudi pubblica “Le Occasioni”. Negli anni di guerra si cimenta in numerose traduzioni. Nel 1943 esce “Finisterre”: la piccola raccolta di versi destinata a divenire la sezione di apertura della Bufera. Contini la porta all'estero e la fa pubblicare perché vi erano chiari riferimenti al fascismo. Dopo il 1945 aderisce al Partito d'azione.

1948-1981: Giornalista a Milano

Nel 1948 viene assunto come redattore del Corriere della Sera. Produzione di recensioni, articoli letterari e musicali, interviste. Quello del giornalista lo considera un “secondo mestiere”. Nel 1956 pubblicazione “La Bufera”. Nel 1975 vince il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1981 muore a Milano. Funerali di Stato alla presenza del Presidente della Repubblica Pertini.

Contesto storico-letterario di "Ossi di Seppia"

La documentazione precedente alla pubblicazione ci mostra un Montale concentrato quasi esclusivamente su questioni poetiche e personali: quella oppressiva “campana di vetro” è il simbolo di una personale capacità esistenziale e non può diventare metafora storica della chiusura spirituale sotto la dittatura di Mussolini. Tuttavia, alcuni celebri versi il cui significato filosofico ed esistenziale è legato al preciso contesto poetico e alla storia personale dell'autore sono stati interpretati in relazione alla vita politica.

In “Ossi di Seppia” è viva la memoria delle molte esperienze poetiche del primo ventennio del 900 come:

  • Lettura dei testi dei Crepuscolari. (Inserisce alcuni aspetti di questo movimento letterario anche nella sua opera. Esempio: Nei “Limoni” utilizza un tono ironico di distacco)
  • Lettura di D'Annunzio e Pascoli
  • Lettura di Saba e Ungaretti

Ma l'opera di Montale si colloca “oltre” quelle esperienze medesime presentando caratteri fortemente innovativi, a volte incompresi. Primi lettori la ritenevano oscura e troppo celebrale. In quel contesto storico l'autore sapeva che era necessario lavorare in solitudine e per pochi, ma che la poesia dovesse comunque proporsi dei traguardi, in special modo doveva mirare alla creazione di una lingua d'intesa che colmasse la frattura con il pubblico.

Le analogie tematiche ed espressive che si possono riscontrare analizzando le poetiche precedenti non consentono una precisa collocazione della pubblicazione di Montale all'interno di una scuola o di una tendenza. Negli “Ossi” si delinea un percorso umano e poetico nel quale è possibile distinguere varie tappe, ognuna delle quali segna una nuova acquisizione intellettuale e stilistica “un romanzo in divenire” non un “romanzo di formazione”. Il protagonista modifica, incupendolo, il proprio punto di vista, ma non giunge a una conclusione utile per la vita.

Appunti a lezione:

Paratesto: dichiarazioni, auto commenti, dediche. Le dediche sono fondamentali per capire il senso della poesia es. Carlo Linati. Nel testo definito non ci sono. A partire dal 1942 decide di eliminare tutte le dediche. Gli ossi da un certo punto in poi cominciano ad essere stampati ciclicamente. Nel 1939 Einaudi pubblica le occasioni, da qui inizia un rapporto di lavoro con l'autore e la casa editrice nel 1942 stampa anche gli ossi.

Dal '25 al '28 ci sono 4 sezioni che dal punto di vista strutturale rimangono invariate. Inoltre la seconda e la terza sezione non conosceranno nessuna variazione interna. Quelle che cambiano sono la prima e la quarta. Movimenti acquisterà un'altra sezione e Meriggi conoscerà un ingrossamento quantitativo e cambierà titolo. Gli “Ossi” sono un'opera in cui è presente un vero e proprio culto del paesaggio praticato in ogni singola poesia della raccolta. Domina il paesaggio del litorale ligure. Luogo di rifugio e di riflessione. Montale ha la tendenza a deviare le notizie, ad esempio quella di Anna degli Uberti che diceva che era morta giovane e invece non era così. Uno scrittore ha diritto di mentire, perché uno scrittore non è tenuto a dire la verità. Uno scrittore produce opere, non interpretazioni. Lascia andare la propria opera che diventa proprietà dei lettori e in particolare dei critici letterari. Esistono dei limiti dell'interpretazione. Quindi cosa ce ne facciamo del paratesto dell'autore? Ce ne facciamo molto. Vuol dire che l'autore vuole che pensiamo quello di lui.

Intenzioni (intervista immaginaria) (1946)

Montale finge che ci sia un intervistatore, ma le domande di quest'ultimo non si vedono mai al loro posto ci sono 3 puntini di sospensione. Montale si rivolge a lui chiamandolo Marforio è una statua parlante (insieme a Pasquino) si trova a Roma e si chiamano così perché si usavano come luogo di affissione, Montale vuole proprio alludere a questo e riserva a se stesso il ruolo di Pasquino ovvero al parte più ironica e divertente.

Conobbi presto (non di persona, se si eccettua Sbarbaro) alcuni poeti liguri: Ceccardo e Boine, fra gli altri. Dov'essi meglio aderivano alle fibre del nostro suolo rappresentarono senza dubbio un insegnamento per me. Ammirai la fedeltà e l'arte di Sbarbaro, ma Boine era poeta a metà e Ceccardo, che lo era per intero, non si rese mai conto dei suoi mezzi. Viveva rivolto verso il passato, sempre bisognoso di puntelli accademici.

Spiegazione: Camillo Sbarbaro (1888-1967) – amico di Montale. Giovanni Boine (1887-1917) - Montale lo cita nel Quaderno Genovese. Scriveva in “Riviera Ligure” Ceccardo (Roccatagliata Ceccardi) (1871-1919) fondò la Repubblica di Apua. Aveva tendenze antistatali. Questi tre poeti vengono inseriti nella poetica ligure e in questo modo Montale riconosce la propria appartenenza a questa poetica.

Quando cominciai a scrivere le prime poesie degli “Ossi di Seppia” avevo certo un'idea della musica nuova e della nuova pittura. Avevo sentito i Minstrels di Debussy e nella prima edizione del libro c'era una cosetta che si sforzava di rifarli: Musica sognata.

Spiegazione: è necessario porre l'attenzione sul fatto che Montale fa il nome di Debussy. Musica Sognata a partire dal '28 è stata tolta e nel 1977 l'ha reinserita negli Ossi con il titolo di Minstrels che esplicita il legame con il compositore.

Negli anni in cui composi gli “Ossi di Seppia” (tra il '20 e il '25) agì in me la filosofia dei contingentisti francesi, del Boutroux soprattutto, che conobbi meglio del Bergson. Il miracolo era per me evidente come la necessità.

Spiegazione: uno degli ossi brevi si rifanno chiaramente a Bergson. Contingenza delle leggi della natura (1874) filosofia del contingentismo. Nasce come reazione alla pretesa razionale di spiegare il mondo (positivismo). Il contingentismo dà spazio allo spiritualismo. Per Montale è un antidoto contro l'idealismo che andava per la maggiore. Montale non crede nel progresso e nella razionalità della storia Montale non crede in Hegel.

Scrivendo il mio primo libro [...] ubbidii a un bisogno di espressione musicale. Volevo che la mia parola fosse più aderente di quella degli altri poeti che avevo conosciuto. Più aderente a che? Mi pareva di vivere sotto a una campana di vetro, eppure sentivo di essere vicino a qualcosa di essenziale. Un velo sottile, un filo appena mi separava dal quid definitivo. L’espressione assoluta sarebbe stata la rottura di quel velo, di quel filo: una esplosione, la fine dell’inganno del mondo come rappresentazione. Ma questo era un limite irraggiungibile. E la mia volontà di aderenza restava musicale, istintiva, non programmatica. All’eloquenza della nostra vecchia lingua aulica volevo torcere il collo, magari a rischio di una controeloquenza.

Spiegazione: A. Schopenhauer “ Il mondo come volontà e rappresentazione” (1819, 1859). Lo cita senza scrivere il nome. La caduta del velo di Maya significa vedere il vero senso delle cose, vedere il mondo così com'è. Nel '46 Montale si muove su più fronti, questo ci indica la complessità di riferimenti che Montale voleva indicare!

Il libro [Ossi di Seppia] non parve oscuro, quando uscì. Alcuni lo trovarono arretrato, altri troppo documentario, altri ancora troppo retorico ed eloquente. In realtà era un libro difficile a situarsi. Conteneva poesie che uscivano fuori dalle intenzioni che ho descritto, e liriche (come Riviere) che costituivano una sintesi e una guarigione troppo prematura ed erano seguite da una ricaduta successiva o da una disintegrazione (Mediterraneo). Il trapasso alle Occasioni è segnato dalle pagine che aggiunsi nel '28.

Spiegazione: “Riviere” (1920) era un testo inadatto a concludere gli ossi. Definita “trombonata poetica”, nell'opera fortemente pessimista si conclude con una poesia ottimistica. È una sorta di lieto fine artificioso che contrasta con il resto della raccolta. Passaggio dalla prima raccolta alle “Occasioni”, ecco le motivazioni:

  • Trasferimento di Montale a Firenze
  • Consolidarsi del fascismo, la guerra che determinano nel poeta una maggiore chiusura in sé
  • Nella seconda raccolta irrompe la figura femminile di Clizia

La struttura

Il titolo in origine, Montale aveva pensato di intitolare la sua raccolta “Rottami” (si rifaceva alla linea ligure), ma in seguito cambiò idea e scelse di specificare con precisione il “rottame” buttato a riva dall'onda. Oggetto in balia delle forze della natura. L'osso di seppia diviene il simbolo dell'esilio del poeta dal ritmo vitale del mare e di un indebolimento dell'esistenza. In realtà viene nominato una sola volta nella raccolta in “Riviere”. Nel 1923 il termine si trova per la prima volta nella carte montaliane autografe (autografo: scritto di pugno dell'autore).

Cos'è che un tempo era vivo e che ora è morto e che Montale chiama Osso di Seppia? Un tempo l'io aveva vissuto una vita in armonia con il mondo, adesso questa vita è finita per sempre (interpretazione esistenziale - in particolare nella sezione Mediterraneo). La fine dell'infanzia significa fine dell'età delle illusioni.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher macchia17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pacca Vinicio.
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