Cecco Angiolieri e la poesia giocosa
Cecco Angiolieri – “Dante Alleghier...” Questo sonetto tenderebbe a dimostrare come in realtà questi gruppi di poeti che marciavano in sensi diversi, anche se la poesia comico giocosa e realistica è una pratica che tutti i poeti praticano, Dante, Cavalcanti, Guinizzelli. Anche un poeta isolato (perché faceva principalmente poesia giocosa) come Cecco ha rapporti anche con altri poeti. Sono più o meno rapporti conflittuali e polemici, Cecco non condivide nulla dello Stilnovo e attraverso la sua poesia lo mette sul tema del gioco. Però non è una polemica isolata perché ha contatti con Dante (rapporti rappresentati da tre sonetti rivolti a Dante), questo sonetto sembra far parte di una tenzone poetica.
Il fatto che sia una tenzone poetica testimonierebbe l'esistenza di rapporti personali tra Cecco Angiolieri e Dante se non altro rapporti poetici. Oltre a questo sonetto ne esistono altri tre ma non ci sono rimaste le risposte di Dante, nonostante ciò con questi sonetti si delinea una vera e propria corrispondenza letteraria tra Dante e Cecco. Questo sonetto è composto come in una tenzone poetica, e quindi in risposta a uno scritto Dantesco. Questo perché il sonetto è costruito secondo una tecnica dialogica, cioè come se fosse un dialogo tra i due e questo sonetto rappresenta un risposta o un controbattere che è evidentemente una risposta a un precedente sonetto di Dante (di cui non si ha niente).
In questa risposta dialogica tende a ribattere alle accuse che evidentemente Dante gli fa. L'interrelazione che c'è tra battuta di Dante e replica di Cecco Angiolieri viene evidenziata in modo particolare da due elementi retorici, accumulo → figura retorica che mette insieme/accumula una serie di elementi in modo più o meno ordinato (in questo caso risposte ed elementi), difendersi accumulando una serie di motivi ed elementi. L'altro elemento è la figura retorica dell'anafora → in questo caso è rappresentata dalla ripetizione, in questo caso, di due costrutti, il primo “s'io” (in genere all'inizio del verso) e il secondo è “e tu” (apre il secondo emisticchio di questi versi), interpretarsi come “se tu affermi che io” “allora io ribatto che tu”.
Schema metrico ABBA ABBA CDC DCD. Evidentemente nel sonetto precedente (quello di Dante) Dante stesso elencava una serie di sfottò, prese in giro e accuse, probabilmente anche lui sull'onda dello scherzo. Cecco Angiolieri ribatte ma non sembra risentito, risponde probabilmente con lo stesso tono presente nel sonetto di Dante. Prime due quartine continuamente occupate da un ribattere a tutte le critiche che Dante aveva fatto.
Parafrasi
- Dante se io sono un fanfarone
- Tu mi segui da vicino (sei altrettanto bugiardo e fanfarone come me)
- Se io pranzo con qualcuno, tu vi ceni (frequentiamo le stesse persone)
- Se io mordo il grasso, tu succhi il lardo (come dire che se io tratto un certo tipo di argomenti e tu pure)
- Se io (tagliare la cima del tessuto per pareggiarlo) ovvero se io critico/prendo in giro qualcuno tu lo critichi di più
- Se io eccedo con le parole tu sei come me (non ti sai frenare)
- Se io assumo pose da gentiluomo tu ti atteggi a gran signore
- Se io sono romano tu sei lombardo
- Sia laudato Dio non possiamo rimproverarci
- Perché siamo fondamentalmente uguali
- Il fatto di rimproverarci ce lo fa fare la sventura o il poco senno (intelligenza)
- Se proprio vuoi insistere e continuare a discutere e lanciare queste accuse
- Dante attento perché non mi lascerò sovrastare dalle tue accuse
- Io sono un pungolo (usato per mandare avanti le mandrie) e tu sei il bue
Questo sonetto per aprire una parentesi e uno squarcio su quello che anche Dante (anche se non testimoniato) fece sulla poesia giocosa e realistica, anche Dante produsse sonetti in poesia di questo tipo, come gli altri poeti del dolce Stilnovo. Dante è testimoniato solo indirettamente da Cecco Angiolieri.
Poesie di Cecco Angiolieri e Folgore di San Gimignano
Fino ad ora abbiamo visto una poesia che vuole prendere in giro e sfottente, la poesia che tratteremo ora fa parte del filone realistico però ha un diverso tipo di tono, non è fatta per prendere in giro qualcuno ma rimane fortemente attaccata al reale (si dedica ad esaltare cose della realtà) ma lo fa soprattutto per celebrare momenti felici e gioiosi vissuti da una ricca borghesia cittadina (che può permettersi di avere momenti di svago) che in questi divertimenti e momenti di pausa si rifà a modelli oramai non più esistenti, ovvero modelli cortesi e cavallereschi che ormai in questo periodo non vengono più utilizzati perché le corti e i cavalieri non esistono quasi più. Se la borghesia nel suo acquisire un ruolo sociale deve avere dei modelli si rifà all'amore cortese e ai cavalieri.
L'esponente più caratteristico è Folgore di San Giminiano (Folgore ovvero splendore, pseudonimo, non è il vero nome) è un borghese che si chiamava Giacomo di Michele di San Giminiano nei pressi di Siena, nato tra il 1265 e il 1275 e sicuramente scomparso prima del 1332. Arco temporale non definito ma identificato all'incirca. Di Folgore sono celebri due corone di sonetti (insieme di poesie dedicate a uno stesso tema) queste due corone sono quelle dedicate ai mesi dell'anno (14 sonetti, uno iniziale/proemiale e uno conclusivo), mentre l'altra corona di sonetti è dedicata ai giorni della settimana (8 sonetti). Nelle due corone si augura ai presunti ascoltatori di passare il tempo descritto (mesi o giorni) nel modo più piacevole possibile che si addica a quello specifico mese o giorno in base alla corona di sonetti presa in considerazione. Esiste una terza corona incompiuta (5 sonetti) dedicata a celebrare le virtù cavalleresche, ciò fa da riferimento per la morale che la borghesia aveva, Folgore definito cavaliere perché era militare nell'esercito di San Giminiano. Poi ci sono a completare il canzoniere di Folgore alcuni sonetti di contenuto politico e alcuni di contenuto morale.
Il tema dei mesi e dei giorni non è un tema inventato da Folgore ma aveva già una sua tradizione sia nelle letterature classiche sia nelle letterature romanze (ripresa dal latino e dal greco). Così come una buona fortuna sempre nel medioevo l'esaltazione delle stagioni e dei mesi aveva anche delle arti figurative oltre a dei cicli di affreschi in cui quadro per quadro venivano ricapitolate le attività tipiche di quei mesi. L'apice di questa fortuna figurativa è evidenziata dalla primavera di Botticelli. Anche Lorenzo il Magnifico scriverà dei mesi e delle stagioni.
L'elemento originale di Folgore in questo tema tradizionale è il fatto che evoca il ciclico succedersi di mesi con una particolarità climatica e svaghi, li celebra, li mette in risalto all'interno dei sonetti solo per dare un vivace e animato sfondo naturalistico e per dare poi delle particolari coordinate temporali ai raffinati divertimenti di quella che lui definisce una brigata nobile e cortese, fatta di alto-borghesi. La critica è riuscita a identificare più di una brigata nobile a cui Folgore si riferiva perché non era solo un immaginazione con scopo letterario, ad esempio quella che a Siena si raccolse intorno a Niccolò dei Misi, a questa brigata è dedicata la corona di sonetti dei mesi, mentre quella dei giorni è dedicata alla brigata di un altro cavaliere in questo caso fiorentino che si chiama Carlo dei Camiciuoli. C'è la dedica a uno specifico gruppo di persone raccolte intorno a un mentore, organizzatore di feste e piacevoli compagnie, che fa emergere questa consuetudine ovvero che i membri di questa borghesia si ritrovassero e spendessero del tempo insieme. Folgore attraverso la corona dei mesi e quella dei giorni identifica, per ogni mese/giorno quello è meglio fare per dilettarsi e per passare il tempo in una piacevole compagnia.
Il modello è quello della cavalleria ovvero il comportamento che era tipico delle corti medievali precedenti. Tutti i comportamenti e le azioni che vengono fatte sono infatti sottoposte all'obbligo della cortesia nei rapporti tra uomo e donna, della gentilezza e della liberalità. Il modello ideale di vita mondana sicuramente non volgare, questo per far notare la differenza tra questo filone poetico classico e i testi precedenti. Altro aspetto che mette in luce l'origine nobile di questo filone è il fatto che retoricamente questi sonetti si rifanno al plazer trobadorico, modello lirico in cui si vengono enumerando, una dopo l'altra, tutta una serie di cose e comportamenti, così come il plazer ha questo schema così Folgore riprende questo modello e anche lui nei sonetti elenca una serie di cose tipiche di quel giorno della settimana o di quel mese dell'anno.
Folgore di San Gimignano - “I'doto voi..”
Parafrasi
- Io vi assegno vi do un comando (per quanto riguarda i possibili divertimenti) nel mese di gennaio
- Saloni con camini e fuochi che riscaldano e danno profumo all'ambiente
- Camere e letti forniti di ogni bell'arredamento
- Fornite di lenzuola di seta e coperte di vaio (pelliccia di scoiattolo)
- Confetture e dolciumi e vino frizzante
- Vestiti con vesti pregiati di Doagio e Racese (luoghi di provenienza di questi vestiti Douay nelle Fiandre, Russhia)
- E con tutti questi accorgimenti stare al caldo ben riparati
- Si sta riparati nonostante ci sia il vento Scirocco Libeccio e Tramontana
- Uscite limitate nei momenti di calore della giornata
- E all'aperto fare questi giochi: gettando nella neve bianca e bella
- Le donzelle presenti
- E quando questo gioco termina per la stanchezza della compagnia
- Fare ritorno al luogo chiuso (la stessa corte del v2)
- E passi il tempo al caldo con i rinfreschi
Un tono completamente differente rispetto alle liriche precedenti ma comunque sempre appartenenti al filone perché c'è un'attenzione diversa a cose diverse che però si fanno nella realtà, attività di queste corti.
Folgore di San Gimignano - “Di maggio sì vi do...”
Il secondo sonetto è dedicato a maggio, anche in questo dedicato a maggio c'è un'aspirazione a un'esistenza spensierata, simile a quella di Cecco ma modulata in modo diverso e rivolta a un ambiente sociale diverso, aveva come possibile interlocutore o come possibile soggetto un ambiente alto-borghese. Rimane costante la gioiosa adesione a un desiderio di vivere piacevolmente, visione sempre positiva, realtà quotidiana al massimo splendore. Questo è il sonetto più festoso di quelli nella corona perché maggio è il mese principe della primavera, non ancora caldissimo e quindi è il mese con la maggiore concentrazione di attività e di gioire della primavera che sboccia. Si pone l'accento sui colori tipici della primavera.
Parafrasi
- A maggio vi concedo, vi dono molti cavalli (per fare le giostre)
- E tutti siano docili al freno (non selvaggi e ribelli)
- Tutti i cavalli che vadano di buon passo e che siano svelti una volta lanciati al galoppo
- E tutti adornati con tipici finimenti per i cavalli
- Bandiere e coperte finemente ricamate (sempre per i cavalli)
- E con ricami sottilissimi (zendadi) di tutti i colori
- Gli scudi come dei cavalieri che partecipano a un torneo
- Con viole, rose e fiori che abbagliano l'uomo
- Giostra tra cavalieri aste e lance che portavano i cavalieri a cavalli
- E ghirlande che piovono dai balconi (gettati dalle fanciulle)
- E i ragazzi rispondono lanciando alle ragazze i frutti del melarancio
- Ragazze e giovani ragazzi
- Si baciano sulla bocca e sulle guance
- Si pensi solo a parlare d'amore
Poesia realistico giocosa
Esempio di poesia realistico giocosa che non è sarcastica che crea un ambiente realistico nelle descrizioni inserendo elementi della realtà creando un mondo ideale per la borghesia che si rifà a una serie di valori e elementi positivi tratti dalla tradizione cavalleresca.
Il sonetto dedicato a giugno, è un sonetto che ha un'elencazione di elementi positivi fatti per creare gioia e felicità e un ambiente positivo, serie di elementi belli descritti realisticamente che in questo caso danno un'atmosfera di sogno, perché questo mondo/realtà che Folgore di San Gimignano crea deve portare in una dimensione di onirica bellezza. Paradosso di estremo realismo che però sfocia in una dimensione di felice irrealtà. Questo effetto/risultato è dato dalla tecnica che Folgore usa in questo sonetto di creare una sorta di miniatura. Cioè di dare una serie di diminutivi e vezzeggiativi alle cose che danno a queste cose un alone di quasi irrealtà. Folgore unisce l’uso del congiuntivo che serve a dare la percezione al lettore di qualcosa descritto realmente ma che è come fosse scritto in una dimensione onirica, uso saggio e appropriato dei tempi. Ciò unisce dimensione realistica e di sogno.
Folgore di San Gimignano - “Di giugno...”
Schema metrico ABBA ABBA CDC DCD, mette in rima enfatizzandone i diminutivi. Abbiamo questa miniatura (continuo uso di diminutivi e vezzeggiativi) che crea quasi un mondo pre-arcaico. Elementi della realtà sistemati linguisticamente e sintatticamente in modo da creare un mondo alto, fantastico. È la descrizione di tutta una serie di elementi positivi,
Crea un contesto bucolico che richiama il classicismo. Riferimento a 30 ville e 12 castelli è un'iperbole, esagerazione ma anche questa tende a voler enfatizzare un elemento fantastico, un tono fantastico. “Ferendo” V7 richiamo al mondo idilliaco e amoroso in cui l'amore poteva ferire non in senso tragico cavalcantiano ma in senso scherzoso e giocoso.
Parafrasi
- Nel mese di giugno vi do il dotto di una piccola montagnetta
- Coperta di bellissimi alberelli
- Con trenta ville e dodici castelli
- Che stanno intorno a una cittadina
- Che ha nel mezzo una sorgente piccola e fluente
- Dalla quale derivano molti fiumicelli
- Che scorrono per giardini e praticelli
- E rinfrescando l'erbetta
- Arance e cedri datteri e un tipo di cedro (agrume gustoso)
- E tutti gli altri frutti saporiti
- Che pendono da un pergolato dotando le vie di freschezza
- E le persone tutte amorose
- Che si fanno favori
- Che sono a tutti gradite
Folgore di San Gimignano - “Di luglio...”
Nel pieno dell’estate. Luglio in questo caso è caratterizzato anche geograficamente perché presenta un preciso riferimento a Siena e anche questo contribuisce a dare un particolare realismo a questa situazione. Come gennaio che era un mese in cui non si poteva uscire e bisognava passare il tempo all'interno, in luglio c’è caldo torrido, i divertimenti descritti vanno consumati o in casa o in luoghi freschi e ombrosi come i giardini. L’attività esaltata è quella del poter banchettare insieme alla compagnia bevendo vino ghiacciato e mangiando cibi gustosi il tutto per rendere lieto e sopportabile il meteo caldo e torrido di luglio.
Parafrasi
- Nel mese di luglio in Siena sulla saliciata (una via selciata) in questo caso la via principale di Siena
- Con le caraffe piene di vino Trebbiano (vino bianco)
- Nelle cantine custoditi ma pronti per essere serviti ghiacciati i vini rossi della zona di Vaiano
- Ripetersi di continui banchetti in compagnia
- Mangiare cibi freddi in quantità smisurata
- Uccelli arrosto e giovani fagiani
- Capponi lessi e capretti
- E a chi piacesse del manzo e salsa a base di aglio (tipica toscana)
- E passare il tempo in maniera piacevole
- E non uscire per il tanto caldo
- Vestirsi di stoffe di seta e di buona qualità
- Tutti questi divertimenti devi viverli in modo contenioso, stare composti
- E avere sempre la tavola piena
- E non lasciarsi sommergere dalla noia ma sempre in modo composto
Poesia giocosa ma di un tono diverso da quello di Cecco Angiolieri. Gli altri due sonetti sono di Guinizzelli e Cavalcanti, per rimarcare il fatto che la poesia giocosa non è riservata solo ad alcuni poeti ma è una diversa modalità in cui operano tutti i poeti, a parte Cecco che si dedica molto a questo tipo di poesia. I canzonieri che sono stati ritrovati sono abbastanza modulati in poesia alta e giocosa. Ma anche nei canzonieri di Guinizzelli e Cavalcanti ci sono queste poesie.
Guinizzelli - “Chi vedesse...”
Propone un'immagine della donna e una concezione dell'amore completamente diversa dai suoi componimenti stilnovistici. È come se in questi componimenti non volessero solo prendere in giro qualcuno ma provare a prendersi in giro, una sorta di autoironia. Idea dell’amore e della donna opposte a quelle solitamente descritte e raccontate da Guinizzelli.
Parafrasi
- Chi vedesse Lucia indossare un cappello di pelliccia di scoiattolo
- Indossare al capo e come questo cappello le sta bene/leggiadramente
- Non c’è chi da qui alla terra d’Abruzzo
- Non se ne innamorerebbe sinceramente
- (Lucia) sembra impellicciata o pezzata/maculata (lorina), figlia di un nobile (TUZZO - dispregiativo)
- Della Germania o della Francia
- E non si dibatte un serpente col capo mozzato
- Come va forte il mio cuore quando la vede
- Prenderla (fisicamente) contro la sua volontà (ultra su grato)
- E baciarle forzatamente la bocca e il viso
- E gli occhi suoi che sono due fiamme di fuoco
- Ma mi pento di quello che ho detto perché ho pensato tra me e me
- Che questo essere aggressivo potrebbe portare danno
- Perché potrebbe dispiacere non poco a qualcun’altro
Questo “qualche d'un altro” potrebbe essere la donna stilnovista cantata da Guinizzelli, questo mio lasciarmi andare potrebbe dispiacere a quella donna che canto in maniera molto spirituale. In questo sonetto stravolgimento di Guinizzelli che canta lo stilnovo, le scelte formali sono in contrapposizione con quelle dello stilnovo. Intenzionalmente Guinizzelli...
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