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Letteratura italiana Duecento e Trecento prima parte

Origini della letteratura italiana, letteratura religiosa (San Francesco), le laudi (Jacopone da Todi), la scuola poetica siciliana (Jacopo da Lentini, Rinaldo D'Acquino), la poesia toscana (Orbicciani, Guittone d'Arezzo), dolce stilnovo (Guinizzelli, Cavalcanti), la poesia giocosa (Rustico Filippi, Cecco Angiolieri, Folgore da San Giminiano).

Esame di Letteratura italiana docente Prof. L. Bani

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ESTRATTO DOCUMENTO

V45 tanto bella siete

V46 vi ho tanto lodato Madonna

V47 in tutti gli elementi

V48 della bellezza che avete

V49 non so se qualcuno v’ha detto

V50 che io lo faccio ad arte (sto recitando)

V51 perché voi continuate a nascondervi

V52 sappiate riconoscere dai segni

V53 ciò che io vorrei esprimere a parole ma non riesco

V54 quando voi mi vedete (cercate di cogliere i segni di questo mio amore)

V55 canzonetta o novella

V56 canta questo mio nuovo amore

V57 recati al mattino

V58 davanti alla più bella (bella evocato ma non specificato)

V59 fiore di ogni donna innamorata

V60 bionda più che oro fino (unico particolare fisico della poesia)

V61

V62

V63

In questa canzonetta (in genere per creare un rapporto più diretto con la realtà) fin dall’inizio Jacopo da

Lentini crea un clima di meraviglia quasi da sogno,clima di sospensione clima di trepidazione. Il

protagonista urla/denuncia il suo amore nei confronti della donna l’impossibilità di manifestare questo amore

e tutto questo incorniciato da descrizioni quasi favolose e una serie di simboli e metafore. C’è un rapporto

con la realtà esterna ma è idealizzata e resa meravigliosa/favolosa. Rende lirica questa canzone il senso di

smarrimento dell’uomo/poeta nei confronti della donna.

metafora pittorica (molto ripetuta in questa canzone)

la donna di cui è innamorato, l’altezza della sua bellezza sia interiore che esteriore, fa riferimento al cuore.

Cuore→ centro dei sentimenti. Questo non fa che alimentare il mio amore verso voi.

La replicazione del concetto che conclude la prima strofa. Ripetizione della metafora della pittura e la

ripetizione del verbo parere che ha però significati differenti (apparire, non se ne vede nulla) strumento

fonetico per enfatizzare la forza dell’immagine della donna.

Altro ritorno del cuore (significato: come mi pare )

. Altra metafora della pittura. Replicazione del termine bella/bellezza. l’immagine è dipinta interiormente.

Elemento simbolico importante: come colui che crede di salvarsi con la sua fede , questa similitudine mette

sullo stresso piano la fede e la donna. Il cuore è il centro di tutto il sentimento.

Quanto più l’uomo alimenta il fuoco allora il fuoco arde (nel petto dell’uomo). Il fuoco vorrebbe uscire ed

espandersi.

A mala pena mi conoscio, diventa topico, l’amore non fa riconoscere l’uomo.

La bellezza della donna è solo evocata/stilizzata.

Canzonetta→ messaggero dell’amore.

Bella evocato ma non specificato. Emblema della della donna innamorata. Unico particolare estetico è il fatto

che dice bionda.

Gli ultimi tre versi sono il discorso diretto, parla direttamente, fa un discorso diretto. La canzonetta parla e

diventa un’entità.

Con questi tre versi si identifica come autore della canzonetta oltre che innamorato della donna.

Elementi strutturali:

canzonetta di 7 stanze

• ogni stanza ha 9 versi e sono dei settenario

• la forma ritmica è ABC ABC DDC poi ogni strofa segue...

• all’interno ci sono tutta una serie di rime siciliane (v 3-6-9) (10-13) (30-33-36) (48-51-54) la o

• diventa u e la e diventa i

enjambement: il verso non corrisponde ad un unità sintattica ma viene staccata e serve ad

• enfatizzare una parola/un verbo/un aggettivo. V 4-5 e 5-6

allitterazioni o omofonie: “m” e “n” v 1-2-3-4, grande quantità di queste due lettere che crea un

• ritmo. “r” e”p” v 8-9-10-11-12. “s” v 14 e 30. Con la “v” 21-22-23-24 e con la “c” versi 42-43-44.

similitudini: v 4-6 tra l’autore e il pittore. V 11 dipinta come un affresco. V25-26 come quello che

• crede di salvarsi per la fede. V 30-31 tra l’amore e il fuoco.

Metafore: v 28 e 59. m’arde un dolore ; fior d’ogni amorosa.

• Apostrofi: ovvero rivolgersi a qualcuno ad un certo punto della riga: tutte le volte che si rivolge alla

• donna e dice Bella o quando si rivolge a Dio.

Ultima strofa è un apostrofe ma è anche una personificazione o prosotopea cioè la canzone è

• personificata, trattata come entità viva.

V 22, bisticcio, accostamento di parole che sono uguali foneticamente ma hanno un significato

• diverso, voi ed io.

Il tema è espresso con gli strumenti retorici: eccezionalità dell’amore che il poeta prova nei confronti della

donna, espresso dal primo verso. La parola unica deve ridurre a se tutto. È la chiave di tutta la canzonetta e

del tono che vuole dare alla canzonetta. Eccezionalità dell’amore e nel modo (poeta che si rivolge

direttamente alla donna di cui viene esaltata la bellezza della donna, viene visto sia l’aspetto interiore che

esteriore). Amore che provoca gioia e dolore. Ci sono i Movimenti d’amore, ciò significa alternanza di

sentimenti positivi e da momenti di sconforto. Il dolore è dato dall’incapacità del poeta di esprimere il suo

amore e dal sospetto che la donna si mantenga lontana perché qualcuno le parla male dell’innamorato.

RINALDO D’ACQUINO → probabilmente appartiene alla stessa famiglia di Tommaso d’aquino, uno dei

componimenti più famosi della scuola poetica siciliana perché uno dei più immediati, sinceri e diretti.

Perché: se la caratteristica è quella di distaccarsi dalla realtà e astrarsi questa canzonetta si collega alla realtà

perché parla di una donna abbandonata dal suo uomo poiché partito per la crociata. Questo fu uno dei motivi

per cui questa canzonetta fu molto apprezzata dalla critica romantica (dell’ottocento). Importante perché ha

un riferimento storico (quello della crociata) effettivamente organizzata da Federico II.

V1 Giammai non mi conforto

V2 ne mi voglio rallegrare,

V3 le navi sono pronte in porto

V4 e ora vogliono issare le vele (collare),

V5 partono diverse persone

V6 in terre d’oltre mare

V7 e io povera dolente

V8 come devo fare. Partono gli uomini della crociata e dal generale

V9 Se ne va in un altro paese della partenza si passa al dettaglio della donna,

V10 e si è imbarcato per la crociata a mia insaputa. l’innamorato parte senza averglielo detto

V11 e io rimango ingannata (dramma della separazione inconsapevole)

V12 tanti sono i pensieri

V13 che mi agitano

V14 la notte e il giorno, Sia da Dio sia dall’imperatore viene attribuita alla donna la

V15 ne in cielo ne in terra volontà di fare del male attraverso la partenza

V16 penso di essere tanto che sono estraniata

In questa strofa ci si rivolge a Dio

V17 Santo, Santo, Santo Dio

V18 che ti sei incarnato nella vergine Maria

V19 salva e guarda l’amore mio

V20 poiché da me lo hai fatto partire. Viene riconosciuta una responsabilità di Dio

V21 O alto potere divino,

V22 potere temuto e riverito

V23 la mia dolce amicizia (nei miei confronti)

V24 ti sia raccomandata! (ciò mi valga come intercessione per riportare il mio innamorato).

V25 La crociata salva la gente

V26 mentre a me porta sofferenza. (accusa nei confronti di Dio e delle opere fatto in nome di Dio)

V27 La crociata mi fa male

V28 E la preghiera che ho appena rivolto a dio non riporterà il mio amore,

V29 o crociata pellegrina

V30 portate in giro i crociati

V31 Metafora del fuoco riferita alla passione e al dolore provocato da

questa passione frustrata.

V32 Cambio di interlocutore → diventa l’imperatore e non più Dio. L’imperatore è bravo perché cerca di dare pace al suo impero ma

facendo ciò fa la la guerra al popolo.

V33 l’imperatore “è bravo” perché cerca di mantenere la pace nell’impero

V34 mantiene tutto il mondo

V35 Fa guerra a me ›

V36 perché m’ha tolto il mio innamorato e la mia speranza

V37 o alto potere divino

V38 potere temuto e riverito Cambio di persona perché a Dio si da del tu

V39 la mia dolce amicizia mentre all’imperatore si da del voi

V40 ti sia raccomandata Entrambi questi due “soli” del mondo medievale vengono

coinvolti.

V41/42 Cento non pensavo che il mio innamorato si sarebbe fatto crociato,

V43 quello che disse di amarmi tanto

V44 e che io ripagai nello stesso modo con lo stesso amore.

Realismo di questa situazione, lamento perché se ne va ma

V45 Io lo amai tanto a tal punto da essere percossa richiama anche situazione drammatiche. Si è aperta tanto da

essere picchiata dai miei parenti

V46 non solo e messa in prigione (segregata dalla famiglia)

V47 e tenuta rinchiusa

V48 per mia vita

V49 Le navi hanno alzato le vele

V50 e partono

V51 e con loro il mio amore che se ne va.

V52 e la gente che con essa se ne va

V53 o padre creatore (tona a Dio)

V54 almeno preservali nella traversata

V55 siccome vanno a servire

V56 la tua santa croce (quello che chiede a dio siccome sono partiti per lui

V57 però ti prego Duccetto

V58 tu che conosci il mio dolore

V59 costruiscimi una lirica su questo dolore

V60 e mandalo in Siria (identificata come medio-oriente)

V61 che io non avere pace

V62 la notte o il giorno

V63 in terra d’oltre mare

V64 sta la mia vita

L’ultima strofa parte con un apostrofe a Duccio potrebbe essere il nome di un giullare oppure è un

diminutivo di Rinaldo, Rinalduccio, Duccio Duccetto.)

Abbiamo una canzonetta di 8 stanze con 1 fronte a sua volta con due piedi uguali di ottonari; e un sirma con

3 settenari e un senario con rima alternata, i versi sono diversi da quelli canonici perché è una canzonetta e

non una canzone.

Stefano Potonotario da Messina, prima strofa dei una canzone. Questa canzone è il solo componimento della

scuola poetica siciliana che è giunto fino a noi interamente in lingua siciliana. Tutto quello che abbiamo delle

altre liriche della scuola poetica siciliana è una traduzione tranne questo,che è arrivato fino a noi in modo

originale.

Nella prima strofa si nota la difficoltà d’interpretazione della scuola siciliana. 13/11

Stefano Protonotario da Messina è l’unico esempio di poesia siciliana ancora in siciliano.

LA POESIA TOSCANA

Il discrimine tra l’esperienza siciliana e la poesia toscana non è solo spaziale (dalla Sicilia alla Toscana) e

temporale (dalla prima metà del tredicesimo secolo ai decenni centrali del secolo stesso) ma è anche politico,

la scuola poetica siciliana si esaurisce/muore (naturalmente) quando finisce il regno di Federico II, è

un’agonia protratta per qualche anno, Federico II muore nel 1250 di morte naturale il suo regno dopo la sua

morte visto il difficile rapporto col papato e con gli altri comuni d’Italia centro settentrionale vi è una gara

per far dimenticare il suo regno e ad eliminare la casata degli Svevi dal programma politico italiano. Nel

1266 con la battaglia di Benevento viene ucciso il figlio naturale Manfredi (che cercava di portare avanti

questo regno) e 1268 con la battaglia di Tagliacozzo morte di Corradino di Svevia (nipote di Federico II) si

esaurisce la potenza sveva in Italia. Esaurendosi la corte si esaurisce anche la poesia e la cultura che si era

creata intorno. Il lato positivo è che questa lirica aveva avuto tanto successo/riscontro che alcuni poeti

toscani la acquisiscono e la traducono. La maggior parte della lirica siciliana è stata tradotta in toscano. La

scuola che si crea si può chiamare toscana o meglio ancora siculo-toscana, i cui poeti sono dei mediatori

culturali che acquisiscono questa tradizione, quindi prendono qualcosa e ne cambiano/aggiungono qualcosa

di nuovo. L’elemento di continuità è anche cambiamento. Anche solo la realtà toscana dove nasce la poesia

siculo-toscana è diversa da quella siciliana a partire dal fatto che non si parla più di una corte ma di un

comune. Il mondo dei toscani è comunale e municipale in cui gli attori/intellettuali sono i borghesi non più

aristocratici o funzionari di corte.

Si chiamano scuola siculo toscana perché i poeti hanno una linea generale abbastanza simile ma poi ci sono

delle particolarità che differenziano ogni poeta. Non è solo una traduzione ma è un tentativo di adattare tutto

ciò alla società borghese già sviluppata e ricca dove si comincia ad avere un esigenza intellettuale. Poesia che

passa dall’ambiente cortese a una più libera e ricca dimensione comunale. Ricca variegata= gli intellettuali

sono borghesi, il pubblico anche e in questo caso i centri diventano plurimi: Firenze, Siena, Arezzo e Pisa

dove gli intellettuali creano poesia. Pluralità che non durerà nel tempo, (base in cui si bilanciano come

importanza). Nel momento in cui Firenze diventerà il comune più importante si ritornerà ad avere una sorta

di centrismo nella città più importante.

Elementi importanti: pubblico che ha bisogno di raffinatezza dal punto di vista stilistico ma essendo

borghese esprimPer i siciliani era imperativo parlare solo d’amore per i toscani non basta più solo l’amore

ma anche di altre cose come la politica, la morale, l’etica e la religione. Si parla anche delle virtù borghesi.

l’elemento più qualificante di questa poesia è che diventa riflessiva ma comincia ad assumere un tono che

dura decenni, diventa elemento di conoscenza del sé. Anche elemento di divertimento/evasione ma una sorto

di interiorizzazione, la lirica diventa il linguaggio per esprimere i sentimenti interiori, le emozioni ecc. deve

farsi specchio di cosa sono i borghesi e le sue caratteristiche. Le lotte fra Guelfi e Ghibellini fanno parte della

poesia di tipo politico. Abbandono del siciliano illustre ma la traduzione nei diversi dialetti toscani (si

assomigliano ma sono differenti e con varie particolarità).

BONAGIUNTA ORBICCIANI: a lui è stato attribuito il ruolo più importante nel trasferimento in toscana

delle liriche. Collegamento tra Orbicciani e Jacopo da lentini. Proviene da Lucca nasce intorno al 1220 e

muore verso la fine del secolo. Traduce e trasporta l’esperienza siciliana in toscana e sposta l’asse della

produzione alla toscana. La toscana diventa il centro della letteratura italiana. Permetterà grazie alle sue

esperienze di portare alla luce il DOLCE STIL NOVO. Grazie ai poeti toscani lo si raggiungerà.

Canto 24 del purgatorio, in cui dante fa una sorta di riassunto del “de volgari eloquentia”, questo è dedicato

all’incontro con una serie di poeti e riflette sul percorso della letteratura italiana fino a lui. In questo canto

polemizza Orbicciani perché lui (Orbicciani) si sente il padre della nuova tradizione e nel momento in cui si

contrappone al dolce stil novo si inalbera. In questo canto si discute di cos’è il dolce stil novo è e come deve

essere intesa la forma del dolce stil novo. Orbicciani si considera un caposcuola e non vede di buon occhio i

nuovi movimenti che si formano dopo di lui. Produce un sonetto in cui se la prende Guinizzelli perché lo

considera come iniziatore del dolce stil novo, in questo sonetto dice di aver introdotto delle inutili

novità/identità sul tema dell’amore (amore e cor gentile). Oppure il fatto di usare un linguaggio troppo

oscuro e troppo elevato alla filosofia, Orbicciani lo vede come un appesentimento inutile. La lirica

dell’Orbicciani non era semplice ma ha una propensione ad essere un po’ più chiaro, oltre al sonetto usa la

canzonetta/ballata che erano destinate ad una destinazione più comunicativa e più diretta. Il sonetto ha un

linguaggio comunicativo più immediato e diretto.

Un sonetto con tema la polemica nei confronti di Guinizzelli usando un tono ironico, accusa di aver

abbandonato il vecchio modo della tradizione cortese per introdurre elementi che non facevano parte della

tradizione. Critica personale per ambizione poetica, perché voleva diventare il più grande poeta.

Accusa Guinizzelli di aver introdotto la filosofia nella poesia

gioco: Guinizzeli pensa di essere la luce e invece pone oscurità della sua poesia

la sensatezza viene da Bologna (grazie all’università)

la poesia di Guinizzelli è oscura

Sonetto con schema metrico ABAB ABAB CDE CDE. Tema della polemica che Orbicciani fa nei confronti

di Guinizzelli usando il tono sarcastico che accusa di aver abbandonato il vecchio modo (e la tradizione) per

introdurre nuovi elementi.

PARAFRASI

V1 voi che avete cambiato il modo di fare versione

V2 eleganti componimenti amorosi

V3 rispetto a com’era la loro forma (in precedenza)

V4 per superare ogni altro poeta

V5 avete fatto come la luce

V6 che rischiara le parti oscure

V7 ma qui non c’è nessun oscurità perché risplende già un alto sole

V8 che supera la luminosità di ogni altro poeta

V9 così facendo o superate gli altri in sottigliezze

V10 e non si può trovare chi vi capisca

V11 tanto è scuro il vostro modo di parlare

V12 è ritenuta grave stranezza (questo vostro modo di fare)

V13 la saggezza viene da Bologna

V14 comporre canzoni a forza di citazioni dotte/filosofiche. 17/11

Se la prende con Guinizzelli per come lui fa la lirica, è troppo complessa ed esprime concetti troppo scuri

secondo lui. Orbicciani sembra preferisca una linea comunicativa più semplice e diretta, questo lo si nota

dalla sua metrica, a parte il sonetto usa strumenti metrici diretti a un livello comunicativo medio, cioè

elaborato ma non all’altezza di una canzone. Ciò non significa che anche lui non usi elementi retorici che

rendono la sua poesia elaborata. Livello alto e medio ma è sempre un livello elevato e nella base alta ci sono

varie comunicazioni. Livello alto medio non accetta la comunicazione semplice il discorso poetico è sempre

e comunque elaborato. Si parte sempre da una base alta e all’interno della base alta ci sono sempre delle

gradazioni.

Da un lato accusa Guinizzeli di essere difficile ma anche lui usa strumenti sintattici, retorici e metrici che

fanno capire che anche dietro la sua poesia c’è una elaborazione.

“Tutto lo mondo si mantien per fiore”

In questa poesia c’è l’uso della figura retorica della ripetizione della parola fiore e dei suoi derivati. Con essi

crea una struttura poetica per cui la pluralità di questi significati esprime una metafora complessa del

sentimento d’amore.

La parola chiave è fiore è la principale con vari derivati e un gioco di affiancamenti e metafore riferite a

questo termine

schema metrico ABAB ABAB CDE CDE

PARAFRASI Fiore→fiore fisico (vegetale)

metafora naturale, il natura/il mondo

V1 Tutto il mondo fisico vive grazie a fiore fisico vive grazie al fiore.

v2 se non ci fosse la vegetazione non ci sarebbero neanche i frutti

v3 e per la donna si mantiene amore Fiore metafora della donna e per la

v4 gioia e felicità, grazie a questa cosa c’è una gran bella vita donna l’amore si conserva

v5 e della donna sono servo (non una qualsiasi ma la migliore)

v6 come meglio non potrei

v7 nel fiore (donna) dedico a lei tutto il mio valore (servizio d’amore)

v8 se l’amore mi mancasse io ne morirei (morte senza amore)

v9 io sono fiorito e vado fiorendo (l’amore mi nutre e mi fa crescere)

v10 nella donna/nell’amore ho posto tutto il mio piacere

v11 Grazie a fiore sono vivo (l’amore mi consente di vivere pienamente)

v12 quanto più entro nella dinamica d’amore tanto più sono innamorato della donna

v13 se mi mancasse fiore (amore) morirei (morte in assenza di amore)

v14 vi imploro grazia Madonna (donna), fiore profumato Ultimo verso: dichiara esplicitamente la

metafora del fiore come donna

è un livello abbastanza semplice ma usa gli strumenti retorici palesi e dichiarati ma costruisce comunque

delle liriche che giocano sui diversi significati della parola ma sono abbastanza semplici.

“un giorno avventuroso”

È un elogio dell’amore, amore come fonte di perfezione spirituale. Questo tema è presente nei trovatori ma

verrà enfatizzato diventando elemento centrale nello stilnovo. Derivato dalla lirica trobadorica e siciliana.

Questa canzonetta è una testimonianza significativa di come Orbicciani intende la poesia e di quali sono le

sue preferenze tematiche. Usare la canzonetta significa preferire un genere medio, più cantabile e

comprensibile e più semplice dal punto di vista stilistico. Orbicciani ha il concetto della lirica come diletto e

per questo non deve essere troppo difficile.

Una canzonetta di tre strofe, ciascuna è composta da 13 versi ripartiti in un fronte e in un sirma. Fronte:

primi 6 versi e sono due piedi uguali ABC ABC, i versi sono solo ottonari.

Il sirma dal 7 al 13 è indiviso (non diviso in volte) e come schema metrico DEFFEED.

Il sirma è composto da una serie di settenari tranne il settimo verso: ottonario e l’ultimo verso (13) che è un

endecasillabo.

PARAFRASI

V1 Un giorno fortunato

V2 riflettendo tra me e me

V3 come l’amore mi aveva nobilitato

V4 me ne stavo come un uomo timoroso

V5 come colui

V6 che non serve adeguatamente la donna che gli ha concesso amore

V7 per questo motivo mi impegno a cantare (per fare ammenda)

V8 la sicura perfezione

V9 grazie alla quale l’amore fiorisce

V10 ed è potente

V11 più di qualsiasi altro piacere

V12 l’amore ha desiderio di gioia

V13 e fa emergere ogni altro valore.

V14 L’amore cresce così in ogni stagione

V15 perciò mette/produce frutto

V16 alla perfetta gioia d’amore

V17 per questa sola ragione

V18 a lui è data e condutta

V19 ogni cosa che ha vita (sta sotto il regno d’amore)

V20 così come è evidente gli uccelli

V21 si richiamano alla sua signoria

V22 indipendentemente gli uni dagli altri (riferimento al canto degli uccelli)

V23 tanto pietosamente

V24 che la via dell’amore

V25 lodano in continuazione attraverso il canto

V26 perciò bisogna comportarsi allo stesso modo.

V27 Quindi la comune abitudine

V28 il fatto che tutti lodino l’amore è così gradito dall’amore stesso

V29 che si fa lodare da tutti

V30 gentil donna pietà

V31 verso di me che sono smarrito

V32 e sconvolto più del mare in tempesta (l’amore elemento/vicenda/fatto che può destabilizzare)

V33 non guardate verso di me (fina riferito alla donna)

V34 che sono vostro servitore (la donna non concede lo sguardo per timidezza)

V35 prendete esempio

V36 dall’abitudine amorosa

V37 che da a chi è umile (timido)

V38 talvolta in quantità eccessiva

V39 e talvolta umilia chi è molto potente.

Una canzone che dal punto di vista degli strumenti retorici e tecnici li usa in modo semplice e rimanendo

fedele alla linea della tradizione provenzale e siciliana (secondo lui) avvio narrativo (versi da 1 a 6) che

racconta una vicenda (mi ero perso perché non avevo onorato l’amore a sufficienza) da cui si parte e dopo il

sesto verso il discorso si sviluppa in modo limpido,tranquillo e pacato e si svolge intorno a riflessioni su

come l’amore agisce, riflessioni che rimangono legate alla tradizione. Riprendono un canone usando toni

smorzati, amore di intrattenimento ma dal punto di vista della passione è abbastanza freddo, distaccato e non

particolarmente coinvolgente.

“A me adovene com’a lo zitello”

è un sonetto che si rifà alla modalità espressiva di Jacopo da Lentini, tema fondamentale lo svolgimento di

paragone significativo tra un bambino che gioca col fuoco di cui ne è attratto ma ne rimane scottato e il poeta

innamorato (paragone amore/fuoco e bambino/poeta)

poeta attratto dalla donna ma può avere conseguenze negative e provocare dolore

in questo caso c’è un attenzione leggermente maggiore all’amore come coinvolgimento psicologico (amore

analizzato come elemento psicologico che influisce sul sentimento del poeta).

Schema metrico: ABAB ABAB CDC DCD

PARAFRASI:

v1 a me accade come accade al fanciullo

v2 quando gli brilla davanti il fuoco

v3 che gli sembra così chiaro, bello e attrattivo

v4 che cerca di toccarlo/prenderlo

v5 e il fuoco lo scotta e lo rende furente → (allitterazione in f)

v6 perché toccare il fuoco non è un gioco ›

v7 ma nel momento in cui passa il dolore della scottatura l’amore da gioia ma ferisce

v8 il fuoco ritorna ad essere attrattivo (per il bambino/zitello)

v9 ma io che traggo le lacrime dal fuoco d’amore → (metafora amore fuoco)

v10 e non c’è nessun uomo che lo potrebbe fare (soltanto in caso d’amore può succedere)

v11 per le lacrime che escono da me e che mi bruciano/ardono (lacrime elementi infuocati)

Acqua ambigua, nel mare c’è la vita ma non si può

v12 chiare e salate come l’acqua di mare → vivere nell’acqua del mare perché è salata

v13 candela che si accende senza fuoco (metafora; amore che s’accende col fuoco dell’amore)

v14 brucia e s’incendia e non la si può spegnere

Il primo modo della lirica toscana è dell’Orbicciani con comunicabilità facile che all’interno della scuola

siciliana è una modalità che ha poi delle variazioni

Giuttone d’Arezzo nasce a Arezzo intorno al 1235 ed appartiene al partito guelfo (sostenitore del papa). Nel

1257-58 viene cacciato da Arezzo ma a seconda di alcune testimonianze se ne va lui. Va in esilio, il problema

è che poi quest’esilio segna l’inizio di una crisi spirituale che lo porterà nel 1266 ad abbandonare la famiglia

per entrare in un ordine religioso “frati cavalieri di Santa Maria”. Il fatto che cambi così radicalmente la vita

fa si che anche le sue liriche cambiano tono e argomento. Il suo canzoniere può essere diviso in pre-crisi e

post-crisi. Pare che ,muoia intorno al 1294. Di lui rimangono una serie di lettere in volgare e un corpo di

liriche decisamente cospicuo circa 50 canzoni e più di 200 sonetti. Un pre-crisi con lirica dedicata all’amore

e una post-crisi dedicata in modo prevalente quasi totalmente a temi con un fondo morale e che vogliono

dare un insegnamento o entrare in polemica con qualcosa (dal punto di vista morale).

Il suo aspetto particolare è che rappresenta l’emblema dell’intellettuale comunale (espressione della civiltà

urbana tipica della toscana e del centro Italia). Significa che mostra interesse particolare non sono per

l’amore in quanto tale ma mostra interesse soprattutto per la politica ma anche per l’impegno civile (questo è

un elemento tipicamente borghese), è un borghese che vive in modo conservatore nei confronti delle

parabola del comune di Arezzo. Vive un trapasso da comune a signoria che Guittone vive in modo

abbastanza problematico. Tende ad esprimere una polemica contro quella che lui considera la decadenza

della realtà dei comuni causata dalle lotte feroci tra guelfi e ghibellini o tra le fazioni interne a un comune.

Esponente maggiore della scuola siculo toscana e con lui si ha l’inizio di una poetica nuova e originali a

parte l’estensione tematica, non perché introduce particolari elementi ma perché introduce una nuova tecnica.

Sperimenta variazioni nuove del sonetto, l’elemento più importante che lui introduce è un nuovo

razionalismo, come borghese ha questa propensione nei confronti di un discorso logico e la sua razionalità

diventa prevalente sugli elementi biblici. Vuol dire che se la lirica siciliana dava un senso di incantamento,

comunicava un mondo che voleva essere fantastico vuol dire che Guittone si concentra su questa realtà che

deve essere espressa in modo razionale. Tende a parlare della realtà e a esprimerla logicamente e tende a

polemizzare nei confronti di questa realtà e lo fa attraverso sperimentazioni stilistiche. Essendo borghese e

vivendo in questa realtà essa deve essere espressa in modo razionale. Lui tende a parlare della realtà ed

esprimerla e lo fa anche attraverso delle sperimentazioni.

Tutto ciò si può vedere in “a Firenze dopo montaperti”

Si inventa nuove tecniche e nuove modalità metriche ad esempio sperimenta il sonetto doppio o rinterzato e

il sonetto ritornellato (doppio ritornello) e anche il sonetto con fronte arricchita.

Sonetto rinterzato, nella prima e nella seconda strofa , in teoria quartina, dopo ogni verso dispari (primo e

terzo) viene inserito un settenario tra gli endecasillabi. Questo per le quartine. Per le terzine il rafforzamento

avviene dopo il primo e il secondo verso, i settenari inseriti rimano con l’endecasillabo che li precede. Invece

che 14 versi ce ne sono 22.

Così più o meno anche negli altri sonetti ma in modalità diverse (ritornellato e rinforzato)

Introduce in toscana la scuola/il modo di fare poesia che troverà realizzazione completa con Boccaccio.

Parlare di questa tendenza verso Boccaccio significa parlare di una cultura borghese che dal punto di vista

sociale si diversifica da quella siciliana che ha maggior attenzione a elementi più razionali che si esplicano

nelle modalità dell’azione (il borghese è colui che agisce, ciò non vuol dire che non c’è pensiero dietro a ciò

ma il pensiero deve tradursi in azione in un certo momento)

Guittone inizia a sottolineare e esaltare una serie di valori tipicamente borghese contro i valori cortesi.

Valori borghesi: l’abilità/la capacità di trasformare il pensiero in azione, forza d’animo che consente di agire.

La borghesia per Guittone d’Arezzo ha un valore morale che deve essere capace di esprimere. Comincia

all’interno della lirica di Guittone a materializzarsi la figura di questa nuova classe sociale, non solo amori

ma anche affari, la politica, lo slancio religioso (ancora elemento fondamentale), dignità ed onore borghese e

altri come la prudenza e l’equilibrio. In tutto ciò la figura di Guittone è importante perché per circa un

ventennio diventa un maestro e le sue rime diventano modello per tanti (es Guinizzelli e Dante) Dante

ricorda Guittone nel canto 24 del purgatorio, descrive la sua lirica diversa da quella stilnovistica ma lo

riconosce come un punto di partenza.

Attenzione alla polemica → Guittone vi si concentra molto, perché la politica condiziona la società e

condiziona la vita dei comuni toscani.

“a Firenze dopo Montaperti” → la più famosa di Guittone

La scrive dopo che i guelfi fiorentini sono stati battuti nel 1260 dai ghibellini fiorentini, ma non solo dai

ghibellini fiorentini perché si fanno aiutare dall’esercito di Siena (ghibellino) e da un contingente di tedeschi

mandati da Manfredi di Svevia (figlio di Federico II di Svevia) e che cerca di affermare il potere imperiale

ghibellino in Italia. Manfredi muore nel 1266.

A causa di questa sconfitta i guelfi fiorentini vengono scacciati da Firenze e lascia molto odio. Canto 10

dell’inferno (Dante incontra nel girone degli eretici i ghibellini).

La canzone di Guittone parte da una severa coscienza morale e religiosa che esprime forte energia polemica

(Guittone; partito guelfo) imposta la sua polemica sul fatto che i ghibellini hanno tradito (perché si sono

appoggiati a dei forestieri sia i senesi che i tedeschi) sorta di tradimento alla città perché hanno chiamato lo

straniero(i tedeschi). La città che vi ha nutrito, fato crescere e che godeva di supremazia assoluta, voi

ghibellini l’avete tradita. Tutto il discorso polemico è basato su tono di sdegno, di accusa, ironia alternata

allo sdegno, ironia che diventa sarcasmo ad un certo punto. Canzone politica di Guittone che apre la

tradizione della canzone politica italiana.

6 stanze di 15 versi endecasillabi e settenari ciascuna più un commiato di sette versi formato da endecasillabi

e settenari

schema metrico stanza: - il fronte con due piedi strutturati in modo identico: ABBACDDC

- il sirma: EFGGFFE

la rima del verso 12 e 14 vanno in minuscolo

schema metrico del commiato ABCcBbA

L’ultima parola della stanza viene ripresa nella stanza successiva 20/11

PARAFRASI Incipit che mostra subito il tono dello

V1 aimè ora è il tempo di grande dolore sgomento, lascia allibito il poeta

V2 per chiunque ami veramente la giustizia

V3 che io mi meraviglio dove possa trovare guarigione

V4 e come non l’abbiano ucciso già dolore e pianto Con l’aggettivo “alta” viene amplificata

la gravità del fatto

V5 provocato dal vedere Firenze alta sempre ricca di frutti

(a ulteriore amplificazione viene ribadito il collegamento a Roma Fi considerata erede di Roma)

V6 e come erede di Roma

V7 che certamente periscono crudeltà vergognosa

V8 se presto questa grandezza non verrà restaurata

V9 perché la sua onorata ricca grandezza

V10 è già quasi tutto perito

V11 e il valore e il potere vengono meno

V12 (elemento di disperazione) ora in quale giorno

V13 fu mai udita una sventura così grande

V14 Dio (estremo interlocutore) come hai potuto soffrire

V15 la morte del diritto e come hai potuto soffrire che il torto si potesse affermare

V16 nella decaduta Firenze ci fu grandezza (allitterazione)

V17 ci fù, mentre verso se stessa era leale

V18 tanto che manteneva uno stile imperiale secondo rif. A Roma

V19 il suo valore le consentiva di acquistare

V20 terre e province vicine e lontane (tante)

V21 e sembrava che volesse creare un impero → terzo rif.

V22 così come fece Roma

V23 e gli era naturale, che nessuno faceva meglio di lei

V24 ed esercitava questo ruolo meritatamente

V25 perché lo faceva senza pensare al suo tornaconto

V26 quanto/piuttosto per mantenere giustizia e pace

V27 e poiché fu gradito

V28 di fare ciò progredì così tanto

V29 che non c’è angolo del mondo

V30 dove non risuonasse la grandezza del leone (leone=marzocco, ovvero leone rampante che c’è sullo

stemma di Firenze)

V31 leone, povero leone ora non è più (è stato distrutto) lo vedo

V32 che gli sono stati tolti le unghie e i denti e quindi il valore

V33 e sono stati uccisi i cittadini più nobili con dolore

V34 e questi cittadini imprigionati con grande ingiustizia

V35 e chi ha fatto questo atto coloro (ghibellini)

V36 che sono discesi e nati dalla stirpe dei fiorentini (appartengono alla stessa stirpe)

V37 coloro che furono per il leone furono nutriti e innalzati

V38 sopra tutti gli altri a grande potenza

V39 e per la grande altezza dove li ha messi

V40 si insuperdirono che (questi traditori) che lo piagarono quasi a morte (il leone)

riferimento alla prima cacciata dei guelfi del 1248

V41 Ma dio consentì che il leone guarisse

V42 e perdonò i ghibellini (rientrarono nel 1251)

V43 ma i ghibellini ancora lo ferirono ma fu forte

v44 e li perdonò nuovamente

v45 ora hanno conquistato lui e le sue membra definitivamente.

(questa stanza è l’elenco di tutti i territori che sono stati sottratti a Firenze)

V46 conquistato è l’alto comune fiorentino

V47 e in un certo senso la sua posizione è diventata la posizione di Siena

V48 tutto il danno che Firenze aveva fatto a Siena

V49 come tutti sanno

V 50 Siena glielo rende (il danno) e toglie a Firenze tutto il potere e tutto l’onore:

V51 perché Montalcino è stato abbattuto a forza,

V52 Montepulciano è diventato dominio di Siena

V53 e Siena ha della maremma i tributi e il frutto

V54 poi Sangiminiano e Poggiponzi e Colle Val d’Elsa

V55 e Volterra e tutto il territorio Siena tiene in suo possesso,

V56 e la campana, le insegne e gli arnesi (materiali militari, la campana e le armi)

V57 e gli onori li ha Siena (tutto quello che era nuovo a Firenze ora è a Siena)

V58 con tutti gli aspetti positivi che a questi simboli erano legati

V59 e tutto questo accade

V60 a causa di quella famiglia che è la più folle di tutte, gli Uberti

V61 folle è chi fugge, chi si discosta dal suo vantaggio e cerca il proprio danno

V62 e chi trasforma il suo onore in vergogna

V63 e trasforma lo stato di libertà in cui viveva

V64 e si riduce in una condizione di danno

V65 e minorità sotto una signoria fellona (malvagia/traditrice/senza onore) e malvagia

V66 e trasforma il suo nemico in suo signore

V67 a voi che adesso comandate a Firenze dico:

V68 quello che avete fatto sembra che vi piaccia

V69 e visto che vi siete portati i tedeschi in casa

V70 serviteli bene e fatevi mostrare

V71 le loro spade con cui questi tedeschi vi hanno spaccato il viso

V72 e con cui vi hanno ucciso padri e figli

V73 e gli piace che voi dobbiate dare a loro

V74 perché a spaccarvi la faccia hanno fatto fatica e dovete pagarli

V75 un tributo per i “servigi” che vi hanno reso

V76 così come avete pagato i tedeschi tante monete e grande gioielli presentate

V77 ai Conti e agli Uberti, tutte famiglie ghibelline e a tutti gli altri

V78 che vi hanno portato a tanto onore

V79 che hanno messo Siena a comandare su Firenze

V80 (fanno ora guardare) Pistoia Colle e Volterra

V81 vi fanno guardare i vostri castelli a loro spese

V82 e il conte rosso (Aldo Brandino degli aldobrandeschi, alleato ai ghibellini fiorentini) si è conquistato la

maremma e il paese

V83 che la circonda Montalcino sta sicuro ora che gli sono state abbattute le mura,

V84 il pisano teme Ripafratta

V85 e i perugini temono che li deviate il possedimento del lago

V86 e Roma vi prende talmente in considerazione che vuole allearsi con voi

V87 onore e signoria

V88 pare che abbiate

V89 e tutto questo è l’elemento che desideravate

V90 e che vi servirà per far diventare Firenze regina della toscana

V91 Baroni settentrionali e romani e pugliesi

V92 toscani romagnoli e marchigiani

V93 Firenze che sempre si rinnova

V94 vi chiama alla sua corte

V95 che si vuole fare regina di Toscana

V96 ma vuole farlo dopo che i tedeschi

V97 e i senesi l’hanno conquistata con forza

Il motore di questa canzone è la forza morale con cui Guittone lancia le sue accuse ai Ghibellini. C’è in

Guittone una forza morale molto potente che gli consente di ergersi al di sopra delle parti e di accusare gli

altri di tradimento generale (di tutta la patria). 24/11

A Firenze dopo mont’aperti è una canzone politica e adesso vediamo due sonetti d’amore.

Due sonetti d’amore che appartengono alla produzione amorosa di Guittone che si rifà a qualche testo

provenzale, perché nel primo (Tuttor ch’eo dirò “gioi’”, gioiva cosa) tratta di un tema tradizionale, la donna

come fonte di ogni gioia, poi vedremo come nel dolce stil novo in particolare con Cavalcanti questo termine

verrà ribaltato e avremo il tema dell’amore come fonte di dolore, elemento che rende la figura della donna

ambigua. La sua figura viene messa in dubbio. Qui con Guittone questo concetto di donna come fonte di

gioia viene ribadito, anche questo sonetto gioca sulla forma della replicazio. Questa enfatizzazione gioca

sulla ripetizione del termine “gioia” e dei suo derivati. È un sonetto importante per il tema,perchè con questo

gioco della replicazio rende evidente l’abilità tecnico-stilistica di Guittone, ma l’abilità di Guittone non è

soltanto virtuosismo (non solo un elegante esercitazione formale) ma è anche l’enfatizzazione

(sottolineatura) che serve per esprimere l’intensità e l’entusiasmo del suo sentimento. La forma aiuta a dare

più spessore e voce alla sostanza. Lode assoluta della donna come fonte di bene. La chiarezza aiuta in

quest’esaltazione dell’effetto beatificante della donna.

Replicazio evidente con gioia e gioioso, consentita dalle numerose congiunzioni “e”.

schema ABAB ABAB CDC DCD

PARAFRASI

V1 ogni volta che io dirò gioia, cosa gioiosa

V2 voi intenderete che parlo di voi,

V3 voi si che siete gioia di bellezza gioiosa

V4 e siete gioia di piacere gioioso e bello

V5 e voi siete gioia in cui risiede ogni possibile destino gioioso,

V6 voi siete gioia di eleganza (di portamento) e gioia di corpo snello (la donna viene descritta nella sua

fisicità)

V7 gioia in cui lo sguardo è gioia tanto amorosa

V8 che è gioiosa gioia guardare il vostro viso.

V9 Gioia della volontà e del pensiero

V10 e poi siete la gioia della parola e la gioia dell’azione (il calore di questa forma, la donna diventa

totalizzante)

V11 e gioia di ogni vostro gioioso movimento (in questo verso cerca di comprendere tutto ciò che è elencato

prima)

V12 perché io gioiosa gioia sono così desideroso

V13 di voi che non posso sentire mai gioia

V14 se il mio cuore (sentimento d’amore) non riposa nella vostra gioia.

Il secondo sonetto tratta un altro tema. Anche questo sonetto si pone nella tradizione d’oltralpe e presenta il

tema della lontananza della donna e quindi la sofferenza che questa lontananza può portare, il fatto che si

ispira a questo tema che era trattato molto anche dai provenzali è dovuto al fatto della forte presenza di una

serie di gallicismi ovvero di parole derivate dal francese e dal provenzale, che giungono a Giuttone tramite i

siciliani. Collaterale al tema della lontananza della donna c’è il tema della morte o comunque del dolore che

porta la morte causato dalla lontananza della donna. È un sonetto molto comunicativo (facile). Nella prima

terzina presenta un riferimento alla storia evangelica (storia dei re magi) elementi che avvicinano il tema

profano dell’amore al tema teologico della storia sacra, questo serve per innalzare il tema dell’amore, fa

capire che il tema dell’amore è un argomento elevato.

schema metrico ABAB ABAB CDC DCD

PARAFRASI

V1 Come più m’allontano (gallicismo) più mi è vicina (gallicismo)

V2 la fattezza dolce della mia donna (gallicismo)

V3 e mi uccide (gallicismo) e mi risana

V4 e che il suo amore mi ha messo in questa follia (gallicismo)

(tema della lontananza della donna e due sottotemi: il fatto che l’amore non è solo fonte di gioia ma procura

o può procurare dolore; l’altro è quello della follia, l’amore può anche condurre alla follia)

V5 che mentre io sono in terra straniera

V6 ho la visione/mi immagino di essere con lei

V7 e molto spesso mi rendo conto che sia vano

V8 e molte volte questa sua presenza sembra vera e torno ad essere folle

V9 così come guidò i magi alla stella

V10 guidandomi / mi fanno camminare avanti

V11 perché queste fattezze sono talmente reali che mi sembra sia davvero lei

V12 vivo gioioso e felice (gallicismo)

V13 e certo senza il mio amore crudele e malvagia

V14 morte, senza questo amore la morte mi ucciderebbe subito.

DOLCE STIL NOVO

Dante è la ricostruzione/fonte di tutto quello che abbiamo. Il canto XIV cita il dolce stil novo con l’incontro

con Orbicciani, lo fa da un lato con la consapevolezza di averne fatto parte e dall’altro per chiarire a

Orbicciani che quello che aveva fatto lui era completamente diverso. Dante si rende conto che quello che è

stato fatto è qualcosa di completamente nuovo. Esperienza lirica con nuove modalità stilistiche fino a quel

momento. La novità sta anche e soprattutto all’ attributo che è stato dato ovvero la dolcezza. Dolcezza che

indica compostezza, ordine dal punto di vista della forma e non asprezza dal punto di vista lessicale. Lirica

fortemente comunicativa (non vuol dire che è bassa) anzi tende ad elevarla e farla diventare aurea. Usare un

lessico e delle forme chiare e definite, ordinate. Un elemento importante del dolce stil novo è la razionalità

ovvero riacquistare un approccio quasi scientifico al tema dell’amore. La chiarezza comunicativa di

Cavalcanti non sempre riesce.

Denominazione: Stil novo, la corrente dello stil novo è stata definita dalla critica ottocentesca come un

gruppo di poeti che operarono tra il 1280 e il 1310. Dal punto di vista dell’approccio critico ci sono ancora

delle cose da risolvere (chi includere e escludere ecc…) i poeti principali sono Dante, Guinizzelli,

Cavalcanti, Cino da Pistoia, Lapo Gianni).

L’aspetto caratterizzante sta nel loro modo di rappresentare la donna e sta nel modo di concepire l’amore. I

poeti sono borghesi e si vede perché tendono a considerare l’amore come un fenomeno psicologico, una

vicenda affettiva che fa parte nel modo più assoluto dell’interiorità dell’essere umano e nel momento in cui

deve essere tradotta deve trovare una forma per esprimersi. Per gli stilnovisti l’amore è il tema assoluto e

deve trovare una forma che ne sia all’altezza, questo fa si che questi poeti vogliono distinguersi e vogliono

dare vita a una nuova idea di polemica. Questi poeti hanno coscienza di essere qualcosa di diverso dal

passato. È il primo movimento che tende al nuovo polemizzando il vecchio. Il dolce stil novo è il primo

movimento che fa quest’operazione in modo cosciente. Vuole creare una differenza.

La donna nello stil novo non è più una forma stilizzata ma essendo il motore di un fenomeno psicologico

determinante anche la donna diventa un immagine completamente interiorizzata. l’amore non è più solo un

sentimento ma diventa un percorso, è quel percorso che consente all’uomo di perfezionarsi e di raggiungere

la divinità, è un percorso di formazione e la donna è l’elemento che consente l’accesso a questo percorso.

L’amore non è più sociale ma personale e interiore, diventa la via d’accesso del nuovo individuo verso

l’infinito. La donna e l’amore sono come una scuola, ciò è consentito dal fatto che solo ora la donna è

concepita come un ESSERE che opera in maniera beatificante (a livello morale, intellettuale e religioso) il

fine è il perfezionamento il mezzo è la donna e il percorso è l’amore. Rispetto ai siciliani e ai siculo-toscani

la differenza è nella concezione dell’amore. Differenza maggiore presente nello stile perché la lirica non è

più considerabile come esercizio letterario fine a se stesso o come imitazione di una tecnica esistente ma lo

stile deve essere nuovo perché deve adeguarsi a un concetto nuovo che si stacca dal passato. Capacità di

tradurre in poesia idee e nuovi affetti e il fatto che dovendo alzare lo stile la poesia si fa sempre più

aristocratica ed elitaria. Limitato il numero di persone a cui la poesia è comprensibile. La poesia lirica dello

stilnovismo è una poesia che intesse una serie di relazioni con altre discipline quali la filosofia e la teologia

(teologia→ donna manifestazione angelica; filosofia perché nel momento in cui la fisiologia d’amore deve

essere razionalizzata, l’approccio filosofico permette di chiarirla). Poesia stilnovista che deve essere

altamente formalizzata e questo alto livello di formalizzazione letteraria ribadisce il fatto che i lettori non

potevano che essere i fedeli d’amore (così chiamati coloro che potevano comprenderla) solo chi è veramente

cor gentile può coglierne il senso. Chi non era cor gentile non poteva comprenderla. Elitaria perché non tutti

sono predisposti all’amore, solo alcuni.

Come i siciliani e a differenza dei siculo-toscani, gli stilnovisti sono personaggi di spicco del mondo

comunale (siciliani → della corte di Federico II) si occupano di politica, delle vicende del mondo

contemporaneo e partecipano attivamente alla vita della società ,questo è il motivo per cui gli stilnovisti

come i siciliani adottano come unico tema lirico possibile quello dell’amore e bandiscono ogni tema estraneo

alla tematica amorosa. AMORE TEMA ESCLUSIVO! E come principio assoluto, l’amore diventa il centro e

il motore della loro esistenza.

L’amore teorizzato dagli stilnovisti non è più l’amore cortese perché dell’amore cortese mantiene:

- la sua origine nella contemplazione della bellezza fisica e morale della donna;

- la superiorità della donna nel rapporto amoroso;

- l’amore come tensione genericamente generatrice di valori positivi

Tuttavia questi valori vengono completamente reinterpretarti alla luce di una nuova sensibilità. Questa nuova

sensibilità è quell’elemento che fa progredire/evolvere l’amore traformandolo in amore-virtù perché l’amore

per gli stilnovisti è un processo di nobilitazione morale e interiore; mezzo di riscatto morale.

I concetti principali su cui poggia la poetica stilnovistica sono: il tema della donna angelo e il tema

dell’identità dell’amore e di cor gentile

Donna-angelo: anche nella tradizione precedente ci sono figure definite angeliche per la loro grazia e la loro

bellezza (non è nuovo ma ripreso) tuttavia Guinizzelli (soprattutto) svincola questa metafora dalla sua

funzione originaria che era sostanzialmente decorativa e la mantiene ma la avvia a significare la vera e piena

identità della donna con le intelligenze angeliche sul piano metafisico ovvero esclusivamente filosofico. Su

questa base viene istituita l’analogia tra le intelligenze angeliche e la donna. Se le intelligenza angeliche sono

quelle (secondo la tradizione medioevale) che traducono in azione la volontà di Dio, la donna è pari agli

angeli e intermediaria tra Dio e l’uomo perché per mezzo dell’amore avvia il desiderio maschile alla

sublimazione, questo desiderio è riprovevole ma si viene conciliando con la legge morale, diventa accettabile

sublimando la fisicità. E quindi in questo senso le donne come gli angeli mettono in atto una volontà divina

di sublimazione dell’uomo.

La funzione della donna angelo è questa.

Cor gentile; come fa la donna a mettere in atto questo tipo di azione? Può farlo solo se trova le condizioni

per farlo. La donna può farsi motore di questo percorso di perfezionamento solo nel momento in cui trova un

uomo potenzialmente adatto a questo percorso, il cuore dell’uomo per lasciarsi andare all’azione beatificante

della donna deve essere cor gentile, deve avere una particolare nobiltà d’animo. L’azione beatificante della

donna è potente ma non è onnipotente.

Amore che si origina esclusivamente in un cuor gentile ma anche ogni cuor gentile ha in se una naturale

predisposizione all’amore.

Rovesciamento del concetto di nobiltà, viene staccato dall’idea di nobiltà aristocratica.

La vera nobiltà non è quella di nascita ma è quella di avere una naturale propensione al bene e alla gentilezza

in senso cortese. Essere nobili vuol dire avere istinto al perfezionamento etico e morale.

Solo perfezionamento perché è già insito in sé la propensione al perfezionamento.

Donna angelo così come è rappresentata dagli stilnovisti diventa una figura eterea→sempre più idealizzata.

Essendo angelica è generalmente rappresentata come la donna che emana luce e splendore, la sua bellezza

fisica è lo specchio delle bellezza che porta in se. Temi della contemplazione e dell’ineffabilità

Contemplazione: vuol dire che in genere il poeta/innamorato si pone come un fedele nei confronti della

donna, contempla l’amata come se fosse la Madonna. Il poeta contempla l’amata.

Ineffabilità: significa che molto spesso l’innamorato denuncia il fatto di non riuscire a trovare le parole per

esprimere e descrivere la bellezza della donna. La visione mistica/sacra è difficilmente riportabile e

descrivibile e questo aspetto serve ad innalzare la figura della donna.

Il tema dell’ineffabilità di legherà a una sorta di frustrazione proprio perché non riesce a descrivere in modo

sufficiente la donna di cui parla.

Contemplazione che porta al tema della lode alla donna, è molto più profondo, sostanziale e convinto, non è

il puro mezzo retorico ma è una profonda convinzione legata appunto alla concettualizzazione della donna-

angelo. Il rapporto con la donna diventa quasi mistico come con un’entità sovrannaturale. Il potere benefico

delle donna è talmente idealizzato che la donna è beneficante che fa da interlocutrice tra uomo e divinità. Il

potere benefico della donna colpisce l’innamorato e molto spesso l’epifania della donna è quell’elemento che

porta beneficio a tutti coloro che assistono alla manifestazione e questo potere beatificante riesce ad

esprimerlo attraverso lo sguardo e il saluto della donna. Il saluto è un elemento fondamentale perché gli

stilnovisti giocano sull’ambiguità di questa parola e sulla sua origine latina (salus, che significa saluto e

salvezza e portatore di salute). La rappresentazione del dio dell’amore come un dio rappresentato in figura

d’arciere che scocca una freccia che colpisce l’innamorato. Significa dare all’amore un’accezione di

guerra/battaglia e implica anche il fatto che l’amore può ferire. La freccia che lui scaglia che ferisce e penetra

l’uomo e lo raggiunge attraverso gli occhi. Amore rappresentato come fuoco e il servizio d’amore non è più

inteso in senso feudale ma come servizio di un fedele nei confronti dell’entità adorata, diventa più religioso

che sociale.

Cavalcanti aggiungerà a questi modi una cosa personale perché ad esempio è colui che rappresenterà gli

elementi fisici del corpo maschile (vittima d’amore) con degli spiriti o spiritelli e questa formulazione si

chiama “personificazione”. Così come personificazione si intende rappresentare l’amore come un dio.

Personifica un sentimento. Così anche gli elementi fisici dell’uomo vengono personificati, questo consente a

Cavalcanti di rappresentare la vicenda come la donna che guarda l’uomo e ferisce l’uomo con un sentimento

d’amore e l’uomo che viene “svuotato/annichilito” perché gli spiriti che sono dentro di lui (gli spiriti dei

sensi) fuggono da lui per paura di essere feriti d’amore. Rappresentare questi elementi come degli spiriti

significa enfatizzare l’elemento di annichilimento del soggetto maschile quando viene colpito dall’amore.

Tornando all’aspetto formale delle liriche dello stilnovo, dal punto di vista della forma abbiamo una forma

elevata, alta che tende sempre all’alto attraverso l’insieme di lessico, musicalità delle parole scelte, quindi

anche l’elemento fonetico è molto importante. La struttura sintattica è sempre molto controllata, ordinata,

dolce e sorvegliata e dal punto di vista lessicale la scelta dei termini in genere è dovuta/fatta in funzione alla

loro particolare pregnanza semantica, cioè c’è una ricerca molto attenta di questi poeti nello scegliere i

termini che usano, perché questi termini devono essere densi di significati e di implicazioni semantica ma

anche fonetiche. Attenzione assoluta alla costruzione del testo lirico e implica il fatto che vengono rifiutati

molti termini considerati tropo realistici, rozzi ecc...

Dal punto di vista metrico c’è una semplificazione rispetto alle soluzioni che aveva adottato Guittone ad

esempio che creava una serie di varianti metriche. Qui si torna alle forme pure e classiche e la varietà di

forme viene ristretta a: canzone, sonetto e ballata. La ballata era una forma usata generalmente per un

discorso medio/popolareggiante, la canzone invece era usata per un discorso alto come il sonetto. La scelta di

questa forma significa che la nobilitano (la ballata) e ne mutano la destinazione, se prima era usata per

esprimere concetti medi e aveva un pubblico più popolare adesso (per merito di Cavalcanti) la ballata diventa

una forma d’arte altissima viene usata per esprimere concetti nobili e alti, quasi a livello della canzone.

1/12

GUIDO GUINIZZELLI

Guido Guinizzelli identificato come “Guido di Guinizzello” nato a Bologna intorno al 1230, studente di

diritto e alcuni documenti lo attestano come giudice “uomo di leggo” di parte ghibellina e quindi filo-

imperiale. Viene cacciato da Bologna nel 1274 e muore presso Padova dopo pochi anni. È più giovane di

Guittone d’Arezzo. Di Guinizzelli rimangono poco più di 5 canzoni e 15 sonetti (per essere già alla metà del

1200 il suo canzoniere è abbastanza scarno). Non è possibile determinare cronologicamente queste opere ma

gli studiosi sono riusciti a dividere la sua produzione in due parti, il prima e il dopo dell’adesione allo

stilnovo. Un altra parte di questa produzione lirica che è più vicina ai siciliani e si identifica con Guittone

d’Arezzo mentre l’altra è più vicina allo stilnovismo. La critica lo definisce e identifica quasi come pre-

stilnovista. Più che vero e proprio esponente del gruppo quasi un precursore, colui che definisce, da le leggi e

le norme sulle quali poi si svilupperà lo stilnovismo e per questo viene identificato da Dante. Dante lo

incontra e lo chiama Padre Mio, Dante riconosce un’affiliazione anche se lui dopo si sviluppa in altro modo

o meglio approfondisce in un modo diverso distaccandosi dallo stilnovismo la sua lirica. La prima parte che

si rifà alla lirica cortese e ai siciliani, lui riconosce l’autorità di Guittone d’Arezzo, prima di diventare uno

stilnovista e rifacendosi quindi ai modelli della corrente scuola siculo-toscana Guinizzelli riconosce come

maestro Guittone d’Arezzo, tant’è vero che in un sonetto di Guinizzelli indirizzato a Guittone dopo il 1265

dove si rivolge a lui chiamandolo “o caro padre mio”. In questo sonetto Guinizzelli si dichiara un devoto

ammiratore di Guittone d’Arezzo che considera come la massima espressione letteraria di quegli anni e lo

considera e chiama maestro. Questo è il primo Guinizzelli, che si adatta alla tradizione. Il secondo

Guinizzelli è pre-stilnovistico ed è quello che attraverso le sue liriche ci documenta un discostamento da

quella che fino a quel momento era stata la maniera cordiale, uno sviluppo, un progredire, ed è quel

Guinizzelli preso di mira dall’Orbicciani nel sonetto “voi ch’avete mutata la maniera”. L’Orbicciani prende

di mira quel Guinizzelli perché secondo lui aveva snaturata la tradizione e all’Orbicciani non andava bene.

Al sonetto dell’Orbiccciani Guinizzelli risponde con una tenzone politica (poco amichevole).

Si pone in modo presuntuoso.

Omo ch’è saggio non corre leggero”

Si può notare la verve polemica di Guinizzelli nei confronti dell’Orbicciani.

PARAFRASI

V1 chi è saggio non è frettoloso all’arrivare a delle conclusioni (saggio espressione metaforica, non giudica

con superficialità, saggio è sinonimo di poeta in questo primo verso)

V2 ma avanza gradualmente così come indica la prudenza

V3 dopo aver giudicato non lo dice/esterna il suo giudizio

V4 finché non è certo dell’esattezza di questo giudizio. (sembra un trattato filosofico perché pone le basi di

un modo di procedere/della metodologia di un azione legata alla scienza. Chi non è sicuro della conclusione

è meglio che non la dica).

V5 Folle è chi si crede l’unico a possedere/avere la verità

V6 e non pensa che anche gli altri possono possedere/cercare la verità (che può essere diversa dalla sua)

V7 e non si deve essere troppo superbi

V8 ma ciascuno deve guardare alle condizioni di natura che sono proprie/deve guardare alle proprie capacità.

V9 volano nell’aria uccelli di diverse forme

V10 ed hanno tutti comportamenti diversi

V11 ne tutti volano allo stesso modo o dimostrano il medesimo ardire nel volo

V12 dio graduò la natura del mondo

V13 e diedi diseguali capacità sensitive e intendimenti

V14 perciò non si deve esprimere il proprio pensiero se sono sciocchezze e non si è sicuri di questo pensiero

non lo si deve dire. (ovvero non bisogna essere superficiali)

Schema metrico: ABAB ABAB CDE CDE

Questo sonetto è organizzato come se fosse una sentenza e si nota la formazione giuridica di Guinizzelli. È

una sentenza che ha come caratteristiche il fatto di essere breve, diretta, incisiva e inappellabile e che si basa

sullo strumento dell’oratoria polemica. Guinizzelli polemizza contro l’Orbicciani, usa la sua abilità giuridica

per polemizzare contro l’Orbicciani. La critica ha identificato i cardini portanti di questo sonetto in due

elementi particolari, da un lato la verve polemica, la sentenza e dall’altro in questa modalità discorsiva viene

identificata anche la prospettiva programmatica intorno a ciò che Guinizzelli pensa debba essere la poesia.

Non è solo una risposta ma è anche un approccio metodologico e teorico a quello che secondo lui il poeta

deve essere e quindi la poesia deve essere. Ad esempio: nella prima quartina l’esortazione al saggio/poeta

che deve procedere con prudenza prima di giudicare e deve stare attento a manifestare il suo pensiero finché

non è sicuro, tutto questo discorso nasce da una risposta che lui vuole dare all’Orbicciani che viene bollato

come superficiale ma contemporaneamente con “corre leggero” V1 questo invito la critica ha pensato di

scoprire quello che poi diventerà un elemento costante di procedere di Guinizzelli. Cioè il modo in cui

Guiizzelli compone le sue liriche, soprattutto e canzoni, è chiaramente un modo non immediato, non sono

liriche di getto ma profondamente meditate dal punto di vista concettuale.

Questo si vede anche nella seconda quartina ma anche qui viene ribadito il concetto della misura, che impone

di guardare prima a se stessi poi agli altri. BISOGNA AVER MISURA. In sostanza Guinizzelli nella sua

risposta rileva che la diversità di natura intellettuale tra gli uomini deve indurre alla prudenza. Guinizzelli

dice all’Orbicciani di essere più cauto nei sui giudizi perché probabilmente stai giudicando qualcosa che non

conosci e quindi come fai a giudicarlo, ad essere obiettivo nella verifica di questo elemento che stai trattando

e ribadisce il fatto “Tu non possiedi la verità assoluta”. Così come Dio ha creato uccelli che volano in modo

diverso ha creato sensibilità politiche differenti.

La fama di Guinizzelli è legata alla canzone “al cor gentil rempaira sempre amore”, questa è stata identificata

già dai contemporanei come il vero e proprio manifesto dello stilnovo. In modo particolare Dante cita la

canzone esplicitamente nel “de volgari eloquentia” e la cita come modello di lingua toscana ma la cita anche

allusivamente (non in modo diretto, come suono) nella divina commedia, V100 canto 5. quindi come

identificazione assoluta di questa canzone nel dolce stilnovo.

Questa canzone contiene una significativa sintesi di motivi e immagini che diventano centrali nella poetica

del dolce stil nuovo, e in particolare questi temi diventano canonici solo ad esempio la compenetrazione di

identificazione di amore e cor gentile (?) oppure il tema della donna angelo, o il tema della lode della donna

angelo, ma questa canzone è importante perché riprende dei modi che pure diventeranno tipici dello

stilnovismo, come la predilezione delle metafore ricavate dalle scienze naturali è una cosa che Guinizzelli

esalta e enfatizza e fa diventare tipica del dolce stil novo. Anche Cavalcanti riprende le metafore

naturalistiche in alcuni casi anche se declinate a modo suo.

Tutti questi elementi in realtà non sono stati inventati da Guinizzelli ma li desume dalla tradizione (li

riprende) quindi l’originalità di questa canzone non sta nei contenuti e non è neanche un’originalità che sta

nella tecnica, forma e metrica della lirica che in realtà si rifanno ai siciliani.

L’originlità sta nel tentativo di dare un impostazione dottrinale ai problemi della casistica amorosa.

Guinizzelli la da agganciandosi alla metodologia della filosofia a lui contemporanea che lui riversa nella

lirica. I temi hanno un impostazione che diventa quasi come una dottrina filosofica.

La casistica d’amore viene espressa ed esplicitata secondo un metodo razionale proprio come dovrebbe fare

la filosofia. l’altra novità sta nel linguaggio, nella qualità ovvero dolce e leggiadro, dolce inteso come chiaro.

“al cor gentil rempaira sempre amore”

Prima stanza modulata sugli esempi e sulle metafore naturalistiche.

Amore e cor gentile sono due elementi inscindibili

PARAFRASI

V1 nel cuore nobile si rifugia/ripara sempre amore (primo tema della canzone: identità tra cuore nobile e

amore)

V2 così come l’uccello tende a rifugiarsi in mezzo alla foresta/selva o la verdura

V3 ne la natura creò l’amore prima del cor gentile

V4 ne il cuore nobile prima dell’amore

V5 come non appena fu creato il sole

V6 così subito la luce risplendette

V7 ne la luce fu prima del sole

V8 e l’amore prende di mora nel cuore

V9 così naturalmente

V10 come il calore nella luce del fuoco.

(l’ultima parola della stanza viene ripresa in quella successiva)

V11 il fuoco d’amore s’accende nel cuore nobile

V12 così come le virtù si accendono nella pietra preziosa

V13 nella quale queste virtù non discendono dalla stella

V14 prima che il sole nobiliti la stella

V15 dopo che il sole ne ha tratto fuori

V16 tutte le impurità

V17 la stella può dare valore alla pietra preziosa

V18 così il cuore che è creato dalla natura

V19 come cuor gentile che è stato eletto puro e nobile

V20 viene innamorato dalla donna che è come una stella che è pura

V21 amore per tal ragione sta nel cuor gentile (allo stesso modo)

V22 con cui il fuoco sta in cima alla torcia (tende naturalmente verso il sole)

V23 li splende a suo piacere chiaro e terso

V24 non gli conviene altro modo tanto è vivo e orgoglioso (il fuoco)

V25 così allo stesso modo la natura vile

V26 ostacola l’amore come l’acqua vorrebbe ostacolare il fuoco

V27 caldo a causa della sua freddezza

V28 amore prende dimora nel cuore nobile

V29 perché il cuore nobile è il luogo che più gli si addice

V30 così come il diamante trova il suo luogo ideale dove crescere nel minerale di ferro.

Le altre tre stanze hanno l’intento di chiarire cosa si intende per vera nobiltà. La vera nobiltà è quella

interiore.

V31 il sole colpisce continuamente il fango

V32 ma il fango resta vile ne d’altro canto il sole perde calore

V33 dice l’uomo superbo “sono nobile per stirpe” (per discendenza)

V34 lui (il superbo) paragono al fango mentre paragono al sole la vera nobiltà

V35 perché non si deve dare fede al fatto

V36 che la nobiltà sia fuori dal cuore (che la nobiltà e il cuore siano disgiunti)

V37 ma che sia posta in privilegi ereditari

V38 se il cuore non è disposto alla virtù

V39 come l’acqua si lascia attraversare dalla luce senza trattenerla (cuore vile)

V40 mentre il cielo non perde le stelle e il loro splendore (cuore nobile)

V41 dio creatore splende delle intelligenze angeliche (nove gerarchie angeliche che muovevano i cerchi che

stavano intorno alla terra, ovvero: angeli, arcangeli, principati, podestà, virtù, dominazioni, troni, cherubini e

serafini)

V42 più che il sole nei nostri occhi,

V43 esse (le intelligenze angeliche) conoscono il loro creatore al di la del cielo che gli è stato assegnato

V44 e mettendo in moto questi cieli, ciascuna il suo cielo obbediscono a Dio

V45 e istantaneamente ne consegue

V46 la beata attuazione del volere divino

V47 in verità allo stesso modo/identicamente dovrebbe dare

V48 la bella donna dopo che risplende agli occhi

V49 dell’uomo nobile un desiderio

V50 che mai lo distogliesse dall’obbedire

l’ultima stanza inizia con un vocativo “donna”

V51 Donna dio mi chiederà come hai osato?

V52 E me lo chiederà quando la mia anima sarà di fronte a lui (dopo la morte)

V53 sei morto e ora giungi di fronte a me

V54 soltanto a me appartengono le lodi

V55 mentre solo a me spettano le lodi

V56 e a Maria vergine (regina del cielo)

V57 alla madonna grazie alla quale sono vinti tutti gli inganni del demonio,

V58 potrò dirgli quella donna che è personificazione dell’amore aveva aspetto d’angelo

V59 come se fosse una creatura angelica

V60 quindi non sbagliai/non commisi reato se in lei posi il mio amore

L’ultima strofa ha la funzione di congedo, dialogo diretto tra il poeta e Dio risulta una critica alla religiosità.

6 strofe di endecasillabi (maiuscolo) e settenari (minuscolo) → forma metrica ABABcDcEdE

Questo è il manifesto del dolce stilnovo e non è un caso che sia stato considerato in questo modo perché in

effetti proprio per la struttura della lirica, del linguaggio che viene usato e per la forza delle argomentazioni

questa canzone viene considerata l’esempio più alto della lirica prima di Dante pur non presentando nulla di

nuovo rispetto agli stili precedenti (nei concetti e nelle tematiche)

ANDREA CAPPELLANO

inizia già a mettere i paletti e agisce in un contesto di corte. Ciò nonostante già lui chiarisce questi termini.

PARAFRASI

Solo la prodezza dei costumi fa l’uomo lucente di nobiltà, non una qualità e caratteristica esteriore, noi

uomini tutti (nessuno escluso) siamo tutti nati nello stesso modo: non bellezza … una serie di stereotipi che

vengono smantellati e soprattutto non ricchezza non sonoquesti gli elementi che danno valore all’uomo ma

appunto prodezza intesa come nobiltà d’animo, il valore dell’essere umano sta nei valori interiori e non

nell’aspetto esteriore.

È naturale il fatto che Guinizzelli in un contesto sociale politico del 200 dove si sviluppa la società urbana

tenti di rovinare la società di classe.

Le metafore naturali le riprende dai poeti siciliani e toscani. Anche l’intervento di Dio nell’ultima stanza

(alzare il discorso a livello teologico) ha esempi precedenti. Questa canzone è stata sentita e interpretata

come nuova in un mondo che cambiava già da tutti i suoi contemporanei perché l’idea che pone in questa

canzone è comunque nuova ad esempio rispetto al modello siculo-toscano perché riprende che l’amore può

essere l’unico tema della speculazione teologica e lirica, c’è ritorno all’esclusività del tema d’amore. E

rispetto i siciliani l’idea di Guinizzelli è nuova perché ora è un concetto severamente ragionato, che diventa

veramente il fulcro.

Nel concetto di cor gentile si concentrano due elementi fondamentali → polemica anti-aristocratica; la

creazione di una nuova classe aristocratica che è una classe aristocratica di cuore. Non tutti gli uomini sono

uguali, ci sono gli uomini vivi e invece gli uomini che hanno un cuor gentile tali da renderli una categoria

particolare. Parlare di cor gentile significa parlare di altezza dell’ingegno, larghezza di dottrina (cor gentile è

un sapiente che intende le cse dell’amore e la filosofia dell’amore), parlare di finezza dell’intuizione

psicologica, elaborazione del gusto, scelta di una lingua adatta ad esprimere tutte queste cose. Queste

caratteristiche appartengono a pochi. Se da un lato dl’idea stilnovistica di cor gentile demolisce una struttura

gerarchica dall’altro ne crea una nuova. Guinizzelli prende gli schemi vecchi (della tradizione) e gli da un

nuovo significato, li lavora e li elabora in modo molto concreto e molto forte. Un nuovo significato perché

gli da un approccio nuovo, un intensità nuova. Questo lo si vede nella sostituzione della corte nobiliare fatta

di aristocratici, di nobili con una corte che è tutta ideale, l’insieme dei cor gentili forma una corte di cor

gentili, un cenacolo di cor gentili nuovo. Gli stilnovisti hanno idea e consapevolezza di quello che sono e di

quello che vogliono essere, per questo sono una vera SCUOLA. Soprattutto si chiudono in questa sorta di

elite disdegnando quello che sta fuori come la realtà, l’approccio troppo realistico alla realtà, tutto quello che

è troppo comune, banali, vile e volgare non appartiene all’idea/concetto id stilnovisti e alla loro scuola. Gli

stilnovisti hanno l’idea e la pretesa di costutire una vera scuola nuova, con gli stilnovisti è il primo caso in

cui dei poeti si mettono insieme, formano una scuola con l’idea di distaccarsi e di distinguersi da tutto quello

che li ha preceduti. Prima vera volta in cui una scuola ha un rapporto dialettico con la tradizione precedente.

4/12

I concetti d’amore sono una cosa riservata a pochi (un cenacolo) eletti ovvero i cor gentili.

Gli stilnovisti dimostrano di non apprezzare tutto quello che è troppo comune, l’amore è un concetto alto che

va articolato in modo alto e se si abbassa questo livello non va bene. No realtà, concretezza e nessun

elemento di volgarità. È la prima volta che emergere la consapevolezza degli stilnovisti di considerarsi una

scuola, parlare di consapevolezza significa avere un rapporto dialettico (concreto e cosciente) con la

tradizione. Considerarsi una scuola significa rivolgersi politicamente nei confronti di quello che c’è stato

prima. Qualcosa si prende dalle cose vecchie ma molto viene rielaborato coscientemente. L’elemento

fondamentale nel modo di scrivere di Guinizzelli è filosofico, forte connessione tra lirica e filosofia, ciò

comporta un maggior rigore intellettuale e una maggiore capacità di elaborare i concetti e i temi della lirica

(devono essere articolati come se fossero un ragionamento filosofico. Il poeta deve avere un linguaggio

all’altezza della lirica e del ragionamento filosofico. Tutti questi elementi tipici dello stilnovismo.

Lo sforzo di Guinizzelli di avvicinare la lirica alla prosa filosofica si vede dal fatto che cerca di introdurre

uno stile sillogistico ovvero una sintesi che riprende quella del ragionamento sillogistico. Parlare di

sillogismo significa parlare di un ragionamento deduttivo ricavato dalla logica (modo di ragionare

aristotelico, parlare di sillogismo significa quindi di parlare di un costrutto di frasi/ di una sentenza costituita

da tre parti (sono: la premessa maggiore o affermativa, la premessa minore e la conclusione →conseguenza

della premessa maggiore e di quella minore).

Tutti gli uomini sono mortali → premessa maggiore

Tutti i greci sono uomini → premessa minore

Tutti i greci sono mortali → conclusione logica tratta dalle due premesse precedenti.

Guinizzelli prende da questa modalità espressiva e logica (ragionamento) e cerca di applicarla alla sua

canzone teorica. Tutto questo spiega la forza di questa canzone →forza teorica e propositiva di questa

canzone, questa forza dimostra l’entusiasmo intellettuale con cui Guinizzelli apre la strada dello stilnovismo.

Crea un nuovo modo di fare poesia. Discorso filosofico che si trasforma in fascino poetico (che emana in

tutta la canzone). È come se la parola poetica acquisisse una nuova forza argomentativa, viene enfatizzata

questa forza argomentativa. Tutto quello che Guinizzelli teorizza in questa canzone lo troviamo anche nei

sonetti, in essi guinizzelli elabora dei temi che diventano dei topoi della lirica stilnovistica, che differenziano

la lirica stilnovista dalle altre. È presente il tema della lode alla donna che ad esempio viene sviluppato

partendo dal pensiero dei siciliani che però parlavano soprattutto di pene d’amore, amore visto come

sofferenza, lui invece sviluppa il tema della donna come LODE ALLA DONNA ANGELICATA, c’è una

maggiore enfatizzazione della descrizione della bellezza della donna nei sonetti di Guinizzelli. Con

Guinizzelli enfatizzazione della donna paragonata agli elementi belli della natura e viene enfatizzato il saluto

della donna (azione esaltante e beatificante della presenza e del saluto della donna). In Guinizzelli e poi

Dante troviamo la massima esaltazione della figura femminili, l’uomo/ il poeta/ il cavaliere in presenza della

donna ha un atteggiamento estatico (come fosse una divinità), quinid come manifestazione divina emana

splendore e una bellezza enfatizzata attraverso dei paragoni e questo si nota in “io voglio del ver a mia donna

laudare” di Guinizzelli.

In questo sonetto una delle massime esaltazioni della figura femminile

PARAFRASI: del ver→ vuole marcare questa affermazione

io voglio veramente laudare la mia donna

e affiancarle la rosa e il giglio inizia a paragonarla a elementi della natura

la donna splende e appare più luminosa della stella Diana la stella più luminosa che annuncia il giorno

ciò che lassù è bello (in cielo) paragono a lei

a lei paragono la campagna verde e la luminosità dell’aria

tutti i colori dei fiori, giallo e rosso

oro e azzurro e a lei paragono la bellezza delle gemme e delle pietre preziose da donare

lo stesso amor (personificato) per merito della donna si perfeziona/migliora. saluta termine chiave, parola

pregnante e ambigua → sia saluto

Cammina per strada adorna di virtù e di bellezza e così nobile interiormente che salvezza dell’anima

che libera dall’orgoglio e dalla presunzione coloro che saluta,

e se incontra qualcuno che non è cristiano lo converte (fa cristiano chi non lo è) (doppio senso:

interpretazione religiosa dal punto di vista della cristianità, ma anche che chi non è cor gentile ammaliato

dalla vista della donna diventa cor gentile)

e non si può avvicinare a lei chi è vile

e per chiudere questo discorso vi dico qual’è la sua qualità migliore,

nessun uomo può avere pensieri malvagi finché sono in sua presenza.

Guinizzelli padre del dolce stilnovo (sia come padre che come teorizzatore e come fattore), Dante riprenderà

questo argomento e ne farà il suo fulcro stilnovistico. Guinizzelli è maestro di Cavalcanti ma lui sviluppa la

sua poetica e i suoi temi in modo diverso da Guinizzelli, Cavalcanti prende da lui l’amore come battaglia

enfatizzandolo al massimo livello, lui ha un concetto/idea negativa dell’amore, amore come

depersonalizzazione e svuotamento spirituale dell’uomo/dell’innamorato.

CAVALCANTI

Nasce a Firenze prima del 1259 e appartiene a una delle famiglie più ricche e potenti di Firenze, famiglia

Guelfa di parte bianca (guelfi bianchi più moderati, raccolgono intorno a loro prevalentemente i ceti

intermedi, media borghesia e piccola nobiltà, promuovevano una politica estera più dialogante nei confronti

degli altri comuni, mentre i Guelfi Neri erano più estremisti, composti da alta borghesia imprenditoriale e

bancaria pensavano Firenze avesse dovuto avere una politica estera più combattiva, volevano acquisisse

un’autonomia). Cavalcanti amico di Dante che lo descrive con un carattere solitario e attento allo studio.

Partecipa attivamente alla vita politica a Firenze, nel 1284 farà parte del consiglio generale di Firenze, lui è

uno dei più vigorosi sostenitori della famiglia Cerchi che capeggiava i Guelfi Bianchi. Come tutti i poeti

stilnovisti anche Cavalcanti ha le sue donne-simbolo, in particolare loda/canta una certa Giovanna e una

certa Mandetta da Tolosa. Mandetta pare fosse una dama di Tolosa di cui lui si innamorò nel 1292 passando

da Tolosa per il suo pellegrinaggio a Santiago De Compostela. Nel 1300 viene esiliato da Firenze (Guelfi

bianchi e neri si accoltellano e fanno casino, anche lui partecipa e viene allontanato da Dante da Firenze)

Dante personaggio particolare perché arriva ad esiliare un amico. Dopo pochi mesi viene richiamato a

Firenze e nell’agosto dello stesso anno muore a Firenze. Anche la poetica di Cavalcanti come Guinizzelli è

sintetizzata in una canzone che è “donna mi prega perch’io voglio dire” in questa canzone teorica cavalcanti

sviluppa 8 tesi che servono a chiarire quello che lui pensa dell’amore sia come concetto che come fisiologia:

- dove ha sede l’amore

- la sua origine

- quali sono le facoltà dell’ anima su cui l’amore agisce

- potenze dell’amore

- essenza dell’amore

- i suoi effetti

- la ragione per cui si chiama amore

- se l’amore è visibile

Questa canzone è meno nota anche perché è una canzone molto difficile perché usa un linguaggio

particolarmente oscuro ma è importante perché è la chiave di volta per capire il tipo di idea di Cavalcanti:

ovvero amore come passione dei sensi (si esce un po’ dalla tematica stilnovista, ha un idea sua dell’amore,

l’amore non può essere idealizzato perché è passione, fuoco e sensualità) in un certo senso è una canzone

polemica nei confronti di tutte le poetiche che tendevano ad idealizzare la donna, la donna è causa di un

sentimento che procura sofferenza e dolore l’idealizzazione viene meno. Oltre a questo la canzone di

cavalcanti tende a fissare concettualmente quali sono gli aspetti fondamentali dell’esperienza amorosa.

Questo tentativo serve o meglio dovrebbe servire a cavalcanti per razionalizzare e inquadrare in uno schema

logico un’ esperienza che lui considera irrazionale, gli servirebbe per cercare di dominarla e capirla.

Tentativo che fallisce perché ha un’idea irrazionale, passionale dell’amore. Il concetto chiave della canzone

riguarda la natura stessa dell’amore, amore concepito come sensuale e violento, è un po’ un anticipatore dei

romantici (amore passionale e travolgente) . Quando il poeta è colpito da quest’amore non si salva più.

Secondo cavalcanti Marte era il pianeta che influenzava il sentimento d’amore e che lo rendeva irrazionale e

non può essere razionalizzato, l’amore non ha più funzione beatificante. I motivi beatificanti vengono

esclusi. Amore da sofferenza e pochissime gioie, nell’amore di Cavalcanti esso procura ferite è una battaglia,

infatti nelle sue poesie presenta molte parole guerresche. Altro tema è il pianto e la paura e i sospiri come

conseguenza di questa battaglia e il terzo tema è la morte del cuore/interiore, non fisica ma spirituale. Se e

quando c’è la gioia è momentanea e fuggente. L’amore segue il percorso classico parte dagli occhi della

donna passa dagli occhi dell’uomo e arriva al suo cuore. Cavalcanti più di altri poeti toglie fisicità alla

donna, toglie il volto e il corpo, rende la donna come un entità “maligna” e essendo entità il più

irreale/evanescente possibile. Come se fossero racconti fantastici senza minimo appiglio con la realtà .

Il rapporto di cavalcanti con la tradizione: coerentemente quanto la norma stilnovistica, l’amore è l’unico

tema lirico possibile però contrariamente agli altri stilnovisti e Guinizzelli elimina del tutto la descrizione

fisica delle donna e quelle similitudini che possono dare all’immagine della donna configurazioni reali,

donna evocata e non descritta. Rispetto alla lirica stilnovistica accentua l’idea e il concetto dell’amore come

lotta/battaglia e da cui l’uomo ne esce sconfitto. Rispetto alla prima lirica toscana cavalcanti mantiene la

tendenza a cercare di razionalizzare il sentimenti dell’amore, allo stesso tempo dichiara l’impossibilità di

razionalizzare l’amore. Cavalcanti dice che è la natura irrazionale dell’amore e dalla passione che travolge

l’uomo perde il controllo di se e la capacità razionale e non è più padrone di se stesso e quindi non riesce

fisicamente e mentalmente a opporsi a questa forza travolgente. L’amore di Cavalcanti è molto spesso un

conflitto d’amore, è questo che da tono tragico alla sua lirica. Rispetto alla tradizione lirica precedente vede

la fenomenologia d’amore come esperienza fisica e terrena. L’uomo perde il controllo di se e quindi uomo

svuotato. La passione e l’amore ha una conseguenza reale. 11/12

Cavalcanti elimina la fisicità della donna, l’amore è un elemento irrazionale e lui ha un certo tipo di

approccio ma la qualità dell’elemento che deve analizzare è talmente sfuggente dal suo approccio che non gli

consente nessun tipo di avvicinamento razionale. L’amore dal suo punto di vista è paragonato alla guerra e è

doloroso, provoca dolore, morte interiore, svuotamento interiore. Concezione negativa dell’amore e quindi

immaterialità della figura femminile. Dante parte da Cavalcanti e dai poeti prima per poi superarli e tornare

ad una visione Guinizzelliana.

I sonetti dimostrano l’immaterialità della figura femminile (soprattutto il primo), il secondo presenta un

eccezione: usa dei riferimenti materiali e paragoni naturalistici e li rende evanescenti, li rende impalpabili.

Cavalcanti generalmente non usa dei paragoni ma quando lo fa li rende impalpabili. Gli altri due sonetti

collegano il tema dell’amore a quello della morte.

“chi è questa che ven, ch'ogn'om la mira”

Parte dall’avvento della donna che è evocata ma non descritta “chi è questa”. La donna rimane comunque

oggetto di ammirazione e la fonte dell’amore di Cavalcanti fonte di amore universale “ogni om la mira”. Il

problema per Cavalcanti è questo amore che prende tutti si trasforma ben presto in un elemento di sofferenza

e quindi distruttivo. Il pericolo nascosto si vede già subito nel secondo verso, con “tremar di chiaritate” è un

mettere insieme due termini che in un certo senso risultano ambigui (insieme). Tremare termine tipicamente

Cavalcantiano. Amore non è solo un sentimento ma gli viene data la personalità (scritto in maiuscolo).

Tremore e sospira sono due termini chiave della lirica Cavalcantiana, donna non descritta solo nominata ed

evocata. Frustrato dall’incapacità di dominare razionalmente l’amore.

ira inteso come atteggiamento orgoglioso. Ultima terzina incapacità del poeta di riuscire a dominare

PARAFRASI Tremare → anticipazione che Cavalcanti lancia al

V1 chi è questa che arriva, che ogni uomo la guarda lettore per far capire che all’interno di

quest’apparizione fantastica c’è un pericolo

V2 che fa tremare di luminosità l’aria che la circonda

V3 e (quest’apparizione) reca con se amore che nessun uomo possa parlare

V4 tutti si zittiscono ma l’unica cosa che possono fare è sospirare

V5 o dio come lei appare quando non si incontra il suo sguardo

V6 il solo Amore è in grado di descrivere l’effetto che fa il suo sguardo perché io non ho le parole per dirlo.

V7 Mi sembra donna di tale umiltà (avere generosità e altezza morale)

V8 che ogni altra (donna) al suoi confronto io la chiamo ira.

V9 Non si può raccontare la sua bellezza (talmente alta)

V10 che a lei si inchina ogni virtù gentile

V11 anche la bellezza la indica come sua dea (non solo bellezza fisica).

V12 la nostra mente non è mai stata così degna

V13 e non fu posta in noi tanta grazia

V14 da poter avere conoscenza della sua virtù.

Immaterialità della figura femminile che è assoluta, in generale assoluta e pressoché totale

Può capitare che cavalcanti faccia delle similitudini o dei paragoni tra la donna e degli elementi

materiali/concreti, tuttavia questi elementi concreti quando vengono evocati sono anche loro estremamente

stilizzati e in un certo senso fissati in una sorta di dimensione atemporale e fa si che cavalcanti riesce a creare

una sorta di clima da favola perchè gli elementi della realtà sono sempre più sciolti.

“biltà di donna e di saccente core”

la seconda quartina elencazione di elementi considerati belli

una serie di termmini di paragone ma sistemati ed espressi in modo taleda sembrare elementi di un sogno e si

adattano all’immaterialità di questa donna.

PARAFRASI

V1 la bellezza della donna e la bellezza di un cuore saggio

V2 e cavalieri armati che siano gentili e nobili (di cuore)

V3 e il canto armonico degli uccelli e i ragionamenti d’amore

V4 e belle navi colorate che corrono veloci sull’acqua

V5 l’aria serena, quando appare l’alba

V6 e la neve scende dolce lieve senza essere turbinosa e senza vento

V7 fiume ricco d’acqua e la bellezza di un prato ornato d’ogni fiore

V8 l’oro l’argento e la pietra dei lapislazzuli

V9 tutto questo, a tutto ciò sono incomparabilmente superiori

V10 la bellezza e il valore della donna e il suo cuor gentile

V11 così che tutto ciò che ho appena elencato sembra vile a suo confronto

V12 e (la mia donna) possiede saggezza superiore a quella di qualsiasi altra donna

V13 così come il cielo è maggiore alla terra

V14 la virtù non tarda ad apparire in un essere simile

“voi che per li occhi mi passaste 'l core”

Il terzo sonetto comincia a mettere insieme e creare collegamento tra amore e morte. La donna è solo evocata

ma più che nei primi due l’amore viene identificato come un elemento/esperienza che provoca dolore. In

questo più che negli altri due adotta molti termini guerreschi/di battaglie. Battaglia che l’uomo è destinato a

perdere, porta sempre a una morte interiore. Non è più semplicemente evocazione di bellezza ma l’amore

agisce in modo cruento, con passione incontrollabile che porta distruzione e sofferenza.

“passaste”→ trafiggere – termine di guerra.

Già nel primo verso elementi di distruzione, che in questo caso è addolcita dal secondo verso dove si dice

che l’amore uccide ma risveglia l’innamorato. Il destino del cor gentile è quello di innamorarsi e se non

arriva a ciò significa che ha fallito. l’amore da un lato desta la mente dall’altro in Cavalcanti ha la finalità e

conclusione tragica quale la morte.

PARAFRASI

V1 voi che attraverso gli occhi mi trafiggeste il cuore

V2 e risvegliaste la mente che dormiva/immersa nel sonno

V3 guardate alla mia vita angosciosa

V4 che a forza di sospiri distruggete l’amore

nella seconda quartina l’elemento battagliero e guerresco viene ulteriormente enfatizzato

V5 (amore) che viene colpendo con tale forza

V6 che i miei spiriti vitali vanno via/fuggono (di fronte alla forza distruggente dell’amore)

V7 ciò che rimane (lasciato dagli spiriti) è soltanto la mia esteriorità

V8 e poca voce (debole) che esprime il suo dolore sospirando

V9 questa conseguenza dell’amore che mi ha distrutto

V10 è scaturita rapida nei vostri occhi

V11 e mi ha ferito come una freccia che entra nel fianco

V12 il colpo/la freccia mi è giunta così precisa e mi ha centrato fin dal primo momento

V13 che l’anima si riscosse perché addormentata ma tremante

V14 ha visto il cuore trafitto a morte nel lato sinistro del mio corpo

Sonetto calibrato sugli aspetti negativi dell’amore, che porta alla morte interiore. Questo affiancamento di

amore e morte viene ripreso nel sonetto “o donna mia”.

Non c’è alcuna speranza e possibilità di redenzione. Amore porta alla morte interiore ed è accentuato

nell’ultimo sonetto (ripreso e sottolineato)

“o donna mia”

Anche in questo sonetto ripreso l’elemento di amore come guerra, in modo più forte e concreto.

PARAFRASI

V1 o donna mia non vedesti tu colui (amore)

V2 che sul cuore mi teneva la sua mano

V3 quando ti rispondevo (al tuo saluto) con voce fioca e flebile

V4 per il timore che proprio amore mi ferisse a morte

V5 e fu proprio amore che trovandoci

V6 si trattenne con me, amore che veniva da lontano

V7 come un veloce arciere di Siria

V8 equipaggiato solo per uccidere gli uomini

V9 e poi amore trasse sospiri dai tuoi occhi

V10 e me li scagliò come frecce nel cuore così forte

V11 che io mi allontanai fuggendo sbigottito

V12 a causa di questo mi apparve improvvisamente la morte

V13 accompagnata da quelle sofferenze

V14 che sono solite consumare gli altri uomini a forza di piangere

Con Cavalcanti è tutto un proliferare di sospiri, timori, tremori, tutti elementi che enfatizzano la sofferenza

all’uomo deriva da questa sofferenza d’amore che per Cavalcanti è distruttiva. Cavalcanti è il trovatore che

traduce l’accezione dell’amore assolutamente negativa. Dante per formarsi così come è ripercorre tutte le

esperienze a lui precedenti, dai siciliani, ai siculo-toscani allo stilnovismo di Cavalcanti per poi trovare la sua

strada. Trae dalle esperienza precedenti migliori per lui. Cavalcanti è colui che traduce l’esperienza dello

stilnovo in una accezione dell’amore assolutamente negativa.

LA POESIA GIOCOSA (comico-realistica)

Poesia giocosa che è sostanzialmente la totale negazione di quello che è stato detto fin’ora, c’è un

ribaltamento assoluto e completo. La poesia giocosa è il risultato della civiltà comunale, cioè la bellezza

della civiltà comunale che si forma in toscana è che da un lato porta avanti la lirica aulica e dall’altro lato

produce a lirica completamente antitetica di tono diverso, di lingua diversa, di stile diverso, di temi diversi

ma entrambi i prodotti (aulica e non) sono prodotti dalla stessa civiltà. Si parla di poesia comico-realistica

(termine dato dalla critica) oppure si può chiamare poesia borghese o burlesca, giocosa perché risultato della

civiltà borghese e comunale, l’intento di questa lirica è quello di opporsi coscientemente all’aristocratica

lirica amorosa, soprattutto quella stilonovistica.

Lo stile è medio e colloquiale, ovvero stile comico perché deve esprimere la comicità di alcuni

fatti/personaggi. La comicità si trova nella realtà quotidiana e concreta e ciò la differenzia dall’altra poesia, la

poesia comico-realistica è molto attaccata alla realtà quotidiana.

Questa poesia diventa un modo di fare cronaca di quella realtà comunale perché in molti casi i personaggi

presi in giro/descritti in questa poesia sono realmente esistiti. Certifica l’esistenza e la considerazione di

determinati personaggi. Descrizione di personaggi concreti e reali, sia borghesi sia del popolo, vengono prese

in considerazione tutte le principali classi sociali che caratterizzavano la vita urbana e la città. Non è però

una poesia popolare, non è una poesia espressione del popolo, costruita da personaggi borghesi, fatta e

costruita secondo dei criteri squisitamente poetici. Dalla seconda metà del 200 le poesie nascono e si

sviluppano contemporaneamente (non c’è solo il filone aulico o solo il filone realistico). Tutti i poeti visti

fin’ora sono poeti che fanno lirica d’amore e comico-realistica. Quindi entrambi i filoni sono accettati e

ugualmente praticati anche da poeti come Cavalcanti ecc. C’è contemporaneità cronologica ma c’è anche il

fatto che sono gli stessi autori che si dividono sia sulla produzione amorosa sia sulla produzione burlesca.

Due modi di fare lirica che non sono incompatibili fra di loro, sono entrambe accettate. Ciò è testimoniato

dal fatto che nel canzoniere di un poeta sono presenti tutti e due i tipi di poesie.

Rustico Filippi divide il suo canzoniere di 48 sonetti in modo equo in poesia seria e amorosa e in poesia

comico realistica.

Cecco Angiolieri è un caso a parte perché sceglie di fare solo poesia/liriche di genere comico, perché rifiuta

radicalmente la lirica cortese, in modo così radicale a volte che a volte ne fa parodia, maschera i suoi sonetti

come amorosi ma in realtà li prende in giro.

La lirica comico giocosa non è improvvisata ma è comunque estremamente elaborata e costruita. Stile medio

che si usa per parlare di cose comiche, è più comunicativo, ciò non esclude un lavoro molto forte dietro a

queste poesie. Lirica che prevede una precisa abilità tecnica, Cecco Angiolieri dalla critica ottocentesca era

stato considerato un dilettante, improvvisatore, dalla critica successiva venne rivalutato perché dal punto di

vista tecnico era uno che le cose le faceva seriamente pur trattandosi di lirica giocosa. Temi sono tutti antiteci

a quelli del repertorio cortese al quale si contrappongono in modo più o meno cosciente. Temi che derivano

dalla tradizione giocosa latina (poesia dei goliardi-termine medievale) i goliardi erano i poeti che scrivevano

poesia giocosa in latino e che in genere erano studenti universitari, intorno all’università si formavano dei

circoli di giovani amavano divertirsi, bere, giocare e andare a donne che poi mettevano in poesia questo tipo

di vita (gioco, bere, donne).

Da questo filone medio-latino i poeti giocosi in volgare traggono il canone di temi di cui loro parlano:

- esaltazione del potere del denaro (serve per divertirsi) e l’elogio della dissipazione;

- lamento sulla povertà

- l’inventiva contro la fortuna cieca e mutevole

- la celebrazione dei piaceri della vita (cose che si ottengono solo con il denaro) sono stati espressi in

DONNA-TAVERNA-DADO di Cecco Angiolieri

- l’invettiva contro le mogli

- ridicolizzazione delle donne non piacenti (ovvero quelle anziane, vecchie e brutte o fisicamente non

deisderabili)

- caratterizzazione della donna come creatura del diavolo (non solo come moglie e ostacolo del divertimento

ma anche lussuriosa, traditrice, viziosa, volubile, volgare e che risponde (lingua troppo lunga) e donna che

non si lascia dominare. Se la donna è questa non è angelicata ma porta a formulare il concetto dell’amore

solo come fisico/sesso. L’esperienza d’amore non ha nulla di spirituale solo sesso.

Il linguaggio si adatta al tono medio, linguaggio volutamente plebeo, con inserimenti dialettali, usa spesso il

gergo cittadino e dei bassifondi e usa spesso i proverbi e i doppi sensi (soprattutto in materia sessuale) e

arriva a creare dei neologismi, crea parole nuove per esprimere delle situazioni. L’obiettivo è evitare

assolutamente il linguaggio alto o aulico oppure se viene usato viene fatto solo per parodizzare e ribaltare il

significato. Una delle figure retoriche più importanti è l’iperbole (ovvero esagerazione) presentare una

situazione o qualcosa in termini eccessivi o in modi impossibile (es. toccare il cielo con un dito). E uso

notevole di imprecazioni violente per rifarsi al modello latino ovvero prendere un personaggio e demolirlo,

insultarlo ovvero “vituperium” (termine latino).

Il vituperium viene ripresa dal latino da questi poeti ed è vituperare qualcuno, ovvero ingiuriare e descrivere

nel modo peggiore.

Molto spesso le liriche di questi poeti (usano il sonetto, strumento retorico talmente agile che permette di

creare una lirica molto discorsiva, e il sonetto ammette una varietà tematica) molto spesso questa capacità

discorsiva ha una modalità teatrale cioè, questi poeti riescono a comporre dei sonetti e illustrare delle

situazioni dando una movenza talmente drammatica/agìta che hanno teatralità e parvenza scenica. Molto

spesso i sonetti sono strutturati in dialoghi con botta e risposta, per questo hanno movenza scenica.

RUSTICO FILIPPI è il primo poeta di questo modo comico-realistico ed è uno dei più significativi tra i

poeti. Riesce a dividere nel suo canzoniere il due parti uguali tra poesia aulica e poesia giocosa: 24 stile alto

e 24 giocosi. Nasce a Firenze intorno al 1230/1240 e muore intorno al 1300, di parte ghibellina, di lui si

hanno notizie scarne e vaghe. Pare che compone lirica dal 1260 al 1290 e ha un discreto successo. La sua

notorietà è limitata allo spazio fiorentino, non va oltre la città di Firenze, tra l’altro dopo la sua morte viene

dimenticato abbastanza rapidamente, tutto ciò è documentato solo da un codice ovvero il “Vaticano Latino

3793”. Non solo divide le liriche ma tende a non contaminarli (non mischia le cose, Se parla d’amore ha un

linguaggio alto/aulico e si adegua a quella tipologia di poesia mentre se parla di temi giocosi tiene un tono

medio).

Per primo o in Modo più magistrale utilizza il vituperium. Nei suoi sonetti ha inaugurato la tradizione

volgare. Descrive un umanità plebea, bassa, volgare e brutta.

“ne la stia mi par esser col leone”

tono medio, linguaggio plebeo e vituperium chiarissimo.

PARAFRASI

V1 nella gabbia del leone mi sembra di stare

V2 quando sono vicino a Lutieri (notaio)

V3 perché puzza più che un uomo malato costretto in prigione

V4 ovvero puzza più che un ammasso di carne putrefatta o un mucchio di cadaveri

V5 i suoi capelli son talmente unti che farebbero un brodo denso

V6 e cuffia farebbe ricco un produttore di olio

V7 e i vestiti di lino in modo potrebbero servire

V8 per fare dei batuffoli per essere bruciati di un buon amministratore

V9 e il suo fiato sente talmente di stalla

V10 e sente anche di leonessa o d’altro animale puzza

V11 nessuno ha mai puzzato così

V12 e pergiunta un gran sudore

V13 che sembra veleno e olio mescolato

V14 la rogna (malattia della pelle dovuta alla scarsa pulizia) completa il tutto se dovesse mancare qualcosa

Tono basso, linguaggio medio e vituperium presente.

“una bestiola ho visto molto fiera”

Presa in giro più leggera, usa dei mezzi e modalità retoriche più laterali, beffeggia un cavaliere. Presa in giro

meno diretta di quella precedente.

Il linguaggio è illustre ma usato in modo malizioso per invertire il significato.

Primo verso contrapposizione ironica tra bestiola e fierezza e orgoglio.

PARAFRASI

V1 ho visto una bestiola molto orgogliosa

V2 gagliardamente vestita di una nuova armatura

V3 a cui sta così bene l’elmo

V4 che sembra Salinguerra Torelli (capo ghibellino)

V5 se il collare dell’armatura gli arrivasse fino al mento

V6 conquisterebbe il mare e la terra

V7 e chi ha paura o teme la sua visiera

V8 a mio parere non è sciocco ne sbaglia


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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere moderne
SSD:
Docente: Bani Luca
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucia_Mezzera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Bani Luca.

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