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Letteratura italiana

Le origini – premessa

Le letterature volgari che nascono in questi secoli hanno una forte relazione con la cultura latina-medioevale e, basandosi sulla cultura latino-classica, hanno apportato delle variazioni. Le prime attestazioni di scrittura letteraria in Italia si trovano e sono documentate a partire dalla prima metà del 200. Esempi di attestazioni non letterarie invece precedono. Queste scritture (entrambe) non sono in lingua italiana ma in una delle tante lingue regionali, dette “volgari”, che esistevano nell’area geografica italiana. Ciò si trascinerà fino a tutto l’Ottocento e oltre. Il problema della lingua unitaria in altre nazioni si risolve prima dell’800 (Francia, Spagna) in Italia diventerà urgente quando nel 1861 si raggiunge l’unità politica, e la vera unità linguistica si raggiungerà grazie alla scuola che impone a tutti una certa lingua, alla diffusione dei giornali, alla diffusione dell’editoria (libri) ma soprattutto grazie alla diffusione di mezzi come la radio (anni 20/30) e alla televisione, con ciò si passa ad un’unità linguistica, si perderà sempre più il dialetto e si diffonderà la lingua italiana.

Scritture letterarie

Dialetti volgari:

  • Siciliano (Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo, Molise) diventerà la lingua della scuola siciliana.
  • Dialetti del centro Italia (toscano e le sue varietà, umbro, marchigiano) per due importanti scuole politiche ovvero la scuola religiosa (umbro, San Francesco d’Assisi) e la prima poesia anche a noi comprensibile perché tuttora noi parliamo una lingua che deriva dal toscano.
  • I primi poeti toscani traducono le liriche e le poesie dal siciliano al toscano.
  • I dialetti veneto-lombardi, estremamente diversi dagli altri, sono molto influenzati dalle lingue francesi, la lingua d’oil e la lingua d’oc. (Es. Alfieri, secondo Settecento) lui all’inizio della carriera deve decidere se scrivere in francese o in italiano.

L’inizio della letteratura italiana è plurilinguistico, perché le prime espressioni corrispondono a vari dialetti. Persistenza del latino, il latino è sempre presente anche con la creazione della lingua italiana; esso rimane la lingua culturale di comunicazione universale, un latino trasformato come tutte le lingue (le lingue non sono statiche), è l’unica lingua che può contare su uno statuto solido, è una lingua certa, non in formazione ma in trasformazione. Al contrario, le lingue volgari sono agli inizi (sono già usate quotidianamente, ma non hanno una grammatica cioè una struttura formale) devono ancora trovare una loro base, le forme, le regole, la sintassi e il vocabolario. Devono ancora raggiungere il livello di formalizzazione che il latino ha già. Sono in uso nella comunicazione quotidiana ma entrano a far parte dell’uso pubblico.

Le prime vere testimonianze sono notarili, giuridiche. Iniziare ad usare il volgare significa avere bisogno di regole per far sì che sia comprensibile a tutti.

Il perché dell'uso delle lingue volgari

Problema: perché l’uso delle lingue volgari si è sviluppato solo nel XIII secolo?

  • Confronto con la Francia: se in Francia l’aristocrazia comincia abbastanza presto ad avere un ruolo importante nella produzione letteraria, in Italia ciò non succede. Nelle diverse corti si comincia prima ad avere ‘esigenza di avere un prodotto letterario per intrattenere i nobili, per questo serve una lingua per comunicare. In Italia non succede perché si vive di rendita, cioè si importa il prodotto culturale e perché si deve aspettare la formazione di una nuova classe sociale, che si sviluppa più tardi (età dei comuni).
  • In Italia il latino come lingua della cultura ha una maggiore consistenza/importanza; il perché è ancora aperto. Essendoci la sede cattolica, il latino era favorito alle altre formazioni.
  • Particolarità politica, non essendoci un’unità nazionale non esiste un motore unico, es. Parigi per la Francia (non solo politico ma culturale).

Questo fa sì che in Italia la produzione letteraria inizia più tardi. Es. Inghilterra nel settimo secolo c’è un poema in lingua dialettale. Germania, Spagna (cantare del mio cid), Francia (lingua d’oil chanson de geste e la lirica provenzale in lingua d’oc). La lirica italiana deve molto alla lirica provenzale. Se la letteratura italiana in un certo senso parte subito col botto, tre nostri poeti si trovano già all’inizio di questa letteratura, Dante, Petrarca e Boccaccio. Boccaccio fonda la prosa.

Premesse socio-culturali

La rinascita delle città, (fenomeno europeo) ma in Italia questo fenomeno ha un particolare sviluppo, si sviluppa molto di più che negli altri paesi. Non sarà solo un risveglio economico e sociale ma anche già nel 200 l’Italia è divisa in due: l’Italia meridionale (stato centralizzato molto forte) fa sì che ci sia un parziale risveglio. Al centro nord c’è uno stato solo formale, e il risveglio assume delle caratteristiche particolari fino alla formazione delle signorie, ogni realtà locale cerca di crearsi una propria storia e una propria classe dirigente. Al sud Federico II, al centro nord ogni città ha la propria classe di dirigenti. La realtà toscana ha una maggioranza di produzione (numerica), è il più potente come quantità e come incisività.

Il ceto intellettuale nel medioevo (monaco), alto medioevo nei centri religiosi, con lo sviluppo delle città si diversifica in: funzionario di corte (di Federico II, non solo funzionario ma anche poeta) ciò non è così scontato, il frate, il professore universitario che girava per gli stati, il mercante che si sposta e porta all’estero la propria merce, gli affari e la cultura, il professionista cittadino ovvero notai e avvocati, il giullare o trovatore è a cavallo tra alto e basso medioevo.

*Monaco appartenente a vecchi ordini, all’interno di un monastero lontano dalle città. I frati appartengono ai nuovi ordini religiosi, ordini predicatori, a contatto con la civiltà.

Gli aristocratici fino ad un certo punto non sanno né leggere né scrivere, Carlo Magno impara a scrivere e per questo si servono dei monaci. L’intellettuale italiano ha una doppia prospettiva, Dante con Firenze, ruolo molto importante che determina la sua produzione, la Divina Commedia sarebbe stata scritta così se fosse stato da un’altra parte o sarebbe diversa. Intellettuale legato ad una rete internazionale in tutta l’Europa e da qui deriva il pensiero a chi rivolgere l’opera e che lingua usare nella scrittura.

Scrivendo in latino Dante pensava avessero una diffusione non solo italiana ma anche europea.

Su quali fonti si formano gli intellettuali?

La forma più diffusa del medioevo sono le grandi compilazioni enciclopediche o summae, per la prima formazione era necessario avere una cultura di base oppure si usavano le traduzioni e i rifacimenti delle opere classiche latine che avessero la forma enciclopedica Plinio il Vecchio Naturalis Historia (1 secolo d.C), Cassidoro Institutiones (560), Isidoro di Siviglia Etyologiae (570-636) → elemento alfabetico che si basa molto sull’etimologia della parola.

Altri sono Rabano Mauro con De Rerum Naturis (780-856) (punta al significato allegorico delle parole) Brunetto Latini Li Livres Duo Trésor (1260-1267). Questi parlano latino, alcuni la lingua d’oil o d’oc e alcuni anche il greco. L’enciclopedismo è una base fondamentale per la formazione del nuovo ceto. Il 200 e il 300 sono una transizione verso la modernità e verso Petrarca, l’intellettuale del medioevo è acritico e astorico cioè possiede la cultura medievale e quella parte di classica che è transitata nel medioevo ma tende a dare caratteristiche medievali anche a opere della cultura classica.

Le opere scritte da pagani venivano accettate solo se venivano piegate secondo una prospettiva cristiana. Il pubblico delle opere cambia, con lo sviluppo della città si sviluppa la civiltà borghese che sviluppa nuovi bisogni, non necessariamente conosce il latino ma ha bisogno di poesia. Il nuovo intellettuale deve produrre cultura anche per il nuovo pubblico (acculturato e che ha un palato fine) pubblico formatosi sulla cultura francese e che magari non conosce il latino ma la lingua d’oil o d’oc. Intellettuale in fase di transizione che si apre alla modernità ma fortemente legato ad alcuni dogmi del medioevo.

Il fatto di dover scrivere in una nuova lingua perché usata sia nel pubblico che nell’ambito letterario, queste devono essere regolarizzate e regolamentate, nel 200 cominciano a nascere delle “grammatiche” ma che sono più dei manuali di retorica volgare. Le summae danno degli esempi e dei toni a seconda di come vengono usati. Le lingue volgari devono dare una forma alta di espressione altrimenti non potranno diventare ufficiali. Ars dictandi, testo che spiega come redigere ogni tipo di testo, anche le lettere. Tutto deve essere scritto in un certo modo e con una certa struttura.

L’aspetto principale dei trattati di retorica è il rifiuto dell’espressione immediata, appena nascono cercano di assumere una forma elevata poiché devono competere con una lingua già formata.

La cultura latina medioevale (o mediolatina)

Legame inscindibile tra cultura latina (tutti si formano con questa) e la nuova cultura delle lingue volgari. La cultura mediolatina parte dal sesto secolo (caduta dell’impero romano) d.C. fino al tredicesimo. La cultura latina medioevale è la cultura europea. Tutta la cultura in tutti i paesi viene scritta in latino, lingua di comunicazione degli intellettuali con tutta Europa. Latino = lingua franca di comunicazione.

Questa cultura e questa lingua (volgare) non decadono ma diventano un canale parallelo a quella esistente, per molti secoli, non solo in Italia, ci sarà questa duplicità. (Es. Galileo Galilei le usa tutte e due). Già nel quattrocento la letteratura umanista è in latino. La complicità comincia a decadere nel settecento, quando si imporranno i volgari. Tutti gli scrittori sanno il latino e il loro volgare, alcuni anche il francese e alcuni anche un altro dialetto diverso dal loro. Plurilinguismo.

Sia a livello italiano sia a livello europeo il fatto che alcuni scrittori cominciano ad usare il volgare non significa che sia in decadimento ma è una rinascita carolingia cioè in forte ripresa.

Testimonianze

Liutprando, Paolo Diacono per gli studi storiografici, mentre per gli studi filosofici Anselmo d’Aosta e Tommaso d’Aquino (nel dodicesimo secolo). Gli scrittori usano i loro testi per formarsi e per scrivere le loro opere.

La produzione letteraria non è fatta solo per svago ma per dare importanza alla propria corte (es. Carlo Magno), la grandezza/autorevolezza è dovuta alla grandezza dei terreni e alla cultura che dà prestigio alla corte. Ciò si ripeterà anche alla corte di Federico II di Svevia, il suo prestigio nasce dall’intellettualità dell’imperatore, ha un livello culturale molto elevato. Cultura per dilettarsi, per divertirsi e per dare prestigio.

La letteratura latina e quelle volgari non sono in concorrenza ma sono espressioni di una stessa cultura. Il sempre più diffuso uso del volgare è dovuto all’espandersi del pubblico, con nuove classi sociali di persone che hanno bisogno di cultura. La cultura è quella cosa a cui l’uomo può accedervi quando i beni e le esigenze primarie sono soddisfatte. Es. nel Decameron di Boccaccio c’è il nuovo pubblico, quello femminile. Le donne chiedono cultura perché vivono una vita ritirata e richiedono tempo per leggere. Il filone principale della letteratura italiana di questi secoli è il filone che parla d’amore.

Autori alla base della cultura medievale:

  • Saverino Boezio (480-526) con De consolatione philosophiae, nella sua opera fonda la prospettiva per cui la filosofia e più in generale la conoscenza sono elementi consolatori per l’uomo, ovvero si esce da un periodo che provoca un shock incredibile nella gente comune, per questo la filosofia aiuta a risolvere questo. La prospettiva e la capacità dell’uomo di produrre sapienza e filosofia, sono segnali che indicano la natura divina dell’uomo.
  • Aurelio Cassidoro (490-583), intellettuale che disciplina i vari rami della sapienza dell’uomo, creando una gerarchia al cui primo posto ci sono le scienze divine e successivamente le scienze umane.

L’uomo medievale e il medioevo si basano sul divino, Dio è il centro di tutto. Da dove parte il tutto.

Luoghi di produzione

Si passa da un luogo unico ovvero Roma ad una pluralità di luoghi che dà l’idea del disfacimento dell’impero, comincia ad articolarsi in forme diverse. I luoghi dalla fine del VI sec. Resta Roma ma si aggiungono Pavia (perché diventerà la capitale del regno longobardo) Ravenna (Capitale politica dell’impero bizantino in Italia) a cui si aggiungono Monza, Verona che non hanno uno specifico ruolo politico ma sono segni vescovili e questi vescovi creano delle scuole capitolari (luoghi/spazi in cui tentano di istruire il proprio clero). Il monachesimo, il cui fondatore è Benedetto da Norcia con la diffusione dei monasteri benedettini, sono al di fuori degli spazi rurali, la formazione di questi monasteri intende conservare la cultura classica. Parte di questa cultura viene “salvata”.

Il compito del monaco amanuense è quello di trascrivere. Le cose iniziano a cambiare nell’XI con il papa che mette in opera una riforma per cui toglie potere ai monasteri ad abati e ne dà in più ai vescovi. Fondazioni di istituzioni laiche ovvero le università, la prima Bologna 1088, importante per gli studi giuridici, altra Salerno (per gli studi di medicina) poi Parigi e Oxford famose per studi tecnologici e giuridici.

Il culto del passato, cioè che dal punto di vista del riferimento culturale/religioso l’uomo… Momento considerato fin da subito. Stretta osservanza della bibbia e rispetto delle sue regole. L’uomo vive in pace con la creazione delle cose e gli dà nome quindi realtà e consistenza. Dopo l’interruzione della pace la storia umana ha visto i primi morti. Nel momento in cui tutto sarà immobile si tornerà al momento di assoluta imperfezione. Recuperare il passato significa recuperare la dimensione migliore dell’uomo e della sua esistenza; ciò vale anche per la cultura e la letteratura. Per un medioevo che guarda così tanto al passato…

Classici e cultura medievale

Padre della letteratura ovvero Omero. Classicità = punto di riferimento. La class., garantisce il fatto che sto dicendo la verità. Maggiori prosatori: Cicerone e Sallustio e gli altri Otto poeti sono. Forte rapporto tra culto del passato classico e cristianesimo. Tutta la società medievale è una società cristiocentrica. Il testo fondamentale e che tutti devono conoscere è la bibbia. Se un monaco fa qualcosa contro il testo sacro. Il primato della fede e della teologia è atesorico e atemporale. Viaggio dantesco mira ad un unico obiettivo Dio. Parla di cultura latina, provenzale e deve attraversare tutta la realtà terrena. Dio è il punto di partenza e il punto d’arrivo. Con Petrarca e Boccaccio le prospettive cominciano a cambiare. Al primo posto c’è l’autorità dei testi scritti e della teologia mentre al secondo posto c’è l’autorevolezza dei classici che hanno già detto tutto e tutto è già stato scritto all’interno della bibbia. Non può essere aggiunto niente di nuovo. Nel medioevo c’è una serie di autori prima-citati e una serie di autori religiosi che sono i padri della chiesa. Traghettano il sapere da pagano a cristiano basati entrambi sulla classicità e il secondo sulla chiesa.

  • Sant’Ambrogio (ideologia politica);
  • San Girolamo (importante per l’esegesi biblica);
  • San Gregorio (importante per le riflessioni morali e mistiche);
  • Sant’Agostino (importante per tutte le questioni di tipo dottrinali);

Il medioevo in Italia

Perché il medioevo non ha prodotto in Italia una nazione come è invece successo in altre nazioni? Al primo posto troviamo il rapporto con il cristianesimo, successivamente l’individualismo e universalismo. Non esiste una conversione di gruppo e ciò fa sì che la prospettiva che l’uomo italicus è una prospettiva individualistica. Forte rapporto con gli universalismi, i riferimenti sono la chiesa e l’impero, facili come riferimenti perché distanti in Italia c’è una prospettiva individualistica e quindi si sono sviluppati i comuni (ovvero l’individualismo) che si manifesta in modo palese è quell’elemento che ostacola la formazione di una nazione come nelle altre nazioni.

Potrebbe essere un problema ereditario, in quanto abituati all’individualismo risulta difficile aprirsi alla collettività (nord) al sud, la storiografia identifica nell’apertura alla collettività una debolezza, se i franchi, gli spagnoli e gli inglesi hanno un’identità etnica forte questa gli consente di essere più forti rispetto alla corte di Federico II di Svevia, la fragilità statale è dovuta alle opzioni che caratterizzano il nord Vs il sud.

Prime testimonianze in lingua volgare

Sono testimonianze abbastanza precoci dell’uso del volgare (le prime della scheda), le seconde sono più recenti e a ridosso del tredicesimo secolo. Nel secondo gruppo di testimonianze si cominciano a trovare alcune che hanno un’ambizione letteraria, alcune sono inseribili in testi religiosi che hanno...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucia_Mezzera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Bani Luca.
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