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NOVECENTO

Nel corso del ‘900 si sovrappongono numerosi movimenti poetici anche molto distanti

tra loro, hanno pesato più che in altri secoli i fattori storico-politici e socioculturali, il

ventennio fascista che ha limitato la circolazione delle idee, la massiccia adesione

degli scrittori alle ideologie della sinistra dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Enorme l’influenza del filosofo e critico Benedetto Croce (uno dei pochi a rimanere

indipendente dal fascismo) mantenne la critica accademica chiusa sui canoni estetico-

idealistici, anche se erano comunque presenti degli elementi di contrasto. Da tenere

conto anche il rapporto tra la letteratura italiana e le tendenze internazionali, la

formazione dei nostri intellettuali avveniva anche grazie al contatto con movimenti e

autori stranieri, soprattutto a Parigi nella fase delle avanguardie (il Futurismo lanciato

in Francia e Italia da Marinetti), in Europa (la fortuna di Svevo la fa Joyce in Francia) e

poi negli Stati Uniti (Calvino e Eco). POESIA: È una poesia antecedente alla Seconda

Guerra Mondiale, si caratterizza per la dialettica tra sperimentazione avanguardistica e

il ritorno alla classicità. Determinando così due tendenze: la linea della POESIA PURA

di matrice simbolista che si ricollega al filone ERMETICO (Quasimodo, in parte

Ungaretti e Montale) con un linguaggio evocativo, il gusto analogico-simbolico e

l’esistenzialismo. E la linea CLASSICISTA che si richiama alla tradizione (Saba) e

mantiene le forme metriche e lessicali della tradizione lirica e l’andamento narrativo

pre-simbolista. C’è anche un’altra tendenza quella dell’ANTINOVECETISMO o “dello

stile semplice” (ostile ai caratteri sperimentali del primo ‘900) di Sandro Penna, Attilio

Bertolucci e Giorgio Caproni. La caratteristica comune è la distanza dai codici della

tradizione letteraria italiana. A questi movimenti si dà il nome di AVANGUARDIE,

ebbero breve durata ma influenzarono le tendenze successive:

-Crepuscolarismo: distanza dal modello dannunziano, rinnovamento del linguaggio

poetico e dei temi (oggetti della quotidianità borghese), registro colloquiale basso;

-Futurismo: distruzione della tradizione, libertà metrica e tipografica, centralità della

metafora e dell’analogia, forme violente;

-Espressionismo: eversione dei codici linguistici o stilistici consueti, scrittura fatta di

versi spezzati, prosa frammentaria ad alta densità lirica (Gadda) frutto dell’interazione

fra la lingua nazionale postunitaria e i dialetti vivacissimi, e di bilinguismo dovuto alla

difesa dei dialetti una scelta che risulta soprattutto difensiva e nostalgica per una

dimensione in via di estinzione o per opposizione alla massificazione prima e alla

globalizzazione poi (il caso di Pasolini), o anche un ritorno agli strati più profondi del

linguaggio dell’inconscio umano. In generale, parliamo di plurilinguismo colto.

LE VARIE FORME DELL’AVANGUARDIA

INTRO: Nel 1903 vengono pubblicate due opere che chiudono la fase ottocentesca i

Canti di Castelvecchio l’Alcyone Laudi)

di Pascoli e (terzo libro delle di D’Annunzio, da

qui prendono avvio i poeti crepuscolari che si rifanno ai simbolisti franco-belgi

fondendo malinconia e consapevolezza della marginalità della poesia nelle società

borghesi, la protesta contro la mercificazione dell’arte avveniva dal basso e con ironia,

il maggior autore è Guido Gozzano. All’inizio del secolo esplodono poi le avanguardie

movimenti artistici che intendono rompere i ponti con le forme più tradizionali

attraverso le dichiarazioni di poetica (Duchamp e il Dadaismo con il rovesciamento

parodico del quotidiano “Fontana” l’orinatoio, Picasso e il cubismo, in musica la

dodecafonia). Avanguardie: Futurismo (manifesti di Marinetti nel 1909) tratti

vociani

aggressivi e tecnologici, Espressionismo con gli autori detti dalla rivista

La Voce, Allegria di naufragi

fiorentina come di Giuseppe Ungaretti limite estremo

dell’attenzione alla parola pura e assoluta e la disgregazione metrico-sintattica dalla

necessità di rappresentare una realtà in frantumi come quella sperimentata dal

soldato nelle trincee. L’inizio del secolo è caratterizzato da un rifiuto del romanzo,

Il fu Mattia Pascal

eccezioni Luigi Pirandello con (1904) singolare storia di un cambio

d’identità in un filone narrativo umoristico e Federico Tozzi. Sul versante del teatro il

Sei personaggi in cerca d’autore

vertice viene toccato nel 1921 con di Pirandello, una

riflessione meta-teatrale in cui la società viene allegorizzata nella rappresentazione

scenica (imitatissimo, pirandellismo). Dopo gli anni ’20 si conclude la fase più

sperimentale della nostra letteratura, si riafferma la volontà di ritorno all’ordine.

LA POESIA CREPUSCOLARE

Nasce si sviluppa nei primi anni del 900 (1905-19015) e trova l’origine del proprio

nome in un articolo di Giuseppe Antonio Borghese sulla Stampa del settembre 1910,

dove, commentando la recente produzione in versi, il critico parla di “mite crepuscolo”

dopo la grande stagione che riuniva Carducci, Pascoli e D’Annunzio. L’influenza

principale è quella franco-belga simbolista, entra in gioco il tema dell’inettitudine.

L’abbassamento della poesia al racconto dell’ordinaria quotidianità (delle piccole cose

anticipate da Pascoli) conosce forme diverse tra i principali autori crepuscolari:

-Sergio Corazzini: fra i primi poeti a distinguersi, si rifugia nel mondo della poesia,

parla della propria tragedia quotidiana e rinuncia all’etichetta di poeta (come nella sua

Desolazione del povero poeta sentimentale perché tu mi dici poeta? Io non sono

poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”), in lui prevale il doloroso

Piccolo libro

sentimento dell’impossibilità di far poesia e di rifiuto degli artefici retorici (

inutile - 1906);

-Marino Moretti: trai ispirazione da Pascoli, scrive di oggetti familiari e quotidiani

A Cesena

(come “piove è mercoledì, sono a Cesena”) in una sorta di elencazione

monotona di oggetti e situazioni privi di rilevanza, la poesia ha la funzione di dire il

“niente da dire” ormai rimasto ai poeti;

-Guido Gozzano (1883-1916): si distingue per l’ironia quando accosta oggetti

comuni e quotidiani con gli emblemi della tradizione poetica (Dante, Carducci o

D’Annunzio, li demistifica, si parla di antisublime o di sublime dal basso, l’eros –

cavallo di battaglia dell’estetismo dannunziano, viene o del tutto evitato o bloccato sul

La signorina Felicità

nascere), come ne ovvero la felicità, dove sempre proseguendo

questo gioco di disconoscimento ironico, il poeta ammette: “io mi vergogno, sì, mi

vergogno d’essere un poeta!” Si coglie quasi un annullamento nichilistico che non

Totò Merùmeni

porta al suicidio solo in virtù di un distacco ironico unito al fatalismo ( “E

vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà”).

FUTURISMO e MARINETTI: La prima è la più consapevole avanguardia letteraria

italiana in rapporto alle tendenze parigini, infatti è a Parigi che si forma Filippo

Tommaso Marinetti (1876-1944) con l’aiuto del poeta Apollinaire viene pubblicato

Figaro Manifesto

su nel 1909 il primo del futurismo, dove sono posti come slogan

alcuni punti essenziali della poetica futurista: rifiuto tradizione, accettazione del

presente fatto di macchine e velocità, di forza e di violenza (la guerra è l’igiene del

mondo) e una spinta verso il futuro come espressione di un movimento incessante e

rivoluzionario. In ambito letterario le indicazioni sono più rilevanti dei risultati, i

Manifesti si susseguono fino agli anni ’40 quando il movimento – dopo la Prima Guerra

Mondiale e l’avvicinamento al Fascismo – diventa la forma d’arte del regime e qui

esaurisce la sua azione. Marinetti raggiunge i risultati più interessanti della sua

sperimentazione con le sue parole in libertà, la creazione di composizioni

tipografiche in cui le parole sono accostate senza precisi nessi, disposte per formare

Zang Tumb Tumb

oggetti tecnologici o bellici come in (1914). Futuristi: seguaci di

Marinetti furono Papini, Soffici e Palazzeschi, un rapporto a tratti burrascoso fino

allo scontro fisico. Prevalgono forme libere, filastrocche, ripetizioni nonsense, vicende

grottesche e pg stravaganti. Nel complesso il futurismo si configura come il più forte

tentativo di rifiutare integralmente le forme tradizionali, e la sua diffusione risulterà

capillare e nonostante i suoi limiti affiancò le grandi correnti europee e fu rielaborato

nel cubofuturismo russo, diventando l’arte ufficiale del comunismo rivoluzionario, in

particolare con l’attività di Vladimir Majakovskij.

ESPRESSIONISMO: Il critico Contini considera l’espressionismo come la tendenza a

far interagire codici linguistici e stilistici diversi per ottenere effetti dissonanti e

La

originali. Molti degli autori di questo filone collaboravano alla rivista fiorentina

Voce, nella forma del frammento, testi brevi e intensi, evocativi, con lo scopo di

scavare nell’interiorità spirituale. Tra i vociani più rappresentativi c’è Clemente

Rebora e le sue idee sofferte sul senso insignificante del vivere (prenderà poi il

sacerdozio) con linguaggio aspro e denso, Giovanni Boine con i suoi poemi

Canti orfici

sperimentali in prosa e Dino Campana con i (1914) molto influenzato dai

poeti maledetti francesi e dai futuristi, ma anche dai classici Dante, Goethe, Carducci,

Pascoli, D’Annunzio, l’orfismo è una poesia simbolista che mira a evocare significati

profondi e nascosti dietro la superficie della realtà, molto visivo prende spunto da

paesaggi e dipinti.

GIUSEPPE UNGARETTI (1888-1970)

Dagli ESORDI agli ANNI ’30 dalla PAROLA NUDA al RECUPERO DELLA TRADIZIONE

L’allegria di naufragi

-PAROLA NUDA: nel del 1919 viene sviluppato il nucleo

Il porto sepolto

originario dei testi pubblicati ne (1916). L’elemento comune a tutti i

L’allegria

componimenti è soprattutto quello autobio: Ungaretti stesso definiva un

diario. Protagonista indiscussa è la parola adamitica, scavata, considerata veicolo

fondamentale nella riscoperta dell’io (Il porto sepolto). Principali soluzioni tecniche:

abolizione radicale della punteggiatura, ricorso insistito allo spazio bianco sulla pagina

per isolare i versi e spezzare (frantumazione della metrica), l’uso del verso libero che

smonta dall’interno le strutture metriche tradizionali, modellando l’espressione poetica

sull’urgenza comunicativa dell’io e l’impiego della figura retorica dell’analogia per

consegnare sulla pagina immagini particolarmente pregnanti. “Ogni singola parola

scavata è nella mia vita come un abisso” ecco affermato il valore simbolico e

insieme salvifico della parola poetica.

Sentimento del tempo

-RECUPERO DELLA TRADIZIONE: (1933) inaugura una

nuova fase della poesia ungarettiana. Tema principale è la percezione dello scorrere

del tempo tra passato e presente e del rapporto tra la finitezza dell’uomo e il senso

dell’assoluto su cui si innesta la riflessione sulla condizione dell’essere umano e la

malinconia per la perdita di affetti e persone. Ungaretti si muove nella direzione della

ripresa della lezione dei classici della tradizione lirica (quindi soprattutto Leopardi e

Petrarca) e del recupero dei versi e delle misure metriche più convenzionali. Principali

soluzioni tecniche: sintassi più elaborata, ripristino di endecasillabi e settenari,

recupero delle forme strofiche (come quelle dell’inno) e reintroduzione della

punteggiatura.

LA NARRATIVA DEL ‘900 Rispetto alla poesia il quadro della narrativa italiana appare

più vario ma privo di linee preminenti, manca una tradizione e il modello per anni è

stato I promessi sposi. Continuano a occupare le scene D’Annunzio e Fogazzaro e

De Amicis, o Grazia Deledda che unisce il gusto verista con la nuova sensibilità per

Canne al vento

gli aspetti inconsci della psiche, come possiamo vedere in (1913). Il più

significativo per la critica resta Pirandello che, pur partendo da premesse

Il

tardoveriste si propone come sperimentatore con le sue soluzioni metanarrative con

fu mattia Pascal.

PROSATORI ESPRESSIONISTI-TOZZI: autori che hanno privilegiato la prosa

La

espressionista ricca di asperità e vocaboli rari, di solito sono autori legati alla rivista

Voce, che hanno impiegato il frammento o il poema in prosa, ovvero una prosa di tipo

lirico. Il maggior rappresentante e Federigo Tozzi (1883-1920) senese, il primo

Con gli occhi chiusi

romanzo è (1919) la storia del giovane Pietro che ama Ghisola,

la idealizza ma lei non è affatto pura e ingenua come lui la vorrebbe, solo alla fine

quando la scopre gravida in una casa di appuntamenti, viene colto da una violenta

vertigine e cessa di amarla. Un racconto dalla dimensione psicologica, infatti Tozzi ha

studiato trattati prefreudiani e conosce le teorie di William James sul flusso di

sensazioni che vanno a formare la psiche umana, quindi racconta un resoconto delle

sensazioni provate dal protagonista quasi “con gli occhi chiusi” ossia in uno stato

incerto fra realtà e idealizzazione (con forti componenti oniriche drammatiche), con

Tre croci

uno stile secco e nervoso ricco di toscanismi arcaici. Più tradizionali i romanzi

Il podere,

e dominati dal destino inevitabile, della colpa che i protagonisti devono

scontare fino all’autodistruzione, un sondaggio sull’anima umana coniugato al

fatalismo di origine autobiografica (padre dispotico e dissesti familiari) e religiosa.

Magistrali le novelle nelle quali emergono le componenti violente dei rapporti

Giovani

interpersonali, nella raccolta (21 racconti scelti su 120) sono frequenti le

azioni brutali con gusto grottesco-deformante.

LUIGI PIRANDELLO (1867-1936) prosa Mal

Nasce ad Agrigento e studia tra Palermo e Roma, esordisce con un libro di poesie

giocondo (1889) e poi studia in Germania, tornato poi a Roma inizia a scrivere con

L’esclusa Il turno

continuità saggi, novelle e romanzi fra i quali (1901) e (102), dietro

l’apparente oggettività tardoverista si colgono i primi spunti pirandelliani come

l’impossibilità di stabilire verità oggettive o la necessità di cogliere i lati nascosti delle

varie personalità superando apparenze e funzioni, indagando la psicologia e la natura

umana unita alla riflessione sulle caratteristiche della scrittura umoristica che lo porta

Il fu Mattia Pascal.

a scrivere

IL FU MATTIA PASCAL 1904 1° celebre romanzo di Pirandello.

Con questo romanzo abbandona il naturalismo/verismo per esplorare la narrativa

Tristram Shandy).

umoristica (come Sterne in Trama: una serie di avventure singolari

di Mattia Pascal, dopo aver vinto alla roulette a Montecarlo, fa perdere le sue tracce

lasciando credere che sia suo il corpo di un suicida ritrovato vicino al suo paese in

Liguria. Stabilitosi a Roma, assume l’identità di Andriano Meis ma presto si accorge

di non poter vivere senza un’identità riconosciuta burocraticamente. Torna

all’esistenza precedente ma è stato dichiarato morto e sostituito come marito e padre,

rimane così nel suo stato di vivo-morto. Umorismo: la stravaganza della vicenda,

sottolineata dal protagonista-narratore più volte, costituisce la base umoristica che

permette a Pirandello di porre in evidenza alcuni temi fondamentali.

TEMI:

-Forma: Mattia Pascal ha una forma, una famiglia e un lavoro ma il Caso lo fa uscire

dalla forma Mattia Pascal per entrare nella forma di Adriano Meis, Adriano si accorge

che la sua forma non gli va meglio e vorrebbe tornare ad essere Mattia, ma questo non

piò accadere perché il passare del tempo proibisce di rientrare nella stessa forma.

-Identità e doppio: tema centrale dell’opera, quello della perdita d’identità, Mattia

prima la caccia e poi la riottiene e l’accetta.

-Relativismo: la persona è una costruzione fittizia, una maschera al di sotto della

quale non c’è nulla e la realtà è anch’essa una costruzione, una proiezione di comodo

della soggettività dell’individuo. La scomposizione del personaggio è l’elemento più

rilevante del romanzo.

-Inettitudine: Mattia Pascal è un inetto, uno sconfitto dalla vita che, proprio per

questa sua incapacità di adattarsi ad essa, finisce col guardarsi vivere da una

posizione di estraneità e di distacco. Egli si propone di sfuggire a qualsiasi norma e

regola, ma dopo l’innamoramento con Adriana capisce di dovere accettare di nuovo il

suo ruolo di semplice comparsa all’interno della società.

-Il gioco d’azzardo e il caso: serve a sottolineare l’idea di relativismo e di mancanza

di punti di riferimento nella vita umana, siamo legati al potere della sorte e del caso.

PIRANDELLO E I ROMANZI SUCCESSIVI

I vecchi e i giovani

Tra questi (1909) riguardo l’Italia postrisorgimentale fra scandali

e arrivismi, una critica allo storicismo assoluto (perché la storia come la vita non

I viceré

conclude e non è mai definitiva) e prende a modello di Federico De Roberto.

Quaderni di Serafino Gubbio operatore Si gira

(prima 1915) tratta del rapporto

uomo/macchina attraverso il diario di un operatore cinematografico che non riesce più

a parlare a causa di un trauma che lo ha colto mentre veniva girata una scena (come

nel teatro c’è lo scambio tra realtà e finzione, mentre la riflessione sull’onnipotenza

delle macchine approfondisce quella sulle forme che sclerotizzano e alienano la vita

Arte e scienza

(saggio del 1908). Ultimo e ormai tardo ro

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FUTURAfutura di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura Italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Stasi Beatrice.
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