De vulgari eloquentia
Il De vulgari eloquentia è la prima descrizione linguistica italiana, è la prima sistemazione della letteratura italiana. Dante lo scrive parallelamente al Convivio, certamente fra il 1303 e il 1305. Lo sfondo autobiografico è quello dell'esilio. Quando fu mandato in esilio era già conosciuto come intellettuale, poeta e politico. Infatti, dopo la morte di Beatrice, si era interessato della vita politica del suo comune, assumendo un impegno civile per la parte dei guelfi bianchi. Per questa sua carica di preminenza nella sua fazione viene messo al bando e diventa exule immeritus. Qui inizia la sua dolorosa pellegrinazione nel nord-Italia (Veneto, Emilia...)
Il titolo non fu posto da Dante, che neppure lo terminò. Dà l'annuncio e le indicazioni su questo testo in Convivio, I, 5: il volgare è molto importante ed è caratterizzato da una proprietà naturale, l'infinito mutamento.
Il De vulgari eloquentia è un trattato, un'opera di riflessione, un saggio che verte su un argomento che nessuno aveva ancora studiato:
Poiché non ho trovato nessuno che, prima di me, si sia mai occupato di teoria dell'eloquenza volgare, e ben vedo che questa eloquenza è necessaria a tutti [...], volendo in qualche modo illuminare il discernimento di coloro che come i ciechi si aggirano per le piazze, per lo più credendo di avere davanti ciò che invece hanno dietro, con la grazia del Verbo che spira dal Cielo, cercherò di giovare alla lingua delle genti volgari... (De vulgari eloquentia, I, 1)
Fino al 1304 la poesia volgare italiana presentava non molti modelli: i poeti della scuola siciliana, Guinizzelli, Cavalcanti; per quanto riguarda la prosa Restoro di Arezzo. Per trovare dell'altro bisogna andare oltre i confini della penisola: i trovatori, Arnaut Daniel, Brunetto Latini. È una quantità modesta di composizioni e caratterizzata prevalentemente dall'argomento amoroso.
Dante, 10 anni prima della composizione del De vulgari, aveva scritto che la lingua volgare poteva produrre solo poesia amorosa. Dopo 10 anni si ricrede: il volgare può andare oltre, verso la poesia filosofica (Commedia) e la filosofia stessa (Convivio).
Cambiamento politico-intellettuale
Oltre al fatto che questo cambiamento è dovuto per la volontà di autoaffermazione, c'è altresì una svolta politico-intellettuale: è arrivata una stagione nuova, quella in cui bisogna far partire una nuova corrente di cultura diffusa per costruire una nuova classe dirigente. Gli uomini devono essere in grado di restituire dignità ad un paese diviso.
Questo [il volgare] sarà quello pane orzato del quale si satolleranno migliaia, e a me nesoperchieranno le sporte piene. Questo sarà luce nuova, sole nuovo, lo quale surgerà là dove l'usato tramonterà, e darà lume a coloro che sono in tenebre e in oscuritade per lo usato sole che a loro non luce. (Covivio, I, 13)
In quel momento la lingua poteva fare ciò che la politica non riusciva, ovvero creare un'unità, una cultura italiana unitaria.
Aspetti importanti del De vulgari eloquentia
- Lo svilimento sistematico da parte di Dante delle manifestazioni locali, particolarmente toscane, poiché le conosce bene. Guittone d'Arezzo e gli altri poeti non si sono mai elevati dalla cultura municipale. Dante sostiene che si debba abbandonare i mondi locali e assumerne uno unico e superiore.
- L'esaltazione dell'Imperatore Federico II di Svevia, promotore della scuola...
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