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De vulgari eloquentia

Che cos'è il linguaggio

Sotto il segno della filosofia politica (cap. I)

- Importanza della locutio: l’uomo è il solo animale che parla; la locutio è il subiectum del trattato, definita come la facoltà distintiva dell’uomo che fa sì che l’uomo sia animale politico, mentre la vulgaris eloquentia è l’argomento o la materia (ma questa opposizione non si trova nel testo)

- Poiché il linguaggio è stato dato solo all’uomo e poiché la natura non fa nulla di inutile, ne consegue che l’uomo ha come proprio fine, per natura, la società civile

- Programma dantesco di educare eticamente e politicamente la nuova classe dirigente italiana

- Due parti dell’esperienza di Dante:

  • La poesia, che, in virtù della sua intrinseca ricerca formale, è la forma più alta di eloquentia, cioè il massimo raffinamento della locutio
  • Esperienza di politico, priore, combattente ed esiliato

- Idea fondamentale che la lingua dei poeti illustri prefiguri e crei la lingua illustre degli italiani (fondata sulla politica di Aristotele)

Il linguaggio dell'uomo (cap. II)

- In quanto primaria, la locutio vulgaris è il ‘vero’ linguaggio dell’uomo

- Parola come facoltà esclusiva dell’uomo in opposizione alle creature superiore, gli angeli, e le creature inferiori, gli animali

- Concetto che la natura non faccia nulla invano che individua come fonte la Sententia libri Politicorum di san Tommaso: focalizza l’opposizione tra locutio humana e vox animale

- Poiché il linguaggio è stato dato solo all’uomo, poiché il fine del linguaggio è che gli uomini possano comunicare circa il bene e il male e poiché la natura non fa nulla di inutile, ne consegue che l’uomo ha, per natura, la società civile come proprio fine

- Illuminare la natura del discorso umano per illuminare i principi della convivenza civile

- I capitoli di san Tommaso sono volti a dimostrare che gli angeli hanno la locutio, ma i paragrafi iniziali la negano con la motivazione, ripresa da Dante, che agli angeli la locutio non è necessaria, perché a loro non è necessario nessun signum sensibile per comunicare locutio interior comunicata a un angelo mediante un puro atto di volontà spirituale

- Vox distincta che designa i suoni articolati del linguaggio, contrapposta alla vox simplex degli animali, capace di significare passiones ma in modo inarticolato (san Tommaso)

Perché all'uomo è necessario parlare (cap. III)

- Necessità del signum rationale dalla razionalità dell’uomo, contrapposta all’istintualità degli animali

- Necessità del signum sensuale, medium sensuale, della corporeità dell’uomo, contro la spiritualità dell’angelo

- Idea che l’uomo sia la creatura intermedia fra gli angeli superiori e gli animali inferiori

- Signum: singolo elemento della lingua, cioè la dictio, la parola, segno linguistico per eccellenza portatore di significato lessicale Maria Chiara Bergonzi

- La locutio, tipica ed esclusiva dell’uomo, data a lui dalla natura perché a lui solo necessaria, è prova e insieme fondamento del suo essere etico e civile, del suo essere per la società, per il sapere e per la giustizia

Locutio vulgaris vs locutio secondaria o gramatica

A) Locutio vulgaris: parlare naturale fondato sull’uso, cioè semplicemente la facoltà umana del linguaggio primaria e universale: quello che assorbiamo, al di fuori di qualunque regola, imitando la nutrice (volgare definito dall’uso e dalla mancanza di regole)

B) Locutio secondaria o gramatica: artificiale propria solo di alcuni popoli (romani e greci) e di alcuni individui: all’interno dei pochi popoli che hanno costruito una lingua di questo tipo, solo pochi individui sono stati scolarizzati (il suo possesso dipende dallo studio riflesso, cioè l’apprendimento delle regole che la governano

- Diglossia tra volgare e latino: coesistenza con specializzazione funzionale di una varietà di lingua bassa, parlata, per gli usi quotidiani e una varietà di lingua alta, scritta, per gli usi colti

- In Italia, l’esperienza materna del volgare e l’esperienza esclusivamente scolastica del latino rendono impossibile capire che i volgari non erano altro che le diverse trasformazioni locali del latino parlato ininterrottamente sull’arco di un migliaio di anni, mentre il latino scritto rimaneva tramandato artificialmente uguale a se stesso dalla scuola impossibile capire che anche il latino era una lingua storico-naturale, appresa spontaneamente dalla nutrice

- Spiegazione dell’affinità fra lingue romanze e latino: per reagire alla mutevolezza delle lingue volgari nel tempo e nello spazio e per preservare la leggibilità dei testi antichi, gli uomini hanno inventato, strutturando artificialmente il materiale offerto dalle loro lingue naturali, la gramatica, cioè la lingua latina

- Caratteristiche della vulgaris locutio in opposizione e locutio secundaria: primarietà, universalità, naturalità

Linguistica biblica (cap. IV-V)

- Razionale “riscrittura” dantesca del Genesi: quattro soluzioni originali che illuminano l’idea di linguaggio che Dante persegue

  • È più razionale credere che la prima a parlare non sia stata Eva, bensì Adamo e che abbia detto per prima parola “Dio” tutelare la somma nobiltà della locutio, che non si può credere che sia stata inaugurata per preparare il peccato originale, ma deve aver avuto un esordio che sancisse il suo essere segno distintivo della perfezione umana e massimo dono di Dio
  • Dante non prende in considerazione come atto linguistico la denominazione degli animali perché la locutio costituisce il vincolo sociale dell’uomo, e quindi è tale solo se è inter-locutio, dunque non un atto nomenclatorio
  • Dante opta per un atto linguistico fisico compiuto da Dio rivolgendosi ad Adamo, mediante la vibrazione dell’aria, per riservare la locutio all’uomo, mettere in scena fra l’uomo e il Creatore uno scambio linguistico umano, quindi insieme razionale e sensibile
  • Discussione se il primiloquium abbia avuto luogo dentro il paradiso terrestre o fuori: idea della duale creazione dell’uomo, che distingue l’atto della animazione (insufflazione dell’anima razionale) e la sua creazione in quanto animale dotato di anima vegetativa e sensitiva (mosaici della cattedrale di San Marco a Venezia) locutio come segno distintivo ed esclusivo dell’uomo in quanto animale dotato di anima razionale Maria Chiara Bergonzi

- Idea che l’ydioma concreato da Dio nell’anima di Abramo fosse l’ebraico (lingua originaria e unica dell’umanità che andò perduta a Babele e che da allora si chiamò ebraico perché rimasta solo ai figli di Eber che non avevano partecipato all’empia impresa della torre) che Dante riprende dal De civitate Dei di Agostino

- Ricerca dell’ydioma originario: connotata dalla varietà dissonante dei volgar

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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