LETTERATURA ITALIANA
PROSA: comunicazione normale che dal pdv della qualità di informazione serve a definire la
comunicazione standard. Comunicare il mex in maniera coerente e chiaro. La prosa prosegue, non
va necessariamente a capo (anche perché il materiale scrittorio, nel medioevo, era prezioso); non
ha nessun obbligo formale di arrestarsi, in ha regole da seguire
-> funzione comunicativa. Ha una utilità pratica ovvero prepara alla lettura del testo in versi, la
prosa è una sorta di prefazione di ogni testo in prosa con funzione secondaria che prepara al testo
in versi: la poesia (il testo che conta)
POESIA: si ricorda ed è memorizzabile (ha ritmo e x questo rimane più facilmente a mente), ha
delle regole precise (es: i versi raggruppati in 2 gruppi di 4 versi: quartine e 2 gruppi di 3 versi:
terzine). Poesia attiva ed è legata alla memoria. VERSO: si va a capo frequentemente, i versi
hanno una det misura (lunghezza di sillabe)
PROSIMETRO: un testo, un libro composto da versi e da prosa
RIMA: è l’uguaglianza di 2 o più parole dall’accento in poi
—> L’Italia ha offerto al mondo dei modelli linguistici che solitamente non si usano e crea degli
stereotipi che hanno creato la prima poesia d’amore.
L’Italia è il paese dell’amore e dell’odio (es: Romeo e Giulietta, Capuleti e Montecchi, dove
Shakespeare decide di ambientare questa tragedia in Italia proprio perché si seguivano questi
modelli, precisamente a Verona ma caratterizzava in generale tutta l’Italia), il paese della gelosia
(es: Otello, Shakespeare ambientato a Venezia), della passione <—
—> La letteratura racconta qualcosa che non viene più narrata o detta, è una poesia d’amore e
può essere paragonata alle canzoni d’amore di oggi, ci propone dei versi che ormai più nessuno
utilizza. Una dimensione di luminosità e chiarezza (es: primi 2 versi del sonetto di Cavalcanti)
IL POETA È COLUI CHE PUÒ PARLARE E COMUNICA I SENTIMENTI -> parlare d’amore non è
una consuetudine, non appartenente alla quotidianità, appartiene a poche culture, quasi
immaginario-> differenza tra parlare d’amore (poesie) e il “ti voglio bene” quotidiano <—
DANTE , VITA NOVA , CAP. 26, “TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE”
Dante (1265-1321) è stato un poeta e scrittore di cui non conosciamo molto, è una figura
romanzata, probabilmente impara i testi a memoria siccome non ci sono testimonianze di testi
scritti, si pensa infatti che questi testi D non li abbia scritti, ma solo memorizzati-> scrive la “Vita
Nova” è un’opera giovanile (circa 1290-95), è una sorta di diario in cui D ha cambiato il modo di
vedere il mondo grazie a BEATRICE, una sorta di guida spirituale che non ha bisogno nemmeno
del dialogo; racconta di sé stesso grazie alla scoperta dell’amore che prova verso B-> esistita
davvero, è + giovane, l’ha incontrata quando B aveva 9 anni a Firenze; il numero 9 ha un valore
simbolico: numero 3 moltiplicato per sé stesso-> 3 cantiche della “Divina Commedia” (Inferno: 9
gironi; Purgatorio: 9 cornici; Paradiso: 9 cieli), ogni cantica è divisa in 33 capitoli (canti)-> simboli,
astrologia, numeri, fanno parte della CONOSCENZA DEL SAPERE che affascinano Dante
AMORE
-> “ ” PER BEATRICE-> D prova “Amore” per una CREATURA SPIRITUALE (non come
l’amore tra h e donna), NON è un amore carnale o materiale, MA è UN AMORE SPIRITUALE.
Qui Beatrice è la donna angelo, non è una donna come le altre, siamo difronte a un’astrazione, ad
un essere angelico. È un angelo del cielo-> l’angelo non ha un sesso, quindi bea non appartiene al
mondo femminile. L’innamoramento è spirituale, amore platonico non legato alla materia, ma
legato a un’idea superiore, spirituale-> bea sarà la guida di Dante nel percorso di purificazione
della “Divina Commedia”. Dante era già sposato con Gemma Donati, perciò non cerca una moglie.
-> SONETTO per Beatrice: la parte in poesia (versi) è un sonetto-> dal lat “Sonitus”=suono
contenuto in uno spazio breve, rif. al contenuto musicale. Formato da 2 quartine e 2 terzine (14VV)
-> PROSIMETRO: il testo è metà prosa e metà poesia: nella parte in prosa Dante non va mai a
capo e prosegue, prepara a quello che sarà la poesia in versi, fornendo una sorta di riassunto del
contenuto che andremo poi a leggere (la Vita Nova è un Prosimetro)
1
-> PRIMA QUARTINA:
GENTILE-> rif a Bea, da lat. “Gens” = Gente, ovvero appartenenza all’aristocrazia come ad
es la “Gens Iulia” (aristocrazia a Roma) del quale faceva parte Giulio Cesare-> i patrizi, gli
aristocratici ovvero coloro che avevano un cognome. Bea appartiene a una ARISTOCRAZIA
SPIRITUALE-> donna diversa dalle altre perché la sua è una nobiltà spirituale, è nobile
d’animo
ONESTA-> rif a Bea, irreprensibile, perfetta a cui non può essere addebitato niente, nata
senza alcun peccato, la sua onestà dei costumi la rende vicina al modello della madonna,
donna mia
PARE-> dal lat. “Paret” = appare, si manifesta, si presenta. È un verbo importante perché lo
troviamo anche all’inizio del V. 7 e all’inizio del V. 1
-> Non esiste parola (es: Gentile, Onesta, Pare) che abbia mantenuto lo stesso significato
dall’epoca di Dante ad oggi PERCHÉ la lingua si è evoluta nel tempo e con essa anche il
significato delle parole. Questa lingua utilizzata da Dante, dia poeti dell’epoca, è la stessa
dell’italiano odierno, ma deve essere INTERPRETATA=> morfologia =; significato ≠.
INFATTI un testo della fine del 1200 può essere letto senza grossi problemi da un ragazzo di
11-12 anni ≠ un testo in francese o inglese antico dove occorre una lunga preparazione x
leggerlo
D si rivolge a Bea nel V. 2 con LA DONNA MIA: è un sintagma (=unione di 2 parole), donna in
latino deriva da “Domina” = “Padrona”-> donna colei che è padrona del cuore di D, del suo
essere; oltretutto con il termine “Donna Mia” D non si riferisce a una donna, MA alla
MADONNA o MIA DONNA = qualcosa di spirituale, che va oltre. B era nobile d’animo e
proveniva da una famiglia conosciuta a Firenze e nobile (Dei Portinari)
-> La donna mia è un soggetto che si trova alla fine della frase-> LIBERA COSTRUZIONE
dell’italiano (≠ dalle altre lingue)
LINGUA DEVEN TREMANDO MUTA-> colui trema al saluto di Bea, ammutolisce perché è in
imbarazzo-> afasia x eccesso di meraviglia e di timidezza. Non ha il coraggio di guardarla
V. 1 e V. 3 abbiamo una consecutiva introdotta dal “che“: “Ch’ogne lingua..”
-> SECONDA QUARTINA:
D’UMILTÀ VESTUTA-> rif a Bea = vestita d’umiltà: modo con cui la persona appare, umiltà
copre la sua figura, non fa pesare l’essere superiore, Bea non fa pesare la sua condizione
d’umiltà, È MODESTA. “Vestuta”-> utilizzata la forma meridionale. “D’umiltà”-> da lat
“Umiltade”, qui in italiano viene scritta con l’accento x la completezza del verso
BENIGNAMENTE-> benevolmente, atto di cortesia verso gli altri al punto da non far pesare la
propria condizione superiore
COSA-> Beatrice è una cosa, Dante non ha niente di meglio di cui servirsi, B è un oggetto di
afasia e non può essere né descritto né rappresentato, è una cosa venuta da cielo in terra a
manifestarsi come un miracolo. È sia una donna che passeggia, ma anche una cosa che non
si sa spiegare, difficile trovare una parola x definirla perché sarebbe limitativo definirla SOLO
angelo o SOLO donna, cosa è + generico, altrimenti Dante si sarebbe servito di una parola +
specifica
-> PRIMA TERZINA:
MIRA-> ammirare, guardare con estrema attenzione, essere affascinato dalla visione di B
che è una MARAVIGLIA-> PERCHÉ È UNA MERAVIGLIA? Siccome non è donna, ma è un
angelo-> tutto ciò è racchiuso nel nome di Beatrice: dal latino “Beatrix” “beatr” + “ix”:
BEATR è l’anagramma di BERTA=brillante, illustre, donna splendente, da una leggenda vi è un
detto del medioevo: “Berta filava” = “Come i tempi cambiano”-> tutte le donne tessono, filano la
tela e filava anche Berta-> quest’ultima divenne una specie di nome che definiva il nome
generico di TUTTE LE DONNE. IX è il numero romano 9 ovvero 3, la trinità, moltiplicato per 3
(attenzione di D x i simboli); il 9 è la radice del miracolo=> B è una donna come tutte +
aggiunta del n 9 che è un miracolo, una meraviglia
PER-> attraverso, proposizione di moto attraverso il luogo (questo caso gli occhi)
2
-> Il lessico legato alla visione: “Mostrarsi” V.9, “Mostrare” V.8, “Mira” V.9-> cogliere in una donna la
bellezza, percezione di una bellezza superiore
-> VISIONE = atto del vedere & VISTA = organo della visione, quello che vediamo
-> Questa terzina fa riferimento al concetto di PROVARE ATTRAVERSO L’ESPERIENZA (rif.
Galileo) = inutile spiegare la dolcezza dello sguardo di B se non si è mai provato, MA solo chi ha
fatto esperienza della vista, della visione=> è un MIRACOLO
-> SECONDA TERZINA:
UN SPIRITO-> che parla all’anima
VA DICENDO-> verbo durativo: indica un’azione e la prolunga
SOSPIRA-> richiama allo stato dell’innamoramento e non si può fare altro che sospirare
perché non si riesce a parlare a causa dell’afasia
-> Il TITOLO dato dai lettori nelle generazioni successive: “Gli effetti della visione di Beatrice”
I titoli verranno aggiunti dopo col romanticismo, nel medioevo hanno un incipit senza titolo.
L’Amore di Petrarca ebbe una fortuna fino alla fine del 1700, poi con il romanticismo si riscoprono
le passioni, l’amore e viene riscoperto di nuovo l’amore di Dante
-> D è troppo astratto o è troppo realista nel spiegare questo amore così spirituale e “non reale”.
Lui insieme a CAVALCANTI furono gli esponenti dello STILNOVO (Cavalcanti considerato il padre
x eccellenza del movimento e una guida per Dante). Anche C spiritualizzava la donna (non fa rif a
Bea, ma alle altre donne, il quale C facendo parte della stessa scuola di Dante: stilnovo, si avvicina
al mondo spirituale della donna). Successivamente si arriverà all’amore (inteso ancora oggi)
descritto da PETRARCA + realista-> supera lo stilnovo
-> D costante ricerca delle parole: ripetitività delle parole, metrica, lessico, ritorno delle parole
come nel mondo della pubblicità oggi usate x persuadere il pubblico con strategie di
comunicazione. D sa che sta usando certe parole che possono creare disorientamento nel lettore.
-> PARAFRASI:
Questa donna mia sembra tanto nobile d’animo e tanto irreprensibile
quando saluta altri,
che ogni lingua di altri non è capace di parlare,
e gli occhi non hanno il coraggio di guardarla.
Ella se ne va e ascoltale sue lodi,
benevolmente d’umiltà vestita;
quindi pare che sia una cosa venuta
dal cielo sulla terra a manifestarsi come un miracolo.
Si mostra così piacevole a chi la guarda,
che dà attraverso gli occhi una dolcezza al cuore,
la dolcezza non si può capire chi non l’ha mai provata:
e sembra che dalle sue labbra si muova
uno spirito soave pieno d’amore,
che va dicendo all’anima: “Sospira!”
3 GUIDO CAVALCANTI , “CHI È QUESTA CHE VÈN, CH’OGN’OM LA MIRA”
Cavalcanti (1258-1300) è stato un poeta, filosofo e maestro x Dante. Questo testo fu scritto nella
2 metà del 13 secolo e fu un modello dove Dante prese spunto da questo testo, siamo di fronte a
un episodio in cui l’allievo supera il maestro (D supera C). Il testo parla dell’amore a prima vista.
AMORE
-> “ ” PER CAVALCANTI-> spiritualizza la donna, non parla di Beatrice (che è l’es x
eccellenza) ma fa rif alle altre donne che fanno parte della stessa scuola di Dante-> modello
dell’amore spirituale di donna. Passaggio dal sacro al mondano della donna-> NON è una creatura
irraggiungibile (come Bea), ma donne che appartengono a questa categoria, meritano una lode
simile a Bea, ma sono in 2 piano. Elemento materico-carnale dell’amore come lo intendiamo noi
oggi non c’è, segue un’altra direzione.
-> ELEMENTI IN COMUNE CON DANTE: verbi legati al tema della visione, innamoramento,
esaltazione della donna, tema dell’umiltà (V.7 di C), la piacevolezza (V.9 di C)
-> PRIMA QUARTINA:
Nel V. 1 viene introdotta una domanda-> C prende spunto dal “Cantico dei Cantici” e dal
“Libro di Isaia” per la composizione della prima frase-> usa il modello biblico x applicarlo al
modello profano =spiritualizzazione della donna; nonostante C sia ateo fa rif ai testi sacri
CHE FA TREMAR DI CHIARITATE L’ARIA-> che fa tremare di chiarezza l’aria V. 2 -> come
una dispersione di scintille nell’aria, ovvero il miracolo che è la donna che fa chiarezza nell’aria
(dimensione di luminosità e chiarezza). CHIARITATE-> da lat “CLARITAS” e
“CLARITATE”=chiarità/chiarezza. Nel V.2 vi sono accenti sulle vocali finali “a”-> indica come se
fosse una chiarezza del verso, effetto della chiarezza dell’aria che si diffonde mentre donna
cammina-> fonosimbolismo (dal movimento del simbolismo) anche se C non è simbolista e non
ne è consapevole (usato dal poeta francese nell’800 Baudelaire)
AMOR-> presentato come una divinità, questo è un Dio Amore: è un rif letterario di
intercessione OVVERO gli antichi credevano nelle divinità, qui vengono pregati perché sono
utili in det situazioni (anche se non fanno parte della cristianità), i Dei della Grecia sono +
numerosi rispetto ai santi cristiani
-> SECONDA QUARTINA:
DEO-> arcaismo, C usa un lessico molto arcaico ≠ da D lessico moderno e semplice da capire
SEMBRA-> introduce un paragone, un confronto al V.5
DICAL AMOR-> io non lo so dire, lo dica amore V.6
UMILTÀ-> anche se la donna è superiore, no fa pesare la sua condizione x questo è umile V.7
LA CHIAMO-> = la ritengo pessima (ira) V.8
IRA-> = peggiore, OVVERO ogni altra donna C la chiama pessima nonostante l’umiltà della
donna, arcaismo negativo legato anche al concetto di rabbia, ira V.8
-> PRIMA TERZINA:
DEA-> simbolo stesso di bellezza incarnata in questa donna
-> SECONDA TERZINA:
GIA-> = mai V.12
LA MENTE NOSTRA-> capacità di capire V.12
SALUTE-> = salvezza, percorso giusto che va verso la salvezza (come diritta via di D) V.13
CANOSCENZA-> = conoscenza, impadronirsi del significato di questa donna, anche se
rimaniamo qualche grado al di sotto V.14
-> PARAFRASI:
Chi è questa che sta avanzando verso di me, che ogni uomo la ammira,
che fa tremare di chiarezza l’aria
e conduce con sé amore così che
nessun uomo può parlare, ma ciascuno sospira?
O Dio, che cosa sembra quando gira gli occhi!
lo dica amore, io non lo saprei raccontare:
mi pare che sia una donna così tanto ricca di umiltà,
che ogni altra donna verso di lei la ritengo peggiore.
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Non si potrebbe raccontare la sua piacevolezza,
che a lei si inchina ogni gentile virtù,
e la bellezza mostra questa donna come su