L'Arcadia e il Rococò
Nel 1690 viene fondata l'accademia dell'Arcadia, che corrisponde alla nascita in Francia del movimento artistico del Rococò. In questo periodo si afferma il nascente movimento dell'Illuminismo. Questo momento di passaggio segna la fine sia della supremazia culturale della Chiesa sia del gusto Barocco.
Nel campo artistico subentrano due nuovi concetti: quello del buon gusto e quello dell'immaginazione. Il primo indica la capacità di discernere attraverso la ragione basata sui classici, senza eccedere nella loro imitazione. Il buon gusto è contrapposto al cattivo gusto del Barocco, caratterizzato dalla tracotanza. Le nuove scoperte scientifiche, che prima erano accessibili solo a un numero ristretto di letterati, ora si generalizzano: crollano i valori tradizionali e si pongono le premesse per il tramonto dell' ancien régime.
Comincia a infiltrarsi in Europa un moto di ribellione contro l'oscurantismo della chiesa e contro l'assolutismo degli stati; inizia a circolare la parola "illuminazione" da contrapporre alle tenebre delle superstizioni. In Italia, in Spagna e in parte in Francia, si assiste al fenomeno dell'arte di evasione, idillica. Il superamento del Barocco e la poetica razionalistica sono rivolti alla restaurazione di un gusto elegante e classicistico.
Il Rococò
Il Rococò è un'arte che ama le forme curve, sinuose e abbondanti, nata in Francia alla fine del Seicento. Si originano due atteggiamenti: un razionalismo critico che deriva dalla tendenza alla restaurazione del gusto classicistico e un razionalismo idillico che deriva dalla tendenza all'arte di evasione. La seconda tendenza, e in parte anche la prima, danno vita all'accademia dell'Arcadia in Italia nel 1690. Essa nacque in funzione antibarocca per restaurare il buon gusto proponendo una forma di poesia semplice e chiara. Divenne di fatto un'arte ornamentale e di evasione, che incoraggiava i letterati a separarsi dalla vita pubblica. Contribuì però a riunire i letterati italiani.
La popolazione europea, alla fine del Seicento, riprende a crescere una volta finite le epidemie in buona parte d'Europa. Il Settecento è il secolo della rivoluzione agraria, che esclude il meridione d'Italia e la Spagna. Lo sviluppo in Europa non fu omogeneo. La prima metà del secolo è occupata da tre guerre di successione: spagnola, polacca e austriaca. Le potenze principali sono l'Inghilterra e la Francia. La situazione politica italiana resta dipendente dalle forze straniere: gli stati italiani diventano spesso oggetto di scambio fra le potenze europee. La Lombardia passa sotto il controllo diretto dell'impero asburgico. Il regno di Napoli e Sicilia viene ceduto a Carlo di Borbone.
In Inghilterra e in Francia l'intellettuale comincia ad essere esponente della nuova classe emergente: la borghesia. In Italia la situazione è più arretrata, in quanto il 60% dei membri dell'Arcadia era costituito da nobili e da ecclesiastici. Si sviluppa un fenomeno nuovo: l'individualismo. Anche fra gli ecclesiastici nasce una figura nuova, quella dell'abate che, prima di essere un uomo di chiesa, è un intellettuale.
In Francia il ceto intellettuale ha una funzione polemica e critica nei confronti della classe dominante. Un'altra figura tipica di questo periodo è l'erudito, che è spesso il direttore di una biblioteca, uno studioso di storia e appassionato filologo. In Europa si diffondono il periodico politico e il periodico culturale. In Inghilterra, Olanda e Francia si pubblicano giornali rivolti a un grande pubblico borghese. In Italia prevalgono ancora università e accademie, mentre in Inghilterra e Francia acquistano maggiore importanza salotti e caffè. L'accademia tende però a trasformarsi da luogo del libero dialogo a istituzione civile: si assiste a un irrigidimento della struttura organizzativa.
Fondazione dell'Accademia dell'Arcadia
L'accademia dell'Arcadia fu fondata a Roma nel 1690 da quattordici letterati fra cui Crescimbeni e Gravina. L’accademia dell’Arcadia fu fondata come strumento di reazione artistica alla "barbarie dell’ultimo secolo", cioè il barocco, e alle sue stravaganze stilistiche: i fondatori volevano tornare a una letteratura i cui fondamenti fossero semplicità, chiarezza e razionalità.
Il nome dell’accademia è un richiamo all’Arcadia, regione bucolica del Peloponneso, sede, per la tradizione, di gente semplice e felice. Pastori furono detti i membri, Gesù bambino (adorato dai pastori) fu scelto come protettore. Come insegna venne scelto il flauto del dio Pan cinta di rami di alloro e pino. Ogni partecipante doveva assumere, come pseudonimo, un nome di ispirazione pastorale greca.
L'accademia crebbe per poi estendersi in colonie in città lontane. I membri dell'Arcadia si proiettano in un'ottica utopica, venendo a costituire un ceto separato, estraneo alle problematiche politiche e sociali. Questo atteggiamento venne incoraggiato dalla chiesa in modo da scongiurare l'unificazione degli intellettuali sulla base di un atteggiamento critico come stava accadendo nel resto dell'Europa.
Il nuovo ceto intellettuale
Nel Settecento gli intellettuali cominciano a prendere coscienza di sé come categoria sociale e a costituirsi in un ceto unitario. Nasce la figura moderna di intellettuale. Lo spirito scientifico e razionalistico, che caratterizzava solo un gruppo ristretto di intellettuali, penetrò nella società. Tre cambiamenti in particolare influenzarono la mentalità dell'uomo moderno:
- Il newtonianismo e la centralità assunta dalla fisica. L'universo viene considerato come una grande macchina, conoscibile attraverso un approccio razionale. Ne derivano grandi cambiamenti nel modo di concepire il mondo degli uomini di media cultura.
- L'importanza dell'esperienza e del viaggio. Si rivaluta l'esperienza e l'osservazione. Il motivo del viaggio diventa centrale nell'immaginario dell'uomo moderno. Il viaggio di istruzione e di piacere si diffondono enormemente nel corso del Settecento, incoraggiando il fenomeno del cosmopolitismo.
- La storia come realizzazione del progresso. La storia viene vista come un progresso, una marcia dalle tenebre verso la luce. Se nel Seicento si era dibattuto sulla superiorità degli antichi o dei moderni, nel Settecento l'esito è ormai scontato. Si definisce poi la funzione dell'intellettuale europeo: la lotta per il progresso contro le tenebre dell'irrazionalismo.
John Locke esercita un ruolo di primo piano in questo periodo gettando le basi dell'empirismo e del deismo. Egli sostiene che tutte le idee derivano dall'esperienza, conferendo un primato ai sensi che la percepiscono. Questa tendenza sfocerà poi nel sensismo.
Locke getta le basi di una concezione razionalistica di religione: il deismo. Il cristianesimo promuove delle verità già presenti in Confucio e in Socrate: ciò dimostra che la legge di Dio coincide con la legge della natura e della ragione. In campo politico le idee più innovative provengono da Montesquieu, aristocratico francese. Secondo Montesquieu la monarchia assoluta non risponde più alle esigenze dei cittadini: occorre dunque separare i poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il cosmopolitismo, oltre che portare con sé un'apertura alla tolleranza, genera il gusto per l'esotico, per l'oriente, per civiltà che affascinano in quanto lontane e bizzarre. Nel Settecento si diffonde anche il dominio dell'Occidente su civiltà che, classificate come inferiori, vengono sottomesse: è il colonialismo sui selvaggi, che ha espressione nel Robinson Crusoe di Defoe. L'antropologia nasce dalla constatazione di civiltà differenti che hanno la loro comune radice umana.
Espressione artistica del Rococò
L'espressione artistica più caratteristica del periodo è il Rococò, uno stile che si realizza soprattutto nell'architettura degli interni. Si possono distinguere in essa due periodi: il Rococò aristocratico e il Rococò esteso all'alta borghesia. Lo spostamento dall'aristocrazia alla borghesia si riscontra anche in letteratura: il pubblico si amplia grazie a un profondo processo di alfabetizzazione. L'editoria diviene un sistema imprenditoriale e produce in massa. In Italia questo processo sarà rallentato dalla mancanza di una ricca e diffusa borghesia e da un'ignoranza ancora dilagante.
Mentre in Inghilterra e in Francia il genere privilegiato è la prosa, in Italia è ancora la poesia lirica, che ritarderà l'affermarsi del romanzo. Si diffonde anche il saggio, in cui la borghesia esprime la propria polemica contro i privilegi della nobiltà. Dall'attenzione che viene posta all'esperienza umana, deriva la tendenza all'autobiografia, come accade ad esempio in Vico.
Il teatro mantiene la centralità che aveva nel Seicento, ma diventa interclassista: è sempre meno un teatro di corte e sempre più un teatro cittadino. L'ampliamento del pubblico favorisce l'affermazione del melodramma, che incrementa i suoi aspetti spettacolari grazie al predominio della musica e delle scenografie. L'elemento eroico del melodramma perderà importanza e prevarrà quello sentimentale-comico dell'opera buffa.
In Inghilterra e in Francia viene avviata una innovativa riflessione sulla lingua: si passa da una concezione universale o metafisica del linguaggio a una concezione pragmatica e sociale. Il predominio culturale della Francia stava imponendo il francese come lingua letteraria internazionale. La funzione del latino viene sostituita dal francese. Il Settecento è in Italia il secolo di una profonda crisi linguistica che servì a superare schemi e rigori lessicali ormai superati. L'italiano moderno nasce in questo secolo.
Nel corso del Settecento il trattato cessa di essere un'opera retorica e letteraria e tende a diventare un'esposizione logicamente argomentata di una verità personale espressa con rigore scientifico. Un esempio di questo nuovo tipo di trattatistica viene dato da Vico.
La lirica arcadica
A livello europeo, la lirica perde importanza rispetto al romanzo, al saggio e al teatro. La Lirica rimane però l'espressione privilegiata dall'accademia dell'Arcadia: nel giro di una decina di anni uscirono migliaia di versi con pastori e pastorelle che si lamentano o gioiscono d'amore, circondati da paesaggi bucolici. La poesia tende ad acquistare una funzione secondaria e ornamentale. Dopo Metastasio, il più significativo rappresentante della seconda generazione degli arcadi è Rolli, ispirato da Orazio, Tibullo e Catullo. Egli fa propria la poesia di un edonismo leggero, caratterizzato dall'amore per la bellezza e il piacere. La natura nel Settecento è vista come oggetto di contemplazione artistica e fonte di piacere estetico.
La vita mondana porta a un bisogno di libertà, di naturalezza, di rifugiarsi nella natura che non ha più la forma del giardino dominato dalla geometria, ma è ravvisato nel parco. A metà fra il bosco e il giardino, il parco fonde in un perfetto equilibrio natura e civiltà. Il paesaggio è sempre sereno e piacevole. Questa importanza ricoperta dalla natura è data da un decentramento dell'uomo e da una sua visione meno eroica: non è più il soggetto di gesta mitologiche, non conosce aspri conflitti: fa parte di una vita quotidiana tranquilla e piacevole. Non allude più a un perduto paradiso terrestre o a una mitica età dell'oro. La natura è rappresentata secondo i canoni della tradizione bucolica, dove anche i sentimenti dolorosi si stemperano in una sdrammatizzazione.
L'uso della poesia a fine a se stessa è evidente nel melodramma. In questo genere d'arte si tendeva a privilegiare il momento musicale togliendo importanza al testo scritto. Ciò induceva a ridurre il melodramma a un susseguirsi di arie, in cui trionfava il virtuosismo dei cantanti. Contro la degenerazione del melodramma Zeno cercò di eliminare gli aspetti più spettacolari ridando importanza al recitativo e introducendo temi eroici e moralistici. Questa riforma fu completata da Metastasio, che eliminò definitivamente dall'opera seria ogni elemento comico favorendo il contrasto fra opera seria e opera buffa. Costituì uno schema fisso di scena drammatica, separando l'azione, affidata a lunghi recitativi, dal momento lirico, affidato ad arie conclusive. In questo modo il testo letterario veniva rivalutato. A diffondersi in Europa c'è anche l'opera buffa. Nella serva padrona di Pergolesi, vi predominano l'azione comica e lo sperimentalismo linguistico, nonché una serie di provocazioni contro la società.
Pietro Trapassi nacque a Roma nel 1698. Adottato da Gravina, ebbe un'educazione classicistica. Studiò in Calabria il pensiero di Cartesio e assunse il titolo di abate. Dopo aver tentato di fare l'avvocato, cominciò a frequentare il mondo teatrale napoletano. Il successo giunse con Didone abbandonata. Poiché Napoli dipendeva dagli austriaci Asburgo, cominciarono in questo periodo i suoi rapporti con Vienna. Tenne la carica di poeta cesareo per cinquantadue anni, sempre fedele agli Asburgo. Per questo suo atteggiamento conservatore rimase estraneo alla cultura illuministica. Nell' Epistolario emerge nostalgico nei confronti della patria e malinconico per gli inganni della vita.
Il melodramma di Metastasio resta fedele ai tradizionali tre atti. Sul piano tematico è basato su un contrasto fra passioni opposte o fra passione e dovere. I personaggi sono sei: due coppie di amanti e due figure maschili, una favorevole, l'altra contraria. Il lieto fine è quasi sempre d'obbligo. Gli argomenti sono assunti dalla mitologia o dalla storia, favorendo vicende poco conosciute. I recitativi sono ben distinti dalle arie, che possono essere così gustate in modo autonomo. Metastasio tende a ridurre l'irrazionale, le passioni violente, in schemi razionali e in ritmi di facile cantabilità. In un momento in cui la vita stessa diviene un palcoscenico, finzione e realtà si scambiano di continuo i ruoli. Questo perché, all'autore, la vita reale non sembra meno fittizia dell'arte.
Nella produzione melodrammatica di Metastasio è possibile distinguere tre fasi. La prima fase napoletana e romana è caratterizzata dallo sperimentalismo. Capolavoro di questa fase è la Didone abbandonata, che presenta un finale tragico insolito nella produzione metastasiana. La seconda fase corrisponde al primo decennio viennese: ne fanno parte l'Olimpiade e la clemenza di Tito. Qui Metastasio si abbandona ai temi patetici e sentimentali facendoli dipendere da situazioni drammatiche. L'elemento eroico è dosato con pacatezza mentre la razionalità controlla le passioni. La terza fase comincia con l' Attilio Regolo scritto nel 1740: Metastasio privilegia temi eroici che esaltano le virtù. Metastasio adotta il linguaggio sentimentale elaborato da Tasso semplificandolo così che divenga comunicativo. Il linguaggio di Metastasio è né aulico né comune, ma in una posizione intermedia, capace sia di dare dignità ai personaggi che di coinvolgere un pubblico ampio. La musicalità dei versi li rendono predisposti all'utilizzazione melodrammatica. Metastasio è stato il primo artista di una letteratura internazionale. Metastasio scrisse sonetti, odi, canzonette, nei quali si rivelava spesso un autore mondano.
Illuminismo e Neoclassicismo
Il periodo che va dalla pace di Aquisgrana (1748) al Congresso di Vienna (1815) si colloca in un rapporto di continuità. Le tendenze economiche e sociali non mutano, ma imprimono quei caratteri che l'hanno resa l'attuale civiltà occidentale. La borghesia sale al potere attraverso due rivoluzioni: quella americana nel 1776 e quella francese nel 1789. In Francia viene abolito definitivamente il sistema feudale, mentre in Inghilterra sorgeva il capitalismo grazie alla rivoluzione industriale. Ideali liberali e parlamentari si diffondono adesso in tutta Europa.
Sul piano culturale la Francia è la nazione-guida, mentre i modelli politici e scientifici provengono dall'Inghilterra. Il termine Illuminismo nasce dalla coscienza di vivere in un periodo in cui il lume della ragione prevale sul buio dell'ignoranza. Sostenere la grandezza umana significava non dover più obbedire a dogmi prestabiliti né religiosi, né politici né culturali, mettendo al primo posto l'affermazione di libertà della ragione. L'uomo, secondo una celebre citazione di Kant, usciva dall'età minorile ed entrava nell'età adulta, dove decideva attraverso la ragione le proprie leggi.
L'illuminismo si riconosce nel programma del Neoclassicismo, che viene promosso dalla nascita dell'archeologia, dai ritrovamenti negli scavi di Ercolano e Pompei. Il prefisso neo sta ad indicare una differenza rispetto al classicismo dell'età precedente: all'imitazione del popolo greco e latino si affianca la consapevolezza che quel periodo di splendore non potrà mai tornare, causando sentimenti di malinconia e inquietudine; non si mira a creare un canone rigido, ma ci si affida al gusto, al relativo; il ricordo dei valori classici, affiancato a quelli razionali, porta l'uomo a combattere per una società più libera.
In Europa, ad esclusione di Inghilterra e Francia, si verificò il fenomeno del dispotismo illuminato, dove i monarchi svilupparono alcune riforme seguendo i soggetti, ma si preoccupavano anche di consolidare il proprio potere assoluto. Queste implicavano i rapporti fra Stato e Chiesa: questa era esente dalle tasse, monopolizzava l'istruzione e aveva propri tribunali. Le riforme illuministiche volevano eliminare questi privilegi per creare un'unica giurisdizione statale. La rivoluzione francese debellò totalmente l'ancien régime e i privilegi della nobiltà. Napoleone diffuse anche nel nostro paese alcune conquiste della rivoluzione...
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