Il '700, l'età della ragione e dell'Arcadia
Nel 700 finiscono i conflitti che hanno caratterizzato l'Europa del 600 e vedono la Francia di Luigi XVI dominare come potenza incontrastata. Dopo la morte del sovrano, Napoleone con le sue vittorie è destinato a diventare imperatore. Ma presto la Francia dovrà cedere il passo all'Inghilterra e alla sua monarchia costituzionale che, grazie alla rivoluzione industriale, dà l'avvio a una serie di trasformazioni economiche e sociali, che poterono aver luogo grazie alla disponibilità di materie prime e alla capacità degli inglesi di sfruttare le tensioni tra le classi sociali, e anche per la disponibilità dei ceti dominanti di risolvere i problemi pratici e degli intellettuali di contribuire con le loro opere.
Nessun aspetto della vita sociale passa inosservato, il 700 analizza tutto della realtà e acquistano importanza non solo in campo scientifico, i due termini su cui si baserà l'analisi della società, ragione e natura: le cose saranno giuste, buone in base ai criteri che sono stati stabiliti di perfezione; anche la cultura acquista nuova importanza, la cultura viene vista come azione, per guidare l'evoluzione della realtà tramite l'attuazione pratica delle cose; tutto è fatto al fine di migliorare e gli intellettuali che agiscono per il bene dello stato vorrebbero governare il mondo (ritorno al platonismo).
Trasformazioni economiche in Inghilterra
In Inghilterra, ritornando a parlare dell'economia, con la chiusura degli open fields si ha una distribuzione della proprietà privata e l'avvio alla rivoluzione e all'innovazione: non si produce più solo lo stretto necessario per la sopravvivenza ma il superfluo verrà esportato e venduto dove esso scarseggia, si crea quindi un nuovo rapporto tra l'uomo e il prodotto. Questo sviluppo tocca la maggior parte delle campagne europee e come diceva Jonathan Swift, che riesce a produrre due pannocchie dove prima se ne produceva una, ha reso un grande servizio all'umanità più di quanto non facciano i politici; crescendo la produzione, di conseguenza si ha un incremento demografico che stimola la domanda, la produzione e quindi i guadagni ricavati poi nella vendita verranno reinvestiti nell'agricoltura stessa per migliorarla.
Vengono così attuati gli effetti di guerra-carestia ed epidemia del 600 grazie anche al miglioramento delle condizioni igieniche e della vita. Adesso, oltre alle merci, tra i popoli si scambiano anche le idee e le riflessioni degli intellettuali che si baseranno sul cosmopolitismo, e sul sentirsi cittadini del mondo.
Declino della poesia del 600 e nuova letteratura
Nel 700 c'è una certa diffidenza nella poesia del 600 e un calo di prestigio tocca quindi tutti gli istituti letterari; non c'è più in primo piano il fare letteratura quanto l'analizzare e risolvere problemi attuali e soprattutto concreti. Il letterato entra in contatto con un pubblico sempre più vasto e per questo come genere letterario comincia ad affermarsi il teatro: questo non vuol dire però che la letteratura non abbia più valore: i letterati esprimono le innovazioni del secolo; c'è inoltre la necessità di un ritorno all'ordine, di contrastare il cattivo gusto del barocco; non vengono più usati termini generali e astratti ma razionali e pieni di sentimenti e così l'Italia raggiunge grandi risultati ad esempio con il teatro musicale di Metastasio.
L'Accademia dell'Arcadia
Nel 1703 Muratori fonda la repubblica dei letterati sull'esperienza dell'accademia dell'arcadia che nasce a Roma nel 1690 quando 14 letterati dopo la morte della regina di Svezia decidono di riunirsi per continuare il loro circolo letterario; il nome si riferisce alla poesia pastorale greca, i temi sono liberi e parlano di attualità ed esperienze civili e personali. Anche i letterati prendono ciascuno un nome dalla poesia greco-latina, il presidente sarà chiamato custode e il protettore dell'arcadia sarà il Bambino Gesù: sono delle scelte fatte perché loro vogliono avere una loro identità ed autonomia; essi hanno in comune l'amore per il buon gusto al contrario del barocco e del disordine dell'inizio del secolo.
All'accademia aderirono i più grandi scrittori del tempo e vennero subito create nove sedi staccate in tutta Italia, come delle filiali di quella di Roma; ma i letterati inizialmente ebbero dei contrasti riguardanti il tipo di poesia e la sua funzione: comincia con Galilei una visione più laica anche se l'accademia voleva basarsi ancora sui principi della chiesa; la sua innovazione è quindi solo una finzione esteriore perché la chiesa voleva una poesia che fosse solo opera letteraria e non contenga contenuti innovatori. Ad esempio Gian Vincenzo Gravina voleva una poesia morale e civile con un ritorno ad Omero e Dante e abbandonò l'arcadia quando le sue proposte non vennero accettate perché lì invece venne attuata una politica di diffusione di queste idee innovatrici sia morali che politiche.
Diffusione delle idee e contributo degli intellettuali
L'accademia divenne uno dei centri più importanti del '700 in cui si ebbe anche una diffusione nazionale del sapere grazie anche a Crescimbeni che si occupò di creare dei collegamenti per lo scambio di idee tra i letterati che adesso non sono più chiusi ed estranei ai problemi come lo erano prima nelle corti. Gianbattista Vico si basava sull'evoluzione dei segni della cultura, la lingua e il pensiero che parlano della mentalità del tempo e si basa sulle opere di Omero e Dante perché le considera perfette; Ludovico Antonio Muratori invece esprime quelle che sono le esperienze personali dell'uomo e la sua sensibilità.
In un primo tempo l'arcadia nelle sue liriche si basava sull'imitazione di Petrarca perché al contrario di ciò che era fuori dalla norma e quindi imperfetto, la lirica si rifà al vero e alle sue regole perché per avere una letteratura di utilità morale i sentimenti devono essere sani. I versi furono abbondanti e diffusi in tutta Italia, utilizzati soprattutto nelle occasioni e nelle cerimonie, battesimi, nascite, matrimoni ecc.. Da un lato l'accademia aveva un dignitoso livello di produzione e dei termini appropriati e aulici, dall'altro però i termini non erano per niente originali e già usati nel linguaggio petrarchesco. L'arcadia venne definita Melica da canto, perché i suoi sonetti erano dei veri e propri canti sentimentali, controllati però dalla ragione.
Pietro Metastasio
Pietro Metastasio nasce a Roma nel 1698 e le sue doti gli permisero subito di farsi notare dagli intellettuali e specie da Gravina che grecizzò il suo cognome da Trapassi a Metastasio (meta: punto fermo, stasi, che va oltre). Quando il suo maestro morì, lasciò l'accademia per andare a Napoli dove attira l'attenzione di tanti aristocratici con la cantata "gli orti esperidi" in cui Marianna Benti Bulgarelli, innamorata di lui, lo introdusse nel mondo del teatro musicale e insieme fecero "Catone in Utica" e "l'Artaserse". Nei dieci anni successivi scrisse 11 melodrammi, dei veri capolavori tra cui il Demetrio, l'Olimpiade e il Demofonte; dopo il 1740 non scrisse più opere altrettanto importanti, l'ultima fu l'Attilio Regolo. Per quanto riguarda invece la poesia lirica le sue opere migliori sono la Palinodia, la Partenza e la Libertà, delle canzonette. Le sue opere hanno il fine di suscitare affetti, emozioni e soprattutto reazioni nel suo pubblico. Muore nel 1792 a Vienna.
Contributi e innovazioni nel teatro musicale
Al contrario del Gravina, Metastasio sviluppa sin dall'inizio quel tipo di teatro che era sempre stato considerato non degno come la letteratura ma il suo amore per il teatro musicale nacque dall'accostarsi ai poeti dalla spiccata musicalità come Tasso e Marino e dalla voglia di meravigliare grazie all'innovazione: il teatro era infatti un insieme tra canto, danza, poesia, recitazione, musica e scenografia e dava inoltre allo spettatore il giusto distacco dalle cose in modo da saper ragionare e giudicare oggettivamente. Anche se il librettista scriveva il testo degli attori, all'interno del teatro aveva un ruolo secondario perché diventava importante chi sapeva organizzare le scene, la musica, i costumi. Il momento di tensione che si accumula si scioglie poi con l'Arietta d'uscita, la fine della scena, di solito con una pausa. Il pubblico non era più formato da aristocratici ma dalla borghesia, anch'essi però letterati.
Nel suo primo melodramma sceglie la storia di Didone, dal punto di vista sentimentale in cui le azioni si svolgono in ordine cronologico e le parti cantate vengono divise da quelle recitate, cioè le ariette dai recitativi in cui il pubblico cambia le sue emozioni creando quindi effetti psicologici di commozione e riflessione; si ottiene quindi un perfetto equilibrio tra emozione e razionalità, parole e musica che man mano Metastasio perfeziona. Il poeta diviene la figura più importante per il teatro perché era l'unico in grado di intrecciare i due momenti e i due elementi non solo tramite anafore, chiasmi e opposizione nella letteratura ma anche con un graduale ma frequente passaggio di scena: questo soddisfa le esigenze del pubblico del 700 che voleva unire sentimento e ragione.
Tipologie di melodramma
Troviamo due tipi di melodrammi: quello d'intreccio o di situazione e quello eroico che alla fine prevale; nell'Olimpiade, un melodramma d'intrigo, si crea un conflitto tra dovere e passione più che un vero sviluppo dell'azione; il tempo è messo in secondo piano perché viene esaltata la condizione positiva dell'uomo che attraverso dolore e pena raggiunge la felicità. Quest'opera venne apprezzata soprattutto dall'aristocrazia perché rispecchiava le loro idee. Invece nell'Attilio Regolo, un melodramma eroico, essendoci la presenza e la figura centrale dell'eroe, non si accavallano più tante storie e gli altri personaggi ruotano solo attorno all'attore centrale: è quindi più un elogio dell'eroe che espressione di sentimenti e spesso accade che chi risolve i conflitti è il sovrano, forse anche perché la maggior parte delle opere erano dedicate proprio a lui.
La situazione dei problemi per Metastasio verrà sempre dall'esterno, non come nel teatro di Corbeille che poneva i suoi personaggi di fronte ad una tragica scelta. Nei melodrammi sentimentali si riconosce il miglior Metastasio specie nelle opere che hanno uno sviluppo incalzante dell'azione con un contrasto tra due sentimenti opposti come avviene in Tito o in Megacle. Passano invece in secondo piano opere meno appassionanti come Issipile e Ipermetra: c'è un momento però in cui, anche questi personaggi che sembravano molto statici per essere rappresentati in teatro, sembrano pieni di commozione personale, specie dove l'animo di fronte a situazioni crudeli, soffre e si commuove.
Fasi della produzione melodrammatica di Metastasio
È possibile dividere la produzione melodrammatica di Metastasio in tre fasi: la prima è quella napoletana e romana, considerata più una fase di sperimentalismo in cui compone la Didone abbandonata; la seconda riguarda invece il primo decennio viennese in cui i temi diventano elegiaci e patetici, sentimentali e pochi rimangono i temi eroici. A questo periodo appartengono le opere l'Olimpiade, il Demofonte e la Demenza di Tito. La terza fase va invece dal 1740 fino alla morte e i suoi temi sono eroici con esempi di virtù come accade nell'Attilio Regolo.
Contributo di Metastasio alla poesia
Metastasio ha senz'altro un ruolo importante per lo sviluppo della nostra poesia e per la sua capacità di racchiudere il linguaggio poetico sotto la musica e la ragione; nelle sue prime opere, specie nel saggio "L'estratto dell'arte poetica di Aristotele e considerazioni sulla medesima" si notano gli insegnamenti di Gravina e della prima arcadia: attraverso le affermazioni di Aristotele, cercava di giustificare il suo melodramma e l'unione tra poesia e musica con un linguaggio molto chiaro e sicuro. È molto conciso anche nella distinzione tra vero e verisimile, tra copia e imitazione: non può per questo restare fedele a chi, per rispettare il verisimile ha imposto le tre unità aristoteliche e ripudia questo concetto su cui tanto hanno parlato filosofi e filologi e anche le tragedie greche che tanto lo hanno ispirato.
"Perché solo compassione e terrore devono essere gli unici soggetti delle tragedie?", dice lo stesso Metastasio in un sonetto che compose mentre creava l'Olimpiade, che sogni e favole sono i suoi melodrammi ma che non ci si può limitare a questo, si deve anche guardare il mondo e le passioni degli uomini. Nel suo vasto epistolario, che contiene più di 2626 lettere, Metastasio ci dà una grande conoscenza di sé, della sua vita e delle sue idee su passione, poesia, musica, ma anche su politica e società. Metastasio appare sempre, sin dai tempi della sua giovinezza, dotato di buon senso e saggezza che forse vengono proprio dal fatto che con lucidità nei suoi melodrammi riesce a parlare di passioni e tragedie anche nella vita di ogni giorno; Metastasio inoltre intrattiene rapporti, e non solo epistolari ma anche personali con persone dell'alta società: Goldoni, Calzabili, la principessa di Belmonte e venne anche presentato all'imperatore Carlo VI.
Ui suoi testi non erano facili da comprendere come lui stesso scrisse in una lettera al musicista Hasse quando richiedeva la sua collaborazione; non voleva per questo essere aiutato da compositori mediocri o minori. Nei suoi drammi la funzione emotiva doveva essere perfettamente armonica con le sillabe disposte in modo limitato nelle strofe in modo quasi da anticipare ogni aggiunta musicale successiva; la musica non doveva creare un turbamento che alterava l'ordine e la chiarezza che aveva dato la ragione.
Crede che l'erede musicale del coro antico non sia il recitativo, come pensavano in tanti, ma l'arietta, nonostante lui sia un drammaturgo: il recitativo si limita a curare il contenimento delle voci nell'armonico sistema, mentre l'aria lascia ad esse la libertà di imitare cantando, i cambiamenti del parlare naturale. Metastasio stesso racconta un'esperienza del 1714 di un recitativo ascoltato senza alcun accompagnamento musicale: dava un senso non di commozione ma di freddo nel sangue che turbava l'anima ed era subito visibile nei volti di chi ascoltava. L'aria è forse apprezzata di più per la sua difficoltà, il maestro deve insegnare a cantare bene all'alunno perché l'aria non può essere bella se non viene rappresentata con quel suo naturale decoro. La cosa più brutta, dice anche un altro critico musicale Pier Francesco Tosi, è quando un recitativo viene ascoltato ma non viene capito. C'è poi chi ha l'orribile cantilena, chi non pronuncia le ultime sillabe e chi invece le salta.
Anche Algarotti sentiva quell'immediata necessità di ritornare all'antica tragedia greca perché nel 600 si era abbandonata quella parte melodica e sentimentale per lasciare spazio a quello che veniva definito un recitativo secco. Anche Metastasio si rendeva conto della necessità di una diversa funzione espressiva del recitativo e dell'aria per armonizzare meglio l'intelligenza e la sensibilità e lui si impegnò personalmente in questo insegnamento pratico. I personaggi delle sue opere vengono abbelliti grazie alla musica ed è questo che lui chiede ad Hasse, di dare ai personaggi della caratteristiche tipiche della loro fisionomia; era la concezione personale del poeta che in ciascun melodramma stabiliva un rapporto tra aria e recitativo e cercava di raggiungere un equilibrio: ad esempio il recitativo secco era un'espressione musicale che consentiva di cogliere la possibilità che offriva il testo poetico attraverso articolazioni ritmiche e melodiche. Solo i musicisti più dotati riuscirono a soddisfare queste nuove richieste del teatro di Metastasio perché alcuni davano troppa importanza solo alla musica senza capire che il recitativo era anch'esso una parte fondamentale perché esprimeva la personalità del poeta, anche se per alcuni critici, l'opera di Metastasio resta il cedimento del dramma di fronte alla musica.
Metastasio può sembrare nella forma un seguace di Raffaello, per il suo equilibrio e la sua armonia; ma a questa sua immediatezza mancò l'essenziale virtù del canto infatti nei recitativi e non nei versi emerge il più melodioso Metastasio perché lui si affida solo ad una musica che immagina ma che non riesce a fare propria: egli scrive dei versi per musica e non essenzialmente dei versi musicali, infatti i suoi canti vennero musicati più volte da compositori diversi e ogni volta si otteneva un effetto differente da quello che l'autore avrebbe immaginato per le sue opere, la Didone più di 40 volte, l'Altaserse più di 100. se egli fosse un poeta musicale per eccellenza, i suoi versi non richiederebbero nessun altro suono, come avvenne per Petrarca, Foscolo e altri. Gli mancò invece quella capacità di riuscire a cogliere la musica nella presenza della parole e quindi di potenziarne gli effetti senza che dovesse intervenire qualcun altro. Anche se i suoi drammi furono alquanto superficiali, ebbero tanto successo anche col passare del tempo: c'è dunque un valore in quei drammi che riesce a resistere anche alle critiche.
Didone abbandonata fu un piacevole spettacolo quando venne messa in scena a Napoli dalla Bulgarelli nel 1724 nel teatro di san Bartolomeo ma la comicità che il pubblico notò non era stato un fine dell'autore che invece mirava a rappresentare una tragedia sentimentale che avrebbe strappato gli applausi del pubblico e la sua commozione: i drammi di Metastasio erano soprattutto giuoco, festa, divertimento e non tanto per rappresentare il suo periodo storico ma...
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