La scrittura e l'interpretazione
Dalle origini al Medioevo
Gli storici sostenevano che il Medioevo fosse un'età di mezzo tra l'antichità classica e il Rinascimento. Oggi sappiamo che non fu un periodo buio, anzi, va dal 476 d.C. (data canonica in cui finì l'impero romano d'Occidente) al 1492 (scoperta dell'America). Si divide in basso Medioevo e alto Medioevo.
Dal 1000 in poi abbiamo la letteratura in lingua latina, soprattutto letteratura religiosa. Il sapere nel basso Medioevo era strutturato a piramide e Dio era in alto.
- Teologia
- Filosofia
- Arti del Trivio (retorica - grammatica - dialettica)
- Arti del Quadrivio (aritmetica - geometria - astronomia e musica)
- Arti meccaniche
Anche la società era strutturata in maniera gerarchica. Gli uomini che non conoscevano il cristianesimo erano definiti pagani. Nel 333 Costantino consente la conversione e in seguito, nel 380, divenne religione ufficiale e i pagani vennero perseguitati.
L'impero romano era diviso in due:
- Occidente - con capitale Roma, il quale fu il primo a cedere
- Oriente - con capitale Costantinopoli (Istanbul) che resta in piedi fino al 1453 e cadde per mano dei turchi convertiti all'Islam.
La scoperta dell'America avvenne nel 1492 perché Colombo non poteva passare da Costantinopoli e dovette fare il giro dall'altra parte.
Dal 476 d.C. fino al 1000 ci furono le invasioni barbariche. Nel 600 in Italia arrivano i Longobardi e nell'800 Carlo Magno si fa incoronare imperatore. Egli era franco e si converte al cristianesimo. Vi sono così due poteri universali: Il Papa e l'Imperatore.
Dopo Carlo Magno il sogno dell'impero unito cade a causa dei nipoti:
- Lotario, il quale eredita il titolo imperiale d'Italia, in seguito ucciso
- Ludovico, che eredita il titolo
- Ludovico il Germanico, il quale eredita i territori della Germania, e poi l'Italia (vedi sopra)
- Carlo il Calvo, la Francia
In seguito la dinastia di Ottone I di Baviera inizia ad opporsi al papa. Nella Chiesa, vi era infatti la lotta per l'investitura e iniziò proprio con la dinastia Ottoni, i quali volevano imporsi e nominare loro i vescovi.
Nel basso Medioevo si parlava il latino e il volgare, da quest'ultima si svilupperà in seguito l'italiano, e si sviluppano anche le lingue romanze. - si parlava in volgare e si scriveva in latino (I poesia in volgare italiano fu il Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)
Dal 1000 in poi c'è una rinascita politica, economica e demografica. In Francia abbiamo la lingua d'Oc (sud della Francia) e d'Oil (nord della Francia), da quest'ultima si sviluppa il francese. La poesia Trobadorica è in lingua d'Oc e nasce nel sud della Francia e da qui ebbe inizio la letteratura europea, dopo quella latina, dove non si parla di religione ma di Amore.
- Basso Medioevo - letteratura religiosa, tutto riconduce a Dio;
- Poesia Trobadorica - letteratura amorosa.
Essi celebravano l'amore per una donna, un amore adultero in quanto il matrimonio era per interesse e l'amore per donne sposate. La donna veniva chiamata con un soprannome (Senal-Segnal) in modo da identificare la donna amata. Donna (Domina - Dominus) - Padrona del cuore dell'innamorato. I Trobadori lodavano l'amore per questa donna, la idealizzavano e vi era una ritualità, il saluto e altri elementi che passano poi alla letteratura italiana. Massimo esponente è Guglielmo IX d'Aquitania.
Inquadramento generale della letteratura italiana fra Duecento e Trecento e nel Trecento
In Francia, nelle Fiandre, in Germania, in Italia i Comuni cominciano ad affermarsi intorno al 1100. In Italia, però, lo sviluppo dei Comuni presenta caratteri in parte diversi rispetto agli altri paesi, perché manca un governo nazionale. L'assenza di limitazioni politiche da parte delle monarchie nazionali e la presenza di famiglie feudali trasferite in città e un nuovo ceto mercantile, fanno sì che i Comuni italiani divengano vere e proprie città-stato che estendono il proprio dominio politico ed economico sul territorio circostante.
Il logoramento dei due poteri universali, Impero & Papato, è in parte causa e in parte conseguenza dello sviluppo dei Comuni. Si può distinguere l'età comunale in due periodi:
- Quello della sua affermazione, sino agli inizi del 300, origine della letteratura italiana e di Dante
- Quello della sua crisi, termine segnato dal tumulto dei Ciompi (lavoratori dell'arte della lana) a Firenze 1378, periodo di Petrarca, Boccaccio
Dopo il mille si assiste a una crescita della popolazione e si crea un sistema economico unitario città-campagna. Entra in crisi la tripartizione medievale della società in oratores (addetti alle preghiere), bellatores (ceto militare) e laboratores (addetti ai lavori manuali). Nasce una nuova classe dedita ai commerci, all'artigianato e alle attività finanziarie: la borghesia. Con essa si afferma una diversa concezione della ricchezza, legata non più al possesso della terra ma al denaro.
Nella città comunale vengono erette le grandi cattedrali gotiche e le spese per la loro costruzione sono tali che le nuove cattedrali non potrebbero essere edificate senza il contributo finanziario del ceto mercantile emergente, gli architetti sono laici e artigiani ne organizzano la costruzione. La cultura si va, così, progressivamente laicizzando e secolarizzando (processo in cui comincia a farsi strada e a prevalere una visione mondana e laica dell'esistenza).
Il processo di urbanizzazione favorisce lo sviluppo di un nuovo organismo culturale, l'università, grandi associazioni di studenti e professori autonome dalla Chiesa, in cui gli insegnanti possono essere retribuiti dagli studenti o dai Comuni, come accade a Bologna, dove sorge la prima università italiana, attiva a partire dal 1088. Nonostante le opposizioni politiche e religiose, esse acquistano autonomia giuridica e nasce così il titolo di professore. Le università possono avere quattro facoltà: la facoltà delle Arti, dedicata alle arti liberali dove ci si perfeziona sul latino e si apprendono discipline come grammatica, dialettica o logica; le altre facoltà sono medicina, diritto e teologia.
A partire dall'età comunale l'intellettuale, che prima era quasi sempre un chierico, diventa un laico. Le nuove figure di intellettuali sono il maestro di scuola, il professore universitario e soprattutto il notaio. Alla nascita di una nuova figura intellettuale corrisponde la nascita di un nuovo più vasto pubblico - formato dal ceto mercantile, dall'élite politico-amministrativa cittadina, dalle donne degli strati sociali più elevati - che ignora il latino ma che aspira a una crescita culturale.
La nascita di un nuovo tipo di intellettuale ha contribuito all'affermazione del volgare come lingua scritta nel corso del Duecento. Lo sviluppo di un sistema d'istruzione cittadino non universitario aveva creato un gruppo vasto di laici mediamente colti che sapevano leggere e scrivere solo in volgare. La connessione tra la nascita del nuovo intellettuale e l'affermazione di un pubblico nuovo si coglie anche nei processi di trasformazione che attraversano la scrittura e la produzione libraria. Prima i libri venivano trascritti nello scriptorium dei monasteri per mano di monaci, ora avviene per opera di copisti laici che svolgono tale lavoro dietro compenso in botteghe di editori-librai, che producono il libro e lo vendono.
La società urbana e la produzione letteraria
La società urbana produce, così, un nuovo modo di discutere e di filosofare, che assume la denominazione di Scolastica cioè termine con il quale si definisce la filosofia cristiana medioevale. Nel Medioevo non si riconosce un'autonomia alla letteratura, la quale appare subordinata alla morale e alla religione per quanto riguarda i contenuti e per quanto riguarda la forma ai principi e alle regole della retorica (arte del parlare e dello scrivere in modo persuasivo).
La teoria degli stili distingue:
- Uno stile alto, con argomenti seri e nobili, secondo il modello dell'Eneide di Virgilio;
- Uno stile medio, con argomenti quotidiani e comuni;
- Uno stile basso dedicato ad argomenti e personaggi mediocri ed espresso con un linguaggio umile. Questa teoria è espressa anche da Dante nel De vulgari eloquentia.
Passando dalla letteratura in latino a quella in volgare, la perfetta corrispondenza fra stile, argomento, linguaggio e genere letterario stenta a mantenersi. I motivi di tale differenza sono diversi: i Vangeli, scritti in stile umile e in un linguaggio quotidiano ma destinati a comunicare la parola divina; esisteva già una tradizione dell'uso del volgare in letteratura (letteratura francese e provenzale).
L'uso del latino era per un pubblico ristretto di intellettuali, di esperti di teologia e di conoscitori delle arti liberali, il volgare, invece, si rivolge a un pubblico diverso, più vasto e composito. I generi della letteratura in volgare risentono di tale diversificazione, c'è innanzitutto una letteratura in volgare di ispirazione religiosa e poi c'è la letteratura didattica, che insegna l'arte della retorica o dà buoni consigli sul comportamento da tenersi in società o fornisce le basi di una formazione culturale. Infine c'è una produzione letteraria molto raffinata e complessa: quella della poesia d'amore in volgare che si rivolge ad un'élite di persone d'animo nobile.
Nel Medioevo tutta la produzione letteraria tende a essere religiosa. I suoi autori provengono infatti da movimenti religiosi come San Francesco, Jacopone da Todi e Giacomino da Verona o Bonvesin da la Riva. Si possono distinguere due generi poetici prevalenti:
- Il poemetto narrativo e didattico può contenere "contrasti" o visioni dell'oltretomba, usa le quartine monorime (tutti e 4 i versi hanno la stessa rima).
- La lauda lirica e poi drammatica canta le lodi di Maria, di Cristo e dei Santi, adotta la struttura della canzone a ballo (ballata) con l'impiego di rime intrecciate.
Il poemetto didattico:
- Giacomino da Verona compose poemetti in quartine monorime: De Jerusalem celesti e De Babilonia civitate infernali, dedicati rispettivamente alle due città che si contrapponevano, la Gerusalemme celeste, cioè il Paradiso e la Babilonia infernale, cioè l'Inferno.
- Bonvesin da la Riva scrisse il libro delle tre scritture dedicate la prima all'Inferno, la seconda alla Passione di Cristo e la terza al Paradiso.
A differenza della Commedia di Dante, manca, nelle loro opere il Purgatorio.
La lauda
Prende il proprio nome dalla parola latina laus cioè lode, si tratti infatti di lodi alla Madonna e poi anche a Cristo e ai Santi. All'inizio le laudi erano giaculatorie cioè una preghiera diretta, lanciata al cielo. La lauda raggiunge il massimo della sua diffusione orale nell'anno 1260, quando il frate gioachimita Ranieri Fasani promuove a Perugia il movimento dei disciplinati o dei flagellanti che si percuoto invocando la pietà di Dio. Dopo il 1260 tende a istituzionalizzarsi nella forma scritta e nella struttura della ballata, secondo il modello già presente nel Laudario di Cortona, che contiene le più antiche laudi scritte. L'alternanza fra la voce del solista e il coro dei fedeli favorirà, poi, il passaggio dalla lauda lirica a quella drammatica.
Andrea Cappellano
Fu il teorico dell'amore, probabilmente francese e chierico, vissuto nel XII secolo, egli scrisse il trattato "De Amore" in lingua latina, il quale esprimeva l'amore cortese e spiega come deve funzionare attraverso delle regole. Solo i nobili potevano amare e fare anche violenza su una donna contadina che non era peccato, mentre i contadini, i villani non potevano perché privi di sentimenti, essi venivano paragonati agli animali.
Francesco d'Assisi
Nasce ad Assisi, in Umbria, il 26 settembre del 1182, conduce una giovinezza allegra e spensierata, fino alla crisi avvenuta durante la prigionia. Alla crisi seguono la vocazione religiosa e la conversione (1206), che si manifestano con gesti caritatevoli verso i bisognosi e il disprezzo delle ricchezze e nel 1207 rinuncia ai beni materiali paterni e restituisce pubblicamente gli abiti che indossa. Inizia così la predicazione, associata al mendicare e alla cura dei malati. Nonostante l'istituzionalizzazione dell'ordine francescano 1210, la sua vita è segnata da altri gesti simbolici come il viaggio in Terra Santa (1219). Poco prima della morte 1226, compose una lauda in volgare umbro: Cantico di frate sole in cui domina una concezione ottimistica e serena della vita umana e della natura. È considerato il primo testo artistico della letteratura italiana. Egli compose il Cantico come uno strumento di propaganda religiosa con destinazione di massa e scelse il volgare per rivolgersi agli umili agli ignoranti, che non capivano il latino. La funzione ideologica della lauda è doppia: opporsi al pessimismo, mostrando l'aspetto sereno del creato, della morte e del rapporto umano con Dio; contrastare l'eresia càtara, valorizzando il rapporto armonioso tra realtà naturale e contingente della terra e il Dio del cielo. Il linguaggio è rasserenato e gioioso e il suo riferimento al Vangelo non è metaforico ma li imita letteralmente.
Jacopone da Todi
È il poeta più originale del Duecento, la sua originalità sta nella compenetrazione di religiosità e di impegno montano, di misticismo e di concretezza. L'equilibrio di Francesco risulta impossibile per Jacopo, il quale riprende del modello piuttosto gli aspetti polemici e violenti, costruendo un sistema di disarmonie, di eccessi, di contrasti. Francesco contesta una struttura ecclesiastica costretta a misurarsi con il grande movimento di riforma che la investe, Jacopo, invece, si scontra con la Chiesa saldamente riorganizzata nel controllo dell'ortodossia e nel potere temporale. La vita di Jacopone appare segnata da una contrapposizione violenta e radicale ruotante attorno alla conversione, avvenuta nel 1268. La seconda parte della sua vita è segnata dal rifiuto di tutti i valori mondani, dopo anni di vagabondaggi, entra nell'ordine francescano, nel 1294 richiede la riforma della Chiesa e qualche anno dopo sottoscrive il manifesto di opposizione al nuovo pontefice, contestando la validità della sua elezione. Venne, così, arrestato e scomunicato, dopo la morte del pontefice venne assolto dalla scomunica e liberato dalla prigionia, morì nel 1306.
A testimonianza della ricca cultura del poeta stanno alcune opere latine, fra le quali spicca la sequenza (componimento poetico musicale liturgico che veniva recitato o cantato nella celebrazione eucaristica prima della proclamazione del Vangelo) dello Stabat mater e molte laudi i cui temi sono quelli della tradizione francescana: l'umiltà dell'uomo e delle cose rispetto alla grandezza di Dio, la gioia mistica, i momenti centrali della fede cristiana. Il linguaggio aspira a manifestare l'intensa interiorità del poeta e a definire l'altezza di Dio. Lo stile è caratterizzato dall'impiego di mezzi semplici, sia sul piano lessicale dove domina il dialetto umbro, sia su quello retorico, dato dall'impiego frequente di figure di ripetizione e di contrapposizione. La tendenza alla drammatizzazione sfocia in alcuni casi in veri e propri dialoghi e spetta, forse, a lui, il passaggio dalla lauda lirica a quella drammatica.
Poesia provenzale e scuola siciliana
Lirica Provenzale → Fin Amor o Amore cortese → laica (Amore) → finisce e confluisce nella scuola siciliana → Federico II di Svezia con corte a Palermo 1230.
La scuola siciliana
Furono per la prima volta i siciliani ad impiegare il volgare nella lirica d'amore, ispirandosi a quella provenzale. La poesia lirica nasce alla corte di Federico II di Svezia, la quale era stabilita in Sicilia e divenuta il centro politico e culturale dell'impero. Egli favorì la ripresa dello studio del latino e dette impulso ad una serie di istituzioni culturali, come la scuola di Capua, l'Università di Napoli e la scuola di Medicina a Salerno. Per quanto riguarda la poesia, favorì lo sviluppo di forme liriche in volgare ispirate dalla tradizione dei trovatori provenzali, egli stesso fu poeta in volgare e in latino scrisse il trattato di falconeria. Oggi si parla di Scuola siciliana solo per indicare il gruppo di poeti attivi nel periodo fra il 1230 e il 1266, quando con la battaglia di Benevento, il sogno ghibellino della dinastia sveva subì una crisi rapida e definitiva. Il periodo di fioritura, però, è compreso tra il 1230 e il 1250. Rispetto al modello provenzale cambia la figura del poeta che è un borghese con funzioni giuridiche e che si dedica alla poesia solo per diletto. Le differenze politiche e sociali determinano anche alcune differenze tematiche, la poesia siciliana è più astratta e rarefatta di quella provenzale, la figura della donna è meno delineata, mentre il centro lirico è costituito da una riflessione sulla natura e sugli effetti dell'amore. Le strutture metriche e retoriche della poesia siciliana si rifanno a quelle della poesia trobadorica. Le strutture metriche vengono ridotte a tre principali: la canzone (composta da endecasillabi alternati a settenari, schema metrico più importante e rappresentativo della scuola), la canzonetta (con versi più brevi e vivaci, con andamento ritmico più semplice) e il sonetto (invenzione siciliana, usato per la prima volta da Giacomo da Lentini, tratta argomenti diversi, discorsivi, teorici, filosofici ma anche amorosi e scherzosi). La lingua usata è il volgare siciliano.
Sul piano tematico, Giacomo da Lentini tende alla interiorizzazione, all'analisi dei movimenti psicologici e della descrizione degli effetti dell'amore, cioè nella relazione fra il piacimento (prodotto dal vedere la bellezza, con sede negli occhi) e il nutrimento (prodotto dalla riflessione amorosa, dal suo spirito vitale, con sede nel cuore).
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