Storia della letteratura italiana tra 400 e 500
Umanesimo e rinascimento
Tra i due concetti di umanesimo e rinascimento esiste una stretta vicinanza e per molti aspetti una sovrapposizione. Il primo sottolinea il momento ideologico-culturale, mentre il secondo si riferisce soprattutto alle manifestazioni artistiche. La parola umanesimo implica la conoscenza della differenza tra Humana Littarae e Divinae Litterae, cioè la scrittura dedicata al mondo umano-naturale e quella invece consacrata al divino, cosa che nel Medioevo era dedicata solo alla scrittura religiosa.
Dal XIV secolo comincia un’epoca di preumanizzazione, cioè una laicizzazione della scrittura. Solo a partire dal 300 con la letteratura di Petrarca e di Boccaccio, lo studio delle letterature latina e greca, pagane ed estranee comincia la rivendicazione dei diritti dell’uomo naturale. La riscoperta del mondo classico costituisce la premessa indispensabile per la nascita del Rinascimento. La parola rinascenza viene usata nel 16 secolo per intendere la rinascita degli studi classici e l’inizio di un’epoca nuova, fuori dal buio medioevale, marcando così un distacco netto con l’età di mezzo.
La nozione di Rinascimento si impone solo con il celebre saggio di Jacob Burckhardt che vede nel Rinascimento una netta rottura con il Medioevo. Tuttavia l’umanesimo, quindi il rinascimento, sarà solo la completa realizzazione di tutti i fermenti emersi nelle epoche precedenti e si basa su punti fondamentali: individualismo, laicizzazione della cultura, predilezione per il carattere naturale della vita, ripresa della letteratura classica.
La culla dell’Umanesimo e del Rinascimento è l’Italia, soprattutto Firenze, anche se l’umanesimo mirava a costruire una società sovranazionale di dotti che usavano la stessa lingua, il latino, e che avessero gli stessi valori, al di là dei confini statali. Uno dei più grandi umanisti stranieri fu Erasmo da Rotterdam o Tommaso Moro. Così l’umanesimo non si sviluppò solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa, toccando anche le parti più ad est (Ungheria e Polonia).
L’età dell’umanesimo e del rinascimento va dalla fine del Trecento a metà Cinquecento, quando il Concilio di Trento (1545) apre la fase della Controriforma e la pace di Cateau Cambresis il dominio spagnolo. La corrente presenta due fasi interne divise tra loro dalla morte di Lorenzo de Medici e dalla scoperta dell’America. La prima fase ha il suo massimo splendore a Firenze con Lorenzo, mentre la seconda è afflitta da momenti di crisi religiosa con la nascita della riforma protestante e in Italia di crisi politica.
La prima fase dell'umanesimo
Questa è divisa a sua volta in tre momenti importanti:
- Da fine Trecento all’ascesa di Lorenzo nel 1469 e prevalgono nella letteratura gli interessi umanistici, il latino che diventerà lingua dominante rispetto al volgare e la trattatistica, lo studio delle lettere antiche e la filologia.
- L’età di Lorenzo de Medici (1469-1492), caratterizzato dalla letteratura volgare e la compresenza di una letteratura sempre classicista in latino. Questo momento è detto Umanesimo Volgare e ne fanno parte autori come Poliziano, Pulci, Sannazaro.
- Dalla morte di Lorenzo al Concilio di Trento, dove ritorna il predominio del volgare e vengono riformulati i generi letterari.
Situazione economica e politica nel 400
In tutta Europa continua a dominare la stagnazione, dopo la crisi economica e demografica del secolo precedente, in particolare in Francia e Inghilterra spossate dalla guerra dei cent’anni. Le guerre di questo secolo saranno sempre più sanguinarie e costose e altro elemento di crisi sarà la nuova potenza turca che minacciano le porte dell’occidente, conquistando nel 1453 Costantinopoli.
In Italia c’erano invece sintomi di ripresa, soprattutto al nord con Milano e Venezia e anche in Toscana. Invece al Sud la situazione economica tendeva a peggiorare. La borghesia rurale comincia a gettare le basi per il capitalismo agrario e nelle città accanto alle vecchie famiglie di mercanti viene affiancata da una nuova borghesia più dinamica, capace di intraprendere anche in un momento di crisi scambi commerciali.
Si sviluppa anche il mecenatismo e si spende tanto per abbellire palazzi con opere d’arte e generi di lusso. Nascono in questo periodo le signorie, formata dal patriziato cittadino, una classe aristocratica che gestisce il potere o in alcuni casi lo assegna ad un unico signore che lo tramanda ai figli.
Il letterato e l'artista nel 400
Il letterato diventa un filologo e l’artista diventa intellettuale umanista: il razionalismo comincia a farsi strada dal commercio alle arti, soprattutto negli studi classici, diventando una nuova materia, la filologia. Si sviluppa nel 400 come elaborazione di un metodo razionale e scientifico rivolto alla definizione dei testi nella loro versione originaria, depurandoli da ogni contaminazione.
Nello stesso tempo la conoscenza del greco di alcuni letterati permise di risalire direttamente alle fonti filosofiche dell’antichità, diventando accessibile a molti grazie anche alla caduta di Costantinopoli, con la fuga di molti letterati bizantini che portarono in Italia molti manoscritti antichi tra cui Platone e Aristotele. L’atteggiamento scientifico invase anche altri settori, dalle scienze naturali alle arti come Brunelleschi e Donatello, grazie anche allo studio e la scoperta della prospettiva che permise la razionalizzazione e il dominio dello spazio. Così anche gli artisti cominciano ad interessarsi al mondo classico cessando di essere semplici artigiani e diventando intellettuali umanisti.
La nascita del ceto intellettuale moderno
La nascita dell’intellettuale cortigiano avviene anche grazie al mecenatismo signorile, anche se Venezia e Firenze permasero a lungo istituzioni repubblicane, dando così vita ad un umanesimo repubblicano o civile. L’umanesimo cortigiano è promosso dalle signorie come Milano, Roma, Mantova o Ferrara. Gli intellettuali provengono dall’aristocrazia cittadina o dalle famiglie mercantili e vivono subordinati al potere centrale.
L’umanesimo civile, invece, nasce dall’alta borghesia cittadina, che detiene il potere e promuove in prima persona l’affermazione e la diffusione degli ideali di rinnovamento culturale. Gli intellettuali ricoprono ruoli importanti nell’amministrazione sociale e sono uomini di legge, quindi non sono dediti all’otium dei cortigiani. Ma alla fine l’umanesimo civile sparirà progressivamente che porterà all’affermazione di due nuove carriere intellettuali: l’intellettuale cortigiano e l’intellettuale chierico. Il primo dipende dal signore, il secondo da una gerarchia ecclesiastica, di cui fa parte.
In genere gli intellettuali di questo periodo sono erranti per mestiere, costretti a cercar protezione da corte a corte o da curia a curia, sottoposti a continui cambi di signori e competitività tra i singoli che porta molti letterati a mantenere relazioni epistolari con altri per rimanere aggiornati sui cambiamenti. In quest’epoca il letterato comincia ad avere maggiore consapevolezza del suo ruolo, diventando uno specialista in ceto sociale a sé stante, che ha la possibilità di dedicarsi all’otium umanistico e dunque spostarsi continuamente per ricercarlo. Di qui il mito umanistico di una repubblica delle lettere sovranazionale, lontana dagli affari e abitata da spiriti superiori che amano gli studi classici e la filosofia.
Di qui l’ascesi medioevale si laicizza, lasciando libero spazio ad un mondo ideale mondano pieno di saggezza e sapienza. Non mancano comunque casi che sovrappongono ideali umanisti e cristiani (Umanesimo Cristiano). Nonostante il letterato rivendichi una sua libertà privata è comunque costretto a lavori subordinati per conto di un signore presso la sua corte con mansioni che vanno dalle attività diplomatiche alla stesura di opere encomiastiche alla casata.
Questa situazione contradditoria porta anche alcuni mutamenti in alcune discipline come retorica e storiografia e ne crea anche di nuove come la pedagogia. La retorica cessa di essere solo un’arte destinata alla persuasione politica e tende a trasformarsi in ornato, in decoro stilistico, in pratica il bello di scrivere e lo sfoggio erudito. La storiografia comincia a raccontare la storia degli stati, non più quella universale, aspirando alla storiografia antica ed elogiando le imprese individuali omaggiando così una precisa casata. La pedagogia nasce per esigenza di educare i figli dei signori attraverso i precettori che si interrogano sui modi da esercitare questa mansione.
La concezione del tempo e dello spazio
L’idea quantificata di tempo nasce in questo periodo facendo emergere il concetto di economia del tempo, di un suo uso cosciente e organizzato per contrastare la cieca fortuna (il fato) che altrimenti ne determinerebbe la sorte. Lo stesso vale per lo spazio, attraverso la scoperta della prospettiva l’uomo comincia a controllarlo.
Con il tempo la maggiore novità sta nel rapporto con il passato di rottura profonda con il Medioevo e la visione del 400 come una sorta di età dell’oro. L’uomo del 400 non si sente schiacciato dall’importanza delle epoche classiche, ma bensì è spinto ad imitarle o a rivaleggiare con esse. Cominciano così il dibattito fra antichi e moderni e il concetto di imitazione: tutti non escludono il dovere di imparare dagli antichi, ma imitare o ispirare per produrre nuovi modelli?
Cicerone e Virgilio sono modelli per eccellenza perché si sono rifatti direttamente alla natura e dunque insegnano escludendo così qualsiasi nuova produzione, o i moderni sono superiori agli antichi perché hanno una maggiore conoscenza della natura? Partono così altre due tematiche: quella della natura e del piacere, e la rivendicazione del valore superiore della cultura dell’uomo saggio che studia e conosce la natura. La natura cessa di essere legata al demonio, e anzi diventa una realtà positiva da imitare, ma si cerca di conciliare il piacere che essa offre con i valori religiosi. Nasce una nuova etica che non vede più nella voluta un pericolo diabolico, ma un fine da perseguire, conciliandolo con la caritas cristiana.
I letterati diventano una nuova classe sociale, restringendo sempre più le loro mansioni e affermando la loro superiorità. Questo nuovo atteggiamento porta all’esaltazione dell’otium (non lavoro solo studi), celebrazione della parola (strumento primario per l’intellettuale diventa quasi un ornamento), importanza della gloria (raggiungibile attraverso la parola), ed enfatizzazione della figura del saggio.
Le corti e l’organizzazione della cultura
Il mecenatismo diventa essenziale per la produzione culturale. I derivati economici di commerci e agricoltura vengono utilizzati per spese improduttive come palazzi, opere ecc., che alla lunga sarà una delle cause della crisi italiana, ma per il momento è essenziale per lo sviluppo culturale. Molti umanisti poi, si riunivano in cenacoli o in accademie, grazie all’esigenza di scambio di esperienze intellettuali da parte dei letterati e anche per un bisogno di appartenenza.
Nasce un nuovo modo di concepire la conoscenza che non consiste nell’apprendimento di verità già date, bensì un percorso di ricerca basato sull’interscambio. Da qui nasce il genere letterario del dialogo o anche l’epistola per mantenere le comunicazioni tra i componenti dei cenacoli. Alcuni cenacoli poi tenderanno ad organizzarsi rigorosamente, diventando così accademie formate su veri e propri cerimoniali come assumere lo pseudonimo di un autore antico o il banchetto.
A partire dall’invenzione della stampa nascono poi le stamperie e le botteghe librarie, grazie anche alla consultazione di umanisti che indicavano i generi di moda da stampare ai prototipografi. Altra forma di cultura sarà la biblioteca pubblica, creata da privati o promossa da un mecenate. All’inizio si limitano comunque solo alla raccolta in modo rozzo di codici antichi e manoscritti. Alcune di queste si specializzarono dopo avvenimenti storici importanti, come la biblioteca di San Marco a Venezia che divenne custode di molte opere dal greco dopo la conquista di Costantinopoli. Un ruolo minore in questo periodo avranno le università, rimaste ancora legate al sistema medievale, quindi solo alcune diventeranno di stampo umanista. Vicino ai centri umanistici maggiori sorgevano i colleggi-convitti per giovani, scuole umanistiche in cui si impartiva un insegnamento secondario come le lingue o letterature classiche o la retorica.
La scrittura umanistica e l'invenzione della stampa
Prima della nascita della stampa i libri erano manoscritti e di tre tipi: universitario o libro da banco (grande, in caratteri gotici e ampi margini esterni); umanistico (medio formato, margini stretti, modello tardo-carolino); da bisaccia (piccolo formato, scritto da non professionisti). Dopo la stampa il libro cambia completamente grazie alla collaborazione tra umanisti e tipografi. Nasce un libro in medio formato, contenente opere di classici e opere moderne, stampato a piena pagina in carattere a tutto tondo. Particolari furono le edizioni in ottavo e in carattere italico. Nasceranno poi le edizioni popolari dei libri da bisaccia.
Sono distinguibili quindi due tipi di pubblico: uno di dotti della corte degli intellettuali umanisti e quello degli artigiani e popolani (ovviamente libri in volgare). La prima opera stampata con i caratteri mobili fu la Bibbia, uscita il 14 ottobre 1457 firmata da Gutenberg e questo nuovo metodo si diffuse velocemente in tutta Europa, dando vita così alla mercificazione del libro e alla laicizzazione della cultura, che cominciava a trattare di svariati argomenti, favorendo anche l’alfabetizzazione. Il testo così diventa un testo fisso, non variabile come nei manoscritti, riprodotto in serie con norme fisse e punteggiatura precisa.
La concezione umanistica del mondo
Nella concezione umanistica-rinascimentale l’uomo diventa un dio terreno creatore e signore del suo mondo che domina sulla natura a cui è legato comunque. Nonostante tutto sarà ancora legato ai canoni religiosi, sarà infatti Dio a stesso a munirlo di questa nuova coscienza. Ne derivava anche una rivalutazione del corpo umano, visto a immagine e somiglianza di Dio stesso. Quindi la dignità dell’uomo aumenta sempre più, mandando in crisi la Scolastica con la sua visione rigida e sistematica del mondo, per lasciare lo spazio ad un atteggiamento speculativo più libero.
Anche il concetto di natura cambia, vista ora come un essere in continuo movimento legato all’esistenza umana. In questo periodo si diffondono anche interessi vari tra cui la magia, l’alchimia e l’astrologia, soprattutto negli strati elevati della società, si per sé ambigue discipline. La nuova attenzione dell’uomo per il suo destino porta una nuova attenzione per la formazione dei giovani e del loro processo educativo, facendo nascere così la pedagogia che si porrà l’obiettivo di creare un uomo integrale, in equilibrio sia con la sua mente che con il suo corpo.
La prima fase dell'umanesimo fiorentino (civile)
La prima fase dell’umanesimo fiorentino è caratterizzata da un forte legame tra elaborazione intellettuale e impegno politico. Molti intellettuali, tra cui Bruni e Bracciolini, furono infatti cancellieri della repubblica che prendevano come modello la Roma repubblicana in opposizione al potere contemporaneo tirannico delle signorie. Gli umanisti repubblicani o civili sono intellettuali laici, legati ad una formazione giuridica e che si mettono al servizio della società propagandando un ideale di vita attiva ed elogiando una vita contemplativa, privilegiandola.
Due aspetti caratterizzano l’umanesimo civile fiorentino: il ritorno ai classici latini e greci e la teoria etica del primato della volontà come fondamento della vita civile. Promotore di questi aspetti sarà Salutati o anche Niccoli che furono collezionisti e studiosi dei classici antichi. Anche Bruni, altro intellettuale fiorentino attivo politicamente che esalterà Firenze come la Roma antica. Bracciolini vedeva lo sviluppo economico della città come un segno della benedizione divina. Manetti che propugnava un epicureismo slegato dalla figura del saggio solitario o Palmieri, ultimo umanista del primo periodo, che nei suoi scritti sosteneva un ideale di vita repubblicana ordinata e laboriosa in cui l’intellettuale sia attivamente presente.
La seconda fase dell'umanesimo fiorentino (neoplatonismo)
Nel 400 la predilezione per Platone nasce da un rifiuto dei canoni stretti della Scolastica e del suo pensiero basato sull’aristotelismo. Platone è apprezzato in quanto necessario per capire un nuovo mondo fatto di nuove libertà e anche per concepire in modo diverso la religione. Platone era già stato ripreso nel Duecento, come da Sant’Agostino, ma ben presto era stato soppiantato dall’aristotelismo cristiano. Nel 400 la sua conoscenza si amplia, grazie alla traduzione di molti suoi scritti e sarà un Platone socratico, dialogico e civile, non un Platone gnostico ed ermetico che diventerà centro dell’accademia platonica fiorentina.
Il platonismo entra anche nella cultura fiorentina grazie all’influenza dei dotti bizantini venuti a Firenze per un concilio nel 1438 o scappati dopo la conquista di Costantinopoli. Prima ancora di Marsilio Ficino, il platonismo ebbe influenza da parte del filosofo tedesco Nicola Cusano che affermava la coincidenza degli opposti che in ambito cosmologico rifiutava la concezione tolemaica dell’universo ponendo al centro dell’universo né la terra né altro. Marsilio Ficino poi fu esortato da Cosimo de Medici a tradurre Platone e fonderà poi l’accademia platonica di cui divenne l’esponente principale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Letteratura Italiana, Prof. Dalmas, libro consigliato La letteratura cavalleresca di Villoresi
-
Riassunto esame letteratura italiana (400), docente Frasso, libro consigliato Ferroni, Storia e testi della lettera…
-
Riassunto esame Letteratura italiana del rinascimento, prof. Venier, libro consigliato E. Garin, La letteratura deg…
-
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Vecce, libro consigliato Piccola Storia della Letteratura Italiana: Med…