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La "Storia della colonna infame" di Alessandro Manzoni: la responsabilità dell’intellettuale nella ricerca della verità

Introduzione: la produzione letteraria e l’evoluzione della "poetica del vero"

  • Manzoni nasce nel 1785 a Milano, allora dominata dagli austriaci; in precedenza c’era stata la dominazione spagnola, di cui egli dà il celebre quadro negativo nei Promessi sposi. L’Austria propone invece una monarchia illuminata che cerca la collaborazione degli intellettuali milanesi, in primis i tre fratelli Verri e Cesare Beccaria, il nonno materno di Manzoni.

  • Manzoni riceve un’educazione religiosa presso i padri Scolopi, imperniata sul gusto imperante dell’epoca, ossia il classicismo. Proprio di questa temperie culturale risente la primissima produzione di Manzoni, prima della sua conversione nel 1810 (che coincide con il matrimonio con Enrichetta Blondel). Ma già prima, nel 1805, aveva scritto il Carme in memoria di Carlo Imbonati, compagno di sua madre Giulia e allievo di Giuseppe Parini: in quest’opera, per bocca dello stesso Imbonati egli aveva espresso quelli che sarebbero diventati i principi della sua attività letteraria, vale a dire il rifiuto del servilismo (si pensi alla figura del poeta di corte in voga nell’Europa settecentesca: p.e. Pietro Metastasio a Vienna) e l’adesione fedele al vero e alla virtù.

  • Manzoni manifesta quindi, fin da giovane, una concezione altamente morale del fare poesia, improntata alla ricerca della verità, che troverà la sua espressione più compiuta all’indomani della conversione, con la composizione degli Inni sacri. Nel frattempo, il clima culturale del classicismo lascia gradualmente il posto a quello del Romanticismo, le cui istanze sono allo stesso tempo culturali e politiche. Manzoni partecipa con entusiasmo ai moti del ’21, celebrati nell’ode Marzo 1821, e anche nel 1848 si schiera dalla parte degli insorti e a favore dell’unità d’Italia, creando una spaccatura nel fronte cattolico, generalmente ostile ai Savoia.

  • Il Manzoni tragediografo si accosta alla storia con l’intento di fare luce su ciò che essa lascia in ombra: non i fatti, non i nomi di chi li compie, ma la fisionomia dei personaggi, il loro universo psicologico, gli stati d’animo che accompagnano le loro vicende. A monte di questa produzione c’è uno studio attentissimo della storia: si pensi all’immane lavoro che Manzoni compie sulla storia dei Longobardi, confluito nella tragedia Adelchi e nel Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica.

  • Anche i Promessi Sposi, che rientrano nella categoria allora assai in voga del romanzo storico, hanno alle spalle una ricostruzione molto puntuale del contesto storico in cui è ambientata la vicenda. Questo è un presupposto imprescindibile per il romanzo storico come genere letterario: le vicende narrate sono di fantasia, ma il contesto è a tutti gli effetti storicamente documentato e il risultato deve essere verosimile.

  • Manzoni sceglie per il suo romanzo un’epoca desueta e poco conosciuta, il Seicento (normalmente il periodo prediletto degli autori romantici è il Medioevo), che egli studia a fondo, documentandosi prima sugli snodi storici, poi anche sui più minuti particolari della vita quotidiana (l’abbigliamento, il cibo, la topografia...). Ne risulta un romanzo a tutti gli effetti "storico", in quanto si preoccupa di fornire informazioni sull’epoca in cui è ambientata la vicenda. Essa è, ovviamente, di fantasia, ma verosimile, potrebbe essere accaduta in quel contesto e in quell’epoca.

  • È proprio dal concetto di "verosimile" che scaturisce in Manzoni una tormentata riflessione che arriva a mettere in discussione la legittimità stessa del romanzo storico in quanto genere che mescola realtà storica e finzione narrativa.

La prima edizione dei Promessi Sposi suscitò un ampio dibattito a riguardo, in cui rientra una polemica tra Manzoni e Goethe riguardante proprio il concetto di "invenzione fantastica". Le tesi di Manzoni avrebbero dovuto essere esposte in una lettera a Goethe, che però non fu mai spedita; tuttavia l’impianto originario della lettera, concepita nel 1828, fu successivamente ampliato a tal punto da Manzoni da trasformarsi in un saggio, il Discorso del romanzo storico, che avrebbe visto la luce solo molti anni dopo, nel 1850. In quest’opera Manzoni arrivò ad ammettere che il romanzo storico, in quanto tale, è una contraddizione in termini, per la compresenza al suo interno di verità e finzione. Da qui ha origine la tormentata ricerca di un genere letterario che abbia come prerogativa principale la verità, e che elimini del tutto la finzione.

Dai Promessi sposi alla Storia della colonna infame: la ricerca della verità

  • I Promessi Sposi non finiscono con l’edizione del ’40: essa reca infatti, sul retro dell’ultima pagina del romanzo, un’illustrazione raffigurante il soggetto della Storia della colonna infame, che costituisce il seguito dei Promessi Sposi. Proprio la Storia della colonna infame è la risposta a quell’esigenza di verità che tanto affliggeva Manzoni: è a tutti gli effetti una storia vera, basata sull’analisi dei documenti senza concedere nulla alla fantasia.

  • I Promessi Sposi iniziavano con l’introduzione del secentista, che costituisce l’escamotage attraverso il quale Manzoni "legittimava" la finzione letteraria, assumendo il ruolo di intermediario nei confronti dei suoi lettori; nella Storia della colonna infame, invece, si compie il passaggio da una verità mista a finzione a una verità pura, basata su documenti autentici e non più fittizi (come lo era il manoscritto del secentista), sui quali viene condotta una puntuale ricerca storica e filologica.

  • L’importanza della Storia della colonna infame risiede proprio in questo, nell’affermazione della verità come assoluto che non ammette deroghe e della responsabilità che è chiamato ad assumersi chiunque si faccia portavoce di essa. È una storia all’insegna della verità, ma anche una storia sulla verità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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