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Letteratura italiana - Canti di Leopardi Appunti scolastici Premium

Appunti di Letteratura italiana per l’esame della professoressa Storti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le Canzoni del 1824, i canti del 1845 (Firenze, pubblicati postumi da Ranieri), la Ginestra e il Tramonto della luna, le canzoni del 1820-1822.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. A. Storti

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dell'allontanamento dalla primitiva condizione naturale, motivazione dell'io esistenziale degli idilli,

poi i pisano-recanatesi rappresentano la rinascita lirica, il rapporto tra speranza e disinganno, la

rievocazione del passato, il rapporto tra gioventù e vecchiaia), meno latinismi (o virgilianismi),

lessico sempre più reale, più richiami a Petrarca.

- Il Risorgimento (1828, Pisa): canzonetta arcadico-settecentesca, 20 strofe di doppie quartine di

settenari, metro melodico e fortemente cadenzato, esempio della rinascita lirica (nullità, negatività

e disperazione come stimoli alla creazione di miti e illusioni, linguaggio poetico come lingua del

sogno, poetica della rimembranza, assetto autobiografico). Preannuncia la nuova stagione poetica

dei pis-rec smentendo le considerazione nell'epistola a Pepoli. Nella prima parte ripercorre il

percorso del cuore (protagonista del risorgimento) dalla crisi del 1819, le varie tappe dell'inaridirsi

del cuore, il pessimismo delle operette, le occasioni perdute a causa dell'aridità del cuore. Nella

seconda parte esaltazione del potere della nuova virtù nonostante venga ribadita la solidità della

filosofia negativa (crollo della speranza, arido vero, natura malefica, ferocia dei rapporti sociali,

degradazione culturale del presente, impossibilità dell'amore; comunque è sorpreso d fronte alla

rinascita che gli dà conforto.

- A Silvia (1828, Pisa): prima canzone libera dei canti, 6 lasse di varia lunghezza, ultima strofa

(disperazione del poeta) è più lunga, alternanza di endecasillabi e settenari liberamente rimati e

assonanzati, unica rima baciata nell'ultimo verso settenario (fuggitivi-schivi), varie rime interne,

molti settenari (3 di seguito che fondono "canto" e "silenzio"), rime piane e vocaliche struttura

quadripartita e bilanciatamente simmetrica in funzione del tema del sogno e della sua smentita,

struttura circolare (colloquio-monologo all'inizio e alla fine). Linguaggio familiare, qualche

francesismo nella descrizione degli occhi.

Sintasi ampia, toni narrativi, stile coordinativo, aggettivazione in posizione normale ad eccezione di

"fredda morte".

Referente biografico di Silvia è Teresa Fattorini, nome di Silvia deriva dall'Aminta del Tasso. Il

dialogo con Silvia è sostenuto dal tu che oltre ad essere rivolto a lei è rivolto anche all'io giovanile

del poeta (dialogo doppio). Accenno descrittivo del borgo recanatese con le persone, unico

riferimento alla natura è l'erba che presto seccherà. Presenti rimandi al classicismo in quanto la

poesia è possibile solo se ispirata all'antichità, poetica del vago e dell'indefinito.

Evoluzione del canto: giovinezza come unica età degna, morte della giovinezza equivale a morte

della speranza (riscontro nello Zib: meglio la morte che la vecchiaia e il deperimento), accenni

antiromantici (no descrizioni materiali in funzione patetica).

La prima parte rappresenta l'età della speranza (in Silvia nella lassa 2 e nell'io nella lassa 3),

presentazione di Silvia con delineazione dei tratti fisici anche se in maniera allusiva ed

emblematica, anagramma Silvia-salivi. Lassa 4 come cerniera tra speranza e disinganno tra cui c'è

un nesso inscindibile (incanto della speranza, rottura dell'incanto, avversità verso la natura

accentuata da rima natura-sventura).

La seconda parte rappresenta il disinganno: nella lassa 5 la morte di Silvia, nella lassa 6 la morte

della speranza nel poeta. Memoria attualizzante crea un tempo interiore invece di un tempo

cronologico, Silvia come figura allo stesso tempo umana e divina, l'importanza di non essere la

donna amata, graduale sviluppo della componente simbolica di Silvia.

- Le ricordanze (1829, Recanati), 173 endecasillabi sciolti (ultimo componimento in end sciolti, più

punti in comune con gli idilli), 7 lasse divise in dispari (descrittive e liriche, ricorso alla memoria,

ricordi della giovinezza e rievocazione di Nerina) e pari (riflessive, espressione della tristezza dopo

il disinganno), domande, esclamazioni retoriche, ripetizioni con intento drammatico. Paragonato

all'infinito: sensazioni dell'infinito esasperate sia dal punto di vista tematico che sintattico-verbale,

domina descrizione affettuosa della vita borghigiana.

Romanzo autobiografico oscillante tra presente e ricordo del passato, memoria attualizzante,

dinamica, mai staccata dal presente, mix di dolcezza e acerbità Nome di Nerina desunto dall'Aminta

di Tasso, si sente l'amaro isolamento contrapposto alla dolcezza dell'ambiente familiare ritrovato.

Rimandi allo Zibaldone (il tema della fanciullezza: ricordi piacevoli sono quelli della giovinezza, le

sensazioni indefinite affondano nell'infanzia).Suggestione immaginativa della felicità in gioventù,

contemplazione delle stelle (lassa 1), solitudine del presente nel natio borgo selvaggio, la

giovinezza come unico fiore della vita (lassa 2), le dolci memorie passate rivissute con dolore, il

garzoncello come un amante inesperto si prefigura la vita piena di illusioni (lassa 3), presupposto

concettuale della vita come inutile miseria (lassa 4, sezione cardine), morte come rifugio più volte

invocato (lassa 5), il rimpianto della giovinezza (lassa 6), Nerina come donna concreta amata, la

morte di Nerina rappresenta la morte della gioventù che a sua volta rappresenta la speranza, la

felicità, la vita, angoscia del distacco e durata infinita della rimembranza acerba, funzione lirico-

drammatica del ricordo in contrapposizione ad Alla luna dove assume rilevanza edonistica e

consolatoria (lassa 7).

- Canto notturno di un pastore errante nell'Asia (1830, Recanati, preposto alla Quiete e al Sabato,

chiude il biennio del risorgimento): canzone libera in 6 lasse, alternanza tra endecasillabi e settenari,

chiusura di ogni lassa con la rima in ale (tentativo di ricreare il gusto per i cant popolari e primitivi),

tono cantilenante, unità melodico-concettuale, lessico povero ma suggestivo, rime spesso in gruppi

di tre, presenza di settenari dà gusto musicale. La cantabilità dello stile fa da contrasto con l'estremo

pensiero nicilista e pessimista. Seconda strofe è l'unica argomentativa (le altre sono interrogative

retoriche), forte imronta petrarchesca, descrive l'assoluta infelicità dell'uomo. In senso lessicale è

considerato un anti-infinito: la poetica dell'indefinito ha valenza negativa. Numerose allegorie con

unico significato (allegoria plurima): gregge del pastore rappresenta la massa annoiata ma fortunata

che non è consapevole della nullità dell'esistenza, il poeta rappresenta l'uomo intellettuale che se ne

rende conto, il vecchierello rappresenta il destino dell'uomo, ovvero la morte dopo la sofferenza.

Confronto con il romanticismo (Inni alla notte di Novalis): notte negativa per i romantici vs notte

come mometo di pace e contemplazione della propria nullità, natura bella ma indifferente all'uomo.

Fonte di riferimento: articolo di un viaggiatore russo pubblicato su un giornale francese nel 1826

riferito ai pastori nomadi dell'Asia centrale. Erranza implica dinamismo e smarrimento;

collegamento con Schubert e Goethe nella figura del Wanderer: nella tradizione romantica l'erranza

può essere una progressiva autodistruzione o il raggiungimento della sicurezza alla fine dell'erranza

con la vecchiaia.

Svolta rispetto agli altri pis-rec: la scomparsa dell'io autobiografico e del duplice registro figurativo-

riflessivo, domina il presente universale, il tema della sofferenza universale, la chiusura del

percorso riflessivo dalla teoria del piacere al pessimismo cosmico, attratto dalla condizione di

popoli preculturali, da illustri personaggi storici al pastore primitivo depositario di una saggezza

antica che intuisce il male del vivere con una ragione semplice e vergine.

Ambientazione steppa asiatica e volta del cielo, il pastore si rivolge lla luna con linguaggio

colloquiale, molte domande, somiglianza luna-pastore per quanto concerne la ripetitività e necessità

obbligata del loro moto, differenza luna-pastore (antitesi tra durata e caducità), descrizione dei mali

materiali con la metafora petrarchesca del vecchierel bianco infermo, morte come abisso orrido,

esito vano di una corsa travagliata (diversamente che nelle Ricordanze), il dolore inizia già alla

nascita, il motivo della consolazione, domande sul perchè della vita, infelicità di vivere espressa in

chiave individuale nella lassa 4 centrale, l'indifferenza della luna di fronte alle sofferenze umane, la

dilatazione del mondo in un'immensità dal senso sconosciuto (lessico dell'infinito) e la fragilità

dell'io, il taedium vitae, la luna come immortale, giovane, ignara e priva di patimento, smentita la

possibilità della felicità, infelicità espressa in chiave universale e non solo umana nell'ultima lassa.

- La quiete dopo la tempesta (1829, Recanati): canzone libera, tre lasse diseguali accomunate dalla

rima tra l'ultimo e il primo della successiva. Prima parte di carattere figurativo-descrittivo, seconda

di carattere ragionativo.

Lassa 1 figurativo-descrittiva: descrizione di un quadretto cittadino, fusione di prosaicità realistica

(gallna, lavoro usato, artigiano, uscio, femminetta, erbaiuol) e toni aulici (augelli, novella pioa, in su

la via), percezioni visive e acustiche, l'immagine del sole, celebra il ritorno alla vita dopo la

tempesta (uso degli hapax "far festa" e "femminetta"), tema delle creature della vita (come la

gallina) accompagnate da articoli indeterminativi; carattere narrativo, sintassi breve, paratassi,

messa in relazione con l'Iliade ("rompe là da ponente alla montagna").

Lassa 2 riflessiva: il ritorno al lavoro dopo la tempesta come metafora della condizione umana,

"piacer figlio d'affanno" (settenario secco) rispecchia concezione sensistica (l'unico illusorio piacere

consiste nella cessazione del dolore, vedi Ruysch), frequenti domande, il comune tormento inflitto

dalla natura, mali materiali. Si apre con toni imperiosi e sarcastici, la natura benefica si rivela

illusoria. Anafore brevi, cascata di interrogazioni retoriche. Lessico: concetti astratti lontani da stile

descrittivo. Compare la descrizione della tempesta evitata nella prima lassa.

Lassa 3 gnomica (funzione morale di congedo, vedi Petrarca): ironia amara verso la natura maligna,

la vita come tempesta, la morte come quiete, tema del piacere sviluppato su basi illumistiche.

Linguaggio da saggista-poeta, sintassi stretta, affannosa, argomentativa.

- Il sabato del villaggio (1829, Recanati): 4 lasse disomogenee di endecasillabi e settenari,

variamente rimate e assonanzate, impasto prosaicità-aulicità (vedi la Quiete), ricchezza di rime sia

canoniche che interne, ritmo cantilenante e "allegro". Lessico realistico, descrizione di gesti

quotidiani, prosaicità, stile narrativo, io poetico come osservatore esterno.

Nella quiete piacere come cessazione momentanea del dolore, nel sabato piacere come attesa di una

felicità effimera (teoria del piacere più ottimista: la natura maligna può conciliarsi con illusione e

speranza). Nella quiete tre personaggi (femminetta, artigiano, erbaiolo), nel sabato più personaggi

(donzelletta, vecchierella, zappatore di discendenza petrarchesca, falegname, fanciulli che giocano).

Prima parte figurativa e più ampia (lasse 1 e 2): la donzelletta come simbolo della felicità e della

speranza della giovinezza, il tramonto, la vecchierella come simbolo del conforto del ricordo

mitizzato dalla memoria, l'imbrunire della sera, descrizione di un ambiente che separa le prime due

figure dalle ultime due, i fanciulli come simbolo dell'entusiasmo per l'imminente festa (vita a

venire), lo zappatore come simbolo della tranquillità all'idea del riposo, il falegname come simbolo

della maturità senza illusioni, la notte oscura e silenziosa, annuncio della domenica (età adulta) con

musica sgraziata e disarmonica che fa da contrappunto al silenzio della notte.

Seconda parte ragionativa (lassa 3): disvelamento del vero, il garzoncello, inconsistenza del piacere

se non come immaginazione.

Il ciclo di Aspasia (1831-1834)

1830 partenza definitiva da Recanati, periodo denso di esperienze nuove, maturazione dell'anelito a

valori universali senza compromessi con la società, amore per Fanny Targioni-Tozzetti ispira il

gruppo poetico, itinerario dell'esperienza amorosa dal divampare della passione alla fine, amore non

reale nè ricambiato, non vissuto attraverso la memoria del passato ma come esperienza totale

vissuta nel presente con passione, accrescimento del valore della vita indipendentemente dalla

realizzazione dell'amore, distacco dall'atteggiamento di ribellione delle canzoni, denuncia senza

possibilità di riscatto, potenziamento dell'io lirico, esaltazione dell'amore, compresenza

dell'illusione vitale e dell'ineliminabile coscienza del vero, fusione di stilnovismo e pessimismo

cosmico.

Nuove caratteristiche formali: definizione di una nuova poetica che si allontana dalla rimembranza

e dalla ricerca del vago, cerca parola che aderisca all'espressione dell'io nel presente, poesia più

tesa, segmentata, antimelodica, echi stilnovistici.

- Il pensiero dominante (1831, Firenze o 1832, Napoli): canzone libera, 14 lasse, no forma unitaria,

no legami forti tra le strofe ma una certa ricorrenza di temi e rime, strutturato quasi come una

sequenza oratoria: exordium e peroratio finale), rime varie, rime interne, assonanze, enjambement,

ripetizioni, ritmo marcato da profonde pause, sintassi breve, spesso no verbo, l'amore come valore

assoluto, mai pronunciato il termine amore (pensier, gioia celeste, affetto). Lessico: ossimori

(dolcissimo-possente, terribile-caro, consorte-lugubri), polisillabismo ma no valenza infinitiva bensì

intelllettuale. Chiare influenze religiose nella struttura e nel linguaggio in contrasto con la tematica

atea e amorosa.

Non è una poesia d'amore per una donna ma una poesia che parla d'amore, la donna anima il

pensiero e compare fisicamente solo nell'ultima strofa, amore come forza dilagante che si

autoalimenta, unica ragione di vivere in un mondo desolato, sciocco e inetto (critica all'utilitarismo

del mondo moderno e all'inutilità della vita), l'importanza dell'espressione concreta e diretta con uso

di immagini e similitudini ma senza il bisogno di rievocazioni paesaggistiche o recuperi memoriali

come negli idilli e nei pis-rec, contrapposizione tra il vano piacere sensistico e la gioia celeste del

sentimento presente irrazionale e istintivo, valorizzazione del presente come tempo vitale, amore

come errore umano sublime, di natura divina, per la prima volta a causa dell'amore la vita è sentita

come dono prezioso e godibile, amore come incanto paradisiaco, certezza della sua illusoria labilità.

- Amore e morte (1832, Firenze): canzone libera, 4 lasse.

Superiorità della morte rispetto all'amore, inconsistente illusione, morte come metafora della donna

amata, rapporto di fratellanza tra amore e morte (vedi Dialogo della moda e della morte, figlie della

caducità), il piacere come annullamento del dolore, reinventa l'iconografia tradizionale della morte

(fanciulla), entrambi giovani e alati, amore come tormento, morte come quiete (vedi Tristano),

pathos affettivo, componente edonistica, coraggio stoico, presupposti materialistici, tempesta del

cuore si placa nella dolcezza della morte.

- Consalvo (1832, Firenze o Napoli, posto dopo gli idilli a cui si riallaccia per metro e per pathos, in

contrappunto con Alla sua donna): lunga novella in endecasillabi sciolti, chiave narrativo-

melodrammatica, nomi di Consalvo ed Elvira derivano dal poema seicentesco Il conquisto di

Granata di Girolamo Graziani, dichiarazione d'amore in punto di morte ripreso da Boccaccio, Tasso

e Longo Sofista. Felicità lungamente agognata viene raggiunta da Consalvo poco prima di morire,

evocazioni intense pervase di languore.

- A se stesso (1833, Firenze): modello del madrigale antico, unica strofa di 16 versi organizzati in

gruppi di 5 versi con settenari in prima e quarta posizione e legati da tre rime, scarsa aggettivazione.

Titolo: riferimento a Marco Aurelio, secondo alcuni a Monti. "infinita vanità del tutto" è una

citazione dell'Ecclesiaste.

Presa di coscienza definitiva della morte del cuore (stanco mio cor, Petrarca), cuore come alter ego

da istruire sulla negatività dell'esistenza sottolineata dal lessico (terra, noia, fango, mondo, morire,

fato, vanità), apparente epitaffio, portata retrospettiva che coinvolge a ritroso l'intera storia del

soggetto poetico. Due nuclei semantici: morte (non nobilitata, no dignità) e negatività. Nel pensiero

dominante era la donna a sovrastare l'arido vero, qui è l'illusione d'amore che sprofonda nell'aridità

dell'esstenza.

- Aspasia (1834, Napoli): canzone in tre strofe di endecasillabi sciolti. Distacco critico e impietoso

dall'esperienza dell'amore, chiusura del ciclo di Aspasia. Dopo il tumulto della passione amorosa

l'io lirico ricerca il controllo razionale, amore come servitù e giogo, la causa dell'errore è la

confusione della donna con l'idea della donna, alternanza di calma riflessiva e risentimento. La

memoria involontaria (il ricordo è radicato nell'io e viene ridestato da un volto o da una musica),

visualizzazione al rallentatore di una scena vissuta che turba l'animo, tratti fisici (forma, voluttà,

labbra, collo, mano, seno, braccio), attacco antifemminile bilanciato dall'elogio della bellezza della

donna, il sogno illusorio dell'amore viene riconosciuto come tale, il saper ridere della vacuità

dell'universo (riflessione di portata universale).

Le canzoni sepolcrali

Sopra un basso rilievo antico sepolcrale e Sopra il ritratto di una bella donna (1834-35)

A Firenze maturazione del contrasto tra la sua visione del mondo e le tendenze politiche italiane

(inconciliabilità del materialismo sensistico e del liberalismo moderato, dissenso e sarcasmo verso

l'ottimismo progressita di liberalmoderati e cattolici)

Palinodia al marchese Gino Capponi, I nuovi credenti (toni ironici di critica all'ottimismo il quale

maschera i vero invece di svelarlo), Paralipomeni alla batracomiomachia (poemetti con funzione di

appendice scritti a Napoli)


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elib.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Discipline storiche e filosofiche
SSD:
Docente: Storti Anna
Università: Trieste - Units
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Storti Anna.

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