Il Novecento e le varie forme dell'avanguardia
Avanguardie
Avanguardie: esplosione di inizio secolo. Sono movimenti artistici che intendono rompere definitivamente i ponti con le forme più tradizionali.
Crepuscolarismo
Crepuscolarismo: 1903 -> escono le prime raccolte dei poeti crepuscolari. I crepuscolari si rifacevano a Pascoli e ai modelli tardo realistici italiani e ai simbolisti franco-belgi. Termine coniato da Brogese per indicare un atteggiamento spirituale.
Il crepuscolarismo non è un gruppo coeso, ma diramato in varie regioni d’Italia. Questi poeti mutano il significato della poesia, che non ha più messaggi eccezionali da proporre, come esperienza minore, se non addirittura inutile. Uso di un linguaggio ordinario con un voluto abbassamento dell’"aulico" e con effetti marcatamente ironici.
I crepuscolari contrappongono l’amore per le piccole cose con le atmosfere più grigie e comuni della vita quotidiana, rievocate attraverso un linguaggio vicino al parlato. Tema dell’inettitudine: diventa basilare per la costruzione dell’io poetico crepuscolare.
Guido Gozzano
Guido Gozzano: maggiore esponente del crepuscolarismo, sancirà le diversità nel modello etico e poetico crepuscolare. Ripropone i temi già visti in chiave ironica, in particolare quelli di D’Annunzio. In Gozzano si trova la rivendicazione del doversi distinguere dai miti e l’eros o viene del tutto evitato e bloccato sul nascere, o viene solo ipotizzato (in rapporto a donne irraggiungibili) oppure viene ridotto ad avventura prosaica con modeste servette. Si coglie dunque la tentazione di un annullamento nichilistico.
Sergio Corazzini
Sergio Corazzini: uno dei primi poeti crepuscolari, morto giovanissimo di tisi. Opera principale -> Piccolo libro inutile. Prevale il sentimento doloroso dell’impossibilità di fare poesia. Scelta metrica semplificata e uso stilistico e linguistico medio (verso libero).
Futurismo
Futurismo: prima avanguardia letteraria in Italia. Si configura come il più forte tentativo di rifiutare le forme tradizionali mai effettuato in Italia. La sua valenza ideologica è il disprezzo della borghesia, e si esplicita in volute riduzioni del linguaggio alla sua assenza "energetica".
Filippo Tommaso Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti: si forma a Parigi e fu l’ideatore delle evasioni futuristiche scrivendo il Manifesto del Futurismo, pubblicato sul "Figaro" nel 1909. In esso Marinetti pone in rilievo i punti essenziali della poetica futurista: il rifiuto totale di ogni forma di tradizione, l’accettazione del presente fatto di macchine e velocità, di forza e violenza, e insieme una spinta verso il futuro in quanto espressione di un movimento incessante e rivoluzionario.
Il primo settore di sperimentazione fu la poesia, abolendo gli aggettivi e la punteggiatura, e doveva dominare l’uso dell’analogia. Marinetti raggiunge i risultati più interessanti con le sue parole in libertà, ovvero composizioni in cui le parole sono accostate senza nessi sintattici (Zang Tumb Tumb). Il maggiore esponente a Parigi fu Apollinaire, che venne lanciato da Marinetti con i suoi manifesti. Si tratta di un’avanguardia dai tratti fortemente aggressivi e tecnologici.
Aldo Palazzeschi
Aldo Palazzeschi: approda al futurismo dopo esordi di ascendenza pascoliano-crepuscolare. La raccolta più innovativa è L’incendiario, in cui il poeta appare come uno strambo individuo il quale dissacra con i suoi versi brevissimi l’idea canonica di lirica. Prevalgono quindi forme libere che si avvicinano in qualche caso al nonsense.
Espressionismo
Espressionismo: uno dei maggiori movimenti d’avanguardia, sviluppatosi in Germania a partire dal 1905 circa. L’uso di molteplici varietà linguistiche dell’italiano si ritrova in numerosi autori degli inizi del secolo. Molti degli autori dell’espressionismo italiano collaboravano alla rivista fiorentina <<La Voce>>. La scrittura dei vociani si esplicitava nella forma del frammento, ovvero in testi brevi e intensi. Lo scopo era di scavare nell’interiorità spirituale.
Vociani: Rebora, che manifestò nelle sue raccolte poetiche una propensione all’analisi esistenziale acuta quanto drammatica. Boine, che viene ricordato particolarmente per i suoi esperimenti di poemi in prosa. Campana, nella cui opera principale i Canti orfici, si colgono molti influssi dai poeti francesi ad altri futuristi, e non mancano tracce di conoscenza classica. I Canti Orfici si collegano all’orfismo, ovvero a una poesia simbolista. Vi è una consueta attitudine al visivo: in Campana sono frequenti i testi che prendono spunto da paesaggi o dipinti. A livello stilistico si presenta l’uso dell’anafora e delle figure di ripetizione.
Dadaismo
Dadaismo: avanguardia più estremista. Esponente -> Duchamp, che nel 1917 propone una scultura (Fontana).
Ungaretti e L'Allegria
Il libro poetico più rilevante della fase primonovecentesca è L’allegria (1919) di Giuseppe Ungaretti. Egli studiò a Parigi entrando in contatto con Apollinaire. Nella sua formazione interagiscono interessi letterari ma anche politici, che indussero il giovane a partecipare alla seconda guerra mondiale, esperienza traumatica che porterà alla composizione de Il porto sepolto. A Firenze esce un’edizione ampliata della prima raccolta, col titolo Allegria di naufragi (1919).
Le forti novità sono evidenti già dal Porto sepolto; alla poesia viene riassegnata un’alta funzione, di ascendenza simbolista e lontana dall’ironia crepuscolare, quanto dal futurismo. Ciò che resta del porto (come quello di Alessandria d’Egitto) è un <<nulla / d’inesauribile segreto>> e proprio grazie a questa contraddizione (fra il ‘nulla’ e l’"inesauribilità" del mistero poetico) brilla la magia della parola lirica, capace di sublimare il niente dell’esistenza del singolo.
La ricerca di un “inesauribile segreto” parte dall’ansia di giustificare un terribile trauma personale, che porta l’io-poeta a chiedersi quale sia il suo rapporto con Dio o quale possa essere il luogo in grado di dare pace al corpo e allo spirito. Ungaretti fa coincidere un singolo vocabolo con un verso. La frantumazione della metrica mira a ridonare una forte autonomia agli aspetti fonico semantici.
In questa nuova raccolta l’autore accentua l’uso dell’analogia e delle metafore ardite, eliminando molti elementi troppo cronastici del Porto e lasciando spesso parole isolate. La sintassi viene semplificata al massimo e vi sono frequenti frasi spezzate e senza punteggiatura o quasi. Nella versione successiva dell’Allegoria, Ungaretti tenderà a riportare molti versi a una scansione più piana. Nella seconda raccolta, Sentimento del tempo (1933) il gusto per l’analogia tende a farsi più manierato. La poesia assume un valore sublime in sé, e tende a creare miti. Anche la metrica viene ricondotta a misure consuete, mentre il lessico risulta squisito. Le raccolte successive sono state in genere considerate minori, ma vengono a formare con le prime un intero canzoniere, dal titolo Vita d’un uomo (1969).
La narrativa: Pirandello
Il fu Mattia Pascal e le Novelle per un anno
La narrativa si presenta in Italia nel primo Novecento con Gabriele D’Annunzio e Antonio Fogazzaro. Non mancano opere che intersecano la grande tradizione del realismo-verismo ottocentesco con una nuova sensibilità per la psiche. Rappresentativi sono i romanzi di Grazia Deledda. Ma la critica tende oggi a individuare testi più significativi tra quelli di Pirandello che si propone dal 1904 come sperimentatore.
Luigi Pirandello
Luigi Pirandello: La sua vocazione letteraria si manifesta con la pubblicazione di un libro di poesie Mal Giocando (1889). Nelle sue opere si coglie l’impossibilità di stabilire verità oggettive o la necessità di cogliere i lati nascosti delle varie personalità, superando le apparenze e le finzioni.
Il fu Mattia Pascal (1904) è l’opera con cui Pirandello abbandona decisamente le strutture naturaliste-veriste. La stravaganza della vicenda, più volte sottolineata dal protagonista-narratore, costituisce la base umoristica che permette a Pirandello di porre in evidenza alcuni suoi temi fondamentali. Il primo è quello del contrasto insanabile tra la vita e la forma. Almeno in questa fase della produzione è il contrasto tra la persona coerente e compiuta e il ruolo di personaggio.
Nei romanzi successivi Pirandello approfondisce vari aspetti della sua poetica. I vecchi e i giovani (1909 – 13) riguardante l’Italia postrisorgimentale, fra scandali e arrivismi, nel quale l’analisi sociale si coniuga con una critica implicita dello storicismo assoluto.
Si gira… (1915) tratta del rapporto uomo/macchina attraverso il diario di un operatore cinematografico, che non riesce più a parlare a causa di un trauma che lo ha colto mentre veniva girata una scena: si colgono vari spunti adatti al teatro, soprattutto riguardo allo scambio fra realtà e finzione.
Uno, nessuno e centomila (1926). Il tema dell’identità certa viene qui portato sino alle estreme conseguenze: il protagonista, dopo essere stato sconvolto dalla scoperta che i conoscenti lo vedono in <<centomila>> modi diversi da come lui si percepisce, non solo accetta la disgregazione della sua individualità, ma cerca di annullarsi per uniformarsi al ritmo della natura-madre.
Alle novelle Pirandello si dedicò sin dal 1894, mentre nel 1922 progettò le Novelle per un anno, che dovevano riunire 365 testi. Ne sono stati composti 225 al cui interno si possono riconoscere caratteri, temi e strutture molto differenziati. Novelle comiche, drammatiche, surreali, umoristiche, ecc.
L’assurdità dei comportamenti dei singoli e in genere dell’esistenza stessa emerge con forza in numerose novelle, dominate dalla volontà di demistificare i luoghi comuni, le verità consolidate. In La rallegrata, i cavalli interpretano la vita e la morte degli uomini in modo ben diverso da loro. Testi di ambientazione siciliana e molto descrittivi come Ciaula scopre la luna e La giara.
Pirandello drammaturgo: I sei personaggi in cerca d'autore
Pirandello cominciò a dedicarsi al teatro nel 1910. Le prime prove furono legate al mondo siciliano, ma poi venne approfondita la costruzione del personaggio teatrale, che può riuscire a incarnare pienamente le riflessioni d’autore, in particolare riguardo alla funzione dell’umorismo.
La fase più importante del teatro pirandelliano si apre nel 1921 quando vanno in scena prima a Roma e poi a Milano i Sei personaggi in cerca d’autore. Il dramma appare fortemente rivoluzionario: non solo infatti viene riutilizzato l’espediente del teatro nel teatro, ma l’intera azione riguarda poi la stessa natura della finzione teatrale, proponendo aspetti metateatrali che saranno ripresi da molti autori d’avanguardia.
Il tema non è nuovo: la novità sta nella sua applicazione nel teatro, che produce sconvolgimento delle convenzioni e un’ulteriore riflessione sul rapporto tra realtà e finzione.
Molto considerevole è un altro dramma, Enrico IV (1922) nel quale il tema della pazzia viene posto al centro dell’azione, che si svolge come un falso dramma storico. Il protagonista, che ha creduto di essere Enrico IV di Germania, è rinsavito e tuttavia continua a fingere di essere pazzo. L’Enrico – fool si serve della pazzia per poter ribadire le ragioni che lo spingono a non accettare più la vita ‘reale’, preferendo una perenne condizione di personaggio.
L'idealismo di Benedetto Croce e la critica letteraria
Il dibattito culturale e letterario nell’Italia dei primi due decenni del Novecento fu vivace. Benedetto Croce con la sua Estetica teorizzò che l’arte doveva rimanere autonoma da qualsiasi finalità pratica. Nella letteratura si doveva ricercare la liricità in senso assoluto, lo scopo della critica diventava quello di individuare i momenti di autentica poesia di un’opera, ovvero di perfetta sintesi di intuizione ed espressione.
Le posizioni crociane furono accolte sempre più largamente anche per il prestigio personale del filosofo, che divenne un punto di riferimento della cultura antifascista. La loro rigidità bloccò per lungo tempo lo sviluppo di una critica accademica attenta alle nuove discipline applicabili allo studio letterario come la sociologia, la psicanalisi ecc.
La poesia: Il "ritorno all'ordine" classicista e "La Ronda"
Nella lirica del periodo tra le due guerre la novità è la rivalutazione delle forme della tradizione letteraria da parte della rivista romana <<La Ronda>> (tra 1919 e 1922). Tra i principali promotori si contano Emilio Cecchi, Riccardo Bacchelli e Vincenzo Cardarelli. Quest’ultimo iniziò a pubblicare opere in versi sulla rivista <<La Voce>>, ma poi propugnò una sempre più netta distinzione tra i due ambiti. Cardarelli cercava in sostanza un nuovo classicismo da lui stesso definito <<a doppio fondo>>, ovvero tale da nascondere un vuoto esistenziale con un’esteriorità perfetta.
Con <<La Ronda>> si esplicita dunque una tendenza opposta a quelle di tipo avanguardistico.
Umberto Saba: Il Canzoniere
Umberto Saba: Trieste 1883. L’immediato abbandono del padre, il rigore della madre, l’affetto della nutrice Beppa costituiscono presupposti autobiografici influenti sulla sua poesia. La vocazione poetica di Saba si manifesta nei primissimi anni del secolo. Rimane legato alla sua Trieste. Ecco perché le liriche delle prime raccolte appaiono del tutto fuori tempo rispetto alle avanguardie, e volutamente legate a un linguaggio letterario ormai desueto.
La stessa idea di un Canzoniere risulta a quest’altezza decisamente conservatrice; se si aggiunge che le forme metriche preferite da Saba sono quelle chiuse (come i sonetti), si capisce che l’accoglienza riservata a questo autore non poteva essere ampia, sebbene già negli anni venti non mancassero alcuni recensori, come Montale.
Tra le poesie di maggior valore del primo Canzoniere, si devono ricordare quelle che fondono una stilizzazione classicista con una scelta di immagini inconsuete e appunto stranianti: è il caso di A mia moglie, in cui Lina viene paragonata a una serie di animali non nobili, come una pollastra, una cagna, ecc. L’amore coniugale si esplicita con una liricità sublime ma in un affetto quotidiano. Nel primo Canzoniere Saba mira a una poesia da lui stesso definita ‘onesta’, di una leggerezza che diventa chiarezza e definizione, espressione classica di una sensibilità contrastata e nonostante tutto moderna.
Produzione poetica dal 1921 al 1957
Dopo la pubblicazione del primo Canzoniere Saba entra in contatto con alcuni giovani intellettuali e scrittori, come Debenedetti e Montale. In questi anni il poeta triestino si avvicina non solo alla psicanalisi, ma più in generale alla cultura europea contemporanea, trovando modo di introdurre nel suo stile semplice e classico note più forti di modernità. Una nuova tappa è segnata dal secondo Canzoniere (1945) nel quale confluiscono le raccolte successive al ’21.
Nel terzo volume del Canzoniere, incisive e drammatiche risultano le raccolte Parole e Ultime cose, risalenti al periodo culminato nella persecuzione razziale e nella guerra. I contatti diretti con Ungaretti e soprattutto con Montale portarono Saba a scrivere versi senza esplicitazione dei nessi connettivi, cosicché la sua lirica assunse a volte in sé una componente della migliore ‘oscurità’ moderna. Ma in essa si fece strada anche una maggiore insoddisfazione esistenziale.
Non mancano però, specie nella sua fase del dopoguerra, testi più lievi, ancora in forma di delicato racconto autobiografico. Le raccolte da Mediterranee (1946) a Sei poesie della vecchiaia (1953-54) vanno a completare la terza parte del Canzoniere. Oltre che notevolissimo poeta, Saba fu pure un ottimo prosatore. Nei suoi molti racconti brevi non mancano le storie legate al ricordo del mondo ebraico di Trieste, nonché ai fatti autobiografici già trattati nel Canzoniere. Spiccano i testi Scorciatoie e raccontini (1946), nei quali le occasioni fornite dalla vita quotidiana vengono interpretate in modo inatteso. Postumo è uscito il romanzo incompiuto Ernesto (1953), per certi aspetti rivelatore: si parla di un’iniziazione omosessuale di un ragazzo, narrata con levità e naturalezza, grazie pure a un uso molto delicato del dialetto triestino.
Va infine ricordato un testo singolare, quale Storia e cronista del <<Canzoniere>> (1948): un autocommento che fornisce spiegazioni utili tanto da un punto di vista esegetico, quanto per comprendere le ragioni personali più profonde che sottostanno all’organizzazione dell’intero Canzoniere sabiano.
L'ermetismo
Negli anni trenta riprende forza il filone tardosimbolista della lirica pura. Questo filone, cui viene tuttora dato il nome di ermetismo, presenta in realtà caratteristiche in qualche misura distinte: da una parte si può individuare un ermetismo di giovani autori toscani, legati alla rivista <<Frontespizio>> e in particolare al critico Carlo Bo, che mirava a contrapporre i valori religiosi e umanistici della poesia alla crudezza del regime fascista. In comune le varie correnti dell’ermetismo mostrano la tendenza a un uso astratto e fortemente simbolico del linguaggio.
Fra gli esponenti più puri dell’ermetismo vanno segnalati il ragusano Salvatore Quasimodo e il salernitano Alfonso Gatto. Entrambi operarono a Firenze assumendo ben presto un ruolo autorevole nei circoli culturali e nelle riviste più stimate, come <<Solaria>> e <<Campo di Marte>>.
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