LETTERATURA ITALIANA
Prof. Simone Magherini 01/03/2022
Prof. Villoresi non terrà il corso (probabilmente NO VAX).
Lezioni iniziano alle 9:00, saranno trasmesse in diretta streaming ma le registrazioni rimarranno sul
sito.
L’argomento scelto da Magherini è Boccaccio e in particolare le 100 novelle del
Decameron/Decamerone.
Titolo del corso: Raccontare novelle. Il Decameron di Giovanni Boccaccio.
Le storie che si raccontano possono essere di vario tipo, raccontate da autore, personaggio,
personaggio-autore.
Facciamo una breve parentesi sulla situazione Russia-Ucraina accogliendo la richiesta della rettrice
di parlarne.
- Professore legge un brano tratto da Il problema della guerra e le vie della pace di Norberto
Bobbio.
- Professore legge parole tratte dall’Enciclica 2020 Fratelli tutti di Papa Francesco.
Introduzione al corso.
Illustrazione del Sillabo.
Lettura e commento del titolo e del sottotitolo dell'opera.
Decameron.
Introduzione al
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La lettura integrale del Decameron significa lettura di tutte le parti dello strano oggetto chiamato
Decameron.
Forse anche Boccaccio si è posto le stesse domande che oggi ci poniamo noi, forse quest’uomo del
‘300 ha avuto dei pensieri simili ai nostri legati a problemi diversi ma simili da un certo punto di
vista.
Le novelle se non antologizzate ma viste nella loro integralità hanno uno scopo morale, aprendo una
nuova strada che sceglie piacevolezza e diletto per dire però qualcosa di utile dentro la varietà
complessa della realtà costellata da situazioni e fatti. C’è un punto di attrazione dato da un ordine. Il
Decameron non è una raccolta, è un libro e questo lo differenzia dai precedenti come ad esempio il
Novellino. Il fuoco d’amore porta ad eccessi, eccessi da cui Boccaccio del Decameron mette in
guardia: l’esito non felice dal fuoco d’amore della quarta giornata è qualcosa senza misura,
disordinato. O tempora o mores: il problema è interrogarsi sulle ragioni e sull’origine del male,
delle passioni che possono essere d’amore, d’istinto naturale che non necessariamente è negativo
ma può diventarlo. Le passioni del Decameron non sono passioni perverse. I promessi sposi e la
storia della colonna infame sono due cose diverse che si completano a vicenda e che si interrogano
sul problema della giustizia. C’è il problema della peste, problema che ritroviamo nel Decameron.
La peste (Boccaccio, Manzoni), il colera (Verga “Quelli del colera”), le malattie sono un tema
ricorrente.
Il titolo stesso Decàmeron o Decameròn per trasmigazione dal greco. Ma qual è il titolo intero? 10
giovani, ragazzi e ragazze che si identificano con lo stesso Baccaccio. Le novelle non sono delle
novelle, c’è proemio, introduzione, conclusione generale, è un prosimetro? Vedremo (c’è un
progetto Decameron sul web e lo vedremo).
Il titolo per intero è Comincia il libro chiamato Decameron, cognominato prencipe Galeotto. Nel
quale si contengono cento novelle in diece dì decte da septe donne & da tre giovani huomini.
Il pubblico di donne a cui Boccaccio si riferisce e a cui si rivolge sono donne chiuse in casa possono
solo leggere per scacciare la malinconia, al massimo possono ricamare per allontanare l’umore nero
che può portare alla morte, la stessa malinconia che porta con se anche la peste e che abbiamo
sentito anche noi durante la pandemia, dove i rapporti si sono ridotti al minimo. La nostra letteratura
è bilingue perché i grandi hanno continuato per tanto tempo a scrivere in latino (lingua della
scienza, dello stato) Boccaccio fa la scelta di non scrivere in latino per rivolgersi a un pubblico più
vasto, in particolare a un pubblico femminile. Il progetto di scrivere per un pubblico femminile è
una presa di distanza rispetto al rivolgersi ai grandi. Moltissimo è importante la parola nel
Decameron, il guizzo/la velocità con cui la parola può essere detta e ti può aiutare nelle situazioni, il
così detto “motto” in cui molte parole portano al salvamento da certe situazioni grazie al fatto che
l’altro capisce e capendo si corregge, il motto mi può far riprendere coscienza di chi sono, dei valori
e della realtà in cui vivo. Le parole sono importanti come importanti sono i nomi = Nomina
consequentia rerum. Il Decameron è pieno di chi usa le parole e i nomi come un gioco verbale,
come la retorica sarà a servizio di molti protagonisti di novelle (basta pensare a Frate Cipolla) per
ottenere ciò che si vuole che siano oggetti o persone, ma vedremo molte persone che non
comprendono le parole finendo nella superstizione e nella sciocchezza, solo chi comprende davvero
le parole sarà in grado di smascherare la falsità mascherata dietro alla buona retorica.
Il Decameron è un libro che ha un nome e un cognome che hanno un valore, e all’interno si
muovono una grande varietà di cose che non possiamo ridurre tutte in un senso osceno, non
possiamo interpretare tutto come una rivoluzione sessuale in questa fase di pre-umanesimo
(Boccaccio va visto legato all’umanesimo anche se cronologicamente lo precede).
La novella 10° della 10° giornata viene tradotta in latino da Petrarca e la ripropone alla cultura
europea secondo un taglio diverso da quello offerto da Boccaccio.
Il Decameron ha un nome e un cognome di cui ci siamo dimenticati e questo ci fa capire di quanto
conosciamo poco quest’opera, pensiamo di conoscerla ma non è così. L’esperienza scolastica che si
fa di questo libro è di tipo antologico, legata quindi alla scelta fatta dal manuale di letteratura o da
letture proposte dal docente.
La didascalia iniziale che precede il Decameron dice appunto Comincia il libro chiamato
Decameron, cognominato prencipe Galeotto. Nel quale si contengono cento novelle in diece dì
decte da septe donne & da tre giovani huomini. = è un titolo che bisogna capire bene. Chi è il
ἡ ῶ
“prencipe Galeotto”? Decameron è parola composta dal greco antico: δέκα, déka, «dieci» e μερ ν,
ṓ ἡ
hēmer n, genitivo plurale di μέρα, hēméra, "giorno", letteralmente "di dieci giorni", nel senso di
"[opera] di dieci giorni".
Il Decameron è un libro impegnato non disimpegnato, un libro che può essere visto come un
romanzo di formazione per i ragazzi e le ragazze della brigata che si sono allontanati dalla città
perché c’è la peste, allontanatisi per due settimane (ma le novelle sono distribuite in 10 giorni) poi
ritornano alla loro vita ma sono cambiati.
Boccaccio ci spiegherà che ci sono altre persone che si comportano come la nostra
brigata/compagnia ma la brigata è diversa dagli altri che scappano dalla città che vengono visti
come traditori scellerati che fuggono. I protagonisti della brigata spiegano perché si allontanano.
Si darà qualche indicazione sulla vita (stampa materiale di moodle della lezione), Panfilo
personaggio della brigata è protagonista di altre opere giovanili di Boccaccio, Filostrato è opera di
Boccaccio e il poema del Filostrato rimanda anche al proemio del Decameron.
Il titolo Decameron rimanda ad altre opere del latino e del greco: una fatta da Sant’Ambrogio
“Exameron” o “Esameron” quindi i sei giorni della creazione -> quindi Boccaccio usa questo titolo
basandosi su una conoscenza della tradizione del passato. Il principe Galeotto si riferisce a Dante
nel canto V dell’Inferno con Paolo e Francesca dove il libro galeotto racconta dell’amore di
Ancillotto e Ginevra che è un amore adulterino che si ripercuote su Paolo e Francesca.
(questo l’ho aggiunto io -> Il De Amore è un importante trattato in tre libri ad opera di Andrea
Cappellano 1 (1150-1220), che è considerato il manuale e la summa dei precetti dell’amor cortese,
composto in latino attorno al 1185. L’opera, dedicata all’amico ciambellano Gualtieri 2, si propone,
attraverso una precisa impostazione didattica e riutilizzando lo stile della trattatistica dell’epoca, di
definire i canoni dell’amore cortese - con particolare rilievo per il fin’amor, ovvero l’amore perfetto
- e le regole che un buon amante deve seguire per conquistare la sua dama 3. Al di là delle censure
ecclesiastiche, il De amore diventa un autentico punto di riferimento per tutto il XIII e il XIV
secolo, divenendo fonte privilegiata, attraverso le numerosissime traduzione e i molti
volgarizzamenti, per i poeti siciliani, gli stilnovisti, la Vita nova di Dante e il canto quinto
dell’Inferno, il Decameron di Giovanni Boccaccio) Boccaccio entrerà in rapporto con questo mondo
dell’amore cortese, ma anche col mondo divino della creazione: Boccaccio ricreerà nel Decameron
un nuovo mondo dopo la peste. L’amore è altro aspetto importante. Ci sono i vizi della prima
novella con Ciappelletto e poi la conclusione con l’ultima novella dell’ultima giornata dove c’è
Griselda e la magnificenza dell’amore. 04/03/2022
Decameron:
Sul testo del il problema dell'edizione e del commento.
Edizioni di riferimento: V. Branca (1976, 1980 e successive); A. Quondam, M.
Decameron,
Fiorella, G. Alfano (a cura di), Boccaccio, Milano, Rizzoli, 2013; M.
Decameron,
Veglia (a cura di), Boccaccio, Milano, Feltrinelli, 2020.
Datazione, tempi e ambiti di diffusione (i principali codici: manoscritto autografo
membranaceo, mutilo della VIII giornata e di parti delle giornate VI, IX e X,
Biblioteca statale di Berlino, Hamilton 90, B, databile intorno al 1370; manoscritto
idrografo membranaceo, vergato da Giovanni d'angolo Capponi, Parigi, nazionale
di Francia, Italico 482, P, databile attorno al 1360; manoscritto cartaceo, copiato
da Francesco di Amaretto Mannelli, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana,
Ottimo,
XLII, I, Mn, datato all'agosto 1384, designato per lungo tempo come l' per
essere stato giudicato da Vincenzio Borghini, a cui si deve l'edizione "rassettata",
cioè emendata secondo gli ordini del Concilio di Trento, uscita a Firenze presso i
Giunti nel 1573), redazioni o stesure. Il Decameron e il Medioevo
Per ulteriori approfondimenti, cfr. R. Bragantini,
rivoluzionario di Boccaccio, Roma, Carocci, 2022, pp. 163-189.
Proemio Decameron Proemio
Rapporti tra il del e il del poemetto in
Filostrato
ottave (1335).
Un primo sguardo alle novelle della I giornata giornata (novelle a tema religioso, I-
III, novelle di motto, IV-X).
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La lingua di Boccaccio non è una lingua semplice.
Data importante per stabilire il canone linguistico letterario è il 1525= Prose della volgar lingua,
l’Italia diventa luogo di confronto tra Spagna (l’impero che si estende fin dove non tramonta mai il
sole, impero di Carlo V) e la Francia, l’Italia diventa una terra contesa, e l’unità linguistica letteraria
del mondo delle elite è un tentativo di risposta cercando di dare una unità almeno letteraria -> 1525,
Bembo, Prose della volgar lingua, quali sono i modelli di questa lingua unitaria che deve essere il
meno sperimentale possibile, il più “semplice” possibile, riproducibile? I modelli sono Petrarca e
Boccaccio, modelli raffinati. Ma Boccaccio non è per niente facile: quello che è preso a modello da
Bembo è il modello di scrittura piana di Boccaccio di stampo ciceroniano che si trova all’interno
delle novelle, ma la lingua che usa Boccaccio non è semplice perché è ricca di aspetti sperimentali.
Il 1525 segna l’uscita di scena di Dante e della sua lingua. Petrarca con la sua sublimazione della
lingua, ricchezza e cristallizzazione quando nasce verrà ripreso per avere varie linee nel
petrarchismo italiano ed europeo fino al petrarchismo novecentesco (Ungaretti, Zanzotto) in una
linea classica di un classicismo codificato e per rivoluzionare il classicismo ci sono state le
avanguardie che hanno utilizzato il verso libero. Il sonetto è il tipo di componimento principale del
Canzoniere di Petrarca.
La scelta di Bembo è di quella prosa di Boccaccio considerando l’italiano piano, ma ci sono aspetti
pluristilistici che avvicinano al parlato all’interno del Decameron. Petrarca e Boccaccio sono una
scelta ideale per Bembo, e Dante resta escluso perché pluristilistico e difficile da riprodurre, mentre
Bembo cerca un modello standard facile da riprodurre conoscendo la struttura dell’altra lingua
ampiamente usate che era il latino. Quindi Boccaccio è scelto come modello della prosa ma bisogna
scrollarci di dosso il pregiudizio che Petrarca è inarrivabile mentre Boccaccio lo è un po’ meno:
invece c’è forte sperimentalismo che ha accompagnato anche la giovinezza di Boccaccio, scrive il
romanzo Fiume, scrive un poemetto in ottave (precedendo l’Ariosto), scrive in prosa e in poesia
sperimentando varie forme, sempre in riferimento a un contesto particolare essendo figlio di un
mercante (i mercanti sono anche banchieri perché hanno il banco che serve per il cambio della
valuta).
La 1° novella della 1° giornata riguarda un pratese Ciappelletto, “chappelle” per i francesi piccolo
di statura su una falsa etimologia: Boccaccio accusato di ignoranza rispetto ai latinisti e i grecisti,
(accusato di non sapere le etimologie anche in merito al titolo Decameron) ma invece c’è stata una
tradizione ininterrotta all'interno della Chiesa anche se d’Oriente, al sud nei monasteri c’è chi sa il
greco, e infatti negli anni ’60 con l’aiuto anche di Petrarca c’è tentativo di far venire un monaco
Leonzio Pilato per dare inizio a uno studium universitario a Firenze per reggere la prima cattedra
poi se ne andrà. È vero che c’è una tradizione interrotta a causa delle divisioni fra Oriente e
Occidente ma c’è comunque un filo che lega tutto, probabilmente ci sono interessi minori ma anche
riscoperte -> basta pensare alle riscoperte dei manoscritti da parte di Petrarca e Boccaccio stessi.
Noi non abbiamo autografi di Dante, mentre di Boccaccio abbiamo tanti autografi persino un
manoscritto autografo del Decameron: i vari codici si intersecano fra loro per aiutarci a datare e si
tratta di un lavoro lungo compiutosi nel tempo. Bisogna pensare che la ricezione delle opere poteva
avvenire a pezzi, non c’è un’unica copia, e anche qualora ci fosse un’unica copia il concetto di
opera finita non è lo stesso che abbiamo noi -> personaggi come Boccaccio continuano a lavorarci
fino alla fine della vita e quindi è difficile dire quale sia l’edizione definitiva.
Ci sono due aspetti nel leggere un testo: ci può essere un testo per come ci è arrivato dall’autore, ma
fino agli anni ’50 quale era il testo di riferimento per il Decameron? Del Decameron ci sono
pervenuti molti manoscritti con varianti, per fare la pubblicazione bisogna sceglierne uno (tra ‘300 e
‘400 solo manoscritti, poi con la stampa iniziano le pubblicazioni): fino ad un certo momento il
manoscritto migliore non era quello utilizzato da Branca dal 1976 in poi realizzando la prima
edizione critica per l’accademia della crusca usando come riferimento un manoscritto diverso da
quelli usati fino ad allora e confrontandolo con altri manoscritti realizza un testo di riferimento che
ha corretto una tradizione precedente stabilendo una maggiore affidabilità di un manoscritto rispetto
ad un altro e consegnando quindi il testo del Decameron come noi lo leggiamo; ma fino agli anni
’50 il manoscritto di riferimento era quello della biblioteca medicea laurenziana 42.1 cartaceo
copiato da Francesco D'amaretto Mannelli datato agosto 1384 definito l’Ottimo, perché era ritenuto
punto di riferimento in quanto più completo e giudicato così dal grande commentatore Borghini a
cui sono legate le così dette rassettature -> il Decameron pubblicato nel 1573 dopo il concilio di
Trento con delle rassettature che ne nascondevano le parti scabrose e scandalose (bisogna fare
attenzione a quando leggiamo e pensiamo all’osceno). Nell’edizione di Branca vengono citati anche
i commenti di Mannelli come aspetti di note linguistiche, storiche, filologiche, di come la tradizione
ha guardato ad alcuni aspetti perché la vicinanza del commentatore Mannelli (vissuto all’epoca di
Boccaccio) rispetto a determinati ambienti fa capire meglio i costumi, i giudizi culturali e morali
dell’epoca. Quindi le rassettature censurano le parti boccacesche nel senso di scabrose ed oscene ->
è un pregiudizio che c’è nei confronti di Boccaccio; ma indagando queste rassettature più che a
censurare l’osceno tendono a tagliare le parti che possono essere visti come attacchi alla chiesa con
vizi ed aspetti di decadenza. Ma Boccaccio non è un libertino o un uomo irreligioso, anche se sul
vocabolario alla voce boccaccesco si legge scabroso/osceno.
Quindi è importante lettura integrale e non focalizzarsi su singoli punti, certo c’è una parte amorosa
e più nel senso noto di boccaccesco ma è unita a tante altre cose.
Non bisogna tendere alle facili interpretazioni come alcuni hanno fatto nel rapportare la Commedia
di Dante con il Decameron di Boccaccio vedendo una sorta di ascensione nelle tematiche
dall’inferno al paradiso vedendo un passaggio dai vizi della prima novella della prima giornata alla
magnificenza dell’ultima novella dell’ultima giornata.
La cornice nel Decameron riguarda la brigata che racconta, poi dal punto di vista testuale c’è
proemio, introduzione, conclusione, didascalie, il contesto storico della
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