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Letteratura italiana approfondimento 2016/17: "Il viaggio in letteratura"

Il documento è dato dal confronto delle dispense lasciate dal professore e dagli appunti presi a lezione basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Oliva dell’università degli Studi Gabriele D'Annunzio - Unich. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana docente Prof. G. Oliva

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Vespucci). Molto frequente è anche la compilazione di fonti già pubblicate (vengono aggiunte

nuove nozioni ad un’opera già edita).

5. Neoclassicismo:

Il periodo storico compreso tra la Rivoluzione francese (1789) e la Restaurazione (1815) è un

periodo particolarmente denso di avvenimenti politici, caratterizzato soprattutto dall’ascesa e dalla

caduta di Napoleone (età napoleonica). La campagna militare di Bonaparte incise notevolmente

sulla configurazione territoriale dell’Italia. Gli entusiasmi provocati dalla Rivoluzione francese e

l’ascesa di Napoleone, accolto come un liberatore dalle forze liberali e progressiste, finirono presto

per tradursi in cocenti delusioni per gli italiani. L’avventura napoleonica accese ideali e la coscienza

nazionale dei popoli, che ne trassero però energia per opporsi all’assolutismo della Restaurazione e

costruire l’unità nazionale là dove mancava (Italia e Germania).

Il classicismo è una costante della letteratura italiana, nel Medioevo i classici erano sentiti come

precursori dei valori cristiani, nell’Umanesimo e nel Rinascimento si ritornò allo studio più preciso

delle fonti, attraverso lo studio filologico, il ritorno al mondo classico fu anche un ritorno all’ideale

naturalista e laico. Nel Settecento, col movimento arcadico e illuminista, il classicismo fu

soprattutto un’esigenza di chiarezza razionale e disciplina formale dopo il gusto stravagante del

Barocco.

Il movimento classicista che si sviluppa nel passaggio dal Sette all’Ottocento, ha però caratteri di

novità “Neoclassicismo”, questo risiede soprattutto nella concomitanza con il movimento spirituale

Preromantico, con la visione condivisa che fa apparire l’età antica come un’età dell’oro, della

felicità e dell’armonia negata ormai ai moderni. Ma mentre i romantici tenderanno a misurarsi col

nuovo senso dinamico della storia, a farsi interpreti dei nuovi mutevoli eventi, i neoclassici

reagirono al senso di fugacità del tempo cercando attraverso l’imitazione della perfetta forma

classica, un’arte che trascenda la storia e valga per ogni tempo. La mitologia attaccata dai romantici,

è difesa dai neoclassici come repertorio di simboli eterni.

Le scoperte archeologiche di Pompei e di Ercolano sono alla base del nuovo gusto figurativo e

letterario. La passione antiquaria si legava a un’idealizzazione dell’arte classica, che ebbe il suo

maestro nel tedesco Winckelmann. Per il tedesco l’arte rappresenta la Bellezza, che non è reperibile

nella realtà quotidiana rozza e frammentaria, ma in un ideale assoluto come “prodotto della mente”

che riunisce in un unico corpo le parti migliori del reale. L’ideale perfezione dell’arte per

Winckelmann si ritrova nel mondo ellenico, in cui viene espressa “una nobile semplicità e una

quiete grandezza”, la grandezza dell’anima si manifesta nel controllo del dolore e delle passioni

“Come la profondità del mare che resta sempre immobile per quanto agitata ne sia la superficie”.

A quell’estetica si ispirò il lavoro creativo di David e Canova. L’idoleggiamento della civiltà greca è

accompagnato però dalla consapevolezza dell’impossibilità di far rivivere l’età felice. In tal senso il

Neoclassicismo, in quanto aspirazione ad un mondo perduto, può dirsi già un atteggiamento

romantico. Nella letteratura neoclassico-romantica sono posti in contrapposizione il mondo di gioia

e di fiaba sotto il dominio degli Dei e quello triste e arido sorvegliato da un solo Dio.

6. La nascita del Grand Tour

La nascita del Grand Tour:

Il viaggio in Italia ha radici lontanissime, le strade d’Italia sono sempre state battute da pellegrini,

mercanti, artisti e studiosi. A Roma si affiancarono presto città come Milano, Firenze, Bologna e 9

Venezia. Ma, assorti nei libri devozionali o di conto, i viaggiatori spesso guardavano a stento ciò

che li circondava. Le lontane radici del viaggio in Italia, dunque, non hanno sempre prodotto la

letteratura ragguardevole che i secoli XVII e XVIII avrebbero prodotto, anni in cui divenne una

vera e propria moda. Il viaggio acquistò valore per le sue intrinseche proprietà, si propose esso

stesso come unico fine, in nome di una curiosità fattasi più audace, in nome del sapere e della

conoscenza, ma anche del piacere dell’evasione. Il viaggio in Italia diventa la tappa privilegiata per

i rampolli dell’aristocrazia europea, gli artisti e gli uomini di cultura. Il “giro” presto diventa una

moda e ad esso è assegnata anche una dicitura internazionale “Grand Tour”. Con questo nome si

indicò il viaggio di istruzione, intrapreso dai rampolli delle case aristocratiche di tutta Europa, con il

termine “tour” si specifica che si intende un giro particolarmente ampio che ha come traguardo

prediletto l’Italia.

I tempi del Grad Tour:

La pratica del Grand Tour divenne di moda nel XVII secolo, ma raggiunse le sue punte nel secolo

XVIII che divenne il “secolo d’oro dei viaggi”, la cui parabola può dirsi definitivamente esaurita

alle soglie dell’Ottocento con le tempeste napoleoniche. Importante spartiacque nella storia italiana

del viaggio sono gli anni Quaranta del secolo, quando le nuove scoperte archeologiche di Ercolano

e Pompei determinarono nuove coordinate negli itinerari italiani. Intorno alla metà del Settecento si

assiste, invece, all’internazionalizzazione del Grand Tour, che unifica gli itinerari, ciò dipende

anche dalla diffusione di una cultura cosmopolitica. Dopo il Congresso di Vienna l’Italia romantica

fu oggetto di nuovi miti e viaggi, le aspirazioni culturali si impoverirono, la scoperta del viaggio

divenne sempre meno personale e più in sintonia con le informazioni predisposte dalla guida. Si

crea in questo periodo il fenomeno del turismo organizzato e di massa.

Dibattito sul Gran Tour: sostenitori e oppositori:

La nascita di un’idea di viaggio come strumento di formazione ha origine in Inghilterra, ciò è

dovuto ad una predisposizione degli inglesi all’empirismo e all’esperienza diretta. Bacon scrisse

anche un saggio “Of travel”, contenente tutto il corredo di motivazioni e buone norme da adottare

durante il viaggio (imparare la lingua del paese di destinazione, tenere un diario, non trattenersi

troppo nella stessa città…). Ma gli oppositori guardavano l’altra faccia della medaglia, l’Italia era la

patria di Machiavelli, la patria del cattolicesimo, dove la libertà di costumi era proibita, inoltre non

tutti i tutors erano persone degne di fede e d’altro canto non tutti i giovani erano desiderosi di

compiere il loro apprendistato culturale piuttosto che abbandonarsi ai piaceri della città. Queste

resistenze saranno tutte abbattute nel secolo successivo che vide il trionfo del Grand Tour, ne è un

esempio anche la fortuna editoriale dei Travel Book.

I protagonisti del Grand Tour:

La schiera dei grandtourists fu fitta ed eterogenea. La percentuale più cospicua fu assegnata ai

giovani (16-22 anni) delle casate dell’aristocrazia, alle quali si aggiunsero i figli della classe

borghese in ascesa. Il viaggio di istruzione interessa anche i “tutors”, spesso scelti tra artisti, letterati

e uomini di cultura. Il catalogo dei viaggiatori si allarga poi agli uomini politici, letterati, poeti e

diplomatici, ma anche curiosi in generale. Tutta la società europea era coinvolta nella moda del

Grand Tour.

Le motivazioni del viaggio sei-settecentesco: 10

Il viaggio del grandtourist può riassumersi con il termine curiosità: l’interesse intellettuale per la

nuova scienza, per la cultura classica, ma anche politica, economica e legislativa (data la varietà di

forme politiche presenti nella penisola). Altre motivazioni potevano essere la cura della malinconia,

l’evasione o una semplice questione di moda. Le impressioni di viaggio che ci sono state trasmesse

sono portatrici di una cultura veramente enciclopedica. Sterminata a sua volta la produzione

figurativa, alcune volte erano gli stessi viaggiatori a crearla, altre artisti ingaggiati sul posto.

Mezzi di trasporto:

Nell’arco cronologico piuttosto ampio entro cui si dispiega la voga del viaggio, si possono

osservare costanti progressi nella praticità. Comunque la sicurezza, il comfort, la rapidità erano tutte

preoccupazioni vitali, naturalmente il denaro determinava le diverse scelte e modalità di viaggio.

Protagonista indiscussa era la carrozza, che diventò uno status symbol, oggetto di una florida

trattatistica. I signori usavano una carrozza padronale, i meno abbienti potevano scegliere tra la

diligenza pubblica, il viaggio per “cambiatura” o il noleggio di un mezzo.

Gli inconvenienti del viaggio:

I disagi che il viaggiatore deve sostenere sono di molte specie, una esauriente documentazione

iconografica è “Dodici inconvenienti dell’andare in carrozza”. Per riassumere lo spirito che

animava guide e oracoli nel prevenire questa disperata serie di inconvenienti, sembra utile citare il

“Saggio di istruzione per viaggiare utilmente”, utilissime guide nel campo della prevenzione, inutile

dire l’imponderabile spesso mandava all’aria ogni preordinato piano.

Ricettività:

Il passaggio decisivo si ebbe con la nascita dell’ospitalità a pagamento che risale al XI secolo,

cominciarono ad essere aperte taverne e locande. Assunse un ruolo di primo piano la figura

dell’oste. Con il procedere del tempo sono le stazioni di posta a offrire ricovero e ristoro al

passeggiero. I viaggiatori che ne avevano le facoltà preferivano alberghi o nei casi di soggiorni più

lunghi l’affitto di una casa.

7. Viaggio in Italia – Goethe:

Quando intraprese il suo “Viaggio in Italia” Goethe aveva 37 anni, aveva raggiunto l’apice del suo

successo, lo spinse l’assuefazione per l’ambiente corretto e deprimente della Germania, un paese

per lui povero di avventure. Il suo soggiorno durò circa due anni e venne raccolto in un romanzo

epistolare. Le prime città che toccò furono Trento, Verona, Vicenza e le rive del Garda. Venezia,

dove sosterà due mesi, lo seduce soprattutto con la sua vita, quella spicciola delle calli e dei

mercanti e quella più artefatta dei teatri e della Commedia dell’Arte che lo sorprende. La scarsa

sensibilità di Goethe e dei suoi contemporanei per il Medioevo è dimostrata dal fatto che nelle città

di Bologna, Firenze e Ferrara sono visitate in meno di due settimane. Il primo grande incontro con

l’Italia è a Roma, viene colpito subito dal mite clima autunnale, qui visita il Colosseo, le ville, le

gallerie, gli affreschi di Michelangelo e Raffaello. Qui incontra anche il pittore compatriota

Tischbein, con il quale condividerà il viaggio fino a Napoli, dove verrà sostituito dall’altro pittore

Kniep. Ma la vera rivelazione è Napoli, dove giunge verso la fine di febbraio, la città lo conquista

con la sua folla in continuo movimento. Si concede anche un’escursione sul Vesuvio, dove raccoglie

minerali e pietre laviche. Mai come a Napoli l’arte gli appare frammista alla vita quotidiana, resta

stupito anche per il grado di pulizia della città. In Campania visiterà poi anche Caserta, Torre

Annunziata e naturalmente Pompei ed Ercolano. In confronto a Napoli la Sicilia, che pure riserva 11

tesori classici, sarà per lui quasi una delusione, solo Palermo lo affascina, mentre la sporcizia e il

mal governo dell’isola lo irritano, anche i tempi di Agrigento a suo dire sono inferiori a quelli di

Paestum. Ma gli rimane nel cuore la popolazione, che sebbene non sia come quella di Napoli, lo

colpisce per la sua spontaneità. D’altra parte Goethe era venuto in Italia anche per i sapori della sua

povera cucina.

Viaggio in Italia 1786-1788:

I temi dovevano essere “la storia naturale, l’arte, i costumi”, e l’autore intendeva

tenere la prospettiva più obiettiva possibile. “Viaggio in Italia” esce solo nel 1816-17,

Goethe ha tuttavia già in mente la continuazione, in cui intende raccontare il suo

secondo soggiorno romano, che fu redatto nel 1829. Goethe non è un viandante, ma

un viaggiatore consapevole di quello che va cercando e intraprende un viaggio di

verifica dei suoi ideali. Il viaggio si colloca tra il diario di viaggio (descrizione della

natura e le osservazioni suoi costumi), l’autobiografia, il romanzo di formazione (la

formazione dell’identità di un individuo) e il saggio (indaga sé stesso nel rapporto

con le cose).

I motivi che spinsero Goethe in Italia (fine di un rapporto sentimentale o difficile

conciliazione tra compiti di stato e vocazione artistica) sono ben diversi dai i motivi

che lo portarono a scrivere l’opera (volontà di ritrovare e rivivere un periodo felice

della propria esistenza). Il “Viaggio” presenta un tessuto narrativo estremamente

vivace: la scrittura si sviluppa chiara e leggera nella descrizione del paesaggio, nel

racconto di episodi, avventure e disavventure, sensazioni visive, uditive e olfattive.

Arte e natura sono i due grandi leitmotiv che si riconoscono e si intrecciano in tutto il

libro, la natura è considerata però prevalentemente nell’ottica scientifica. È secondo

le leggi della pianta, l’elemento vegetale che arte e società devono comportarsi. È

questo il motivo per cui è sottolineata con tale istanza la ricerca dell’“Urpflanze”,

della pianta primitiva. Goethe giunge in Italia non per conoscere qualcosa di nuovo,

ma per trovare la conferma di un ideale estetico plasmato nel corso degli anni. Goethe

viaggia secondo un itinerario stabilito, non si concede deviazioni. Nonostante alcune

riserve Goethe condivide la visione estetica di Wilckelmann “lo stile antico era basato

su di un sistema di regole mutuate dalla natura, che in seguito però si erano

allontanate da quest’ultima diventando ideali”, infatti l’arte si era creata una sua

propria natura. Condivideva questa teoria anche nell’arte drammatica.

Tra gli artisti più amati vi erano Raffaello e Palladio, essi non imitano, ma ricreano lo

spirito antico. “L’azione più decisa di tutte le opere d’arte è quella di trasportarci

nelle condizioni del tempo e degli individui che le hanno prodotte”. In generale

frequenta pittori, scultori, poeti e critici tedeschi. Della duplice ottica tra armonia e

caos, è oggetto di attento interesse anche il popolo: estremamente positiva è

l’organicità da esso dimostrata nella vita quotidiana, a questa immagine armoniosa si

contrappone il caos del Carnevale che da una parte lo affascina e dall’altro lo turba. 12

Amaro è dunque spesso il giudizio suo popolo che gli appare uguale in ogni luogo.

Agli occhi del lettore moderno che cercherà sempre meno notizie oggettive, l’opera

svelerà sempre più quella che la sua dimensione più vera, ovvero quella di un viaggio

a ritroso, alla ricerca non soltanto di un periodo felice, ma soprattutto di alcuni punti

fermi nell’esistenza di Goethe.

8. Robinson Crusoe:

Daniel Defoe nacque nel 1660 a Londra, suo padre era un facoltoso mercante dissenziente (si era

rifiutato di conformarsi alla Chiesa anglicana), Daniel frequentò le migliori scuole. I suoi biografi

dicono che fosse intenzionato a diventare un ministro della Chiesa, ma dopo una crisi di fede preferì

darsi agli affari, divenne commerciante di calze e si aprì una fabbrica, intanto si cimentava anche

con saggi di riforme economico-sociali. Venne arrestato nel 1703 per aver pubblicato un libello

satirico rivolto contro gli estremisti conservatori, che promuovevano la sospensione delle sette

dissenzienti. Trascorse sei mesi in carcere e ne uscì grazie ad un’amnistia, si ritrovò senza un soldo.

Divenne allora informatore segreto del governo Tory, intensificando il suo lavoro di scrittore

poligrafo. Con la caduta del governo Tory, passò allo schieramento opposto. Nel 1719 inizia a

occuparsi di narrativa, scrisse: “La vite e le strane avventure di Robinson Crusoe”, “Ulteriori

avventure di Robinson Crusoe”, “Le avventure del capitano Singleton” (1720), “Moll Flanders”,

“Diario dell’anno della peste”, “Il colonnello Jack” (1722) e “Roxana” (1724).

Con il “Robinson Crusoe” Defoe volle cogliere le opportunità offerte dal mercato editoriale, nello

stesso anno scrisse anche il seguito in cui il protagonista riprende con le sue avventure. I due

romanzi fanno appello all’interesse popolare per i resoconti di viaggio, per le avventure

sensazionali, per la sorpresa e il mistero. Spunto del romanzo fu probabilmente l’esperienza del

marinaio scozzese Alexander Selkirk, lasciato da solo su una piccola isola, dopo quattro anni e

mezzo fu preso a bordo di una nave inglese. La notizia in Inghilterra suscitò molta curiosità.

Il romanzo di Defoe evita il sentimentalismo, soffermandosi piuttosto sulla difficoltosa

sopravvivenza del protagonista e descrivendone la crescita psicologica e religiosa. È considerato il

primo esempio di “romanzo realistico” (descrizione dettagliata di un individuo collocato in un

contesto sociale ben definito e rendendone la psicologia e la morale).

I veri temi morali e religiosi sono piegati alla rappresentazione di un soggetto nella sua unicità e

singolarità; Defoe sceglie di mettere in rilievo l’identità ambivalente di Robinson, ma anche la

crescente consapevolezza e la religiosità che ha guadagnato attraverso l’introspezione. Robinson

vince i limiti fisici e morali impostigli dall’isolamento diventando padrone di sé e signore dell’isola.

Robinson è a tutti gli effetti un uomo della sua epoca, anche se Defoe comprese la necessità si

inserire delle avventure, il tema centrale del romanzo è la meditazione retrospettiva del narratore

sulla sua vita passata e la sua trasgressione agli ordini del padre. Le scene di apertura, incentrate

sulla ribellione di Robinson, rievocando il passato, il narratore ricorda l’individuo aggressivo e

ambizioso che era, ma lo racconta dalla prospettiva di un uomo saggio, che ha imparato a

riconoscere i segni della Provvidenza. La personalità contraddittoria di Robinson ci riporta al

giovane Defoe, ma nell’isolamento scampa alla follia rifugiandosi nella fede ed imparando a

leggere la Bibbia. Capace di imparare dai propri errori, egli tuttavia si trasforma grazie a una

paziente sottomissione al volere di Dio.

Defoe attua una rappresentazione articolata della realtà, che abbraccia tutte le sfere (sociale,

teologica e morale). “Robinson Crusoe” è un’opera pionieristica del moderno realismo narrativo, 13

con la descrizione dettagliata del mondo materiale e fenomenico e il modo di percepirlo del

protagonista. Ma quel mondo gli resiste. Appena dopo il naufragio Robinson crede che nel suo

destino non ci sia un senso, ma solo la casualità. In balia del caso Robinson combatte, tenta di

creare un ordine personale per inserirsi nel nuovo ambiente. L’attività pratica e razionale è

controbilanciata dalle ansie che lo animano a interrogarsi sul senso della propria condizione. Egli

arriva ad affermare “perché Dio mi ha fatto questo? Che ho fatto per meritare di essere trattato

così?”, ma subito si risponde da solo “volgiti a guardare la tua vita vergognosamente sprecata e poi

domandati cosa non hai fatto!”.

Quando la malattia s’inasprisce, Robinson prende la Bibbia e leggendola gli provoca un’estatica

esperienza di conversione in cui si pente dei suoi errori e chiede il perdono divino. Un’importante

tradizione critica ha rintracciato fitti legami tra l’opera e l’autobiografia spirituale puritana

(resoconti dell’itinerario interiore che li aveva condotti alla salvezza. Come ogni buon puritano,

risvegliandosi dall’indifferenza, Robinson inizia a scorgere la presenza provvidenziale della mano

divina nella propria vita. Ma la provvidenza non opera in modo manifesto, come nell’episodio in

cui il protagonista scopre dell’orzo verde inglese e a primo impatto lo indentifica come un segno

divino, poi si accorge che alcuni semi erano potuti rimanere nel fondo della sua sacca, dando

dunque una spiegazione razionale, ma poi conclude che la Provvidenza agisce per mezzo di eventi

fortuiti.

A determinare il successo dell’opera sono stati i suoi significati laici, il mito consiste di tre temi

centrali: il ritorno alla natura, la dignità del lavoro e l’uomo economico. Se per Rousseau l’isola

potrebbe apparire come un luogo incontaminato che offre pace e bellezza, per Defoe, per i

capitalistici e per la cultura imperialistica, la scoperta dell’isola è un’opportunità per

l’espropriazione coloniale. Ma si accorge che senza gli strumenti recuperati dalla nave non sarebbe

mai riuscito a sopravvivere. I momenti più affascinanti del racconto s’incentrano sulle realizzazioni

tecnologiche. Robinson riscopre il lavoro manuale per sopravvivere, non certo perché crede nel suo

potere salvifico. Occorre ricordare che il carico della sua nave era composto da schiavi, egli è un

imprenditore, come Defoe. Qui arriva anche a far tesoro di alcune nozioni di economia, come

l’importanza del valore d’uso e dei mezzi di sussistenza.

Fin dall’arrivo Robinson è terrorizzato dall’eventualità che quell’isola sia già popolata, la traccia di

esseri umani suscita in lui una crisi, in cui si abbandona in una riflessione sue cannibali, che lo porta

ad assumere il loro punto di vista e a constatare che avendo una cultura diversa hanno anche metri

di giudizio morali diversi. Comunque si decide a catturare un cannibale.

Le avventure che si svolgono nella terza parte: cattura di Venerdì, l’uccisione dei cannibali, la

sconfitta degli ammutinati inglesi, smentiscono l’attento realismo del romanzo, ma sono anche i

motivi che ne hanno provocato il successo editoriale. Com’è noto, Defoe era lo scrittore preferito di

Joyce, egli afferma che l’eroe di Defoe è “il vero prototipo del colonizzatore britannico, come

Venerdì è il simbolo delle razze assoggettate”.

A questa riflessione va aggiunta una postilla: il personaggio di Robinson è un modello tutt’altro che

monolitico: nella travagliata crescita si può leggere il difficoltoso e contraddittorio costruirsi

dell’identità imperialista, egli entra nel merito dei problemi psicologici e morali che segneranno la

nascita dell’individualismo e dell’imperialismo.

9. I viaggi di Gulliver

Jonathan Swift in “La letteratura inglese dal Medioevo all’Illuminismo”: 14

Nato a Dublino da genitori inglesi, Swift (1667-1745), nel 1689 occupò il ruolo di segretario presso sir

Temple, poté così studiare i retroscena della vita politica, deluso dall’esperienza trovò aperta solo la via del

sacerdozio. Nella controversia tra gli antichi e i moderni si scagliò contro gli scrittori moderni. Nello stesso

periodo Swift faceva la parodia del Cristianesimo in “The tale if a Tub”, criticando le tre principali

ortodossie occidentali: cattolicesimo, calvinismo e protestantesimo (alla quale apparteneva). Entrato in

politica dapprima militò tra i Whigs, ma disgustato dall’alleanza con i noncorformisti, passò al partito dei

Tory. Con la caduta dei Tory nel 1714 finisce anche la sua carriera politica; Swift lasciò Londra, dove aveva

brillato anche tra i circoli letterari, e si ritirò in Irlanda. Benché disprezzasse gli irlandesi, si adoperò ad

eccitarli contro i soprusi dell’amministrazione inglese.

“Gulliver’s travels” pubblicati nel 1726 raccontano le peregrinazioni del medico di bordo Lemuel

Gulliver. È un’opera cupa e possente, dai contorni duri e da uno stile semplice e preciso, adatto alla

comunicazione. Il racconto è suddiviso in 4 parti:

 Il romanzo si apre con un breve preambolo nel quale Lemuel Gulliver si presenta, egli è un

medico con una grande passione per i viaggi. Dopo sette mesi di navigazione naufraga sulle

coste di una terra sconosciuta agli uomini. Al suo risveglio si trova legato da uomini alti

circa 15 centimetri, abitanti delle isole vicine di Lilliput e Blefuscu (allegorie dell'Inghilterra

e della Francia del tempo), divise fino al fratricidio da un'annosa e irresolubile controversia

sul modo più corretto di rompere le uova, se dalla parte più grossa o da quella più piccola

(allegoria delle dispute religiose tra cattolici e anglicani). Gulliver viene accolto nel grande

palazzo e gli vengono offerti alloggio e cibo. Le sue osservazioni sulla corte di Lilliput,

modellata su quella di Giorgio I, mettono in ridicolo le lotte tra le varie fazioni, gli intrighi

di corte, i metodi con cui viene conquistato il potere e la fiducia del sovrano, insistendo sulla

corruzione dei tempi presenti rispetto a un luminoso passato. I lillipuziani, inoltre,

affermano di essere il popolo più potente e migliore del mondo, nonostante abbiano davanti

un gigante come Gulliver. Gulliver aiuta i lillipuziani a sconfiggere Blefuscu, ma si rifiuta di

aiutarli di nuovo per rendere schiavo il popolo vicino. Dopo questo episodio i sovrani lo

accusano di essere ingrato. Il rapporto con l'imperatrice deteriora rapidamente dopo che

Gulliver salva il palazzo da un incendio con la propria urina. Lo scatenarsi di congiure di

palazzo (nelle quali si continuano a ritrovare paralleli con la storia personale di Swift) fa sì

che Gulliver venga dichiarato un traditore e condannato a una lenta agonia per fame.

Avvertito di ciò, Gulliver trova una piccola barca e decide raggiungere una nave di

passaggio con la speranza di ritornare a casa;

 In seguito a una nuova tempesta Gulliver viene abbandonato dalla nave e viene ritrovato da

un gigantesco contadino alto circa 22 metri, abitante di Brobdingnag. Se la scala di Lilliput

era 1:12, quella di Brobdingnag è l'opposto, 12:1. Gulliver viene affidato alle cure della

figlia del contadino, mentre questi lo esibisce come fenomeno da circo, fino a quando la

regina lo convoca a Palazzo. La regina ordina la costruzione di una piccola casa per l'ospite,

che viene definita "scatola da viaggio". In seguito Gulliver visita il palazzo e conosce

l'imperatore, con il quale parla di argomenti molto sofisticati. Nelle conversazioni con

l'imperatore Gulliver assume un atteggiamento simile a quello dei lillipuziani, affermando la

superiorità della sua terra d'origine. Con atteggiamento patriottico, critica le leggi di

Brobdingnag, l'ignoranza dell'imperatore in materia politica, il sapere imperfetto e limitato

in quel paese. Gulliver inoltre propone all'imperatore la produzione di polvere da sparo e di

armi d'assedio per migliorare l'efficacia dell'esercito; la proposta viene rifiutata senza

pensarci due volte, in quanto disumana. Durante un'escursione al mare la scatola da viaggio

viene ghermita da un'aquila gigante e quindi abbandonata in acqua. Gulliver si tuffa in mare

e viene salvato da una nave di passaggio che lo riporta in Inghilterra; 15

 Tornato in Inghilterra, Gulliver decide di partire Indie Orientali. La nave viene attaccata da

pirati olandesi che abbandonano il protagonista su un'isola rocciosa vicina all'India. Gulliver

viene salvato da una città volante: Laputa. I suoi abitanti si dedicano esclusivamente alla

musica e alla matematica, ma sono incapaci di applicare queste discipline a fini pratici. In

questa terra vede il mondo portato alla rovina dalla scienza che non si preoccupa di badare ai

risvolti pratici: si tratta di un'allegoria della burocrazia e della Royal Society. A Lagado

osserva lo spreco di risorse impiegate per inseguire scoperte inutili come l'estrazione dei

raggi del sole dai cetrioli. Successivamente Gulliver si reca a Glubbdubdrib, un'isola a sud-

ovest di Balnibarbi. Qui incontra un mago e discute di storia con i fantasmi dei personaggi

storici più famosi, come Giulio Cesare, Bruto, Omero, Aristotele, René Descartes e Pierre

Gassendi. Sull'isola di Luggnagg incontra gli struldbrug, che hanno il dono dell'immortalità

ma non quello dell'eterna giovinezza. Essi quindi non possono morire, ma continuano a

invecchiare sebbene la legge li consideri come deceduti una volta raggiunti gli ottant'anni.

L'immortalità viene qui descritta come una condanna, invece che come una fortuna. Da qui,

in compagnia di un commerciante olandese, andrà in Giappone e nuovamente in Inghilterra.

 Gulliver si imbarca come capitano di un mercantile, ma è vittima di ammutinamento da

parte dell'equipaggio, viene abbandonato sulla costa della terra dei cavalli razionali: gli

houyhnhnm. Essi appaiono come cavalli ma sono dotati di parola e di intelligenza sopraffini.

Le loro terre sono ben curate, ma in esse vivono degli esseri brutali che camminano su due

gambe al posto di quattro: gli yahoos, uguali nell'aspetto fisico agli esseri umani, anche se

abbrutiti e degenerati. Dopo aver osservato gli yahoo, Gulliver inizia a provare vergogna

verso la sua razza e capisce l'immensa superiorità degli houyhnhnm. Desidera vivere con

loro per apprendere ciò che conoscono, ma il Concilio Supremo lo rifiuta. Gulliver, esiliato

anche da queste terre, costruisce una zattera per poter tornare in Inghilterra. Una volta giunto

a casa, seppur felice di rivedere sua moglie e i suoi figli, non riesce a sopportare l'odore

della razza umana.

Nulla resiste alla corrosiva immaginazione di Swift: né la scienza, né la storia, né le istituzioni

politiche, né i rapporti personali. La “Commedia umana” di Swift procede in senso inverso alla

“Divina Commedia”. La razza umana appare maledetta dall’origine, condannata alla malvagità, alla

corruzione e all’impurità. I “Viaggi di Gulliver” sono lo specchio d’un animo profondamente

turbato, chiuso in una sua dura corazza d’egoismo (inoltre egli era afflitto dalla labirintite, che non

gli concedeva un attimo di pace) e con un rapporto ambivalente con il sesso femminile.

Una moderata proposta – Jonathan Swift:

Una modesta proposta è un pamphlet satirico del 1729: L'io narrante espone “un metodo onesto,

facile e poco costoso” di trasformare il problema della sovrappopolazione tra i cattolici irlandesi

nella sua stessa soluzione. La proposta dell'autore consiste nell'ingrassare i bambini denutriti e darli

da mangiare ai ricchi proprietari terrieri anglo-irlandesi. I figli dei poveri potrebbero essere venduti

in un mercato della carne all'età di un anno per combattere la sovrappopolazione e la

disoccupazione. Così facendo si risparmierebbe alle famiglie il costo del nutrimento dei figli

fornendo loro una piccola entrata aggiuntiva, si migliorerebbe l'alimentazione dei più ricchi e si

contribuirebbe al benessere economico dell'intera nazione. L'autore offre un supporto statistico per

le sue asserzioni e fornisce dati specifici sul numero di bambini da vendere, il loro peso, il prezzo e

i possibili modi di consumazione. L'autore suggerisce alcune ricette per preparare questo

"delizioso" tipo di carne ed è sicuro che questa cucina innovativa darà spunto per ulteriori piatti.

10.Lo strano e il meraviglioso – T. Todorov: 16


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Paolot97

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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paolot97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Oliva Gianni.

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