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Letteratura Italiana A1 + A2

Emigrazione esperienza di spostamento che in Italia è recente (dalla seconda metà dell’800 in poi) infatti

nonostante gli italiani vangano da sempre considerati come un paese dai poeti viaggiatori, dobbiamo dire che gli

spostamenti che avvenivano prima dell’unificazione d’Italia erano spostamenti diversi che non possono cadere sotto

l’etichetta di emigrazione: l’esilio (grande tema che attraversa la letteratura italiana), oppure viaggi di mercanti

(come nelle novelle del Decameron) oppure pellegrini, quindi spostamenti per motivi religiosi; in ogni caso si tratta di

viaggi MAI di gruppi così grandi.

L’emigrazione è un’esperienza di allontanamento, sradicamento dal luogo di origine. Lo sguardo deve essere di tipo

antropologico.

ANTROPOLOGIA lo studio dell’altro, quindi di quell’individuo che ha una cultura diversa dalla mia e che io sento

come non appartenente alla mia cultura.

Solitamente Nell’antropologia classica l’IO corrisponde sempre all’individuo bianco, europeo, cristiano che si oppone

al NON IO.

La letteratura racconta di gruppi di persone o, in alcuni casi, di popolazioni e non di fenomeni che riguardano singoli

individui: questa è definita ANTROPOLOGIA CULTURALE  disciplina che studia i fenomeni culturali di popolazioni, quindi

l’uomo inserito in un contesto sociale specifico, sviluppatasi di recente quasi contemporaneamente ai grandi fenomeni di

migrazione che nasce negli Stati Uniti (in cui a partire dalla seconda metà dell’800 ci si pone delle domande circa i nativi che

sono stati sottomessi, sterminati e si comprende che essi hanno il loro bagaglio culturale che, in fondo, costituisce il retroterra di

questa nazione appena nata e quindi si sente l’esigenza di studiare questa comunità inalterate, non contaminate dalla società) e

a partire dal 1870 riguarda anche l’Europa, in particolar modo Francia e Inghilterra, grandi imperi coloniali che hanno a che fare

con popolazioni locali che, dopo essere state sottomesse, devono essere capite.

Nel caso degli emigranti diciamo che la situazione è un po’ diversa:

Gli emigranti raggiungono luoghi che sono stati già colonizzati da bianchi: quindi condividono il colore della pelle,

molto sperso la stessa religione, ma non stile di vita o strutture sociale. Quindi: gli italiani emigrano e devono

confrontarsi con quelli che si ritengono americani (anche se in realtà anche essi possono essere considerati europei

perché sono stati colonizzati); Nel momento in cui l’emigrante si trova in un luogo che non gli appartiene viene

visto dagli altri diverso, e quindi diventa egli stesso un altro individuo.

Si parla di convivenza tra popoli. Si vanno a creare anche sottogruppi di natura diversa all’interno della stessa

comunità (per esempio le donne vengono considerate diverse dagli uomini, esse sono un altro gruppo della società,

ritenuto inferiore).

Si parla anche di conflitti generazionali… i giovani con la loro voglia di scoprire il mondo nuovo e i vecchi che sono

custodi di tradizioni e per questo vedono negativamente l’esperienza dell’emigrazione

QUINDI IL CONCETTO DI DIVERSO PUO’ ESSERE DECLINATO A SECONDA DEL GRUPPO O DEL CONTESTO A CUI CI

RIFERIAMO E DI CUI S TIAMO PARLANDO.

Dopo l’unità d’Italia l’Antropologia si sviluppa anche nel nostro paese. Dall’antropologia del tempo l’uomo non viene

visto come singolo, ma come un essere sociale, che fa parte di una società, con la quale condivide lo stesso

patrimonio culturale. Ma cos’è la cultura? Non è solo il patrimonio artistico, ma anche cose immaginarie, come idee,

leggi, istituzioni ecc.

Kapuscinski (polacco) ripercorre il pensiero occidentale partendo dai suoi fondamenti e partendo da due diversi

modi di guardare all’altro

L’altro come individuo l’altro come rappresentante di un’etnia,

classe sociale, religione etc.

L’interesse per l’altro non è un qualcosa che è sempre stato caratterizzante: se ripercorriamo la storia, ci sono casi di

chiusura/isolamento verso gli altri. Se guardiamo alla civiltà europea, essa è caratterizzata da un interesse verso

l’altro per due motivi:

 Può essere colonizzato, quindi dominato

 C’è la volontà di conoscere un qualcosa di diverso in modo da creare una comunità umana allargata. 2

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Questo interesse per l’altro è tipico della cultura greca (vedi Ulisse, eroe omerico mosso dalla curiositas) e in

particolar modo dello scrittore greco Erodoto  l’altro (ossia il barbaro – termine usato nell’antichità per

indicare colui che parla una lingua diversa rispetto a quella

greca) è un UOMO e il confronto con l’altro è fondamentale per

poter conoscere se stessi, l’autoriflessione non basta il

confronto è una sorta di metro di paragone. Da qui la condanna

della cultura greca alla xenofobia (paura dell’altro).

Man mano che si va avanti, in realtà la cultura europea ha sviluppato un rapporto con l’altro anche molto più

conflittuale, tipo i romani, durante il medioevo l’altro veniva visto come un nemico ino alla cultura illuminista il

non bianco e il non cristiano non è un mostro, ma un uomo. E non è detto che questo individuo sia inferiore a me,

anzi in alcune cose può essere anche superiore a me e diventare, dunque mio maestro, La diversità non è ciò che

definisce l’altro ma ciò che definisce l’essenza dell’uomo: in fondo tutti siamo diversi rispetto a ciò che ci circonda,

l’essere diverso non è più una cosa di negativo, anzi sembra quasi una qualità. Da queste riflessioni portano a grandi

conquiste la lotta contro la pena di morte, lo schiavismo ecc. si tratta di una “rivoluzione” in campo Antropologico.

Si creano due scuole antropologiche

Evoluzionisti (nasce durante l’illuminismo) Relativisti - Diffusionisti

Ogni civiltà si sviluppa nella sua storia e può conquistare il progresso, ma (nasce durante il Romanticismo): non è vero che i bisogni

ogni civiltà si muove con velocità diverse. Quindi l’antropologo ha sono sempre gli stessi, essi possono cambiare in base

l’opportunità di vedere quali sono le civiltà meno evolute e studiarle nel all’educazione che mi porta a sviluppare necessità diverse.

loro stato ancora primordiale. Inoltre (com’è tipico del pensiero Tutto dipende dal contesto in cui sono stato educato/ sono

illuministico) credono che l’uomo in quanto tale sia caratterizzato da una cresciuto. essi possono essere considerati come la corrente

unicità psicologica questo viene anche definito come universalismo

 relativista dell’Antropologia. Essi credono che le necessità

degli illuministi: l’idea che io uomo parigino del 700 se vado in india variano in base all’educazione. Credono che le civiltà non

troverò degli individui che vivono in maniera completamente diversa siano da sempre isolati Non esiste purezza, isolamento

rispetto a me, ma vivono in una società che ha sviluppato dei metodi assoluto quindi si opera sempre un’ibridazione tra una

diversi per soddisfare gli stessi bisogni che ho io. Essi guardano ad ogni civiltà e un’altra.

singola civiltà e al suo svilupparsi ma come una sorta di monade, come

un qualcosa di chiuso.

Malinowski (evoluzionista, perché si muove in una civiltà che secondo lui è circoscritta) propone un modo ancora

più diverso di guardare all’altro, secondo lui le civiltà sono chiuse. È un passaggio importante dell’Antropologia.

Quando va in Nuova Guinea si accorge che la popolazione bianca vive in modo completamente diverso e isolato

rispetto alla popolazione locale e ha sviluppato anche un atteggiamento di superiorità nei confronti dei locali. Lui

pensa che se si tiene questo atteggiamento non si può pervenire a una vera comprensione dell’altro e allora formula

questa grande legge dell’antropologia: “prima di giudicare bisogna recarsi sul posto” (e suggerisce di calarsi in quella

cultura e in quel modo di fare quella civiltà).

Levinas:

Un passo in avanti viene fatto da

rompe la barriera che esiste con Malinowski pone l’accento sul momento dell’incontro, il più importante

dell’esistenza dell’uomo e quindi un momento di arricchimento. Ciò può avvenire solo se scompare il narcisismo

tipico di tutte le civiltà ogni civiltà tende ad autorappresentarsi come la migliore. Levinas, inoltre, definisce l’altro

come il “non io” e dice che:

1. Non bisogna avere pregiudizi nei confronti dell’altro

2. Non bisogna soffermarsi sul singolo, ma bisogna oggettivarlo (devo cogliere gli elementi oggettivi, quelli che

lo fanno rappresentante e parte di una determinata civiltà).

3. A questo punto devo essere in grado di riconoscere le cose che ha in comune con me e dunque accettarlo.

Viene avvertita, ad un certo punto, la necessità di andare oltre l’approccio di Levinas, cioè guardare all’altro come a

un essere che è stato oggettivizzato (ormai in un mondo globalizzato, visto che ci stiamo avvicinando alla fine del 3

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900); acquista importanza il contatto vero l’incontro non è più un fenomeno, ma un avvenimento reale (l’incontro

non è solo un momento importante per arricchirmi, ma proprio nella mia vita reale). L’altro deve essere visto come

INDIVIDUO VERO.

Tischner

È ciò che fa (elabora la filosofia del dialogo) secondo cui l’uomo è un essere drammatico che quando vive

ha a che fare con alcuni parametri come spazio e tempo, che sono limitati, definiti.

Allora l’uomo deve scegliere il dialogo come elemento centrale dell’esistenza = è una scelta etica, perché quando ci

troviamo davanti all’altro abbiamo tre opzioni: (ed è esattamente ciò che è accaduto durante la Storia)

 Dare inizio a una guerra

 Isolarsi

 Comunicare

non è più il non io (che vedeva l’altro come al NEGATIVO DI ME, il contrario di me), ma il TU, il che presuppone un

dialogo, colui a cui mi rivolgo e che dà senso al mio esprimermi grazie a cui posso parlare, grazie a cui posso

definirmi.

Emigrante si trova in una condizione complessa, dove queste dinamiche di diversità e la necessità di dialogo sono

al centro del suo interesse. Da subito sperimenta, cerca il dialogo ancora prima che arrivasse Tischner a sottolineane

l’importanza.

LA CONDIZIONE DELL’EMIGRATO

Gli emigranti suscitano, da parte di chi resta, diversità:

- i giovani sono criticati dai vecchi e da coloro che abitano il paese che stanno lasciando, in quanto vengono

accusati di rifiutare le loro radici

- vengono visti diversi da parte delle popolazioni delle terre in cui approdano.

Gli emigranti innanzi tutto compiono vari viaggi: il momento del distacco dalla terra di origine verso il porto, in cui

prenderanno il mezzo che li porterà nella terra promessa. Essi si spostano in vari modi, per la maggior parte

attraverso il transatlantico diventa terra di nessuno, un luogo di sospensione di sé, un posto che non ha

nazionalità. È una dimensione spazio-temporale, un luogo emotivo tra povertà, passato e terra promessa.

Gli emigranti stanno tra:

Passato: simbolo di miseria, ma Futuro: il transatlantico ti sta avvicinando verso la terra promessa,

anche ricordi e affetti. Ci si vuole ma non sai cosa ti aspetta, speri di fa fortuna, trovare amore e

liberare, ma ti tiene legato e ciò felicità. Ma rappresenta anche l’incertezza. Quando arriverà, ciò che

provoca lacerazione e sofferenza. aveva immaginato come paradiso, sarà, per l’emigrante (o

dovremmo dire immigrato) l’inferno deve confrontarsi con molte

difficoltà tra cui, ovviamente, la discriminazione e la condizione di

immigrato.

ANTROPOLOGIA IN ITALIA

I primi studi antropologici in Italia cominciano decenni prima di questo fenomeno, durante il romanticismo, perché

gli scrittori vogliono allargare il loro pubblico, si avvicinano al popolo, dunque compiono delle ricerche. In Italia

abbiamo vari esempi:

Niccolò Tommaseo: raccoglie le tradizioni dei canti popolari, quindi non cultura scritta, ma orale (che è considerata

un vero e proprio patrimonio; infatti l’opera può essere considerata un documento filologico)

Molto più comune, però, durante il romanticismo è la letteratura campagnola gli scrittori studiano la cultura

popolare, ma scrivono fiction: i protagonisti sono i rappresentanti di una civiltà o una classe sociale etc. Le condizioni

di vita e lo sfondo devono coincidere con la realtà.

Gli autori, tuttavia, non compiono una vera e propria denuncia, piuttosto è come se considerassero i contadini degli

individui che devono essere alfabetizzati e se vengono educati, possono migliorare la loro condizione. 4

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Quando nasce il positivismo si abbandonano i temi melodrammatici, e il realismo comincia a essere più VERO. È

proprio questa corrente (anzi, grazie ad alcuni rappresentanti veristi e tardo veristi) che si occuperà del tema della

migrazione, centrale e fondamentale in questo periodo storico. Altri grandi scrittori italiani, invece, non si rendono

affatto conto di questo problema.

Giuseppe Pitrè: maggior rappresentante dell’Antropologia Italiana

Perché tutti questi studi antropologici? Si tratta di un’Italia appena nata con popolazioni che hanno mantenuto una

forte identità (diverse culture locali, diversa concezione della famiglia, l’uso dei dialetti, l’inesistenza di una vera e

propria lingua che fosse parlata da tutta la penisola e che quindi facesse da elemento di coesione) e in alcuni casi si

alzano anche dei muri.

Si auspica alla nascita di una cultura popolare che fosse comune a tutti le popolazioni che componevano la neo Italia.

Artusi primo libro di lingua italiana non di alta cultura concepita per il popolo. Si tratta di un libro di cucina che

venne scritto da un mercante, il quale decise di raccogliere varie ricette provenienti da regioni diverse. C’era però un

problema: la lingua. In Italia non esisteva ancora l’italiano, ma nelle varie regioni si parlava solo ed esclusivamente il

dialetto.

Fin dagli esordi della letteratura italiana, i temi di espatrio e di esilio sono protagonisti. Nei secoli precedenti il

viaggio non è mai qualche cosa di piacevole (o fatto per il piacere di viaggiare), ma perché costretti, quasi mai è una

scelta e si tratta di un viaggio che viene imposto dall’alto.

Prendiamo la parola travel viene dal latin antico tripalium ed era uno strumento di tortura. Viaggiare è una tortura,

se noi consideriamo che una volta si viaggiava a piedi, senza luoghi di ristoro sicuri ecc. viaggiare è faticoso, anche

nell’800.

Nell’epoca di Dante nasce il pellegrinaggio, istituito da Bonifacio VIII durante il primo Giubileo. Dante ne parla

nell’inferno, in modo negativo: anche il pellegrinaggio è legato a un qualcosa di poco positivo, in quanto è un viaggio

che il fedele deve compiere per purificarsi da tutti i suoi peccati. Poi nell’immaginario

comune all’idea di viaggio sarà anche associata la crociata.

Anche Petrarca dà un’immagine molto negativa del viaggio, in un sonetto i cui paragona la sua situazione di amante

non corrisposto al vecchiarello che lascia i famigliari per compiere un pellegrinaggio.

Il viaggio è legato all’idea di sofferenza, di distacco violento dai propri affetti e dal luogo delle memorie e il viaggio

è anche sempre un po' simbolo di morte: io esco dalla dimensione domestica in cui ho trascorso la mia vita e dove la

mia identità è certa. Se esco mi faccio altro e quindi cambio la mia identità. Il viaggio è anche una morte simbolica. Il

viaggio comporta un cambiamento radicale di sé. 5

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 LA FIGURA DI DANTE NELL’800

Dante è il prototipo dell’esule, egli stesso ha creato il mito dell’esule e ne ha dato anche una reinterpretazione, come

nel caso dell’Inferno, canto 26

Nell’800 l’opera dantesca viene letta come il prototipo dell’idea dell’esilio. Perché? Ci sono 3 motivi:

DANTE COME SPERIMENTATORE E COME AUTORE CHE OPERA UN SINCRETISMO.

(Sincretismo: cerca di coniugare l’anima contemporanea e l’anima classica, cioè la tradizione del tempo – la religione

– e la cultura classica). Nei secoli precedenti (in particolare nel 600-700) Dante era visto come un cattivo esempio

letterario, l’opera era considerata discontinua perché presenta una varietà di stili e di linguaggi (linea polilinguistica e

polistilistica; Dante usa colloquialismi, sproloqui, ma anche latinismi e francesismi) che fanno dello stile di Dante uno

stile opposto a quello puro di Petrarca.

Quella romantica, invece, è un’epoca di sperimentalismi si va alla ricerca di nuovi temi, nuovi concetti che

dunque necessitano una svolta dal punto di vista stilistico; la lingua pura di Petrarca, tanto amata dai classicisti, non

basta più.

DANTE COME GENIO CREATIVO. Dimostra attaccamento sia alla dimensione terrena che a quella ultraterrena

dell’esistenza (durante il Romanticismo – che è una corrente che si contrappone all’Illuminismo – c’è la riscoperta del

cristianesimo). Inoltre i romantici, che pongono la tematica amorosa al centro delle loro opere, si interessano tanto

alla storia di Dante e Beatrice; proprio in questo periodo diventa famoso l’episodio di Paolo e Francesca (canto V

dell’Inferno), che viene visto come una sorta di Amore proibito, all’interno de

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swans di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Sirtori Marco.
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