Gian Battista Marino
Autore epocale del primo '600, si parla di poeti marinisti e di concettualismo, basato sull'idea di concetto portato alla luce da Marino. Poi si parlerà di Barocco. Si forma nella corte napoletana del II '500, passerà poi presso la corte romana. Tra le opere principali che ha scritto ricordiamo ‘La Lira’ e ‘L’Adone’. Suscitare meraviglia nel lettore è il principio che guidava Marino e questo sovvertiva tutti i principi del classicismo.
L'Adone e il concettualismo
L’aspetto sensuale della poesia diventa fondamentale e anche quando ci sono modelli chiarissimi alle spalle come Ovidio, comunque quello che doveva essere richiamato non era un rapporto nobile con la letteratura classica ma al contrario, il lettore doveva applaudire alla bravura del poeta, di quello che aveva rielaborando partendo da Ovidio. Marino stesso dice che se si capisce da chi ha recuperato un testo, una citazione, una tematica, ha fallito.
Principio per la poesia:
- Uso della metafora
- Poesia fortemente sensuale
L’Adone apparentemente si collega al poema epico di Tasso. Egli si collega per quel che concerne la struttura: poema epico in ottave (primi sei endecasillabi a rima alterna, ultimi due a rima baciata). Il filo narrativo, quello epico, è quasi inesistente; egli racconta gli amori di Adone e Venere. Quello che in Ovidio occupa poco spazio, qui diventa fondamentale.
Stile e narrazione dell'Adone
Emergono peripezie stilistiche, metaforiche, bravura nell’opera. Marino scrive il più lungo poema della nostra storia letteraria, ci lavora per 25 anni. Fu pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1623. Dedicato a Luigi XIII, re di Francia, esso è composto da venti canti ed è preceduto da una lettera indirizzata alla regina Maria de' Medici, fiorentina, perché interceda presso il giovane re; la lettera è preceduta a sua volta da una prefazione del critico francese Jean Chapelain in cui il poema, del tutto fuori da ogni canone rinascimentale, viene giustificato come 'poème de la paix' (poema della pace), epico ma non eroico.
Il poema mariniano non si limita ad essere una dettagliata narrazione della storia di Venere e Adone, ma diviene piuttosto il luogo per esporre una congerie di diversi racconti mitologici. Accade così di leggere storie legate ad altri miti e ad altri personaggi, collegati al resto della narrazione e alla struttura principale della storia di Venere e Adone, attraverso una serie vastissima di metafore e comparazioni. E così, solo per fare degli esempi, nel II canto viene narrato il Giudizio di Paride, nel V canto la storia di Diana e Atteone, mentre il canto XIX, oltre a narrare la storia di Polifemo e Galatea, è dedicato alla sepoltura di Adone e alla sofferenza di Venere: per consolare la dea Apollo, Bacco, Cerere e Teti le raccontano di fanciulli morti nel fiore degli anni, e inseriscono così all’interno del racconto principale tutta un’altra serie di narrazioni.
Questo breve inciso è utile soprattutto per comprendere che, anche se qui si parlerà di opere che hanno come soggetto Venere e Adone, non si può negare che il testo del Marino abbia influenzato gli artisti anche su altre tematiche mitologiche.
La favola di Adone
La favola di Adone, giovane cacciatore amato da Venere che non ascoltando i consigli della dea di cacciare solo piccoli animali viene ucciso da un cinghiale, è narrata nel X libro delle Metamorfosi di Ovidio (vv. 710-739). L’epilogo della favola è noto: Venere, addolorata per la perdita dell’amante, fa nascere dal sangue sgorgato dalla ferita di Adone dei fiori rossi; con le sue preghiere ottiene inoltre da Proserpina che Adone ogni anno possa trascorrere sei mesi sulla terra, e così ogni anno la trasformazione del sangue del giovane in anemone celebra l’anniversario della sua morte e rinascita per volere della dea.
La favola di Adone simboleggia, dunque, il mistero della fecondità della vegetazione e del suo perpetuo morire e rifiorire. La trasformazione in fiore assume qui il significato di una trasformazione positiva; la metamorfosi è positiva perché sta a simboleggiare la rinascita e dunque la resurrezione. Un uomo muore, ma per volere di una divinità rinasce a nuova vita grazie alla metamorfosi in fiore, e con questo espediente vivrà per sempre.
La Galeria
La Galeria è una raccolta poetica che mira a essere una sorta di museo in versi, dove cioè ogni componimento (per lo più madrigali) descrive un soggetto pittorico o un ritratto, una scultura, una miniatura, un’incisione ecc. L’opera, originalissima nella sua concezione, è ricca di significazioni allusive, rinvii arguti, scherzi retorici. Il principio classico dell’ut pictura poësis trova in questa raccolta la sua applicazione più diretta, conseguenza anche della frequentazione assidua che il Marino ebbe con pittori e artisti come Caravaggio o i Carracci. La Galeria vide la luce per la prima volta a stampa nel 1620.
Pietà di Michelangelo
Testo della dispensa: tutto si incentra sulla metafora e concetto (concettismo) del sasso.
Metro: madrigale cinquecentesco è la forma più libera che abbiamo in poesia, alternanza soprattutto di endecasillabi e settenari molto libera. Leggendo il testo si nota immediatamente la ripetizione della parola ‘sasso’, notiamo in particolar modo un’anafora. Il poeta, parlando direttamente non solo a chi legge la poesia, ma anche a chi guarda la statua dice (aspetto assolutamente moderno):
Il vero sasso non è la Vergine, sasso sei piuttosto tu che non piangi davanti alla bellezza di questa statua. Anzi tu sei peggio del sasso perché persino dai sassi esce una lacrima, persino le pietre piansero alla morte di Cristo.
Riferimenti all'Adone
Tornando all’Adone, quando muore Adone, tutta la natura lo piange e richiama direttamente i Vangeli con il compianto sul Cristo morto (Adone sin dal mito è associato alla figura di Cristo, muore e rinasce). Notiamo così come tema profano e cristiano vengano messi insieme. Viene accostata l’immagine del cinghiale che viene colpito dalla bellezza di Adone, fa questa cosa che suscita scandalo, accosta questa figura cristologica all’innamoramento di un cinghiale. Poesia scandalosa, fortemente sensuale. Vi sono esiti volutamente e apertamente comici (come il cinghiale che si innamora del giovane). Emilio Rossi ammette che ci sono questi spunti. Da parte dell’Inquisizione l’opera venne giudicata immorale. A fine '600 assistiamo ad una rivolta contro questo tipo di poesia e con l’Arcadia ci sarà una restaurazione del classicismo.
Incipit dell'Adone
Si nota immediatamente un mescolamento al sacro e al profano. Anche nell’incipit della Gerusalemme Liberata troviamo una mescolanza tra profano e religioso ma qui viene portata alle estreme conseguenze, motivo per cui l’Adone non viene gradito dalla chiesa.
La rosa
Venere viene punta dalla rosa e viene guarita da Adone. In questo momento avviene l’innamoramento. Venere omaggia la rosa che è il motivo di incontro con il bellissimo Adone.
I strofa: Iniziano tutti gli accostamenti metaforici e analogici, rosa intesa come riso d’amore; emerge la tematica del riso e sorriso tipico di Marino e del concettismo. Cosa molto interessante è l’uso della paranomasia, accostamento di parole dal suono simile ma con significato completamente diverso tra rosa-riso (accostamento tra rosa-riso e accostamento metaforico di rosa e sorriso). In tutta questa ottava c’è anche un’invocazione Dantesca alla famosa preghiera alla vergine ‘del ciel fattura’ ‘della terra e del sol vergine figlia’; richiamo del momento più sacro della Divina Commedia, precisamente XXX canto Paradiso, in un contesto sensuale. Tra Pregio-Fregio abbiamo una paranomasia, ancora una volta un gioco sonoro. Marino accosta poi una bellezza naturale, il pregio del mondo a qualcosa che non è naturale il fregio, qualcosa che è creazione dell’uomo, puro artificio (simile accostamento lo troviamo in Tasso nel Giardino di Armida; Tasso e poi Marino rovesciano il principio classicista secondo cui l’uomo imita la natura per aspirare alla perfezione: ora è la natura che imita l’artificio, abbiamo l’immagine della rosa che somiglia ad un fregio. Dunque, sotto questo gioco sonoro notiamo una riflessione poetica molto importante.
Altro termine su cui soffermarsi è onore. Nel '600 costituisce una parola chiave per l’etica cortigiana e questa parola viene applicata ad un fiore. Emerge poi l’immagine della Rosa come regina di tutta la flora. Vergine-figlia richiamo a Dante, Vergine del XXX canto Paradiso. Notiamo una serie di accostamenti arditi: stilistici, sonori, visivi, estetici.
II strofa: La rosa da signora del cielo e del mondo diventa Imperatrice.
Richiamo a Poliziano, grande richiamo ai vezzosi venticelli che corteggiano la rosa (vento piacevole). Accanto a questo momento leggiadro abbiamo un’immagine militare le guardie pungenti che la proteggono ovvero le spine. In questo elemento naturale viene richiamato un elemento artificiale: la corona e il mantello che proteggono la rosa.
Notiamo dunque una serie di metafore concatenate.
III strofa: Le figure mitologiche le fanno da corte, la rosa nutre l'ape (immagine di creazione di poesia) così come lo zefiro sparge il polline dei fiori intreccio tra Natura e Arte.
IV strofa: Marino chiama in campo il sole, metafora tipica per esprimere perfezione e potenza, abbiamo l’immagine della rosa che troneggia tra le piante meno nobili così come il sole troneggia tra le stelle più piccole e splende nel cielo.
Rima equivoca tra sole del primo verso e quinto verso, richiamare quella che apparentemente è la stessa parola ma con significati diversi.
Tu sole in terra tu fiore in cielo: costruzione a chiasmo egli, il sole- tu| tu-egli, la rosa (schema AB-BA); ricercatezza stilistica particolare: il sole è lo splendore nel suo cerchio in cielo mentre la rosa è lo splendore sulla terra. Rosa nel cielo vago rimando a Dante, la Rosa dei beati. Per enfatizzare questa perfetta simmetria abbiamo lo scambio ab-ba esattamente a metà nel verso. Perfetta simmetria a livello visivo, retorico, ritmico.
V strofa: La relazione amorosa viene esplicitata. Il sole per amore verso la rosa vestirà di rosso l’alba e la rosa per amore si vestirà di rosso. I colori della rosa sono quelli dell’aurora e per imitare a pieno il sole e per poterlo tenere sempre dentro di se porta al centro i pistilli che richiamano proprio un piccolo sole.
Altro concetto fondamentale di Marino da tenere bene a mente è il topos del bacio. Bacio tra Adone e Venere. Chiabrera utilizzerà più volte il topos concettistico del bacio e del riso.
Chiabrera e il Barocco classicista
Con Marino abbiamo visto il trionfo del concettismo, poesia che ha come fine la meraviglia, poesia come esplosione di metafore ardite. Nello stesso torno di anni, inizi del '600 circa, vediamo una poesia molto diversa, appartenente ad un Barocco più classicistico, una poesia che reinterpreta in chiave moderna i modelli del passato non solo italiani ma anche classici della latinità. Gabriello Chiabrera (o Gabriele) prova ad interpretare in chiave moderna la grande poesia classicistica andando a riprendere temi, modelli, metrica; si passa ad utilizzare una metrica di tipo quantitativo. Chiabrera si ispira ai modelli francesi che avevano provato già nel '500 a nobilitare la loro poesia ispirandosi ai modelli antichi - i poeti della Pléiade. La Pléiade è stata la prima scuola letteraria francese, formata da un gruppo di sette poeti nel XVI secolo. Questi si ispirarono all'omonimo gruppo di sette poeti tragici alessandrini del III sec a.C. Il nome fu stabilito da Pierre de Ronsard, con l'obiettivo di valorizzare la lingua francese, soprattutto contro il primato della lingua italiana; infatti sono poeti che si nutrono molto della poesia italiana, specialmente di quella di Petrarca.
Pierre de Ronsard si era ispirato in particolar modo alla poesia teocritea, oraziana, virgiliana. Chiabrera parte proprio da qui. Trova appoggio a Torino presso i Savoia e a Firenze presso i Medici, produce così una poesia di corte. Come esempio di questa poesia che potremmo definire ‘frivola’ per il suo stampo classicista interpretato in chiave moderna.
Riso di bella donna
Metrica: non c’è più La Canzone ma La Canzonetta con versi più brevi, ottonari e quadrisillabi.
Temi: richiamo al bacio di Venere e Adone; tema del bacio, uno dei temi frivoli ed eleganti tipici della poesia di corte del '600. Rose porporine / Le ministre degli Amori = labbra che sono il veicolo del bacio. Anafore di ‘belle rose’. Viene richiamato il parallelo tra labbra e natura. Questa bellezza della natura, del sole, della terra non è bella come il sorriso grazioso della donna amata.
Notiamo dunque delle immagini molto più leggere e frivole rispetto a quelle di Marino; sono immagini più classiciste.
Commento
Come, dopo di lui, Giambattista Marino, il Chiabrera cerca la novità e la “meraviglia”; ma il suo è un ‘classicismo barocco’ rarefatto e sofisticato, lontano dal petrarchismo, che cerca più le forme che le immagini. Riprende e adatta i metri greco-latini di Pindaro, Anacreonte, Orazio, Catullo; non però in linea diretta, ma attraverso l’opera del francese Pierre de Ronsard (1524-1585), il massimo esponente della Pléiade. La sua maggiore novità sta nella sperimentazione metrica di ogni tipo di verso, da cui deriva la sua musicalità leggera, geometrica, cantabile, apparentemente facile ma frutto di grande perizia tecnica. Le sue rime e i suoi ritmi inconfondibili imprimono anche a questa canzonetta di sei ottonari e quadrisillabi (il secondo e il quarto) una cadenza fonico-ritmica quasi minimalista, ma di gusto euforicamente strepitoso.
Battista Guarini e 'Il Pastor Fido'
Ci troviamo nella Corte di Ferrara, presso gli Estensi. Guarini prende il posto di Tasso e chiaramente gareggia sullo stesso terreno. Parte dall’Aminta di Tasso (riprende il mito arcadico e bucolico della classicità e prova ad inserirlo in un contesto di corte; la favola boschereccia diventa un genere molto amato a corte) e scrive una sua favola boschereccia infarcendola di cose nuove che saranno importanti e fondamentali per la nascita del moderno melodramma. “S’ei piace, ei lice” Tasso ‘se è naturale, è lecito’. Guarini adegua questo principio con ‘ama se è permesso’, sovverte l’ordine naturale in un ordine che è primo cortigiano e solo in seconda battuta legato alla poesia e all’amore. Guarini si prende più libertà anche rispetto ai canoni aristotelici che avevano caratterizzato tutte le opere fino a quel momento: mescola ciò che è commedia con ciò e tragedia, ciò che alto in ciò che è basso.
Testo sulla dispensa: Topos dell’età dell’oro. Immagine della luce Eterna, la luce di Dio (non dimentichiamo che ci troviamo sul finire del '500, anni della Controriforma) Guarini voleva essere chiamato poeta-filosofo, riflette sull’idea di onore e onestà, valori chiave dell’età cortigiana. Questi valori chiave li abbiamo trovati nella Minta di Tasso ma in chiave naturale, con Guarini si rispettano le regole della Corte che sono tutt’altro che rinascimentali.
Confronto con l’Aminta di Torquato Tasso
Nel 1573 Torquato Tasso pubblica l’Aminta, dramma pastorale, opera conformata al genere letterario del che godrà di grande favore tra il pubblico dell’epoca. È frutto dell’amena vita di corte che il Tasso trascorre, ancora senza preoccupazioni, presso gli Estensi di Ferrara, tra amori e lascivie (forse solo sognate?), ovvero quanto di spirito godereccio e spensierato è ricolmo il libro, intriso in ogni sua pagina di sensualità, né tuttavia mai sboccato o volgare. Tasso concilia queste pagine a principi morali piuttosto rilassati, se non totalmente libertini, ma giungerà a sconfessarle, più avanti negli anni e nel mezzo della Gerusalemme, in quel giardino di Armida ove un pappagallo ripete giusto i versi da lui scritti nell’Aminta, ma solo per vederli ora fieramente condannati dai due cavalieri cristiani, Guelfo ed Ubaldo, mandati a salvare Rinaldo dalle braccia e dal grembo della maliarda strega. È nel celebre Coro che O bella età de l’oro Tasso investe questi princìpi gaudenti, vagheggiando una lontana era nella quale ogni libito, silicito, desse ed in particolare ogni giovane donna fiorisse disposta alle altrui (o, meglio, a quelle del Tasso) voglie licenziose.
Nel 1590, Battista Guarini pubblica un altro dramma pastorale, Il Pastor Fido, ed in esso compare un Coro palesemente, quanto parodiato seriamente dall’Aminta. Il percorso del Coro tassiano viene infatti abilmente ribattuto da passi morigerati, che ne convertono i concetti dissoluti ad atmosfere or ora riformate. L’invenzione del Guarini, al di là degli intenti morali ed etici, si segnala in misura dell’abilità compositiva e dell’arguzia con la quale egli rovescia il punto di vista del Tasso, pur rispettando formalmente l’intera composizione originaria, addirittura conservando intatte non solo le rime ma addirittura tutte le parole finali di ogni singolo verso dell’opera tassiana. Confrontiamo, i due Cori, e commentandoli brevemente.
Le caratteristiche della mitica età dell’oro sono dunque, per il Tasso, squisitamente materiali: latte e miele a fiotti su terre feconde quanto vergini di umano sudore, animali in mansueta goduria di perenne primavera, sconosciuta la navigazione.
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