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Feste e spettacoli

Le menzogne di Tespi

1.1 L’inganno dello spettacolo e la scena della politica

Plutarco raccontò di come nell’antichità il teatro venne considerato come una novità . in particolare

narra un avvenimento che vide contrapposte le figure di Solone e di Tespi , personaggi emblematici

del VI sec. a.C.

Solone : celebre legislatore

 Tespi: soggetto a cui parte della tradizione antica attribuisce l’invenzione del genere tragico ,

 lo stesso Orazio descrisse il suo carro che pululava di attori che recitavano e cantavano .

La vicenda

Quando Tespi e la sua compagnia iniziarono a proporre sulla scena il genere tragico , una gran parte

della popolazione ateniese accorse a vedere questo spettacolo incuriosita. Ad una delle

rappresentazioni tra il pubblico vi era anche Solone , che rimase indignato dalla rappresentazione.

Solone secondo i dati storici a noi pervenuti chiese a Tespi se non si vergognava a “prodursi in tali

menzogne “ al cospetto di così tanta gente .

Tespi rispose al saggio legislatore che il suo spettacolo aveva come scopo il divertimento , ma

questa giustificazione adirò ancor di più Solone il quale affermò che se un tal genere si fosse

propagato si sarebbe poi ritrovato anche nelle “cose serie”

Analisi della vicenda

1) timore di Solone . Nella vicenda narrata da Plutarco , il celebre legislatore è il rappresentane del

timore di quella che era l’antica tradizione . il timore tradizionale e topico che la finzione della

poesia ( e in questo caso del teatro tragico ) possa travalicare i confini del puro svago e

dell’intrattenimento per sfociare contaminando attraverso l’uso della menzogna ( PSEUDOS) gli

ambiti della vita reale , minacciando così l’ordine della legge della religione e dell’etica ,

sovvertendo la società.

Timori e vicende politiche

Teatro tragico e politica

I timori di Solone parrebbero trovare un immediato riscontro nelle vicende politiche di cui egli potè

solamente vedere gli inizi .

Pisistrato mirando a diventare signore assoluto di Atene aveva fatto uso per la sua personale lotta al

potere un suo proprio teatro politico. Al fine di ottenere da Atene una scorta armata Pisistrato si ferì

da solo e si fece trasportare nell’agorà dove cercò di convincere il popolo che era stato attaccato e

ferito dai suoi nemici.. inoltre per fare il suo ingresso ad Atene aveva posto in un carro una donna

più alta delle altre spacciandola come la dea Atena affinchè il suo ingresso nell’acropoli potesse

dirsi favorito e voluto dalla stessa divinità .

Questo episodio introdusse la finzione ( ferita e la Dea ) nella scena politica , e appunto come

temeva Solone il teatro tragico finì nel “serio” della politica

2) menzogna nel teatro e nella poesia

POESIA :

Verità e menzogna : Nell’età arcaica le Muse avevano avvisato il poeta Esiodo e il suo

• pubblico di saper dire “molte menzogne simili al vero” , ma anche , qualora lo volessero ,

“cose vere “,.

Narratore e protagonista :Platone nella Repubblica spiegò come nella narrazione a

• differenza del teatro la persona e la voce del poeta rimangono rigorosamente distinte dai

suoi personaggi e dunque non cerca mai di sviarci facendoci credere che a parlare sia un

personaggio reale e non lo stesso poeta

Presentazione degli eroi : nell’epica e nella lirica arcaica si trovano le rappresentazioni delle

• vicende degli eroi e degli dei , che divenivano , in vari modi , modelli culturali di

comportamenti e di usanze , dei paradigmi su cui il presente era comunque fondato . la

poesia mostrava dunque dei soggetti antichi e già riconosciuti come modelli , a cui si

ispiravano i comportamenti dei contemporanei . questi eroi rimangono strettamente divisi

dal pubblico , poiché nella poesia vi è una netta distinzione temporale tra il tempo della

narrazione e quello reale

TEATRO:

Verità e menzogna :Nel caso qui analizzato , ovvero nell’invenzione di Tespi del teatro

• tragico il pericolo sarebbe stato col tempo diverso rispetto a quello della poesia , poiché nel

teatro vi fu appunto la rappresentazione scenica e dunque l’intreccio del vero e falso si

sarebbe attuato nella performance .

Attore e narratore : l’attore avrebbe dato voce e corpo ad una figura prima solo

• immaginata .Platone sempre nella Repubblica fece notare come la finzione del teatro

consiste nell’agire e nel parlare a partire da un’alterità che viene fatta propria e , “con ogni

sforzo incarnata “

Presentazione degli eroi e della vicenda : il produrre scenico introduce una sorta di presente

• all’interno della vicenda , in cui ciò che viene rappresentato sembra “accadere” in quel

principio momento . vi è una fusione tra il mondo delle storie e il pubblico ,. Nel teatro vi è

la fusione tra il tempo della rappresentazione e quello reale .

Connessone tra teatro attico ed esperienza politica

Le rappresentazioni in origine avrebbero avuto luogo nell’agorà , lo spazio comune della città , il

luogo degli affari , il fulcro della vita politica e sociale della polis .nella stessa agorà si sarebbe

svolta in un primo tempo anche l’ekklesia , l’assemblea popolare della città democratica. In seguito

ad un crollo delle tribune allestite nell’agorà per uno spettacolo , le rappresentazioni vennero

spostate alle pendici dell’acropoli , mentre l’assemblea popolare avrebbe trovato collocazione sulla

Pnice

- Concorsi teatrali e tiranniade

Pisistrato , divenuto tiranno di Atene e dunque dopo la morte di Solone , introdusse nell’acropoli

dei concorsi teatrali ovvero delle gare in cui i diversi poeti rappresentavano al cospetto del popolo

dei drammi diversi .

Le Grandi Dionisie : promosse tra il 535 e il 532 a.C. durante la festa cittadini di Dionisio ,

 furono la prima competizione tra poeti tragici , la quale venne vinta dallo stesso Tespi

.L’intera popolazione , riunita sotto il nome del dio Dioniso (durante le Grandi Dionisie) ,

assisteva alla nascita di un nuovo genere il Dramma .

La politica tirannica di Pisistrato attraverso lo spettacolo e la festa trovò una sua propria

rappresentazione e insieme una strategia di consenso con la comune identificazione degli spettatori

nella città a cui appartengono e nel potere di chi li governa .

Dioniso venne utilizzato per promuovere il teatro e per rendere più forte il potere dello stesso

tiranno . inoltre queste feste vennero utilizzate come occasioni di equilibrio della polis che vedeva

al suo interno contrapposte la tirannia del sovrano e la classe aristocratica desiderosa di abbattere la

tirannide .

- Teatro e governo democratico

Ad Atene nonostante fosse avvenuta una riforma che portò alla creazione di un governo

democratico il teatro continuò a fiorire.

Nascita della commedia : a partire dal 486 a.C. nell’agone delle Grandi Dionisie si affiancò ,

 come opposizione alla serietà degli stilemi tragici , ma sempre con la finalità di mediare le

tensioni presenti nella polis , la commedia .

Teatro tragico come spettacolo “mirabile da vedere e da udire “

A distanza di un secolo delle proteste di Solone , il genere tragico era divenuto uno spettacolo

definito dallo stesso Plutarco “mirabile da vedere e da udire”.

Gorgia , sofista di Atene , scrisse in un passo riportato che “l’effetto straordinario della tragedia era

dovuto al fatto che con le sue finzioni e con le sue passione , essa creava un potente inganno ,

un’apate ; il poeta migliore era dunque colui che meglio ingannava , e lo spettatore più saggio colui

che si lasciava ingannare (...)Lo spettatore nella tragedia vuole essere spaventato e commosso fino

alle lacrime : per mezzo dell’apate poetica la sua anima sente e patisce le fortune e le sfortune altrui

come se fossero proprie “

1.2 L’educazione dei giovani , il piacere delle lacrime

la rappresentazione scenica di eroi e di dei impone una trasformazione di quegli stessi soggetti

rispetto ai contenuti ed ai canoni della cultura arcaica. Questo lento ma inesorabile mutamento

genera un diverso approccio alle storie ed ai miti della tradizione che vengono corrose e discusse

dal punto di vista morale e contenutistico, al fine che gli eroi del mito e quelli della scena entrano in

contraddizione

la sapienza e il rigoglio della produzione drammatica di Atene porteranno nel giro di un secolo

condurranno alla percezione che quelle vicende mitiche ed i rispettivi protagonisti appartengono ad

un mondo e all’orizzonte oggi definito letterario

Obiettivi dei drammaturghi

Le rappresentazioni cittadine delle varie opere che ogni anno si tenevano durante il concorso

avevano due obiettivi principali , riconosciuti dallo stesso poeta signore di una parola “psicagogica”

, capace di ammaliare l’anima , ma nel contempo “maestro di verità”

1. dilettare

2. istruire : il commediografo Aristofane , allestendo un’opera i cui protagonisti erano i due

maggiori poeti tragici di Atene , Eschilo ed Euripide , potè far dire al primo di essi che “ai

bambini insegna il maestro a scuola , ai giovani il poeta”. La città dunque educherebbe la

sua gioventù a teatro

Emozioni e teatro

in una prassi drammaturgia al fine di articolare idee e tratti nell’immaginario collettivo doveva per

forza al fine della sua efficacia appellarsi al gioco insidioso e temibile delle emozioni.

Platone contro il teatro

Platone credeva solo nel progetto educativo della poesia e rigettava il pensiero di un teatro

educativo . sottolineò nelle sue opere i diversi punti critici e negativi del teatro :

rischio di imprimere l’anima dei giovani di typoi , dei modelli eticamente negativi o

• discutibili

rischio di alimentare le forze più irrazionali della psiche. La produzione drammatica sarebbe

• una forma ambigua di 2adulazione” dell’anima (Gorgia) , una fonte di pedone , di piacere ,

che nutre e irrobustisce quella parte di noi che ha sempre voglia di “piangere e di levare

lamenti “ (Repubblica)

rischio ( come anticipato già da Solone ) che i confini tra reale e fittizio si potessero perdere

• e confondere , trasferendo nella polis la conflittualità e il disordine che abitavano le

rappresentazioni teatrali.

Teatro dell’età arcaica classica

In età arcaica la parola poetica era strettamente dipendente e controllata dai contesti e dalle

occasioni del suo riprodursi , l’aedo infatti si esibiva a palazzo , il poeta che canta per un simposio o

celebra una vittoria sportiva di un aristocratico , il coro che si esibisce durante un rito erano

condizionati e precisi rapporti di committenza , di attenzione per le richieste dell’auditorio , di

pertinenza dei contenuti poetici del tempo e al luogo della performance . nel teatro di età arcaica

uno stesso soggetto doveva essere modulato e adattato tenendo conto di ciò che il pubblico

desiderava udire .

Eterogeneità del pensiero

La città controllava l’organizzazione degli spettacoli e la cornice della festa in cui essi erano ospitati

, ciò non di meno il teatro accoglie istanze , voci e prospettive differenti . il teatro divine e lo spazio

in cui la parola e la tradizione sono meno garantite e perciò più eterogenee.

Il pubblico ateniese poteva nello stesso anno assistere a drammi di Sofocle e di Euripide ,

ascoltando dunque opere differenti non solo per impianto , ma anche per orizzonti culturali ..il

popolo poteva premiare l’uno o l’altro , ma comunque aveva potuto esperire e incontrare modalità

alquanto diverse di trattare dei ed eroi : modalità che si riconnettevano implicitamente al gioco

dell’elites che si disputavano e si spartivano il potere , alle consorterie intellettuali radicate su

posizioni conservatrici o proiettate all’opposto su orizzonti di “ateismo”

La culturale aurale del teatro ateniese

La principale forma di fruizione delle opere era quella orale . i testi scritti dei drammi saranno stati

disponibili all’autorità civica che ammetteva il poeta al concorso , agli attori che dovevano imparare

le battute e circolavano forse nella stretta cerchia dei poeti.

Anche il teatro sembra riflettere e testimoniare , in vario modo , la presenza più significativa ed

innovatrice della scrittura .

L’incidenza della scrittura si misura così anche nella modalità di drammatizzare i miti e di far

parlare i personaggi. Euripide aveva trasformato la scena tragica , componendo le sue opere “ con le

chiacchere spremute dai libri “ ( Aristofane , Rane)

Il patrimonio della poesia venne coinvolto e rimodellato all’interno della produzione drammaturgia

di Atene , sia a livello formale sia a livello contenutistico , e nella complessa interazione di parola ,

ritmo , canto , musica e danza .

Omero “il primo dei poeti tragici”

Omero venne definito :

- “il primo tra i poeti tragici “ da Platone in un passo della Repubblica

- l’antesignano e l’ispiratore della commedia da Aristofane nella Poetica

Omero fu autore di soggetti nobili , ma anche di figure ridicole , egli infatti unì all’interno di Iliade

e di Odissea , la modalità della narrazione a quella “drammatica” del dialogo .

A tale materiale narrativo e linguistico si erano ispirati i diversi genere della poesia arcaica e anche

la poesia drammatica, che ha anche la possibilità espressiva e strutturale di dilatare e moltiplicare le

dimensioni dell’evento scenico grazie alla varietà dei registri impiegati . le vicende traumatiche o

giocose dei drammi possono essere rimodulate e rivissute nella dimensione del canto ( oltre che in

quelle del dialogo e della parola ) accompagnato da uno strumento musicale . la drammaturgia attica

si sviluppò non tanto a partire dalla melodia bensì ad progressivo emanciparsi del discorso e della

parola come dimensioni contrapposte a quella della pura melodia .

1.3 l’ombra di Dioniso

Per comprendere il nesso tra il teatro tragico e Dioniso bisogna ritornare ad analizzare l’invenzione

di Tespi e l’occasione civica messa a punto da Pisistrato.

Dioniso non compare spesso come personaggio dei drammi attici , solo in due delle opere che ci

sono pervenute integralmente Dioniso si mostra sulla scena :

-nelle Baccanti di Euripide , tragedia

- nelle Rane di Aristofane , commedia

la presenza del dio innesca una complessa dinamica metateatrale incentrata sul travestimento , sulla

metamorfosi , sulle emozioni dirompenti della gioia e del dolore , sul valore dello sguardo e della

visione , sulla costruzioni dell’identità nonché sui meccanismi e i requisiti presupposti da ogni

rappresentazioni .

-Dioniso nelle Baccanti

Appare dinanzi al pubblico nelle vesti di un enigmatico straniero , di un barbaro , di un giovane

maschio mollemente agghindato come una donna , di uno stregone che altera la vista degli

interlocutori. Ci appare come signore di ogni illusione , egli sa condurre le sue vittime e gli stessi

spettatori alle esperienze più stranianti , all’estasi , alla perdita di ogni controllo e di ogni censura ,

all’esplosione della violenza più crudele e selvaggia .

-Dioniso nelle Rane

Appare come un buffone

Dioniso all’interno della scena si veste e sveste di costumi diversi . è complice del suo pubblico a

cui dichiara intenzioni ed artifici , egli assume anche il ruolo di raffinato giudice delle opere che si

producono nel suo teatro, di spettatore esigente .

Identità di Dioniso

Le modalità con cui la figura del dio poteva essere rappresentata o evocata paiono indicative per il

suo rapporto con l’apate teatrale. Le informazioni sule idverse immagini del dio le si possono

ricavare dalle raffigurazioni acanto al tempio stesso di Dioniso ove era posto il teatro della città e la

sua effige che aveva un ruolo di vitale importanza all’interno dei culti e delle rappresentazioni,

Immagini che mostrano Dioniso :

Sembianze umane al pari degli altri dei olimpici

• Raffigurazione del fallo . rinvia alla vitale esuberanza del dio , al modello di vita

• “indistruttibile” che egli incarnerebbe ( Kerenyi). Un apotenza maschile che si impone con

forza e violenza.

Maschera dello sguardo fisso appesa ad una colonna attorno alla quale drappeggiava una

• veste . Questa raffigurazione allude sia ad una simbolica presenza del Dio , ma anche ad una

assenza , in quanto dietro alla maschera non vi era nessun volto

Dioniso è un dio che sembra giungere da fuori , producendo epifanie inattese , un dio adatto al

teatro in cui il gioco delle maschere consente all’attore di diventare un altro

Dioniso e il vino

Accanto alla maschera talvolta si trovano vasi pieni di vino , che fa scordare ogni pensa , ma che

induce all’ebrezza e all’alterazione della mente. Dioniso avrebbe donato il vino agli uomini per

allietarne la vita . Venne raccontato che Dioniso durante il suo primo ingresso all’Attica si fermò

nella località di Icaria ove introdusse la coltivazione della vite . e qui in occasione della tryge , della

vendemmia , dall’ebrezza stessa del vino avrebbero avuto origine la tragedia e la commedia , la

tragoidia e la komoidia .

Tespi nacque proprio ad Icaria e le sue prime apparizioni lo ritraggono con la faccia piena di mosto

La maschera

La connessione all’interno del teatro attico tra la maschera dell’attore e quella di Dioniso dischiude

un percorso nel nome dell’alterità . La maschera diviene il luogo di incontro problematico e

dirompente tra ciò che è vicino e ciò che è lontano , tra familiare e mostruoso ,tra le caratteristiche

dell’umano e le opposte polarità bestiali e del divino . Dioniso intreccia e confonde dimensioni

diverse

Parte quinta

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

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