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L'ira di Achille

Malattia scatenata da Apollo, irato con Agamennone, perché aveva offeso il sacerdote Crise venuto alle navi dei Danai per liberare la figlia portando ricchi doni. Agamennone lo tratta maledicendogli di non farsi più vedere e il vecchio obbedisce, ma scongiura Apollo di punire gli Achei. Apollo lo ascoltò e scese irato dall'Olimpo con il suo arco, scagliando una freccia presso la nave: per 9 giorni volarono le frecce del dio. Il decimo giorno Achille indice un'assemblea sotto consiglio di Era, per discutere della faccenda, interpellando il più famoso tra gli indovini, che, dopo essersi fatto promettere da Achille di venire protetto, dice che il motivo è il trattamento di Crise subito da Agamennone e che si calmerà se la figlia di Crise gli verrà restituita senza riscatto.

Agamennone allora se la prende con lui dicendo che non predice mai niente di buono e che vuole tenere la fanciulla a casa sua perché gli è più cara della moglie. Interviene Achille dicendogli di restituire la ragazza e in cambio gli Achei lo ripagheranno 3, 4 volte tanto. Inizia un litigio e Agamennone acconsente di lasciar andare Criseide ma per non restare senza donna decide di prendere quella di Achille, Briseide. Achille fa per estrarre la spada quando solo a lui appare Atena mandata da Era, dicendo di insultarlo ma non colpirlo perché un giorno molto vicino per fare ammenda a quella offesa gli avrebbero offerto doni 3 volte superiori.

Achille obbedisce insultando Agamennone e dicendo che finché non avrà riparato al torto lui non avrebbe più combattuto al suo fianco e che si sarebbe pentito quando Ettore avrebbe fatto strage di Achei e lui sarebbe stato costretto ad assistervi impotente. La seduta viene sciolta e Agamennone dà ordine che Odisseo riporti Criseide al padre e ordina a due araldi di prendere Briseide dalla tenda di Achille e portarla nella sua. Vedendo la sua donna condotta a forza, Achille scoppia a piangere invocando la madre Teti, dagli abissi dove dimora, che arriva a consolarlo chiedendogli di raccontarle tutto. Achille lo fa pur dicendo che lei sapeva tutto.

Giunti a Tebe la distrussero portando lì tutto il bottino, scegliendo per Agamennone come premio Criseide, ma il padre venne a riprendersela. Finito il racconto la supplica di soccorrere lui che è suo figlio, di andare da Zeus perché aveva già difeso Crono. Teti gli promette che quando gli dei torneranno sull'Olimpo da presso gli Etiopi dove erano andati a pranzo, lei andrà da Zeus per pregarlo di esaudire la sua preghiera. Intanto parte la spedizione di Odisseo per riportare Criseide al padre e dopo molti sacrifici per Apollo, dopo aver banchettato, Crise è felice per aver riavuto la figlia e pregherà il dio di cessare la strage sui Danai.

Nel frattempo dopo 12 giorni gli dei tornano sull'Olimpo e Teti sale da Zeus pregandolo di aiutare i Troiani a vincere. Zeus acconsente ma Era, che è dalla parte degli Achei, sente tutto chiedendo a Zeus quali piani abbia in mente con Teti alle sue spalle, ma lui le risponde che non deve voler conoscere tutti i suoi piani perché quello che vuole farle sapere lei lo saprà prima di chiunque altro ma ciò che non vuole che lei sappia lei non lo deve mai domandare. Arrivò Efeso a calmare i due chiedendo alla madre di essere calma per non turbare il banchetto e di sopportare anche se soffre perché lui non potrebbe aiutarla, non potendo opporsi al dio dell'Olimpo.

La rassegna degli eserciti

Tutti gli dei e gli eroi dormivano tranne Zeus, che pensava a come aiutare Achille e sterminare gli Achei pensando che il modo migliore fosse di mandare ad Agamennone il Sogno ingannatore che lo induce ad attaccare i Troiani, così i Greci nel culmine della battaglia sentiranno la mancanza di Achille pentendosi di averlo offeso. Il Sogno se ne andò lasciando Agamennone a sognare eventi che non dovevano compiersi.

Venne il giorno e Agamennone convoca l'assemblea esponendo il suo sogno e i suoi propositi, dicendo che somigliava nell'aspetto a Nestore. Quest'ultimo si alza dicendo che se fosse stato qualcun altro a raccontarlo non lo avrebbero ascoltato ma si dice di Agamennone che è il migliore. Prima del combattimento però Agamennone dice all'esercito di ritirarsi, che mai avrebbero preso Troia, per saggiare lo spirito dell'esercito, commuovendo chi non conosceva il piano. Già cominciavano a ritirarsi ma Era disse ad Atena di trattenerli. Essa si rivolge a Odisseo che, riluttante a fuggire dalla guerra, accolse l'invito cercando di persuadere i Greci a non abbandonare la guerra.

Venne convocata di nuovo l'assemblea e tutti si sedettero tranne Tersite, che strepitava. Era brutto, zoppo, odioso, e voleva rinunciare ma Odisseo lo costringe a tacere. Odisseo e Nestore esortano gli Achei a prepararsi alla battaglia e Nestore, dopo i sacrifici rituali, invita Agamennone a schierare l'esercito. Iride, messaggera divina, si reca sotto le spoglie di Polite all'assemblea dei Troiani per informare Ettore dei preparativi nemici e prepararlo al contrattacco.

Il duello per Elena

Quando furono schierati coi loro capi, i Troiani avanzarono gridando, mentre gli Achei in silenzio. Quando furono gli uni contro gli altri, tra i Troiani si fece avanti Alessandro (Paride), sfidando i nemici. Quando Menelao lo vide gioì sperando vendetta, e saltò subito dal suo carro, armato. Quando Paride lo vide si impaurì nascondendosi dietro l'esercito, ma Ettore lo vide insultandolo. Paride disse che il rimprovero era giusto e che se voleva che si batta in duello, gli disse di far sedere i due eserciti e di fare in modo che ci fossero solo lui e Menelao, a combattere per Elena e tutti i suoi beni. Ettore ne è entusiasta, ferma i due eserciti ma gli Achei gli puntano addosso armi, allora è Agamennone a fermarli, lasciandolo parlare.

I due contendenti si mettono quindi a duellare, dopo che gli eserciti si sono fermati, sperando di mettere così fine alla guerra. Ad Elena intanto giunge Iride che le dice di vedere le imprese dei Troiani e Achei. Che Menelao e Paride combattono per lei. Elena andò a vedere accompagnata da due ancelle. Priamo e gli anziani sedevano presso le porte Secee, troppo vecchi per combattere e vedendo Elena arrivare dissero che non c'era da stupirsi se combattevano per lei, bella come una dea. Priamo le chiese il nome di un guerriero e lei disse che era Agamennone, poi le chiese chi fosse l'altro e lei disse Odisseo. Chiese per la terza volta chi fosse Aiace e lei gli rispose.

Dopo i sacrifici intanto i due iniziano il duello e sembra che all'inizio abbia la meglio Menelao ma quando sta per uccidere l'avversario, dall'Olimpo scende Afrodite che salva Paride nascondendolo in una nebbia e portandolo in salvo a Troia, dove riceverà anche il biasimo di Elena. Menelao si infuria ma Agamennone lo proclama vincitore e afferma che la guerra deve finire.

La battaglia

Gli dei sono riuniti tutti attorno a Zeus, contemplando Troia, e Zeus provocò Era dicendo che le dee che proteggono Menelao (Era e Atena) guardano solo, mentre Afrodite che protegge Paride lo difende sempre dalla morte. Ma la vittoria era di Menelao e si chiede se suscitare la guerra o stabilire la pace. Atena irata non parlò ma Era lo accusò di rendere vana la sua fatica e che gli altri dei non lo avrebbero appoggiato. Zeus le rispose che se gli fosse venuta voglia di distruggere una città a lei cara, di non trattenerlo ma lasciarlo fare come lui sta facendo fare a lei. Era rispose che a lei sono care Argo, Micene e Sparta e che se voleva poteva distruggerle, ma non voleva che la sua fatica fosse incompiuta. Lui acconsentì e Atena fu mandata tra i Teucri per farli colpire per primi. Convinse Pandaro a scagliare una freccia, che colpì Menelao, facendo scorrere il sangue sulle sue gambe, e tremò insieme ad Agamennone. Mentre Menelao fu mandato a curare, la battaglia riprese. Cadono le prime vittime.

Diomede figlio di Tideo

A Diomede Atena infuse forza perché si distinguesse fra tutti gli Achei e conquistasse la gloria. Lo spinse nel maggior tumulto, dove due figli di Darete, sacerdote di Efeso, gli si scagliarono contro, su un carro, mentre lui era a terra. Uno dei due cercò di colpire Diomede ma fu lui a centrarlo e farlo cadere dal carro, mentre l'altro fu protetto da Efeso. Atena portò via Ares dalla battaglia. Ci furono varie morti, tra cui l'architetto che aveva costruito la nave con cui Paride si era recato a Sparta per rapire Elena, e Pandaro ferisce Diomede con una freccia, ma questo con l'aiuto di Atena riesce a ucciderlo.

Sta per uccidere anche Enea ma Afrodite interviene e salva il figlio ma viene ferita lei da Diomede, facendo cadere Enea, che però viene soccorso da Apollo. Intanto i Troiani guidati da Ares sono in vantaggio, Ettore fa una grande strage finché Diomede, con l'aiuto di Atena, si scontra con Ares ferendolo. Il dio esce dalla battaglia così come Era e Atena schierate nell'esercito opposto.

Ettore e Andromaca

Aiace offre salvezza ai compagni colpendo Acamante, il più valoroso dei nemici. Continuano a uccidere anche Diomede, Agamennone e Odisseo, e Menelao prende vivo Adrasto che gli chiede di risparmiargli la vita, ma intervenne Agamennone a dire a Menelao di non curarsi di quella gente.

Eleno, il più famoso tra gli indovini, disse a Enea e Ettore che su di loro gravava il peso della guerra perché sono i più forti a lottare. Disse a Ettore di tornare in città per invitare la madre Ecuba e alle anziane di offrire i loro pepli ad Atena. Intanto si scontravano Glauco e Diomede che scoprono le loro stirpi e si risparmiano a causa dell'amicizia dei nonni.

Ettore intanto arriva dalla madre per poi recarsi da Paride e rimproverarlo per la sua assenza dalla battaglia. Il fratello gli dice di essere sul punto di tornare al campo. Rifiutato l'invito della cognata Elena di fermarsi più a lungo va dalla moglie Andromaca che lo invita a spostare le truppe sulla collina del caprifico, dove si trovano le mura troiane più deboli, per non mettere a repentaglio la sua vita e quella dei suoi cari ma lui rifiuta per non apparire vile agli occhi dei concittadini, e dopo aver abbracciato il figlio si congeda da loro.

Ettore e Aiace

Uscirono Ettore e Paride dalle porte ardendo di desiderio di battaglia, apparvero ai Troiani e uccisero. Quando Atena li vide sterminare gli Achei, scese dall'Olimpo con Apollo, che le disse di far cessare per quel giorno la battaglia. Lei rispose che era scesa per lo stesso motivo e lui consigliò di ridestare il furore di Ettore perché da solo sfidi uno dei Danai in un duello mortale, e la dea acconsentì.

Eleno capì il piano degli dei e disse a Ettore cos'aveva sentito. Raccolse la sfida Menelao ma Agamennone lo trattenne perché soccomberebbe. Si alzarono allora in nove volontari, tra cui Agamennone, Ulisse, Diomede e Aiace. Gettarono tutti la loro sorte nell'elmo di Agamennone e venne estratto Aiace che ne fu lieto. Venne pregato Zeus di donare la vittoria ad Aiace, mentre si vestiva di bronzo, e avanzò mettendo paura a Ettore che non poteva ritirarsi avendo lanciato la sfida. Ettore scagliò la lancia che colpì lo scudo di Aiace che a sua volta scagliò l'asta colpendolo. La battaglia proseguì senza vincitori finché Ideo non la sospese dicendo che Zeus li amava entrambi e che ormai era notte. Aiace disse che doveva essere Ettore a sospenderla e Ettore acconsentì, dandogli in dono una spada e Aiace gli donò una cintura.

Da una parte gli Achei conducevano il vittorioso Aiace da Agamennone, facendo offerte a Zeus, dall'altra i Troiani tennero un'assemblea in cui un saggio disse di restituire Elena con tutti i suoi beni. Paride acconsentì di restituire le ricchezze e aggiungerne delle sue ma non Elena. Si diressero alle navi riferendo la decisione agli Achei che rifiutarono acconsentendo però a una tregua per il recupero dei cadaveri. Durante questa tregua i Greci costruirono un muro a difesa delle navi.

La disfatta degli Achei

Zeus radunò l'assemblea degli dei dicendo che se dovesse vedere uno di loro che aiuta a sua insaputa Danai o Teucri, se ne tornerà all'Olimpo in malo modo o sarà scagliato nel Tartaro, aggiungendo che lui è il più forte e di fare una prova trascinandolo dal cielo alla terra tutti insieme con una catena. Atena parlò dicendo che non volevano mettersi contro di lui ma gli dispiaceva per la sorte dei Danai e lui rispose che non parlava sul serio e voleva essere buono con lei.

Achei e Troiani intanto si armavano. Dall'alba volavano colpi e cadevano uomini. Venne posta su una bilancia il destino di entrambi e fu il giorno fatale dei Danai. Ettore fece strage di Greci e stava per avventarsi su Nestore che fu difeso da Diomede, che vorrebbe sfidare Ettore ma tre fulmini di Zeus per impedirgli di attaccarlo lo fanno desistere e si ritira tornando alle navi. La guerra riprese grazie a Era che ispirò Agamennone di spronare gli Achei tra cui emerse Teucro che nell'intento di sconfiggere Ettore fece strage di Troiani.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/02 Lingua e letteratura greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maya E. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Nicolai Roberto.
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