La figura di Diomede nell'Iliade e nell'Eneide
Diomede è uno dei principali eroi achei che combatterono durante la guerra di Troia. Nato da Deipile e da Tideo, uno dei sette re che parteciparono all'assedio di Tebe, ucciso sotto le mura della città, nell'infanzia fu addestrato con altri sei giovani, figli dei re caduti in guerra, dal nonno Adrasto, re di Argo, al fine di poter un giorno vendicare il padre.
Dopo aver combattuto sotto le mura di Tebe e sposato la cugina Egialea, egli succedette al nonno, diventando così il re di Argo. Ma ben presto, dovette partire per combattere a Troia.
Le gesta di Diomede nell'Iliade
Il libro V dell'Iliade è quasi interamente dedicato alle gesta di Diomede. Egli, assistito e istigato da Atena, seminò strage tra i troiani e osò per giunta attaccare due divinità: dopo l'intervento di Afrodite per sottrarre dal campo di battaglia il figlio Enea, l'eroe acheo la ferì al polso mentre quella tentava di fuggire alla sua ira. Anche Ares, mentre combatteva, fu colpito da una lancia scagliata da Diomede e guidata al bersaglio da Atena, e così costretto alla fuga.
Diomede era un eroe temerario, sprezzante del pericolo e aggressivo, ma anche molto leale: infatti, nel libro VI, sospese un duello e scambiò le armi con il troiano Glauco dopo avere scoperto che i loro progenitori erano stati l'uno ospite dell'altro. L'ospitalità, infatti, stabiliva legami più forti dell'appartenenza a uno schieramento.
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