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Letteratura greca
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Lezione 1, 23/09/2014
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Aspetti organizzativi.
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Letteratura greca comincia nell’ottavo secolo a.C. e finisce nel quinto secolo d.C.
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Lezione 2, 24/09/2014
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La letteratura greca parte dall’ottavo secolo a.C, fino al quinto/sesto d.C
La storia della letteratura greca si suddivide nell’età arcaica, classica, ellenistica e
imperiale. L’età classica copre i secoli dell’Iliade e Odissea, fino al sesto secolo a.C e
arriva fino alla morte di Alessandro Magno. Alessandro espande i confini verso
l’Oriente, travolge il mondo persiano e arriva fino all’India. Prima di Magno c’erano
state altre espansioni territoriali, la civiltà greca si immagina sulle coste della Turchia
e poi c’è la colonizzazione che li porta a cercare spazio nel mediterraneo occidentale,
nella Magna Grecia.
L’età classica comprende Magno perché il suo maestro fu Aristotele, si è formato
secondo i criteri della cultura classica, pur essendo della Macedonia.
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Da Alessandro in poi le città greche vengono governate da una struttura unica, da un
re. Nell’età tardo arcaica la Grecia definisce la sua fisionomia contrapponendosi
all’impero persiano ed Erodoto, parlando del tentativo di invasione persiana della
Grecia, mostra i persiani che passano l’Ellesponto dopo essere stati costretti a
combattere, i persiani schierano i cittadini. Mentre i persiani hanno un basileus, gli
ateniesi hanno il nomos, la legge.
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L’età ellenistica è molto complessa perché l’enorme impero di Ale crolla con la sua
morte, senza aver avuto il tempo di dare una struttura definita. L’impero si sfalda in
regni, quelli che saranno dei diadochi e il principale regno sarà quello dell’Egitto che
verrà governato da Tolemeo I “soter”, il salvatore.
Il figlio di Tolemeo I (Tolemeo II) fonderà la biblioteca di Alessandria. Altre città
importanti saranno Antiochia, Pergamo e sul finire dell’età ellenistica arriverà Roma
che si impadronirà di tutti i regni ellenistici.
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L’età ellenistica finisce con la caduta dell’ultimo impero ellenistico, quando
Ottaviano e Antonio si scontreranno e si arriverà alla vittoria di Augusto. La battaglia
sarà quella di Azio del 31 a.C. Cleopatra, dopo essersi unita a Cesare, si unirà anche
ad Antonio. Con Cleopatra si ha l’ultima discendente del generale di Alessandro.
Fine della capacità dei greci di autogovernarsi; è Roma che prende il potere e
comanda su tutti i regni ellenistici.
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L’età imperiale è lunghissima e va dal 31 a.C. fino al regno di Giustiniano, primo
imperatore bizantino e ultimo imperatore romano. Egli fa chiudere la scuola di Atene,
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fondata da Platone e divenuta in seguito secondaria; si arriva al momento in cui si
chiude il momento della grecità e del paganesimo.
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L’impero bizantino non sarà diverso per la lingua e la cultura, che rimarrà fino al
1453, quando i turchi conquisteranno Costantinopoli. L’impero bizantino conserva la
cultura greca, continua a studiarne i testi, mentre in occidente si perde la cultura
greca: Dante non conosce il mondo greco, ma arriverà a conoscerlo grazie alla cultura
latina. Boccaccio starà il primo a studiare il greco, mentre Petrarca non arriverà a
conoscerla nel profondo.
Quando Costantinopoli cade, i dotti bizantini cominciano a migrare verso l’occidente,
arrivando a Venezia e portando con sè i manoscritti, la cultura greca e i loro
insegnamenti.
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La caduta di Troia non verrà raccontata nell’Iliade, ma nell’Eneide.
Il simposio era un’occasione di rituale così come rituale era il mescere il vino, diluire
il vino. C’erano simposi di mero divertimento; esisteva un re del simposio, che
diluiva il vino a dava un tema per discorrere. Passandosi la coppa discutevano
sull’eros. Si parte dagli elementi più consultabili nella vita quotidiana e si arriva poi a
definire eros come motore della filosofia. I personaggi del banchetto sono personaggi
importanti dell’età tardo classica: Aristofane,Socrate. Amore sacro profano
compaiono in una fase intermedia della nostra vita. Aristofane spiega la forma più
umana e comune dell’amore, esiste un amore profano, che è anche quello carnale, ma
esiste anche un amore più alto che ci fa vedere la bellezza di un oggetto e ci porta a
costruire un’astrazione.
Nella mitologia Eros ha una madre che è Afrodite. Tiziano traspone nel quadro un
elemento fondamentale della filosofia platonica.
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Nei quadri di Picasso compare spesso la figura del Minotauro, nato dall’unione
carnale tra una donna e un toro. Il Minotauro viene confinato al centro del labirinto di
Creta.
Nella mani dei surrealisti questo animale diventa la concretizzazione grafica
dell’inconscio; dai primi del novecento l’arte non rispecchia più in modo diretto la
realtà, mentre il Minotauro dà voce al modo in cui si pone nei confronti della realtà.
In Picasso potrebbe essere interpretato come la voce della violenza selvaggia.
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Sparta decide di affiancarsi ad Atene e gli spartani di Leonida si immolano per evitare
il passaggio dalle Termopili. Nasce così un mito spartano. Pagina 3
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La classicità è arrivata a Frank Miller in maniera estremamente mediata. In Troy
l’eroe è un eroe tutto d’un pezzo, si adira, ma fronteggia la situazione. L’Achille
dell’Iliade non è però così perché lui sta nella sua tenda, suona la cetra e cerca di
consolarsi del fatto che sia costretto a stare lontano dal campo di battaglia. Egli
piange nell’Iliade per la morte di Patroclo, non è l’eroe che ci immaginiamo. Vuole
combattere, sa combattere e fa fronte al suo destino. Achille sa che quando tornerà in
battaglia per vendicare la morte di Patroclo dovrà morire, perché così gli aveva detto
la profezia.
Stessa cosa Odisseo; lo incontriamo per la prima volta sulla spiaggia dell’isola di
Calipso. Egli ha l’amore di una dea, ma questo amore non lo consola, perché soffre
per la lontananza e vuole tornare in patria. Nella tradizione greca ci sono eroi dolenti,
sofferenti e perdenti come Leonida.
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Il film 300 è l’ennesima risorgenza della lettura della classicità.
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Lezione 3, 30/09/2014
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Mimesis = imitazione, la riproduzione della realtà per cui l’arte gareggia con la realtà
stessa. questo concetto è fondamentale per i Greci mentre nel 900 c’è un rifiuto della
relazione diretta tra realtà e arte, tuttavia si acquistano alcuni canoni espressivi tipici
della cultura greca (esempi fatti nella lezione precedente) perciò la relazione tra la
realtà attuale e la classicità greca si deve cercare non solo nell’accostamento ma
anche nella distanza. Altro concetto fondamentale per i greci : il primato della parola
come la più grande forma di espressione dell’anima umana. Essa è la parola poetica,
filosofica, storica, retorica. Per molto tempo si tratta di parola orale; un esempio sono
Iliade e Odissea, entrambe diffuse oralmente. Nonostante anche la sfera visiva sia
presa in gran considerazione, la parola è considerata più forte delle immagini.
Luciano di Samosata è colui che dà più attenzione all’arte figurativa , ciononostante
anche lui sottolinea sempre l’importanza della parola come nel suo scritto “La sala”
in cui lui si trova in un salone adornato di quadri meravigliosi e qui c’è chi guarda e
basta senza riuscire a comunicare il motivo del suo apprezzamento o del suo
disprezzo , mentre l’uomo di cultura lo esprime, ne parla. Alla parola si lega dunque
la lingua. La lingua greca è la lingua occidentale più documentata al mondo. Il primo
documento risale all’ottavo secolo a. C e gli ultimi risalgono ad oggi con il neogreco.
Il greco è una lingua indoeuropea. Schematicamente nell’antichità c’era un’unica
popolazione intorno alla zona degli Urali che parlava l’indoeuropeo, spostandosi
questa diffonde la propria lingua , lasciando come testimonianza della sua esistenza
né documentari né monumenti, bensì solo tracce di parentela linguistica in lingue
come: latino, indiano, tedesco, inglese, lingue slave, iranico, ittita. La parentela più
semplice è quella lessicale = le parole simili hanno lo stesso significato. Ovviamente i
termini più conservati sono quelli del primo nucleo con l’uomo viene a interagire ,
ovvero al famiglia. Esempio: in greco padre e madre si dicono : patér e méter che
diventano in latino pater, mater, in spagnolo e italiano padre,madre, in sanscrito pitar,
matar, in inglese father, mother, in tedesco Vater, Mutter. Nel 1900 a.C gli Pagina 4
indoeuropei arrivano in Grecia, dove c’erano i Pelasgi, superiori per numero. Di
conseguenza gli indoeuropei non riescono ad occupare il territorio uniformemente
anche perchè la Grecia è una penisola montuosa quindi gli spostamenti sono difficili
e ci sono scarsi punti di collegamento. L’invasione è dunque scoraggiata e si arriva
semplicemente ad una conformazione eterogenea di lingue perciò la lingua greca non
è solo una. Quella a cui noi facciamo riferimento è il dialetto attico che raggiunge il
vertice nel quinto/quarto secolo a.C. quando i Greci migrano verso occidente dopo la
caduta di Costantinopoli e si mantengono insegnando l’attico attuano un fenomeno di
conservatorismo, di classicismo. Questo è il momento apice della Grecia e spiega la
diffusione dell’attico rispetto all’altro greco. Quindi quanti dialetti esistono? Dove
sono parlati? L’attico è una varietà dello Ionico ed è parlato nelle Cicladi, Eubea,
Atene, Coste dell’Asia Minore, il Dorico è parlato in Creta e Peloponneso, l’Eolico
nell’isola di Lesbo, Tessaglia, Beozia, l’Arcado – cipriota a Cipro e in Arcadia. Tutti i
dialetti sono parlati ma ci sono loro tracce su iscrizioni su pietra, vasi, monete. Pur
essendo molto diversi tra loro i greci si capiscono e hanno la percezione di essere
un’unità quindi chiamano barbaroi tutti quelli che non parlano greco. Barbaroi è una
parola onomatopeica, riproduce il suono bar – bar, che indica la balbuzie. Quindi la
connotazione di certi popoli come barbari non dipende dalla loro cultura poco
sviluppata, è una connotazione prettamente linguistica. Tuttavia, dato che gli incontri
tra i greci e i barbari avviene specie via mare per i commerci, i greci creano un modo
per intendersi con questi popoli, creando una lingua diversa dai dialetti parlati. Inoltre
esiste una relazione tra il dialetto parlato e il genere letterario. Quindi un genere
letterario non dipende dalla provenienza geografica dell’autore. Esempio: Pindaro
viene dalla Boezia ma scrive lirica corale che dev’essere scritta in dorico quindi
scrive in dorico perciò esistono delle vere lingue letterarie. Quella più diffusa è la
lingua omerica di base eolica con modifiche doriche. Questa è una lingua pura ovvero
scritta, mai parlata nell’interscambio personale ma usata solo nella recitazione delle
opere. Tutta la tradizione epica fino al quinto secolo usa la matrice omerica quindi la
lingua omerica è usata anche in altre forme scritte. Saffo e Alceo scrivono poesie
cantate in assolo, in dialetto eolico mentre il dorico serve per la poesia corale ovvero
per un canto di gruppo. Poi c’è la prosa con Erodoto da Alicarnasso che scrive in
ionico, padre della prosa moderna. I dialetti si attenuano dall’età ellenistica,
diventano terreno di sperimentazione per gli ellenistici, gli scambi commerciali
indicano la nascita di una lingua media. Dal quarto a. C nasce una lingua di
mediazione detta coiné, la sua base è l’attico quindi ha una triplice egemonia di Atene
che era l’epicentro dell’impero politico, culturale, commerciale. Alessandro Magno
radica la lingua comune nelle regioni che non sapevano il greco quindi questa diventa
la lingua dell’amministrazione quindi si costruisce una sorta di unità linguistica ma
gli uomini di cultura la considerano una lingua rozza. Sono pochi gli autori che
scrivono in coiné come Polibio ma l’atticismo supera la povertà della coiné e guarda
alla complessità dialettali del quinto /quarto a.C quindi si crea un’estrema attenzione
per il passato e una radicale divaricazione tra la lingua parlata e quella scritta.
Ancora fino a due anni fa il neogreco aveva una distinzione tra dimotiki (lingua
parlata)e katharevousa (lingua dei quotidiani). Questa è una divaricazione ereditata
dalla concezione bizantina. Il problema della ricostruzione della lingua greca parlata
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è che c’è una conoscenza teorica ma non una pratica. Quando noi parliamo usiamo
l’accento intensivo = la sillaba accentata viene pronunciata con più fiato mentre i
greci hanno un accento musicale = la sillaba accennata è cantata secondo tre modalità
: innalzando il tono (accento acuto), abbassandolo (accento grave), abbassandolo e
alzandolo (accento circonflesso). Questi accenti sono legati alla quantità della sillaba.
Esistono infatti vocali brevi (indicate con un arco all’insù U) e lunghe (indicate con
una barra lunga _). Queste permettono di creare schemi metrici infatti al poesia nasce
come canto. Il poeta arcaico è detto aedo dal verbo aido = cantare. Esso infatti si
accompagna con la cetra. Le vocali lunghe e brevi si possono alternare in modo
regolare. Un esempio di schema metrico è l’esametro = 6 piedi. Un piede è un’unità
ritmica di base, l’unità ritmica dell’esametro è il dattalo formato da una lunga e da
due brevi quindi sei dattili = 1 esametro ma una lunga corrisponde anche a due
brevi , perciò queste si possono interscambi are e si può avere un esametro dalle 13
alle 17 sillabe sempre con lo stesso ritmo. Gli autori così avevano già pezzi di versi o
interi versi scritti come gli epiteti. Come ci giungono i testi? Attraverso la tradizione
diretta e indiretta. Secondo l’indiretta un autore cita un altro autore antico e così ne
veniamo a conoscenza. Un esempio di indiretta ce lo da il testo “Il sublime” di autore
ignoto che si chiede “Cos’è l’eccellenza letteraria?”, “Che relazione c’è tra cura
formale ed eccellenza?” cita l’ode di Saffo sulla gelosia per rispondere e così ci è
pervenuta. Tradizione diretta : l’autore scrive i dialoghi e ne cura la pubblicazione o i
suoi allievi si occupano di copiarlo manualmente per poi venderlo, scambiarlo,
conservarlo, ma con il tempo il manoscritto si consuma così qualche uomo di cultura
e con disponibilità economica provvedeva a farne fare un’altra copia. La filologia
classica si studia questa trasmissione dei testi e si chiede se il testo che vediamo è
quello originale così com’è stato scritto o se durante le svariate copie ha subito delle
modifiche (è stato accorciato, è stato copiato male …) si riesce ad arrivare alla fase
antica della produzione ma spesso non all’autografo (la copia originale). La filologia
classica nasce come filologia testamentaria per la sua domanda posta in particolare
nei confronti del Vangelo. Il meccanismo di traduzione è soggetto a vari problemi :
no si copia tutto e poi la selezione dei pezzi da copiare cambia in base all’epoca e agli
interessi delle persone della suddetta epoca che cambiano di continuo.
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Lezione 4, 1/10/2014
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Tradizione diretta consiste in un’ininterrotta serie di copie che arrivano fino alla
stampa e anche oltre. Il compito della filologia è quello di rispondere ad una
domanda: il testo è quello scritto dall’autore? Il filologo studia tutta la tradizione
manoscritta e rileva gli errori che essa contiene. Con un meccanismo di esclusione si
eliminano le copie e si arriva al manoscritto originario; nella migliore delle ipotesi si
arriva all’ottavo/nono secolo d.C.
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Fanno parte della tradizione diretta anche i papiri. Se pensiamo all’Atene classica, il
materiale scrittorio più diffuso è il papiro (paper in inglese, papier in francese). In
greco kartes (carta in italiano) è il singolo foglio di papiro. Il papiro è una pianta a
fusto molto alto che si trova esclusivamente in Egitto, a parte qualche eccezione in
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Sicilia e dal settimo/sesto secolo a.C iniziano i grandi viaggi commerciali e inizia la
diffusione del materiale scrittorio. Il fusto viene tagliato e vengono ricavate delle
strisce che erano appiattite e disposte a forma di griglia, alcune orizzontali e alcune
verticali. I fogli venivano pressati e lisciati con la pietra pomice; i fogli, dopo esser
stai seccati ed essiccati, erano incollati uno accanto all’altro e divenivano una lunga
striscia. La striscia di papiro era poi arrotolata e la forma più conosciuta di libro era
quella del rotolo.
In età bizantina, quando la forma del libro cambierà, i libri sacri mantennero la forma
del rotolo.
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Ogni rotolo era inserito in delle librerie che erano fatte a forma di alveare e
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Letteratura greca Corso avanzato
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Letteratura greca
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Letteratura greca
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Appunti letteratura italiana prof. A. Cannas