Letteratura genere e spazio
Prospettiva di genere e il paradigma della differenza
Francesca Sartori: la critica femminista ha messo in evidenza e cercato di contrastare l’epistemologia classica della storia che attribuiva al soggetto maschile caratteri di universalità. Il concetto di genere è considerato politicamente corretto e per questo viene usato talmente tanto da renderlo intercambiabile con il termine “sesso”. Il sesso fa riferimento alla dimensione biologica dell’individuo mentre il genere riguarda caratteristiche socialmente attribuite a maschi e femmine.
Il termine sesso consente di classificare gli individui come inequivocabilmente maschi o femmine in base agli elementi anatomici, il genere indica i tratti culturali che definiscono atteggiamenti e comportamenti. Il genere è il prodotto del processo socializzativo attraverso il quale i soggetti apprendono quanto è necessario per interpretare adeguatamente i ruoli sessualmente definiti. Il genere fa riferimento alla costruzione sociale del sesso. Muoversi in una prospettiva di genere vuol dire considerare come complementari l’uomo e la donna all’interno della società.
Gayle Rubin introdusse il termine gender in uno scritto, essa ha cercato di denaturalizzare lo stato di sottomissione attraverso il concetto di sex/gender system che vede la trasformazione da parte della società dell’istinto sessuale biologico in prodotto dell’attività umana. La correlazione tra il concetto di genere e l’analisi della condizione della donna ha avuto origine all’interno del pensiero femminista. Il genere ha consentito di superare l’innatismo che giustifica la segregazione delle donne all’interno della famiglia e la loro esclusione dal sociale.
Sottolineare l’importanza e la rilevanza empirica di un’analisi sessuata della realtà, di far emergere le disuguaglianze tra donne e uomini. È necessario promuovere il gender mainstreaming, cioè una strategia che mira a dare impulso e sostenere le pari opportunità tra uomini e donne.
Storia del femminismo in Italia
Le battaglie delle prime associazioni femminili erano rivolte in Italia principalmente alla tutela delle donne in quanto madri e lavoratrici. Fino alla Prima guerra mondiale le donne non avevano piena cittadinanza ed erano scarsamente visibili nel mercato del lavoro. Lo stipendio delle lavoratrici era in genere poco più della metà di quello dei lavoratori di sesso maschile. Le manifestanti volevano conquistare i diritti della maternità attraverso interventi di welfare, farsi riconoscere competenze e virtù.
Nel 1902 fu approvata una legge di tutela che prevedeva il congedo di maternità, ma finì per limitare i diritti delle donne: concedeva 4 settimane non pagate di riposo, ma vietava l’impiego di lavoratrici in alcuni lavori ritenuti pericolosi. Lo Stato voleva favorire il rientro delle donne nella loro sede naturale, la casa. Le associazioni femminili che si battevano per l’emancipazione delle donne costruirono una rete autonoma di casse di maternità. Nel 1910 fu istituita la cassa nazionale di maternità, che accentuò la tendenza degli imprenditori ad assumere donne nubili.
Con la Prima guerra mondiale i posti di lavoro lasciati vacanti dagli uomini chiamati al fronte vennero occupati dalle donne, ma con la fine della guerra esse vennero accusate di rubare il lavoro ai reduci. Nel 1919 le donne raggiunsero l’emancipazione giuridica e alla camera fu approvata la legge sul suffragio femminile, ma il parlamento venne sciolto prima che anche il Senato potesse fare lo stesso.
Le lavoratrici madri godettero, attraverso la legislazione fascista, di maggiori tutele, ma esse vennero spinte entro le mura domestiche, le donne prolifiche venivano insignite di medaglie. Il fascismo relegò le mogli in uno stato di totale sudditanza nei confronti del marito. Il nuovo Codice penale prevedeva la riduzione di un terzo della pena per chiunque uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per difendere l’onore suo o della famiglia.
Durante la resistenza e la guerra di liberazione, le donne conquistarono il diritto di piena cittadinanza mediante la partecipazione alla vita politica sul campo. Le donne ottennero di esprimere il proprio voto politico nel 1945.
Il miracolo economico degli anni ’60 comportò una ripresa e una crescita del lavoro femminile, con anche una crescita dell’istruzione. Nei primi degli anni ’70 si sviluppa la nuova protesta delle donne all’interno delle università, dove cresce e mette radici il movimento femminista. In quegli anni vennero approvate molte leggi che riducevano le disuguaglianze di genere: introduzione del divorzio, riforma del diritto di famiglia, abolizione dell’adulterio femminile e del delitto d’onore, legalizzazione dell’interruzione di gravidanza.
Teorie femministe e prospettive di genere
Gli studi di genere di origine anglosassone individuano come centrale la costruzione sociale delle differenze tra uomo e donna con la finalità di raggiungere l’uguaglianza dei diritto sociali e politici senza rinunciare alle specificità della singola appartenenza di genere. Le teoriche della differenza sono impegnate a definire una nuova identità di donna al di là della struttura patriarcale, vengono accusate di mancanza di impegno politico.
La prospettiva di genere mette in evidenza i ruoli di maschi e femmine, le scelte che operano. Pone in rilievo la specificità della visione del mondo femminile, per sottolineare le differenze rispetto a quello maschile senza finalità valutative di ordine gerarchico. È importante mirare all’uguaglianza dei due generi nella differenza.
Teorie femministe
- Teoria femminista liberale: Nata per il diritto di voto e per una maggiore parità sul lavoro, lega le cause delle disuguaglianze alle modalità di socializzazione primaria, ai modelli educativi trasmessi che comportano una differenza tra maschi e femmine. Si è rimproverato di non andare al di là di un modello di parità per assimilazione non riuscendo a problematizzare e scalfire l'adesione ad una realtà omologante al campo di azione, agli interessi e alle preoccupazioni maschili.
- Femminismo marxista: La radice delle disuguaglianze di genere risiede nel sistema capitalistico che attribuisce alle donne il compito di riprodurre la forza lavoro. Solo l’eliminazione del capitalismo consentirebbe alle donne di ottenere la parità. Critica principale è di non aver dato una spiegazione plausibile dell’esistenza di subordinazione delle donne nelle società precapitalistiche.
- Femminismo radicale: Vede nei maschi la causa prima e i primi beneficiari delle disuguaglianze di genere. Al centro della teoria c’è il patriarcato, inteso come dominazione e controllo pervasivo da parte dei maschi su tutti gli ambiti di esistenza delle donne.
- Femminismo socialista: Pone l’attenzione dell’incapacità del capitalismo e del patriarcato di spiegare singolarmente le origini delle disuguaglianze di genere, esse sono determinate dall’interazione tra il sistema economico e le relazioni di genere.
- Teorie delle differenze locali e situate: Si intrecciano con il lavoro delle teorie etniche e postcoloniali, si pone da un punto di vista critico nei confronti del femminismo di origine occidentale accusato di aver trascurato le differenze tra le singole donne sia in termini di individualità sia di origini geografiche. Maggiore attenzione sulla transculturalità. Femminismo nero, ecofemminismo, femminismo lesbico.
Il pensiero della differenza
Il pensiero della differenza parte dalla condizione femminile per procedere all’elaborazione di un progetto politico. La differenza sessuale costituisce uno degli assi più importanti della soggettività e viene indicata spesso come una differenza primaria sulla quale vengono costituite e organizzate le altre differenze. Piccone Stella e Saraceno individuano tre posizioni orientate all’interpretazione delle differenze:
- Essenzialismo o culturalismo: Recuperando il valore delle differenze innate, valorizza la cultura specifica femminile; le basi biologiche della differenza sessuale sono ritenute essenziali per la definizione della sua qualità di soggetto.
- Decostruzionismo: Mira a smontare la costruzione storico-sociale da cui deriva l’esistenza dei due generi; non c’è un’origine biologica che la giustifichi, ma solo una sedimentazione di simboli e significati condivisi all’interno di una determinata cultura. Esso può dare forza alle donne nel formare la propria identità evidenziando come le categorie che la definiscono siano una finzione.
- Prospettiva psicoanalitica: Il pensiero delle differenza sessuale è orientato alla ricerca delle nozioni che definiscono le specificità della cultura femminile.
Differenze tra teoria della differenza e studi di genere
La teoria della differenza nasce nell’ambito francese della psicoanalisi e vuole riconcettualizzare gli aspetti che definiscono un genere, creare una nuova identità; differenza principale è la differenza riproduttiva, si basa su un modello introspettivo. Vuole identificare l’identità di donna al di fuori delle costruzioni patriarcali.
Gli studi di genere sono di ambito anglosassone, hanno una concezione sociale e politica, come nella società si sono sviluppate e costruite le categorie di uomo e di donna e la loro relazione, hanno un approccio più storico, vogliono un immediato cambiamento politico e sociale.
Le tre ondate del femminismo
Quali sono le tre ondate del femminismo e in cosa si differenziano?
- Rivendicazione del diritto di voto (emancipazionismo)
- Rivendicazione dei diritti sul lavoro e libertà sessuale
- Rivendicazione delle differenze anche nella stessa categoria di donna
“Una stanza tutte per sé” di Virginia Woolf
Di un saggio che si basa su due conferenze tenute in due college per ragazze nel 1928. La tecnica di scrittura che viene utilizzata nel saggio è il flusso di coscienza, utilizzata dai modernisti inglesi. Comincia con una riflessione su quale categoria di rapporto tra donna e romanzo è utilizzata: la donna vera e la donna nel romanzo; le donne e i romanzi che esse scrivono; le donne e i romanzi che parlano delle donne. Segue un pensiero che le viene in mente, quindi non è un percorso lineare.
Verità: “una donna per essere scrittrice deve possedere 500 sterline all’anno e una stanza per sé”, si parla già di condizioni materiali di estremo privilegio. Ci dice delle cose sulla scrittura e sull’io narrante, niente di ciò che dice è reale, infatti si inventa due college e dice ai lettori di chiamarla in altri modi. Mentre lei è assorta nei suoi pensieri viene esclusa da due spazi in cui solo gli studenti potevano stare: il prato e la biblioteca (è una metafora per l’esclusione da molti spazi pubblici).
Mette a confronto due pranzi: uno a Oxbridge (college maschile) e uno a Fernham (college femminile). Vuole richiamare l’attenzione sulle condizioni materiali. Pone delle domande provocatorie. Si rivolge alle condizioni storiche che non hanno permesso alle donne di possedere denaro e di lasciarlo in eredità alle figlie. La mamma di Mary Seton aveva 13 figli, quindi aveva sicuramente poco tempo per occuparsi di altro. Se le donne si fossero occupate di denaro non avrebbero avuto tempo per avere una famiglia, le donne fino a 40 anni prima non potevano possedere denaro.
Pensa a qual è l’effetto della povertà sulla mente, la vita intellettuale è strettamente collegata a quella materiale. Alla fine del capitolo l’io narrante ripensa al fatto di non poter essere entrata in biblioteca e pensa a quanto sia penoso essere lasciate fuori e a come siano costrette a restare dentro (casa e manicomio). Le donne sono state relegate ai luoghi e alle funzioni domestiche perché così era più facile controllarle, sia dal punto di vista fisico che mentale.
Nel secondo capitolo l’io narrante va in biblioteca perché deve prepararsi alla lecture che dovrà fare. “Le donne sono più povere degli uomini, per... questo o per quello”. Picchiare la moglie era un diritto dell’uomo, i matrimoni erano combinati, ma ciononostante le donne non mancavano di personalità. Seppure nella storia ci sono nomi di donne, la donna di classe media è sempre assente. Si rende conto che non riesce a trovare testi che parlino di donne e romanzi, mentre un ragazzo accanto a lei riesce a fare la sua ricerca perché trovava i testi.
Le ragazze non venivano istruite come i ragazzi che frequentavano sia la scuola che l’università: assunto implicito è che se non ci sono libri scritti da donne è perché esse non sono in grado. Lei vuole collegare questo alle condizioni materiali. Bisognerebbe concentrarsi su un periodo e fare ricerche sulle condizioni della donna in quel periodo. Non si sa niente delle donne prima del 1700 perché prima di allora esse erano proprietà del marito, anche se non lo sceglievano e che aveva anche il diritto di picchiarle.
Le donne magari erano importanti nei testi ma nella realtà non contavano nulla. Nessuna donna ha scritto un’opera come Shakespeare, facendo l’esempio della sorella. In teatro tutti i ruoli erano rappresentati da uomini. La follia storicamente è collegata alla natura femminile, il termine isteria deriva dalla parola greca utero. Virginia Woolf cerca di mostrare come le donne fossero portate alla pazzia dalle condizioni sociali in cui erano costrette a vivere, mostra come ciò fosse considerato naturale fosse in realtà culturale.
Le scrittrici utilizzavano pseudonimi o pubblicavano in anonimo, sapevano che avrebbero trovato l’indifferenza del mondo e la sua ostilità. Il concetto di tradizione letteraria è fondamentale per gli studi di genere. Harold Bloom aveva teorizzato il fatto che gli autori fossero minacciati da quella che lui chiamava anxiety of influence, cioè che nel ventesimo secolo tutto era già stato scritto, quindi gli scrittori (implicitamente uomini) avevano paura di copiare qualche testo e di non essere innovativi.
Criticato da due scrittrici Sandra Gilbert e Susan Gubar, che ritenevano fosse un problema tutto maschile, le donne avevano anxiety of authorship, dietro di loro non c’era niente quindi si chiedono se riusciranno a scrivere.
Impedimenti delle donne nell'attività letteraria
Quali sono gli impedimenti delle donne della sua epoca avevano nell’intraprendere l’attività letteraria? Le donne non potevano possedere denaro, non era neanche permesso di entrare in biblioteca, dovevano avere un ruolo in casa solo come madri. Qui le categorie di genere e di classe si intrecciano moltissimo.
“Il colore del privilegio” di Gaia Giuliani
Bianchezza è la definizione che una persona, un gruppo, un’intera società dà di sé stessa a partire dalla sua supposta appartenenza alla razza bianca. In quanto espressione dell’intersezione tra linee di genere, di colore e di classe, è il risultato ultimo di un processo di gerarchizzazione, inclusione ed esclusione che ridisegna continuamente il concetto di cittadinanza. La parola bianchezza è la traduzione italiana del termine inglese whiteness. Gli studi sulla bianchezza, indagando la costruzione del privilegio bianco, lo hanno frantumato, facendone emergere le sfumature.