La donna fatale
Fantasmi
All’inizio del XIX secolo un fantasma s’aggira per l’Europa, impressionando schiere di pittori e scrittori. È la comparsa di un’incantevole seduttrice: la donna fatale. La donna fatale del Settecento è estremamente diversa da quella del secolo successivo. La fatalità settecentesca si svela a tratti e il suo tragico fascino consiste nell’alternarsi d’apparizioni e sparizioni. Nel diciannovesimo secolo il fragile velo dell’illusione si lacera irreparabilmente. La donna fatale è uno dei frutti di tale frattura.
Infanzia
Anche le donne fatali hanno un’infanzia. Una grazia infantile affiora spesso nei gesti e nei capricci delle seduttrici. I gesti infantili della femme fatale aprono una porta che si credeva chiusa per sempre. L’individuo si scopre senza sconvolgersi il volto del futuro, si nasconde con quello del passato. Ma anche la passione è un grande gioco, nel senso che, come i bambini si divertono a imitare la realtà successiva, così l’abbandono al destino riproduce, anticipandolo, l’abbandono della morte. La prospettiva di questo gioco infantile offre la possibilità di guardare il futuro senza rimanerne sconvolti. L’uomo resta sottomesso dalle mosse infantili della seduttrice perché resta incantato dal suo passato sfuggendo alle regole rigide imposte dall’attualità. E, nonostante le apparenze, l’uomo incantato a riprodurre l’incanto, a continuare il gioco suggerito dalla donna fatale.
Amore e disprezzo
Il fascino della bionda Milady riproduce in D’Artagnan sentimenti contraddittori: odiava e amava allo stesso tempo quella donna e non si spiegava come, sentimenti così diversi, potessero albergare nello stesso cuore, generando in qualche modo un amore diabolico. Per chi è colto dalla passione, l’amore e l’odio sono due atteggiamenti complementari, impossibili da sciogliere attraverso la ragione. Il disprezzo è una sorta di riparo, una lente affumicata, cui ricorre lo sguardo dell’amante, per reggere il bagliore del fato. La compresenza di questi due sentimenti opposti (dell’odio e dell’amore) sottrae all’individuo ogni possibilità di conciliazione. È così che la donna fatale resta ostinatamente ribelle ad ogni sintesi, illuminata dalla sua luce contraddittoria.
Cattivo gusto
Un vago ma inequivocabile sentore di cattivo gusto accompagna la donna fatale. In essa si riconosce l’esagerazione dei toni e la rozza imitazione di un modello superiore. Tra le accuse più diffuse nel campo del gusto ci sono quella d’imitare malamente qualcosa o quella di adibire un’immagine od un materiale ad uno scopo diverso dal consueto. Appartengono a quest’ultima categoria gli oggetti più disparati, dai busti trasformati in lampada agli schiaccianoci d’ottone antropomorfi. È innegabile infatti la sensazione di avvilimento che si sente nei suoi confronti, vedendola, di volta in volta, ridotta a fare la ballerina o ai limiti della prostituzione. La seduttrice appare come l’imitazione grossolana di qualcosa che non si riesce ben a definire. È accusata di volgarità ma il suo linguaggio, estraneo alla cultura ufficiale, è in grado di raggiungere la folla dispersa e divisa delle metropoli. Il senso di lontananza che si avverte nei confronti della donna fatale si materializza nei fondali esotici dei pittori su cui artisti e scrittori si collocano così spesso.
Dal nero all’azzurro
Lo sciogliersi improvviso dei capelli delle donne fatali determina uno sconvolgimento. La massa dei capelli che le ricopre, nel nascondere il loro corpo, lo rendono ancor più desiderabile. Nel testo de “La capigliatura” di Charles Baudelaire, i capelli invitano l’amante baudeleriano a un viaggio immaginario sulla loro onda blu, come un sognare terre esotiche. Allo stesso tempo, la massa dei capelli sembra una tenda nera, una spessa nube che filtra lo splendore irresistibile della carne. L’uomo gioca piacevolmente con i capelli dell’amante ma è un gioco diverso dal gioco amoroso vero e proprio. I capelli segnano il confine tra l’uomo e la seduttrice. Attraverso i capelli l’uomo assapora il profumo del corpo della donna. La capigliatura è una sosta che la donna fatale concede alla sua vittima per placarne i timori, o meglio, avvilupparla nella sua malia. La capigliatura è per l’uomo una sosta che la donna fatale concede ma è un equilibrio precario tra la voglia di fuggire e quella di appagare un desiderio, così come in certe chiome fascinose, il nero tende all’azzurro e il naufragio temuto può trasformarsi in viaggio.
Ambiguità
La condotta della donna fatale desta sempre grandi perplessità in chi la ama. La sua bontà e la sua malvagità sono difficilmente riconducibili alle normali categorie morali. Di volta in volta il suo profilo sembra in procinto di svelarsi ma, sempre all’ultimo, qualcosa sfugge alla presa del giudizio. L’amante s’interroga continuamente sulla sua vera essenza. La condotta della donna fatale appare sfasata rispetto a quella dei comuni mortali. Il maschio segue il cammino della donna fatale, agile e contorto, perennemente in ritardo o in anticipo. Non è mai puntuale nel capire la seduttrice. Ma in questa sfasatura c’è la ragione del suo incanto. È sopraffatto dalla felicità o dal dolore del tradimento per lasciare spazio ad una vuota interrogazione sulla sua esistenza. Lo spasimante, nel suo stravolgimento, sperimenta un’intensità senza nome. Tale è l’ebbrezza dell’uomo che è disposto a tutto pur di non perderla. In questa prospettiva “volere” e “obbedire” e “vivere” e “morire” appaiono indifferenti, pur di rimanere accanto alla propria amata.
Bellezza
Il genere di bellezza della donna fatale ha un disordine intrinseco che contraddice apertamente l’ordine del mondo.
-
Letteratura francese
-
Letteratura francese
-
Letteratura francese - Carmen, la Femme fatale
-
Letteratura francese - Sara Bernhardt