La baronessa Deslandes
La baronessa Deslandes era tedesca, la madre si era tolta la vita alla sua nascita e lei, nel clima dell’antisemitismo, soffriva di essere ebrea da parte di madre. Era bella, minuta e magra, aveva mani e piedi minuscoli perfetti e un grande seno. Viveva in un appartamento con l’ingresso tappezzato da pelli di capra bianche e una pelle di orso sul pavimento. Molti suoi ritratti erano appesi per casa, fu Wild a convincere Burne-Jones a farle un ritratto. Wild passava ore dalla Deslandes, suscitando il pettegolezzo che i due fossero amanti.
I mobili della casa erano bianchi e con numerose sculture in pietra e metallo di animali. Si era autonominata principessa delle rane, in omaggio al malinconico rospo di maiolica che era convinta avesse un’anima e che per consolarlo di una simile disgrazia gli aveva fatto ingoiare una perla. Era molto strana e così gli venivano attribuiti numerosi soprannomi, come la regina dei pipistrelli viola (bestia araldica dei decadenti). Voleva sempre stupire e si inventava cose da dire per farlo. Scrive “Le figaro”. “Ilse”, titolo di un suo romanzo, destinato ad omaggiare le sue discendenze germaniche, diventerà il suo soprannome ufficiale.
Riceveva con un'aria languida e stanca, giocando distrattamente con la sua palla di cristallo, la sua posa preferita era quella di starsene in piedi vicino al camino in un'espressione sensuale. D’Annunzio la definiva “donna di cera”. Era un esteta, molto civetta, che collezionava ammiratori cui lasciava sperare possibili cedimenti. La camera da letto riproduceva esattamente il motivo della Nascita di Venere di Botticelli: la stanza era tappezzata con una stoffa a roselline bianche. Riceveva gli intimi su quel letto con i capelli sciolti e una vestaglia scollata, alla testa del letto era posto un Cristo in avorio.
Si era fatta fare un vaso da notte d’alabastro che il maggiordomo riempiva ogni mattina con delle rare orchidee bianche. Sosteneva di essere vergine e poi ammetteva di essere stata violata, nonostante avesse avuto un figlio dal primo marito diceva di non sapere come si procreasse. La prima notte di nozze, vedendo il marito Fleury eccitato, lo rimproverò dicendo che avrebbe dovuto avvisare la nonna che aveva tale malattia. Il matrimonio venne annullato 10 anni dopo. Il papa Leone XIII l’aveva insignita della Rosa d’oro che lei puntualmente esibiva. Barrès la corteggiò per 3 anni, poi rinunciò. La ricopriva di regali giustificando le spese alla moglie con menzogne. D’Annunzio tentò di farla capitolare, ma alla sua resistenza proclamò “la stuprerò nella tomba”.